martedì 17 gennaio 2017

Lo sguardo che graffia e che sorride di Madetu / 6

La penna di Madetu si sofferma oggi in modo particolare sui risultati dell'indagine sulla popolarità dei sindaci, che non ha visto una perfomance particolarmente brillante per il primo cittadino del capoluogo dauno.
Graffiante, ma bonario, Maurizio sottolinea come "il pallone", e il rendimento della squadra rossonera, se sono positivi, facciano passare in secondo piano anche gli altri problemi della città.
Le altre vignette sono dedicate ad argomenti di carattere nazionale: il braccio di ferro tra Italia e Germania sulle presunte irregolarità Fiat, le polemiche sui saluti romani del calciatore Di Canio, la politica nazionale e le prove tecniche di avvicinamento tra Renzi e Berlusconi, la sanità.
Potete guardare tutte le vignette guardando il filmato qui sotto. Buona visione e buon divertimento.

Foggia rassegnata alla bruttezza: la vergogna di piazza Padre Pio

Statue pubbliche che vengono ciclicamente vandalizzate. Piazze che vengono oltraggiate da insane installazioni tecnologiche. Nei giardini pubblici lampioni divelti, panchine distrutte. Il bene pubblico sistematicamente calpestato, e vilipeso. E noi?
Cari lettori di Lettere Meridiane e cari amici concittadini, ammettiamolo.
Ci siamo ormai rassegnati alla bruttezza.
Dilaga. Ci avvolge. Ci sommerge.
Non ci facciamo neanche più caso.
Certe volte mi domando se Foggia - se noi foggiani - meritiamo la cosa più bella che abbiamo, quella luce impareggiabile che fa dell’ombelico del Tavoliere un posto dove i colori hanno una magia che non trovi altrove. E meno male che la luce, quella almeno, non possono vandalizzarla.
Sembra invece che viviamo in un’eterna penombra. Che ci impedisce di vedere, come fosse una cataratta collettiva.
Il peggio è che questa bruttezza colpisce i simboli della città.
Come se la città non volesse saperne di simboli, e li rigettasse.
Non è soltanto la statua dell’emigrante che torna a casa della stazione. Gli oltraggi che ha subito hanno, se non altro, sollevato una qualche indignazione.
Ma guardate nel filmato qui sotto piazza Padre Pio.
Guardate cosa resta del monumento al Santo Frate di Pietrelcina, che pure dovrebbe essere uno dei simboli della città.
Qui il vandalismo ha assunto l’aspetto dello stillicidio. Un graffito oggi, un’incisione domani. Fino a sporcare e a far scempio di tutti i diversi elementi di quella che, oltre che un’opera di testimonianza religiosa (ma la chiesa non si è particolarmente distinta nel sollecitare interventi di ripristino del decoro...) è anche una ragguardevole opera d’arte.
Che tristezza. Guardate, condividete. Indignatevi, se potete.

Cinemadessai | Emozioni e risate con Noi e la Giulia

OGGI
Canale 5 manda in onda stasera, in prima tv assoluta, il film rilevazione della stagione 2015, Noi e la Giulia, scritto e diretto da Edoardo Leo.
Diego (Luca Argentero), Fausto (Edoardo Leo) e Claudio (Stefano Fresi)
sono tre quarantenni insoddisfatti e in fuga dalla città e dalle proprie vite, che da perfetti sconosciuti si ritrovano uniti nell'impresa di aprire un agriturismo. A loro si unirà Sergio (Claudio Amendola), un cinquantenne invasato e fuori tempo massimo, ed Elisa (Anna Foglietta), una giovane donna incinta decisamente fuori di testa. Ad ostacolare il loro sogno arriverà Vito (Carlo Buccirosso), un curioso camorrista venuto a chiedere il pizzo alla guida di una vecchia Giulia 1300.
Questa minaccia li costringerà a ribellarsi ad un sopruso in maniera rocambolesca e lo faranno dando vita a un'avventura imprevista, sconclusionata e tragicomica, a una resistenza disperata... quella che tutti noi vorremmo fare… se ne avessimo il coraggio.
Leo dirige con leggerezza e semplicità, però riesce ad ottenere dagli attori prove importanti. Addirittura superba, quella di Anna Foglietta, che fece gridare al miracolo.
Noi e la Giulia - ha detto del film l'autore - potrebbe sembrare, all’inizio, un classico film su una grande storia di amicizia, ed in parte lo è. Ma è il tipo di “sopruso” contro il quale combattono che porta la storia oltre la commedia. La grande avventura di questi cinque sconfitti è riuscire a fare qualcosa di “bello”, come quell’agriturismo, in un posto brutto, deprimente, pericoloso, da cui tutti
scappano. Una bellezza che, in qualche modo, cambierà il destino di tutti… anche degli stessi camorristi...
Noi e la Giulia fece incetta di premi: Miglior attore non protagonista a Carlo Buccirosso e David Giovani a Edoardo Leo ai David di Donatello 2015; Migliore commedia a Edoardo Leo e Migliore attore non protagonista a Claudio Amendola ai Nastri d'Angento 2015;  Ciak d'oro, Rivelazione dell'anno a Edoardo Leo e Miglior attore non protagonista a Claudio Amendola
2015 - Globo d'oro, Miglior commedia a Edoardo Leo.
Da non perdere.
DOMANI
Che fine ha fatto Baby Jane è un film gotico, intenso, a tratti disturbante. Sulla vecchiaia e sulla difficoltà che s’incontra nel metabolizzarla, a volte sprofondando nella cattiveria e nel male.
Jane (Bette Davis) è una bambina prodigio che grazie alle sue non comuni qualità canore e alla bellezza ottiene un successo straordinario, che la fa diventare la classica bambina viziata, altezzosa e sprezzante, soprattutto nei confronti della timida sorella Blanche (Joan Crawford).

lunedì 16 gennaio 2017

Lo sguardo che graffia e che sorride di Madetu / 5

Lo sguardo "che graffia e che sorride" di Maurizio De Tullio si posa oggi, tra l'altro, sui vigili urbani, argomento su cui è spesso intervenuto anche negli articoli scritti per Lettere Meridiane (potete leggere qui, le sue riflessioni dove affronta lo stesso tema della vignetta, le contravvenzioni elevate sempre per lo stesso tipo di infrazioni...
Il resto (la popolarità del sindaco Landella, il delicato momento interno del Pd, il lavoro giovanile, il problema degli extracomunitari), lo trovate invece nella sequenza di slide qui sotto. Buona visione, e buona divertimento. E commentate!



Cinemadessai | Grandissimo Leone, grandissimo western


Secondo capitolo della trilogia del dollaro di Sergio LeonePer qualche dollaro in più (stasera su Rai Movie, alle 21.20) uscì nel 1965, ovvero soltanto un anno dopo Per un pugno di dollari.
Il successo procurato a Leone dalla trasposizione western de La sfida del samurai (Yojimbo) di Kurosawa (com’è noto, il regista giapponese non ne era stato messo al corrente…) era stato incredibile. Tanto per dire, la grana che si andava profilando con Kurosawa era stata risolta concedendo all’autore nipponico i diritti di distribuzione del film di Leone sui mercati orientali.
Kurosawa aveva accettato, guadagnando grazie a quella sola operazione più di quanto non sia riuscito a fare con tutte la sua filmografia…
Bisognava battere il ferro quando era ancora caldo. Squadra che vince non si cambia, così Leone ripropone Clint Eastwood e naturalmente per la colonna sonora Ennio Morricone. In più ci sono Gian Maria Volonté e Lee Van Cleef, da segnalare la comparsata di Klaus Kinski, gobbo e nevrotico.
La pellicola narra le gesta di uno spietato e paranoico bandito, El Indio (Gian Maria Volonté) inseguito da due cacciatori di taglie: Il monco (così definito per l’abitudine di servirsi solo della mano sinistra, in modo da lasciare la destra sempre libera di sparare (Clint Eastwood), e il Colonnello Douglas Mortimer (Lee Van Cleef).
I due sono costretti ad allearsi per affrontare l’Indio, ma fin dall'inizio, la sensazione è che le motivazione che spingono a colonnello a dargli la caccia non siano soltanto economiche.
Il duello finale resta tra le migliori cose del cinema di Sergio Leone, e tra i migliori duelli del western in assoluto.
Il film bissò il successo di Per un pugno di dollari, ottenendo al box office cifre da capogiro. Incommensurabile.
DOMANI
Canale 5 manda in onda domani sera, in prima tv assoluta, il film rilevazione della stagione 2015, Noi e la Giulia, scritto e diretto da Edoardo Leo.
Diego (Luca Argentero), Fausto (Edoardo Leo) e Claudio (Stefano Fresi)
sono tre quarantenni insoddisfatti e in fuga dalla città e dalle proprie
vite, che da perfetti sconosciuti si ritrovano uniti nell'impresa di aprire
un agriturismo. A loro si unirà Sergio (Claudio Amendola), un
cinquantenne invasato e fuori tempo massimo, ed Elisa (Anna
Foglietta), una giovane donna incinta decisamente fuori di testa. Ad
ostacolare il loro sogno arriverà Vito (Carlo Buccirosso), un curioso
camorrista venuto a chiedere il pizzo alla guida di una vecchia Giulia
1300.

Siponto ha stravinto il Premio Francovich, grazie al genio di Tresoldi

Siponto c'è l'ha fatta. L'artistica ricostruzione della Basilica paleocristiana di Edoardo Tresoldi ha vinto, anzi stravinto, la votazione pubblica del Premio Francovich, aggiudicandosi il prestigioso riconoscimento attribuito, come si legge nel regolamento, "al museo o parco archeologico italiano che, a giudizio dei propri Soci e dei cittadini partecipanti alla votazione, rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il pubblico dei non specialisti."
Con 18.025 segnalazioni, l'area di Santa Maria ha largamente sopravanzato la concorrenza.  Al secondo posto, le Catacombe di San Gennaro/San Gaudioso a Napoli con 6.983 voti. Seguono molto distanziati gli altri siti che si contendevano l'ambito riconoscimento. Il Civico Museo Archeologico e della città di Savona (Museo del Priamàr) ha conquistato 2.987 voti, seguono Santa Maria Antiqua (Foro Romano), allestimento multimediale con 1.192 voti, il Museo dell’Alto Medioevo di Ascoli Piceno (778); Area archeologica attrezzata di Loppio (TN) (352), infine il Museo delle Terre Nuove di San Giovanni Valdarno (AR) (238). Tenuto conto che i voti validi sono stati 30.555, da sola la basilica sipontina ha totalizzato il 60% delle preferenze. Un risultato straordinario.

Arbore: "Sono un cafone foggiano che canta la Napoli Sì"

Sei anni dopo la sospensione della rubrica quotidiana Neapolis, la Rai torna (finalmnete, era ora) a dare al Mezzogiorno un suo contenitore fisso. Il magazine si chiama Mezzogiorno Italia e ha l’ambizione "di raccontare il Sud in modo diverso, andando al di là dei luoghi comuni, della retorica e dell'oleografia” come afferma il responsabile della trasmissione, nonché direttore di Tgr Campania, Antonello Perillo. Va in onda il sabato, alle 13.25, su Rai Tre.
Testimonial d’eccezione della prima puntata,  Renzo Arbore, protagonista di una divertente intervista, che trascriviamo di seguito.
ARBORE: Io porto in giro la “Napoli sì”. Mi chieda perché...
D. :Perché la Napoli sì?
ARBORE: Perché c’è la Napoli no, che portano in giro altri. Non so se fanno bene o fanno male. Certo, denunciare i mali di Napoli è importantissimo, nel posto giusto e con i mezzi giusti. Però io porto in giro la Napoli sì. La Napoli della cultura, la Napoli che ha prodotto opere straordinarie, come le canzoni napoletane che sono le più belle del mondo, per i testi e le melodie. La Napoli di tredici ragazzi musicisti napoletani, educati, straordinari e bravissimi e tre cafoni, tra i quali ci sono io, perché faccio parte di quei tre che non sono nati a Napoli. Io sono nato a Foggia.
D. Dobbiamo parlare del sud, però adesso mi viene in mente il titolo del suo ultimo libro, Se la vita fosse una jam session, allora improvvisiamo anche noi…
ARBORE : Improvvisiamo assolutamente. La jam session l’ho imparata a Napoli innanzitutto perché dirigevo il Circolo Napoletano del Jazz, poi perché ci ho vissuto tanti anni, e praticamente allora per le strade di Napoli era tutta una jam session. Camminavo per ore e ore per  i quartieri, piazza Dante, Sanità e imparavo la meravigliosa vitalità del popolo ma anche quella dei signori, perché non bisogna dimenticare la borghesia napoletana.
D. Mi dica altre due cose su Napoli sì…
C’è stato un periodo in cui i napoletani rifiutavano l’immagine della Napoli cartolina, il Golfo e il Vesuvio, quasi la criminalizzavano. Mi sembrava una roba da matti, è come se a Rio criminalazzasero la Ciudad Maravillosa. [Arbore quindi ricorda quando la sua Orchestra ha partecipato alla sfilata del Carnevale di Rio.] Io non riesco a fare a meno di quel panorama. Vivo a Roma, ma affaccio sul golfo di Napoli [mostra una riproduzione del panorama del golfo che tiene in un angolo della sua abitazione romana]. È la città del mio cuore. Auguri a Napoli, alla Campania, a tutto il Sud.
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