sabato 25 febbraio 2017

Orlando in campo contro Renzi... Sì ma Orlando chi? il cognome?

Lo sguardo che graffia e che sorride di Madetu (alias di Maurizio De Tullio) si posa oggi sulle vicende dell'attualità politica. Due "perfide" vignette si contendono la copertina del "rotolo" satirico di oggi: la prima, sull'immancabile sindaca pentastellata di Roma e le sue disavventure giudiziarie; la seconda sulla vigilia congressuale che agita il Pd e soprattutto gli sfidanti dell'ex premier ed ex segretario, Matteo Renzi. E' dedicata al ministro della giustizia, Andrea Orlando, che assieme al governatore regionale pugliese, Michele Emiliano, ha deciso di lanciare il guanto di sfida. Ma pone un problema serio. Quante chance di vincere le primarie hanno i contendenti, rispetto a un Renzi che gode di uno strapotere mediatico che mai s'era visto prima? E un siffatto meccanismo può effettivamente e concretamente assolvere alla funzione dialettica, di discussione, di approfondimento e di confronto che negli anni passati (quegli anni che Renzi vuole a tutti i costi rottamare)? Forse Maurizio De Tullio non intendeva dire proprio questo con la sua vignetta: sono considerazioni che nascono da una mia personale interpretazione del suo divertente disegno. Le altre vignette sono dedicate all'eredità contesa di Alberto Sordi, e a Matteo Salvini. Buona visione.

Viscardo di Manfredonia, la sesta puntata del romanzo

Eccoci alla sesta puntata del romanzo Viscardo di Manfredonia, pubblicato a puntate da Lettere Meridiane. La storia raccontata dall'autore, lo scrittore e filologo pugliese,  Francesco Prudenzano, entra nel vivo. 
La morte della moglie del barone di Montesantangelo, Raimondo Della Scala, sembra destinata ad infrangere gli equilibri e in particolare sembra destinata a vanificare il desiderio espresso dalla donna prima della sua morte: che mai sua figlia, la bell Gabriella, andasse in sposa al duca di San Giovanni Rotondo, persona malvagia e diabolico.
Ricordo che potete trovare a questa pagina del blog (cliccare sul collegamento per accedervi) le puntate precedenti, con il relativo riassunto, una scheda critica e l'elenco dei personaggi. Buona lettura.

CAPITOLO VI

Sorgeva l'alba del giorno vegnente, e le campane della chiesa maggiore di Montesantangelo, dopo aver dato i tocchi dell’Angelus, destavano gli addormentati abitanti, annunziando collo squillo lamentoso e lento l’accaduta sciagura. Alle quali facevano eco quelle de' conventi e delle principali confraternite.
Nel mezzo d’un’ampia stanza, vestite le pareti di nero velluto, trapunto d’oro e d’argento, sorgeva una base piramidale, sulla quale, accolta in ricca bara, riposava la salma di Eleonora. Molti ceri le ardeano intorno, e la gente commossa accorrea nelle sale del castello a visitare la sua Signora: ed usciva mandando un sospiro, e mormorando fra le labbra la preghiera de’ trapassati.

L'ira di Mario Biccari e un arbitro comprato per scherzo (di Massimo Corsi)

Un pezzo di storia di una Foggia che non c'è più, per raccontare una pagina di calcio che non c'è più. Protagonista il compianto Mario Biccari, un uomo di sport che ha dato il cuore e l'anima per educare al calcio torme di ragazzini foggiani, infondendo loro i valori della lealtà, del coraggio, dello sport. E proprio a questi valori, messi in dubbio da uno scherzo da bar, che si riferisce questo struggente racconto-ricordo di Massimo Corsi, imprenditore foggiano che si è trasferito al nord da qualche anno. Chi ha avuto il piacere e la fortuna di conoscere Mario Biccari riconoscerà certamente il suo modo di essere in questa bella e divertente pagina. Ringrazio Massimo Corsi ed Antonio Basta per averla messa a disposizione degli amici e dei  lettori di Lettere Meridiane.
* * *
Devo precisare che più che un ricordo è la storia di uno scherzo che con la complicità di due altre persone feci, all’incirca negli anni 87/88, al buon Mario.
Io lo conoscevo appena, da ragazzo avevo avuto qualche rapporto con il suo amico Renzo Maiorana, che era nella Polfer mentre mio padre gestiva il Buffet della Stazione, ma niente di preciso, anche perché a 14 anni me ne andai da Foggia, salvo ritornare circa 4 anni dopo.
Negli anni ’80 mi trovai a frequentare il Bar Luisini e con il titolare Attilio ero in rapporti di amicizia e un giorno questi mi chiese se avevo voglia di seguire la squadra di calcio che aveva messo insieme per partecipare ad un torneo al campo di San Ciro riservato ai ragazzi fino a 13/14 anni, non ricordo con precisione.
Accettai ben volentieri ed insieme all’amico Lello Pilotti cercai di fare di questa banda di ragazzini una squadra di calcio o qualcosa di simile, e devo dire che venne fuori qualcosa di buono, con l’amico Lello che di calcio era praticamente all’oscuro, ma conosceva bene l’ambiente e ci sapeva veramente fare con i ragazzi e con le pubbliche relazioni.
Naturalmente al Torneo partecipava anche una squadra di Mario, anzi era la favorita, ma quando arrivammo allo scontro diretto avvenne un fatto assolutamente non previsto: vincemmo noi!!!
Dopo l’incontro Io e Lello portammo i ragazzi al Bar Luisini per festeggiare e dopo qualche minuto arrivò anche il buon Mario che quando ci vide, gentilissimo ed educatissimo, si avvicinò per farci i complimenti. “ Siete stati bravissimi,  non mi avete fatto capire niente, avete risposto ad ogni mio tentativo di riprendere in mano la partita” e via così, sempre con estrema civiltà.
Mentre parlavamo con Mario vidi entrare nel bar l’arbitro, non ricordo il nome, ma lo conoscevo come cliente abituale, e d’improvviso, mi venne in mente un’idea balzana. Feci segno all’arbitro di unirsi a noi e non appena si fu avvicinato dissi al mio amico: “ Lello, hai quelle centomila lire che ti avevo chiesto di farti dare da Luisini?” Capita al volo la cosa, senza batter ciglio, il mio amico cavò di tasca un biglietto da centomila, me lo allungò ed io, con la massima serietà, lo girai immediatamente, proprio davanti a Mario, all’arbitro dicendo: “Questo è quanto avevamo stabilito e la per la prossima volta ci metteremo d’accordo”.
E l’arbitro, imperturbabile incassò e rispose: “Grazie, alla prossima”.
A quel punto Mario cacciò un urlo seguito da un balbettio confuso: “ Vi siete comprato l’arbitro, delinquenti, io vi denuncio tutti e tre, anzi quattro, anche Attilio”, e fu preso da tremito al punto che sembrava sull’orlo di una vera e propria crisi epilettica.
Ci rendemmo conto che lo scherzo era andato oltre le previsioni, lo mettemmo a sedere e cercammo di tranquillizzarlo spiegandogli che era stato solo uno stupido scherzo, gli facemmo bere un po’ d’acqua e finalmente si calmò.
Alla fine tutto si risolse con una risata collettiva e devo dire che Mario non se la prese più di tanto. Alla fine il Torneo lo vinse la sua squadra, tutti gli facemmo i complimenti  e in seguito le poche volte che capitò di incontrarci era proprio lui a scherzare sulle famose centomila lire all’arbitro.

Massimo Corsi

Cinemadessai | "La isla minima", bel thriller che viene dalla Spagna

OGGI
Vincitore di ben dieci premi Goya (tra cui quello di miglior film spagnolo dell’anno, miglior regia e miglior sceneggiatura) La isla minima è un thriller firmato da Alberto Rodriguez, che si segnala per il ritmo incalzante, le location di struggente bellezza ed un uso strepitoso della macchina cinematografica.
Interpretata da Raúl Arévalo, Antonio de la Torre, Nerea Barros, Javier Gutiérrez, Manolo Solo, la pellicola è ambientata nel profondo sud della Spagna, nel 1980. 
In un piccolo villaggio in cui il tempo sembra essersi fermato – nei pressi di un labirinto di paludi e risaie – si è installato un serial killer responsabile della scomparsa di molte adolescenti delle quali nessuno sembra interessarsi. Ma quando due giovani sorelle spariscono durante le festività annuali, la madre spinge per un’indagine e due detective della omicidi arrivano da Madrid per cercare di risolvere il mistero.
Sia Juan che Pedro hanno una vasta esperienza nei casi di omicidio, ma differiscono nei metodi e nello stile. Le indagini porteranno alla luce un’altra inaspettata fonte di ricchezza per il villaggio: il traffico di droga. 
Niente è ciò che sembra in questa isolata e opaca regione e l’indagine incontra difficoltà inaspettate, che convinceranno i due uomini a mettere da parte le divergenze professionali per identificare e fermare la persona responsabile della scomparsa delle sorelle prima che altre ragazze facciano la stessa fine.
La isla mínima è un bel film che rivela un tocco classico, per quanto riguarda le indagini e lo sviluppo dei personaggi, ma con uno sfondo che è torbido, fangoso, denso e impenetrabile... come le vere paludi nelle quali è ambientato.
La isla mínima - ha scritto Rodriguez nelle note di regia - è la pellicola con cui mi sono avvicinato di più al fare cinema di genere, ma allo stesso tempo possiede una sua identità che lo rende differente, speciale.”
Insomma un film da non perdere. Stasera, su Rai4, alle 21.15.
DOMANI
Shira Geffen e Etgar Keret sono due scrittori israeliani prestati al cinema. Ma il loro esordio dietro la macchina da presa, nel 2007, con Meduse, è stato più che convincente.

venerdì 24 febbraio 2017

Foggia tra ristoranti che bruciano e musei che riaprono

Oggi Madetu mi mette in imbarazzo. Due deliziose vignette, che guardano ai mali della città da due punti di vista diversi, ma complementari: la criminalità che continua a celebrare i suoi fasti e a dare lavoro ai cronisti di nera (ultimo episodio, l'incendio appiccato ad un ristorante giapponese) ed il territorio così ricco di risorse che restano inespresse. Maurizio gioca con le parole, collegando la positiva riapertura del Museo del Territorio al rischio che tutto il territorio diventi un museo...
Vada per la vignetta sull'incendio... nella speranza che il sorriso (nero, molto nero) che strappa sia uno stimolo a non gettare la spugna. E ad evitare che il territorio diventi un museo... Buona visione.

Foggia non brutta. Ma abbruttita.

Ma come può una città ridursi così, diventare così sciatta, rinunciare del tutto alla percezione e all'idea di se stessa come bene comune? Guardate la foto: è stata scattata in questi giorni in pieno centro, in via Saseo, traversa di corso Vittorio Emanuele.
Giorni fa, per cause imprecisate, un'auto ha preso fuoco, e le fiamme e il fumo si sono innalzate fino ai piani più alti del palazzo, avvolgendo finestre e balconi, e lasciando una desolata scia di fuliggine sui muri esterni.
Ma non è tutto. Quest'angolo di centro è da tempo, come tutto il perimetro dell'ex mercato Ginnetto, una terra di nessuno che viene utilizzata come bagno pubblico. A confermarlo non ci sono soltanto le tracce delle feci umane e canine che spuntano dappertutto, ma anche gli effluvi che aggrediscono l'olfatto dell'incauto passante, già costretto a sfibranti gimcane per evitare di calpestare gli escrementi che ricoprono strade e marciapiedi.
Qualcuno, evidentemente non privo di senso dell'ironia, ha pensato bene di affiggere un cartello tanto laconico quanto emblematico: "WC pubblico". L'odore inequivocabile lo conferma: quell'angolo è divenuto ormai un orinatoio.
A molto, ma molto parziale discolpa degli incalliti incivili che usano i marciapiedi del centro per i propri bisogni, si può soltanto evocare la cronica mancanza di bagni pubblici in città. Tolti quelli della stazione ferroviaria e della villa comunale, non ce ne sono più. Quelli che una volta sorgevano in piazza Marconi, a due passi da via Saseo, sono chiusi da tempo immemorabile. E non ci sono molti bar o esercizi pubblici nell'isola pedonale che possano recare sollievo a chi gli scappa... (e va peraltro ricordato che i bagni degli esercizi pubblici sono naturalmente riservati ai clienti...)
Ma quel che più colpisce ed amareggia è questo lasciar fare, questo lasciare la città a se stessa, da parte di cittadini che si sono rassegnati a vivere circondati dal degrado e dalla bruttezza.
Spesso si sente dire che Foggia è una città brutta, ed altrettanto spesso ho ribattuto che non è vero.
Foggia non è brutta, ma è una città abbruttita. Per responsabilità di chi ci abita, di chi la governa.

Cinemadessai | Quando il cinema europeo è di grande spessore...

OGGI
Televisione di ispirazione cattolica, Tv2000 sempre più si segnala per la programmazione di film di qualità e comunque per un palinsesto di alto profilo culturale e sociale. Come stasera: alle 21.05 è in programma la prima televisiva del film In un mondo migliore della regista danese Susanne Bier.
Accolto trionfalmente al Festival Internazionale del Film di Roma del 2011, In un mondo migliore conquistò meritatamente il Gran Premio della Giuria e il Premio del Pubblico, due riconoscimenti prestigiosi hanno anticipato l'autentica pioggia di premi ottenuti dalla pellicola, che successivamente si aggiudicò  il Golden Globe per il miglior film straniero, l'Oscar al miglior film straniero e il premio alla miglior regia agli European Film Awards 2011.
La vicenda del film ha per protagonisti Anton e Marianne, due medici in crisi matrimoniale, e Elias, il figlio adolescente, vittima dei bulli della scuola. L’unico capace di difendere quest’ultimo è Christian, un compagno di classe che trascina Elias in un mondo a lui sconosciuto. Christian vive col padre Claus, da poco rimasto vedovo…
Venduto in 50 paesi, compresi gli Stati Uniti, in patria il film ha riscosso un enorme successo di pubblico e rappresenta la quarta collaborazione di Susanne Bier con Teodora, che nelle passate stagioni ha distribuito Non desiderare la donna d’altri, Noi due sconosciuti e Dopo il matrimonio (quest’ultimo finalista agli Oscar del 2007).
Secondo Susanne Bier, "In un mondo migliore esplora la nascita delle reazioni violente nei figli adolescenti e le difficoltà degli adulti che, con l’esempio personale, tentano di indicare la strada del comportamento civile, arrivando a “porgere l’altra guancia”. Il film si chiede se la nostra cultura “avanzata” sia il modello per un mondo migliore o se piuttosto il caos sia in agguato sotto la superficie della civilizzazione".
Sergio Castellitto, presidente della giuria del Festival Internazionale del Film di Roma, nell’assegnazione al film del Gran Premio della Giuria, scrisse nella motivazione: “In un mondo migliore ha la necessità e l’incanto di una parabola etica. Una storia di lacerazioni e incontri che ci spinge a capire quanto siamo soli e quanto non vorremmo esserlo. L’affondo nella violenza e nel dolore del mondo, diventa un luminoso viaggio di riconciliazione. Attraverso un cast di attori indimenticabili che incarnano l’intimità e l’estensione dei sentimenti umani, Susanne Bier indaga la nostra epoca con passione, forza visionaria e coraggio civile.”
Grande e intenso film, da non perdere.
DOMANI
Vincitore di ben dieci premi Goya (tra cui quello di miglior film spagnolo dell’anno, miglior regia e miglior sceneggiatura) La isla minima è un thriller firmato da Alberto Rodriguez, che si segnala per il ritmo incalzante, le location di struggente bellezza ed un uso strepitoso della macchina cinematografica.
Interpretata da Raúl Arévalo, Antonio de la Torre, Nerea Barros, Javier Gutiérrez, Manolo Solo, la pellicola è ambientata nel profondo sud della Spagna, 1980. 
In un piccolo villaggio in cui il tempo sembra essersi fermato – nei pressi di un labirinto di paludi e risaie – si è installato un serial killer responsabile della scomparsa di molte adolescenti delle quali nessuno sembra interessarsi. Ma quando due giovani sorelle spariscono durante le festività annuali, la madre spinge per un’indagine e due detective della omicidi arrivano da Madrid per cercare di risolvere il mistero.
Sia Juan che Pedro hanno una vasta esperienza nei casi di omicidio, ma differiscono nei metodi e nello stile. Le indagini porteranno alla luce un’altra inaspettata fonte di ricchezza per il villaggio: il traffico di droga. 
Niente è ciò che sembra in questa isolata e opaca regione e l’indagine incontra difficoltà inaspettate, che convinceranno i due uomini a mettere da parte le divergenze professionali per identificare e fermare la persona responsabile della scomparsa delle sorelle prima che altre ragazze facciano la stessa fine.
La isla mínima è un bel film che rivela un tocco classico, per quanto riguarda le indagini e lo sviluppo dei personaggi, ma con uno sfondo che è torbido, fangoso, denso e impenetrabile... come le vere paludi nelle quali è ambientato.
“La isla mínima - ha scritto Rodriguez nelle note di regia - è la pellicola con cui mi sono avvicinato di più al fare cinema di genere, ma allo stesso tempo possiede una sua identità che lo rende differente, speciale.”
Insomma un film da non perdere. Domani sera, su Rai4, alle 21.15.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...