venerdì 2 dicembre 2016

Emiliano: "Difendo la Costituzione. Il sì non ha un progetto di futuro"

La sala del Tribunale della Dogana è gremita. La platea dei “civici” più che mai composita. Non è l’accozzaglia tanto temuta dal premier, ma la vivente testimonianza che la Costituzione è un valore trasversale, che attraversa e annoda culture politiche diverse.
La metafora dell’accozzaglia risuona più volte negli interventi. È lo stesso governatore pugliese, Michele Emiliano a rivoltarla come un boomerang nei confronti del presidente del consiglio: “La Costituzione venne fatta da un’accozzaglia, lo stesso Comitato di Liberazione Nazionale era un’accozzaglia, composta da partigiani e militanti politici della più disparata estrazione, che riuscirono a trovare la coesione necessaria per erigere quel monumento di democrazia e di convivenza civile che è la nostra Costituzione, che non dovrebbe perciò essere modificata da una sparuta maggioranza.” E l’ex sindaco di Foggia, Gianni Mongelli: “Siamo una orgogliosa accozzaglia di gente per bene, di cittadini appassionati che difendono la Costituzione.”
All’incontro promosso da Capitanata Civica partecipano veramente in tanti (ai loro interventi dedicheremo un’altra lettera meridiana): sindaci, rappresentanti della società civile e del mondo dell’economia.
È quella parte della sfera sociale che non si ritrova nei partiti politici tradizionali, ma mostra di avere un sentire comune perfino più radicato. Come spiega l’assessore regionale Leonardo Di Gioia, promotore della serata assieme al vicepresidente della Provincia, Rosario Cusmai: “Abbiamo scelto il no per difendere un’idea di politica che è quella che ci fa incontrare anche stasera. Non è un partito, ma piuttosto un rapporto. Lo stile partecipato e condiviso di persone che si riappropriano della politica non attraverso il partito, ma incontrandosi e confrontandosi. È lo stile del Sindaco di Puglia messo in pratica dal presidente Emiliano, che garantisce accessibilità ai luoghi delle decisioni, e ci porta a mettere in discussione le nostre ragioni quando incontriamo le ragioni degli altri. Votiamo no per difendere questo stile. Il cambiamento non è sempre positivo deve avere qualità, valori.”

Conoscere la violenza per prevenirla ed affrontarla

Conoscere la violenza è il modo migliore per prevenirla ed affrontarla, e cercare di arginare questa aberrante fenomeno. Se ne parlerà stasera, nel corso di un'interessante iniziativa promossa dal sindacato pensionati Spi Cgil della provincia di Foggia, dall’associazione di volontariato Auser di Foggia, dal Coordinamento Donne dello Spi Cgil e dalla coop. Il Nido di Arianna. 
La serata di riflessione e di discussione sul tema della violenza contro le donne che si terrà nella nuova sede dell’Auser, in via Libera 38, a Foggia, con inizio alle 18.00.

Il programma della manifestazione prevede la proiezione di alcuni cortometraggi con testimonianze di donne vittime della violenza e la relazione della dott.ssa Francesca Bottone, psicologa. L’ingresso è libero.

Cinemadessai | Ecco Milano calibro 9, il capolavoro di Fernando Di Leo

OGGI
Fernando Di Leo non è stato soltanto un apprezzato regista. Ma anche un intellettuale che ha avuto profondi anche se talvolta burrascosi rapporti con Foggia, città in cui visse parte della sua giovinezza. Amico di Sergio Leone (pare sia stata proprio di Di Leo l’idea di “copiare” per il film Per un pugno di dollari il soggetto de La sfida del samurai - Yojimbo di Akira Kurosawa), Di Leo si specializzò nel noir all’italiana, realizzando film che fecero buoni incassi ma che furono generalmente sottovalutati dalla critica.
Fino a quando Quentin Tarantino non professò la sua stima verso il regista pugliese (“I miei debiti nei confronti di Fernando sono tanti, di passione e anche cinematografici”) propiziandone la clamorosa rivalutazione.
Stasera, alle 23.15, su Cielo, è possibile rivedere Milano calibro 9 (1972) che viene ritenuto il capolavoro di Di Leo, con Gastone Moschin, Barbara Bouchet, Mario Adorf, Frank Wolff, Luigi Pistilli. Liberamente tratto da un romanzo di Giorgio Scerbanenco, il film racconta la storia del gangster Ugo che, accusato di aver tentato di fregare il boss, è costretto a uccidere per non essere ucciso. Un ragazzo si mette dalla sua parte e lo vendica quando la sua donna lo tradisce. Il ritmo è sempre sostenuto, la suspence avvincente, la prova degli attori maiuscola. Da non perdere.
DOMANI
Quando si parla di filmacchioni, il pensiero corre inevitabilmente a pellicole come Lawrence d'Arabia, girato nel 1962 da David Lean, con un cast che definire stellare è perfino riduttivo. Peter O'Toole, Alec Guinness, Anthony Quinn e Omar Sharif danno vita ad un kolossal che alla sua uscita riuscì a mettere d'accordo la critica ed il pubblico, e che rappresenta uno dei capolavori assoluti della settima arte.

giovedì 1 dicembre 2016

Amodeo: "voto no per la Moldaunia e per difendere la democrazia"

Con un intervento articolato e ragionato, scende in campo per il no al referendum costituzionale di domenica prossima anche Gennaro Amodeo, fondatore ed animatore del movimento popolare che su batte per l'annessione della Capitanata al Molise, e per l'istituzionale della cosiddetta Moldaunia.
"Al referendum del 4 dicembre prossimo io consiglio di votare no - scrive Amodeo - oltre che per la permanenza in vita delle Province e quindi della possibilità di portare in porto il progetto Moldaunia, per tante altre ragioni" che il tenace propugnatore del progetto elenca dettagliatamente in un documento, e con il consueto rigore analitico. Pubblichiamo di seguito il documento.
* * *
I sostenitori del NO non sono contrari all’ammodernamento della seconda parte della Costituzione, soltanto vogliono evitare che si ripetano i pesanti errori legati alla legge costituzionale n° 3 /2001, sul decentramento amministrativo e legislativo avviato già con la Legge n° 59 del 1997 (Legge Bassanini).
1) Se si voleva abolire il sistema bicamerale paritario, bastava abolire del tutto il Senato, e non inventare un Senato di secondo livello, disomogeneo per composizione (74 consiglieri regionali + 21 sindaci + 5 senatori nominati dal capo dello Stato per 7 anni), per niente sincronizzato alla durata legislativa della Camera dei Deputati e, per giunta, nominato dalla classe politica regionale, che ha perso ogni credibilità, bypassando il voto e quindi la sovranità popolare.
Se ci sono da rappresentare gli interessi delle regioni nei confronti del potere centrale, perché questi non possono essere rappresentati dai parlamentari della Camera eletti nelle stesse regioni?

Cinemadessai | Buoni a nulla, tenera ironica commedia di Gianni Di Gregorio

Buoni a nulla è il terzo film di Gianni Di Gregorio, autore approdato al grande schermo in età relativamente matura, ma che subito riuscì a colpire favorevolmente critica e pubblico per il garbo e la tenera ironia della sue commedie.
A rivelare il suo estro fu Pranzo di Ferragosto, uscito nel 2008 con cui vinse il David di Donatello per il miglior regista esordiente,  cui seguì nel 2011 Gianni e le donne.
Buoni a nulla è del 2014, e come le prime due pellicole è in parte autobiografico, come ha ammesso lo stesso regista in alcune interviste. Il film racconta la storia di Gianni, un uomo calmo e un tantino superficiale, sfortunato e preso di mira dalle ingiustizie dei colleghi, della pretestuosa ex moglie e della vicina di casa.
Il solo collega con cui Gianni stabilisce un buon rapporto è Marco, un uomo buono e docile, innamorato della collega Cinzia, più giovane di lui, che lo illude. I tre stringono amicizia tra di loro, e imparano a farsi rispettare da tutti.
Ottenne al Globo d’oro 2105 la Nomination come Migliore commedia e come Migliore attore (Gianni Di Gregorio). Stasera, alle 23.20, su Rai2.
DOMANI
Fernando Di Leo non è stato soltanto un apprezzato regista. Ma anche un intellettuale che ha avuto profondi anche se talvolta burrascosi rapporti con Foggia, città in cui visse parte della sua giovinezza. Amico di Sergio Leone (pare sia stata proprio di Di Leo l’idea di “copiare” per il film Per un pugno di dollari il soggetto de La sfida del samurai - Yojimbo di Akira Kurosawa), Di Leo si specializzò nel noir all’italiana, realizzando film che fecero buoni incassi ma che furono generalmente sottovalutati dalla critica.

Zamparini caccia De Zerbi: "Allenatore penoso"

La sconfitta di Coppa Italia patita con lo Spezia (4-5 dopo i calci di rigore, con conseguente eliminazione) è stata fatale a Roberto De Zerbi, esonerato dalla panchina del Palermo.
Al suo posto arriverà Corini.  Ma questa volta c’entrano poco con l’esonero le proverbiali paturnie del vulcanico patron della squadra rosanero, Maurizio Zamparini, che anzi soltanto tre giorni fa aveva confermato la fiducia del club a De Zerbi
Il bilancio dell’ex allenatore del Foggia alla guida dei siciliani è stato davvero scarso: 7 sconfitte su 7 gare casalinghe sono davvero troppe. De Zerbi non è riuscito a ripetere in terra sicula la bella storia di cui era stato protagonista a Foggia.
Con il sodalizio siciliano, l’allenatore aveva sottoscritto  un contratto biennale da 500mila euro a stagione con una clausola anti-esonero, che prevedeva ulteriori 500mila euro in caso di licenziamento. Ma potrebbero esserci problemi per quanto riguarda l’applicazione della clausola.
L’eliminazione dalla Coppa Italia ha fatto perdere le staffe a Zamparini che ha anticipato a Repubblica iniziative giudiziarie da parte della società nei confronti del suo ex allenatore.
Il patron ha raccontato di avere chiesto a De Zerbi “di fare giocare (contro lo Spezia, n.d.r.) tutte le prime linee. E lui cosa ha fatto? Ha schierato una squadra con tante riserve. Sono certo che lo ha fatto per farci cacciare e, a questo punto, chiederò la risoluzione del contratto per gravi inadempienze.” E poi rincara la dose: "Penosa la squadra e penoso l’allenatore."
Una pessima conclusione di una storia che comunque vadano le cose avrà strascichi pensanti nella carriera di un giovane allenatore che a Foggia aveva trovato tanto affetto, facendo sognare i tifosi e scrivendo una favola che per certi aspetti ha ricordato quella vissuta anni prima con Zeman.
Difficile dire cosa non abbia funzionato in Sicilia. La causa più verosimile è che è difficile per tutti gli allenatori fare risultati quando si è chiamati a guidare la squadra a campionato appena iniziato, senza aver potuto in qualche modo influire sul mercato e sulla preparazione estiva.
A Foggia l'allenatore non è stato esonerato per ragioni tecniche, ma per i difficili rapporti con la dirigenza rossonera, che avevano indotto la società, a sorpresa, a risolvere il contratto quando mancavano pochi giorni all'inizio del torneo. Successivamente De Zerbi aveva raggiunto un accordo per la risoluzione consensuale, che gli ha permesso di sottoscrivere il contratto con il Palermo, che già durante l'estate aveva contattato il mister, che aveva comunque preferito restare a Foggia.
Adesso entrambe le storie d'amore sono finite. Sia a Foggia che a Palermo.

mercoledì 30 novembre 2016

Villone: "La riforma Renzi-Boschi rottama la Costituzione nata dalla Resistenza"

Dissenso e democrazia sono le parole che più frequentemente risuonano nel Salone del Tribunale di Palazzo Dogana che ospita l’ennesimo appuntamento della campagna referendaria dei no. Una democrazia che, in nome della governabilità e della velocità, normalizza il dissenso, comprimendoli tra i tempi contingentati di approvazione delle leggi e clausole di supremazia dove vince sempre lo Stato centrale sulle autonomie e i territorio, può ancora dirsi una democrazia come quella nata dalla Resistenza? E si può forse capire meglio perché l’Anpi abbia fin dall'inizio detto no.
È questione di sostanza e non soltanto di riforma. Massimo Villone, professore emerito di Diritto costituzionale all'Università degli Studi di Napoli non ha dubbi “La riforma Renzi-Boschi rottama la Costituzione nata dalla Resistenza. Riduce i poteri del parlamento, spostando gli assi a favore del governo, senza che ciò venga bilanciato da un incremento della democrazia diretta. E, come se non bastasse, la riforma produce anche un notevole alleggerimento della democrazia partecipata.”
Il docente partenopeo boccia la riforma su tutta la linea, sottolineandone i vizi d’origine: “È una proposta che nasce male perché  approvata da parlamento delegittimato, sostenuta da un premier non votato, senza essere mai stata parte del programma di un partito o di una coalizione e infine licenziata solo grazie a quella maggioranza dichiarata incostituzionale dalla Corte.”
Il prof. Villone ha anche da dire circa il merito. “I 48 milioni di risparmio derivanti dall’abolizione del Senato elettivo sono ben poca cosa. Basti ricordare che spendiamo 60 milioni al giorno soltanto per le spese militari per la difesa. È per quanto riguarda la presunta accelerazione nell’iter di approvazione delle leggi, è utile rammentare la super velocità con cui sono stati approvati provvedimenti come la legge Fornero o lodo Alfano.  Non è il bicameralismo che rallenta o accelera l'iter delle leggi, ma la volontà politica. Viene il dubbio che si voglia scientemente indebolire il parlamento.”
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