domenica 9 dicembre 2018

Nuovo sito e nuovo look per Lettere Meridiane



Dopo undici anni di onorato servizio sulla piattaforma Blogger di Google, scanditi dalla pubblicazione di circa 3.700 articoli, con oltre 4 milioni di viste, Lettere Meridiane cambia veste grafica, tecnologia e organizzazione. Da blog diventa un sito vero e proprio. La scelta si è resa necessaria proprio per valorizzare il grande patrimonio di conoscenza e di comunicazione che in questi anni Lettere Meridiane ha costruito, con l'obiettivo di rendere l’immenso archivio più accessibile ai lettori, cosa impossibile o quasi sulla pagina facebook e sul blog. La migrazione dei contenuti è iniziata da qualche settimana. Non è ancora del tutto completa, perché gli ultimi passi li faremo in compagnia di amici e lettori, pubblicando giornalmente una guida che li aiuti nella utilizzazione dei tanti nuovi servizi offerti dal nuovo sito. Cambia l’indirizzo web, che diventa dominio di primo livello: https://letteremeridiane.org. Cambia anche la piattaforma, che non sarà più Blogger di Google, ma Wordpress (in hosting presso Aruba), che consente tassonomie più avanzate, con la possibilità di suddividere i contenuti in categorie, pagine e tag, e di conseguenza anche un aspetto grafico più accattivante e dettagliato. Un affettuoso benvenuto ai lettori che stanno leggendo questo post sul nuovo sito. Come sempre, fateci sapere le vostre opinioni in merito, commentando il post. Ai lettori che stanno leggendo questo post sulla vecchia piattaforma, la raccomandazione di collegarsi alla nuova (https://letteremeridiane.org) e di memorizzarne il nuovo indirizzo. Il vecchio blog sarà operativo ancora per qualche giorno, poi verrà reindirizzato automaticamente al nuovo sito. Importanti novità riguarderanno anche i contenuti: gli aggiornamenti saranno più frequenti e non tutti verranno distribuiti sui gruppi di facebook. Agli amici e ai lettori che non vogliono perdere neanche un post, la raccomandazione che abbiamo già rivolto in altre occasioni: seguite direttamente il sito, oppure sottoscrivete la nostra pagina facebook (l’indirizzo è https://www.facebook.com/LettereMeridiane/) o, ancora, iscrivetevi alla nostra comunità virtuale, il Gruppo degli Amici e Lettori di Lettere Meridiane. E seguite quotidianamente Lettere Meridiane, soprattutto nei prossimi giorni e nelle prossime settimane: in arrivo tante novità e tanti regali natalizi.

giovedì 6 dicembre 2018

Michele La Sala, l'arte come antidoto al male

Michele La Sala sta diventando sempre più bravo nell’impastare di colore le sue nature morte e i suoi paesaggi. Attraverso sfavillanti policromie, l'artista racconta la natura e il tempo, così come potrebbero essere e, in fondo, così com’erano. Nelle sue opere sembra di cogliere i tratti di una nostalgia profonda, una volta tanto non soffusa di nebbia e di rimpianto, ma cristallina e coloratissima.
Ho avuto la fortuna e il piacere di seguire Michele fin dai primi passi del suo percorso artistico, intrapreso da autodidatta, ma sostenuto da quel sincero stupore che solo gli artisti di razza sentono, e trasmettono, nei loro quadri.
Se nelle altre occasioni la crescita costante di La Sala mi aveva colpito ed entusiasmato, l’ultima volta mi ha addirittura commosso.
Nei paesaggi, il tratto e il colore sono diventati ancora più decisi nel consegnare al pubblico una immagine inattesa ma del tutto vera del Tavoliere, del Gargano, dei Monti Dauni, sublimando la loro struggente bellezza attraverso un’accurata ricerca di originali totalità cromatiche. Ma la più recente produzione di Michele La Sala certifica la raggiunta maturità dell’artista che si cimenta con temi morali. L’Arte non solo come contemplazione della bellezza, ma anche come denuncia del male.
Dipingere la tragedia umana dell’Olocausto è difficile. La Sala ne propone una interpretazione forte, convincente, che pare preludere a nuove sperimentazioni estetiche. Eppure, guardando la grande tela che ha impreziosito la riuscita mostra foggiana di La Sala, al Pronao della Villa Comunale, si resta colpiti dalla coerenza tra questo quadro, che a prima vista sembrerebbe uno sconfinamento, e tutto il resto.
Il filo spinato del lager nazista assume una dimensione impalpabile, quasi onirica. Ad ammonirci, a ricordarci che è stato tutto tragicamente vero, restano le geometrie del dolore che si colgono dietro quel filo spinato. Volti sorprendentemente autentici, mani che stringono e sfidano recinti, uomini di colori diversi quasi a suggerire che l’umanità dolente non ha colore della pelle. E poi l’ineffabile poesia comunicata da quel cuore che fa capolino nella bruma, l’invito a don’t Forget, non dimenticare.
Arte che parla, che inquieta, e che restituisce un senso diverso ai paesaggi e alle nature morte che compongono la mostra di Michele La Sala. Il mondo è un eterno precario equilibrio tra il Bene e il male. Ma alla fine la vita, la sua bellezza e i suoi colori vincono sempre.
Bravo, Michele, amico mio, che belle emozioni regala la tua mostra…
Se non l'avete vista, niente paura.
Domani sera, 7 dicembre, il percorso artistico di Michele La Sala segnerà un’altra tappa di rilievo. Dopo il successo ottenuto a Foggia, la mostra si trasferisce a Troia, nelle sale del Museo Civico della cittadina d’arte dei Monti Dauni. Appuntamento alle 18.00 per l'inaugurazione. Non mancate.
Geppe Inserra

mercoledì 5 dicembre 2018

Per i suoi ottantun'anni, un inedito di don Tonino Intiso sulla Cattedrale di Troia

Ottantuno anni fa, a Troia, nasceva don Tonino Intiso, sacerdote foggiano molto amato per le sue iniziative di solidarietà e di carità, che hanno scritto pagine importanti della vita religiosa e civile foggiana.
Pioniere dell’accoglienza e dell’integrazione (che lo hanno visto impegnato fin  dall’epoca dei primi arrivi di extracomunitari dall’Albania, quindi con l’Opera Nomadi), il suo nome è legato ad altri due indimenticabili momenti di solidarietà vissuti da Foggia e caratterizzati da una grande mobilitazione e partecipazione popolare: la Giornata Internazionale degli Ammalati di Lebbra, e alla mobilitazione per la raccolta fondi per la Radioterapia, che ha dotato gli Ospedali Riuniti di Foggia di un’apparecchiatura fondamentale per salvare tante vite umane.
Grazie ai fondi raccolti durante la Giornata degli Ammalati di Lebbra, Foggia riuscì a realizzare un ospedale nella cittadina indiana di Nalgonda.
Il sacerdote è stato attivo anche in campo pedagogico ed educativo, con l’esperienza innovativa de “La Casetta” e “Shalom”, scuole fondate al SS. Salvatore, assieme ad Ersilia Crisci, orientate alla valorizzazione della creatività dei bambini e alla responsabilizzazione dei genitori, chiamati a partecipare alla gestione della struttura.
Festeggiamo l'ottantunesimo compleanno di don Tonino pubblicando un suo raro articolo sulla Cattedrale di Troja, gioiello dell'architettura romanica-pugliese.
Lo scritto è prezioso per due ragioni: perché Tonino lo ha scritto quando non era ancora "don" e perché è una splendida quanto efficace sintesi dei valori artistici, storici e religiosi della Cattedrale troiana.
Venne pubblicato nel marzo del 1962 sul terzo numero del secondo anno del Mensile di vita studentesca Il Semaforo, edito dalla Gioventù Italiana di Azione Cattolica. Don Tonino frequentava allora la terza classe al Liceo Classico Bonghi di Lucera. Sarebbe entrato in seminario di lì a poco.
A nome di tutti gli amici e i lettori di Lettere Meridiane auguri a don Tonino.
Potete scaricare l'originale in pdf dell'articolo cliccando qui.
* * * 
da IL SEMAFORO / Marzo 1962
Un gioiello romanico-pugliese

La Cattedrale di Troia

di Antonio Intiso
In cima ad una collina dalla sagoma di nave, sorge una ridente cittadina. A vederla sembra che solchi l'immenso mare della sterminata pianura del Tavoliere: Troja
Non è grande per numero di abitanti, né deve la sua fama a prodotti industriali, ma alla sua Cattedrale, espressione di un glorioso passato religioso e civile.
Questo monumento vetusto per anni (1090), bello per l'arte, ricco di suoi tesori, sorge al centro della città, quasi vigile sentinella.
I turisti che giornalmente giungono a Troja per visitare la Cattedrale trascorrono la maggior parte del tempo ad ammirarne la stupenda facciata di stile romanico pugliese. Nella parte superiore fiorisce un meraviglioso rosone «in cui la scultura pugliese prodiga tutte le risorse della sua fantasia». (Wittgens-Gengaro).

martedì 4 dicembre 2018

La stele federiciana che anche Foggia potrebbe avere (di Pasquale Episcopo)

La Stele eretta a Göppingen, città gemellata con Foggia.
Da notare lo stemma civico di Foggia, con le tre fiammelle sull'acqua.
Imparare ad amare la propria città, la sua identità, le sue eccellenze, standone lontano. È quanto è successo a Pasquale Episcopo. Foggiano, ingegnere, ufficiale dell'Aeronautica in pensione, vive da qualche anno in Germania. Ha lasciato la sua città natale giovanissimo, quando si è trasferito a Pozzuoli per frequentare l'accademia militare. Poi i casi della vita lo hanno portato addirittura lontano dall'Italia. In Germania, dove si è ambientato molto bene e dove ha scoperto i profondi legami che uniscono Foggia a quella terra. Nel nome e nel segno di Federico II, l'imperatore svevo che elesse Foggia a sua dimora preferita e a città imperiale.
Giornalista e insegnante, da qualche anno, Episcopo sta studiando ed approfondendo la vita e le opere del grande Imperatore e il suo rapporto con Foggia e la Capitanata.
Su questo argomento, lo studioso terrà un workshop al Liceo Linguistico Poerio di Foggia domani 5 dicembre, alle ore 10.30. Episcopo parlerà, in tedesco, agli studenti che studiano questa lingua nelle classi quarte e quinte dello storico istituto foggiano. “Unus ex Apulia. Friedrich II und die Capitanata" è il tema del seminario, che si prefigge di stimolare l'interesse degli studenti, attraverso l'approfondimento di un fondamentale tema storico.
Pasquale Episcopo è un convinto sostenitore della necessità che Foggia ritrovi e rilanci quella parte federiciana della sua identità, che negli ultimi tempo pare essersi sopita. In un prezioso articolo che ha voluto scrivere per gli amici e i lettori di Lettere Meridiane affronta il tema della Stele in memoria di Federico II che Foggia potrebbe avere se...
Per scoprirlo, leggetevi l'articolo, impreziosito da belle e inedite immagini, scaricandolo qui. Buona lettura. (g.i.)


Al Foggia mancano due rigori col Venezia

Nel lunedì delle infuocate polemiche per il rigore non concesso alla Roma dall'arbitro Rocchi, per il fallo commesso su Zaniolo, è il Foggia a doversi lamentare per le sviste arbitrali che hanno influito sul risultato della partita casalinga con il Venezia. La squadra rossonera lamenta infatti la mancata concessione della massima punizione in due circostanze, e la fotocronaca che pubblichiamo qui sotto dà del tutto ragione alla tesi dei satanelli..
D’accordo, in serie B non v’è il Var, il Foggia non ha fatto una grande partita col Venezia, e il pareggio con cui l’incontro si è concluso è sostanzialmente giusto. Ma come sarebbero andate le cose senza gli errori arbitrali?
E il peggio è che mentre il povero Rocchi e il suo assistente al VAR Fabbri sono finiti nell’occhio del ciclone per quanto è successo domenica sera all’Olimpico di quello che ha combinato Volpi allo Zaccheria non parlerà nessuno.
Il primo episodio al 5’ della ripresa, quando Gerbo ha raccolto in area un assist di Mazzeo. Lo ha contrastato Bruscagnin che ha toccato nettamente il pallone con il braccio sinistro, di fatto sottraendolo al centrocampista foggiano. Le immagini evidenziano in maniera inequivocabile il tocco proibito. Difficile sostenere che si tratti di un gesto involontario, e, in ogni caso, Bruscagnin contrasta Gerbo con il braccio largo, procurandogli un danno oggettivo e interrompendo l’azione d’attacco. L’arbitro era in buona posizione, ed ha probabilmente ritenuto involontario il tocco di braccio. Mah…
Ancora più grave quanto è successo qualche minuto più tardi, all’11’ della ripresa quando Mazzeo, imbeccato da Iemmello si è trovato, spalle alla porta, a solo un metro dalla linea. L’attaccante foggiano si apprestava a girare in rete o a proseguire l’azione, quando è stato affrontato da Domizzi che lo ha letteralmente cinturato, trascinandolo a terra. Anche in questo caso, le immagini documentano in maniera inoppugnabile la gravità del fallo che è stato prolungato e ripetuto. L’arbitro doveva fischiare il penalty.
Il tocco proibito in area di Bruscagnin, che impedisce a Gerbo di proseguire l'azione.
L'arbitro Volpi è messo nella migliori condizioni per vedere il fallo, ma non fischia.


Domizzi abbraccia Mazzeo, e non certo per affetto.

Domizzi conclude la presa trascinando a terra Mazzeo, sarebbe rigore netto ma...

L'arbitro Volpi è probabilmente impallato dal difensore veneto e non vede il fallo.

martedì 20 novembre 2018

Il Mezzogiorno condannato alla disfatta (di Geppe Inserra)

“Nell’insieme, in Italia si vive un po’ meglio”, scrive su ItaliaOggi Silvana Saturno, commentando il Rapporto 2018 sulla qualità della vita, realizzato dall’università La Sapienza per conto del quotidiano economico finanziario. Ma non è vero, a meno che non si voglia considerare quale “insieme” del Paese soltanto il Nord.
La verità è che in Italia non c’è più alcun “insieme”: si vive sempre meglio al Nord e sempre peggio al Sud. L’ottimismo del giornale è fondato sul fatto che, rispetto alla classifica 2017 tre nuove province si sono aggregate a quelle in cui la qualità della vita è risultata buona o accettabile.
Ma si omette di dire che, per quanto riguarda il Mezzogiorno, la situazione è ancora peggiorata. Se nel 2017 erano due le province che manifestavano una qualità della vita accettabile (Potenza e Matera), nel 2018 è soltanto una (Matera). Nel biennio, nessuna provincia meridionale denota una qualità della vita buona, e tutte si collocano nella fasce in cui è classificata come scarsa o insufficiente.
Basterebbe ed avanzerebbe per concludere che il divario tra Nord e Sud ha raggiunto livelli insostenibili, ma si preferisce glissare secondo il classico e sempre più collaudato meccanismo della rimozione: la questione meridionale non esiste, e punto.
Osservando la mappa del benessere disegnata dalla indagine, si ha invece la conferma più evidente della intuizione di Pino Aprile, che ha intitolato il suo ultimo libro, “L’Italia è finita”. Ormai è un luogo comune perfino l’idea dell’Italia come un paese a due velocità. Di velocità ce ne sono almeno tre: quella del ricco Nord Est, poi l’Italia che arranca, a macchia di leopardo, tra Centro e Nord, e infine il Sud, condannato alla disfatta.

lunedì 19 novembre 2018

Cataleta racconta Oronzo Pugliese, il mago dei poveri che sconfisse la grande Inter

Il libro di Giovanni Cataleta su Oronzo Pugliese (Oronzo Pugliese – Quando nel calcio esistevano i maghi, Edizioni Mitico Channel, Foggia 2018, 286 pagine, € 15) è un’autentica chicca nel panorama dell’editoria sportiva. Perché prima della sua pubblicazione non esistevano biografie dettagliate e ragionate sul Mago di Turi, nonostante l’oggettiva statura sportiva, epica e mediatica del personaggio che, tanto per dire, ispirò il regista Sergio Martino e Lino Banfi nell’indimenticabile film L’allenatore nel pallone, in cui l’attore pugliese indossava i panni di Oronzo Canà.
La nuova edizione del volume, che esce otto anni dopo la prima, fortunata edizione e che si avvale della prestigiosa prefazione di Italo Cucci sarà presentata lunedì 19 novembre alla ore 17.30 presso la Sala Fedora del Teatro Giordano di Foggia. Condurrà la serata Barbara Francesca Ovieni (da BordoCampo Telenorba).
Giornalista scrupoloso e storico attento, Giovanni Cataleta ricostruisce la vita di Pugliese, raccontandola come mai è successo. La prima edizione del libro ha ispirato la voce dedicata all’allenatore che alla guida del Foggia sconfisse l’Inter di Helenio Herrera nel Dizionario Biografico degli Italiani curato dalla Treccani.
Edita da Mitico Channel, la nuova edizione del libro è arricchita da numerose foto inedite, fornite da sportivi e amanti del calcio in bianco e nero. Accanto alle prestigiose testimonianze, fra gli altri, di Capello, Banfi, Savoldi, Losi, De Sisti, Nocera, Gambino, Bettoni e Chiarugi, compaiono una serie di aggiornamenti, curiosità, aneddoti ed episodi divertenti. Rivelazioni e confidenze dei protagonisti degli ultimi decenni della scena calcistica che s’intrecciano con i sentimenti più segreti del mondo del calcio, per scoprire la faccia nascosta di una passione che commuove e smuove cuori e interessi economici. Un viaggio in uno sport che uomini come Oronzo Pugliese da Turi hanno lanciato ai massimi livelli, contando sulla propria lealtà e suggellando ingaggi favolosi con una stretta di mano.
Il libro di Cataleta racconta puntualmente la vita di Oronzo Pugliese svelando i suoi trucchi da “mago” e soprattutto i segreti della sua determinazione. Da quando scappò di casa per giocare in una squadra di provincia, ai primi contratti girando per mezza Italia. Il destino gli riserverà da allenatore la notorietà che non conobbe da calciatore. Dopo una lunga gavetta in squadre del Sud, tranne l’intermezzo di Siena, la fortuna lo baciò con l’esperienza di Foggia, dove arrivò a battere il Mago dei ricchi, Helenio Herrera. Dopo i successi in Puglia, Pugliese approdò nella Capitale alla guida dei giallorossi per tre anni, riportando entusiasmo e passione in quel periodo assenti. Si specializzò poi in salvezze impossibili in serie A: Bologna (due volte) e Fiorentina. L’unico esonero in carriera fu a Bari, con la squadra per la quale aveva sempre tifato.
Nato a Foggia nel 1952, Giovanni Cataleta è laureato in Giurisprudenza. Giornalista, scrittore e appassionato di sport, ha svolto la sua attività professionale nel settore bancario e collabora con quotidiani e periodici di economia e finanza.
Ha scritto “Che si dice du Fogge?” (Che si dice del Foggia?) (2005), che ripercorre la storia calcistica dei Satanelli, dagli esordi fino allo sbarco in serie A e al successivo sfavillante periodo di Zemanlandia. È autore anche de “Il distintivo dalla parte del cuore” (2016), una raccolta di storie, racconti e cronache sulla passione calcistica per i colori del Foggia. Scrive per il quotidiano “Avvenire” e per Mitico Channel, la giovane testata giornalistica online di cui è stato uno dei fondatori.
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