sabato 16 dicembre 2017

Max Gazzè porta Vieste e il Gargano al Festival di Sanremo

Bella sorpresa per Vieste e il Gargano che saranno presenti al prossimo festival di Sanremo e non solo metaforicamente. Perché sul palco del Teatro Ariston verrà cantata la loro leggenda più antica e più struggente. “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” è il titolo del brano con cui sarà in gara Max Gazzé, uno dei candidati alla vittoria finale.
L’annuncio ieri sera nel corso della trasmissione Sarà Sanremo andata in onda su Rai Uno che ha ufficializzato esecutori e titoli delle venti canzoni selezionate per la rassegna canora dal neo direttore artistico Claudio Baglioni.
Superfluo sottolineare che per Vieste e per tutta la Montagna del Sole si tratterà di un momento promozionale di straordinario importanza. Top secret, in quanto il regolamento del festival è molto severo su questo, il testo e la melodia. Per ascoltare la canzone bisognerà aspettare il 6 febbraio prossimo, serata inaugurale del Festival. Per il momento si può dire che una storia delicata come quella di Pizzomunno, il giovane pescatore che secondo la leggenda venne pietrificato dalle sirene, invidiose del suo amore per Cristalda, sta nelle corde di un cantautore sensibile e di un raffinato musicista come Max Gazzé. Sarà sicuramente entusiasmante ascoltarla.
Max Gazzé è un habitué del Gargano, nei cui centri si è spesso esibito. L’ultima volta nello scorso mese di agosto, quando è stato ospite della Pro Loco di Carpino. Ma il cantautore romano ha tenuto serate anche a Sannicandro, a San Giovanni Rotondo e quattro anni fa anche a Vieste, quando, la sua del 23 luglio 2013, si esibì nel suggestivo scenario di Marina Piccola.
Chissà che non sia stata proprio quella serata a fargli conoscere la leggenda di Pizzomunno e di Cristalda, e ad incantarlo fino a farlo decidere di metterla in musica e parole.
Nella foto sotto di Fiorenzo Piracci, tratta dal sito di OndaRadio, un momento di quell’indimenticabile concerto.

Prossima fermata, un altro film-gioiello di Lorenzo Sepalone, all'insegna dell'impegno civile

Un conducente dell’Ataf, al suo ultimo giorno di lavoro prima della meritata pensione, racconta se stesso e la sua città. È un autista speciale, dallo sguardo lungo e il cuore grande. Tanto più a Foggia. Dietro quel volante ha letto i pensieri della gente, ha vissuto i sogni della città. Ha guardato Foggia che vive, nei sorrisi, nei desideri, nelle speranze ma anche Foggia che muore nella violenza, nella inciviltà, nell’indifferenza, che troppo spesso hanno come teatro proprio gli autobus.
Prossima fermata, lo spot girato da Lorenzo Sepalone per l’Ataf, l’azienda del trasporto urbano di Foggia, è un piccolo capolavoro e nello stesso tempo un grande, prorompente messaggio civile. Gli autobus sono un microcosmo in cui quotidianamente s’intrecciano storie belle e brutte. Lorenzo vi ambienta una storia metropolitana di quelle che gli sono care. Il tono è minimalista ma solo in apparenza: dietro la sceneggiatura, stringata, lucida, coinvolgente (e firmata dallo stesso Sepalone) c’è tanta roba su cui riflettere.
Lo sfondo, i passeggeri, diventano i veri protagonisti, come succedeva nel teatro greco. Sepalone lascia in sospeso il finale: non sappiamo se si tratta di una commedia a lieto fine o di una tragedia. Che città troveremo, alla prossima fermata? Quella che vive sorride e spera, o quella che muore? In fondo, la fine della storia dobbiamo scriverla noi, ecco il messaggio forte e chiaro che parte da questo ennesimo gioiello, che Sepalone, giovane ma ormai pluripremiato cineasta foggiano, regala alla sua città e ai cinefili.
Bravo Paolo De Vita nei panni del conducente Ataf alla sua ultima corsa.
Una eccellente testimonianza di come la comunicazione sociale possa diventare anche buon cinema. Da guardare e da amare. Da far guardare e da far amare.
L’iniziativa dell’Ataf è stata sostenuta da un pool di imprese sponsorizzatrici che è il caso di citare e applaudire per il loro senso civico: Mercati di Città La Prima, Agenzia Alleanza Foggia Manfredonia, Vision Ottica Megasotre, Gioielleria Giuseppe Ciletti, Edilgamma Srl. 
La produzione esecutiva è del Movimento Arteluna (direttore di produzione Lorenzo Sepalone, ispettore di produzione Boris Sgherza, segretario di produzione Ciro Zizzo, assistente di produzione, Sara Caputo.
Il cast tecnico, secondo tradizione, è una sapiente miscela tra professionisti di livello nazionale e talentuosi giovani foggiani. Lorenzo è bravo anche in questo, per il movimento che sta creando attorno alle sue produzioni: fotografia,  Ugo Lo Pinto, montaggio Vito Palumbo, musiche Alessandro Pipino, costumi Vize Ruffo, scenografia Laura Longo, suono di presa diretta Renato Minichelli, sound design Thomas Giorgi, colorist Rosario Balistreri, aiuto regia Daniela Baldasarre, assistente alla regia Angelo Ritrovato, trucco Laura Cacciapaglia, operatore di ripresa Sergio Grillo, aiuto operatore Matteo Fania, foto di scena Sara Sabatino.
Qui sotto il film. Guardatelo, amatelo, condividetelo.


venerdì 15 dicembre 2017

Sorridi mio capitano. Ingiusti i fischi dello Zaccheria: ma sono fischi d'amore.

Ripartiamo da qui. Dall'immagine che illustra questo post. Dal capitano che quasi in lacrime, abbraccia suo figlio, pulcino rossonero e raccattapalle durante la sfida col Venezia. Esce quasi piangendo, Agnelli che non dev'essersi reso ancora conto che stasera allo Zaccheria c'è stato un miracolo: il pareggio conquistato dal Foggia in rimonta sul Venezia vale oro. Forse un campionato. E con lui altri non se ne sono resi conto gli altri satanelli che sono usciti dal campo piangendo, come se avessero perso la qualificazione al mondiale.
Avete pareggiato, ca**o. Abbiamo pareggiato, e Zafò...
Prendiamo atto della realtà.
Per qualità dei giocatori, per organizzazione di gioco, stasera non c'era partita tra Foggia e Venezia, eppure il Foggia, sotto di due gol, è riuscito ad impattarla. Giocando di cuore. Non rinunciando mai ad inseguire il sogno.
I fischi non vanno certo indirizzati ai ragazzi. E neanche a mister Stroppa. L'anno scorso gli andava tutto bene, quest'anno gli dice tutto male. Però, insisto: alla fine i piedi buoni vincono sempre, e far congelare Deli in panchina e Sarno addirittura fuori rosa non mi pare sia stata un'idea eccelsa.
Per carità di patria tralascio di commentare i rumors su Vacca che lo danno per partente all'imminente mercato invernale. Ma perchè far partire una bandiera per comprare l'ennesimo di quei tanti che "quelli che in casa loro comandano loro" hanno fatto arrivare in estate, promettendo mare e monti?
Ma in fondo è ingiusto anche criticare i Sannella, che ci mettono la faccia e i soldi e hanno chiuso il bilancio con passivo niente male ed hanno regalato alla città la soddisfazione di una promozione in B che mancava da decenni.
Una ragione di più per ricordare che l'alchimia vincente è stata l'equilibrio perfetto tra tifosi, dirigenza, allenatore e giocatori, e va al più presto recuperata.
Infine i tifosi. Stasera hanno fischiato. Delusi dalle ennesime sviste difensive, dalla pochezza offensiva che i satanelli hanno mostrato fino a pochi minuti dalla fine. Si può capirli, e si deve capirli. Tifosi così meriterebbero ben altro.
Ma sono stati fischi d'amore.
Da domani si riprende, tutti insieme. E tu, capitan Agnelli, mio capitano, sorridi.

Giordano ed Arbore: i foggiani conquistano l'audience della Rai

Oltre due milioni di spettatori per l'Andrea Chenier di Umberto Giordano che ha aperto la stagione della Scala su Rai Uno, ed uno share che ha raggiunto il 15,43 nel primo quarto d’ora.  Quasi 3 milioni e 900.000 spettatori per Arbore, che su Rai Due ha totalizzato il 19,2% di share con Indietro Tutta 30 e l’Ode, surclassando la partita di Coppa Italia su Rai Uno e la seconda puntata di Music su Canale 5.
I due foggiani più importanti della storia dello spettacolo si fanno onore, anzi trionfano sulle maggiori reti televisive. Se per Arbore il primato poteva essere messo in preventivo, viste la valanghe di ascolti che il popolare showman fa puntualmente registrare ogni volta che si esibisce in tv, per l’opera lirica giordaniana era sicuramente più azzardato profetizzare il successo che ha avuto. Un boom che ha polverizzato tutti i precedenti indici di ascolto delle opere liriche passate in televisione.
Merito della musica immortale  composta da Giordano (compare nella colonna sonora di Philadelphia ed è elemento significativo della stessa sceneggiatura del film), ma anche della memorabile direzione di Riccardo Chailly  e della messinscena firmata da Mario Martone, oltre che della superba interpretazione di Yusif Eyvazov e Anna Netrebko. Il segreto dello straordinario successo sta nell’essere riusciti a restituire all’Andrea Chenier tutta la carica verista che Giordano le aveva impresso e che non sembra viene colta nell'approccio all'opera anche da parte dei registi più moderni.
Il quasi contemporaneo successo di ascolti ottenuto dai due grandi artisti foggiani è il frutto di una coincidenza temporale, ma non solo. I due percorsi artistici posseggono tratti comuni dietro ai quali c’è forse anche la chiave del loro successo. Nati a Foggia, hanno entrambi studiato a Napoli, quando il cordone ombelicale che legava la capitale partenopea a Foggia era ancora molto solido. Entrambi hanno poi fatto fortuna sulle scene internazionali e hanno scelto di vivere lontano dalla loro patria d’origine: Milano per Giordano e Roma per Arbore.
L’uno e l’altro hanno mantenuto tuttavia un saldo rapporto con la loro terra d’origine soprattutto con le loro opere, che trasudano meridionalità: perfino dietro le vicende francesi di Andrea Chenier si voglia la potenza del messaggio e della scuola verista, così come il Sud di Renzo Arbore è divertente, ridanciano.
È bello che le due facce del Sud vengano così declinate da due foggiani, e al massimo livello.

giovedì 14 dicembre 2017

Il Canto di Natale di Franco Valentini Vista, genio foggiano incompreso e sfortunato (di Ciro Inicorbaf)

Franco Valentini Vista
Ciro Inicorbaf è l'incarnazione vivente dell'intellettuale organico che tanto piaceva ad Antonio Gramsci. Esempio luminoso di come l'homo faber possa intrecciarsi profondamente e positivamente con l'homo sapiens. Il far presepi, arte in cui Ciro eccelle, implica abilità sostanzialmente manuali. Ma per farli belli, per fare in modo che emozionino e parlino a chi li ammira, occorre una profonda coscienza dei significati che la rappresentazione della natività esprime, della scenografia e della cultura popolare in cui è immersa. È per questo occorrono ricerca, studio, passione, dedizione.
È così che Inicorbaf è riuscito a scovare alcune chicche deliziose che riguardano la cultura natalizia a Foggia. Come quella che oggi regala ad amici e lettori di Lettere Meridiane, a nome dei quali lo ringrazio affettuosamente e sentitamente.
È il Canto di Natale, composto da un genio tanto straordinario quanto incompreso e sfortunato della nostra terra. Franco Valentini Vista è stato uno dei più grandi musicisti nati a Foggia. La terribile epidemia di spagnola che sconvolse la città nel 1918 lo strappò alla vita quando aveva soltanto 27 anni.
Ha lasciato poche composizioni, ma quelle che ci sono pervenute hanno un valore musicale assoluto. "Dobbiamo conservarle come reliquie", ebbe a dire commentandole Pietro Mascagni.
Tra queste c'è lo struggente, sublime Canto di Natale, recuperato e registrato da Ciro Inicorbaf. Potete ascoltarlo qui sotto, cliccando sull'icona a forma di triangolo. Attenzione: è necessario attendere qualche secondo prima il brano abbia inizio. Chi volesse scaricarlo, in formato .mp3, può farlo cliccando sull'icona a forma di freccia. Si aprirà un'altra finestra, con in alto, sulla destra, il pulsante per fare il download del brano.
Recuperato e presentato in diversi eventi culturali da Inicorbaf, il brano viene offerto per la prima volta al popolo del web. È eseguito da Roberto De Nittis, un bravissimo e giovanissimo pianista foggiano che si esibisce prevalentemente al Nord.
A seguire un ampio ed interessante articolo di Ciro Inicorbaf (ancora grazie) su questo straordinario musicista. Nella speranza che la città impari a conoscerlo, apprezzarlo ed amarlo di più. (g.i.)

CANTO DI NATALE DI FRANCO VALENTINI VISTA


Valentini Vista Franco
Un genio scomparso troppo presto

Come ogni Natale che si rispetti, tra luci, colori, odori, sapori e urla scalpitanti di bambini che attendono con ansia i loro regali, a fare da cornice a questa atmosfera ci sono anche le storie di Natale, quelle fatte di neve, pastori e presepi, raccontate di fronte al camino che parlano di buoni sentimenti e buoni propositi.

mercoledì 13 dicembre 2017

C'è anche un po' di Capitanata nella impresa del Pordenone a San Siro

C'è un pezzo di Foggia e della Capitanata nell'impresa di ieri sera del Pordenone che a San Siro. La squadra neroverde, negli ottavi di Coppa Italia, ha tenuto fronte all'Inter fino al secondo rigore della serie ad oltranza, dopo che erano finiti in parità, per zero a zero, tanto i novanta minuti regolamentari che i tempi supplementari.
Al di là della curiosità statistica, la circostanza dovrebbe far riflettere chi pensa che l'erba del vicino è sempre la più verde...
Tanto per dire, tra i migliori in campo c'è stato Miguel Ángel Sainz-Maza approdato alla società friulana in prestito dal Foggia, nello scorso mese di luglio (c'era proprio bisogno di cederlo, viste le grosse difficoltà che i satanelli stanno incontrando in serie B).
Maza ha incantato il pubblico milanese per la determinazione e la classe con cui ha giocato. Per inciso, era il solo giocatore del Pordenone ad avere già incrociato, e spesso, il suo destino con quello di Maurito Icardi. Si erano sfidati da ragazzi in Spagna, il primo con i colori del Racing Santander e il bomber interista nel Barcellona. Maza finì nella cantera del club  blaugrana proprio per sostituire Icardi.
Ieri sera ha sfiorato il gol con una incursione dalla fascia di quelle che piacevano tanto ai tifosi del Foggia, con la cui casacca ha giocato 79 volte, segnando 11 gol.
Chi in gol invece ci è andato, mettendo nel sacco il secondo rigore dei neroverdi (il primo era stato sbagliato da Misuraca, quindi si è trattato anche della prima segnatura a San Siro della formazione di Lega Pro) è stato un'altra vecchia conoscenza dei campi dauni di calcio: Salvatore Burrai, centrocampista dell'ultimo Foggia targato Zeman, che aveva esordito nel calcio che conta a Manfredonia, nello storico campionato disputato dalla società sipontina in serie C1, nella stagione 2007-2008.
Dauno doc è invece il protagonista indiscusso dell'impresa del Pordenone a San Siro, Leonardo Colucci, uno che nell'ambiente calcistico viene ritenuto una sorta di predestinato, e che si sta segnalando come uno dei più promettenti tecnici della nuova leva venuta fuori da Coverciano.

martedì 12 dicembre 2017

Le foto e le storie struggenti di quel povero natale foggiano del 1948...

Adoro leggere gli antichi giornali, perché raccontano lo spirito di un’epoca assai meglio di certi saggi che si limitano ad annodare fatti e date. Mi piace metabolizzarli, e raccontarli a mia volta, cercando, appunto, di penetrare l’esprit del tempo.
Il regalo natalizio di oggi, per gli amici e i lettori di Lettere Meridiane, è appunto uno di questi antichi giornali, particolarmente significativo per  capire com'era difficile la vita a Foggia all'indomani della guerra, in una città messa in ginocchio dai bombardamenti.
Si tratta del numero unico che la Croce Rossa di Foggia pubblicò, al prezzo di 25 lire, il 23 dicembre del 1948, per dare conto di una straordinaria iniziativa di solidarietà che vide quell’anno la città protagonista: il Natale dei Bimbi Poveri. Chi vuole scaricarlo può cliccare qui.
La guerra si era conclusa da tre anni. La città stava lentamente riprendendosi dal martirio della guerra imboccando la strada di una ricostruzione resa ancora più difficile per la condizione di durissima povertà in cui versavano gli strati più poveri della popolazione. Il giornale calcola in 40.000 i bambini poveri della Daunia, ponendo in evidenza due particolari quanto contraddittori primati che in quegli anni vantava la provincia di Foggia. Era la terra in cui la popolazione cresceva più in fretta, con “ventimila culle l’anno”, come annota il cronista. Ma anche quella che denotava il più drammatico indice di mortalità infantile. Di quei 20.000 vagiti, ben 3.000 si spegnevano nel primo anno di vita. Un’ecatombe, che andava a sommarsi con un’endemica situazione di povertà.
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