domenica 28 giugno 2015

L'allarme di Volpe: i palazzi storici di Foggia condannati all'oblio

Giuliano Volpe, professore di archeologia, rettore emerito dell'Università di Foggia e presidente del Consiglio superiore dei beni culturali del Mibac, è un foggiano d'adozione. Barese di Terlizzi, dieci anni fa ha scelto di vivere a Foggia comprando casa nel centro storico e ristrutturandola, non senza dover fare i conti con le estenuanti lungaggini della burocrazia (ho avuto modo di parlare in questa lettera meridiana di un po' di tempo fa). Una decisione senza dubbio coraggiosa, che testimonia la volontà di mettere radici in quel territorio che, come intellettuale e come uomo di scienza, sta cercando di far crescere.
In una intervista pubblicata oggi dal quotidiano L'Attacco, partendo proprio dalla sulla decisione di vivere a Foggia, Giuliano Volpe riflette sui problemi della città, sulla perdurante difficoltà di attuare politiche che portino alla rivitalizzazione del centro storico, e lancia l'allarme sull'amaro processo di declino e di degrado che angustia la maggior parte degli edifici storici nel capoluogo dauno, che sta portando ad un'ulteriore, irreversibile perdita di memoria e di identità.
Volpe, che con il restauro dell'ex ospedale di via Arpi (che ospita attualmente il dipartimento umanistico dell'ateneo foggiano, nella foto, è stato promotore della più ampia ed efficace operazione di recupera che sia mai stata realizzata a Foggia, ha così sintetizzato sul social network i contenuti della sua intervista:
"Ho parlato dei piaceri e delle difficoltà di vivere nel centro storico. Della delusione nel vedere dopo dieci anni da quella scelta che poco o nulla è cambiato negli interventi pubblici e privati (uniche novità in fatto di recuperi la ristrutturazione del Dipartimento di studi umanistici e quella di Santa Chiara, operazioni nelle quali ho avuto una qualche responsabilità), dello stato di degrado e di abbandono, degli stabili che erano abbandonati e continuano ad esserlo, della trasformazione degli abitanti, dell'invasione solo dei pub.
Una delle cose che sempre mi ha fatto riflettere (e anche un po' arrabbiare!) quando ho amici foggiani che vengono a casa mia nel centro storico è sentir dire puntualmente "non sembra di stare a Foggia!". Come dire, un'altra Foggia sarebbe possibile, ma..."
Ma - mi permetto di aggiungere - occorrerebbe un volontà politica diffusa, e forse anche una maggior sensibilità nell'opinione pubblica, nei cittadini, nelle imprese.


Consiglio Regionale a Foggia o Lucera? La discussione

Mi è successo di rado di registrare una discussione così intensa e consapevole su Lettere Meridiane, come quella che si è sviluppata sulla idea che subito dopo Taranto, Emiliano e il suo governo regionale tengano una seduta nella Puglia settentrionale, a Foggia e a Lucera.
Il dibattito  è interessante per la ricchezza e la varietà dei punti di vista, ma anche perché certifica un insospettato interesse della comunità provinciale verso la Regione Puglia, e un diffuso desiderio di un rapporto più solido con questa istituzione.
Ad aprire le danze è stato uno che di Regione Puglia se ne intende, per esservi stato assessore per diversi anni, il lucerino Roberto Paolucci che di primo acchito scrive ironicamente: “Il circo equestre…. in tournée.” Ma subito dopo precisa: "L’idea di Regione non è ancora radicata e fanno di tutto per disperdere quel poco di lavoro che è stato fatto in questa direzione. Nemmeno i baresi amano la loro Bari che è capoluogo della Regione, sede del Consiglio Regionale. Per pura demagogia. Chiacchiere tante, fatti pochi."
Michele Dell’Edera osserva che “se lo fa a Taranto lo farà anche a Foggia”, mentre Antonio Tulino ricorda che l’eventualità di una seduta del consiglio regionale a Taranto è “perché si discuterà dell’Ilva.”
Rino Severo non è d’accordo: “Ma che sono queste pagliacciate, il consiglio a Taranto, uno a Polignano, un altro a Santa Maria di Leuca, ma lo sapete che poi ci devono chiedere la trasferta e le spese di soggiorno in alberghi a 5 stelle? Amma vedè chi pagherà tutto questo casino."
Anche Gino Longo manifesta scetticismo, accompagnandolo da un certo sarcasmo: “Magari nell’occasione si potrebbe organizzare una serata di karaoke e balli di gruppo! Più che una seduta in Capitanata,che non serve a nulla se non ad aspetti di facciata. auspico che Emiliano possa tener conto, a differenza dell’uscente pifferaio magico, che la Capitanata è in Puglia e si fare realmente qualcosa per questo territorio lasciato al suo destino."

sabato 27 giugno 2015

L'appello di Grazia Pia: "adesso incontriamoci per davvero"

Ricorderete Grazia Pia Vitillo, la giovane imprenditrice di Vico del Gargano, che stanca delle tante cose che non vanno nella nostra terra, voleva piantare tutto e andare via, ma poi ci ha ripensato, e ha deciso di resistere ed insistere. A farle cambiare idea è stata la generosa partecipazione, seppure virtuale, alla sua storia: "leggendo tutti i commenti dopo che avete pubblicato il mio messaggio, mi sono commossa. Un abbraccio virtuale mi stringeva."
Quest'abbraccio l'ha fatta sentire meno sola. L'ha convinta a provarci ancora. Adesso Grazia Pia ricambia l'affetto che le è stato manifestato, proponendo di superare la virtualità, di incontrarsi per davvero, e così scrive a tutti quanti le sono stati vicini:
"Carissimi, domani, domenica 28 giugno, per ringraziare tutte le persone che ci hanno mostrato vicinanza in questo periodo, chi vorrà potrà venire gratuitamente a trovarci, staremo insieme per conoscerci e regalare ai vostri bambini una bella giornata. Mi farebbe tanto piacere se ci aiutaste a raccogliere le centinaia di cartucce sparse (quando lo facevo da sola, ci volevano giorni...) e potete portare la merenda/pranzo al sacco e usare il barbecue, anche la musica e la condivisione del cibo sono benvenute...solo una cortesia, chi viene si prenotasse!! vi darò poi le indicazioni per raggiungerci. Vi aspetto! Grazia Pia Azienda Agricola Vitillo INFO: 3457017908.
Domani potrebbe essere una buona idea non andare al mare...

Gargano, terra dimenticata

Una lectio magistralis di giornalismo. Una pagina che trasuda di quel realismo magico che secondo Massimo Bomtempelli caratterizzava la scrittura di Anna Maria Ortese. Prosa che diventa poesia, esaltando il vero, anzi sublimandolo. Ecco, come vi avevo promesso e anticipato nella lettera meridiana di ieri, la prima parte del reportage di Anna Maria Ortese sul Gargano,  Terra dimenticata.
* * *
Il Gargano mi ha offerto un tale numero di sorprese, in questi due giorni, che ancora adesso ne serbo l’immagine di un paese stregato. Qui, la bellezza celeste delle cose, ha isolato e perduto gli uomini. In alcuni momenti, sembra non vi sia altro che beatitudine, subito dopo avvertite la presenza di un nero sconforto. Dopo le selvagge impressioni della sera precedente, fra la spiaggia e gli antri domestici di Peschici, e una lunga notte trascorsa nella locanda di Rodi, minacciata da presso dal vento e dal mare, che in quell’incertezza del buio esasperavano la loro potenza, non credetti a me stessa, quando la mattina dopo, aprendo le imposte, vidi davanti alla casa un mare liscio e celeste e grande, che nella luce nuovissima del giorno brillava con la stessa freschezza, faceva sentire la stessa voce favolosa dei mari apparsi a Omero nella sua Iliade. Si aveva l’impressione di essere stati rapiti in sonno dalla morte, e di andare adesso contemplando la terra e le acque della soglia di un’altra vita. Sotto la finestra, certi pescatori, seduti su uno scalino, e fumando, chiacchierano. Ai loro piedi, grovigli di reti molli e intricate come chiome, e cestini anche neri dove guizzava ancora silenzioso e fuggente, il pesce azzurro e rosato. La stagione era finita, sulla spiaggia non si vedeva altro. Andai in cerca del fotografo, e seppi che la sua ardimentosa “topolino” stava poco bene, e in attesa di un meccanismo che l’aiutasse a riprendere le sue forze, decidemmo di dare un’occhiata a Rodi. Facemmo una strada sola, tutte rampe, quella che dalla piazzetta porta al mare, e credo si chiami via Ferrucci. Non c’era molto da dire, il paradiso continuava. Qui, gli uomini erano soltanto pesci o uccelli, nessun passo avevano fatto sulla strada dei beni umani. Io mi domandavo ogni tanto con una specie di vertigine, che cosa doveva essere questo luogo, in primavera meraviglioso, quando sul Gargano si abbatteva l’inverno con le sue pioggie, il fango, i freddi venti. Dove andavano i piccoli ragazzi, che cosa, nei focolai, cucinavano le donne, qual’era, in quei giorni, l’occupazione degli uomini, quale e quanta moneta brillava al lume delle modeste lampade. Mi domandavo anche che cosa questi uomini e queste donne sapessero dell’Italia, in che misura prendessero parte al bene pubblico, all’assistenza, la previdenza, gli aiuti che una nazione dovrebbe dividere fra tutti i suoi figli in modo regolare. Qui, le case se le erano costruite gli uomini, case di due stanze o una, con un focolare rustico e una finestrella non più grande di un quadro. Erano soli come in una terra perduta nel centro dei mari. Lottavano soli, ogni giorno, la notte sull’acqua, il giorno nei campi, per vivere.

Consiglio regionale a Taranto. Quando a Foggia, o a Lucera?

Michele Emiliano (fonte GrPuglia) starebbe meditando di convocare a Taranto la prima seduta del consiglio regionale pugliese. Sono d’accordo. Si tratterebbe di un gesto di notevole profilo politico e di alto significato simbolico: dimostrerebbe l’intenzione del nuovo governo regionale a perseguire la strada di uno sviluppo equilibrato, cercando di sanare prioritariamente le ferite più dolorose e aperte della Puglia, e non c’è dubbio che l’ILVA sia una di queste.
Una scelta che servirebbe ad allontanare il timore che l’ex sindaco di Bari possa interpretare il suo mandato presidenziale in modo, come dire, baricentrico
Mi aspetto però che altrettanto faccia il nei governatore regionale per la Puglia settentrionale, convocando quanto prima una seduta del consiglio regionale anche in Capitanata.
A Foggia o, perché no, a Lucera, cittadina che più di altre vanta crediti  consistenti verso il governo centrale e regionale, dopo la chiusura del tribunale e il ridimensionamento dell’ospedale.
Lucera è inoltre la porta naturale di quei Monti Dauni che, così come ha invocato il sindaco di Biccari, Gianfilippo Mignogna andrebbero ripescati da parte della Regione Puglia, dopo anni di promesse che solo parzialmente si sono tradotti in atti concreti.
Bravo Emiliano per l’idea di decentrare il consiglio regionale. Ma speriamo che non si tratti di una scelta estemporanea (un’espressa richiesta pro Taranto gli era giunta dal neo consigliere regionale di minoranza Renato Perrini eletto nella lista Oltre con Fitto).
Ma aspettiamo il caro governatore a Foggia, o a Lucera. E voi, che ne pensate?

venerdì 26 giugno 2015

Ecco Borghi in città, fiera della bellezza della Capitanata

Foggia si apre alla bellezza grazie a Borghi in Città, evento che domani sera, dalle 17.00 alle 23.00, animerà l’isola pedonale (all’altezza di piazza Giordano). Per i foggiani ai tratta di una ghiotta occasione per conoscere più approfonditamente i borghi della Capitanata, per toccare con mano quella bellezza che rende la nostra provincia unica in Italia per ricchezza paesaggistica, storica e culturale, ma che è conosciuta ed apprezzata quanto sarebbe necessario.
Il format è originale, ma ancora di più il metodo che ha portato alla realizzazione dell’iniziativa, pensata come conclusione pubblica di un corso di formazione professionale promosso da Enaip Impresa Sociale in collaborazione con Patto Consulting, impresa sociale che ha ospitato lo stage degli allievi che hanno partecipato all'attività formativa, sovvenzionata da Unione Europea, Regione Puglia e Provincia di Foggia nell’ambito del Fondo Sociale Europeo.
Obiettivo del corso era quello di formare Tecnici delle attività di ideazione e gestione di attività ricreative e culturali, organizzazione del tempo libero ed accoglienza del cliente.
Una sfida importante perché si tratta di un segmento del mercato del lavoro in definitiva ancora tutto da creare. Ma si può vincerla e come, se è vero che la provincia di Foggia dovrà nei prossimi anni potenziare la propria competitività turistica proprio valorizzando le sue risorse inespresse, come quelle di cui i Borghi sono particolarmente ricchi e che hanno fatto diventare i Monti Dauni laboratorio del progetto di eccellenza turistica del Mibac e della Regione.

Anna Maria Ortese sul Gargano: grandi pagine dimenticate

Anna Maria Ortese
Tra i numerosi viaggiatori che hanno visitato e raccontato il Gargano un posto di spicco merita Anna Maria Ortese. Grandissima scrittrice e giornalista del secolo scorso, non ha avuto il posto che avrebbe meritato nella storia della letteratura italiana. E a dirla tutta, anche le sue pagine sul Gargano non sono tra le più note.
Per la sua prosa, Massimo Bontempelli coniò il termine realismo magico. Altri hanno parlato di prosa visionaria. A mio modesto avviso, sono una espressione di giornalismo al massimo livello. I suoi reportage garganici restano tra le pagine più belle che siano state scritte sul Gargano, e forse anche tra le più vere.
Antonio Motta, finissimo intellettuale e scrittore di San Marco in Lamis, tra i maggiori conoscitori di Leonardo Sciascia è tra i pochi ad aver letto e studiano anche le opere di Ortese. In una intervista rilasciata a Michele Fumagallo su Arte & Carte sottolinea la grande attualità di quel reportage-racconto: “La mancanza di vita civile, la solitudine immensa che Anna Maria Ortese registrava cinquant’anni fa tra Rodi Garganico e Peschici, io continuo ad avvertirla, a sentirla nelle ossa e nel paesaggio.”
Una ragione di più per rileggere e riscoprire questi pezzi, ed è quanto farà Lettere Meridiane che domani pubblicherà Terra dimenticata, uscito nel 1951 su Noi Donne.
Anna Maria Ortese non visitò il Gargano per diporto, ma per lavoro, come inviata del periodico dell’UDI (Unione Donne Italiane) diretto da Maria Antonietta Macciocchi, che la incaricò di raccontare le condizioni di vita delle donne pugliesi. Gli articoli saranno tre: il primo dedicato alle tabacchine del Salento,  gli altri due al Gargano.
L’incipit del secondo, intitolato Respiro dell’Adriatico offre la chiave di lettura di tutta la narrazione del Gargano di Anna Maria Ortese:
“Anche se alcune cartine colorate, diffuse dalle agenzie di turismo, ne offrono un panorama vagamente arcadico e divertente come un giuoco di bambini, non credo si sia in Italia un luogo più solitario e, nel suo mantello di paradiso, meno invitante di questo”. “Qui nel Gargano – si legge più avanti –  le popolazioni erano residui di una gente fuggita e sperdutasi in un luogo meraviglioso ma privo purtroppo di qualsiasi bene civile, che l’aveva isolata dal resto del mondo”.
Come vedremo, la pubblicazione degli articoli non mancò di suscitare qualche perplessità. Ma il realismo magico di Anna Maria Ortese riesce a raccontare un Gargano struggente, profondamente vero, a penetrarne l'anima e l'identità.
Agli amici di Lettere Meridiane, buona lettura. Annotatevi la data (domani), ditelo ai vostri amici.
P.S.: Ringrazio per la segnalazione dei reportage garganici di Anna Maria Ortese l'amico Tommaso Palermo, che mi regala spesso delle chicche deliziose.

giovedì 25 giugno 2015

L'orgoglio foggiano di Andrea Scarpa, campione italiano dei superleggeri

La boxe è la disciplina che ha vinto di più a Foggia, assieme alla scherma. E un giorno o l’altro si dovrebbe far mente locale sulle strane ragioni che portano i foggiani ad eccellere in particolare modo negli sport individuali e di combattimento.
Gli allori sono stati conquistati soprattutto dai pugili dilettanti, e valgano per tutti le medaglie conquistate  alle olimpiadi di Los Angeles (bronzo) e alla coppa del mondo di Roma (oro), da Luciano Bruno, il boxeur foggiano che ha vinto di più e che tra i suoi ammiratori vanta nientemeno che Mike Tyson, come ho raccontato  in una precedente lettera meridiana.
Per far fortuna a torso nudo bisogna emigrare. È successo negli anni Ottanta a Salvatore Curcetti, figlio di Paolo, olimpionico a Roma nel 1960, che dopo aver conquistato il titolo tricolore a Reims si aggiudicò la cintura continentale e a Capo d’Orlando vide naufragare il suo sogno di vincere il titolo mondiale.
Mentre la boxe foggiana ricorda con nostalgia i fasti d’un tempo, tocca ad un altro pugile foggiano costretto a cercare fortuna lontano dalla città natale portare in alto la luminosa tradizione.
Si chiama Andrea Scarpa, ha ventotto anni, e sabato scorso ha difeso con successo il titolo italiano dei superleggeri, battendo per ko alla prima ripresa lo sfidante Emanuele De Prophetis. Dopo 2'50",  un gancio preciso e potente ha mandato al tappeto l'avversario, e l'arbitro ha decretato la fine del combattimento e la vittoria prima del limite.
Andrea è al suo quarto titolo italiano nei professionisti. Il primo lo conquistò tre anni fa aggiudicandosi quello dei superpiuma, dopo una intensa carriera tra i dilettanti.
È nato a Foggia nel 1987 e se n’è andato quando aveva ancora pochi ricordi. Aveva sette anni quando si trasferì con la sua famiglia a Torino. Erano i tempi del Foggia di Zeman, e Andrea sperava di farsi un nome nel mondo del pallone, ma gli andò buca. Poi scopri la passione per la boxe grazie a uno zio, ex pugile, pure lui foggiano, che per la prima volta gli fece varcare le soglie della palestra. E niente fu come prima.

mercoledì 24 giugno 2015

La "grande Foggia" affascina Andres Duany

L'amico e collega Giovanni Cataleta ha postato, sulla pagine facebook di Lettere Meridiane una breve ma stimolante riflessione sul convegno svoltosi negli scorsi giorni a Foggia sull'urbanismo agrario. Giovanni riferisce delle impressioni, molto positive, suscitate dalla visita a Foggia e alle sue borgate agrarie in uno dei più illustri relatori del convegno. La foto che illustra il post è tratta da La Capitanata nel periodo fascista di Raffaele Colapietra, edito dalla Provincia di Foggia nel 1978. In questa galleria potete vedere altre suggestive immagini della "grande Foggia". Ecco la riflessioni di Giovanni Cataleta, che ringrazio affettuosamente per il contributo.
* * *
La settimana scorsa si è tenuto a Foggia un importante convegno internazionale sull'Urbanismo agrario, organizzato dall'Università Dauna, durato tre giorni e che avrebbe meritato una maggiore partecipazione di pubblico, specie delle figure professionali interessate all'argomento. L'Agrarian Urbanism è una forma di pianificazione urbanistica partecipata che mira a combinare sviluppo rurale ed urbano con un occhio attento al benessere sociale, alla tutela del paesaggio e alla qualità dell'alimentazione. L'ospite più illustre e' stato l'architetto americano Andres Duany che ha visitato Foggia e le borgate di Segezia ed Incoronata. L'urbanista statunitense è rimasto entusiasta dell'architettura foggiana del ventennio, specie per il Palazzo del Comune. Una rivalutazione molto positiva da un occhio esterno ed esperto che non può che fare piacere ai tanti foggiani che amano la propria città.

Svelata l'ubicazione della targa storica "locale inabitabile"

È stato Romeo Brescia, appassionato  di fotografia e di riprese video, il primo ad identificare la lapide di cui avevo parlato ieri.  Si trova a Foggia,  in vico San Nicola, una parallela di via Manzoni, praticamente sul confine di Borgo Croci.
Oltre a realizzare pregevoli fotografie ed altrettanto interessanti video, Romeo Brescia è anche un appassionato cultore e cercatore di tracce della storia cittadina. Con Raffaele De Seneen cura il mai troppo lodato sito Foggia Racconta, dov'è possibile trovare molte storie della città, raccontate in presa diretta da quanti le hanno vissute ed accompagnate dalle immagini della fotocamera di Romeo Brescia.
Il buon Romeo era rimasto colpito come me dalla lapide di vico San Nicola, tanto da fotografarla già tre anni fa. L'immagina che illustra il post è appunto di Romeo Brescia, che l'ha montata evidenziando il particolare della lapide e la targa stradale.
Carmine de Leo, autore di diversi libri e saggi di storia cittadina, è intervenuto per segnalare che fino a qualche tempo fa una targa analoga esisteva in vico Sirio, altra parallela di via Manzoni, ma dalla parte di piazza Mercato.
A sinistra, ecco invece una immagine tratta da Google Maps, che mostra vico San Nicola in una diversa prospettiva.
Risolto il quesito della esatta ubicazione della targa di cui al post di ieri, il gioco proposto ai lettori e agli amici di Lettere Meridiane prosegue: siete a conoscenza di altre targhe simili? Se sì, segnalatele e possibilmente fotografatele.

Il sottosviluppo del Sud colpa anche del fatalismo meridionale

Da alcuni giorni a Foggia, l’erogazione della energia elettrica procede a go go, con frequenti interruzioni e blackout. I disservizi durano pochi minuti, ma si ripetono con impressionante frequenza,  mettendo a durissima prova la funzionalità di elettrodomestici, personal computer e relative periferiche, impianti antifurto e hard disk, che, come si sa, sono particolarmente sensibili ad eventi di questo tipo.
Non è per niente una novità. Inconvenienti così succedono spesso, e soprattutto nella stagione estiva,  quando l’accensione dei climatizzatori provoca una maggiore domanda di energia che la rete non riesce a soddisfare. Il problema è che nessuno se ne lamenta, né il gestore della rete elettrica si è mai sentito in dovere di spiegare cosa non va agli utenti.
Nella società dell’informazione un blackout può provocare seri danni: ne sanno qualcosa un paio di miei hard disk danneggiati dalle frequenti interruzioni (che spesso con consistono in veri e propri blackout ma in quelli che i tecnici chiamano drop out: interruzioni di pochi secondi o spesso anche millisecondi, più letali dai blackout). Per non perdere più i dati sono stato costretto a comprare costosi gruppi di continuità. Quanti altri utenti e perfino imprese sono stati costretti a sobbarcarsi una tale spesa?
Al danno si aggiunge così la beffa. La provincia di Foggia è diventata la maggiore produttrice italiana di energia elettrica da fonti rinnovabili, pagando un dazio pesante in termini di impatto paesaggistico ed ambientale. Ma i suoi cittadini non usufruiscono di un servizio elettrico di qualità.
Mi chiedo cosa succederebbe se tutto ciò avvenisse a Milano. State pur sicuri che si tratterebbe di un fatto così clamoroso, che conquisterebbe la copertina dei quotidiani e l’apertura dei telegiornali.
Non da noi: siamo rassegnati a servizi pubblici che non funzionano. Ma rassegnarsi significa rinunciare alla speranza che le cose vadano meglio, che le città e i quartieri funzionino, e così i servizi.
Sta anche in questa rassegnazione una delle ragioni dello storico e sempre più grave divario tra Nord e Sud.
Si dice spesso che la questione meridionale è stata completamente rimossa e dimenticata. Ma una delle ragioni va cercata in questa rassegnazione endemica, quasi patologica, di noi meridionali. In questo fatalismo atavico che ci intorpidisce e ci impedisce di costruire un cambiamento vero.
Non riusciamo più a stupirci di niente. Neanche della luce a singhiozzo.

martedì 23 giugno 2015

Grazia Pia ci ripensa: "Grazie a chi, come me, non vuole arrendersi"

La comunicazione - quando è autentica, sentita, sofferta - produce cambiamento. Provoca coesione, solidarietà. Smuove le montagne. Poco conta se sia affidata all'immateriale leggerezza dei bit dei social network, o ad una stretta di mano che ti fa sentire il calore dell'altro. Ciò che conta è il messaggio, l'emozione, il valore che la comunicazione sincera riesce a trasmettere. Un abbraccio virtuale può essere caloroso, quanto uno concreto. E può innescare bellezza.
Ricordate la giovane imprenditrice di Vico del Gargano che nei giorni scorsi aveva scritto a Teresa Maria Rauzino e a Domenico Sergio Antonacci una lettera cruda e toccante manifestando il desiderio di scappare, di fronte all'inciviltà, ai soprusi, con cui ogni giorno chi sceglie di restare nella terra dei propri padri deve fare i conti? Lo sfogo di Grazie Pia Vitillo non è rimasto inascoltato, Tanti, tantissimi le hanno manifestato la loro solidarietà e la loro vicinanza. L'hanno fatta sentire meno sola. E le hanno fatto cambiare idea.
Oggi, a Domenico Sergio Antonacci e a Teresa Maria Rauzino è arrivata una nuova lettera (firmata) rivolta non soltanto a loro ma a tutti quanti hanno infuso coraggio a Grazia Pia. Eccone il testo.
Carissimi Sergio e Teresa,
quello che è accaduto mi sembra incredibile, tanto gradevole, tanto inaspettato. Lo sconforto dei primi giorni mi aveva reso debole e vacillante, quasi incapace di contenere dentro di me i colpi ricevuti. Ho proprio sentito il bisogno di comunicarvi la mia tristezza quasi per dividerla, per renderla più sostenibile. Ed è stato così, ma poi è accaduto molto di più, leggendo tutti i commenti dopo che avete pubblicato il mio messaggio, mi sono commossa. Un abbraccio virtuale mi stringeva. Le grandi aspirazioni di fondere tutte le mie grandi passioni: la natura splendida della nostra terra, il mondo dell’infanzia, l’agricoltura come fonte di nutrimento e crescita, la cucina, intesa come cultura del cibo, in un mix unico. ..Un mix capace anche di dare un minimo di reddito, non era più isolato. Il sostegno espresso era la “ricarica” che mi serviva per riprendere la strada, rafforzata dalla solidarietà di chi “ci crede” come me. Ci sono tante cose che imbrattano la bellezza e il fascino del nostro Gargano, mi auguro che cresca il fronte di chi si oppone a questo sfregio. Le battaglie come le idee, i progetti e anche le partite si compiono in gruppo, se era l’occasione per farlo emergere, ed è emerso, va bene così…
Grazie, ancora, a tutti.
Grazia Pia Vitillo
Grazia Pia dirige l'azienda agricola Vitillo che domenica scorsa, nonostante i danni subiti a causa degli episodi lamentati nella lettera, ha ospitato un importante evento: l'avvio anche sul Gargano (che potrebbe diventare in un certo senso habitat naturale...) della sperimentazione didattica L'Asilo nel bosco, esperienza partita nel Lazio e approdata adesso in Puglia. Ecco un video che racconta qual che è successo nelle campagna di Vico e nello stesso tempo conferma la fermezza d'animo, il coraggio, la tenacia di Grazia Pia Vitillo. Brava.

Un'antica lapide racconta un pezzo di storia


A saperla guardare ad altezza occhi, ogni città ha tante storie da raccontare. Nel suoi vicoli, nei suoi muri. Quando ero un giovane collaboratore della Gazzetta del Mezzogiorno e mi occupavo di cronaca bianca, mi piaceva andare al lavoro a piedi. E non c’era giorno che Foggia non mi offrisse uno spunto, un’idea su cui lavorare. Una traccia.
Una volta, a pochi metri dal luogo dove è stata scattata l’immagine che illustra questo post, e di cui sto per dirvi, scovai la traccia di un’antica usanza foggiana: l’orma di un paio di forbici aperte, impressa sul cemento davanti ad un pianterreno. S’usava così per scacciare il malocchio, e tanto bastò per scrivere una serie articoli sulla sopravvivenza di certe superstizioni popolari.
Ancora oggi mi piace camminare nei vicoli della città vecchia, posti dove a tratti si può respirare quel che Foggia era una volta. Durante una di queste passeggiate, il mio sguardo è caduto sulla lapide che vedete fotografata sopra.

È murata vicino alla porta d’ingresso di un sottano, ed indica che il locale era stato dichiarato inabitabile dalle pubbliche autorità municipali. Mi ha colpito lo stemma cittadino, posto obliquamente rispetto alla scritta, che consente una datazione sufficientemente precisa della lapide: venne apposta durante il fascismo, e con ogni probabilità dopo il 1938, anno in cui dalla civica amministrazione venne adottato lo stemma che prevedeva l'aggiunta sulle tradizionali tre fiammelle, del simbolo del fascio littorio, come dal bozzetto che vedete, e che ho tratto da una approfondita ricerca di Michele Paglia, di cui nei prossimi giorni mi occuperò con dovizie di particolari.
Lo stato di conservazione della lapide non è eccellente, alcune lettere della scritta sono poco leggibili, però si nota ancora il fascio, stilizzato, circondato da rami di quercia ed alloro.
Quella pubblica dichiarazione di inabitabilità doveva servire probabilmente a scoraggiare il fitto del locale per usi impropri. Di lapidi del genere dovevano essercene parecchie a Foggia. I bombardamenti, la ricostruzione, le ristrutturazioni edilizie dei decenni successivi le hanno però decimate. Che io sappia, quella mostrata in alto è l’unica superstite.
Ne conoscete altre? E dove sta quella di cui vi ho parlato? Giro la domanda agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane a mo’ di test: quanti foggiani guardano la loro città ad altezza d'occhi?

lunedì 22 giugno 2015

De Tullio: Quanto costa la libertà nel Sud

Maurizio De Tullio ha postato un commento molto bello e stimolante alla lettera meridiana di ieri in cui pubblicavo una lettera inviata a Teresa Maria Rauzino e a Domenico Sergio Antonacci da un'imprenditrice garganica che stanca di subire vessazioni e soprusi vorrebbe pintare tutto e andare via. Eccone il testo.
* * *
Qui al Sud la libertà costa. E costa più che in qualunque altro posto d'Italia. Costa fatica farsi finanziare idee imprenditoriali, costa avere il coraggio di aprire un'attività in pieno centro sapendo che c'è qualcuno che ti vuole male, costa credere nella legalità con i Vigili che guardano ma, avendo occhi strabici, guardano solo quel che capita, costa sapendo che tutto è relativo...
Dire di avere coraggio dopo che per cinque volte ti hanno ferito a morte, caro Geppe, non è facile.
Fuggire non è mai un gesto bello ma se è giustificato diventa un gesto ancora più coraggioso, perché la maggioranza sa invece come reagire: pagando il pizzo, chiamando l'amico al Comune che può chiudere un occhio, magari cambiando attività per scegliere qualcosa di più accomodante. Ed anche sognare - come dice giustamente l'imprenditrice - costa.
In uno dei miei primi commenti, su Lettere Meridiane di qualche anno fa, a proposito di Foggia sostenevo che è una città destinata a implodere. Ma vale anche per il resto della provincia. E imploderà se non si invertiranno i numeri: fino a quando sarà una esigua minoranza a dimostrare di avere coraggio e a denunciare, non si va da nessuna parte. Chi abbandona può dare l'impressione di rendere ancora più debole questa minoranza, ma è anche il segnale per un risveglio definitivo delle coscienze.
Abbiamo bisogno di gesti consapevoli, netti ed eclatanti. Ognuno deve fare la sua parte, dal Sindaco al Vescovo, dall'imprenditore al disoccupato, dall'insegnante allo studente, dal calciatore al tifoso. E la politica - su molti temi e obiettivi - deve fare fronte comune, altro che dividersi!
Ciò che manca è il senso di appartenenza autentico, la consapevolezza piena delle cose da fare e di come affrontarle.
Cordialmente (m.d.t.)

Risolto (o quasi) il mistero della Veduta di Foggia

Continua ad appassionare e a far discutere gli amici e i lettori di Lettere Meridiane il mistero della prospettiva della Veduta di Foggia pubblicata nell’Atlante illustrativo ossia raccolta dei principali monumenti italiani di Attilio Zuccagni-Orlandini ed Antonio Verico. [Vi ricordo che potete scaricarla ad alta risoluzione leggendo questo post, e nella versione a colori leggendo quest'altro post].
Un contributo importante alla soluzione del rebus giunge da Carmine de Leo, studioso ed autore di numerosi volumi sulla storia della città e della provincia.
De Leo ha ripubblicato quella stampa nella sua raccolta Storia e costume nelle stampa d’epoca, pubblicata nel 2001 da Inside srl editrice in Roma, con i tipi di Grafiche Quadrifoglio.
Ecco cosa scrive l’autore a proposito della veduta.
Da un disegno ottocentesco di F. Wenzel ed incisione di A. Verico la città di Foggia appare nella pianura Dauna con vista dalla via per Barletta e Bari; la città è disegnata con le figure ideali di alcuni dei suoi monumenti più importanti. Al centro, ecco il Duomo dedicato alla Madonna dei Sette Veli; verso destra, la chiesa ed i conventi di Gesù e Maria e forse di San Domenico.
In primo piano, è raffigurato un piccolo ponte in pietra che supera un torrentello; sulla strada per Foggia ecco disegnati alcuni carri e uomini in movimento che si avvicinano alla città, dopo aver superato sulla destra un capanno circondato da pochi e solitari alberi che si stagliano nella pianura che circonda la città.
Secondo de Leo, dunque, la prospettiva da cui la città è ritratta è quella meridionale. La rappresentazione non è fedele ma idealizza i diversi monumenti. De Leo aggiunge anche un particolare nuovo per quanto riguarda l’autore, che sarebbe F. (Franz) Wenzel e non Antonio Verico, che ne sarebbe invece l’incisore.

Quando la Provincia di Foggia disse no a Umberto Giordano

Quando aveva soltanto 13 anni, e la sua famiglia versava in condizioni economiche critiche, Umberto Giordano si rivolse al Consiglio Provinciale di Capitanata per chiedere l’erogazione di un contributo che gli permettesse di proseguire gli studi musicali a Napoli. L’assise di Palazzo Dogana respinse la domanda, o più precisamente, non la prese neanche in considerazione.
L’episodio è piuttosto noto, ma non in questi termini. In alcune biografie dedicate al grande compositore foggiano, si legge infatti che a negare la borsa di studio al giovanissimi ed intraprendente musicista fu il Consiglio Comunale. A chiarire i termini della vicenda, grazie anche ad un documento che si trova nella Biblioteca comunale lucerina, fu Giambattista Gifuni, impareggiabile studioso e saggista della cittadina sveva.
Con il titolo Un documento ignorato della giovinezza di Umberto Giordano, l’articolo venne pubblicato sul n. 6 dell’Osservatore politico letterario del 1967. È stato successivamente ripreso in quel libro straordinario, curato da Giuseppe Trincucci che è Giambattista Gifuni, Varietà di cultura storica, letteraria e civile, pubblicato dalla sezione di Lucera della Società di Storia Patria della Puglia. Un’autentica miniera di fatti, notizie e riflessioni, spesso inedite o quasi, sulla storia di Lucera e di Capitanata, che Tricucci ha il merito di aver riordinato e pubblicato in una sorta di opera  omnia, che costituisce la prima sistematica raccolta di scritti dal grande intellettuale lucerino.
Ecco il testo dell’articolo.
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Un documento ignorato della travagliata giovinezza di Umberto Giordano è la richiesta ch’egli ebbe a fare al Consiglio Provinciale di Capitanata, nel novembre 1880, di un sussidio per poter completare i suoi studi musicali nel Conservatorio napoletano di San Pietro a Majella. Copia di codesto documento si conserva nella Biblioteca Comunale di Lucera, grazie al compianto oculista Dott. Donato Civetta, che volle fargliene dono nel 1935, avendola rinvenuta nelle carte paterne (il comm. Giuseppe Civetta di Alberona, padre di Donato, fu nell’80 e negli anni successivi pars magna dell’Amministrazione della Provincia di Foggia).

domenica 21 giugno 2015

L'amaro sfogo di un'imprenditrice: "Voglio andare via, qui non si può sognare"

Nel giorno in cui il Gargano festeggia la riapertura della ferrovia che era stata duramente danneggiata dall'alluvione del settembre 2014, Teresa Maria Rauzino, intellettuale ma anche pasionaria di un Gargano che crede in se stesso e nelle sue energie umane per costruire il suo futuro, pubblica una lettera indirizzatale da una giovane imprenditrice di Vico Garganico, che ha scelto di restare nella terra dei suoi padri, ma che sarà probabilmente costretta ad andare via. Lo stesso aveva fatto nel suo blog, Amara terra mia, Domenico Sergio Antonacci. Eccone il testo
"Ciao Teresa,
mi dispiace molto dire cose tristi a chi come te cerca sempre di mettere in mostra le bellezze del nostro Gargano, ma purtroppo è proprio vero che questa terra è... amara, a me fa tanto soffrire, dopo che in questi anni ho dato tutto il massimo e il meglio per lei, per pura passione, credendo di poter portare avanti la tradizione contadina dai miei nonni, passando per mio padre, aprendo all'innovazione, biologico, permacultura, turismo rurale, dopo tanti debiti con le banche che devo ancora pagare per gli investimenti che speravo potessero portare un po' di reddito, tanto quanto basta per vivere e mantenere quello che ho, e in un anno, il 2015 che doveva essere l'avvio... mi ritrovo da maggio con due furti di attrezzature (forno, panchine, illuminazione) per 6.000 euro di danni, dopo 10 gg un'altra incursione, rubata la cucina industriale dell'agriturismo che avrei dovuto aprire. Ho cercato di farmi passare il magone, avendo la famiglia numerosa, 5 figli, avevo fatto l'orto biologico, ieri sera vado per innaffiare e trovo che mucche vaganti, (ma con proprietari gonfi di soldi che ricevono dall'Europa) hanno mangiato tutto, e poi... cacciatori che vengono in proprietà privata e recintata, sparano anche se c'è il raccolto e una casa a pochi metri, anche se è zona SIC O ZPS, anche se c'è un parco avventura per bambini...ho voglia di scappare via e mi pento amaramente di aver creduto di poter realizzare qui il mio sogno di vivere a stretto contatto con la natura...scusami per lo sfogo, ma mi sento tanto "sciocca ed ingenua " nel non aver "visto" prima quello che mi dicevano altri: qui non esiste quel minimo di legalità e non ci può essere né sviluppo né futuro! eppure le leggi ci sono, ma nessuno sa farle rispettare.

sabato 20 giugno 2015

Da luglio niente più treni merci alla stazione di Foggia


Proseguono alacremente i lavori per il completamento della bretella di collegamento tra le linee ferroviarie Foggia-Bari e Foggia-Caserta. La road map è severa: dal 26 giugno prossimo i binari verranno allacciati alla rete elettrica ad alta tensione, e dal 5 luglio il raccordo entrerà ufficialmente in esercizio. Il primo risultato concreto è che i treni merci provenienti dalla Puglia centromeridionale e destinati a Napoli e Roma, e viceversa,  non transiteranno più per la stazione ferroviaria del capoluogo dauno, con un significativo risparmio sia di costi che di tempi di percorrenza. In particolare, la riattivazione della bretella (che ha una lunghezza di 1,6 km e utilizza consentirà di instradare verso il Centro Italia il traffico merci proveniente dalla Sicilia, dal porto di Gioia Tauro, dall'area industriale e dal porto di Taranto senza passare per la stazione di Foggia.
Come ho già avuto modo di puntualizzare, non si tratta del tanto discusso "baffo" di Borgo Cervaro, che ha suscitato tante polemiche, anche se resta calda la questione che non fa dormire sonni tranquilli ai foggiani. Così come il "baffo" di Borgo Cervaro anche la quasi omonima bretella di Bivio Cervaro (definita anche di Incoronata) potrebbe essere utilizzata non solo per il traffico merci, ma anche per quello passeggeri, nel senso che - come ha annunciato l'ad di Trenitalia, Michele Elia - alcune Frecce Argento provenienti da Bari e da Lecce, potrebbero proseguire direttamente per Roma, senza fermarsi a Foggia, proprio come i treni merci.
Grazie alle immagini postate dall'amico Biagio Camato  sulla pagina facebook di Lettere Meridiane, possiamo vedere che la bretella lambisce praticamente la periferia della città, diversamente da quanto previsto per l'altro raccordo, che sta sorgendo qualche chilometro più a sud.

In alta risoluzione, ecco la mappa della Capitanata di Zuccagni-Orlandini

Come vi avevo promesso, ecco la mappa della Capitanata pubblicata da Attilio Zuccagni-Orlandini, insigne geografo del secolo scorso, nell'Atlante geografico degli Stati italiani delineato sopra le migliori e più moderne mappe, pubblicato nel 1840.
Se nell'Atlante illustrativo ossia raccolta dei principali monumenti italiani che accompagna la sua Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue isole, Zuccagni-Orlandini si fece aiutare da Antonio Verico, in quello geografico a collaborare con lui fu Pozzi, un altro importante cartografo.
La mappa si distingue per la nitidezza del tratto e dà conto di quella che era la suddivisione amministrativa interna della Capitanata all'epoca. I comuni erano 62,  divisi in tre distretti (Foggia, San Severo e Bovino) e 31 circondari.
Le istruzioni per scaricarla ad alta risoluzione alla fine dell'articolo (quella che illustra il post è parziale, e a bassa risoluzione). Se volete leggere o rileggere le lettere meridiane in cui ho parlato del lavoro di Attilio Zuccagni-Orlandini cliccate sui titoli dei relativi post:
Di seguito, ecco cosa scrive il geografo sulla Capitanata nella sua Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue isole. Direttamente estratto dall'opera è il prospetto della ripartizione della provincia di Foggia in distretti e circondari che trovate più avanti.
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Giova premettere alle notizie topografiche delle tre Provincie che dobbiamo ora perlustrare l'avvertenza altrove fatta, che ai tempi cioè del Romano Impero, allor quando gli attuali RR. Dominj di quà dal Faro vennero divisi in quattro compartimenti, uno di questi comprendeva la Calabria e la

venerdì 19 giugno 2015

Il giallo della veduta di Foggia di Antonio Verico


Ho posto qualche giorno fa agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane un quesito circa il punto di vista da cui Antonio Verico ha ritratto il capoluogo dauno, nella sua incisione Veduta della città di Foggia, di cui ho parlato in due distinti post (Quando Foggia era la seconda città del Regno: il racconto di Zuccagni-Orlandini, l'incisione di Verico e La versione a colori della Veduta di Foggia di Verico; potete leggerli o rileggerli cliccando sui relativi collegamenti.)
A cimentarsi con il rompicapo di Verico non sono stati moltissimi: una ragione in più per fare il punto e rilanciare l’enigma. Le risposte sono state eterogene, a conferma che la bella Veduta di Foggia incisa da Verico resta una sorta di rebus.
Non si è fatto pregare a dire la sua Tommaso Palermo, cultore di storia cittadina, che direttamente sulla bacheca del blog ha scritto: “Se si considera che la cattedrale è visibile col campanile sulla sinistra e si vede bene la zona absidale, la visuale è da est verso ovest. Per quanto riguarda gli edifici e i vari campanili, io penso di riconoscervi più che altro un capriccio architettonico anche se potrebbero essere esistiti realmente ed appartenenti a edifici non più esistenti, come la Maddalena. Non si tratta, secondo me, di una fedelissima riproduzione del paesaggio urbano dell'epoca ma di un capriccio, appunto, un capriccio foggiano. Anche la presenza del ponticello in primo piano sembrerebbe un espediente per rendere più dinamico questo bel lavoro artistico.”

L'ultimo scirocco di Angelo Casto oggi al Cineporto

Fare cinema in terra di Capitanata si può. E al più alto livello. Mettendo assieme relazioni, talenti, e quella straordinaria risorsa inespressa che è la creatività.
L’ultimo scirocco di Angelo Casto, tra i più talentuosi autori pugliesi, compone questi ingredienti in un film breve che verrà presentato questa sera al Cineporto di Foggia, ad iniziativa di Promodaunia (ore 19.00, via San Severo). Ho avuto il privilegio leggerne la sceneggiatura quando il film era ancora un’idea: ne sono rimasto stupito e commosso. È un film che più di ogni altro racconta la nostra terra: la rinuncia ad una identità profonda in omaggio a falsi miti di sviluppo, che ne hanno decretato una crisi senza ritorno: di natura culturale, ancora prima che economica.
Angelo Casto è stato un allievo di Ermanno Olmi, e l'eredità del maestro bergamasco trapela dalla magia del suo cinema, dalla capacità di raccontare sommessamente grande storie, secondo l’epica più vera della civiltà contadina.
L’ultimo scirocco nasce dal fortunato incontro tra Casto e Aranciafilm, la casa di produzione indipendente di Giorgio Diritti (Il vento fa il suo giro, L’uomo che verrà). Più che un incontro è stato un ritrovarsi, perché Diritti e Casto erano divenuti amici frequentando Ipotesi Cinema, la scuola di Olmi.

mercoledì 17 giugno 2015

Trenitalia cancella il Mezzogiorno dalle sue Idee di Viaggio


L’amico Gianfranco Consiglio, ingegnere e persona particolarmente sensibile ai problemi dello sviluppo del territorio, mi ha inviato il link alla home page della sezione specializzata del sito di Trenitalia, intitolata Idee di Viaggio, con un commento che deve farci riflettere: "Ma vi rendete conto che questi delle Ferrovie Italiane (???) sostengono ohe l'Italia finisce a Napoli? E noi ci stiamo a preoccupare del baffo di Cervaro? Guardate un po’, leggete e se volete smoccolare fate pure…” Per chi volesse visitare di persona il sito, questo è il link.
Nella home page campeggia, l’immagine che vedete in apertura, e che ha fatto perdere le staffe all’ing. Consiglio, che è persona dotata di un invidiabile aplomb. Ad osservarla c’è di che restare veramente esterrefatti: l’Italia è divisa in due, anzi in quattro. Da un lato il Nord e il Sud, dall’altro il versante tirrenico e quello adriatico. Le regioni come la Puglia, che stanno al Sud e si bagnano nell’Adriatico, praticamente non esistono. Sono bianche che più bianche non si può. È vero che la mappa risente probabilmente della stagione: il Mezzogiorno è più attrattivo durante la stagione estiva, che è appena cominciata, ed è possibile che nelle prossime settimane cominceranno a colorarsi di rosso anche le regioni bianche. Ma ben difficilmente il gap sarà recuperato.
C’è poco da scherzare, tanto più che l'Expo è in pieno svolgimento. Immagini come questa, se da una parte confermano l’attualità e l’urgenza della questione meridionale, che non è stata affatto risolta, ma semplicemente rimossa, dall’altra fanno sorgere il timore che l’effetto Expo, se mai ci sarà, sarà limitato soltanto alle Regioni settentrionali e a quelle centrali che hanno la fortuna di essere collegate in modo efficiente con il Nord.
Se ci fate caso, i puntini rossi che segnalano le destinazioni suggerite dalle Idee di Viaggio di Trenitalia, ricalcano sostanzialmente la rete dell’alta velocità.
Come a dire che per il Sud Est al danno si aggiunge la beffa: escluso dall’alta velocità, è destinato a restare tagliato fuori anche dalle politiche di marketing territoriale di Trenitalia.
Concordo con Gianfranco Consiglio anche sulla necessità, da parte foggiana, di guardare oltre le (comunque importanti) questioni che riguardano il capoluogo dauno e la sua posizione nelle strategie di Trenitalia. Battersi per evitare ulteriori penalizzazioni è sacrosanto, ma senza dimenticare che la l’alta velocità non è una faccenda barese, o salentina, o foggiana. Ma una battaglia pugliese e meridionale.
E non è un indizio incoraggiante, il relativo disinteresse con cui la Capitanata ha accolto le diverse importanti iniziative promosse dalla Gazzetta del Mezzogiorno per sollecitare l’alta velocità anche sul versante adriatico.

A settembre Lucera capitale di sbandieratori e musici

 Dal 4 al 6 settembre prossimi, Lucera farà uno straordinario tuffo nel passato, e tornerà a indossare i panni della sua identità medievale, che da qualche tempo fa associazioni e forze culturali della cittadina sveva stanno tentando di rilanciare. In quelle date si svolgerà infatti la 34esima edizione della Parata Nazionale della Bandiera, competizione che vede impegnati gli sbandieratori più bravi d’Italia.
Un appuntamento di eccezionale interesse, che propone un gustoso anticipo, già dai prossimi  giorni. Le danze si apriranno già sabato 20 e domenica 21 giugno prossimi, alle ore 20,30 nella impareggiabile e suggestiva cornice di Piazza Duomo, dove si svolgeranno le eliminatorie della categoria riservata ai singoli sbandieratori. Saranno 34 i “singolisti” impegnati a contendersi i 12 posti disponibili per la finale del 5 settembre.
La parata è promossa dalla Lega Italiana Sbandieratori, in collaborazione con le associazioni lucerine I Federiciani e This is Art, vere anime dell'iniziativa, con il supporto della Pro Loco e del Comune di Lucera.
Nella kermesse settembrina saranno impegnati non soltanto gli sbandieratori singolisti, ma anche i musici (undici in gara, alle ore 15.30 del 5 settembre). Il piatto forte della Parata è rappresentato dalla esibizioni competitiva di ben 24 gruppi provenienti da tutte le regioni italiane che gareggeranno per aggiudicarsi il titolo di migliore compagnia della Lega Italiana Sbandieratori. Cinque in tutto le categorie che animeranno le spettacolari esibizioni nella tre giorni di settembre: assolo musici, singolo tradizionale, coppia tradizionale, piccola squadra e grande squadra.
Diversamente dall’assaggio in programma per sabato e domenica prossimi, la maggior parte delle gare in programma durante la parata vera e propria si svolgerà in piazza Matteotti.
Per presentare e promovere l'iniziativa, gli organizzatori hnno fatto ricorso ad un video particolarmente bello e suggestivo, pubblicato su Youtube con un video molto affascinante, pubblicato su Youtube da Luca Avallini. Guardatelo qui sotto, perché ne vale la pena. Soprattutto rende giustizia al fascino e alla magia medievale di Lucera.

lunedì 15 giugno 2015

La verità sulla bretella di Bivio Cervaro

Nel dare notizia agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane che dal 26 giugno prossimo andrà in esercizio la bretella di collegamento tra le linee ferroviarie Foggia-Bari e Foggia-Caserta ho commesso un imperdonabile errore.
Sono grato a Grazia Manna per avermelo fatto notare e a Paolo Amorico per le (meritate) bacchettate e per le informazioni chiarificatrici.
L’errore in cui sono incorso non sposta, come vedremo, granché i termini della questione però li allarga a un contesto più ampio. E proprio per questo sono mortificato: un giornalista non può sbagliare, quando informa l’opinione pubblica, soprattutto quando si tratta di una questione nevralgica come quella del trasporto ferroviario.
Mi cospargo dunque il capo di cenere, e vengo al punto. In diversi post vi ho detto che dal 26 giugno prossimo verrà allacciata l’alimentazione elettrica alla bretella di collegamento tra le linee ferroviarie Foggia-Bari e Foggia-Caserta e che dal 5 luglio la bretella stessa entrerà in funzione.
Fin qui tutto vero, e tutto confermato. Non si tratta però, del “famigerato” baffo che collegherà la linea ad alta capacità ferroviaria Foggia-Caserta con la Foggia-Bari. Si tratta di due opere distinte, anche se in qualche modo complementari.
L’equivoco è dato anche dal toponimo pressoché identico con cui vengono identificate le due opere: bretella di Bivio Cervaro quella che sta per andare in esercizio, bretella di borgo Cervaro l’altra. Distano in effetti pochi chilometri l’una dall’altra. Ma sono due cose differenti.

Il risultato di Cerignola stravolge il quadro politico di Capitanata


La sorprendente vittoria di Francesco Metta a Cerignola sconvolge forse definitivamente il quadro politico in Capitanata. Per la prima volta, tre città della pentapoli sono governate da amministrazioni che sono espressioni di liste civiche. Metta va ad aggiungersi a Francesco Miglio (San Severo) e Antonio Tutolo (Lucera). Rimangono nelle mani della coalizioni tradizionali soltanto Foggia con Franco Landella (centrodestra) e Manfredonia con l'appena riconfermato Angelo Riccardi (centrosinistra).
Se a questo si aggiunge che Miglio è anche presidente della Provincia e che nella sua elezione hanno svolto un ruolo importante proprio i consiglieri delle liste civiche (lo stesso Tutolo è consigliere di maggioranza) è facile capire che la politica dauna è stata sconvolta da un autentico cataclisma, le cui implicazioni in prospettiva futura sono ancora difficili da capire.
La sconfitta di Cerignola è un boccone particolarmente amaro per il centrosinistra. Ma va letta nei voti, più che nelle percentuali, per essere compresa fino in fondo. Al primo turno il neosindaco Metta, che ha un passato politico nella destra, aveva ottenuto 9.371 voti. Al secondo ne ha conquistati 12.359, incrementando il bottino del primo turno di ben 3.000 consensi. Lo sconfitto del Partito Democratico, Tommaso Sgarro, ha ottenuto 12.166 voti  al primo turno e 9.904 al secondo, perdendo strada facendo 2.200 voti. La chiave è questa: mentre Metta è riuscito a difendere i voti conquistati al primo turno, ed anzi ad incrementarli significativamente, con ogni probabilità intercettando una parte cospicua dei consensi (4.512) che due settimane fa erano toccati al candidato del centrodestra Vitullo, Sgarro non è riuscito a fare altrettanto.
La storia di Cerignola ripete però un fenomeno che si era già visto sia a San Severo che a Lucera. Le coalizioni di liste civiche vincono il ballottaggio quando sono opposte alle coalizioni tradizionali. A Lucera Tutolo l’aveva spuntata sul Pd, a San Severo Miglio ha sconfitto il candidato del centro destra. Insomma, le liste civiche si mostrano al ballottaggio più performanti dei partiti tradizionali.
Se le cose stanno così, la sconfitta di Cerignola non è una faccenda interna al Pd, ma chiama in causa le complesse relazioni tra il Pd e la galassia delle liste civiche, il sistema di alleanze che così si costruisce, la sua solidità, la sua estensibilità ai diversi contesti elettorali.
Dopo i trionfi passati, la sconfitta amara e lacerante di Cerignola dimostra che non sempre la ciambella riesce col buco.

domenica 14 giugno 2015

Quando la Fiera di Foggia era grande, grazie all'ippica

In fondo è passato poco più di un secolo da quando La stampa sportiva, settimanale torinese specializzato in automobilismo, ciclismo, ippica, atletica e scherma (il calcio era ancora agli albori...) magnificava la Fiera di Foggia e il ruolo che lo sport svolgeva a sostegno della rassegna.
A dirla tutta, anche il cronista dell'epoca lamentava la crisi che da qualche anno angustiava la Fiera, sia per  il proliferare di analoghe manifestazioni locali, sia per il progressivo venire meno della esposizione dei cavalli indigeni, che l'avevano resa celebre in tutta Europa.
Ma nell'articolo comparso sul numero in edicola il 9 giugno 1907, il cronista si sofferma su un fattore nuovo che restituì linfa vitale alla Fiera in crisi: lo sport. "La fiera non sarebbe oggi più fiera - scrive - se non avesse contemporaneamente qualche amminicolo sportivo: corse di cavalli, tiro al piccione". In fondo all'articolo sono pubblicate le fotografie di due protagonisti della fortunata dimensione sportiva della Fiera di Foggia il dott. Gustavo Nannarone, presidente del Circolo della Caccia e Società di Tiro a Segno di Foggia e Mimmi Narciso, vincitore del Gran Premio Foggia del tiro al piccione di quell'anno.

sabato 13 giugno 2015

La beffa del baffo: Foggia esclusa dall'alta velocità

Il "baffo" di Cervaro
Ma qualcuno l'ha spiegato, all'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, che Foggia è un capoluogo di provincia, e che i suoi cittadini hanno pari dignità con gli altri pugliesi? Qualcuno gliel'ha detto che per far risparmiare qualche minuto ai baresi e ai leccesi non si può passare sopra la testa dei passeggeri foggiani?
Intervistato dal Corriere del Mezzogiorno, l'ineffabile Michele Elia conferma tutti i peggiori timori: sarà operativo dal prossimo 5 luglio il cosiddetto baffo di Cervaro, che esclude la stazione di Foggia, dall'alta velocità e fa in modo che i treni tra Roma, Bari e Lecce possano bypassare il capoluogo dauno.
L'azienda ferroviaria aveva sostenuto che quella linea sarebbe servita soltanto per i traffico merci, ma erano in molti a pensare che non sarebbe stato così. Elia lo ha detto a chiare lettere: "Il baffo di Foggia sarà utile e probabilmente non servirà solo per le merci. L'infrastruttura è sempre meglio realizzarla. Una volta fatta, la si può utilizzare per i servizi legati alla domanda di traffico. E la domanda è tanto più alta quanto più riduci i tempi di percorrenza o aumenti la frequenza".
Insomma, il passante di Cervaro sarà utilizzato anche per i treni passeggeri. E il rischio che Foggia ne resti tagliata fuori si fa ancora più concreto: "Se si suppone che ci siano 600 viaggiatori di Bari o di Lecce che vogliono arrivare prima a Roma, il treno può anche non fermare a Foggia. Viceversa, se a Foggia si caricano 400-500 passeggeri, allora si può pensare anche di fare un treno dal capoluogo dauno". Sembra di capire che l'offerta di treni sulla tratta Foggia-Roma è destinata ad abbassarsi considerevolmente. È una beffa, uno smacco.
Il solo contentino preannunciato da Elia riguarda la ripresa dei lavori sulla linea Cervaro-Bovino. Il cantiere sarà nuovamente operativo dal prossimo mese di luglio, i lavori termineranno entro due anni. Con quale utilità per i foggiani, è tutto da vedere.

La versione a colori della Veduta di Foggia di Verico

Della splendida veduta della città di Foggia di Antonio Verico (di cui Lettere Meridiane ha reso disponibile la versione digitale dell'originale, in questo post), esiste anche una versione a colori, alla Camera di Commercio.
Nel catalogo del patrimonio artistico dell'ente camerale, curato da Vittorio Marchesiello nel 1997, l'opera viene attribuita  a Zuccagni Orlandini, mentre in un'altra parte del catalogo viene inserita tra le opere non attribuite. La datazione viene fatta risalire al 1845, che è quella della pubblicazione del terzo volume dell'Atlante illustrativo ossia raccolta dei principali monumenti italiani antichi, del Medio Evo e moderni e di alcune vedute pittoriche, edito a corredo alla Corografia fisica storica e statistica dell'Italia di Attilio Zuccagni-Orlandini, che comprende l'incisione di Verico.
Si sa per certo che le tavole dell'Atlante illustrativo vennero realizzate da Antonio Verico, che era uno dei principali incisori dell'epoca. Quindi più che ad Attilio Zuccagni-Orlandini, l'opera va attribuito a Verico. È però possibile che l'incertezza di attribuzione nasca dal fatto che la stampa in possesso della Camera di Commercio è a colori. Quella originale è in bianco e nero, e nel 1845 la stampa a colori era una rarità. Molto probabilmente, si tratta di una edizione successiva, serigrafica o litografica, quindi non databile al 1845.
L'esemplare in possesso della Camera di Commercio reca oltre alla  didascalia Veduta della Città di Foggia Capoluogo di Capitanata nel Regno di Napoli, un timbro a secco, in basso a sinistra, apposto dall'editore probabilmente per attestarne l'autenticità.
Potete scaricare qui l'immagine ad alta risoluzione. Purtroppo il risultato non è eccezionale, in quanto la riproduzione pubblicata sul Catalogo del patrimonio artistico è di scarsa qualità.
La pubblicazione di antiche stampe o di mappe che riguarda Foggia e la sua provincia sta incontrando un eccezionale interesse da parte degli amici e lettori di Lettere Meridiane. Che mi piace coinvolgere nella soluzione di un rebus sotteso alla bella incisione di Verico. Secondo voi, da quale punto, da quale prospettiva, l'autore ritrae Foggia?

venerdì 12 giugno 2015

Gargano: quando la natura è cinema

Il Gargano più vero ma anche meno conosciuto. Il Gargano come scrigno di biodiversità, che non trovi nelle brochure turistiche ma che ti fa capire perché è una gemma del creato, un’antologia del mondo. È quel pezzo della Montagna del Sole più interno, che si stende tra Monte Calvo e la piana di Montenero.
C’è un documentario che lo racconta che meglio non si potrebbe, un film di straordinario valore scientifico ed artistico. Grazie all’amico Maurizio Marrese per avermelo segnalato. L’opera, intitolata Monte Calvo e la Piana di Montenero, uno scrigno di biodiversità, è stata realizzata nell’ambito del progetto comunitario Life Fauna di Montenero, ad iniziativa del Centro Studi Naturalistici ONLUS di  Foggia, e mai soldi pubblici sono stati meglio investiti.
Quando si parla di biodiversità, si parla di fenomeni, risorse, contesti, paesaggi molto difficili da raccontare con la cinepresa, perché si devono documentare e mostrare fenomeni di straordinaria varietà. che variano secondo le stagioni. Insomma occorre tempo, passione e tanto lavoro. Ingredienti che si sprecano nell’opera, firmata da Giovanni Zaccaria.
Basti dire che non vengono lesinate le riprese macro e che per realizzarla ci sono voluti due anni di ripresa tra piscine, cutini, doline e grotte del territorio del SIC (Sito di Importanza Comunitaria) Monte Calvo e Piana di Montenero.
Straordinari protagonisti sono serpenti, raganelle, pipistrelli, tritoni, cavallette sagapedo (di cui sopravvivono pochissimi esemplari al mondo) e tanti altri animali che vivono in questo lembo d’Europa che non ha eguali per la sua straordinaria biodiversità.
Nella realizzazione del film, Giovanni Zaccaria è stato affiancato da Luca D’Addario (topografia, montaggio, color correction e sound design), Roberto Basili (fotografie e riprese aeree) Francesca Martino e Antonio Sigismondi (consulenza scientifica) Matteo Caldarella (organizzazione e coordinamento). La produzione è firmata Basix Communications. Per le riprese sono state impiegate attrezzature speciali come carrelli, braccio jib con testa remotata, e mezzi aerei. Con un risultato veramente spettacolare e strepitoso. Mai il Gargano è stato fotografato e documentato così.
Qui sotto il documentario. Guardatelo, amatelo, condividetelo. E siate orgogliosi, una volta di più, di essere cittadini e figli della straordinaria Capitanata.

Eletta Loredana Olivieri: una foggiana al Consiglio Superiore della pubblica istruzione

Ce l’ha fatta Loredana Olivieri. La segretaria provinciale della Flc Cgil di Foggia è stata eletta in seno al Consiglio Superiore della pubblica istruzione con 5.230 voti di preferenza, nella componente della scuola primaria. Decisivo per l’elezione della dirigente sindacale foggiana nel massimo organo nazionale di consultazione del mondo scolastico è stato il voto in Puglia e in Basilicata, regioni in cui è risultata il candidato maggiormente suffragato.
La lista della Cgil, che era denominata Valore Scuola, ha ottenuto un lusinghiero successo nella consultazione elettorale, conquistando la metà dei seggi disponibili. Tre i seggi toccati allo Snals, due alla Cisl Scuola, due all’Anp, gli altri a liste regionali per le scuole di lingua tedesca e slovena.
Una volta tanto, ma non è per niente un caso, le donne elette sono assai di più dei loro colleghi maschi: 7 a 2. Buona l’incidenza di componenti del CSPI che vengono dalle regioni meridionali, con due pugliesi: con Olivieri è stata infatti eletta nella componente del personale A.T.A. la tarantina Annamaria Santoro. Un risultato decisamente in controtendenza, se rapportato al recente risultato elettorale alla Regione Puglia.
“Ringrazio tutti i colleghi che mi hanno concesso la loro fiducia - ha commentato Loredana Olivieri -. Sono onorata di far parte di questa bella squadra. Lavoreremo affinché il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione possa svolgere nel modo più efficace e autentico la sua funzione di organismo di consultazione e di partecipazione, in un momento in cui la scuola ha un assoluto bisogno di confrontarsi con il Governo. Il ruolo del Consiglio sarà prezioso per migliorare la qualità dell’istruzione pubblica, obiettivo prioritario del sindacato che tutti i giorni lavora per costruire una scuola migliore.”
La segretaria provinciale della Flc Cgil sottolinea l’importanza del risultato elettorale anche dal punto di vista della sua composizione di genere: “La squadra della Cgil è a larga prevalenza femminile, con ben 6 donne su 9 componenti. È la conferma che, quando le donne vengono candidate e vengono messe nelle condizioni di poter competere, i risultati le premiano.”

giovedì 11 giugno 2015

Quando Foggia era la seconda città del Regno: il racconto di Zuccagni-Orlandini, l'incisione di Verico

L’1 gennaio 1845 Attilio Zuccagni-Orlandini insigne geografo e cartografo pubblicò l’undicesimo volume della sua monumentale Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue isole corredata di un atlante di mappe geografiche e topografiche. Foggia era allora la seconda città del Regno, come si apprende leggendo il testo. L’atlante che correda l’opera (Atlante illustrativo ossia raccolta dei principali monumenti italiani antichi, del Medio Evo e moderni e di alcune vedute pittoriche...) vide Zuccagni-Orlandini collaborare con uno dei più famoso incisori dell’epoca, Antonio Verico, che a Foggia dedicò una stampa molto bella che Lettere Meridiane offre ad amici e lettori, assieme alla parte della Corografia che riguarda il capoluogo dauno. Nei prossimi giorni, ci occuperemo delle altre città di Capitanata raccontate da Zuccagni-Orlandini.
Un solo consiglio per l’uso: leggete attentamente il testo perché fornisce un quadro di Foggia per alcuni aspetti inatteso e sorprendete per i suoi odierni abitanti. È impressionante l’elenco dei re che – anche a causa della posizione strategica della città – l’amarono o comunque vi realizzarono opere importante, di cui oggi sopravvive poco o nulla. Le istruzioni per poter scaricare la riproduzione dell’incisione sono riportate al termine del testo.
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La vetusta città della Daunia chiamata Arpi, e con greca voce Argirippa , cui dai fastosi storiografi greci volle darsi per fondatore Diomede, sorgeva un tempo ove trovasi la moderna Foggia , or capoluogo di Capitanata come in remota età fu capitale dei Dauni. Strabone aggiungeva che fu Arpi tra le primarie città italiche: Virgilio, Orazio, Ovidio ne tesserono poetici elogj : Polibio, Tolomeo, Stefano Bizantino ne fecero onorevol menzione. Dei travagli sofferti dai suoi abitanti nella guerra Sannitica e nella Punica prese registro Livio: Plinio ne avvertì poi che i Romani vi dedussero una colonia. Nella barbarie del VI secolo incominciò lo spopolamento di Arpi; verso il 1000 quella vetusta città divenne un mucchio di ruine. Se non che gli abitanti aveano già incominciato a ricostruirsi una borgata alla distanza di poche miglia , in luogo basso però e paludoso : e poiché nel barbaro idioma di quei tempi Foja e Fogiae erano chiamati i marazzi, fu perciò detta Fogia la novella città ; quindi a ragione il Manerba avverte che in quel modo dovrebbe appellarsi, citando in appoggio una pergamena del 1207, in cui vien detta città Fogitana.

Franco Persiano (Spi Cgil): "Perché il sindacato è necessario"

di Franco Persiano
Un elettore su due non si è recato alle urne, il 31 maggio, in sette regioni del nostro Paese. Nella Provincia di Foggia l’astensionismo ha raggiunto livelli ancora più preoccupanti. Un trend che prosegue dopo quello registrato nei mesi scorsi in Emilia Romagna e nelle elezioni locali del Trentino Alto Adige, un segnale che non è stato da lezione per tutta la politica. Un dato che deve farci riflettere, ci deve preoccupare tutti, tutti coloro a cui sta a cuore il destino della nostra democrazia.
Un evidente segnale della crisi della rappresentanza politica che si estende a quelle sociali e di categoria, compreso il Sindacato Confederale. I cittadini non trovano più un punto di riferimento in cui identificarsi. Questa lunga crisi economica che ha colpito l’Europa  e l’Italia, le politiche del rigore, rischiano di minare nelle fondamenta i valori e i principi democratici cresciuti dopo la tragedia della seconda guerra mondiale.
Nel contempo, anche nel nostro Paese, prevale l’idea che le organizzazioni politiche e sociali rappresentino un freno e un ostacolo per il futuro. Ecco prevalere la suggestione dell’uomo solo al comando in grado, con la sua azione, di modificare in meglio il destino di ciascun cittadino. L’uomo solo al comando che dialoga direttamente con gli elettori senza la necessità di forme organizzate di intermediazione.

mercoledì 10 giugno 2015

L’Italia miope di Salvini che vince ragionando con la bava alla bocca

di Maurizio De Tullio

Mi piacerebbe invitare Matteo Salvini a Foggia e fargli conoscere la città che nessuno dei suoi sodali o elettori alle ultime Regionali gli ha fatto conoscere.
Gli direi che a Foggia, a due passi dal centro e dai grandi centri commerciali e, peggio, proprio alle spalle del Tribunale, da oltre 30 anni esiste un agglomerato di case sorte abusivamente e di pericolanti baracche, luoghi dove si vive ai limiti della decenza. Vi abitano almeno un migliaio di persone. Di queste non so dire quante sopravvivano legalmente e quante no. Qualche anno fa vi morirono due sorelline, in un tragico rogo. L’attenzione mediatica, anche nazionale, fece capolino ma, come sempre accade, tutto tornò all’anormale normalità.
In città, a macchia di leopardo, vivono decine di famiglie che un lavoro non ce l’hanno. Eppure, se andate a vedere il tenore di vita, il tipo di auto guidate, di telefonini usati e di quanto spendano in feste e matrimoni, si rimarrebbe basiti. Famiglie che vivono di spaccio di droga, estorsioni, furti e usura, i cui componenti entrano ed escono di carcere con disarmante frequenza.
Nei quartieri residenziali CEP e Candelaro, in via Luigi Sturzo, via Fratelli Biondi e via Telesforo, dove da decenni sorgono le case popolari “assegnate” dallo IACP e dal Comune, sono famosi – da sempre! – i casi di alloggi popolari assegnati, in base a regolari bandi, a famiglie che, negli anni, non si sono fatte scrupolo nel rivendere quel diritto, senza che alcuna Istituzione sia mai intervenuta, men che meno la forza pubblica, per far ripristinare la legalità. Clamoroso, in questo senso, il caso della famiglia Morelli. Nonostante le ripetute denunce fatte da un suo esponente (che anche a causa dello stress per quei dispiaceri, perse la vita ucciso da un infarto micidiale), nessun Sindaco, nessun dirigente dello IACP e nessun tutore dell’ordine fece in modo di ripristinare la legalità.

L'arcivescovo Pelvi: "È l'accidia il virus più dannoso per Foggia"

Nella definizione di Wikipedia, l'accidia è l'avversione all'operare, mista a noia e indifferenza. In quanto vizio capitale, per i cristiani è qualcosa di più: un indebolimento della fede, un torpore spirituale, che finisce coll'avvelenare la stessa vita quotidiana.
Pur essendo a Foggia soltanto da pochi mesi, l'arcivescovo Vincenzo Pelvi dimostra di essere già riuscito a prendere le misure alla città, a comprenderne i problemi e, da buon pastore, a cercare di indicare la strada a una comunità sempre più smarrita. 
Nel messaggio rivolto alla cittadinanza in occasione della recente festa del Corpus Domini,  l'arcivescovo individua proprio nell'accidia il virus più insidioso che infetta la città, minando le relazioni tra le persone, e rende la comunità incapace di scegliere tra buono e cattivo, tra bello e brutto. Mons. Pelvi non nomina mai né la politica, né la classe dirigente ma il fil rouge che attraversa tutta la sua riflessione è proprio l'assenza di scale di valori, di posizioni etiche condivise, il bilanciamento di posizioni per comodità o insipienza. Tutto questo porta al disimpegno di massa, che può essere arginato attraverso la fede, rilanciando il rapporto tra città ed Eucaristia. Il cammino e la prospettiva che mons. Pelvi indica ai cristiani di Foggia è difficile, ma scaturisce da una riflessioni profonda, che ha ben soppesato la gravità dei problemi in cui la città si dibatte. Il presule invita ad essere uomini e donne eucaristici. Ecco il testo completo del messaggio.
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C’è un virus nascosto ma dannoso che circuisce il vissuto quotidiano della Città e può ostacolare la bellezza delle relazioni interpersonali. È quello della pubblica accidia che contrasta la franchezza e la libertà di chiamare le cose con il proprio nome.
Lo verifichiamo quando a un atteggiamento di valutazione responsabile delle diverse proposte culturali, si sostituisce un giudizio a priori di equivalenza di ogni progetto o comportamento. Il che spinge coloro che hanno responsabilità nella Città, a tutti i livelli, a un lavoro stancante per bilanciare le richieste, comprese le più contraddittorie. Ne consegue la pretesa che tutte le opzioni abbiano pari rilevanza per il costume sociale, come se le opinioni fossero esposte, l’una accanto all’altra, quali merci uguali in una bancarella delle scelte o in un supermercato, con la sola differenza che alcune sono più reclamizzate di altre.

Radiodervish conquista il primo posto di Playlist

Radiodervish conquista il gradino più alto del podio settimanale di Playlist, la rubrica musicale curata da Pier Andrea Canei su Internazionale.
Una bella soddisfazione per la band pugliese che amo di più, anche perché ha nel suo dna un pizzico di Gargano. Me la fece conoscere l’indimenticabile Rocco Draicchio, fondatore del Carpino Folk Festival. Prima che un incidente lo strappasse prematuramente alla vita, Rocco era il bassista del complesso, che si chiamava allora Al Darawish. Ed era straordinario come Draicchio riuscisse a declinare insieme le sonorità della tarantella del Gargano con gli intrecci arabi e mediterranei di Al Darawish/Radiodervish.
“La band più mediorientale d’Italia”, scrive di loro  Canei. “Nel nuovo album Cafè Jerusalem portano i loro dolci al cardamomo, i loro arpeggi di oud, la loro conviviale forza di misticismo in un localino a due passi dal Muro del pianto: non si accettano carte di credito, si canta in arabo, francese, talvolta inglese e italiano, e si sognano amori israelopalestinesi.”
La canzone che ha meritato a Radiodervish la vetta di Playlist è Jaffa gate. Intensa, profonda, solare. Ascoltatela, amatela, condividetela.

martedì 9 giugno 2015

Foggia? Tra i posti peggiori al mondo in cui essere trasferiti

Foggia è tra i posti peggiori al mondo in cui essere trasferiti. Lo sostiene Zingarate.com, un sito specializzato in turismo, con qualche ambizione culturale (la headline recita: viaggiatori, non turisti).
La redazione si è presa la briga di scegliere dieci posti al mondo in cui ci sarebbe assai poco di che stare allegri, qualora si avesse la (s)ventura di esservi trasferiti.
Il capoluogo dauno è al secondo posto, preceduto soltanto da Buford, nel Wyoming.
La motivazione per cui Foggia occupa il secondo gradino del podio si rifà manca a dirlo all'infamante proverbio Fuggi da Foggia, di cui il blog Lettere Meridiane si è diffusamente occupato. Ecco cosa scrivono i redattori di Zingarate.Com nella breve scheda dedicata alla città pugliese: "Fuj' da Fogg' no pe' Fogg' ma pe i Foggen'" recita il famoso detto. Perché sì, i foggiani non hanno proprio una bella nominata fuori dalla loro città. Ma questa Foggia cosa avrà poi di meglio dei suoi abitanti? La periferia è una delle più degradate del meridione e nel 2011 la città è stata eletta fanalino di coda italiano dal Sole 24 Ore nella classifica delle città più vivibili."
La graduatoria completa vede, come si è già detto, ai primi posti, Buford e Foggia, quindi Frosinone, Fukushima (la città giapponese sede del rettore nucleare danneggiato dal terremoto ritenuta tra le più pericolose) il Principato di Sealand, Roma, Linfen (in Cina, pare sia la città più inquinata del mondo), Sant'Elena, Taiwan, infine Yakutsk, ex capitale della Jacuzia, in piena Siberia,
Ogni scheda dedicata ai posti peggiori in cui essere trasferiti è accompagnata da un'immagine che ne illustra la bruttezza. Peccato che quella che riguarda, o più precisamente riguarderebbe Foggia, non raffigura il capoluogo dauno.
I redattori di Zingarate.Com attribuiscono l'origine dell'immagine ad Agorà Magazine, il cui sito però non funziona da alcuni giorni, dopo un attacco di hacker che ne ha distrutto i contenuti. In realtà, non si tratta affatto di Foggia, ma di una favela di San Paolo, in Brasile, come si può comodamente verificare cliccando qui.

La buona scuola di Cesare Catà

Cesare Catà
Il liceo umanistico di Fermo si chiama - e forse non è un caso, Don Bosco. I compiti per le vacanze assegnati ai suoi fortunati studenti dal prof. Cesare Catà stanno diventando un fenomeno virale, sul web e sul social network. Dal mio punto di vista, sono la miglior risposta  possibile al dibattito in corso sulla buona scuola:  che bello – e che autentica riforma - sarebbe se la scuola italiana adottasse ufficialmente il programma estivo del prof. Catà.
Il grande Danilo Dolci sosteneva che “ciascuno cresce solo se sognato”. Non basta che i ragazzi sognino; occorre che qualcuno li sogni: grandi, autonomi, in grado di affrontare la vita con coraggio e con serenità.
La pedagogia di Cesare Catà riconosce gli studenti come persone, li sogna grandi, apre loro le porte ad un futuro di speranza, di sorriso, di luce. Questa sì che è buona scuola.
Ecco i compiti per le vacanze assegnati dal prof. Catà
1. Al mattino, qualche volta, andate a camminare sulla riva del mare in totale solitudine: guardate come vi si riflette il sole e, pensando alle cose che più amate nella vita, sentitevi felici.
2, Cercate di usare tutti i nuovi termini imparati insieme quest'anno: più cose potete dire, più cose potete pensare; e più cose potete pensare, più siete liberi
3. Leggete, quanto più potete. Ma non perché dovete. Leggete perché l'estate vi ispira avventure e sogni, e leggendo vi sentite simili a rondini in volo. Leggete perché è la migliore forma di rivolta che avete (per consigli di lettura, chiedere a me).
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