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La cultura dauna è più povera: la scomparsa di Giuseppe De Matteis

Quando muore un poeta o un intellettuale che ama la poesia (il confine tra i due stati è labilissimo) siamo tutti un po’ più poveri: è come se un sogno, un’utopia si fossero spenti, e restassimo tutti ancora più assediati da quella realtà nuda e cruda e grigia, che soltanto la poesia sa trasfigurare e sublimare. Sento così la morte di Peppino De Matteis, straordinaria figura di intellettuale e uomo di lettere che se n’è andato assai prima del dovuto, lasciandoci un vuoto che sarà difficile colmare. Il caso ha voluto che Maurizio De Tullio mi abbia informato della ferale notizia mentre mi trovavo a Pisa, davanti al Polo Fibonacci. E per un attimo ho immaginato l’anima sorridente di Peppino che si aggirava tra gli austeri corridoi di questo tempio della informatica e della matematica. Mi sembrava a suo agio, come tutti quanti hanno bazzicato seriamente la scienza della lettere e sanno bene che tra parole e numeri non c'è poi tanta distanza: un periodo ben composto, parole ben alli...