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Quando le fontane dissetavano, ed erano compagne di giochi (di Alfonso Foschi)

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La fontana che una volta si ergeva in via Basilicata, a San Severo, è simile a tante altre fontane che dissetavano i pugliesi nel secolo scorso. Racconta la storia di un’epoca in cui l’acqua non solo era un bene prezioso, ma era anche difficile da trovare. E le fontane erano non solo una risorsa ed una ricchezza, per uomini ed animali, ma potevano perfino diventare compagne di giochi, come nel caso di questo racconto, intriso di emozione e di nostalgia che ci regala l’amico Alfonso Foschi. Ne suggerisco la lettura non soltanto ai più anziani, ma anche e soprattutto ai più giovani: vi ritroveranno l’affresco di un’epoca e i suoi valori. Da non dimenticare. Grazie ad Alfonso per i bel contributo, già comparso qualche anno fa, sul Corriere di San Severo . Buona lettura. (g.i.) * * * San Severo anni ’40 - '50 : tra via Sicilia e l’inizio di via Basilicata c’era, e c’è ancora oggi, una piazzetta occupata interamente da un marciapiedi a forma di triangolo sulla cui base, all’epoc...

Grazie a Gazzè, la bellezza di Vieste alla ribalta nazionale

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Com’era facile prevedere, la bella canzone di Max Gazzé che al Festival di Sanremo ha messo in versi e musica la Leggenda di Cristalda e Pizzomunno  sta portando Vieste all’attenzione della stampa nazionale e internazionale. Va sottolineato che la bella canzone non racconta una storia che potrebbe essere ambientata in tutte le parti del mondo, ma una leggenda fondata su uno dei maggiori attrattori turistici della cittadina garganica, riconosciuta capitale del turismo pugliese: il faraglione che svetta sulla spiaggia di levante, che viene espressamente citato, così come Vieste. “Con una dolcezza degna di una poesia - scrive l’ Huffington Post -, il cantante rievoca la leggenda di Cristalda e Pizzomunno diffusa a Vieste, città pugliese famosa per il suo mare cristallino.” Il quotidiano si sofferma naturalmente proprio sul faraglione, citando Gazzè che canta: " Così la gente lo ammira tuttora gigante di bianco calcare che aspetta il suo amore rapito e mai più tornato . Ma la le...

Gazzé e la canzone su Vieste premiati dalla giuria demoscopica

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Comunque vadano le cose, il sessantottesimo Festival di Sanremo un suo vincitore ce l’ha già. Anzi, una vincitrice: Vieste, capitale del turismo pugliese, immortalata da Max Gazzè che ha messo in versi e musica la leggenda garganica più antica e struggente, la storia di Pizzomunno trasformato nel faraglione di pietra che si erge maestoso sulla spiaggia viestana di ponente, vittima della vendetta delle sirene che rapiscono la bellissima Cristalda (che nella versione originale della storia si chiama Vesta), di cui era innamorato. Ogni cento anni, lo sfortunato marinaio trasformato in pietra torna umano, e torna ad incontrarsi con Cristalda, che non lo ha dimenticato: “Io ti resterò / Per la vita fedele / E se fossero pochi, / anche altri cent’anni! / Così addolcirai gli inganni / Delle tue sirene…” Belli sia i versi che l’interpretazione di Max Gazzè che sembra riscuotere successo e attenzione: La leggenda di Cristalda e Pizzomunno veleggia nella zona più alta della classifica prov...

Gino Caiafa legge la storia di Natale di Alfonso Foschi

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Il bel racconto di Natale di Alfonso Foschi , in cui l’autore racconta la storia di un fortuito incontro che ha illuminato un Natale di tanti anni fa, è stato particolarmente apprezzato dagli amici e i lettori di Lettere Meridiane . Foschi racconta una vicenda esemplare di “come eravamo” alcuni decenni fa, quando erano gli italiani a cercare fortuna all’estero, spesso senza trovarla, e pagando un prezzo molto elevato al lavoro in miniera. Grazie all’attore Gino Caiafa  (che ringrazio molto per la sua squisita sensibilità), il racconto “Pane e carbone” è diventato un’ audiostoria , ben recitata, intensa, coinvolgente. Potete ascoltarla, e guardarla nella sequenza di diapositive che l’accompagna, qui sotto. Con il commento "una bella, umanissima storia  vera  di Natale, piena di incanto e di nostalgia...", Caiafa l’ha pubblicata sul suo bel canale You Tube , dove offre ad amici e fan deliziose interpretazioni, sia di poesie o prose di particolare valore letterario, che ...

Una storia di Natale / Pane e carbone (di Alfonso Foschi)

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Ringrazio molto Alfonso Foschi , docente originario di San Severo, che da tempo risiede a Genova per aver voluto regalare agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane questo struggente racconto natalizio. Una storia di povertà, emigrazione e di solidarietà che deve farci riflettere. Il racconto mi ha profondamente commosso. Se commuove anche voi, fate una preghiera per Mario. (g.i.) * * * In un primo mattino, buio e piovoso, dei primi giorni di dicembre 1964, con la mia “cinquecento” avevo da poco lasciato l’estrema periferia nord di Genova e imboccato la SS 45 per raggiungere la mia piccola scuola rurale di Olcesi, un pugno di casette in cima alia collina. Pioveva a dirotto e con tale violenza che a stento il tergicristallo riusciva a darmi brevi e intermittenti spazi di visibilità. Ad un tratto intravidi la tremula sagoma di una persona che procedeva incerta lungo il ciglio della strada; camminava lentamente, un po’ curva, per difendersi dalla pioggia che tuttavia la flagellav...

Viscardo di Manfredonia, la prima puntata

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Così come promesso, Lettere Meridiane comincia, a partire da oggi, la pubblicazione a puntate del romanzo Viscardo di Manfredonia , di Francesco Prudenzano , letterato pugliese originario di Manduria, docente di Estetica e letteratura italiana all’Università di Napoli, dove fu anche vicedirettore della Biblioteca dell’Ateneo. Noto soprattutto per l’impulso che ha dato alla storia della letteratura, Prudenzano fu uno scrittore particolarmente prolifico. Scrisse drammi, poesie, ma soprattutto romanzi, di taglio popolare.  Pubblicò un romanzo ( La corrida incantata ) nella collana Romantica Economica di Sonzogno, storico editore che con le sue collane popolari ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo della lettura nel Paese. Di Viscardo di Manfredonia abbiamo già parlato diffusamente in una precedente Lettera Meridiana, che potete leggere qui . Il romanzo è ambientato nella Capitanata del 1620, tra Monte Sant’Angelo e Manfredonia, e racconta del contrastato amore...

La prima aeronave è stata progettata a Lucera

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Il 17 giugno del 1905 è una data miliare nella storia dell’aeronautica italiana. Nei cieli di Schio si librò in volo la prima aeronave progettata e costruita in Italia. I goffi volteggi di quel dinosauro dell’aria, che misurava 39 metri con una circonferenza  di 25, e un  volume di oltre 1.200 metri cubi, coronavano un sogno cominciato molti anni prima. Guardando quella macchina volante che aveva finalmente sconfitto la legge di gravità, il conte Americo da Schio, il solo sopravvissuto del gruppo di scienziati che avevano lanciato la sfida, dovette pensare che la profezia di Leonardo si era ormai avverata: “Piglierà il primo volo il  grande uccello, riempiendo l’universo di stupore… e gloria eterna al nido ove nacque”. Peccato che nel nido dove nacque l’idea non se ne abbia memoria, e di conseguenza neanche la gloria eterna auspicata dal genio di Vinci. E allora merita di essere raccontata, questa storia bella come un film. Alla base di quel volo della prima aerona...

Renzo e Lucia alle falde del Gargano

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Vi piacerebbe, cari amici e lettori di Lettere Meridiane , leggere una storia come quella dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni , ambientata però sul golfo di Manfredonia, e non tra Como e Milano? Se sì ditelo, e sarete serviti. La meritoria opera di digitalizzazione di Google (grazie di esserci, Big G ) ha reso da poco disponibili i due tomi di un romanzo storico poco conosciuto (a dirla tutta, praticamente sconosciuto), le cui vicende si dipanano appunto tra Gargano e Manfredonia. Renzo e Lucia di casa nostra vivono rispettivamente nel Castello di Manfredonia e in quello dirimpettaio di Monte Sant’Angelo. Viscardo di Manfredonia , questo il titolo del romanzo (che viene però definito racconto nel frontespizio dei due volumi che lo compongono), venne stampato a Napoli, presso la Tipografia dell’Ancora, ubicata nel largo S.Macellino, 2, nel 1854. Il successo arriso al romanzo dovette essere ragguardevole, se lo stesso anno ne venne pubblicata una seconda edizione, sempre a Na...

"Bradisti" all'assalto delle Tremiti, il reportage vintage di Aldo Varano

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La Tribuna di Foggia è stato un periodico di ispirazione democristiana, che si stampava a Foggia nel 1954. Poteva annoverare buone, di intellettuali, scrittori e giornalisti, più o meno direttamente impegnati in politica, come Gabriele Consiglio, Anacleto Lupo, Giuseppe D'Addetta, Antonio Manuppelli. La terza pagina era dedicata ad argomenti culturali, ed ospitava pezzi e reportage di buona qualità, come quello, che pubblichiamo di seguito, che uscì nel numero del 18 ottobre 1954 con il titolo Felici alle Tremiti i nemici delle Miss. L'occhiello e il sommario erano invece, rispettivamente:  Vita primitiva dei «bradisti». a S.Domino e S.Nicola e Nella vita, prima o poi, tutti cerchiamo un’isola appartata. Spesso ce la fabbrichiamo con la fantasia. Noi l’abbiamo trovata realmente qui e ci sentiamo come a casa nostra . Il neologismo bradista si richiama all'aggettivo brado, ed intende evidentemente indicare turisti amanti della vacanza naturalistica ante litteram, non s...

Ogni cent'anni (di Giuseppe D'Addetta)

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Giuseppe D’Addetta è stato tra gli intellettuali garganici più attenti alla valorizzazione del promontorio, e tra i più abili a raccontarne le millenarie radici. Nato a Carpino nel 1899, ha scritto molti libri sulla Montagna del Sole, ed è stato tra i primi ad intuirne il potenziale, battendosi tenacemente per superare i localismi e i campanilismi, e privilegiando la narrazione del Gargano come unicum . Ne è splendida testimonianza il racconto che pubblichiamo di seguito, che ho trovato in uno dei primi numeri da La Tribuna di Foggia , settimanale di ispirazione democristiana che si pubblicava negli anni Cinquanta.  D’Addetta fu molto attivo come scrittore e come giornalista. Fondatore del periodico Rinascita Garganica , ebbe il merito di rilanciare la pubblicazione de Il Gargano Nuovo . Ogni cent’anni racconta la leggenda di Pizzomunno (che nella novella viene chiamato con il nome più antico di Pizzimunno) e Vesta. Una storia di rara delicatezza, resa ancora più struggen...

Classi sociali a temperatura ambiente / 2 (di Pasquale Soccio)

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Pubblichiamo la seconda parte del racconto di Pasquale Soccio , Classi sociali a temperatura ambiente, uscito sul periodico Il nuovo Risveglio, diretto da     Gaetano Matrella , che mi fece dono delle annate rilegate. Un regalo che custodisco con gratitudine ed affetto, una miniera di cose belle, che mi piace di tanto in tanto condividere con gli amici e i lettori di Lettere Meridiane . Come questo bel racconto di Soccio, che fu uno degli intellettuali di maggior spicco del Novecento meridionale.  Chi l'avesse persa, può leggere la prima parte cliccando qui . Buona lettura. * * * Il suo incanto attentissimo proruppe in un sospiro di liberazione: «Rimpianto e nostalgia di un mondo scomodo ma bello, mentre comodo e desolato è questo tempo tecnologico, sia pure con i suoi fornelli elettrici, frigoriferi e aria condizionata, senza parlare di radio e televisori che gracchiano e rendono più squallida la solitudine, ponendo un'intercapedine tra gli stessi familiari...

In morte di Pit, canarino intellettuale (di Fausto Parisi)

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Ho scovato nella collezione rilegata de Il Nuovo Risveglio regalatami dall’indimenticabile Gaetano Matrella , questo delizioso racconto di Fausto Parisi sulla morte di un canarino “intellettuale” che provoca dolore in quanti avevano gioito della sua presenza, del suo canto e dei suoi … suggerimenti librari. Mi è piaciuto molto, e ho voluto ricopiarlo per gli amici e i lettori di Lettere Meridiane . Buona lettura. * * * È morto un canarino. La notizia può forse interessare ben poche persone. Ne muoiono tanti ogni giorno! Poi uno più uno meno. non è un problema. Invece la storia di Piet, cosi si chiamava il canarino, è del tutto particolare. Pit (così si pronuncia, perché di lontana origine inglese) era un canarino straordinariamente diverso. Viveva la sua vita in assoluta libertà. La gabbia era per lui semplicemente una casa. Sempre aperta.

Il rito del galluccio (di Geppe Inserra)

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Il mercato Ferrante Aporti Il rito del galluccio cominciava due o tre giorni prima di Ferragosto, quando nonno Giuseppe andava al mercato Ferrante-Aporti a comprare la bestiola che sarebbe stata sacrificata sulla tavola della festa. Ne sceglieva una di una certa dimensione, perché quando sarebbe arrivato il momento avrebbe dovuto sfamare sei bocche. Sicché il "galluccio", vezzeggiativo che sta per gallo giovane, era il più delle volte un gallo bell'e fatto. Giunto a casa, sistemava il volatile nella vasca da bagno, che, come s’usava a quei tempi, a tutto serviva, fuorché a fare il bagno. Gli legava una zampa con una cordicella annodando l’altra estremità al rubinetto, in modo che potesse muoversi senza però volare via. Per me e mio fratello Attilio era un divertimento sbirciare dalla porta socchiusa del gabinetto l’espressione del povero animale, ignaro della sorte che stava per toccargli. Ci divertiva anche dargli da mangiare: briciole di pane raffermo inzuppate ...

"Bellò, me fa trasì", una poesia di Giovanni Cataleta interpetata da Giovanni Mancini

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Giovanni Mancini Giovanni Cataleta riesce come pochi a raccontare e a rappresentare l’anima del Foggia, ovvero quello spirito impalpabile che aleggia attorno alla squadra rossonera, e che la fa diventare per molti autentica Weltanschauung , una concezione del mondo, della vita, una ragion d’essere. Di questo spirito è intessuto il suo ultimo libro, Il distintivo dalla parte del cuore . Gratificandomi profondamente, Giovanni ha voluto che fossi io a scrivere la prefazione. Vi prometto che ve la farò leggere nei prossimi giorni. Adesso voglio però mostrarvi una deliziosa chicca, che basta da sola a dare conto di quel che ho detto finora. Un evento nell’evento che si è consumato nel corso della serata in cui è stato presentato pubblicamente il volume,  nella sala Rosa del Vento della Fondazione Banca del Monte. Impareggiabile storyteller , Cataleta riesce a cogliere in modi di dire, piccoli gesti, abitudini e riti il rapporto speciale che lega il Foggia a Foggia, rivelando...

Il distintivo dalla parte del cuore

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"Fino a quando ci saranno novanta minuti da giocare, le emozioni e le storie che continuano a nascere attorno ai rossoneri, continueranno ad essere una sofferenza da vivere”. C’è qualcosa di profetico, nelle parole con cui Giovanni Cataleta apre il suo ultimo libro: Il distintivo dalla parte del cuore .  Le storie si nutrono spesso di coincidenze, di strani inciuci del destino. E allora non dev’essere per niente un caso, ma quasi certamente uno scherzo della dea Eupalla cara a Gianni Brera, se la fatica letteraria di Giovanni verrà presentata domani, proprio quarantotto ore prima di quegli altri novanta minuti da giocare col Pisa, da vivere, da soffrire, fino all’ultimo. C’è qualcosa di profetico anche nel titolo: il distintivo dalla parte del cuore, che vedete nella immagine che illustra questa lettera meridiana , è quello che il padre di Giovanni, Antonio Cataleta progettò e fece realizzare, in una tiratura limitatissima, quando lavorava a Torino negli anni Quaranta. E...

Piovene racconta Troia, Lucera e il Gargano

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Il reportage radiofonico implica e richiede una scrittura più letteraria rispetto a quello televisivo. Sul piccolo schermo si ha modo di far parlare le immagini. In radio no: sono le parole che devono evocare atmosfere, raccontare storie, svelare e far vedere. Sotto questo profilo, il monumentale Viaggio in Italia che Guido Piovene scrisse per la radio negli anni Cinquanta, è un capolavoro, un testo che fa scuola. Piovene passò anche per la Capitanata, ed era facile immaginare che nel racconto di una provincia così ricca ed affascinante, lo scrittore veneto riuscisse a dare il meglio di se stesso. La puntata, che andò in onda il 6 novembre del 1956, è tra le cose più efficaci e belle che mi sia mai capitato di leggere ed ascoltare sulla nostra terra. Lettere Meridiane ne sta curando la trascrizione. Potete leggere quelle precedenti cliccando sotto, qui titoli ed i relativi collegamenti: Foggia "tra i Borboni e il West" di Guido Piovene  (su Foggia) Quando la Capitan...

Quando la Capitanata era un grande cantiere di trasformazione

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La buona letteratura e il buon giornalismo hanno la capacità di farti guardare alle cose di cui parlano - posti, o persone, o contesti - non uno sguardo nuovo, perfino se si tratta di cose familiari, e note. Il brano che segue di Guido Piovene è una delle cose più belle e nitide che mi sia capitato di leggere sulla grandiosa pagina di  storia che la Capitanata ha vissuto alla metà del secolo scorso, quando, per effetto della bonifica, della cosiddetto rivoluzione irrigua e della riforma fondiaria, diventò il cantiere di uno dei più grandi processi di trasformazione che  il Mezzogiorno abbia mai vissuto. Lo scrittore vicentino visitò la Capitanata nel 1956, per una puntata di Viaggio in Italia ,  fortunata trasmissione messa in onda da Radio Uno. La straordinaria capacità di sintesi di Piovene rende il racconto quanto mai accattivante e vincente. Lettere Meridiane sta pubblicando a puntate la trascrizione della trasmissione radiofonica. La prima puntata è stata pubb...

Come Rignano scampò ai tedeschi

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All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre. nella generale confusione che si produsse dopo quella fatidica data, si registrarono molti episodi di violenza che videro protagonisti i soldati tedeschi. Ma non i tutti i posti fu così. Il passaggio dei tedeschi ormai in ritirata non provocò particolari problemi a Rignano Garganico, grazie all'ingegnoso espediente adottato da un coraggioso cittadino. Antonio Del Vecchio nel suo libro Don Leonardo Cella, dal paese al MondoSalesiano (Maritato Group, 2012) racconta questa bella storia che si registrò a Rignano Garganico. * * * Dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943 e lo sbarco degli anglo - americani in Sicilia, i tedeschi si ritirano man mano dal Sud Italia per rafforzare la cosiddetta linea gotica. Sono a corto di viveri e di rifornimenti. Pertanto, risalendo lo Stivale (talvolta come veri e propri sbandati), lasciano là, dove passano le loro orme malefiche in termini di razzìe per l’approvvigionamento. Prendono tutto a d...

L'ombra che uccide, una tragica storia garganica di un secolo fa

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Per l'archivio delle storie, ecco un'altra bella narrazione di Angelo del Vecchio , che attinge dalla memoria orale degli anziani di Rignano Garganico (in questo caso, zia Giuseppina). È una storia dalle tinte fosche, che si tramanda nella cittadina garganica da più di un secolo, e che - come tutte quelle che si tramandano di generazione in generazione, nasce probabilmente da un fatto realmente accaduto, ma che la tradizione popolare ha via via arricchito. Il racconto è tratto dal volume di Angelo Del Vecchio, Lupi Mannari, Streghe e Fantasmi del Gargano , con prefazione di Joseph Tusiani e Vittorio Stagnani, Araiani, 2008, pagg. 11 - 14 * * * Tra le leggende di paese ce n’è una a Rignano Garganico che resiste dagli inizi del Novecento. Si tratta della scomparsa”sospetta” di un agricoltore del posto, morto nel capoluogo dauno dopo una folle corsa a cavallo per sfuggire ad una strana “ombra”. Il racconto, ripropostoci in chiave moderna da un’anziana signora rignanese, per...

Come Marcuccio partì libertino, e tornò frate...

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Per l' archivio delle storie pubblichiamo un bel racconto di Antonio Del Vecchio, la storia di un giovane di San Giovanni Rotondo che partito per l'Australia per misteriose ragioni decise, o  forse fu costretto, come vedrete, a farsi frate. Il racconto è tratto dal volume E così ho lasciato la mia terra/ Voci, volti e ricordi degli emigrati di San Marco in Lamis, Rignano Garganico e San Giovanni R. di Sergio D’Amaro e Antonio Del Vecchio (Regione Puglia, 2006). (Nella foto, la riproduzione di un'antichissima chiesetta che si trovava nel giardino del Convento dei Capuccini, a San Giovanni Rotondo). * * * di Antonio Del Vecchio E... tornò  monaco", una vicenda intrisa di vita emigratoria e di vocazione religiosa, per via della scelta finale dal protagonista, fortemente influenzata e segnata dall’ incontro – confessione, come si dirà, con  Padre Pio. Ecco la storia. In gioventù il futuro Padre Marco aveva i sette spiriti e li metteva a prova di giorno p...