mercoledì 28 febbraio 2018

Nuova tegola sul Lisa: no del Provveditorato alle opere pubbliche alla conformità urbanistica

Sembra destino. Un atroce scherzo del destino. Ogni volta che sull’aeroporto Gino Lisa sembra aprirsi uno spiraglio, ecco che arriva puntuale il dietro front.
L’ottimismo che si era diffuso dopo le dichiarazione del governatore regionale Michele Emiliano alla presentazione dei candidati del suo partito e il rassicurante incontro tra l’assessore regionale ai trasporti e i vertici regionali e provinciali della Confesercenti viene raffreddato da una brutta notizia, che prelude purtroppo a nuovi ritardi e rallentamenti nell’iter.
Il Provveditorato Interregionale delle Opere Pubbliche, in sede di accertamento della conformità urbanistica del progetto di prolungamento della pista, ha archiviato il procedimento stesso. Insomma non l’ha approvato.

Il ritorno di Madetù (con l'accento sulla u)

Rieccoci, caro Geppe!
A sorridere di come vanno le cose nel mondo, tra villanìe politiche, pretese elettorali, preti venduti all'altro Lui, immancabili emergenze locali e fatti di cronaca mazionali dai risvolti tristi ma che da soli invitano ad un commento caustico o spiritoso.
Riprende, così, lo Zibaldone di Madetù, ma stavolta con novità sostanziali: l'accento non più sulla "a" ma sulla "u". E poi, niente vignette, ma solo testi (ecco perché il titolo, che riprende la mia mostra dell'anno scorso di vignette satiriche, contiene l'aggiunta della parola 'text').
Molte freddure, lazzi ma sempre all'insegna dei giochi di parole. Che è poi la parafrasi dell'uomo moderno, del politico soprattutto.
Mi scuso in anticipo per la crudezza di certe battute, ma trattandosi di commenti a fatti veri di cronaca, al solito dovremmo vergognarci per quelli, e non per le parole usate nei miei commenti.
L'invito ai lettori di "Lettere Meridiane" a commentare, a suggerire varianti, parte anche questa volta. Lo raccoglierete?
Grato dell'attenzione, saluto tutti cordialmente, ricordando opportunamente a fine messaggio che sono e resto un "dilettante allo sbaraglio". Proprio come certi politici...
Maurizio De Tullio
* * *

  • Colpisce l'immagine di quella prof che a Torino urlava contro i poliziotti: "Dovete morire!" Non si agiti, signora. Con lo stipendio che prendono... muoiono già. Di fame.
  • Giornalista slovacco ucciso. Una pista porta alla mafia calabrese. Lo abbiamo sempre detto: non bisogna delocalizzare le nostre eccellenze...
  • Previste nelle Poste 10.000 assunzioni. Già all'opera i Sindacati con 10.000..."raccomandate".
  • È polemica al Comune di Trecate (Novara) per i soldi destinati ai poveri del paese usati invece per pagare il concerto di una nota cantante. Il centro-destra ha solo inteso ribadire la sua politica all'insegna dello slogan "Prima gli italiani". Con una sola, piccola variante: "Prima una italiana... Joe Squillo"!
  • Renzi dice che se il PD perde non farà nessun passo indietro. Che passi potrebbe fare del resto?  Nella fossa si sta un po' scomodini...
  • Maltempo. In molte città del Sud è allarme neve. Poi anche allarme ghiaccio. Poi allarme sindaci incapaci...
  • Bellissimo il messaggio elettorale firmato da Matteo Salvini e dal candidato foggiano Joseph Splendido: "È ora di ridare ai nostri figli la certezza di un futuro migliore. Più lavoro, più sicurezza, meno tasse, meno immigrazione. Con l'orgoglio di appartenere al Paese più bello del mondo". Sul volantino non si cita quale sia questo Paese ma non c'è dubbio che Salvini e Splendido pensassero a...BENGODI.
  • La Guardia di Finanza ha sequestrato una tonnellata di droga fra le province di Foggia e Potenza. Lo dicevo io che tutto quel bianco non poteva essere solo neve!

Dalla tesi di laurea a un progetto vincente: la storia di Smart Launcher (di Carlo Inserra)

Smart Launcher

I numeri: Attualmente Smart Launcher conta 50 milioni di download.
Link per scaricare l’applicazione: Download applicazione per Android
Sul web: Sito web Smart Launcher
La storia
2010: Vincenzo Colucci sviluppa le prime applicazioni Android: una per semplificare la divisione della spesa, una che riproduce tracce di batteria, una che trasforma il telefono in un orologio da tavolo. 
2011: Creazione di un’applicazione che simula il gioco del gratta e vinci:  questa ottiene un buon successo sul Google Play store, tale da garantire un piccolo stipendio
a Maggio viene rilasciata la prima versione di Smart Launcher con il nome di Flower Launcher (l’interfaccia aveva la forma di un fiore).
Flower Launcher diventa Smart Launcher, e ottiene in sei mesi 340.00 download
2013: Smart Launcher raggiunge i 5 milioni di download
2014: Google gira un video a Manfredonia raccontando la nascita del progetto
2016: Smart Launcher è selezionata tra le migliori 50 aziende digitali europee per il premio “Digital Top 50”.
L'immagine con cui Google ha reso omaggio a Colucci

L'intervista a Vincenzo Colucci
Non si può parlare di innovazione senza fare luce sul motore che la porta avanti, e cioè l’informatica. La rivoluzione digitale, che ci ha portato nel giro di pochi anni a frequentare il web come prima si frequentavano la televisione o i giornali, è oramai sotto gli occhi di tutti. Ma aldilà dell’impatto economico (i giganti hi-tech Apple, Google, e Amazon), degli aspetti sociali e ricreativi (i social network e le piattaforme di video sharing) va messa in risalto l’opera fondamentale dei veri attori di questa rivoluzione. E cioè degli sviluppatori: coloro che hanno lavorato e che lavorano costantemente nel cuore di questo cambiamento. 
Vincenzo Colucci e il suo team hanno creato un’applicazione per smartphone android in grado di rendere l’esperienza dell’utente più efficace e piacevole. Questa applicazione di chiama Smart Launcher, e in questi giorni è stata rilasciata la versione 5.0. 

martedì 27 febbraio 2018

L'hanno vinta tutti: i tifosi, Stroppa, i giocatori. Che Foggia.

La festa a Novara
Ci sono partite, e vittorie, in cui è difficile trovare un protagonista. Direi che stasera, nella insidiosa trasferta di Novara, la partita l’hanno vinta tutti, ma soprattutto quei foggiani - millecinquecento e forse più - che dalla curva del Piola di Novara hanno fatto giocare il Foggia in casa.
Non è la prima volta che i tifosi rossoneri hanno dato spettacolo. Ma in serie B non s’era mai visto che in una trasferta di oltre 700 chilometri, i tifosi ospiti fossero più numerosi di quelli di casa, e li surclassassero sul piano del sostegno alla squadra.
Come fai a non vincere una partita così? Come fai a non regalare un ricordo memorabile a questi pazzi che da mezza Italia si sono concentrati su questa tribuna, beccandosi il freddo e il gelo, soltanto per gridare "Zafò", per novanta minuti novanta?
Eppure s’era  messa male dopo che Greco si era fatto (molto ingenuamente) espellere. Il Foggia era in vantaggio, grazie alla rete del solito Kragl (vuoi vedere che diventa il capocannoniere dei satanelli?), ma non era neanche il 30’ e c’era ancora una eternità da giocare.
Allora s’è visto un carattere che rare volte il Foggia ha esibito durante il torneo. Carattere, attributi e tanta voglia di vincere.
Bravo Stroppa, che ha fatto capire subito al collega avversario, Di Carlo, che giocare in dieci non lo intimoriva più di tanto. E così non ha fatto una piega quando il suo playmaker è uscito dal campo, continuando a giocare con due punte. Atteggiamento mantenuto anche all’inizio della ripresa.
Solo al 56’ ha fatto entrare Agnelli al posto di Duhamel (eccellente prestazione del francese). Aveva bisogno di cuore, per contrastare i timidi tentativi di rimonta dei padroni di casa, e il capitano non si è tirato indietro: giocando come al solito pallone su pallone, rincorrendo chiunque gli capitasse a tiro, conquistando palloni preziosi.
L’hanno vinta i tifosi, questa partita. L’hanno vinta i giocatori, tenaci, meravigliosi nel darsi vicendevolmente coraggio (commovente Camporese che ad ogni parata festeggiava Guarna come se avesse fatto gol). Ma l’ha vinta anche lui, Giovannino Stroppa, che al 74’, in dieci contro undici, di fronte alla pressione dei padroni di casa che saliva minuto dopo minuto, sapete cosa ha fatto? È tornato a giocare a due punte, come a dire: “Siete voi che dovete avere paura del Foggia”. E così, al posto di uno stremato e generosissimo Nicastro e a Deli sempre intelligente e pericoloso, sono entrati Mazzeo e Beretta.

"Fausto, sei stato un dono di Dio": il video dell'omelia di don Tonino Intiso

"Grazie per quanto ci hai insegnato, grazie per essere stato con noi". Con queste semplici parole, la Confraternita di Sant'Eligio e il Comitato per la beatificazione di padre Antonio Silvestri, hanno reso omaggio alla memoria di don Fausto Parisi, nella celebrazione religiosa svoltasi a Sant'Eligio, in quello che avrebbe dovuto essere il giorno del 68simo compleanno del sacerdote recentemente tornato alla casa del Padre.
Dopo aver pubblicato gli appunti utilizzati da don Tonino Intiso per preparare la sua intensa omelia, come Lettere Meridiane aveva annunciato, ecco il video di quella bella e partecipata serata religiosa, con un'ampia sintesi delle parole di don Tonino Intiso, grande amico e compagno di strada di don Fausto. Il sonoro non è perfetto, vi suggerisco quindi di alzare il volume del dispositivo. Buona visione, ricordando don Fausto.

Seconda stazione e allungamento della pista del Lisa: il fervore civico paga

Qualcosa si muove per la soluzione di due tra i più annosi e scottanti problemi del trasporto in Capitanata: la seconda stazione e l’allungamento della pista dell’aeroporto Lisa, ed è senz’altro una bella soddisfazione per quella parte della società civile che esercita un costante pressing sulle istituzioni perché i due nodi possano essere finalmente sciolti.
Cominciamo dalla seconda stazione, che proprio qualche giorno fa è stata al centro dell’ennesima assemblea popolare promossa dal Comitato “Un baffo per Foggia”, che da tempo si batte per la costruzione di una nuova stazione ferroviaria, poco fuori l’abitato, sulla cosiddetta bretella di Incoronata, che consente il by pass della stazione attuale da parte dei treni veloci Bari-Roma.
Nel corso di un vertice tra il sindaco di Foggia, Franco Landella, l’assessore comunale all’Urbanistica, Francesco D’Emilio, e l’ingegner Ciro Napoli, dirigente di RFI e responsabile del progetto per la seconda stazione sono emersi fatti importanti. Prima di tutto, che ci sono i soldi per la realizzazione dell’opera: 20 milioni di euro, già finanziati con la delibera CIPE inviata per la ratifica della Corte dei Conti.
Il progetto sarà consegnato entro aprile 2019: la nuova stazione dovrebbe essere pronta per il 2022. Entro quella data, dovrebbe essere pronto ed operativo anche il “raddoppio” della tratta Orsara-Benevento.

Ciao Fabio. Sarà dura senza il tuo sorriso e il tuo entusiasmo (di Geppe Inserra)

L’improvvisa morte di Fabio Carbone - un caro amico, un uomo generoso e buono, di quella bontà senza se e senza ma, sempre più rara al giorno d'oggi - ci rende tutti più poveri.
Con lui scompare un sincero democratico e un grande protagonista di quel cristianesimo sociale che, non sempre apprezzato come meriterebbe, è stato in questi anni, a Foggia, un grande argine, uno degli ultimi baluardi contro la disgregazione sociale e civile che ipoteca il futuro della città.
Grazie a lui le Acli sono diventate un importante punto di riferimento per la formazione dei giovani e per la crescita del lavoro. Quando alla Provincia ho diretto il settore Politiche del Lavoro - che si occupava della gestione dei Centri per l’impiego e delle politiche attive per l’occupazione-, ho trovato in Fabio un interlocutore sempre attento, e spesso anche un prezioso alleato.
La partecipazione, la condivisione, il costante tentativo di mettere in rete istituzioni, associazioni, mondo della formazione e dell'istruzione, forze della cultura erano il tratto fondante del suo metodo di lavoro. E lo faceva con convinzione intima, con responsabilitò: senza mai pensare alla “immagine” o alla ricaduta che certe scelte avrebbero potuto avere sulla sua organizzazione. Per Fabio veniva prima di tutto il territorio, e con esso la sua gente, i suoi giovani, nei quali credeva con passione e con entusiasmo.
È stato tra gli esponenti della società civile foggiana che si è maggiormente e più tenacemente speso per la creazione di reti virtuose, di buone prassi. Ci lascia una preziosa eredità politica, culturale e morale che Foggia ha il dovere di non disperdere, ed anzi di valorizzare.
Da Capo Free, Ghetto Off, ai protocolli d’intesa per Garanzia Giovani, tante volte le Acli sono state un prezioso, insostituibile enzima per lo sviluppo di reti e relazioni che si sono contrapposte alla crisi drammatica che la città e la provincia stanno vivendo. Quante volte, assieme a Fabio, ci siamo seduti allo stesso tavolo, e ci siamo reciprocamente incoraggiati, dicendoci che peggio di così non può andare, che “adda passà a nuttata”.
Nel suo sorriso sincero, onesto, trasparente, leggevo un grande ottimismo di futuro, che credo contagiasse tutte le persone che avevano la fortuna di lavorare con lui. Dopo averlo incontrato, mi sentivo sempre un po’ più fiducioso, un po’ più rassicurato.
Adesso, amico mio, il tuo bel sorriso si è spento e mancherà, a me come a tutti gli altri che ti hanno voluto bene.
Ma tu, da lassù, continua a sorriderci. Perché la nottata deve pure finire.
Geppe Inserra
[I funerali si svolgeranno domani, 28 febbraio, alle ore 10.30 nella chiesa di San Filippo Neri (zona 167 rione Biccari)]

sabato 24 febbraio 2018

Foggia stop con il Brescia, che ha meritato la vittoria

Guarna, il migliore del Foggia
C'è poco da dire. Il Brescia ha largamente meritato di vincere la partita e non è per niente un caso che il migliore dei rossoneri sia stato il portiere, Enrico Guarna. Il Foggia vede così interrompersi la striscia positiva delle vittorie consecutive (erano 4) al cospetto di un avversario tatticamente disposto alla perfezione, e che ha giocato meglio in tutti i sensi.
Un peccato, perché i rossoneri erano perfino passati in vantaggio con Nicastro che ha corretto in porta un colpo di testa di Mazzeo, a sua volta ben imbeccato da Kragl. Avrebbe potuto perfino raddoppiare con Zambelli, che ha sprecato una buona occasione da gol, ma per il resto è stato solo Brescia, o quasi.
L'assenza di Deli si è fatta sentire più di quanto non fosse dato prevedere. In effetti sono mancate le repentine verticalizzazioni del giovane centrocampista rossonero, tra i pochi a riuscire ad avanzare palla al piede verso l'area avversaria. Gli innesti (Zambelli e Scaglia, quest'ultimo poi rilevato da Gerbo)  non hanno reso quanto ci si aspettava.
Eppure fino al 68° i satanelli erano sembrati in grado di poter portare a casa la quinta vittoria consecutiva. Poi il micidiale uno due degli ospiti, prima con Torregrossa quindi con Caracciolo, che ha trasformato un giusto rigore concesso dall'arbitro, che in precedenza aveva graziato il Foggia, sorvolando su un netto fallo di mano in area di Tonucci.
Il Brescia ha vinto la partita soprattutto a centrocampo, tenendo in mano il pallino del gioco per quasi tutti i 90'. Anche le statistiche danno ragione alle rondinelle: 52% contro il 48% il possesso palla a vantaggio degli ospiti che hanno tirato 10 volte (4 in porta). Nove i tiri rossoneri, solo 2 dei quali finiti però nello specchio della porta. 6 a 5 i calci d'angolo a vantaggio del Foggia. 24 le palle perse dal Foggia, contro le 28 degli avversari, 20 invece le palle recuperate, contro le 12 del Brescia.
Ad un certo punto della partita i satanelli si erano portati ad un solo punto dalla zona play off. La sconfitta ridimensiona forse i sogni, ma comunque non sposta granché la classifica. Il Foggia è 13°, da solo: a 4 punto di distanza dalla zona play off, ma 5 punti sopra la zona play out.

Perché la Capitanata muore

Le reazioni alla denuncia di Lettere Meridiane sulla Puglia monca, che emergeva dal servizio sulla BIT di Milano mandato in onda da Unomattina, che ha totalmente escluso il Gargano e la Capitanata, possono suddividersi grossomodo in due diverse, e opposte, correnti di pensiero.
Per utilizzare una metafora cara a Umberto Eco, agli apocalittici, che levano il loro grido di dolore e puntano il dito contro la Regione Puglia matrigna, si contrappongono gli integrati, quelli per cui la colpa è sempre e comunque nostra, e nella fattispecie degli imprenditori turistici garganici,  la cui presenza a importanti vetrice come la Bit è marginale.
Hanno ragione gli uni e gli altri. E qui sta il bello, anzi il brutto: più che litigare e contrapporsi, sarebbe forse il caso di cercare una sintesi, di tentare di capire, semmai facendosi guidare dalla memoria e dalla storia, che sono sempre maestre di vita.
Che le politiche di marketing territoriale messe in campo dalla Regione Puglia abbiano storicamente penalizzato la parte settentrionale del Tacco dello Stivale è un dato di fatto. Nell'era di Fitto la Capitanata semplicemente non esisteva. I successivi governi di centrosinistra hanno cercato di riequilibrare la situazione, riuscendoci solo in minima parte.
Bisogna però ricordare che quando governava Fitto, la Puglia turistica coincideva praticamente soltanto col Gargano. Il fenomeno Salento ancora non esisteva, o muoveva i suoi primi passi, e poteva avere una logica puntare su aree turisticamente più deboli.
La situazione odierna è più omogenea. Per fortuna, la Puglia bella è stata scoperta in ogni suo anfratto, grazie anche alle intelligenti politiche di marketing poste in essere da istituzioni non prettamente turistiche, come l'Apulia Film Commission.

venerdì 23 febbraio 2018

Parcocittà su BuoneNotizie del Corriere della Sera

Foggia sotto i riflettori di BuoneNotizie, il supplemento che il Corriere della Sera dedica settimanalmente a “L’impresa del bene” che per fortuna è florida. Anche da noi, come si scopre grazie al quotidiano milanese. Ed è davvero una grande, bella notizia, in una città adusa a finire sulle prime pagine dei quotidiani nazionali per efferati episodi di cronaca nera.
A finire sugli scudi è Parcocittà, la rete di associazioni che ha ridato vita a Parco San Felice, polmone verde della città, che qualche anno fa era alla mercé di vandali e balordi, e che si è oggi trasformato in un simbolo, identitario e qualificante, del capoluogo danno. La bella definizione è di Andrea Mori, animatore sociale e promotore di alcune iniziative (come il concorso di idee “GiovaniMenti”) che hanno contribuito a consolidare il rapporto tra il Parco e la Comunità.
Il Corriere della Sera e il supplemento BuoneNotizie hanno dedicato qualche giorno fa a Parcocittà un ampio servizio, firmato da Nicola Saracino, che, con il significativo titolo Con il Parco San Felice a Foggia è rinata una comunità, ricostruisce la genesi del progetto vincente che ha portato al recupero e alla riqualificazione dell’area verde e del suo centro sociale.

Don Fausto Parisi è stato un dono di Dio (di don Tonino Intiso)

Ha registrato un’affettuosa e sentita partecipazione di popolo, la messa a ricordo di don Fausto Parisi celebrata da don Tonino Intiso nella chiesa di Sant’Eligio, nel giorno di quello che sarebbe stato il sessantottesimo compleanno del sacerdote recentemente tornato alla casa del Padre.
“Siamo qui per incontrare il nostro fratello Fausto. A questa celebrazione, Fausto è presente. È vivo”. Così don Tonino, suo fraterno amico, ha introdotto la celebrazione, organizzata dalla Confraternita di Sant’Eligio e dal Comitato per la Beatificazione di padre Antonio Silvestri, di cui don Fausto era consulente spirituale.
Un’ampia sintesi della Santa Messa sarà messa on line sul canale YouTube di Lettere Meridiane, nelle prossime ore.
Cliccando qui, potete scaricare la “scheggia” preparata da don Tonino per la celebrazione.
Di seguito, invece, gli appunti utilizzati da don Tonino per la sua intensa omelia, che potrete poi vedere ed ascoltare nel video. (g.i.)
* * *
La vita di don Fausto è stata un prezioso dono che Dio ci ha fatto. La sua morte non è una perdita, come nessuna morte è una perdita per i cristiani. Accogliamola come un’occasione per riflettere, per interrogarci. Che dono mi ha fatto Dio, attraverso la vita di don Fausto? Che ne facciamo di questo regalo, che abbiamo ricevuto? Il suo passaggio alla vita eterna dev’essere per noi l’opportunità per una revisione di vita, per migliorarci.
Dobbiamo chiedere perdono per non aver saputo approfittare della sua vita. E testimoniare, attraverso il nostro dolore, la nostra fede nella vita eterna.

mercoledì 21 febbraio 2018

Bit Milano: per la Rai Vieste, il Gargano e i Monti Dauni non esistono

Ci risiamo. La Rai torna ad oscurare il Gargano e la provincia di Foggia favorendo altri  territori pugliesi, e fornendo una visione a dir poco opinabile e distorta del turismo pugliese.
È la circostanza che simili episodi si ripetano con ormai impressionante regolarità dovrebbe consigliare, soprattutto ai livelli regionali di governo,  un’attenta riflessione sulla necessità di raccontare e promuovere la Puglia in modo veramente unitario. Senza furbate e fughe in avanti.
Per allontanare qualsiasi sospetto di “foggianesimo”, affideremo al giudizio di amici e lettori di Lettere Meridiane i fatti nudi e crudi, come si sono verificati.
L'ennesima discriminazione nei confronti della Capitanata si è verificata oggi, ad Unomattina, che ha mandato in onda un servizio di Cristina Conforti sul padiglione pugliese alla Bit, la Borsa Internazionale del Turismo, che ha appena chiuso i battenti a Milano.
(Chi volesse guardarlo lo trova a questo link, su RaiPlay : occorre posizionare il cursore a circa 48’ dall’inizio della trasmissione)
La giornalista esordisce sottolineando che diversi luoghi pugliesi sono finiti nella top ten (ma quale? stilata da chi?) dei luoghi più visitati in Italia e chiede quali siano a Sergio Rizzo, promotore e patron del progetto Benvenuti in Puglia, un appuntamento che sta diventando ormai tradizionale e che si affianca alla Bit con lo scopo di promuovere tra i vip milanesi l’offerta turistica ed enogastronomici pugliese.
“Andiamo a scoprire meglio le iniziative della Regione Puglia, che ultimamente vanta molte località nella top ten dei luoghi più visitati d’Italia. Quali sono queste mete che sono entrate nella top ten dei luoghi più visitati in Italia?”, chiede la giornalista di RaiUno. Rizzo risponde testualmente: “Direi Otranto, partendo dal Salento, le bellissime località di Ostuni per arrivare a Fasano o a Monopoli, oppure alla Valle d’Itria.”
Ipse dixit. Senza citare uno straccio di dato. Ma vabbè. Andiamo avanti.
La giornalista chiede quindi a Rizzo di illustrare il progetto Benvenuti in Puglia.
“Questo progetto - è la risposta - ha creato un’aggregazione tra pubblico e privato, che consente finalmente ai singoli territori di fare promozione sul mercato nazionale e internazionale.”
E ancora, Cristina Conforti: “Come si concretizza questa sinergia? Ci faccia qualche esempio.”
"Le faccio un esempio semplice, quello della terra delle Gravine - dice ancora Rizzo - che è un territorio che singolarmente non potrebbe avere un appeal turistico ma che con i quattordici comuni che si mettono insieme è in grado di offrire un’offerta slow che vive anche di attrattive che riguardano strutture fortificate o percorsi di trekking."
E del Gargano, che integrato lo è già, e che vanta una perla come Vieste, che risulta da sempre tra le località pugliesi che registrano il maggior numero di visitatori e di presenze? E il Gargano con il suo Parco Nazionale? E i Monti Dauni con i loro Centri storici più belli d’Italia e le loro bandiere arancioni?
Segue l’intervista con un operatore economico, manco a dirlo salentino: Raffaele De Santis, presidente Federalberghi della provincia di Lecce. Dulcis in fundo, il sommelier Antonio Riontino, cui la giornalista chiede cosa stia facendo degustare ai visitatori. La risposta a questo punto è perfino scontata: “Stiamo facendo degustare Primitivo di Manduria e Primitivo di Gioia del Colle”.
Insomma, per Unomattina e per Sergio Rizzo la Puglia comprende soltanto il Salento e Bari.
Questi i fatti. Ogni commento è superfluo. E voi, che ne pensate?

Quando l’informazione incespica nella ricerca delle fonti (di Maurizio De Tullio)

Ringrazio, come sempre, Geppe Inserra per l’ospitalità che mi offre e Domenico Sergio Antonacci per una segnalazione fatta, sempre attraverso LM , che mi consente di fare alcune doverose precisazioni sulla storia “anagrafica” dei foggiani partecipanti a vario titolo al Festival di Sanremo.
Inizialmente, sulla scorta di quanto scritto dalla collega Anna Langone sulla "Gazzetta del Mezzogiorno/Capitanata" di martedì 13 febbraio e nel più dettagliato articolo de “La Gazzetta di San Severo” ( http://www.lagazzettadisansevero.it/festival-sanremo-francesco-checco-draicchio-lesina-contribuisce-al-successo-de-lo-sociale/), di quattro giorni prima, mi ero attivato per aggiornare il mio elenco, quello pubblicato lunedì 12 su Lettere Meridiane, avendo i colleghi scoperto che quest'anno sul palco si era esibito addirittura un foggiano, anche se della provincia, del gruppo “Lo Stato Sociale”, arrivando addirittura secondo.
L'ulteriore indicazione di Domenico Antonacci, però, mi ha lasciato perplesso, perché una cosa è parlare con certezza di "nascita", altra è parlare di "origini" come quando si allude agli ‘oriundi’.
In conseguenza di ciò, avevo inizialmente stilato una 'voce' (che potete leggere più avanti) che ovviamente, e a malincuore, a bocce ferme non mi consente di inserire nel "Censimento" dei foggiani d.o.c. storicamente presenti a Sanremo almeno uno dei due componenti de "Lo Stato Sociale" parzialmente ricordati da Antonacci.

Draicchio Francesco (detto Checco)È presente nel gruppo bolognese “Lo Stato Sociale” sin dal 2011, due anni dopo la nascita del gruppo. Il musicista, secondo la giornalista de "La Gazzetta del Mezzogiorno" Anna Langone e il sito del periodico “La Gazzetta di San Severo”, sarebbe nato a San Giovanni Rotondo anche se da una famiglia di Lesina, e vivrebbe sin da piccolo a Bologna dove i genitori si trasferirono per motivi di lavoro.Come gli altri quattro componenti, Francesco Draicchio canta, anche se il suo specifico è suonare le tastiere, in particolare il sintetizzatore e il sequencer.Al Festival del 2018 “Lo Stato Sociale” giunge secondo, alle spalle dei vincitori Ermal Meta e Fabrizio Moro, con il brano “Una vita in vacanza”, molto apprezzato dal pubblico anche grazie alla performance di una ballerina acrobatica di 84 anni, Paddy Jones.

Fatte le doverose verifiche, però, si apprende che il musicista garganico, stando alle note di presentazione del blog del gruppo musicale ospitato sul giornale “il Fatto Quotidiano”, sarebbe a tutti gli effetti bolognese: “Siamo 5 ragazzi nati verso la metà degli anni 80, tutti a Bologna, ma in ospedali diversi”. Qui il collegamento al loro Blog sul F.Q.: https://www.ilfattoquotidiano.it/blog/lssociale/
La conferma - della non nascita foggiana - verrebbe poi da una intervista rilasciata nel 2012 al sito www.indieforbunnies.com, nella quale si precisa come, al pari di un altro componente de “Lo Stato Sociale”, cioè l’altro tastierista Enrico Roberto (detto “Carota”), i due siano figli di genitori di origini pugliesi. Riporto, qui, per correttezza il riferimento e il link: “C’è un aneddoto divertente che riguarda i parenti di Checco e Carota stesso: devi sapere che le loro famiglie sono originarie proprio della Puglia, del Foggiano” (http://www.indieforbunnies.com/2012/10/16/intervista-con-lo-stato-sociale/ ).
Sottopongo pertanto a Geppe Inserra l’ennesimo (inascoltato!) invito a chiarire un concetto semplice e cioè che fare ricerca storica, sia pure a livello di microstoria locale, deve essere un impegno serio per non avallare tesi spontanee, spesso prive di fonti accreditate, che finiscono per portare fuori strada chi legge e chi, in futuro, per fini biografici e storiografici riprenderà quello che scriviamo oggi.
Per non dire di presunti scrittori e studiosi foggiani, laureati in…bullonerie, che continuano a prendere a piene mani dal mio “Dizionario Biografico di Capitanata – 1900-2008”, lucrandoci ma guardandosi bene dal citarlo nelle loro tardive e scalcagnate pubblicazioni.
Ma questa è un’altra pagina che, prima o poi, chiariremo in un’aula di Tribunale.
Cordialmente (Maurizio De Tullio)

Sai chi ti saluta, il bell'esordio da solista di Leo Lazz (di Francesco A.P. Saggese)

Si chiama Leo Lazz, scrive canzoni, e oggi Lettere Meridiane ha il piacere di poterlo presentare al suo pubblico di amici e lettori.
Lo fa pubblicando il video del suo primo singolo “Veronica”, estratto dal progetto da solista “Sai chi ti saluta VOL.I” (Ed. Punx Crew – A Side Records) appena pubblicato.
Il giovane cantautore è originario di Vico del Gargano; alle sue spalle vanta diverse e pregiate collaborazioni musicali, da Stefano Verderi (Le Vibrazioni), Toxic Tuna, a Santa Margaret (Carosello Records), con i quali ha diviso il palco insieme ai Deep Purple, Duran Duran, One Republic e vinto un Coca Cola Summer Festival e un MTV New Generation.
Veronica è il primo singolo estratto da questo EP, che è stato registrato e prodotto da Matteo Sandri (Le Vibrazioni, Sananda Maytreia, Giovanni Allevi) al Mono Studio di Milano (casa dei TheGiornalisti, Le Luci della Centrale Elettrica, tra i tanti).
Il disco è composto da brani schietti, potenti e taglienti, che strizzano l’occhio alle sonorità italiane di fine anni Settanta dei grandi cantautori come Dalla, Gaetano e Graziani.
Si percepisce da subito che questo disco ha una storia: di lavoro, di attesa, di fiducia.
È un disco che ha un’anima, perché dietro a ogni parola si spalanca una finestra.
E oltre ogni finestra c’è un mondo, come succede quando in ‘Veronica’ ascolti che l’onestà non è un valore aggiunto.
C’è la terra in questo disco, la terra che molti di noi hanno dovuto lasciare, “l’eterna lotta tra l’andare via e tornare”, ci dice Leo, “un brano in particolare parla di emigrazione, si chiama ‘Il maestrale’: è nato d'estate, sul mio mare. Sembra una dichiarazione d'amore e odio per una donna, ma quella donna è la mia terra.”
Aggiunge: “dedico questo disco alle persone che mi hanno sempre sostenuto forse anche a quelle che non hanno mai creduto in me. ‘Sai chi ti saluta’ è ironico e liberatorio, può assumere tanti significati, ognuno può dargli il significato che preferisce.”
Aggiunge ancora che il suo ringraziamento più grande lo deve a Nicola Angelicchio, suo zio, suo primo grande sostenitore che in questa avventura si è cimentato anche nel ruolo di produttore esecutivo del disco. E poi al suo produttore artistico, Matteo Sandri, che ha creduto nelle sue canzoni dal primo momento.
Il disco uscirà su tutte le piattaforme digitali venerdì 2 Marzo e sarà presentato live sabato 3 Marzo al Vault31 di Milano.
“Stiamo cercando di organizzare un tour nei piccoli club, lo sto facendo con i miei collaboratori, Antonio Montecucco, bassista della band, e Fabrizio Mcfly”, aggiunge Leo, travolto dalla sua passione per la musica.
Nell’attesa di portelo sentire dal vivo, facciamo a Leo i nostri migliori auguri.
Godetevi visione e ascolto di “Veronica” il suo primo singolo, qui sotto.
Francesco A. P. Saggese



martedì 20 febbraio 2018

Se l'innovazione e la qualità della vita camminano su due ruote (di Carlo Inserra)

Che esista un movimento ciclistico urbano a Foggia è assolutamente fuori dubbio. Tuttavia a vedere gli interventi pubblici (ovvero le piste ciclabili), e i dati sull’uso della bicicletta a Foggia (di cui parleremo più avanti) non appare ancora totalmente strutturato né riceve l’attenzione che meriterebbe.
La bici è il futuro, e in altre città italiane ed europee anche il presente. Finalmente, anche Foggia si muove in questa direzione, con tutte le problematicità dovute ora alla scarsa qualità del tessuto stradale, ora alla mancanza di sicurezza nel parcheggiare a causa dei furti.
È di questi mesi intanto la bella notizia che il Comune creerà due nuove piste ciclabili, una che congiungerà il rione Candelaro al quartiere Cep, e un’altra che vedrà l’unione stradale della stazione con l’aeroporto civile Gino Lisa.
Negli intenti c’è anche la realizzazione di una velo-stazione che prevederà  un’officina per i piccoli interventi di manutenzione, e che servirà a parcheggiare la macchina e prendere la bici o viceversa.
Abbiamo sentito sulla questione, un ciclista urbano storico di Foggia come Antonio Dembech, che può aiutarci a capire cosa è stato fatto e cosa sta cambiando nel movimento ciclistico urbano foggiano.
Cosa puoi dirci in merito a quello che è stato e quello che sarà il movimento ciclistico urbano di Foggia?
Noi siamo nati come Cicloamici Foggia FIAB (cioè associazione federata alla Federazione Italiana Amici della Bici) dieci anni or sono. Abbiamo fatto tantissime iniziative per sensibilizzare i foggiani ad usare di più la bicicletta, ed abbiamo cercato di interloquire più volte con le amministrazioni locali per cercare di pianificare interventi comuni.
Oggi non siamo l’unica realtà che promuove l’uso della bicicletta perché in questi ultimi anni sono nate altre realtà come ad esempio l’associazione Funny Bike. A loro il merito delle passeggiate cittadine, a molte delle quali hanno partecipato centinaia e centinaia di persone.
Qualcosa si sta muovendo anche dal punto di vista imprenditoriale, poiché recentemente è nato il velocorriere Velò; un corriere che con bici cargo appositamente costruite, può portare da una parte all’altra della città oggetti piccoli e grandi, fino a 80 Kg di peso.

Pasquale Panico sarà ricordato nella sua Cerignola

Il sen. Pasquale Panico verrà ricordato a Cerignola, in occasione del trigesimo della sua scomparsa, con una manifestazione che si svolgerà il 21 febbraio, alle ore 18.00, nella Camera del Lavoro della cittadina del Basso Tavoliere.
A commemorare l’illustre personaggio saranno il responsabile della Camera del Lavoro di Cerignola, Giovanni Marinaro, il Segretario provinciale della Cgil, Maurizio Carmeno, e il sen. Angelo Rossi che con Panico condivise tante battaglie ma anche tanti ruoli istituzionali: furono entrambi padri costituenti della Regione Puglia, come consiglieri regionali della prima consiliatura. (Nella foto che illustra il post, messa a disposizione dal blog delle Edizioni SudEst, li vediamo uno a fianco dell'altro durante i lavori del XX Congresso provinciale del PCI, che si svolse alla Fiera di Foggia, dal 21 al 23 febbraio 1986).
A Cerignola ebbe inizio il percorso sindacale e politico di Pasquale Panico che lo avrebbe portato a guidare per dodici anni la Cgil di Capitanata  e quindi tra i banchi del Senato.
Bracciante autodidatta, fu amico e compagno di lotta di Giuseppe Di Vittorio. Venne nominato giovanissimo vicecapo della Lega Braccianti di Cerignola e quindi, a soli 21 anni, segretario della III sezione del Pci, che contava migliaia di iscritti.
Pasquale si formò e crebbe nella temperie sociale e politica di quella Cerignola soverchiata dalla fame e della miseria, in cui la politica e il sindacato offrivano una concreta opportunità di cambiamento e di miglioramento delle condizioni di vita.
Qualche anno più tardi, Panico sarebbe diventato segretario di quella Camera del Lavoro che domani gli renderà onore. Una esperienza che non durò molto perché dopo poco venne chiamato a dirigere la Federbraccianti provinciale e poi la Camera del Lavoro di Foggia, incarico che mantenne per dodici lunghi anni, risultando ancora oggi il segretario provinciale della Cgil che per più lungo tempo ha detenuto questa carica.
Consigliere e vicepresidente della Provincia, consigliere comunale a Foggia, dopo l’esperienza sindacale, Panico si dedicò all’attività politica: prima alla Regione Puglia, quindi a Palazzo Madama. Fu impegnato anche nel mondo dell’associazionismo e delle categorie professionali, guidando e rilanciando l’Arci di Capitanata e l’Alleanza Contadini.
Nato a Cerignola il 7 maggio del 1926, è scomparso a Foggia il 21 gennaio 2108.

La poesia militante di Vladimiro Forlese alla "Rosa del Vento"

Vladimiro Forlese
La poesia, così come la scrittura, può essere militante. Soprattutto se ne è autore Vladimiro Forlese. L’ho apprezzato come scrittore leggendo con gusto il suo romanzo, Alpha Ursae Minoris, come poeta l’ho conosciuto ed amato sfogliando qualche raccolta, sentendolo declamare i suoi versi che posseggono una innata teatralità. Non un poeta aulico, insomma: Forlese utilizza versi e parole per scendere nell’agone della vita, dei suoi contrasti, dei dualismi e delle contrapposizioni che punteggiano il quotidiano.
Non poteva esserci autore più significativo di Forlese (originario di Roma ma foggiano d’adozione, con una lunga militanza nel movimento sindacale, negli anni Settanta, fino al suo trasferimento a Trento) per inaugurare “Spazio Poesia”, una serie di appuntamenti promossi dalla Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, per riflettere sulla scrittura poetica a partire da percorsi critici e creativi esemplari riferibili anche al territorio dauno.
L’appuntamento è per oggi, martedì 20 febbraio, alle ore 18 nella sala “Rosa del Vento” (via Arpi 152) per la presentazione dell’ultima raccolta di versi pubblicata da Forlese, per i tipi di Curcu&Genovese. Il titolo è di per sé significativo: “Una felicità di spine”, come a dire che il nirvana non esiste e che la felicità è un complesso equilibrio da cercare tra il Noi e l’Io, e sempre senza smarrire il senso delle cose.

lunedì 19 febbraio 2018

Il ricordo di don Fausto Parisi, nel giorno del suo 68° compleanno

Domani, martedì 20 febbraio, sarebbe stato il 68° compleanno di don Fausto Parisi, grande sacerdote, scomparso qualche settimana fa.
La Confraternita di Sant’Eligio e il Comitato per la beatificazione di don Antonio Silvestri non lo dimenticano, e lo ricorderanno, con una Santa Messa che si terrà nella Chiesa di Santa Maria di Loreto (Sant’Eligio - Santa Rita), domani alle ore 19.
Officeranno il rito esequiale di accompagnamento al Padre di don Fausto, don Tonino Intiso, con Padre Ireneo Guerrieri e don Massimo De Leo.
L’iniziativa assume particolare valore per il forte legame che ha unito don Fausto alla Confraternita e al Comitato, di cui è stato Assistente spirituale.
Proprio nella chiesa di Sant’Eligio, il 18 gennaio scorso, in occasione del recente memoriale in onore di don Antonio Silvestri nel decennale del Comitato,  don Fausto ha celebrato l’ultima sua messa foggiana.
Qualche giorno prima, aveva presieduto la riunione del Comitato, manifestando speranza e fiducia in una prossima ripresa della causa di canonizzazione, bloccata da quasi un secolo.
Don Fausto ha dedicato molta parte dell’impegno pastorale che ha distinto gli ultimi anni della sua vita, a ricordare la figura di padre Silvestri, sacerdote vissuto a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, morto in odore di santità.
Bella la locandina predisposta dagli organizzatori della iniziativa, che lo ricordano con il sorriso che solitamente lo accompagnava, e con le sue frasi celebri, che testimoniano un impegno di fede e di vita quanto mai profondo. Potete guardarla all'inizio del post.

domenica 18 febbraio 2018

Olivieri (Cgil): "Femminicidio problema anche culturale, necessaria educazione alle differenze di genere nelle scuole"

Per affrontare la piaga del femminicidio, non bastano le risposte del sistema giudiziario. Il problema è anche culturale, e chiama in causa la necessità di una più diffusa educazione sulle differenze di genere che cominci fin dalle scuole primarie.
Lo sostiene in una lucida, accorata e coraggiosa riflessione sul tragico episodio verificatosi a Troia (una giovane donna, insegnante e madre, è stata accoltellata a morte dal marito muratore, che ha poi tentato di togliersi la vita), Loredana Olivieri, segretaria provinciale della Cgil e componente del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione.
“Non ci bastano più le parole eppure ne dobbiamo trovare per dire basta, che così non può essere, anche se inorridiamo e rimaniamo sgomenti per l’ennesimo caso di femminicidio che ha colpito la nostra provincia” sostiene Olivieri che quindi sottolinea come "nonostante le denunce, l’attenzione dell’opinione pubblica sul fenomeno, la mobilitazione del mondo sindacale e dell’associazionismo" si sia registrato  "ancora l’ennesimo delitto. Evidentemente tutto questo non basta." Secondo la sindacalista, esponente del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione "è necessaria una grande operazione culturale sulle differenze di genere, il rispetto e la loro valorizzazione, con percorsi di educazione a partire fin dalle scuole primarie, rivolta a uomini e donne. Ma ognuno deve fare la sua parte, in ogni ambito sociale, affinché il concetto di amore non sia inteso come concetto di esclusiva proprietà. Vanno modificati i linguaggi, le parole, anche quelle usate per raccontare queste terribili vicende, perché la vittima non si trasformi in responsabile e perché non vi siano alibi per omicidi efferati, che siano la gelosia o altro. Il rispetto delle libertà individuali deve cominciare dall’ambito familiare, allo stesso modo l’educazione a quel rispetto. Se non saremo riusciti a fermare questa che è una vera e propria strage quotidiana  – aggiunge Olivieri – sarà una sconfitta per tutti, riprendendo una slogan caro alla Cgil. Tutti dobbiamo sentirci responsabili e impegnati affinché casi come quelli di Troia, e purtroppo di tante altre donne non debbano più ripetersi”.
“La domanda da porsi è se possono bastare le risposte del sistema giudiziario. Bisogna chiedersi perché le donne a faticano trovano il coraggio di denunciare e troppo spesso rimangono inascoltate o perché di frequente non denunciano affatto, come è successo alle tante donne rimaste vittima della violenza maschile. La risposta è che le donne non si fidano abbastanza e pertanto si chiudono sempre più nella loro solitudine e nel loro dolore. Ben vengano le risorse per i Centri antiviolenza, ma facciamo in modo che siano raggiungibili, fruibili, luoghi aperti: tocca a noi andar incontro a chi ha bisogno e spesso non ha la forza o il coraggio di dirlo. Se ad ogni femminicidio continueremo a pensare che riguarda solo le donne non c è speranza. Dobbiamo essere noi tutti, donne e uomini, ad andare incontro a queste sorelle fragili, a essere attenti per evitare di dire poi, a tragedia avvenuta, che qualcosa che non andava c’era”.

Il bidet dei Borboni e "‘u cacatúrё" dei sudditi (di Alfonso Foschi)

Il bidet borbonico della Reggia di Caserta
La questione meridionale può essere vista, e analizzata, da tante diverse prospettive. Quella scelta da Alfonso Foschi in questo articolo, bello e divertente, è certamente insolita, ma efficace. Il grande storico Giuseppe Galasso, scomparso qualche giorno fa, metteva in guardia quanti si occupano di questione meridionale, dal nutrire eccessive nostalgie borboniche. Ma l’articolo di Foschi è utile a capire che prima dell’unificazione d’Italia alcuni divari erano a vantaggio del tanto bistrattato Regno delle Due Sicilia. Per esempio, in materia di igiene personale.
Alfonso Foschi, da tempo pensionato, originario di San Severo ma residente a Genova, scrive per il diletto proprio e dei suoi sempre più affezionati lettori.
I suoi articoli suscitano sempre particolare interesse negli amici di Lettere Meridiane, e sono certo che anche questo non farà eccezione. Grazie ad Alfonso, e a voi buona lettura.
* * *
IL BIDET DEI BORBONI E  ‘U  CACATÚRË  DEI  SUDDITI
Recentemente, uno dei miei storici interlocutori sulla Questione meridionale,”terrone” par mio e di fede neoborbonica, per dimostrare la superiore civiltà dei Borboni rispetto ai Savoia, mi ha rivelato la sua ultima storica  scoperta : il  regale  bidet  nella  maestosa reggia di Caserta. .
Per professione mi sono dovuto occupare un poco  dei  Borboni e dei Savoia e del loro ruolo nella storia d’Italia, soprattutto durante il Risorgimento, e la novella rivelazione del mio interlocutore mi ha fatto sentire in colpa: possibile, mi sono chiesto, che io abbia trascurato  un aspetto così importante della storia dei Borboni? Il Bidet, appunto, elemento distintivo del loro più elevato grado di civiltà rispetto ai pari grado Savoia? 

sabato 17 febbraio 2018

Il Foggia fa poker. Adesso play off più vicini dei play out.

Il Foggia fa poker e riconquista definitivamente lo Zaccheria. Se la vittoria con l'Avellino era avvenuta a porte chiuse, davanti ad uno stadio vuoto per la decisione del Prefetto, i satanelli hanno surclassato il Carpi tra gli applausi dei tifosi, che hanno visto il miglior Foggia del campionato.
Una splendida partita, quella degli uomini di Stroppa. Fin dall'inizio è sembrato di rivedere i rossoneri della scorsa stagione, con un gioco corale convincente, un pressing asfissiante, gli avversari sempre costretti nella loro metà campo.
La cura Nember ha dato i suoi frutti, ma c'è da sottolineare che questo momento magico della squadra dauna ha in Stroppa il suo protagonista indiscusso. Se il direttore sportivo ha trovato gli uomini giusti per supplire alla mancanza di esperienza che aveva messo in difficoltà la squadra nella prima parte del torneo, quello di Stroppa è stato un autentico capolavoro tattico.
Il mister ha disegnato la squadra attorno ad un modulo, il 3-5-2, più idoneo al torneo cadetto e che soprattutto riesce a dare un maggior equilibrio tra i diversi reparti. La difesa è più protetta e può giocare con più tranquillità (il Carpi non si è reso quasi mai pericoloso), il centrocampo tesse la trama del possesso palla con autorevolezza, grazie soprattutto alle grandi qualità di play maker di Greco. Il tandem Mazzeo-Nicastro si completa e si integra a meraviglia.
La prima rete è lo specchio del nuovo assetto tattico: intelligente passaggio filtrante di Martinelli (la sua miglior gara in maglia rossonera) per Nicastro, che ha fatto partire dalla destra un cross forte e teso per la testa di Mazzeo che ha insaccato.

venerdì 16 febbraio 2018

Foggia perde pezzi: crolla il tetto dell'ex carcere di Sant'Eligio, nell'indifferenza generale

A Foggia, città “scoffolata” per eccellenza, i crolli non fanno più notizia. Perfino se ad andare giù è un pezzo del cuore e della storia più illustre della città: l’ex carcere di Sant’Eligio, eretto nel 1823 da don Antonio Silvestri, il sacerdote foggiano morto in odore di santità, che vi collocò il Conservatorio del Buon Consiglio, offrendo rifugio e una prospettiva di vita diversa alle prostitute e alla donne indigenti della città.
Il tetto dello stabile è completamente crollato, come testimoniano le fotografie che illustrano questo post, e l’immobile è stato transennato. La settimana scorsa erano dovuti intervenire i vigili del fuoco per metterlo in sicurezza, dopo la caduta di tegole e pezzi di intonaco.
Quel che maggiormente stupisce ed amareggia è l’indifferenza con cui l’infausto evento è stato accolto, in primis l’IPAB dell’Addolorata (più nota come Conventino), proprietaria della struttura.
Per il recupero e la riqualificazione dell’ex carcere (che divenne tale nel 1943, a seguito della distruzione per i bombardamenti che colpirono la città del precedente, ubicato in via Fuiani) la giunta regionale allora guidata da Vendola stanziò un milioni di euro. Il progetto prevedeva la ristrutturazione del complesso e la sua trasformazione in centro di accoglienza per immigrati extracomunitari.
Fu posta anche la prima pietra, ma i lavori si bloccarono immediatamente proprio per la situazione di profonda fatiscenti in cui versava lo stabile.
Correva il 2011. Da allora più nessuno si è occupato di Sant’Eligio che un giorno dopo l’altro ha continuato a perdere pezzi fino al totale crollo del tetto documentato dalle immagini.
All’indifferenza generale si sottraggono i cittadini del popoloso Borgo Croci, nel cui cuore sorge l’antico palazzo: “Capo, che dici lo ricostruiscono? Speriamo. Vendola aveva messo pure i soldi, ma poi non ci è mosso niente. Mannaggia.”, mi apostrofa un anziano guardandomi mentre scatto le foto, all’nagolo tra via San Severo e via Sant’Antonio.
Per un’amara coincidenza, il crollo ha avuto luogo soltanto qualche giorno dopo la scomparsa di don Faustino Parisi, i sacerdote che assieme a don Tonino Intiso si è battuto per la ripresa del processo di beatificazione di don Antonio Silvestri, il cui miracolo più tangibile è rappresentato proprio dal Conservatorio del Buon Consiglio, oggi in completa rovina. Che desolazione.


Il liberismo è il nuovo feudalesimo (di Michele Eugenio Di Carlo)

I fatti di Macerata dimostrano che la nostra società sta scivolando pericolosamente verso una nuova deriva xenofoba. Non è il caso di soffermarsi in piena campagna elettorale sui mandanti morali di quel gravissimo episodio. Ma fanno paura, e pertanto vanno perseguiti, i commenti di consenso verso un atto criminale, compiuto probabilmente da un folle.
Così come non vanno più tollerate quelle trasmissioni televisive che dalla mattina alla sera sembrano aver l’unico scopo di fomentare odio e di contrapporre, ad esempio, i terremotati italiani ai migranti, mentre alcune multinazionali indisturbate continuano la loro azione di accumulazione capitalistica ai danni dei paesi del terzo mondo da cui provengono gli stessi migranti.
Ed è ancora possibile e accettabile che sia tanto consenso intorno al concetto di “razza bianca” da difendere dall’invasione dei migranti? Una concezione dell’uomo e dei suoi valori  che ha portato storicamente l’umanità sull’orlo del baratro.
Possibile che i tanti, che commentato in termini positivi l’atto scellerato di Macerata, non si sognino neppure per un attimo di analizzare le ragioni economiche ed etiche di quella che definiscono invasione?
Nelle parole di tanti, troppi, che magari non vogliono essere definiti razzisti, suonano le sinfonie del razzismo puro quando si accostano alla parola migrante. Quei migranti arrivano sui nostri lidi - pochi lo sanno, molti fingono di non saperlo - ancora per le conseguenze dell'imperialismo e del colonialismo inglese e francese nel Medio-oriente e altrove, iniziato nel 1880, sempre alla ricerca del petrolio. Non tanto diversamente, poi, da come milioni di meridionali sono approdati a lidi settentrionali italiani ed esteri.

giovedì 15 febbraio 2018

L'era dell'ottimismo, il film/work in progress di Antonio Fortarezza all'Auser di Foggia

Foggia, ombelico di un Mezzogiorno sospeso tra passato e presente, tra memoria e futuro, tra sviluppo e sottosviluppo. È un viaggio tra immagini non convenzionali di Foggia e su Foggia, quello proposto dallo sguardo militante di Antonio Fortarezza, filmaker foggiano che risiede a Milano, aduso ad esplorare e raccontare situazioni di confine. Sarà forse proprio questa fatale distanza che lo separa dalla sua città natale (ne parlò in una bella lettera meridiana intitolata Andare via da Foggia per imparare a volerle bene, che potete leggere qui) a fargliela guardare in un modo che non t'aspetti. A farti scoprire questa dimensione simbolica di Foggia città meridionale per eccellenza, che in sé assomma i problemi ma anche le potenzialità di un Sud che in fondo è tutto ancora da conoscere e da esplorare.
L'idea di questo film, dichiaratamente work in progress, è nata guardando i materiali già girati da Antonio. Messi infila  compongono una originale playlist su questa Foggia-Mezzogiorno da scoprire, e sono base di un progetto  che via via si consoliderà. Il viaggio comincia il 16 febbraio, alle ore 18.00 nella sala dell’Auser (in via Libera 38 a Foggia), in concomitanza con il primo appuntamento del corso-laboratorio di linguaggio multimediale promosso dall’Auser e coordinato da Geppe Inserra.
L’era dell’ottimismo è il titolo, volutamente provocatorio, di questo che Fortarezza definisce come “brogliaccio iniziale” di un lavoro più complesso che accompagnerà il corso e il laboratorio, fino al prodotto finale, che sarà un vero e proprio film su Foggia/Mezzogiorno.
La prima tappa mette assieme diversi video girati nel corso dagli anni da Fortarezza a Foggia, vista e raccontata come luogo simbolico del Mezzogiorno, dipanandosi tra le tante contraddizioni della città: le gru che assediano preziose testimonianze del passato, come la Masseria Pantano, le pale eoliche che circoscrivano l’orizzonte una volta sconfinato del Tavoliere, ma anche le tradizioni, i cantanti neo melodici, gli sguardi e la vivacità dei terrazzani, i colori del mercato Rosati.
Qual è la vera Foggia?
A questa domanda cercherà di dare una risposta il work in progress che scandirà gli appuntamenti del corso-laboratorio.
L'iscrizione al laboratorio è gratuita, e può essere effettuata anche durante la serata di apertura.

mercoledì 14 febbraio 2018

La Foggia-Lucera tra le dieci migliori ferrovie italiane per pendolari

Che bella soddisfazione per Ferrovie del Gargano. La Foggia-Lucera finisce nelle BuoneNotizie del Corriere della Sera, blog e supplemento che il quotidiano milanese dedica alle cose che funzionano in Italia.
Riprendendo i risultati del rapporto Pendolaria 2017 di Legambiente, la redazione classifica la linea gestita da Fergargano tra le dieci migliori ferrovie per pendolari d’Italia.
“Un buon esempio di recupero di vecchie infrastrutture ferroviarie non più utilizzate è in Puglia - si legge nella relativa scheda-. La tratta dei 21 km Foggia-Lucera, dopo 42 anni, dal 2009 è stata riattivata e da allora viene gestita dalle Ferrovie del Gargano. Il materiale rotabile utilizzato è di ultima generazione, con una capacità di 300 passeggeri, e collega in circa 15 minuti i due Comuni interessati con 56 corse giornaliere.”
La ferrovia che collega il capoluogo dauno con Lucera viene classificata al decimo posto, ed è la sola ferrovia pugliese presente nella classifica delle migliori, nonché una delle poche meridionali.
Per la cronaca, nella graduatoria figura anche un’altra ferrovia pugliese, la Bari-Corato-Barletta, tristemente nota per il tragico incidente avvenutovi nell’estate del 2016: anche questa ferrovia figura al decimo posto. Ma tra le peggiori.

Viaggiando tra i ricordi, buon San Valentino (di Francesco A.P. Saggese)

Stai attraversando ancora le ore che dalla notte ti portano al giorno, con le palpebre chiuse sugli occhi, quando pensi che oggi a Vico, nel paese dove sei cresciuto, si festeggia san Valentino, prete e martire.
Vorresti così aprire quelle palpebre lontano da qui, dove la vita ti ha voluto, e spalancarle sulle arance dorate circondate dai rami di alloro profumato, che sembrano guardarti mentre attraversi corso Umberto.
Così cominci un viaggio di pensieri, mentre ti abbandoni ai doveri della giornata riposti sulla scrivania.
E pensi che almeno oggi per un momento ogni vichese, in qualsiasi angolo di mondo si trovi, penserà - come te - al Santo del paese, che con l’indice puntato verso l’alto attraverserà in processione le strade di Vico.
Quando eri bambino non si andava a scuola, pensi.
San Valentino avrebbe portato anche qualche fiocco di neve, che magari avresti assaporato con un filo di vincotto.
E te le immagini le campane, suonate a festa per l'occasione che da quattrocento anni le fa rincorrere una dietro l’altra.
Te lo immagini il Santo appena fuori dalla sua Chiesa, con alle spalle l'albero dell'ulivo posato sull'orizzonte, le tre torri simbolo di fortezza e l'acqua che scorre sotto il ponte a ricordare le sorgenti, i simboli raffigurati nello stendardo del Comune, dove vorresti rivedere anche un arancio, come forse un tempo fu.
Ora passa sotto la corte del castello di Federico II, la gente è infreddolita e assiepata ai bordi delle strade, il segno di croce di un’anziana sul balcone, l'incrocio con il fraticello d'Assisi (posto come fosse un faro di luce a snodo delle principali vie del paese), la benedizione degli agrumeti al Carmine per chiedere protezione dalle gelate dell’inverno, i fragorosi fuochi d’artificio, un palloncino che vola via lontano dalla mano di un bambino.
È lo stesso palloncino che ti è scappato di mano tanti anni fa, te l’aveva comprato tuo nonno, che per un giorno almeno dell’anno aveva lasciato le cure della campagna per onorare il patrono di Vico, delle sue terre indurite dall'uomo, dei suoi figli, vicini e lontani, nel mondo ormai sparsi.
Buon San Valentino a tutti.
Francesco A.P. Saggese
(Foto di Pasquale D'Apolito)

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria

La mia generazione ha suonato, cantato e amato Fabrizio De André e Francesco Guccini perché viaggiavano in direzione ostinata e contraria, perché erano altri, non andavano in televisione e tantomeno a Sanremo.
Una fiction su Faber è già in se stessa un attentato alla memoria.
Ieri sera non ho resistito più di dieci minuti a guardare Principe Libero. D'accordo, è difficile trasformare la poesia in fiction, ma quelli della Rai non hanno pudore quando si tratta di raccontare vite reali e piene di valori, piegandole ai loro canoni insulsi e ai loro format pecorecci.
Opera di demolizione già riuscita con Giuseppe Di Vittorio presentato come uno che tra un amore e l'altro dedicava un po' di tempo al sindacato. Ieri sera, quando ho sentito le canzoni di Fabrizio svilite a commento musicale, ho chiuso lì.
Canzoni che hanno segnato un'epoca e che hanno senso solo se cantate, solo nel loro contesto, con le loro parole, ridotte a banali arpeggi.
Stasera c'è la seconda puntata. Non la vedrò. Vi invito, voi che avete amato e suonato e cantato DeAndré, quello vero, e non quello finto e patinato del Principe Libero, a fare altrettanto.
Come?
Eccovi alcune istruzioni per l'uso. Poi mi dite.

martedì 13 febbraio 2018

Bandiere e primavere: quando la Capitanata e Manfredonia sognavano, e volavano


Non succede spesso che alla presentazione di un libro che racconta episodi pure importanti di storia del territorio assistano più di centocinquanta persone, e che il libro si venda al banchetto a ciò preposto, come se si trattasse del romanzo in cima alle classifiche. È successo sabato scorso, al Laboratorio Urbano Culturale di Manfredonia, e in fondo non c’è poi da meravigliarsi più di tanto. Perché si trattava della presentazione di “Bandiere e Primavere”, scritto (per i tipi di Edizioni del Rosone) da Salvatore Castrignano: uno che gli eventi narrati li ha vissuti in prima persona, ed è tra ultimi grandi protagonisti di quella Capitanata che sognava, lottava, programmava, e caparbiamente cercava di costruire il suo futuro.
Castrignano ha guidato la Cgil di Capitanata provenendo da quel grande laboratorio di sperimentazione politica e sindacale e di cambiamento che è stato Manfredonia. Il libro racconta la storia sociale e produttiva della città sipontina, e del suo territorio di riferimento tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta. Si tratta del periodo nevralgico che va dalla industrializzazione targata Enichem, fino alla crisi dello stabilimento petrolchimico, passando per altri momenti cruciali come la costruzione del nuovo porto e le partecipazioni statali. Si può dire che nel bene e nel male a Manfredonia si siano vissute e sperimentate tutte le diverse stagioni dell’industrializzazione, e non è un caso che proprio da questo laboratorio così minuziosamente ricordato da Salvatore Castrignano, sia poi venuto fuori quel contratto di area che ha rappresentato uno dei modelli più importanti di programmazione negoziata e di concertazione di tutta l’Italia.
La serata è stata caratterizzata dalla partecipazione di diversi e qualificati relatori, che hanno svolto i loro interventi davanti ad una sala gremita in ogni ordine di posto. Una partecipazione nutrita, appassionata, per una riflessione a più voci. Castrignano ed il suo bel libro sono riusciti a mettere attorno allo stesso tavolo, ed anche questa non è cosa da poco, istituzioni scientifiche come l’Università, istanze nazionali del sindacato (la Cisl),  il mondo ecclesiale, associazioni di eccellenza come Lavoro&Welfare e Casadivittorio. Ed è bello prendere atto che ragionare di sviluppo richiama ancora attenzione e passione: una lezione su cui la politica, ridotta ormai solo alle esternazioni social, dovrebbe riflettere. Bravo, Castrignano.
Ma veniamo al resoconto della intensa serata.

L'omaggio di Giuseppe Galasso a Foggia bombardata: "Contributo inestimabile per la coesione nazionale"

Con Giuseppe Galasso scompare uno dei più lucidi protagonisti del pensiero meridionale e meridionalista. È stato un insigne storico, un uomo di cultura, ma anche un illuminato politico: si deve a lui la prima organica legislazione in materia di beni culturali e paesaggistici che il Bel Paese abbia avuto.
Bastava ascoltarlo anche una volta sola, per restarne arricchiti. È quanto ho avuto il piacere di sperimentare direttamente e personalmente in occasione di una sua conferenza foggiana, cinque anni fa, quando fu ospite della Provincia per la presentazione de Le Terre della Dogana, opera omnia o quasi del grande storico e saggista di San Marco in Lamis, Tommaso Nardella. Galasso tenne una intensa lectio magistralis su un tema decisamente originale, Le molti voci del meridionalismo.
Mi colpì molto il modo con cui Galasso interpretò la tragica estate vissuta da Foggia nel 1943 e la successiva ricostruzione della città, inserendole nel più ampio contesto del contributo meridionale alla coesione nazionale.
In quel pomeriggio di cultura e di riflessione nella Sala del Tribunale di Palazzo Dogana, Galasso offrì una visione del tutto originale della "questione meridionale" ricordando come la locuzione comparve per la prima volta sul giornale partenopeo Roma, nel 1864, e come essa coincidesse con il brigantaggio, "che fu un grande e drammatico problema", manifestando un aperto scetticismo verso alcuni tentativi di recuperarlo come parte dell'anima e dell'identità meridionale.

lunedì 12 febbraio 2018

Foggia da sogno: Palermo sorpassato e surclassato

L'hanno vinta Stroppa e Nember. E l'abbraccio caloroso del mister al direttore sportivo dopo il gol del pareggio la dice lunga sulla portata della svolta operata dal calcio mercato autunnale. È un'altra squadra. Forte. Competitiva.
Alla Favorita, il Foggia è stato costretto alla rimonta, dopo essere passato in svantaggio con un rigore vincente battuto da Nestorovski per una ingenuità di Loiacono in area.
Ma si trattava di un risultato bugiardo, perché, dopo un primo tempo in cui il Palermo aveva esercitato una supremazia territoriale netta, ma sterile, i satanelli avevano giocato un inizio di ripresa arrembante, creando numerosi pericoli alla porta dei padroni di casa, e soprattutto giocando un calcio migliore, più elegante ma anche più efficace rispetto ai rosanero.
La rete che ha sbloccato il risultato è stata frutto di un episodio, che però avrebbe potuto incidere negativamente sul morale dei rossoneri. Invece così non è stato.
Il Foggia ha continuato a macinare gioco costringendo il Palermo alla difesa. Attorno al 70', gli episodi decisivi: quando Coronado ha steso Gerbo (rosso diretto e padroni di casa in dieci) Stroppa aveva già chiamato le sostituzioni che si sarebbero rivelate determinanti. Fuori Greco e Nicastro, dentro Scaglia e Duhamel.
Al 78' il gol del pareggio, firmato proprio da due neo-entrati: assist di Scaglia per Mazzeo che intelligentemente ha servito il francese che dalla distanza ha fatto partire un tiro teso, che Posavec è riuscito soltanto a toccare, senza evitare che si insaccasse in rete.
In inferiorità numerica, il Palermo è andato ancora più in affanno. Il Foggia è diventato padrone della partita, che ha fatto sua all'84° con un altro eurogol di Kragl, sempre su assist di Scaglia. Tiro da fuori area su cui il portiere siciliano non ha potuto fare nulla.
L'arrembaggio finale del Palermo ha fruttato ai siciliani solo una traversa colpita da Nestorovski. Ma sul risultato c'è poco da dire. Il Foggia ha strameritato la vittoria dominando il match. Stroppa le ha azzeccate tutte, ma proprio tutte.
Con la vittoria di Palermo il Foggia porta a quota tre la striscia di vittorie consecutive: nove punti in tre settimane che consentono ai satanelli di raggiungere il Perugia al 12° posto, e di staccare di 4 punti la zona play out.

Non solo Nicola di Bari, Raf e Renzo Arbore: tutti i foggiani al Festival di Sanremo

Me l'aveva anticipato e promesso telefonicamente, Maurizio De Tullio che avrebbe setacciato i suoi archivi alla ricerca di tutti i foggiani e dauni che sono passati sul palco del Festival di Sanremo, come cantanti, autori, musicisti e produttori. Ed ecco il risultato della sua certosina ricerca. Confesso che non mi aspettavo un elenco così nutrito, il che conferma che Foggia possiede una vocazione musicale profonda e radicata, forse non valorizzata quanto si dovrebbe.
Il prezioso lavoro di estrazione di De Tullio conferma anche quanto sia importante registrare - mettendo nero su bianco le loro storie - le tracce lasciate dai personaggi nati in una terra, così come ha fatto in modo impareggiabile nel suo Dizionario biografico di Capitanata.
Le biografie raccontano storie profonde di un territorio: ne scandiscono l'identità, svelano tratti inattesi, quand'anche si tratta "soltanto" di canzoni...
Proprio per questo, mi piace aggiungere all'elenco compilato da Maurizio un paio di nomi, e non perché l'autore li abbia dimenticati. Formalmente, Lorenzo Zecchino e Patrick Samson, non sono strettamente foggiani, ma vivono a Foggia da così tanto tempo da ben meritare il titolo di foggiani d'adozione e d'elezione.
Nato ad Ariano Irpino 55 anni fa, Lorenzo Zecchino prese parte alle edizioni del Festival della Canzone Italiana che si svolsero nel 1992 e nel 1993, ottenendo un buon riscontro di pubblico e di critica con Che ne sai della notte e Finché vivrò. Patrick Samson, nato a Beirut 72 anni or sono, interprete della celeberrima Soli si muore, non ha mai partecipato al Festival del Sanremo, ma sarebbe delittuoso non ricordarlo, per il ruolo importante che ha avuto e continua ad avere nel mondo della musica leggera foggiana, così come Zecchino.
Buona lettura. (g.i.)
* * *
La più antica, appassionante e discussa manifestazione canora italiana, cioè il Festival di Sanremo, è un appuntamento irrinunciabile per milioni di italiani. Lo è, in particolare, da quando la televisione ha fatto capolino nelle nostre case e da quando i Social hanno invaso la nostra vita lo è ancor più.
Dal 1951 ad oggi, nelle 68 edizioni della rassegna canora sanremese, quanti sono stati i Foggiani (intendendo per tali quelli del capoluogo e quelli nati in provincia) che vi si sono affacciati?
A questa domanda, che con gusto ho provato a fare nel corso degli anni a tanti amici e interlocutori, mi è stato risposto che tranne Nicola di Bari, Rosanna Fratello, Renzo Arbore e Raf nessuno ricorda altri nomi.

sabato 10 febbraio 2018

Grazie a Gazzè, la bellezza di Vieste alla ribalta nazionale

Com’era facile prevedere, la bella canzone di Max Gazzé che al Festival di Sanremo ha messo in versi e musica la Leggenda di Cristalda e Pizzomunno sta portando Vieste all’attenzione della stampa nazionale e internazionale.
Va sottolineato che la bella canzone non racconta una storia che potrebbe essere ambientata in tutte le parti del mondo, ma una leggenda fondata su uno dei maggiori attrattori turistici della cittadina garganica, riconosciuta capitale del turismo pugliese: il faraglione che svetta sulla spiaggia di levante, che viene espressamente citato, così come Vieste.
“Con una dolcezza degna di una poesia - scrive l’Huffington Post -, il cantante rievoca la leggenda di Cristalda e Pizzomunno diffusa a Vieste, città pugliese famosa per il suo mare cristallino.”
Il quotidiano si sofferma naturalmente proprio sul faraglione, citando Gazzè che canta: "Così la gente lo ammira tuttora gigante di bianco calcare che aspetta il suo amore rapito e mai più tornato. Ma la leggenda del tragico amore - conclude l’Huffington Post -, continua e narra che ogni cent'anni in un alba d'agosto la bella Cristalda risale dagli abissi per rivivere la sua storia d'amore con Pizzomunno tornato uomo.”
Erano in molti ad aspettarsi, prima di Sanremo, una notevole ricaduta in termini di immagine per Vieste. Ma erano in pochi a prevedere una risposta così entusiasmante, merito soprattutto della bellezza della canzone, tutt’altro che scontata o furba, come spesso succede nella musica leggera italiana. Una canzone scritta con il cuore, che trasuda poesia.
I viestani, i garganici, i pugliesi incrociano le dita e sognano che Cristalda e Pizzomuno possa svettare stasera e tornare ad abbracciarsi, sul gradino più alto del podio sanremese.

venerdì 9 febbraio 2018

Il televoto a Sanremo? Una bufala, ed ecco perché

Cosa pensereste della legittimità, della correttezza e della serietà di una votazione in cui non viene garantita la possibilità di partecipazione a tutti quanti ne hanno o ne avrebbero diritto? A voler essere buoni, io penserei che è una bufala. A voler essere meno buoni, che è una gran presa per i fondelli.
Purtroppo la mentalità pecoreccia di certi dirigenti Rai non viene mai meno. Neppure in occasione di una gran bella edizione del Festival dei Festival, com'è quella firmata da Claudio Baglioni.
In questa fattispecie rientra il televoto, strombazzato e pubblicizzato, almeno una cinquantina di volte a sera. Non tutti possono esercitarlo, perché non tutti i gestori telefonici sono abilitati, presumibilmente perché non hanno sottoscritto il contratto con la Rai.
L'ho scoperto mio malgrado ieri sera, mentre mi accingevo ad esprimere le mie preferenze. Provo dal telefono fisso, e la voce dell'operatore mi informa che la linea non è abilitata a questo tipo di operazione. Allora provo a mandare l'sms al numero telefonico indicato, ottenendo l'identico risultato.
Basta una rapida ricerca in rete per scoprire la verità: il mio operatore (Fastweb, sia per il fisso che per il mobile) non è abilitato al servizio. Mica cosa da poco tenendo conto che, bilancio della società alla mano, questo gestore conta su quasi 2 milioni e mezzo di utenti sulla rete fissa e più di un milione su quella mobile.
Gli operatori abilitati sono soltanto TIM, Vodafone e Wind Infostrada per la rete fissa e TIM, Vodafone, Wind, H3G e PosteMobile per quella mobile.
Nulla di illecito, per carità, ma almeno per trasparenza occorrerebbe che il meccanismo fosse chiarito. Il televoto non riguarda tutti gli italiani. E che a provocare questo vulnus sia la televisione pubblica (senza che nessuno protesti) è a dir poco sconcertante.
E dire che la regolarità della procedura è garantita da un regolamento (ispirato alle norme dettate in materia del Garante delle Comunicazioni) che però si limita a scongiurare la possibilità di abusi ed usi distorti dello strumento del televoto,  glissando sul fatto, sostanziale, che dovrebbe essere garantita la possibilità e il diritto di esercitarlo a tutti quelli che vorrebbero partecipare al televoto, e non solo agli utenti di certi gestori.
Per la cronaca, e per quelli cui la cosa può interessare, i miei cinque voti sarebbero andati a:

  • Max Gazzè, "La leggenda di Cristalda e Pizzomunno"
  • Enzo Avitabile e Peppe Servillo, “Il coraggio di ogni giorno”
  • Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico, “Imparare ad amarsi”
  • Diodato e Roy Paci, “Adesso”
  • Decibel, “Lettera dal Duca”



Gazzé e la canzone su Vieste premiati dalla giuria demoscopica

Comunque vadano le cose, il sessantottesimo Festival di Sanremo un suo vincitore ce l’ha già. Anzi, una vincitrice: Vieste, capitale del turismo pugliese, immortalata da Max Gazzè che ha messo in versi e musica la leggenda garganica più antica e struggente, la storia di Pizzomunno trasformato nel faraglione di pietra che si erge maestoso sulla spiaggia viestana di ponente, vittima della vendetta delle sirene che rapiscono la bellissima Cristalda (che nella versione originale della storia si chiama Vesta), di cui era innamorato.
Ogni cento anni, lo sfortunato marinaio trasformato in pietra torna umano, e torna ad incontrarsi con Cristalda, che non lo ha dimenticato: “Io ti resterò / Per la vita fedele / E se fossero pochi, / anche altri cent’anni! / Così addolcirai gli inganni / Delle tue sirene…”
Belli sia i versi che l’interpretazione di Max Gazzè che sembra riscuotere successo e attenzione: La leggenda di Cristalda e Pizzomunno veleggia nella zona più alta della classifica provvisoria (stilata sulla base dei giudizi della giuria demoscopica) e potrebbe addirittura vincere il Festival.
Se volete leggere la storia intera di Vesta e Pizzomunno, nella versione dello scrittore di Carpino, Giuseppe D'Addetta, la trovate qui.
Il testo della canzone fa espresso riferimento alla cittadina garganica,  che tra breve - com’è stato annunciato dal sindaco Giuseppe Nobiletti - accoglierà il cantautore romano come suo cittadino onorario. Un giusto e doveroso riconoscimento per una gran bella canzone ed uno squisito omaggio alla tradizione del Gargano.
     

La donna giusta di Caterina Ambrosecchia al Mondadori Bookstore

La narrativa al femminile si sta ritagliando un ruolo sempre più significativo nella letteratura italiana contemporanea, e Foggia ospiterà questo pomeriggio un evento particolarmente significativo. Alle ore 18.30, la scrittrice materana Caterina Ambrosecchia presenterà il suo romanzo La donna giusta, edito dalla casa editrice barese Gelsorosso, alla libreria Mondadori Bookstore (via Oberdan 9/11).
L'autrice converserà con Fulvio Di Giuseppe, direttore del giornale on line Foggia Città Aperta. Il romanzo, presentato in anteprima nazionale al Salone Internazionale del Libro di Torino 2017, è stato successivamente presentato in varie località abruzzesi, lucane, pugliesi e calabresi riscuotendo dovunque un notevole interesse.
Qualche settimana fa si è classificato terzo al Rende Book Festival di Rende (CS). Caterina Ambrosecchia racconta le vicende di tre donne, Luigia, Libera e Monica: tre vite che si appartengono e si intrecciano tra passato e presente, tre generazioni che si caratterizzano per la loro forza e la volontà di vivere le emozioni andando continuamente alla ricerca di sé.
I luoghi sono quelli del Sud Italia: non paesaggi geografici, però, ma piuttosto mappe dell’anima e ambienti umani.
La storia inizia con un lutto: Luigia, la madre di Libera, è morta. Il ritorno al paese non può essere più triste. Libera vi giunge con il marito e con la figlia Monica. Dopo il funerale Monica, quasi per caso, ritrova una vecchia scritta incisa nella pietra e così inizia un viaggio nel passato che le svelerà ciò che sua madre non le ha mai rivelato.
Caterina Ambrosecchia è nata a Matera, dove vive e insegna Scienze umane e sociali e Psicologia.
Laureata in Filosofia presso l’Università degli Studi di Bari, ha pubblicato "Sedano 40", una raccolta di aforismi e brevi racconti, e "Ibraforever", un manuale sul mondo del calcio e della scuola.
La donna giusta è il suo primo romanzo. Potete leggere qui una interessante intervista a questa talentuosa scrittrice.
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