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Visualizzazione dei post con l'etichetta damnatio memoriae

Parola di architetto, fermate quello scempio (di Giacinto Binetti)

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La foto del plastico della Chiesa di Sant'Antonio, pubblicata dalla Gazzetta del Mezzogiorno nel giorno della posa della prima pietra L'architetto Giacinto Binetti , foggiano e profondo conoscitore della valenza architettonica e culturale della Chiesa di Sant'Antonio a Foggia, ha pubblicato un interessante e articolato commento, alla Lettera Meridiana in cui davamo notizia (e aderivamo) alla petizione  promossa da Renato Imbriani e sostenuta da un sempre più folto gruppo di fedeli chiede di lasciare al suo posto il "Crocifisso risorto" di fra Guglielmo Schiavina, che l'attuale parroco vorrebbe far sloggiare dalla parete su cui è rimasto per mezzo secolo, per trasferirlo in un'angusta cappella, nella parte bassa del tempio. Nel suo qualificato e interessante intervento -  che invito amici, lettori di Lettere Meridiane e sottoscrittori della petizione - a leggere con particolare attenzione, Binetti documenta la parentela della chiesa foggiana con l...

Arco del palazzo imperiale: anziché la stele, i fichi d'india

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L'arco del Palazzo Imperiale di Federico II a Foggia, assediato da catene, fioriere e fichi d'india Il comitato degli amici tedeschi degli Staufer, la dinastia che dette i natali a Federico II ha un sogno: collocare una Stauferstele in tutti i posti legati alla storia e alla vita dello Stupor Mundi e della sua famiglia. Progettate e realizzate dall’artista tedesco Markus Wolf , le stele intendono onorare tutti i luoghi fridericiani più rappresentativi. Dopo la prima stele, eretta a Castel Fiorentino, luogo ove l’imperatore svevo esalò l’ultimo respiro, il comitato ne ha poste altre 34. L’iniziativa ha dato vita a una rete di monumenti storici unica al mondo. Ventinove Stauferstelen si trovano in Germania, di cui ventitré nel Baden-Württemberg. Una stele si trova in Alsazia (Francia), due in Italia, una a Klosterneuburg vicino a Vienna (Austria) e una a Cheb (Repubblica Ceca). Sembra che il Comitato intenda collocarne una anche a Gerusalemme. Le due stele italiane so...

La storia foggiana cancellata dai nomi delle strade

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L’ articolo sull’incredibile (e ripetuto) errore che priva la città di Foggia di una strada intitolata ad uno dei suoi più illustri figli, l’economica settecentesco Ferdinando Galiani , ha suscitato particolare interesse tra i lettori e gli amici di Lettere Meridiane , come sempre particolarmente attenti alle cose che riguardano la storia e l’identità di Foggia. Proseguendo nella pubblicazione di una serie di articoli che ho scritto nell’ormai lontano 1981 per la Gazzetta del Mezzogiorno , mi piace riproporre un pezzo che riguarda proprio la questione della malferma toponomastica foggiana. Uscì venerdì 4 Dicembre 1981, nell’ambito di una rubrica intitolata Foggia da salvare . I nomi delle strade sono un pezzo importante dell’identità di una città. Cambiarli senza serbare memoria della intitolazione precedente, significa perdere importanti tracce del passato. In coda all’articolo, i collegamenti agli articolo usciti precedente o il link al ritaglio originale della Gazzetta. Buona...

Ferdinando Galiani, la memoria calpestata

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Ferdinando Galiani è tra i più celebri ed eminenti figli della terra dauna. Ed è anche, purtroppo, la più eloquente e significativa conferma che nessuno è profeta in patria. Soprattutto se la patria in questione è la città di Foggia. Illustrissimo economista, citato da Karl Marx ne Il Capitale per il suo trattato Della Moneta , Galiani nacque effettivamente a Chieti, ma si può ritenerlo foggiano a tutti gli effetti. Studiò infatti a Foggia così come suo zio, Celestino, dotto uomo di Chiesa, e dauna era la sua famiglia. Se Ferdinando Galiani visse poco nel capoluogo dauno lo si deve soprattutto al fatto che suo padre Matteo, regio uditore, era costretto a trasferirsi di volta in volta, assieme alla sua famiglia, nelle diverse città in cui la professione lo spingeva. La sua fama come economista, come uomo di scienza, ma anche come fine letterato superò di gran lunga quella dello zio e si sparse in tutta Europa, anche perché visse per un certo periodo a Parigi come segretario dell...

L'incanto dei tramonti foggiani, il desiderio di una nuova alba

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Tramonti di una Foggia che tramonta, ma che sembra ancora protendere le sue braccia verso ciò che è stata, un passato che occhieggia da chiaroscuri, riprese controluce e tramonti che allungano le ombre, ma forse anche innescano speranze. L’ultimo canto di Fabrizio De Lillo, il giovane videoblogger foggiano che con il suo drone racconta gli ultimi scampoli della bellezza di Foggia, è dedicato a due beni che più di altri rappresentano il passato e la bellezza perduta della città: la Masseria Pantano, ormai quasi inghiottita dal vorace abitato foggiano, all’estrema periferia, in direzione San Lorenzo, e Masseria Giardino. Storie diverse, ma con destini paralleli. Masseria Pantano è di proprietà privata,  nessuno ha interesse ha recuperarla, e quindi cade a pezzi. Masseria Giardino è di proprietà comunale. Una volta era il fiore all’occhiello dell’amministrazione municipale e si riusciva a provvedere alla manutenzione con i proventi delle attività agricole che vi si svolgevano. Il ...

Foggia perde pezzi: crolla il tetto dell'ex carcere di Sant'Eligio, nell'indifferenza generale

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A Foggia, città “scoffolata” per eccellenza, i crolli non fanno più notizia. Perfino se ad andare giù è un pezzo del cuore e della storia più illustre della città: l’ex carcere di Sant’Eligio, eretto nel 1823 da don Antonio Silvestri, il sacerdote foggiano morto in odore di santità, che vi collocò il Conservatorio del Buon Consiglio, offrendo rifugio e una prospettiva di vita diversa alle prostitute e alla donne indigenti della città. Il tetto dello stabile è completamente crollato, come testimoniano le fotografie che illustrano questo post, e l’immobile è stato transennato. La settimana scorsa erano dovuti intervenire i vigili del fuoco per metterlo in sicurezza, dopo la caduta di tegole e pezzi di intonaco. Quel che maggiormente stupisce ed amareggia è l’indifferenza con cui l’infausto evento è stato accolto, in primis l’IPAB dell’Addolorata (più nota come Conventino), proprietaria della struttura. Per il recupero e la riqualificazione dell’ex carcere (che divenne tale nel 1943,...

La memoria oltraggiata: a rischio l'ultima fossa granaria di Foggia

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«Nessun luogo avrebbe più diritto d'esser chiamato Monumento nazionale», scriveva nel 1934 Giuseppe Ungaretti , davanti allo spettacolo del Piano delle Fosse a Foggia. Il poeta era rimasto folgorato da quella che definì «strana potenza», emanata dalla  «piazza ovale che non finisce più, tutta sparsa di gobbe, sconvolta, secca, accesa di polvere». A colpire Ungaretti era stato il valore simbolico, quasi archetipico, di quel posto: «Ho visto cose antiche, nessuna m'è sembrata più antica di questa, e non solo perché forse il Piano c'era prima di Foggia stessa, come fa credere la curiosa analogia fra "Foggia" e "fossa", ma questo alveare sotterraneo colmo di grano mi riconduce a tempi patriarcali, quando sopraggiungeva un arcangelo a mostrare a un uomo un incredibile crescere e moltiplicarsi di figli e di beni. Nessun luogo avrebbe più diritto d'essere dichiarato Monumento Nazionale».

Un paesaggio lunare alla periferia foggiana

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Il bello (o il brutto, è questione di punti di vista) della Masseria Pantano è quello di rivelarsi diversa ad ogni stagione. In autunno inoltrato come siamo adesso, quando cadono le erbacce e la vegetazione spontanea che la circondano nelle altre stagioni, è possibile “ammirarla” in tutta la sua mole possente, che oggi fa triste mostra di se stessa, ridotta a rovine, assediata dal cemento dell’onnivora periferia urbana foggiana. Un urlo silenzioso, che annuncia un destino ormai segnato. Fabrizio Jamie De Lillo , il videoblogger foggiano appassionato di droni, che tante emozioni ha regalato ad amici e lettori di Lettere Meridiane , sembra legato a questo luogo, magico e amaro, da un profondo, indissolubile cordone ombelicale. Non riesce a staccarsene. Ritorna ogni volta. Ogni nuovo drone, ogni nuova videocamera, lo spingono a cercare altri e nuovi sguardi su questo pezzo di Foggia sta sta malinconicamente scomparendo, altre e nuove narrazioni. Ed ogni volta è una scoperta. Nell...

Ricostruzione del palazzo regale di Federico II, la disponibilità di Tresoldi

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Prende corpo e mette le ali il sogno di ridare vita al palazzo regale che Federico II fece costruire a Foggia, affidando il progetto artistico ad Edoardo Tresoldi , autore della spettacolare ricostruzione della basilica paleocristiana di Siponto. Interpellato dalla Gazzetta del Mezzogiorno , l’artista ha manifestato la sua disponibilità a studiare l’idea, dichiarandosi onorato “dell’interesse spontaneo nato tra i foggiani…” “Ho bisogno di studiare e pensare a lungo se il mio linguaggio possa integrarsi con il genius loci ” puntualizza Tresoldi, dicendosi “molto legato a Manfredonia ed a tutta la Puglia.” L’artista è molto rispettoso dell’identità dei luoghi e dei beni su cui opera: “La forza del lavoro della Basilica di Siponto - dice ancora nella mail inviata alla redazione foggiana del quotidiano regionale - era data dalla sua specificità, dal racconto che abbiamo potuto creare e sviluppare sulla storia del sito. Ultimamente sto ricevendo diverse proposte per ricostruire e re-in...

Palazzo imperiale di Federico II: come valorizzarlo e farne un attrattore turistico?

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Si torna a parlare del Palazzo di Federico II a Foggia e dell’idea di potenziare e sviluppare la fruibilità di quanto oggi rimane della residenza medievale. Poche cose, in verità: l’Arco d’ingresso, murato in un fianco del Museo Civico, dopo essere miracolosamente sopravvissuto ai bombardamenti della tragica estate del 1943; l’iscrizione che certifica l’amore dell’imperatore svevo per la “sua” Foggia, che proclama “inclita sedes imperialis” e l’avvio dei lavori, diretti dallo scultore Bartolomeo da Foggia, ma anche tanti piccoli segni e testimonianze, sparsi nell’area in cui doveva sorgere il Palazzo, e poco conosciuti. Poche cose, e per giunta scarsamente valorizzate. Qualche mese fa, su iniziativa del giornalista e scrittore Giovanni Cataleta venne lanciata una petizione on line (sostenuta da Lettere Meridiane ) che vagheggiava la possibilità di ripetere a Foggia, per il palazzo fridericiano, quanto Edoardo Tresoldi ha fatto a Manfredonia con la basilica paleocristiana, ricostr...

Tutta la bellezza che abbiamo perduto

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Il libro "Foggia Imperiale" di Benedetto Biagi è tra quelli che hanno maggiormente contributo alla cattiva fama del tema della Foggia fridericiana presso gli storici e gli studiosi. Scrittore, intellettuale e promotore dell'Università popolare che vide la luce a Foggia nel primo dopoguerra, Biagi lo scrisse durante il fascismo, mentre volgeva al culmine il progetto della " grande Foggia " voluto dall'amministrazione comunale guidata da Gaetano Postiglione e sostenuto dal regime. È un libro esagerato, a tratti forzato, e fortemente ideologico, come lascia chiaramente intendere la conclusione, in cui Biagi scrive: "Colle sante memorie illustrate, rievocatrici di un passato di gloria, vive il grande Imperatore nell’anima del popolo di Foggia. Le mura, la reggia, il castello, la pescheria, il pozzo rotondo sono scomparsi, ma non è scomparso il ricordo di tanta grandezza. […] Nella piazza intitolata al nome della Cesarea Maestà sente aleggiare lo s...

Foggia condannata a un eterno zero a zero (di Maurizio De Tullio)

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Maurizio De Tullio replica ad Alberto Mangano, che aveva a sua volta risposto alle perplessità di De Tullio sul monumento ai caduti della tragica estate del 1943 che dovrebbe sorgere sul piazzale della stazione. L'amico Maurizio ribatte anche alle mie osservazioni circa il "riduzionismo" che affligge taluni strani dell'opinione pubblica foggiana. Al termine dell'intervento la mia risposta. Chi volesse rileggere le "puntate precedenti", le trova qui: De Tullio: "Perché non sono d'accordo con il sogno di ricostruire il palazzo di Federico II"   Mangano replica a De Tullio: "Foggia non vuole ricordare" * * * Senza voler tediare i lettori, mi vedo coinvolto in un imprevisto dibattito a tre voci che, spero, farà chiarezza su molte cose, il più delle volte male interpretate. Sulle osservazioni fatte alcuni giorni fa da Geppe Inserra, circa la libertà di espressione e opinione sul web, risponderò in un separato intervento...

L'appello del comitato a Mons. Pelvi: "Ci aiuti a salvare San Lorenzo in Carmignano"

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Foto di Romeo Brescia Sono stato qualche giorno fa a San Lorenzo in Carmignano, luogo simbolico più di altri della damnatio memoriae , cui Foggia sembra essere stata condannata da un imperscrutabile destino. Temo che il degrado che avvolge quanto è rimasto dell'antico splendore stia raggiungendo il punto di non ritorno: le erbacce circondano la chiesetta, i cui lavori di restauro sono fermi da tempo, bloccati dalla Sovrintendenza che li ha ritenuti non conformi alle norme. Il contesto complessivo parla di un declino inesorabile, forse irreversibile. Qualche tempo fa, la stessa Chiesa era stata trasformata in stalla e soltanto l'intervento dei volontari del comitato del Salice Nuovo guidati dal presidente Dario Iacovangelo ha permesso lo sgombero degli animali e la restituzione di un minimo di decoro. Ma con l'estate, la situazione è tornata a volgere al peggio. Erbacce dappertutto che impediscono l'accesso alla chiesa, peraltro transennata per ragioni di sicurez...