domenica 28 maggio 2017

Cinemadessai | Collateral, Michael Mann tra action movie e filosofia

OGGI
Stasera, su Paramount Channel alle 21.15, il capolavoro di Michael MannCollateral, action movie mozzafiato in cui il regista americano torna a cimentarsi con il thriller metropolitano che aveva esaltato già in pellicole monumentali come Heat - La sfida.
Anche in Collateral si fronteggiano due antieroi, interpretati da Jamie Foxx e Tom Cruise (nell'insolito ruolo di "cattivo”).
Foxx è il tassista Max che al termine della giornata di lavoro viene ingaggiato da Vincent (Tom Cruise) affinché lo porti in giro per la notte. L’uomo non sa che il suo cliente è uno spietato killer che durante la notte dovrà uccidere cinque testimoni scomodi tra cui la procuratrice distrettuale Annie, ultima passeggera di Max prima dell’incontro con Vincent.
Girato per il 70% in digitale, il film è ambientato in una Los Angeles notturna e, per usare le stesse parole di uno dei protagonisti, "disconnessa", nella quale ci si può trovare a lottare per la sopravvivenza come nella giungla; un sottofondo di musiche miscelate tra pop, jazz e techno accompagnano l'evolversi della trama verso l'inevitabile duello dei suoi interpreti.
Come in molti film di Mann l’azione ed il ritmo, intensissimi, sono lo strumento con cui il regista racconta il vuoto della modernità.
DOMANI
Alla sua uscita in sala, Diciotto anni dopo, opera prima di Edoardo Leo mi colpì non poco, per il garbo della pellicola, sospesa tra commedia e dramma, e per l’efficacia dell’approccio “on the road”, nonché per la simpatia dello stesso Leo come attore, qui affiancato con eccellenti risultati da Marco Bonini (che è anche co-sceneggiatore e che è noto al pubblico delle sale d’essai per essere produttore indipendente) , e da un cast di peso, che comprende Sabrina Impacciatore (notevolissima), Eugenia Costantini e Gabriele Ferzetti.

Riprendere il processo di beatificazione di don Antonio Silvestri, il santo di Foggia

La lapide che ricorda don Antonio Silvestri, nella chiesa
di Sant'Eligio
Don Antonio Silvestri, un santo in soffitta. Così, il compianto Savino Russo, instancabile animatore e divulgatore della vita e del pensiero del sacerdote foggiano morto in odore di santità, titola il suo libro (rimasto a tutt’oggi inedito) sul singolare personaggio vissuto a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, che può essere ritenuto il fondatore delle opere di carità a Foggia.
E, purtroppo, mai definizione sembra tanto azzeccata come quella coniata da Russo del “santo in soffitta”.  Amatissimo in vita dalla popolazione foggiana, alla sua morte si moltiplicarono le iniziative per chiederne la beatificazione. Una formale richiesta in tal senso fu formulata, una cinquantina d’anni dopo la sua scomparsa, da 153 notabili foggiani.
Il processo di canonizzazione fu avviato alla fine dell’Ottocento ad opera del vescovo Carlo Monforte, che affidò l’incarico di postulatore ad un giovane e brillante sacerdote foggiano, don Filippo Bellizzi. La causa si interruppe quasi subito, a causa delle cattive condizioni di salute dell’incaricato. E da allora si è bloccata. È finito in soffitta, per usare le parole di Savino Russo.
Per sollecitarne la ripresa, chiesta alcuni anni fa anche da una petizione sottoscritta da decise di sacerdoti foggiani, si sta impegnando un Comitato, costituito presso la Chiesa di Sant’Eligio, luogo centrale dell’attività religiosa di padre Antonio Silvestri.
Qui infatti, in perfetto stile filippino (don Silvestri faceva parte della Congregazione di San Filippo Neri), il servo di Dio aprì il primo oratorio di Foggia, mentre, a fianco alla Chiesa, eresse il Conservatorio del Buon Consiglio, che dava ospitalità e assistenza a donne e ragazze in difficoltà, togliendole dalla strada.

sabato 27 maggio 2017

Cataleta: "Dopo il Foggia, adesso vinca Foggia". La risposta di Madetu

Il Foggia si prende anche la Supercoppa di Lega Pro liquidando sul suo terreno il Venezia, e confermando quel che si sapeva già: i satanelli di Stroppa sono la formazione più forte della categoria, e con ogni probabilità non solo di quella. Dove potranno arrivare, lo sapremo solo vivendo, e sarà un bel vivere, con il conforto del calcio che conta, adesso che finalmente abbiamo detto addio al purgatorio infinito della Lega Pro.
Adesso c'è però un'altra promozione da cogliere. La più importante di tutte. Promosso il Foggia, occorre che sia promossa Foggia, città alle prese con cento, mille problemi. Si dirà: problemi più grandi di noi. Forse. Ma come ci insegna la storia recente di questa stagione indimenticabile, niente è proibito se ci sono l'entusiasmo, la passione, la voglia di fare, la condivisione degli obiettivi.
L'amico Giovanni Cataleta, vecchio cuore rossonero ma anche vecchio amante di questa città, scrittore raffinato che attraverso i suoi libri ha raccontato l'identità profonda tra Foggia e il Foggia, lancia la sfida, affidandola ad un messaggio coraggioso, intriso di coraggio civile e di spirito sportivo.
Dobbiamo sfruttare al massimo - scrive Cataleta - questo formidabile entusiasmo e il recupero di identità ed aggregazione attorno al Foggia calcio. Ci vorrebbe una selezionata e virtuosa cabina di regia lontana da interessi politici e di bottega. Penso sia sufficiente che il 5-10 per cento di chi ha grande passione per il calcio  trasferisca la sua energia ed il suo entusiasmo per difendere gli interessi e la dignità di questo territorio .  Non c'è ne sarebbe per nessuno!
Maurizio De Tullio raccoglie immediatamente la provocazione e disegna una vignetta che è un inno alla mobilitazione civile.
E io, caro Giovanni, caro Maurizio, non posso che applaudire e unirmi a voi.
E voi, cari amici e lettori di Lettere Meridiane, che ne pensate?

Lo scempio di Foggia in miniatura

Tra i tanti scempi che si consumano quotidianamente sotto il nostro sguardo ce n’è uno particolarmente doloroso, ed amaramente esemplare. La Foggia in miniatura, realizzata decenni fa dall’artigiano Luigi Scopece versa in pessime condizioni, come documentano le foto scattate da Umberto Sergio La Gatta, che le ha gentilmente messe a disposizione degli amici e dei lettori di Lettere Meridiane.
Umberto non conosceva l’esistenza di questa bella opera, che l’autore, un muratore che amava la sua città, realizzò negli anni Ottanta, sull’esempio della più celebre Italia in miniatura di Rimini. Ha visto per la prima volta le artistiche riproduzioni dei palazzi, degli edifici e dei monumenti più rappresentativi del capoluogo dauno realizzate da Scopece, accompagnando i suoi bambini al Parco Giochi del Cep dove sono “custodite”.
“Non sapevo dell'esistenza di una sorta di Foggia in miniatura. Molto mal ridotta, che pena al cuore - commenta amareggiato -. Nessuna targa, nessuna cura, nessuna storia, nulla. Lungi da me ogni retorica, ma è uno schifo.”
Difficile dargli torto. Lo sfacelo della Foggia in miniatura che Scopece donò al Comune dopo averla amorevolmente realizzata, pezzo dopo pezzo, è un amaro esempio di come viene trattata a Foggia la memoria del passato.
Scherzando si potrebbe dire che la Foggia in miniatura, opera che qualsiasi altra città ci invidierebbe, se la passa perfino peggio della Foggia vera e propria. E pensare che le sculture furono restaurate una decina d’anni fa, quando era assessore ai lavori pubblici Italo Pontone, e l’amministrazione comunale era guidata dal sindaco Orazio Ciliberti.

Cinemadessai | La Puglia nello sguardo di due donne

OGGI
Su RaiStoria, per la prima volta in tv, stasera alle 22.35, il documentario pugliese di Mariangela Barbanente e Cecilia Mangini, In viaggio con Cecilia. Siamo nell’estate del 2012, e le due autrici hanno in programma di raccontare con un film on the road com’è cambiata la Puglia, loro terra d’origine nonché tema centrale dei documentari realizzati da Cecilia Mangini negli anni ’60. Ma, come racconta Mariangela Barbanente, "il film è cambiato in corsa perché la realtà ci ha sorpreso. Siamo partite con l’idea di raccontare come un territorio è mutato in 50 anni – in un confronto tra due sguardi diversi e grazie alla testimonianza dei documentari girati da Cecilia negli anni ’60 - ma quando siamo arrivate a Taranto, e poi a Brindisi, le due città, seppure in modo differente, si sono rivelate un laboratorio di quello che stava succedendo nell’intero Paese e ci siamo buttate nella mischia: abbiamo parlato con le persone che incontravamo, ci siamo confrontati con la loro storia. E il nostro viaggio da fisico è diventato emotivo. Un viaggio fatto di memorie passate, testimonianze presenti e riflessioni. Le immagini di oggi dialogano costantemente con quelle di ieri, in particolare con “Brindisi ’65” e “Tommaso” (1966), in cui Cecilia aveva già posto specifiche domande sul problema della industrializzazione meridionale, e con “Comizi d’amore ’80” (1982, realizzato insieme a Lino Del Fra) e ”Essere Donne” (1964) dove aveva analizzato i cambiamenti sociali e culturali relativi alla nascita e al radicamento di una nuova classe operaia e il ruolo della donna in una società così fortemente cambiata.”
In viaggio con Cecilia intreccia epoche e luoghi, gli archivi dialogano col presente indagando un luogo nella sua continuità.
Siamo nell'estate in cui un giudice ammette che Taranto è una città in ostaggio dell’inquinamento che l’acciaieria ILVA produce e ordina l’arresto del proprietario, Emilio Riva. Il viaggio diventa così l’occasione per confrontarsi con domande che Cecilia Mangini aveva posto al centro della sua ricerca: come guardare all’industria che riscatta una terra, che la traina fuori dalla sua dimensione arcaica, ma ponendola in un presente crudele e contraddittorio? Le riposte non possono che essere cercate nelle persone incontrate: prospettive personali ed uniche su di un tema collettivo che sembra destinato a metterci in discussione ieri come oggi.
Un documentario denso che svela i tratti di una Puglia profonda, e per molti versi sorprendente. Ha scritto FilmTV: “Mangini, classe 1927, ex «fascista sfegatata» a 15 anni, ex collaboratrice di Pier Paolo Pasolini, torna a camminare fra la gente della sua regione, a parlare faccia a faccia con i dipendenti dell’Ilva, con il primario di neonatologia di Brindisi che traccia l’incremento dei tumori nei bambini, con gli stessi volti, più vecchi di quattro decenni, che aveva inquadrato nei suoi documentari degli anni 60 e 70. Prende di petto ogni questione, si mette in gioco davanti alla macchina da presa, e in meno di un’ora e mezza Cecilia Mangini ricuce un discorso lasciato in sospeso quasi quarant’anni fa col suo ultimo lavoro, come se non l’avesse mai interrotto, e fotografa con lucidità folgorante una regione e un Paese.”
DOMANI
Domani sera, su Paramount Channel alle 21.15, il capolavoro di Michael Mann, Collateral, action movie mozzafiato in cui il regista americano torna a cimentarsi con il thriller metropolitano che aveva esaltato già in pellicole monumentali come Heat - La sfida.

venerdì 26 maggio 2017

Emiliano si chiama fuori. Ma dimentica che...

La Regione non c’entra. Se Foggia e la Capitanata si sentono penalizzate dall’offerta dei servizi ferroviari devono rivolgersi a Trenitalia. Lo dice il governatore regionale pugliese, Michele Emiliano, replicando ad un messaggio inviatogli dal giornalista Domenico Di Conza, che ha postato, autorizzandomi a pubblicarla, la risposta del governatore quale commento alla lettera meridiana di stamattina sul nuovo orario ferroviario estivo che sancisce ormai ufficialmente, il bypass della stazione ferroviaria di Foggia nei collegamenti tra Bari e Roma.
Il giornalista aveva scritto ad Emiliano: “Sul collegamento ferroviario Gallipoli-Roma con il FrecciaLink, le fermate a Monopoli ed Ostuni del Frecciarossa da a per Roma, Michele Emiliano rischia di perdere rispetto e credibilità da parte della comunità foggiana. Nel frattempo da Foggia a Roma ormai andiamo in auto. Caro Michele Emiliano le promesse si mantengono, e chiedere scusa è possibile, quando ci sono ancora i tempi per rimediare ad un grave errore.”
Questa la risposta del governatore regionale pugliese che, per la verità, è stata tempestiva: “Non so veramente di cosa parla. Nessuna di queste decisioni che lei elenca dipende dalla Regione. Ogni vettore fa le sue valutazione e propone la sua offerta. Ormai non esiste più il trasporto pubblico, come lo si concepiva una volta. I politici non prendono queste decisioni. Possono solo suggerire a chi poi deve decidere secondo il proprio interesse.”

Cinemadessai | Gigi Proietti interpreta il Santo del sorriso

OGGI
Nella giornata in cui la Chiesa ricorda San Filippo Neri, Tv2000 manda in onda Preferisco il paradiso, film di Giacomo Campiotti tratto dall’omonima serie televisiva, che vede nei panni del Santo un eccellente e convincente Gigi Proietti. Per la verità, a rendere meglio l’esplosiva spiritualità del fondatore degli Oratori è un altro film, State Buoni se potete, girato nel 1983 da Luigi Magni, nella interpretazione di Johnny Dorelli. Il film di Campiotti è compresso dal format delle fiction Rai, ma soprattutto grazie a un mattatore come Gigi Proietti quello straordinario personaggio che è stato Filippo Neri viene reso con la dovuta efficacia.
Il film racconta dell’arrivo a Roma di Filippo che giunge nella Capitale con l’intenzione di imbarcarsi per le Indie con i missionari di Ignazio di Loyola, ma tutti i posti sono già stati occupati. Desolato, mentre cammina per le vie di Roma, interviene ad allontanare una banda di trovatelli che malmena un uomo. L’uomo, per riconoscenza, lo porta a casa e gli offre il posto di precettore per suo figlio Michele. Filippo accetterà, diventando il precettore anche della sorellina di Michele, Ippolita. Girando per le vie di Roma, s’imbatte nuovamente nella banda di trovatelli, capeggiati da Mezzapagnotta. Deciderà quindi di dedicare la sua esistenza, mettendo in atto la vocazione che Dio gli aveva donato, a quei piccoli e indifesi trovatelli.  Organizzerà, nei pressi di un nosocomio per poveri, un oratorio dedicato alla preghiera e alla catechesi.
Notevole il cast, che vede  Francesco Salvi nelle vesti di Persiano Rosa e Roberto Citran in quelle del Cardinal Capurso. Stasera, alle 21.05 su Tv2000.
DOMANI
Su RaiStoria, per la prima volta in tv, domani sera alle 22.35, il documentario pugliese di Mariangela Barbanente e Cecilia Mangini, In viaggio con Cecilia. Siamo nell’estate del 2012, e le due autrici hanno in programma di raccontare con un film on the road com’è cambiata la Puglia, loro terra d’origine e tema centrale dei documentari realizzati da Cecilia Mangini negli anni ’60. Il film intreccia epoche e luoghi, gli archivi dialogano col presente indagando un luogo nella sua continuità.
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