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Visualizzazione dei post con l'etichetta emigrazione intellettuale

Noi, che viviamo lontano e vorremmo tornare

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Castelnuovo della Daunia Se avesse potuto, Tania Conte , cittadina di un piccolo comune dei Monti Dauni, costretta a vivere lontano dalla sua terra, sarebbe senz'altro tornata a votare per il referendum. La sua lettera è bella e commovente e ne suggerisco caldamente la lettura a tutti gli amici di Lettere Meridiane . Mi spiace che le mie considerazioni sulle ragioni dell’astensionismo particolarmente elevato in provincia di Foggia abbiano provocato malessere nella gentile lettrice. Le sue riflessioni effettivamente gettano sulla questione dell’astensionismo una luce diversa , evidenziando un’altra strana contraddizione del sistema elettorale del Bel Paese. I nostri connazionali all'Estero possono votare tranquillamente per corrispondenza. Gli italiani che sono stati costretti ad emigrare in un’altra regione, per poter votare devono necessariamente farlo nel Comune presso le cui liste elettorali sono iscritti. Oltre che contraddittorio, il sistema è obsoleto, visto il con...

Foggia e la Capitanata: una crisi irreversibile?

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La lettera meridiana sull’ennesimo record negativo conquistato dalla Capitanata (prima provincia pugliese e seconda provincia italiana per tasso di emigrazione interna) ha suscitato molti interessanti commenti da parte degli amici e dei lettori del blog, a conferma che non è certo la tensione intellettuale che fa difetto al territorio. Sotto accusa c’è la classe dirigente, che nell’opinione diffusa non è riuscita a creare le condizioni economiche e sociali per arginare un processo di crisi che sembra sempre più irreversibile. Negli anni passati, Virgilio Caivano è stato protagonista di un generoso tentativo di rilanciare i piccoli comuni: la Capitanata divenne capofila di un movimento nazionale, che si è però purtroppo spento nel nulla. Proprio a quella esperienza si riferisce Caivano che sulla bacheca del gruppo fb Rocchetta la Poetica scrive: "In ritardo come sempre... la battaglia dei piccoli Comuni avviata nel 2000 a Rocchetta Sant'Antonio evidenziava proprio que...

Antonio Fortarezza. Andare via da Foggia, per imparare a volerle bene.

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Antonio Fortarezza ha uno sguardo tenero, che ti conquista subito. Antonio ha nello stesso tempo uno sguardo profondo, che usa con una straordinaria efficacia quando attraverso video e fotografie racconta di disagi ed alienazioni, cogliendone i tratti di speranza. Ha uno sguardo che non s'arrende, che cerca di vedere l'invisibile. Ho paragonato una volta una sua iniziativa culturale, la mostra Visibili/Invisibili al celeberrimo piano-sequenza finale che Antonioni filma in Professione Reporter per sottolineare la sua capacità di guardare, senza soltanto limitarsi ad osservare. Antonio sa guardare e al tempo stesso sa prendere parte alle cose che guarda. Da molti anni, ormai, Antonio Fortarezza ha lasciato Foggia per stabilirsi a Milano. Negli ultimi tempi vi ritorna, però, un po’ più spesso. Gli ho chiesto di scrivere un capitolo di questa sorta di racconto collettivo che si sta componendo su Lettere Meridiane a proposito dell’emigrazione intellettuale, dei tanti foggiani...