martedì 31 ottobre 2017

Pulita la chiesa di San Tommaso, ma i lavori di recupero slittano a tempo indeterminato

Quel che è giusto, è giusto, e va detto. Ricordate la denuncia di Lettere Meridiane sull'avvilente situazione di sporcizia e di degrado che abbruttiva la facciata della Chiesa di San Tommaso?
Dietro la recinzione che circonda il perimetro della più antica chiesa cittadina si era accumulata tanta sporcizia e persino rifiuti.
L'Amiu ha provveduto alla pulizia e preso in carico l'area che adesso, come mostrano le foto, si presenta senz'altro più decorosa.
Certo, resta l'amarezza per quella recinzione, destinata a restare lì per chissà quanto tempo.
L’area che circonda il tempio è stata messa in sicurezza: da tempo l’edificio è inagibile, e sono necessari lavori di consolidamento e di restauro, per il quale la Chiesa aveva anche ottenuto un cospicuo finanziamento: un milione e 150.000 euro.
Era stato predisposto un progetto ma, al momento di mandarlo a Bari con il relativo carteggio, sembra che i sacerdoti responsabili dell’appalto non se la siano sentita di sottoscriverlo, ragion per cui lo stesso Arcivescovo, mons. Vincenzo Pelvi, avrebbe bloccato la procedura.
La somma concessa dalla Regione Puglia doveva essere la prima tranche di un più ampio finanziamento, che avrebbe consentito di coprire l’intera spesa necessaria. Pare, invece, che i prelati non se la siano sentita di avviare i lavori in assenza di certezze sulla copertura finanziaria, nonostante che dalla Regione Puglia avessero fornito ampie rassicurazioni che sarebbero state erogate ulteriori tranche, sia il governatore Michele Emiliano che l’assessore al bilancio, Raffaele Piemontese, che si era particolarmente impegnato per la concessione del contributo.
Conclusione: il finanziamento è sfumato e con esso una preziosa, insostituibile opportunità per avviare il recupero di una chiesa che per Foggia ha un inestimabile valore storico e identitario.
Secondo la tradizione, il tempio sorse per accogliere l’Iconavetere, subito dopo il prodigioso ritrovamento del tavolo della Madonna dei Sette Veli, patrona del capoluogo dauno.
Un brutto colpo alle speranze di quanti sognano che la Chiesa possa riaprire i battenti. Adesso, non si sa se e quando potranno essere cantierizzati i lavori.
È possibile leggere tutta la rocambolesca storia del progetto e del mancato finanziamento nel blog di don Fausto Parisi.

Pasquale di Cicco cittadino onorario foggiano

Da ieri mattina, Foggia ha un cittadino in più, e non possiamo che rallegrarcene: è Pasquale di Cicco, scrittore, intellettuale, archivista e storico appassionato delle cose foggiane. Campano di nascita, è stato insignito della cittadinanza onoraria, così come aveva deliberato l'estate scorsa il Consiglio Comunale del Capoluogo dauno.
La formale consegna del riconoscimento ha avuto luogo nel corso di una cerimonia sobria, ma sentita e partecipata, che si è svolta  nell'aula consiliare del Municipio, alla presenza del sindaco, Franco Landella, del presidente del consiglio comunale, Luigi Miranda, assessori e consiglieri comunale, una nutrita rappresentanza di congiunti e amici, ma soprattutto i tanti collaboratori e colleghi dell'Archivio di Stato di Foggia, che per decenni di Cicco ha diretto con passione, competenza ed abnegazione, facendolo diventare uno degli Archivi più ordinati e importanti d'Italia.
Sia Landella che Miranda hanno sottolineato, nei loro interventi, il ruolo prezioso che, con la sua certosina attività di ricercatore e di saggista, Di Cicco ha svolto per recuperare preziosi documenti del passato foggiano (come la riedizione del Libro rosso della città di Foggia, andato distrutto nell'incendio dell'archivio comunale nel 1898 o l’imponente lavoro di trascrizione del Giornale Patrio Villani) che hanno permesso di ricostruire pagine importanti della storia cittadina, che sarebbero rimaste diversamente oscure.
Ringraziando commosso per la cittadinanza onoraria, di Cicco ha a sua volta ricordato l'amore che ha sempre nutrito per Foggia, sua città di adozione, e l'importanza raggiunta dall'Archivio di Stato, per la professionalità e la dedizione dei colleghi che lo hanno affiancato in tanti decenni di lavoro.
Di Cicco ha voluto rivolgere anche un particolare ringraziamento a Maurizio De Tullio, che per primo formulò la proposta della cittadinanza onorario, e a Lettere Meridiane che quella proposta raccolse, promuovendo una petizione sottoscritta da centinaia di intellettuali e cittadini foggiani.
Possiamo tutti esserne contenti.
È veramente bello che Foggia si sia ritrovata unita, nel segno della cultura e dell'attenzione per la storia e il passato, nel rendere merito a chi, come di Cicco, tanto ha fatto per dare valore alla memoria foggiana, facendone una risorsa di futuro.
A Pasquale di Cicco, Maurizio De Tullio ha dedicato un'approfondita scheda bio-bibliografica, facente parte della sezione "La Meravigliosa Capitanata" del sito della Biblioteca “La Magna Capitana”. A causa di un guasto al server della biblioteca, da tempo la scheda non è disponibile per la lettura. Potete leggerla e scaricarla cliccando qui.


lunedì 30 ottobre 2017

L'antica Capitanata che non c'è più: l'isola di Pelagosa

Un pezzo dell’antica Capitanata emerge dalle carte custodite dalla Biblioteca Nazionale Francese, che l’ha messa on line grazie al suo straordinario archivio digitale, Gallica. È l’Isola di Pelagosa, un piccolo arcipelago oggi croato, ma che per svariati secoli ha fatto parte della provincia di Foggia.
Lettere Meridiane se n’è occupata in passato perché, nonostante un accordo internazionale preveda che i pescatori italiani (sono soprattutto quelli di Manfredonia che vi si recano) possano gettare le reti nelle acque dell’arcipelago, sovente chi si è avventurato a Pelagosa è stato fermato e pesantemente multato dalle autorità croate.
Straordinario patrimonio ambientale, paesaggistico e naturalistico, la carta custodita dalla Biblioteca Nazionale Francese è verosimilmente tra le poche e più antiche che siano state realizzate su Pellagrosa.
L’ha disegnata, “a volo d’uccello” il cartografo italiano Vincenzo Maria Coronelli, nel 1689. Fa parte di una pubblicazione più ampia, che comprende anche altre carte, e fa parte della raccolta, curata dallo stesso Coronelli, Citta, fortezze, isole, e porti principali dell'Europa, in planta, et in elevatione, descritte, e publicate ad uso dell'Accademia Cosmografica degli Argonauti.
Quella raccontata da Pelagosa è una storia tanto bizzarra quanto avvincente. Alcuni ritrovamenti archeologici fanno pensare che sia stata abitata fin dall’antichità, forse addirittura dalla preistoria. Si trovò prima sotto il dominio di Venezia, quando questa era una potente repubblica marinara, per passare sotto quello dei Borboni, che la ripopolarono.
È proprio durante il Regno delle Due Sicilie che l’Arcipelago ha fatto parte del territorio della Provincia di Foggia. Con l’Unità d’Italia, l’isola fu al centro di una contesa tra Italiani e Austriaci, che in sostanza l’occuparono, costruendovi il faro, uno dei più grandi di tutto il Mediterraneo. Con la prima guerra mondiale, Pelagosa tornò italiana, per essere aggregata, però, non più con la Capitanata ma con la provincia di Pola.
A segnare definitivamente i destino dell’isola fu la seconda guerra mondiale. Il trattato di pace sancì il suo passaggio alla Iugoslavia, confermando tuttavia i privilegi ai pescatori italiani. Privilegi che sono stati però ripetutamente disattesi, da quando, con lo scioglimento della Iugoslavia, Pelagosa e le altre isole che ne compongono l’arcipelago sono finite in mano croata.
Come mai i nostri dirimpettai nell’Adriatico si ostinano a non riconoscere i diritti dei pescatori italiani legittimati dal Tratto di pace? Questa è un’altra storia, che prometto di raccontarvi domani.
Per il momento, gustatevi la carta di Coronelli. Quella originale, estratta da Gallica (cliccando qui potete accedere alla pagina) è in bianco e nero.
Per gli amici e i lettori di Lettere Meridiane c’è anche una versione colorizzata, realizzata utilizzando - come abbiamo fatto spesso negli ultimi mesi (cliccando qui accedete a tutte le foto colorizzate pubblicate dal blog, con i relativi commenti)  la tecnica di intelligenza artificiale “profonda” di Satoshi Iizuka, Edgar Simo-Serra e Hiroshi Ishikawa (Let there be Color!: Joint End-to-end Learning of Global and Local Image Priors for Automatic Image Colorization with Simultaneous Classification).
Per guardarle o scaricarle in alta risoluzione, cliccare sui collegamenti qui sotto:

domenica 29 ottobre 2017

Il telecronista di Sky: "Sembra di stare allo Zaccheria, mai vista una tifoseria così"

La hola dei tifosi del Foggia sugli spalti del "Piola" di Vercelli
Il Foggia si getta alle spalle la crisi e passa al Silvio Piola di Vercelli con una prestazione maiuscola. Quattro a uno il risultato finale, con doppietta di Mazzeo (entrambi i gol su rigore) e reti di Chiricò e di Fedato.
Più eloquente che mai il tabellino statistico: ben 18 i tiri del Foggia (13 dei quali in porta) contro gli 8 (5 in porta) dei padroni di casa. A favore dei rossoneri anche gli assist (3-2) e il bilancio delle palle perse (22 quelle del Foggia, 26 quelle dei vercellesi) e di quelle recuperate (27 a 24). 8 a 2 a favore dei satanelli il conto dei corner, larga anche la supremazia per quanto riguarda il possesso palla: 35:58 il Foggia, 27:05 quello della Pro Vercelli, per un tempo totale di gioco 94:49.
Insomma una serata da incorniciare, che probabilmente apre una fase nuova nella stagione rossonera.
Ma a fare spettacolo non ci hanno pensato soltanto i satanelli. Come ormai si sta ripetendo ad ogni trasferta rossonera sono stati padroni del campo anche i tifosi: e pensare che la trasferta di Vercelli (850 km) era la più lunga del campionato.
Massimo Tecca, inviato da Sky a commentare la partita (andata in onda su Sky Calcio Hd), che già aveva usato espressioni entusiaste verso il pubblico foggiano in occasione della partita a Cesena, non sta nella pelle: "I tifosi rossoneri non hanno smesso di cantare per un solo attimo. Sembra di essere allo Zaccheria.
Davvero rara in serie B una tifoseria che segue la sua squadra con tanto affetto. In 4.100 a Cesena, in 1.500 stasera, sparsi nei diversi ordini di posto, perché la curva riservata agli ospiti è andata subito esaurita."
Una volta tanto Foggia fa parte bene di sè, in termini di sportitività e di civiltà. Tutti bravi, squadra, tecnico, dirigenti, tifosi.

Quando Foggia e la Capitanata erano... campane

Guardate un po’ cosa ho trovato, nel prolifico e mai troppo lodato archivio di Gallica, la biblioteca digitale della Biblioteca Nazionale Francese. Una carta stradale e corografica testualmente intitolata “Campania o Napoletano” che certifica come la Capitanata, subito dopo l’Unità d’Italia, fosse intrinsecamente campana, e come l’idea di Puglie o Puglia non fosse radicata e consolidata come si potrebbe pensare oggi. Si tratta di una primizia a tutti gli effetti, perché dalle note che correda il prezioso documento digitale ho appreso che si trattata della prima vista: se volete vederla anche voi nel sito di Gallica, cliccate qui. Se volete invece scaricarla ad alta risoluzione, digitalmente restaurata, leggete il post fino alla fine.
Pubblicata nel 1898 da un editore di prestigio come Antonio Vallardi, la carta inserisce nell’area del Napoletano, oltre alle province propriamente e storicamente campane, come Napoli, Avellino, Benevento, Caserta e Salerno, anche quelle di Foggia e Campobasso.
Senza saperlo, Vallardi disegna i tratti di una possibile macroregione ed anticipa alcune suggestioni che sarebbero maturate oltre un secolo dopo.
Dentro i confini del “Napoletano” mostrato dalla carta figurano le “Quattro Province” (Foggia, Campobasso, Benevento e Avellino) che nei primi anni del secolo, grazie ad una intuizione dell’allora presidente della Provincia di Foggia, Antonio Pellegrino, sottoscrissero una intesa istituzionale dando luogo ad un originalissimo esperimento di “federalismo dal basso”, che più che una nuova Regione vagheggiava un nuovo quadrante dello sviluppo meridionale, eleggendo le aree interne a rischio di desertificazione, a risorsa di futuro.
Dentro la carta di Vallardi c’è anche la Moldaunia sognata da Gennaro Amodeo e dagli altri componenti del comitato, che da alcuni anni chiede l’indizione di un referendum popolare, proponendo che la Capitanata lasci la Puglia e si fonda con il Molise.
L’insolita carta custodita nella Biblioteca Nazionale Francese, che potete scaricare in alta risoluzione cliccando qui, offre numerose suggestioni su come avrebbe potuto essere un pezzo d’Italia, se non avesse prevalso l’idea della Puglia.
Tra l’altro, sarebbe stata l’unica regione d’Italia tirrenico-adriatica, affacciandosi sui due mari più importanti che bagnano la Penisola. E forse, lo sviluppo del Mezzogiorno e della Capitanata avrebbe seguito direttrici diverse. E voi, che ne pensate?

sabato 28 ottobre 2017

Perchè il Foggia arranca, mentre le altre neopromosse volano.

Tre neopromosse - il Parma, il Venezia, la Cremonese - in piena zona play off, ex aequo al quarto posto, con 17 punti all’attivo. Del magnifico quartetto che alla fine della scorsa stagione ha detto addio alla Lega Pro, manca solo e proprio il Foggia, cioè la squadra regina, che quel campionato ha vinto, anzi stravinto conquistando in aggiunta la Supercoppa.
I rossoneri dimostrarono sul campo di essere di gran lunga la migliore squadra della Lega Pro: più punti delle altre promosse (85 il Foggia, 80 il Venezia, 78 la Cremonese, 70 il Parma, che si qualificò vincendo i play off), migliore differenza reti (+41, contro i +28 della Cremonese, i +27 del Venezia e i +19 del Parma) e, ciliegina sulla torta, l’entusiasmante conquista della Supercoppa ottenuta con due tonde vittorie, sulla Cremonese (3-1 allo Zaccheria) e sul Venezia (4-2, fuori casa).
Da allora sono passati soltanto cinque mesi, ma la situazione sembra capovolta.
Il Foggia si dibatte nei bassifondi della classifica, mentre l’eccellente performance di Parma, Venezia e Cremonese conferma che i valori tra Lega Pro e torneo cadetto sono più livellati di quanto non si creda, e aumenta lo sconcerto e l’amarezza dei tifosi rossoneri. Cosa è successo al Foggia?
I tifosi puntano l’indice verso il mercato, che non sarebbe stato all'altezza dell'obiettivo di allestire una formazione in grado di puntare alle zone medio-alte. Per vedere se hanno ragione, chiediamo soccorso alla statistica, utilizzando i dati (forniti dal sito specializzato transfermarkt.it) sul valore attuale della rosa, e paragonandoli a quelli della scorsa stagione, e delle altre neopromosse.
Per quanto riguarda il campionato in corso, effettivamente il Foggia è tra le compagini che possiede la rosa più “light” dal punto di vista del valore finanziario: 8,05 milioni, con un valore medio per giocatore pari a 298mila €. Terzultimo posto di questa virtuale classifica: appena un gradino sopra al Venezia (valore della rosa 7,73 milioni, valore medio 275mila €), ma largamente al di sotto di Parma (6° posto, valore complessivo della rosa 17,53 milioni di €, medio 584mila €) e Cremonese (9° posto, valore complessivo della rosa,  14,9 milioni di €, medio 514mila €).

venerdì 27 ottobre 2017

Il Sud è alla frutta. Ma si parla solo della "questione settentrionale"

Il divario tra il Nord e il Sud aumenta, segnale inquietante di un’Italia che ancora non è effettivamente "una". Della questione meridionale non parla ormai più nessuno. In compenso, esplode la questione settentrionale: due regioni, il Veneto e la Lombardia, chiedono maggiore autonomia, dopo aver convocato referendum consultivi che si sono conclusi con la schiacciante vittoria dei sì, una terza, l’Emilia Romagna, avvia una trattativa col Governo nella stessa direzione. Che ne sarà del Mezzogiorno?
A questo interrogativo ha cercato di rispondere l’incontro dibattito promosso dal Movimento Democratico e Progressista della provincia di Foggia, e una volta tanto non si è trattato della solita passerella politica, condita da slogan che lasciano il tempo che trovano, ma di una riflessione seria, profonda.
A fare la storia della questione meridionale ci ha pensato il direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno, Giuseppe De Tomaso, che è partito da lontano: “L’unità d’Italia è stata portata a compimento grazie al drenaggio fiscale da parte del Nord, che si è pagato le Guerre d’indipendenza con il prelievo forzato dalle casse del Mezzogiorno, poi i dazi doganali che hanno impoverito il Sud, infine l’intervento straordinario che ha sempre sostituito e mai veramente integrato quello ordinario, così come avrebbe dovuto essere. L’esito dei referendum deve preoccuparci perché mette in discussione la stessa Unità del Paese, dopo che certe politiche regionali, ma anche nazionali, hanno minato quella economica.”
De Tomaso ha spezzato una lancia in favore della Cassa per il Mezzogiorno: “Il divario si stava riducendo, fintanto che l’intervento straordinario veniva governato dall’agenzia nazionale, con il sopraggiungere delle Regioni ha ripreso a crescere.”
Tesi importante e sacrosanta, che andrebbe approfondita, ma sembra che nessuno se ne accorga. Intanto in Puglia le cose vanno perfino peggio, come ha tenuto a rimarcare il segretario regionale della Cgil, Pino Gesmundo: 53% di disoccupati, la metà dei pensionati costretta a vivere con 500 euro al mese, le povertà che crescono. “E l’attualità di oggi rilancia la questione settentrionale… I referendum del Veneto e della Lombardia dimostrano che si è perduta di vista una verità elementare: il Paese non si salva, se non tutti assieme. Bisogna cambiare registro, e in fretta. L’Europa è nelle mani di una tecnocrazia più attenta agli interessi delle lobby, che non a quelli della gente. C’è una classe politica che non riesce a diventare classe dirigente, che si limita ad interpretare la pancia della gente, e determina la propria visione e le proprie strategie, in termini di pancia e non di prospettiva. È per questo che, alla fine, le politiche dei diversi schieramenti si assomigliano. È invece necessario tornare ad avere una idea forte e consapevole di Paese.”
Insomma, è una questione politica, come si diceva una volta? Si, lo è. Ed è proprio dalla politica che bisogna ripartire. Lo ha detto a gran voce, nella Sala del Tribunale della Dogana gremita di gente, il politico per eccellenza: Massimo D’Alema. “Il Mezzogiorno soffre dell’assenza di politiche pubbliche. C’è bisogno di una politica nazionale del Mezzogiorno, che oggi non esiste.”
L’ex premier ha invitato il folto pubblico che affollava la Sala del Tribunale di Palazzo Dogana a non farsi illusioni per il prossimo futuro: “la stentata ripresa economica del Paese si concentra nel Centro Nord, che è ormai divenuto un’appendice dell’industria tedesca. E la ricchezza aggiuntiva prodotta dalla cosiddetta ripresa, va a vantaggio del profitto e della rendita.”
D’Alema ha snocciolato dati precisi anche rispetto alla presunta crescita occupazionale tanto propagandata dal governo. I dati della Banca d’Italia dicono che abbiamo 850.000 occupati in più, ma un miliardo e 100 milioni di ore lavorate in meno. L’apparente contraddizione si spiega col fatto che il precariato è cresciuto dal’11 al 20%.

I simboli nascosti e pieni di fascino della Cripta della Cattedrale di Foggia

Foggia è una città che nel corso della sua storia plurisecolare ha dovuto fare spesso i conto con la damnatio memoriae. Guerre, terremoti, saccheggi ed altri accidenti hanno rarefatto e talvolta distrutto i segni della memoria, e le tracce dell'identità, quei simboli che portano chi vive in un luogo a farlo con maggiore consapevolezza, se non con orgoglio.
È tutto perduto? No. L'oltraggio del tempo e l'inclemenza della storia hanno cancellato molte tracce, ma non tutte. Dobbiamo abituarci a ritrovarle nel dettagli, che spesso racchiudono suggestioni, emozioni da riconquistare, una bellezza da riscoprire.
Come la Cripta della Cattedrale. Ringrazio di cuore Enzo Ficarelli per il suo splendido contributo su un particolare poco noto della bella lapide incastonata sulla porta d'ingresso della cripta, che racconta e svela il significato teologico della Cripta stessa.
Un dettaglio pieno di magia, di fascino e se volete di mistero, che dovrebbe spingerci tutti a guardare con più attenzione le strade e le piazze della città, cogliendone i tanti particolari che ci riconsegnano l'antica bellezza.
* * *
La porta d'ingresso della Cripta , sub corpore della nostra Cattedrale, è ornata da una lapide che rappresenta un eloquente manifesto dichiarativo della finalità stessa del sacro luogo, il Santo Sepolcro.
La lapide in basso riporta l'acronimo
S. o D. o S.
SANCTISSIMI
DOMINI 
SEPULCRUM
Ma cosa sono quegli anelli a sinistra e a destra della lettera D?
Sono due UROBORI.
L'Uroboro , da ouroboros composto di Oura (coda) e Boros (che morde),
è un simbolo eloquente e molto antico.
È un serpente che si morde la coda e la inghiotte chiudendosi in un cerchio ricreandosi continuamente e rappresenta l'infinito, la perfezione, l'immortalità.
È pertanto un simbolo palingenetico , di rinascita, della vita che dopo la morte si rinnova.
Simboleggia il potere che divora e rigenera se stesso, la metafora di una riproduzione ciclica e di conseguenza l'eternità, iconogaficamente rappresentata dal cerchio stesso.
Enzo Ficarelli

giovedì 26 ottobre 2017

Quando Foggia stava per diventare un hub internazionale di voli cargo

L’europarlamentare Elena Gentile, “coscienza critica” del tormentato iter dell’allungamento della pista del Lisa (si deve ad una sua interrogazione se è stata accertata l’impraticabilità del finanziamento pubblico al 95%, che la Regione aveva promesso con eccessiva disinvoltura), annuncia che tornerà a pronunciarsi sui dettagli della proposta del presidente della Regione Puglia. (Emiliano ha detto che verrà dislocata a Foggia la sede della protezione civile regionale, ma basterà questa, comunque apprezzabile, decisione, a scongiurare il tetto di spesa pubblica che le norme comunitarie fissano nel 75%?)
“Una proposta " gracile" che non ci porterà lontano” sostiene la deputata europea che intanto aggiunge: “In altre Regioni hanno cura degli interessi del sistema d'impresa, della crescita, dello sviluppo,del lavoro”, pubblicando sul suo profilo social, a tal proposito, un articolo dell’Ansa dal quale si apprende che “la compagnia Air France/Klm Cargo ha scelto l'Aeroporto delle Marche come hub di raccolta merci della regione e delle zone limitrofe, e punto di partenza dei propri voli gommati.”
Nel leggerla, è stato per me inevitabile tornare con la mente ad una analoga opportunità che si profilò per la provincia di Foggia, qualche anno fa, e che venne (colpevolmente) lasciata cadere.
Proprio come sta accadendo in questi giorni ad Ancona, nel 1999, la compagnia aerea inglese Wiggins che gestisce servizi di trasporto aereo espresso in Europa e negli Stati Uniti, per conto di colossi del settore, come FedEx e Ups, realizzò uno studio di fattibilità per l'utilizzazione dell'aeroporto militare di Borgo Mezzanone come scalo aereo per merci e passeggeri.
A stimolare l’interesse verso il Tavoliere della Wiggins era stato Dino Marino, che all’epoca era consigliere regionale e presiedeva la commissione regionale ai trasporti.
Il progetto entusiasmò l’allora presidente della Provincia di Foggia, Antonio Pellegrino. All’epoca dirigevo il suo ufficio stampa, e sono dunque stato testimone diretto ed oculare della vicenda.
La Wiggins aveva necessità di localizzare un suo hub in un’area in grado di servire facilmente il bacino del Mediterraneo e i Balcani e nello stesso tempo non fosse molto distante dall’Europa Centrale. Lo studio di fattibilità - che venne presentato agli amministratori della Provincia - prevedeva la trasformazione dell'aeroporto militare di Borgo Mezzanone in uno scalo interregionale inserito nell'ambito di un network internazionale di aeroporti gestiti dalla Wiggins.
L’antica vocazione del Tavoliere, frontiera e cerniera poteva venire improvvisamente rivitalizzata!
“Se il progetto andasse in porto, potrebbe cambiare faccia definitivamente a Foggia”, commentava, entusiasta, Pellegrino. Un hub per i cargo significa tante cose. Ha un impatto ambientale elevato (di qui l’impossibilità di poter utilizzare il Lisa) per il gran numero di voli “pesanti” che atterrano e decollano: però significa posti di lavoro, nuove prospettive di intermodalità, rilancio diffuso dell'economia in un settore strategico, quale la logistica.

mercoledì 25 ottobre 2017

Foggia, niente drammi: ma bisogna pensare subito al mercato

Trecentoventidue giorni dopo quel fatidico 6 dicembre 2016, il Foggia torna a farsi battere allo Zaccheria. Allora era stato il Fondi ad espugnare lo stadio di viale Ofanto, al termine di una sfida rocambolesca: inizialmente i satanelli avevano dominato la partita portandosi su 2-0, ma si erano fatti prima raggiungere e poi superare. Quella partita rappresentò il momento peggiore del campionato che poi il Foggia avrebbe vinto alla grande, conquistando la promozione proprio nella sfida di ritorno con il Fondi.
Andrà così anche adesso? I tifosi lo sperano, ma la delusione per la sconfitta casalinga con il Parma è difficile da digerire, quanto quella per la rimonta subita a Cesena, quando la vittoria sembrava ormai saldamente in tasca ai rossoneri.
La classifica torna a farsi critica: quartultimo posto, in condominio con Ternana e Cesena (sbaglia chi colloca il Foggia al penultimo posto, perché, a norma di regolamento, a determinare la posizione è la classifica avulsa compilata in base agli scontri diretti e non il quoziente reti). Ma resta corta: la capolista sta nove punti sopra, e la zona play off a soli 5.
Sperare nel riscatto non è proibito, ma bisogna voltare pagina in fretta e soprattutto evitare che il nervosismo e la scoramento abbiano la meglio.
Ieri sera, oltre alla prima sconfitta casalinga, i cronisti hanno dovuto annotare anche i primi fischi all’indirizzo della squadra di cui tutto si può dire, ma non che non si impegni allo spasimo.
Nella sfida con il Parma, i cui meriti sono stati ingigantiti dai demeriti rossoneri) non ha funzionato niente, e il gol del vantaggio segnato dagli ospiti, praticamente al loro primo calcio piazzato, ha fatto male prima di tutto alla testa e al morale dei giocatori, che da quel punto in poi non ci hanno capito più nulla.
Stroppa (sia ben chiaro, il meno colpevole della situazione) deve cercare di ritrovare prima possibile il bandolo della matassa. Impresa per niente facile, visto che è costretto a schierare diversi giocatori puntualmente fuori ruolo e che deve fare i conti con un’infermeria insolitamente piena e con una panchina più corta di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi.
Il campionato si può ancora ampiamente salvare. Ma sarà bene che la società cominci da subito a lavorare ad un mercato di riparazione che possa correggere i limiti - evidenti e incontestabili - di quello estivo.
Scorrendo l’elenco dei 16 giocatori maggiormente utilizzati dal mister in questo primo scorcio del torneo (nell’ordine, Guarna, Mazzeo, Vacca, Rubin, Agazzi, Martinelli,  Chiricò, Gerbo, Camporese, Loiacono, Deli, Fedato, Coletti, Fedele, Agnelli e Beretta) ci si accorge che per trovare il primo dei nuovi, che è Camporese, bisogna arrivare al 9° posto, e che oltre al centrale giunto dal Benevento sono soltanto tre (Fedato, Fedele e Beretta) gli altri nuovi acquisti schierati dal tecnico. 4 su 16: il che significa che per tre quarti il Foggia gioca con la stessa formazione dello scorso anno.
Senza far drammi, bisogna costruire una squadra competitiva utilizzando il mercato supplementare.

martedì 24 ottobre 2017

Sei foggiano? Non ti assumo

C'è da augurarsi che la notizia non sia fondata. Perché, se lo fosse, ci sarebbe veramente di che rabbrividire. In un articolo comparso qualche giorno fa sulle cronache regionali de La Gazzetta del Mezzogiorno, a proposito della paventata chiusura dell'Impianto Equipaggi di Foggia, decisa da Trenitalia, si legge che "in base a quanto trapelato finora, il progetto di riorganizzazione dell'esercizio long haul, non dovrebbe comportare riduzioni di organico, si andrà ad esaurimento."
E fin qui, si può anche capire. A fronte della pervicace volontà di Trenitalia di smantellare i suoi uffici e i suoi servizi su Foggia, è prioritario difendere i livelli occupazionali.
Quel che non si può accettare è la conseguenza della ipotesi adombrata dalla redazione regionale del quotidiano barese, che più avanti nell'articolo  parla di un protocollo interno di Trenitalia che ne definisce le strategie organizzative, in base al quale il mantenimento dei livelli occupazionali "precluderebbe in futuro ogni possibilità di assunzione in "ferrovia" per i residenti in provincia di Foggia".
"Secondo fonti sindacali - scrive ancora la Gazzetta - a questo proposito l'intenzione di Trenitalia sarebbe di assumere solo da Roma in su, e di coprire le necessità al Sud mediante trasferimenti."
I giornalisti del quotidiano barese usano il condizionale a proposito della presunta "preclusione" di Trenitalia verso i foggiani e i dauni, che resterebbero tagliati fuori dalle assunzioni e - lo ripetiamo - c'è da augurarsi che le cose non stiano così, in quanto, se fosse confermato, il protocollo violerebbe un bel po' di norme sia costituzionali che legislative.
L'azienda ferroviaria è liberissima di "assumere da Roma in su", ma non può precludere la possibilità di essere assunti a cittadini che risiedono nel Mezzogiorno, e segnatamente in provincia di Foggia.
Vale la pena ricordare che Trenitalia è una società pubblica, essendo partecipata al cento per cento da Ferrovie dello Stato Italiane, società di proprietà del Ministero dell'Economia e delle Finanze, e che deve in quanto tale ottemperare alle norme non solo nazionali, ma anche comunitarie che disciplinano il reclutamento del personale.
Se invece fosse vera la notizia del protocollo interno diffusa da La Gazzetta del Mezzogiorno per i giovani disoccupati di Foggia e della Capitanata verrebbe a chiudersi, per chissà quanto tempo, una delle più antiche e consolidate opportunità occupazionali offerte dal territorio.
Il posto in ferrovia o quello alla cartiera hanno rappresentato lo zoccolo duro del mondo del lavoro industriale a Foggia, ma potrebbe non essere più così. E il peggio è che nessuno ha battuto ciglio alla pubblicazione della notizia sul quotidiano regionale.


lunedì 23 ottobre 2017

Gol a partita, nessuno come il Foggia

Fabio Mazzeo, cannoniere del Foggia
“Mi diverto solo se a giocare c’è il Foggia”, cantano da anni i tifosi rossoneri. E mai come in questo campionato hanno ragione, anche se il divertimento si alterna alla rabbia e alla sofferenza per i tanti punti che i satanelli stanno gettando al vento, a causa di un pacchetto arretrato non proprio irreprensibile. Sta però di fatto che il Foggia gioca e fa giocare le squadre avversarie, così che ogni partita si trasforma in una girandola di gol e di emozioni. Uno spot per il calcio, lo spettacolo che il Foggia sta offrendo allo Zaccheria e sui campi di tutta Italia, accompagnato dai suoi tifosi che offrono uno spettacolo nello spettacolo.
Le cifre parlano chiaro: non c’è squadra in Italia nelle cui partite si sia segnato tanto, come in quelle giocate dal Foggia. Vero è che questo singolare record è sensibile al punto di vista, e ricorda la classica questione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma per chi ama i gol, guardare le partite del Foggia è uno spettacolo garantito.
Ed eccoli, i dati. Nelle dieci partite finora disputate dal Foggia, sono state segnate complessivamente 41 reti: 17 ne ha messe a segno il Foggia e, purtroppo, 24 ne ha subite. La media è di 4.1 gol a partita, il che significa che quando gioca il Foggia si segna una rete ogni 22 minuti di gioco.
Questo singolare primato rossonero è insidiato soltanto dall’Udinese, in serie A. Nelle 9 partite finora giocate dai bianconeri guidati dall’ex centrocampista del Foggia, Del Neri, sono state messe a segno 36 reti, con una media di 4 gol a partita (una ogni 22 minuti e mezzo), dunque leggermente inferiore a quella rossonera.
Connesso a queste cifre è un altro record stabilito dal Foggia, di particolare interesse per gli scommettitori: nelle dieci partite finora disputate l’under (ovvero un risultato le cui reti complessivamente segnate siano comprese tra 0 e 2) è uscito soltanto due volte (e mai per 0-0) mentre, di converso, l’over è uscito ben 8 volte. Ultimo, amarissimo primato: fino ad oggi la difesa rossonera non è mai riuscita a mantenere inviolata la propria porta, fino al novantesimo.

A Foggia si torna a parlare di Mezzogiorno: oggi incontro con D'Alema, Gesmundo e De Tomaso

Proprio nel giorno dei commenti e delle reazioni all'esito (scontato) dei referendum regionali che si sono svolti in Piemonte e in Veneto, per chiedere più autonomia per le due regioni, a Foggia si torna a parlare di Sud, grazie al Movimento Democratico e Progressista, che ha promosso un qualificato incontro-dibattito, al quale parteciperanno personaggi di primo piano del mondo politico, sindacali e giornalistico: Massimo D'Alema, ex presidente del Consiglio, fondatore di Mdp e presidente della fondazione ItalianiEuropei, Pino Gesmundo, segretario regionale Cgil Puglia e Giuseppe De Tomaso, direttore della Gazzetta del Mezzogiorno. L'appuntamento è per le ore 18.00, nella Sala del Tribunale di Palazzo Dogana.
Ciro Mundi, coordinatore provinciale di Articolo Uno - Movimento Democratico e Progressista di Capitanata, sottolinea così l'attualità e l'importanza della ini“Da troppo tempo il Mezzogiorno è assente dall’agenda politica del governo. I patti per il Sud non hanno contribuito alla ripresa degli investimenti come si sperava. Intendiamo avviare una serie riflessione su questi temi, e ci batteremo con ogni mezzo per rilanciare l’iniziativa e la politica meridionalistica, e vogliamo farlo al fianco delle organizzazioni sindacali che non hanno rinunciato a credere nel riscatto meridionale”.
Presentati dallo stesso Mundi, l'on. Massimo D’Alema, Pino Gesmundo e Giuseppe De Tomaso, direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno, si confronteranno sul tema “La sfida del sud, Lavoro - Sviluppo - Solidarietà”, tema che sembra procedere in direzione opposta e contraria a quella evocata dai referendum lombardo-veneti.
Subito dopo il convegno, alle ore 20.00, l’on. D’Alema sarà protagonista di un altro importante evento politico: inaugurerà la sede del comitato provinciale e del comitato cittadino di Foggia di Mdp, sita in via Crostarosa 5.  “Una sede che – come precisa la portavoce e coordinatrice del comitato di Foggia, Roberta Sassano - è aperta a tutti i cittadini e intende essere un luogo di partecipazione, di confronto e di elaborazione politica, in una città che ha urgente bisogno di rilanciare i temi del lavoro e dello sviluppo.”


Lettere Meridiane supera tre milioni di letture

Lettere Meridiane supera un altro, importante traguardo: tre milioni di viste, ovvero di articoli letti. Dato che, sommato ai quasi 6.000 fan della pagina facebook del blog (tutti veri, reali e ottenuti senza scorciatoie), ad una copertura media settimanale di circa 32.500 persone che vedono i post della pagina stessa, e a circa 5.000 interazioni settimanali, certifica l'attenzione e l'interesse con cui il blog e la pagina facebook vengono seguiti da tantissimi amici e lettori, premiando la politica editoriale che fin dall'inizio ci siamo dati: ritenere i lettori prima di tutto amici, e cercare di stimolare il confronto, la discussione, la circolazione delle idee.
Si tratta di dati oltremodo significativi per un blog volontario, che non conta su una redazione vera e propria, ma soltanto su un gruppo di amici cui piace scrivere e mettere in campo storie, opinioni, pensieri.
I tre milioni di visualizzazioni sono stati raggiunti in un momento di difficoltà per il blog che, pur essendo ospitato dalla piattaforma Blogger di Google, affida a Facebook buona parte della sua politica di distribuzione, soprattutto attraverso la pubblicazione dei link ai post sui gruppi del più popolare social network.
Come ho avuto modo di raccontare, questa possibilità mi è stata per due volte inibita dai robot e dagli algoritmi della piattaforma social di Zuckerberg, e l'accidente aveva reso problematica la regolarità sia della pubblicazione che della distribuzione delle "lettere meridiane" su facebook.
Grazie alla disponibilità di altre pagine, che hanno messo a disposizione le loro bacheche, e all'impegno di un gruppo di colleghi e amici, che hanno voluto costituire un piccolo network occupandosi di condividere i post nei gruppi, è stato possibile assicurare la continuità delle pubblicazioni.
Festeggiando il traguardo dei tre milioni di viste, sento di dover rivolgere un affettuoso ringraziamento a quanti si sono impegnati per scongiurare che a Lettere Meridiane venisse messa la sordina: Domenico Di Conza, per aver consentito la pubblicazione su SharingTv, Michele Eugenio Di Carlo, per la condivisione dei post sulla sua pagina e i suoi gruppi, Ettore Braglia per aver consentito la pubblicazione dei post sulla pagina Foggianiùs; per aver preso parte al network e aver condiviso sui gruppi i post di Lettere Meridiane, Enrico Ciccarelli (Manrico Trovatore) che ha lanciato l'idea, Antonio Basta, Antonio Blasotta, Antonio Vecchiarino, Biagio Porricelli, Fiore Rauzino, Francesco A.P. Saggese, Giovanni Cera, Maria Del Giudice, Maria Pia Palumbo, Raffaele De Seneen e Stevie Giuliana MacKenzie. Per l'attenzione che hanno manifestato e continuano a manifestare verso Lettere Meridiane, condividendone i post, Stato Quotidiano, Gino Longo, promotore del gruppo fb La Daunia e Foggia che vogliamo, Giovanni Cataleta, animatore del gruppo Whatsapp, Che si dice du Fogge.
Un affettuoso e sentito ringraziamento agli autori, senza il cui qualificato contributo di idee, di critiche e a volte di polemiche sarebbe stato impensabile raggiungere questo traguardo: Franco Antonucci, Enrico Ciccarelli, Maurizio De Tullio, Michele Lauriola, Francesco A.P. Saggese, Teresa Maria Rauzino, Raffaele De Seneen, Gianfranco Eugenio Pazienza, Fabrizio De Lillo, Bruno Caravella, don Tonino Intiso, Girolamo Arciuolo, Giuseppe De Cato, Luigi Paglia, Michele Sepalone, Nico Baratta, Pasquale D’Apolito, Salvatore Castrignano, Teresa Silvestris, Vincenzo Concilio, Michele Monaco (chiedo venia se ho dimenticato qualcuno), Michele Vene, Michele Frattulino, questi ultimi solerti animatori del gruppo Amici e Lettori di Lettere Meridiane (se non l'avete ancora fatto, iscrivetevi cliccando qui).
Last but not least, un ringraziamento caloroso agli amici e ai lettori, quotidiani protagonisti di Lettere Meridiane.
Geppe Inserra

domenica 22 ottobre 2017

L'Arcivescovo promette: "Dirò Messa a San Lorenzo in Carmignano. La chiesa foggiana attenta alle periferie"

Mons. Pelvi mentre conversa con il Presidente
del Comitato, Dario Iacovangelo
Che giornata memorabile quella di ieri, e che festa, per il Comitato "Salice Nuovo" e per gli abitanti del più periferico (e dimenticato) quartiere della città.
Recandosi per la prima volta all'ex Chiesa di San Lorenzo in Carmignano, luogo simbolico della città (fu sede della Masseria Regia di Federico II e di uno scriptorium dove potrebbero essere stati realizzati i preziosissimi Exultet di Troia) ma anche dell'incuria e dell'abbandono in cui versano i beni archeologici e culturali foggiani), l’Arcivescovo di Foggia, Mons. Vincenzo Pelvi ha annunciato la sua volontà di celebrare la Santa Messa nel sagrato della Chiesa, non appena da parte delle autorità competenti giungeranno i necessari permessi ed autorizzazioni.
“Con questo gesto, la Chiesa foggiana intende lanciare un forte messaggio di attenzione agli abitanti della periferia foggiana, e testimoniare la sua vicinanza a quanti si impegnano per risolverne i problemi, come fate voi”, ha aggiunto il Presule, che era stato invitato a San Lorenzo dal Comitato “Salice Nuovo” che da anni sta lavorando per il restauro e la riqualificazione del prezioso bene culturale.
“La testimonianza di attenzione e di vicinanza dell’Arcivescovo ci ha entusiasmato e commosso. Da oggi ci sentiamo veramente meno soli”, ha commentato ringraziando mons. Pelvi, il presidente del Comitato, Dario Iacovangelo, che negli scorsi giorni con altri volontari si era impegnato a ripulire l’area dalle sterpaglie e dalle erbacce che la ricoprivano per accogliere nel migliore dei modi l'Arcivescovo.
La Chiesa ripulita, con i doni consegnati
alla Caritas
Ad attenderlo, c’erano diverse decine di abitanti del Salice Nuovo che l'hanno ringraziato vivamente per la sensibilità che ha dimostrato e gli hanno consegnato alcuni doni, che mons. Pelvi ha chiesto venissero consegnati alla Caritas diocesana, cosa che è stata fatta.
La chiesa foggiana e la società civile hanno scritto una bella pagina di reciproca attenzione e di sensibilità, intraprendendo un cammino che potrà portare lontano.
Domani Iacovangelo avvierà l'iter burocratico per ottenere tutti i permessi e le autorizzazione necessarie (l'ex Chiesa è attualmente di proprietà del Comune di Foggia). E sarebbe veramente bello se anche la civica amministrazione diventasse protagonista di questa storia. Bella, partecipata, edificante.

sabato 21 ottobre 2017

Il Foggia fa impazzire il telecronista di Sky

Mazzeo festeggia il suo gol sotto la curva rossonera,
dopo una corsa di cento metri
"È stata una delle partite più belle che ho visto in questo campionato", Massimo Tecca esulta dopo aver raccontato e commentato per Sky, Cesena-Foggia. Giornalista di punta della redazione sportiva dell'emittente satellitare, parlando dei 4.100 tifosi foggiani (poco più di 3.000 quelli partiti da Foggia, il resto residente in Emilia Romagna) assiepati sulle tribune dello stadio Manuzzi, aeva parlato di "una partita da serie A", sottolineando come entrambe le tifoserie meritino la ribalta della massima divisione.
Purtroppo il Foggia ha buttato al vento la più ghiotta delle possibilità di vincere e di rilanciarsi in una classifica che continua a restare problematica e sicuramente inferiore rispetto alle potenzialità tecniche, tattiche ed agonistiche fatte vedere dalla squadra rossonera.
Due gol di vantaggio (propiziati dal micidiale 1-2 messo a segno da Coletti e Beretta al 48' e al 52', e quindi dalla splendida rete di Mazzeo che al 70' aveva fissato il risultato sull'1-3) non sono bastati a portare a casa l'intera posta.
Ancora una volta la fase difensiva è stata tutt'altro che irreprensibile. Il risultato finale sta stretto, strettissimo al Foggia che dalla sua parte ha anche un palo colpito dallo scatenato Mazzeo e l'incredibile errore, sulla successiva ribattuta, di Beretta, che ha mandato sopra la traversa il tiro a porta vuota, e a botta sicura.
E avrebbero meritato senz'altro di più i generosissimi tifosi rossoneri, che si sono spesi come sempre dal primo al novantesimo, senza lesinare energie, passione, tifo sincero e colorato.
Peccato, veramente.

venerdì 20 ottobre 2017

Trenitalia smantella Foggia: via l'Impianto Equipaggi

Sembra volgere al peggio la delicata trattativa che sta impegnando i sindacati con i vertici di Trenitalia, a proposito dell’Impianto Equipaggi di Foggia che era una volta uno dei più importanti del Mezzogiorno.
Sarà chiuso, e le sue competenze trasferite a Bari. La conferma è giunta nel corso dell’audizione dell’assessore regionale ai trasporti, Antonio Nunziante, nella II commissione consiliare regionale.
Qualche settimana fa, le organizzazioni sindacali avevano gettato acqua sul fuoco delle polemiche precisando che la “delicata trattativa è appena iniziata e non conclusa, né con un accordo né con una dichiarazione di chiusura dell’impianto. “
Intervenendo ai lavori della commissione consiliare regionale, l’assessore Nunziante ha però confermato i timori circa la chiusura dell’impianto. Il progetto riorganizzativo di Trenitalia sull’esercizio dei treni Frecciabianca e Intercity a lunga percorrenza prevederebbe il mantenimento di quello di Ancona, e la soppressione di quello foggiano.
“È l’ennesimo schiaffo e depauperamento per la Puglia e per il Mezzogiorno d’Italia, che avrebbe una pesante incidenza in termini occupazionali nel presente e soprattutto nell’immediato futuro”, ha tuonato il presidente del gruppo Alternativa Popolare, Giannicola De Leonardis, che per primo aveva sollevato la questione.
“Una scelta e una decisione presa – come ormai consuetudine – dal management aziendale in splendida solitudine, senza alcun confronto, senza alcun dialogo e comunicazione diretta con le istituzioni e le parti sociali interessate. Prima che dall’informalità si passi all’ufficialità, la politica ha quindi il dovere di intervenire a ogni livello, senza limitarsi al ruolo di semplice spettatrice e facendo sentire tutto il proprio sostegno e peso specifico ai lavoratori in questa nuova, delicata vertenza: per questo auspico l’intervento diretto dei parlamentari di ogni schieramento e dell’esecutivo regionale, in primis del Governatore Michele Emiliano e degli assessori al Lavoro e ai Trasporti, Leo e Nunziante, per scongiurare un epilogo disastroso, anche se annunciato”, conclude De Leonardis.
Nel corso della riunione della commissione consiliare, l’assessore Nunziante ha fatto tuttavia presente che la Regione non ha competenze dirette in materia, e che potrà tutt’al più svolgere un’azione di sostegno a fianco delle organizzazioni sindacali.
È l’ennesimo brutto capitolo della storia infinita della smantellamento del nodo ferroviario di Foggia.

Arriva l'Arcivescovo, e San Lorenzo in Carmignano si rifà il look

Quella di domani, sabato 21 ottobre 2017, sarà una data storica per San Lorenzo in Carmignano. L’Arcivescovo di Foggia, mons. Vincenzo Pelvi, si recherà nell’area archeologica, per un sopralluogo rivolto a definire le modalità di organizzazione e di celebrazione di una Santa Messa, vicino all’omonima chiesa.
Il presule ha infatti accolto l’invito che gli era stato rivolto dal Comitato “Salice Nuovo” che opera per la riqualificazione dell’area di Carmignano e del vicino quartiere Salice.
La notizia è stata comunicata al presidente del comitato, Dario Iacovangelo dallo stesso Arcivescovo, che lo ha ricevuto nella sede arcivescovile, manifestandogli apprezzamento per le iniziative promosse dal Comitato e vicinanza ai gravi problemi che angustiano la periferia foggiana.
Nell’occasione, mons. Pelvi ha accolto l’invito a celebrare la Messa nell’area della chiesa di San Lorenzo in Carmignano, che in passato è stata un centro cristiano di grande importanza. Essa stessa sede vescovile, ospitò uno scriptorium nel quale potrebbero essere stati realizzati i preziosissimi Exultet custoditi nel Museo del Tesoro della Cattedrale di Troia.
Da anni abbandonata e ridotta addirittura a stalla per il bestiame, la Chiesa è stata recentemente oggetto di lavori di restauro che sono stati interrotti per l’intervento della Soprintendenza, che li ha giudicati non conformi alle norme. Bloccato il cantiere, hanno ripreso a crescere le erbacce ed il sito è nuovamente precipitato nel degrado e nell'abbandono.
Nonostante la critica situazione, il Comitato “Salice Nuovo” ha continuato ad impegnarsi e a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di recuperare un bene così importante per la storia e per l’identità di Foggia. E i risultati finalmente cominciano ad arrivare.
La disponibilità manifestata dall’Arcivescovo Pelvi è stata accolta con entusiasmo dai componenti il comitato e dagli abitanti del Salice Nuovo.
“Adesso ci sentiamo meno soli - ha commentato il presidente, Dario Iacovangelo. - Sono sicuro che troveremo nell’archidiocesi e nella chiesa foggiana un aiuto fondamentale per coronare il sogno del restauro e della riqualificazione di San Lorenzo in Carmignano.”
Il sopralluogo fissato per domani è atteso con impazienza e affetto da Iacovangelo e dagli altri membri del Comitato che non sono rimasti con le mani in mano, si sono mobilitati per accogliere l’arcivescovo nel migliore dei modi, e hanno pulito, per quanto era possibile, l’ara adiacente alla Chiesa.
“Non ci andava di far trovare a Mons. Pelvi la Chiesa nello stato di abbandono di questi mesi, peggiorato dalle crescita di erba ed altri infestanti e così abbiamo provveduto ad una ripulitura,” commenta Iacovangelo.
L’operazione, testimoniata dalla sequenza di diapositive che potete vedere sotto, ha restituito un minimo di decoro e di dignità a San Lorenzo in Carmignano, dimostrando che se la chiesa e la società civile si danno la mano, possono andare veramente lontano.

La vecchia Foggia, simbolo di tutti i Sud del mondo, nella poesia di Bruno Caravella

Musicista, cantautore, poeta, fotografo, Bruno Caravella è prima di tutto un intellettuale, un artista impegnato sul fronte civile, sociale e culturale. Che componga versi o scriva canzoni o scatti fotografie, il suo obiettivo è raccontare le cose come sono, ma anche indicare come potrebbero essere.
Tra le cose più belle che Bruno ha mai scritto c’è la poesia dialettale Na jurnate de sole cui Lettere Meridiane e il Laboratorio di linguaggio multimediale “L’immagine militante” dell’Auser dedicano la video-poesia che potete vedere qui sotto.
Caravella è bravissimo nell’esorcizzare il rischio e superare il limite in cui sovente incorre la poesia dialettale, ovvero la rappresentazione oleografica del posto in cui quel dialetto viene parlato. E lo dimostra cimentandosi con un tema della cultura meridionale - il sole, la solarità - tanto classico quanto rischioso.
Proprio partendo dal sole, possibile stereotipo, Bruno svela una immagine profondamente vera e profondamente amara del Mezzogiorno e delle periferie meridionali.
Solitamente la "giornata di sole" evoca immagini luminose, mediterranee. Qui invece no. C'è una consapevolezza amara del presente, c'è una inquietudine di futuro che rispecchia profondamente l'essere meridionale oggi.
La città vecchia di Foggia diventa in questa poesia ombelico di tutte le città vecchie e di tutte le periferie, di tutti i Sud del mondo.
La video-poesia è accompagnata dalle fotografie dello stesso Caravella e da una particolarissima, struggente versione de “La Carpinese”, eseguita dall’Australian Brandenburg Orchestra, con il canto del soprano Mina Kanaridis.
Leggetela, guardatela, amatela, condividetela.

giovedì 19 ottobre 2017

Con la regionalizzazione, verso il rilancio il polo bibliotecario-museale

La Costituzione italiana riconosce e promuove le autonomie locali. Lo si legge nell’articolo 5, e il ricorso alla parola “riconoscere” sta a dire che le autonomie locali sono qualcosa che preesiste alla costituzione stessa, e ci mancherebbe altro, visto che siamo in Italia, la patria dei Comuni.
La riforma delle Province - rimasta a metà dopo che gli italiani hanno detto no al referendum costituzionale - ha seguito il cammino inverso a quello previsto dalla Carta. I servizi culturali che gestiva una volta - la Biblioteca Provinciale, i Musei - anziché finire ai comuni così come sarebbe stato logico, sono stati assorbiti dalla Regione.
Va detto che nel caso delle Biblioteca si sarebbe trattato di un ritorno, in quanto la prestigiosa istituzione è nata proprio dal patrimonio dell’antica biblioteca comunale di Foggia.
Ma cosa fatta capo ha. L’amministrazione di Palazzo Dogana è stata la prima tra quelle pugliesi a sottoscrivere la convenzione con la Regione Puglia che prevede il trasferimento delle funzioni all’ente regionale, e va bene così.
L’intesa non riguarda soltanto la Biblioteca la Magna Capitana ma anche i tre musei facenti parte del polo museale provinciale una volta gestiti dalla società Diomede, ente strumentale voluto dalla provincia per la gestione del proprio patrimonio culturale. Si tratta del Museo interattivo e delle scienze, del Museo del territorio, del Museo di Scienze Naturali cui va aggiungersi anche la Galleria Moderna e Contemporanea di Palazzo Dogana, che la Provincia gestiva direttamente.
Si dovrà lavorare seriamente per rilanciare un patrimonio culturale che fatalmente risente di anni di precarietà e di abbandono, e in tal senso si è espressa l’assessore regionale alla cultura, Loredana Capone.
Basti pensare che la Biblioteca da tempo non ha più risorse per aggiornare il patrimonio librario e l’emeroteca, che una volta raccoglieva le più importanti riviste e giornali pubblicati in Italia. Se una Biblioteca non compra libri, riviste e giornali, che servizi offrirà ai propri fruitori?
La convenzione prevede che la Regione si faccia carico, oltre che della manutenzione delle strutture (che la Provincia cede a titolo di comodato gratuito, restandone quindi proprietaria), della gestione dei servizi, il che vuol dire non soltanto le spese del personale, ma anche quelle relative al funzionamento, tra cui l’aggiornamento del patrimonio. Libri, opere d'arte, reperti museali restano invece di proprietà provinciale.

L'omaggio di Luigi Paglia a Mario Luzi, ovvero arte e poesia tra artigianato e social

I librini d’artista di Luigi Paglia erano una chicca per collezionisti e appassionati di poesia e di arte, fino a quando non è arrivato il social.
L’idea di partenza è quanto mai intrigante: una tiratura limitatissima, una selezione di poesie attorno ad un tema, o ad un autore, accompagnate da una o due opere d’arte.
Un omaggio più o meno dichiarato a Walter Benjamin e a quanto il filosofo tedesco scrisse nel suo saggio più noto, L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica: arte e poesia che si incontrano, al di qua degli strumenti di comunicazione di massa, e in particolare di quella tecnica - la stampa - che Benjamin indicava come spartiacque tra la riproduzione manuale ed artigianale dell’arte e quella meccanica, industriale, e di massa.
E questi sono, nella loro forma concreta ed analogica, i librini d’artista editi da Luigi Paglia: un ritorno alla editoria come artigianato, ovvero all’ars recta ratio factibilium, cara a Tommaso d’Aquino.
L’informatica e la rete rendono però possibile un’altra sfida: dematerializzare il librino d’artista, digitalizzando le poesia e le opere d’arte, trasformandole in puri bit, ed offrendoli alla fruizione universale.
Luigi Paglia affida a Lettere Meridiane questo ultimo atto, e gliene sono infinitamente grato, tanto più che il librino d’artista che Paglia regala ad amici e lettori del blog mi è particolarmente caro: Poesie della prima luce che parlano e riflettono sull’ora del giorno più critica, quella tra la fine della notte e l’inizio dell’alba, in cui s’addensano timori, speranze…e dolori.
Realizzato in soli 33 esemplari con le Edizioni dell'Angelo di Palermo, Poesie della prima luce contiene due acqueforti di Vincenzo Piazza, una nota di Luigi Paglia, poesie di Mario Luzi, di Wislawa Szymborska, premio Nobel per la Letteratura, e di Luigi Paglia.
Sottotitolo del prezioso volumetto è “omaggio a Luzi”, un omaggio che, come spiega Paglia nella sua nota, “è centrato sul tema della luce (in lotta con la notte), privilegiata fonte di ispirazione del poeta, dispiegato nella sequenza di Alba, della mia interpretazione della poesia della Szymborska, premio Nobel 1996, e della mia composizione, entrambe aperte al senso del mistero e all’epifania della luce (e del mondo) in continuità tematica, appunto, con la poesia di Luzi.”
Leggetelo nella sua versione digitale, che potete scaricare cliccando qui.


mercoledì 18 ottobre 2017

Pio e Amedeo verso la Rai?

Dopo aver sfondato su Mediaset, Pio e Amedeo potrebbero approdare alla Rai. Per il momento si tratta solo di voci, ma sono molti gli indizi che fanno pensare che potrebbe andare a finire proprio così. Il rumor giunge dal sito Fanpage.It, solitamente bene informato sulle cose che riguardano il mondo dello spettacolo.
I due comici foggiani potrebbero essere  i nuovi conduttori maschili di Made in Sud, la popolare trasmissione di Rai Due, che la televisione di Stato ha deciso di confermare nel palinsesto della prossima primavera, nonostante gli indici d’ascolto non esaltanti totalizzati dall’ultima edizione, conclusasi nello scorso mese di luglio, quando la conduzione maschile era stata affidata a Gigi D’Alessio.
I vertici di Rai Due intendono rilanciare la trasmissione, riportandola ai fasti di una volta ma anche in qualche modo rompendo i soliti schemi. Quale scelta migliore di far affiancare le conduttrici femminili Fatima Trotta e Elisabetta Gregoraci dallo scatenato duo foggiano?
Pio e Amedeo sono attualmente impegnati nelle registrazioni della terza edizione di Emigratis che andrà in onda nella primavera 2018 e che però, per loro espressa dichiarazione, sarà l’ultima. E si tratta di una scelta intelligente. La trasmissione sarà messa in onda in prima serata e presumibilmente supererà gli ascolti record fatti registrare da Emigratis 2. Ma poi?
Pio e Amedeo si sono rivelati abilissimi, addirittura geniali, nel tenere le fila di un format affidato ad un pretesto narrativo quale lo scrocco, intrigante ma esile, che a lungo andare può stancare il pubblico.
Quella di Made in Sud potrebbe rappresentare per i due foggiani una interessante opportunità, una sfida.
Fanpage.It riferisce che un cauto sondaggio da parte della Rai sarebbe già stato effettuato e che i due attori foggiani vengono ritenuti, in viale Mazzini, la prima scelta. Staremo a vedere.

domenica 15 ottobre 2017

Quando Foggia era una piccola, grande città

Dimmi che corso hai, ti dirò che città sei. Ecco come si presentava il corso per eccellenza di Foggia, corso Vittorio Emanuele, in una delle prime cartoline che lo immortalavano.
Siamo all'altezza dell'incrocio con via Oberdan e corso Garibaldi. Sullo sfondo si intravede la sagoma della chiesa di Gesù e Maria.
All'epoca dovevano circolare ancora pochissime automobili sicché la sede stradale è preda di carrozze e biciclette. L'aspetto è quello di una città operosa, che vive intensamente la giornata: il corso è effettivamente pieno di gente che passeggia o cammina per sbrigare i propri affari. Tantissimi i negozi, svelati dalle tende parasole che proteggevano le vetrine. Addirittura più di quanti non ne siano oggi, a testimonianza di una città che viveva il centro.
Il versante sinistro è rimasto quasi identico a come si presenta oggi. Diversa invece la situazione per quello destro, non essendo ancora stato costruito il palazzo del Credito Italiano né quello che avrebbe ospitato la sede moderna dei magazzini Standa.
La colorizzazione, effettuata applicando alla fotografia originale in bianco nero algoritmi di intelligenza artificiale profonda, non intacca, anzi valorizza l'impressione di composta dignità che affiora dall'immagine.
Ricordo che a partire dagli scorsi mesi estivi, Lettere Meridiane ha regalato ad amici e lettori antiche foto in bianco e nero, cui vengono applicate le tecniche prima descritte.
Trovate le immagini "colorizzate" precedenti qui, con i relativi commenti. Per vedere invece l'album che le raggruppa tutte assieme, sulla piattaforma di condivisione fotografica Flickr, potete cliccare qui.
Qui sotto, invece, i collegamenti per scaricare le foto offerte oggi, in alta risoluzione.

La storia di Walimohammad Atai, profugo afgano, garganico d'adozione

Walimohammad Atai

Gli sbarchi, l'accoglienza, l'integrazione tra chi arriva in un posto e chi vi è nato, non sono soltanto una questione politica, o sociologica, come siamo abituati ormai a ritenere. 

Dietro ogni volto c'è una persona. E dietro ogni persona c'è una storia da raccontare e da ascoltare, perché arricchisce il nostro patrimonio di conoscenze, la nostra esperienza del mondo.
Quattro anni fa, quando ne aveva appena 17, Walimohammad Atai scappò dall'Afghanistan dov'era nato. Sul suo capo pendeva una condanna a morte dei talebani.
È riuscito ad arrivare avventurosamente in Italia, e attualmente vive in Puglia, nella provincia di Foggia, a Rodi Garganico. Lavora in un centro SPRAR per i minori non accompagnati, e regala agli Amici e ai lettori di Lettere Meridiane la sua storia, di cui gli sono molto graton.
Ricordate La Vita è bella di Benigni? Cosa sarà accaduto a Giosuè, il bambino che ne è protagonista, dopo essere scampato al campo di concentramento? La storia di Walimohammad Atai riprende dove si interrompeva quella del film: è in un certo senso quella di Giosuè che cresce, si rende conto di quanto ha vissuto, e affida alla narrazione la sua vita, in cui si intrecciano speranza e intolleranza, pace e violenza.
Come ha già fatto a Crotone, incontrando gli studenti di una scuola media e parlando loro della sua vita, Walimohammad vorrebbe raccontare la sua esperienza agli studenti delle scuole della provincia di Foggia. I dirigenti scolastici o i docenti che fossero interessati possono contattare Lettere Meridiane. Potete leggere qui gli interessanti elaborati scritti dagli studenti calabresi, dopo l'incontro con Atai.
Le foto che illustrano il racconto mostrano l'autore con gli ospiti del centro presso cui lavora, e le sue belle sculture realizzate. Buona lettura.
* * *
Sono Walimohammad Atai, ho 21 anni e vengo dall'Afghanistan.
Vivo in Italia dal 2013 e dopo aver ottenuto la protezione come rifugiato, lavoro come interprete e mediatore linguistico-culturale.
Sono figlio di un medico, mio padre si chiamava Dott. Atta Mohammad e fu ucciso dalla gente del mio villaggio. Ero così piccolo che non l’ho mai conosciuto.
Crescendo mi è nata la curiosità verso le foto ed i libri presenti in casa nostra, così chiesi alla mia mamma di chi fossero le foto ed i libri. La mamma rispose che le foto ed i libri appartenevano a mio padre, e mi raccontò che mio padre era stato ucciso da un Imam con l'aiuto della gente del posto.
Mio padre sempre consigliò alla gente del villaggio di non uccidersi per i vantaggi dei paesi stranieri e di mandare i loro figli e le loro figlie a scuola invece di farsi saltare in aria per andare in “paradiso”.
Da piccolo il mio sogno era di diventare uno psicologo come mio padre: di mattina frequentavo la scuola ed il pomeriggio andavo a fare i corsi di matematica, biologia, fisica, chimica e di scienza. La gente parlava sempre male di me e cercava di ostacolarmi, ma nonostante tutto questo non mi sono fermato ed ho continuato a frequentare la scuola.

sabato 14 ottobre 2017

Don Tonino Intiso: "Osare più solidarietà è possibile, ma dobbiamo tornare a prenderci cura"

Don Tonino Intiso
Tirato in causa da don Fausto Parisi che su l’Attacco lo ha definito “a suo tempo campione dell’assistenza a nomadi ed extracomunitari”, don Tonino Intiso dice la sua sulla pacifica occupazione della Cattedrale ad opera di alcune decine di lavoratori immigrati che chiedevano il ripristino dell’erogazione dell’acqua nel Grand Ghetto del Tavoliere, sottoposto mesi fa a sequestro penale, e sgombrato per ragioni di ordine pubblico e per il fondato sospetto di infiltrazioni della criminalità organizzata.
Nonostante lo sgombero e il sequestro, un gruppo di immigrati è tornato a insediarsi nel Grand Ghetto, dove però manca l’acqua. I lavoratori hanno chiesto la mediazione della Chiesa foggiana e dell’Arcivescovo, mons. Vincenzo Pelvi, che li ha accolti ed ha interessato il Prefetto, che a sua volta ha sensibilizzato l'Acquedotto Pugliese, suscitando le ire del governatore regionale pugliese, Michele Emiliano. Il ripristino dell’erogazione idrica sarebbe illegale, non essendo venute meno né le ragioni del sequestro, né quelle dello sgombero.
L’Arcivescovo è stato accusato da qualche parte di ingenuità, c’è chi si è meravigliato per l’intervento della Chiesa. Che ne pensa don Tonino Intiso alla luce della sua esperienza, quando era direttore della Caritas Diocesana?

“Nessuna meraviglia. La Chiesa deve sempre aprire le sue porte. Il parroco della Cattedrale ha fatto bene ad accoglierli come abbiamo fatto noi tanti anni fa, nella prima stagione dell’accoglienza. A San Giuseppe Artigiano. E poi ad Arpinova. Dando loro qualcosa di più dell’acqua: un letto per dormire, servizi igienici per lavarsi e un pasto per ristorarsi.

Stroppa capolavoro, Vacca stellare

I satanelli festeggiano la vittoria con i tifosi
Il Foggia sfata uno dei due tabù che si porta appresso dall’inizio del campionato, “espugnando” lo Zaccheria, dove fino a ieri aveva soltanto pareggiato, ma non ancora vinto. La formazione di Stroppa non riesce invece a liberarsi dall’altro record negativo, ed anche questa volta incassa un gol e non riesce a mantenere inviolata la propria porta. Ma è proprio dalla difesa che giungono le note più positive della serata che ha visto i satanelli sconfiggere per 2-1 il Perugia.
Mister Stroppa rischia, rivoluzionando il quintetto difensivo, e i fatti gli danno ampiamente ragione. Per avere l’esatta dimensione del valore della vittoria foggiana, c’è da dire che il Perugia è apparso una delle migliori formazione ammirate allo Zaccheria, e la partita è stata una delle più belle che si siano viste a Foggia negli ultimi anni. Due squadre che non si sono risparmiate, giocando soprattutto il primo tempo ad un ritmo vertiginoso, e facendo vedere un calcio d’alta scuola.
Ma le partite si vincono anche con il cuore, e il cuore che il Foggia ha messo in campo è stato totale, commovente, così come quello del pubblico: un tifo smisurato, come ormai accade puntualmente non soltanto a Foggia, ma in tutte le città dove i satanelli scendono in campo. Ha avuto ragione Stroppa, che si è affidato al cuore per ricucire le maglie di una difesa che certe volte è parsa un colabrodo, ridisegnando completamente il pacchetto arretrato, e premiando i “senatori”.
Fuori Rubin e Martinelli, dentro Gerbo e Coletti, a tener compagnia a Camporese e Loiacono. La mossa si rivela subito vincente, perché è proprio il centrocampista prestato alla difesa a segnare la prima rete, dopo una veloce e ubriacante discesa sulla destra.
Colletti se li gioca tutti i palloni, uno sull’altro, e vince la maggior parte dei contrasti. Peccato abbocchi alla furbata di Han che procura agli ospiti il rigore, che permette agli umbri di accorciare le distanze. L’impressione è che l’arbitro abbia fischiato il penalty con leggerezza. Vero che il difensore rossonero non tira indietro la gamba, ma è l’attaccante che cerca il contatto. Detto con onestà, senza VAR e moviola è però difficile accorgersene.
L’altra chiave dell’incontro è sicuramente Vacca, uomo partita Sky, e protagonista di una prestazione stellare. Ha giocato un enorme numero di palloni, coprendo e contrattaccando. Suo il magico assist che ha permesso a Mazzeo di raddoppiare, con un delizioso sombrero ai danni di Rosati.
Nella ripresa il Foggia è naturalmente costretto a difendersi. Gli umbri, candidati alla promozione in A, ce la mettono tutta. Ma salvo una traversa, non raccolgono granché. Merito della quadratura difensiva rossonera, che chiude con intelligenza tutti gli spazi, permettendo a Guarna di non rischiare più del dovuto. Speriamo che duri.
Vittoria meritata che sta strettina al Foggia, che avrebbe potuto tranquillamente segnare ancora, ma ha sprecato diverse ripartenze che hanno portato gli attaccanti rossoneri a tu per tu con il portiere.
Le statistiche fotografano fedelmente l’andamento di una gara maschia, spettacolare, avvincente che ha reso onore al gioco del calcio. Diversamente dal solito, il possesso palla è stato in perfetto parità: 50%. A favore del Foggia il bilancio dei tiri in porta (6 a 4), degli umbri quelli dei tiri complessivi (12 a 9).
Il Perugia primeggia anche per quanto riguarda le palle perse (21, contro le 28 rossonere), le palle recuperate (20-16) e i corner (5-4).  13 i falli subiti dai padroni di casa, 19 quelli fischiati a favore degli ospiti. 6 a 2 le ammonizioni.

venerdì 13 ottobre 2017

On line, riunite tutte insieme in un album, le foto "colorizzate" di Lettere Meridiane

Come abbiamo scritto qualche giorno, fa dando notizia della pubblicazione delle singole foto utilizzate per il video sulla Foggia Imperiale, da qualche giorno Lettere Meridiane si è dotata anche di un canale Flickr, com'è logico, visto che si tratta della più grande piattaforma per la condivisione di immagini, dedicato alle fotografie che vengono pubblicate nel blog o vengono utilizzate per le videostorie.
Oltre a trovarle raggruppate in appositi album o raccolte, gli amici e i lettori del blog hanno a disposizione un'ampia gamma di risoluzioni se intendono scaricarsi le immagini (per selezionare la risoluzione desiderata è necessario cliccare sull'icona con la freccia, in basso a destra).
Pubblicheremo un po' alla volta l'intero archivio fotografico di Lettere Meridiane, per cui seguite il blog, perché daremo notizia della pubblicazione di ciascun nuovo album con un post ad hoc.
Dopo le foto tratte dal libro di Benedetto Biagi, tocca adesso alle foto "colorizzate" che hanno tenuto compagnia i lettori del blog per tutta l'estate, riscuotendo molti consensi.
Abbiamo raccolto nell'album che potete trovare qui tutte le immagini cui è stato applicato l'algoritmo di intelligenza artificiale profonda che utilizziamo per la colorizzazione. Ce n'è davvero per tutti i gusti: immagini del capoluogo, ma anche delle più suggestive località del Gargano, dei Monti Dauni.
Pubblichiamo anche, per la prima volta in alta risoluzione, la splendida immagine che illustra il post, tratta da una cartolina d'epoca.

Il tempo ingiusto, tra alta velocità e liste d'attesa

Gianni Forte è uno che ne ha viste proprie tante, nella sua vita di sindacalista. Ha fatto questo lavoro fin da ragazzo restando, come titola la sua bella autobiografia, “Sempre dalla stessa parte”. Quella dei lavoratori. Dei più deboli. Degli oppressi. E da qualche mese degli anziani, essendo andato a dirigere lo Spi  pugliese, il sindacato di categoria dei pensionati della Cgil.
Sarà per questo che è poco aduso alla retorica. Parla breve, ma parla chiaro. Un comunicatore moderno che twitta facendo leva sulla saggezza antica imparata nelle piazze, ai cancelli delle fabbriche, nei campi dove i braccianti si spezzano la schiena.
Mi hanno colpito profondamente e fatto pensare i suoi commenti alle recenti mosse del governo regionale in materia di aeroporti e di trasporto aereo. “Cosa conta di più, avere l'aeroporto sotto casa e risparmiare 1/2 ora per un viaggio o abbattere di 1 mese le liste di attesa della sanità? La Regione Puglia ha scelto la prima.” E poi: “La Regione impegna 7 milioni di euro da dare alle compagnie aeree che faranno arrivare voli a Grottaglie e Foggia. Con quelli che si danno a Ryanair (che sfrutta i lavoratori) sono 19 milioni . Ma non sarebbe meglio utilizzare quelle risorse per rafforzare i servizi socio-sanitari sul territorio?”
Le considerazioni di Gianni Forte fanno riflettere sul diverso valore del tempo, o se preferite su come il tempo - il modo di usarlo, di accorciarlo, di dilatarlo, di sprecarlo - sia divenuto il parametro di nuove diseguaglianze.
La velocità, la rapidità sono diventate il nuovo status symbol. Non tutti se le possono permettere. E perciò tutti vi anelano. Si spendono fior di risorse (pubbliche) nell’alta velocità ferroviaria per fare in modo che il treno sia competitivo rispetto all’aereo. E nello stesso tempo si investono altre risorse (pubbliche) per sostenere il trasporto aereo. E nella sanità, nella salute si disinveste.
Da un lato il tempo che si accorcia, in una parossistica corsa all’accelerazione. Dall’altro il tempo che si allunga, che si dilata. Come quello dell’attesa di chi deve sottoporsi ad un accertamento diagnostico, dal quale può dipendere la sua salute, oppure ad una visita specialistica, o, peggio, ad un’operazione chirurgica. Attese lunghe, estenuanti, che sottraggono tempo alla vita, come quello dei lavoratori pendolari che vanno da Foggia e Bari e viceversa, i cui (tanti) treni perdono ad ogni viaggio cinque minuti all’andata e cinque al ritorno a causa della bretella costruita ad Incoronata per far guadagnare cinque minuti ai viaggiatori del solo treno no stop Bari-Roma che attualmente vi transita.
Il tempo è ingiusto. Corre rapido per i giovani e per i ricchi. Scorre lento per gli anziani, i poveri, i deboli.
Fa bene Forte a ricordarlo, dall’alto della sua saggezza antica. Chapeau, Gianni.

giovedì 12 ottobre 2017

La prima foto aerea di Foggia, colorizzata

La foto colorizzata di oggi propone una rara immagine aerea di Foggia, ripresa dall’alto di via IV novembre. Vi si vede una Foggia in piena ricostruzione, che risana le ferite e ripara gli ingenti danni della seconda guerra mondiale, quando l’80 degli immobili venne danneggiato dalle bombe alleate, e migliaia di cittadini perirono lacerati dalle esplosioni o sepolti dalle macerie.
Deve trattarsi di una delle prime fotografie aeree scattate sulla città a scopi civili e, in questo caso, turistici, visto che si tratta di una cartoline. Prima di allora, l’abitato cittadino era stato oggetto di migliaia di fotografie aeree, ma per bel altre finalità: erano state scattate dagli aviatori alleati a scopo ricognitorio.
Pur se ripresa da una prospettiva discutibile (l’obiettivo del fotografo è perpendicolare al pronao della Villa Comunale, e il Palazzo dell’ex Tribunale è ripreso di lato, trascurando così le bellezze architettoniche più significative della piazza), l’immagine descrive veramente un’epoca.
La cartolina originale, stampata da Rotalfoto di Milano, reca gli estremi dell’autorizzazione ministeriale alla foto aerea, ma non la data. Dalla presenza di una vecchia “circolare” davanti alla Villa, si può ipotizzare che risalga agli anni '50.
Guardando bene, si nota che sono in fase di costruzione o ricostruzione i due “palazzetti” di via Galliani e di via Scillitani, mentre non è ancora stata avviata la costruzione del Palazzo Inali, in via Scillitani, a fianco al Palazzo dell’Acquedotto.
In alto sulla destra si notano dei cantieri edili in piena e febbrile attività: la zona raffigurata dalla cartoline, compresa tra la Stazione, viale  XXIV maggio e la villa comunale, era stata la più danneggiata dalle bombe alleate.
La fotografia mostra anche com'era piazza Cavour prima che la ricostruzione edilizia si trasformasse in una (discutibile) frenesia di sostituzione edilizia, che di lì a poco avrebbe portato la Fontana del Sele ad essere assediata dagli anonimi palazzoni di oggi.
La colorizzazione è stata effettuata utilizzando la tecnica di intelligenza artificiale “profonda” di Satoshi Iizuka, Edgar Simo-Serra e Hiroshi Ishikawa (Let there be Color!: Joint End-to-end Learning of Global and Local Image Priors for Automatic Image Colorization with Simultaneous Classification).
Trovate qui le altre foto colorizzate di Lettere Meridiane.
Per scaricare le foto ad alta risoluzione, utilizzare i collegamenti qui sotto:



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