sabato 22 luglio 2017

In regalo un ebook per capire la tragica estate del 1943

Da qualsiasi prospettiva ideologica o culturale la si guardi, la tragica estate del 1943 rappresenta uno snodo essenziale, e purtroppo ancora non del tutto conosciuto, della storia pugliese e meridionale.
Basti pensare alle stucchevoli polemiche sul numero delle vittime (come se qualche migliaio di morti in meno bastasse ad assolvere la guerra dalle sue atrocità) e alla quasi totale assenza di riflessioni e di ricerche sulla ricostruzione post bellica, che probabilmente innescò quel sistema di diseguaglianze che ancora oggi impedisce alle Puglie di essere, fino in fondo, Puglia.
In occasione del 74° anniversario dei bombardamenti, Lettere Meridiane regala ad amici e lettori un ebook che raccoglie i più significativi articoli pubblicati dal blog sul tema.
Potete scaricarlo cliccando qui.

venerdì 21 luglio 2017

Foggia e la Villa, la bellezza oltraggiata

A volte, le fotografie del passato, sono impietose, perché sono lo specchio del trascorrere degli anni. Non mi riferisco ai ritratti delle persone. E' ovvio che chi si guarda com'era venti o trent'anni fa, si preferisce allora, rispetto ad oggi.
Ma non dovrebbe essere così per le città, che dallo scorrere del tempo dovrebbero trarre vantaggio. Nel senso che il benessere, il progresso, l'attenzione verso l'arredo urbano dovrebbe produrre città più belle e vivibili.
Qualche giorno fa, sono tornato dopo molti anni ad Orta Nova, e sono rimasto positivamente sorpreso per come sia cambiata. La ricordavo come un grosso paesone agricolo, anonimo e cotto dal sole. A passeggiare per il centro oggi, si resta stupiti dallo scintillio dei tanti bar che uno dopo l'altro offrono agli avventori tavolini e una piacevole sosta. Si ha l'impressione di una comunità che, con tutti i limiti di una cittadina meridionale, ha scoperto il buon vivere, l'arredo urbano, una certa bellezza.
Lo stesso non succede a Foggia, e non è soltanto per i bar del centro, che chiudono i battenti sempre più numerosi con la conseguenza che il centro diventa sempre meno accogliente, sicché spesso trovare un tavolino diventa un'impresa.
Foggia sta diventando sempre più brutta e più triste proprio nei suoi luoghi più rappresentativi, come la Villa Comunale, che una volta era, indiscutibilmente, vanto e fiore all'occhiello della città e dei suoi abitanti.
La foto colorizzata di oggi è più eloquente di un articolo di mille parole: mostra com'erano i giardini pubblici foggiani nel secolo scorso. La fotografia è di incerta datazione.
A giudicare dal fatto che non si vedono edifici alti sullo sfondo, si direbbe scattata prima della ristrutturazione di Piazza Cavour, diciamo attorno agli anni Cinquanta. Svela com'era la Villa nel periodo del suo massimo fulgore: un tripudio di verde, di fiori, di spazio per la gente che via via, durante gli anni, è stato cementificato e desertificato.
A passeggiare oggi per la Villa si resta costernati ed impressionati dalle scelte delle amministrazioni comunali che si sono avvicendate negli ultimi decenni. Nonostante il loro diverso colore politico, almeno per quanto riguarda la villa sembrano essere state tutte accomunate dal motto: "più cemento, meno verde".

giovedì 20 luglio 2017

In consiglio comunale a Foggia, la cittadinanza onoraria a Pasquale Di Cicco

Di Cicco (il secondo da destra) in compagni del
personale del "suo" Archivio di Stato
Il consiglio comunale di Foggia sta per conferire la cittadinanza onoraria a Pasquale di Cicco, eminente storico ed archivista, tra gli studiosi che hanno scavato più profondamente nel passato e nella storia di Foggia e della sua provincia. È tra quanti conoscono meglio l'anima più profonda della città, che la sua intensa e proficua attività di ricerca e di produzione culturale ha contribuito a far conoscere, difendendo e consolidando le non molte tracce di memoria e di storia cittadina, sopravvissute agli scempi, alle distruzioni e alle devastazioni.
Il presidente del consiglio comunale ha inserito la concessione del riconoscimento all'ordine del giorno del consiglio comunale in programma oggi, dopo la Giunta Comunale aveva deliberato il proprio assenso alla cittadinanza onoraria, la cui proposta era partita dal giornalista e bibliotecario Maurizio De Tullio, ed era stata calorosamente sostenuta da Lettere Meridiane, che avea indetto una petizione on line, sottoscritta da centinaia di studiosi, intellettuali e cittadini.
"Il dottor Pasquale di Cicco, casertano di Maddaloni, a 85 anni non smette di fare ricerche, redigere studi, pubblicare volumi di gran pregio dedicati alla Storia di Foggia e della Capitanata - ha scritto De Tullio motivando la sua richiesta - .
Ma questa è solo la punta dell’iceberg, perché il dottor di Cicco è stato molto altro. Sta soprattutto nel suo passato di studioso e di storico Direttore degli Archivi di Stato di Foggia - il più importante del Mezzogiorno, dopo quello di Napoli, soprattutto per la nostra storia economica - che diresse ininterrottamente dal 1959 al 1994, anno del suo pensionamento. Alla prestigiosa sede di Foggia gli fu affiancata anche la Sezione di Lucera."
Alla giunta comunale ed al consiglio comunale i ringraziamenti di Lettere Meridiane per la sensibilità manifestata.

Don Antonio Silvestri a 180 anni dalla sua morte: il ricordo del comitato per la beatificazione

Ricorre oggi il centottantesimo anniversario del ritorno in cielo di padre Antonio Silvestri, il sacerdote oratoriano nato e vissuto a Foggia a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento, e morto in odore di santità, dopo aver vissuto una vita al servizio dei poveri e dei derelitti. Il Comitato per la beatificazione di don Antonio Silvestri e la Confraternita di Sant'Eligio hanno diffuso un comunicato stampa che sottolinea le eccelse ed eroiche virtù del pio sacerdote. Eccone il testo.
* * *
20   luglio  1837- 20 luglio 2017, centoottant’anni dalla salita al cielo di quello straordinario figlio di Foggia, figlio della Chiesa, eroe della carità, Don Antonio Silvestri, che ha dato  eccellente prova delle sue virtù, lasciando inebriata tutta la città, che lo ricorda ancora con grande  amore e al quale ricorre  per  intercessioni.
E’ il 14 di luglio, il morbo del colera imperversa anche a Foggia, dopo essersi diffuso in alcuni paesi del  Gargano come  a Rodi Garganico, a Ischitella. I morti aumentano di giorno in giorno, la voce disperata della popolazione correva di casa in casa: “disgrazia, Don Antonio è stato colpito dal morbo del colera, è in fin di vita!” Lo aveva predetto: “Morirò di colera”, ed infatti soltanto dopo pochi giorni di sofferenza il pio sacerdote in un estasiato volto sorridente ed appagato “volò” verso la casa  dove avrebbe incontrato la sua Vergine del Buonconsiglio, con la quale aveva un filiale e confidenziale rapporto di fede profonda. Don Antonio era stato infettato dal morbo del colera da una sua povera vecchietta che volle assolutamente confessarsi dal suo pio sacerdote. Quel segno premonitore ne aveva data la certezza della sua morte imminente, infatti dal pozzo scavato all’interno del costruendo  Conservatorio del Buonconsiglio non dava più acqua, il secchio veniva su sempre vuoto. E si gridava : “disgrazia, disgrazia!”. Sempre attento a tutto, Don Antonio il 19 luglio fece chiamare il notaio Saverio Altamura al quale dettò le sue ultime paterne volontà. “E’ mia volontà, e prego la Congregazione di Santo Eligio di voler continuare con la stessa attenzione e cura  sinora praticata ad assistere in detta chiesa, sia sulle sue funzioni d’obbligo e sia con tutte le altre funzioni che verranno fatte dal Conservatorio, in modo che reciprocamente(Congrega e Suore Oblate del Buonconsiglio) collaborassero nelle  particolari loro funzioni, volendo che serbino tra di loro la massima armonia”.
E’ confermato, Don Antonio è morto. La notizia si diffonde in tutti i vicoli, in tutte le vie, e nelle  campagne della città. Don Antonio, al termine di una straordinaria vita di carità e di fede integerrima, stesso su di un lettino, confortato da nove frati cappuccini, viene esposto alla pia venerazione della popolazione foggiana. Fu un accorrere da ogni angolo della città: da una via all’altra, da un vico all’altro, da una campagna all’altra, da un palazzo reale all’altro, file interminabili di foggiani ,che avevano per tutti i 64 anni di vita di don Antonio, ammirato la sua  incrollabile fede nell’  esercizio del  suo  ministero sacerdotale, si riversano in quella  piccola chiesa di Santo Eligio,  eretta  nella distesa  piana delle Croci, gridando: “SANTO, SANTO SUBITO”. Il Villani, un noto cronista  del tempo, così descrive la scena dell’ultimo” a Dio”  a quell’instancabile figlio di Foggia, eroe della carità gioiosa : ”l’esemplare ecclesiastico, che ha dato bastante  prova di sue virtu’ nel ramo del suo Ufficio, è pianto generalmente da tutta la popolazione di Foggia. Al passaggio delle sante spoglie le sue suore piansero teneramente e, salite sul belvedere del Conservatorio,  non potendo reggere a tanto dolore, proruppero nel più profondo pianto. Ad esse si unirono il pianto e le strazianti grida della popolazione accorsa.”  

La Puglia è sempre una ma certe scelte possono essere divisive (di Maurizio De Tullio)

Maurizio De Tullio torna sulla questione della esclusione della Capitanata dalle tappe del RI-Ciclo in tour Puglia con un contributo ricco di spunti di riflessione. Eccolo, di seguito.
- - -
Caro Geppe: o stiamo sulla notizia (che c’era: l’hai data tu!) o parliamo di altro. E se parliamo della notizia, così come tu l’hai presa, titolata e commentata, non si scappa dal classico “delle due l’una”. Che, nel caso della polemica innescata da LM sul “RI-Ciclo in tour Puglia”, che esclude di fatto la Capitanata, si condensa nella domanda-dubbio: è colpa del COREPLA o della Regione Puglia?
Tu, nella garbata risposta, senza esplicitarlo dichiaratamente, propendi (e non era difficile immaginarlo) per responsabilità del governo regionale, incapace di ragionare in termini di equilibrio nel concedere i patrocini. Ergo: il Consorzio COREPLA è assolto, il colpevole è l’Ente regionale, ancora una volta miope e/o punitivo nei nostri confronti. 
Stando al tuo ragionamento, quindi, ogni patrocinio deve presupporre “ricadute eque, omogenee ed equilibrate” sul territorio quando di mezzo ci sono interventi da attuare, come una campagna per la diffusione del recupero della plastica. 
È una contestazione che non regge, a mio avviso. La controprova è data dal fatto che se solo il COREPLA (col beneplacito della Regione) avesse coinvolto anche Manfredonia, integrando così anche la Capitanata nella mappa delle aree coinvolte, nessuno, a cominciare da LM, si sarebbe lamentato.
Peccato, però, che il Baricentrismo c’entri poco: la logica era di accorpare quante più località di medie dimensioni in un itinerario tutto sommato di facile amministrazione sul piano logistico. E se queste città – cartina e dati demografici alla mano – stanno tutti in quella zona (il Barese), cosa vogliamo stare lì a contestare? Che i Baresi di mare fanno figli come conigli mentre i Foggiani ne fanno altrettanti ma… nel Tavoliere?!
Baresi e salentini non ci boicottano con agire carbonaro, certo, ma non li vedo nemmeno mettersi a tavolino per trovare un sotterfugio al fine di diffondere la cultura del riciclo prendendo come scusante Comuni di medie proporzioni!
Il problema che poni, me ne rendo conto, solleva ogni tanto dei dubbi, ma occorre anche capire che certe scelte si fanno perché rispondono ad una esigenza e ad una logica e non perché in testa si ha una idea divisiva e plurale di Puglia in luogo di una omogenea e singolare, che pure condivido e che non sempre il governo regionale interpreta e rispetta.
Un po’ di elasticità mentale, ogni tanto, quindi, non farebbe male.
Cordialmente (Maurizio De Tullio)

mercoledì 19 luglio 2017

Centottanta anni fa la morte di don Antonio Silvestri. Ma la città è smemorata

Centottanta anni fa, il 20 luglio del 1837, concludeva la sua vita terrena, per salire a quella celeste, padre Antonio Silvestri, colpito dall'epidemia di colera che in quei mesi si era abbattuta sulla città di Foggia.
La fortuna di padre Antonio Silvestri a distanza di 180 anni (dalla sua morte, è un altro capitolo - particolare, ed amaro -  della perdita di memoria che colpisce i foggiani. Non soltanto in riferimento alle cose, ai monumenti, ai palazzi, ma anche alle persone che hanno scritto le pagine più importante della storia cittadina.
Antonio Silvestri potrebbe essere il primo Santo foggiano, come chiede un gruppo di cattolici ma anche di laici non praticanti, che da alcuni anni promuove un Memoriale per ricordare questo straordinario personaggio e chiedere che riprenda il processo di canonizzazione. La verità è che il percorso di don Antonio verso l'onore degli altari non è stato facile, fin da subito. Quando passò a miglior vita, il popolo lo invocò subito Santo. Il processo fu avviato dopo qualche tempo e si interruppe per la morte improvvisa del postulassero. Da allora, la fortuna, la fama del sacerdote si è andata  stemperando. A Foggia le sue gesta sono conosciute da pochi, e solo una parte del clero ha sottoscritto qualche non fa la richiesta che venga ripreso il processo.
Non è un problema di miracoli, ingrediente essenziale per il riconoscimento della santità, perché la sua vita fu un florilegio di episodi prodigiosi. È soprattutto lo spirito che padre Antonio riuscì a creare  che ne fanno un personaggio di straordinaria statura morale e di enorme spessore storico. L'eredita che ci ha lasciato è giunta fino a noi: tanto per dire, in un certo senso è stato il fondatore del primo ospedale foggiano, i Riuniti di via Arpi.
È una questione di spirito, e non di cose. Don Antonio Silvestri realizzò le sue numerose opere di assistenza, grazie alla carità che continuamente chiedeva - e c'è chi dice talvolta pretendeva - dai foggiani più abbienti. Si dedicò soprattutto alle donne che rappresentano la parte più debole, emarginata ed a rischio dei ceti poveri. 
Padre Antonio riuscì a creare in città una solidarietà diffusa, intrisa di carità e di compassione. Fece di Foggia un posto meno invivibile, facendo stare le persone un poco meglio, perché il dono arricchisce sia chi lo riceve, che chi lo fa. Ed è questa la strada che si dovrebbe percorrere per riaprire l'agognato processo di canonizzazione. Come ebbe a dire qualche anno fa don Tonino Intiso, "non si tratta tanto di un'operazione di recupero storico o culturale della figura di padre Antonio, quanto di un'azione di condivisione e di coinvolgimento della chiesa locale e di tutta la città, all'insegna di quella solidarietà di cui Foggia si è mostrata tante volte capace. Si tratta di osare la santità", secondo don Tonino Intiso - ricordare padre Antonio Silvestri ritessendo la trama di carità e di amore fraterno che egli elaborò in vita."
Per conoscere meglio don Antonio, estratto da uno dei  siti foggiani dedicati a padre Silvestri, il testo - rielaborato graficamente, per renderlo più leggibile, di una conferenza sulle opere di carità del sacerdote, tenuta nella chiesa di s. Eligio il 18.03.2011 da don Faustino Parisi. Buona lettura.
* * *
Le prime notizie circa l’attività caritativa di don Antonio Silvestri [1] si ricavano da un testo pubblicato nel 1837, anno della sua morte, da C. Perifano, dal titolo “Per pane agli orfanelli della mia patria dopo il colera. Discorso popolare in morte del sacerdote D. Antonio Silvestre” [2]. È un documento, meglio una commossa e pia commemorazione funebre di don Antonio, ricca di testimonianze e di ricordi anche personali. “Dal tempo felice della mia infanzia mi ricordo... ” o “quando ero fanciullo...” [3], sono le frasi che intercalano il racconto di fatti, spesso mirabolanti, colti de visu o nella loro immediatezza, da testimone oculare, appunto. A Perifano si deve una descrizione piuttosto dettagliata, quasi una fotografia, di P. Silvestri, del suo aspetto fisico e del suo camminare affrettato e fragoroso, difficile da non riconoscere, per delle rozze scarpe chiodate che soleva indossare, “sempre in compagnia di molti pensieri” [4]. 

martedì 18 luglio 2017

Franco Mercurio: "Cosa c'è all'origine del foggianesimo"

L'estate 2017 verrà ricordata come una stagione di particolare tensione nei rapporti tra i diversi territori pugliesi, con particolare riferimento al tema, sempre caldo, "baricentrismo e foggianesimo".
Da un lato, c'è la tendenza del capoluogo regionale a polarizzare investimenti ed interventi (culminata con il treno diretto per Roma che bypassa Foggia, tenacemente voluto dal sindaco barese Decaro, i cui risultati dal punto di vista dei "numeri" sono però inferiori alle aspettative). Dall'altro, l'attitudine foggiana al lamento e al piagnisteo, che porta a vedere dappertutto segnali di congiure perpetrate ai danni delle comunità daune.
Sul tema si è anche sviluppato un intenso dibattito, scaturito da un interessante articolo di Enrico Ciccarelli, che rispondeva ad una mia precedente lettera meridiana (trovate tutti i collegamenti al termine di questo post).
Come benzina sul fuoco, è arrivato poi lo spot di promozione turistica di Pugliapromozione in cui la Capitanata risulta praticamente oscurata. E giù altre polemiche.
Per discutere seriamente e serenamente della questione, che non è di lana caprina, ma rappresenta uno dei problemi più seri per la Capitanata, ed un serio vincolo anche per il suo futuro, è necessario capire da cosa e da dove trae origine il fenomeno del foggianesimo. Ed è quanto cercherò di fare, prima di rispondere all'articolo di Ciccarelli, che tra l'altro mi trova almeno in parte d'accordo.
A tal fine, ripropongo agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane quanto ebbe a scrivere l'allora direttore della Biblioteca Provinciale di Foggia, Franco Mercurio (che oggi dirige la Biblioteca Nazionale di Napoli) intervenendo su un altro tema caldo, quale quello dell'aeroporto Gino Lisa.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...