domenica 28 maggio 2017

Cinemadessai | Collateral, Michael Mann tra action movie e filosofia

OGGI
Stasera, su Paramount Channel alle 21.15, il capolavoro di Michael MannCollateral, action movie mozzafiato in cui il regista americano torna a cimentarsi con il thriller metropolitano che aveva esaltato già in pellicole monumentali come Heat - La sfida.
Anche in Collateral si fronteggiano due antieroi, interpretati da Jamie Foxx e Tom Cruise (nell'insolito ruolo di "cattivo”).
Foxx è il tassista Max che al termine della giornata di lavoro viene ingaggiato da Vincent (Tom Cruise) affinché lo porti in giro per la notte. L’uomo non sa che il suo cliente è uno spietato killer che durante la notte dovrà uccidere cinque testimoni scomodi tra cui la procuratrice distrettuale Annie, ultima passeggera di Max prima dell’incontro con Vincent.
Girato per il 70% in digitale, il film è ambientato in una Los Angeles notturna e, per usare le stesse parole di uno dei protagonisti, "disconnessa", nella quale ci si può trovare a lottare per la sopravvivenza come nella giungla; un sottofondo di musiche miscelate tra pop, jazz e techno accompagnano l'evolversi della trama verso l'inevitabile duello dei suoi interpreti.
Come in molti film di Mann l’azione ed il ritmo, intensissimi, sono lo strumento con cui il regista racconta il vuoto della modernità.
DOMANI
Alla sua uscita in sala, Diciotto anni dopo, opera prima di Edoardo Leo mi colpì non poco, per il garbo della pellicola, sospesa tra commedia e dramma, e per l’efficacia dell’approccio “on the road”, nonché per la simpatia dello stesso Leo come attore, qui affiancato con eccellenti risultati da Marco Bonini (che è anche co-sceneggiatore e che è noto al pubblico delle sale d’essai per essere produttore indipendente) , e da un cast di peso, che comprende Sabrina Impacciatore (notevolissima), Eugenia Costantini e Gabriele Ferzetti.

Riprendere il processo di beatificazione di don Antonio Silvestri, il santo di Foggia

La lapide che ricorda don Antonio Silvestri, nella chiesa
di Sant'Eligio
Don Antonio Silvestri, un santo in soffitta. Così, il compianto Savino Russo, instancabile animatore e divulgatore della vita e del pensiero del sacerdote foggiano morto in odore di santità, titola il suo libro (rimasto a tutt’oggi inedito) sul singolare personaggio vissuto a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, che può essere ritenuto il fondatore delle opere di carità a Foggia.
E, purtroppo, mai definizione sembra tanto azzeccata come quella coniata da Russo del “santo in soffitta”.  Amatissimo in vita dalla popolazione foggiana, alla sua morte si moltiplicarono le iniziative per chiederne la beatificazione. Una formale richiesta in tal senso fu formulata, una cinquantina d’anni dopo la sua scomparsa, da 153 notabili foggiani.
Il processo di canonizzazione fu avviato alla fine dell’Ottocento ad opera del vescovo Carlo Monforte, che affidò l’incarico di postulatore ad un giovane e brillante sacerdote foggiano, don Filippo Bellizzi. La causa si interruppe quasi subito, a causa delle cattive condizioni di salute dell’incaricato. E da allora si è bloccata. È finito in soffitta, per usare le parole di Savino Russo.
Per sollecitarne la ripresa, chiesta alcuni anni fa anche da una petizione sottoscritta da decise di sacerdoti foggiani, si sta impegnando un Comitato, costituito presso la Chiesa di Sant’Eligio, luogo centrale dell’attività religiosa di padre Antonio Silvestri.
Qui infatti, in perfetto stile filippino (don Silvestri faceva parte della Congregazione di San Filippo Neri), il servo di Dio aprì il primo oratorio di Foggia, mentre, a fianco alla Chiesa, eresse il Conservatorio del Buon Consiglio, che dava ospitalità e assistenza a donne e ragazze in difficoltà, togliendole dalla strada.

sabato 27 maggio 2017

Cataleta: "Dopo il Foggia, adesso vinca Foggia". La risposta di Madetu

Il Foggia si prende anche la Supercoppa di Lega Pro liquidando sul suo terreno il Venezia, e confermando quel che si sapeva già: i satanelli di Stroppa sono la formazione più forte della categoria, e con ogni probabilità non solo di quella. Dove potranno arrivare, lo sapremo solo vivendo, e sarà un bel vivere, con il conforto del calcio che conta, adesso che finalmente abbiamo detto addio al purgatorio infinito della Lega Pro.
Adesso c'è però un'altra promozione da cogliere. La più importante di tutte. Promosso il Foggia, occorre che sia promossa Foggia, città alle prese con cento, mille problemi. Si dirà: problemi più grandi di noi. Forse. Ma come ci insegna la storia recente di questa stagione indimenticabile, niente è proibito se ci sono l'entusiasmo, la passione, la voglia di fare, la condivisione degli obiettivi.
L'amico Giovanni Cataleta, vecchio cuore rossonero ma anche vecchio amante di questa città, scrittore raffinato che attraverso i suoi libri ha raccontato l'identità profonda tra Foggia e il Foggia, lancia la sfida, affidandola ad un messaggio coraggioso, intriso di coraggio civile e di spirito sportivo.
Dobbiamo sfruttare al massimo - scrive Cataleta - questo formidabile entusiasmo e il recupero di identità ed aggregazione attorno al Foggia calcio. Ci vorrebbe una selezionata e virtuosa cabina di regia lontana da interessi politici e di bottega. Penso sia sufficiente che il 5-10 per cento di chi ha grande passione per il calcio  trasferisca la sua energia ed il suo entusiasmo per difendere gli interessi e la dignità di questo territorio .  Non c'è ne sarebbe per nessuno!
Maurizio De Tullio raccoglie immediatamente la provocazione e disegna una vignetta che è un inno alla mobilitazione civile.
E io, caro Giovanni, caro Maurizio, non posso che applaudire e unirmi a voi.
E voi, cari amici e lettori di Lettere Meridiane, che ne pensate?

Lo scempio di Foggia in miniatura

Tra i tanti scempi che si consumano quotidianamente sotto il nostro sguardo ce n’è uno particolarmente doloroso, ed amaramente esemplare. La Foggia in miniatura, realizzata decenni fa dall’artigiano Luigi Scopece versa in pessime condizioni, come documentano le foto scattate da Umberto Sergio La Gatta, che le ha gentilmente messe a disposizione degli amici e dei lettori di Lettere Meridiane.
Umberto non conosceva l’esistenza di questa bella opera, che l’autore, un muratore che amava la sua città, realizzò negli anni Ottanta, sull’esempio della più celebre Italia in miniatura di Rimini. Ha visto per la prima volta le artistiche riproduzioni dei palazzi, degli edifici e dei monumenti più rappresentativi del capoluogo dauno realizzate da Scopece, accompagnando i suoi bambini al Parco Giochi del Cep dove sono “custodite”.
“Non sapevo dell'esistenza di una sorta di Foggia in miniatura. Molto mal ridotta, che pena al cuore - commenta amareggiato -. Nessuna targa, nessuna cura, nessuna storia, nulla. Lungi da me ogni retorica, ma è uno schifo.”
Difficile dargli torto. Lo sfacelo della Foggia in miniatura che Scopece donò al Comune dopo averla amorevolmente realizzata, pezzo dopo pezzo, è un amaro esempio di come viene trattata a Foggia la memoria del passato.
Scherzando si potrebbe dire che la Foggia in miniatura, opera che qualsiasi altra città ci invidierebbe, se la passa perfino peggio della Foggia vera e propria. E pensare che le sculture furono restaurate una decina d’anni fa, quando era assessore ai lavori pubblici Italo Pontone, e l’amministrazione comunale era guidata dal sindaco Orazio Ciliberti.

Cinemadessai | La Puglia nello sguardo di due donne

OGGI
Su RaiStoria, per la prima volta in tv, stasera alle 22.35, il documentario pugliese di Mariangela Barbanente e Cecilia Mangini, In viaggio con Cecilia. Siamo nell’estate del 2012, e le due autrici hanno in programma di raccontare con un film on the road com’è cambiata la Puglia, loro terra d’origine nonché tema centrale dei documentari realizzati da Cecilia Mangini negli anni ’60. Ma, come racconta Mariangela Barbanente, "il film è cambiato in corsa perché la realtà ci ha sorpreso. Siamo partite con l’idea di raccontare come un territorio è mutato in 50 anni – in un confronto tra due sguardi diversi e grazie alla testimonianza dei documentari girati da Cecilia negli anni ’60 - ma quando siamo arrivate a Taranto, e poi a Brindisi, le due città, seppure in modo differente, si sono rivelate un laboratorio di quello che stava succedendo nell’intero Paese e ci siamo buttate nella mischia: abbiamo parlato con le persone che incontravamo, ci siamo confrontati con la loro storia. E il nostro viaggio da fisico è diventato emotivo. Un viaggio fatto di memorie passate, testimonianze presenti e riflessioni. Le immagini di oggi dialogano costantemente con quelle di ieri, in particolare con “Brindisi ’65” e “Tommaso” (1966), in cui Cecilia aveva già posto specifiche domande sul problema della industrializzazione meridionale, e con “Comizi d’amore ’80” (1982, realizzato insieme a Lino Del Fra) e ”Essere Donne” (1964) dove aveva analizzato i cambiamenti sociali e culturali relativi alla nascita e al radicamento di una nuova classe operaia e il ruolo della donna in una società così fortemente cambiata.”
In viaggio con Cecilia intreccia epoche e luoghi, gli archivi dialogano col presente indagando un luogo nella sua continuità.
Siamo nell'estate in cui un giudice ammette che Taranto è una città in ostaggio dell’inquinamento che l’acciaieria ILVA produce e ordina l’arresto del proprietario, Emilio Riva. Il viaggio diventa così l’occasione per confrontarsi con domande che Cecilia Mangini aveva posto al centro della sua ricerca: come guardare all’industria che riscatta una terra, che la traina fuori dalla sua dimensione arcaica, ma ponendola in un presente crudele e contraddittorio? Le riposte non possono che essere cercate nelle persone incontrate: prospettive personali ed uniche su di un tema collettivo che sembra destinato a metterci in discussione ieri come oggi.
Un documentario denso che svela i tratti di una Puglia profonda, e per molti versi sorprendente. Ha scritto FilmTV: “Mangini, classe 1927, ex «fascista sfegatata» a 15 anni, ex collaboratrice di Pier Paolo Pasolini, torna a camminare fra la gente della sua regione, a parlare faccia a faccia con i dipendenti dell’Ilva, con il primario di neonatologia di Brindisi che traccia l’incremento dei tumori nei bambini, con gli stessi volti, più vecchi di quattro decenni, che aveva inquadrato nei suoi documentari degli anni 60 e 70. Prende di petto ogni questione, si mette in gioco davanti alla macchina da presa, e in meno di un’ora e mezza Cecilia Mangini ricuce un discorso lasciato in sospeso quasi quarant’anni fa col suo ultimo lavoro, come se non l’avesse mai interrotto, e fotografa con lucidità folgorante una regione e un Paese.”
DOMANI
Domani sera, su Paramount Channel alle 21.15, il capolavoro di Michael Mann, Collateral, action movie mozzafiato in cui il regista americano torna a cimentarsi con il thriller metropolitano che aveva esaltato già in pellicole monumentali come Heat - La sfida.

venerdì 26 maggio 2017

Emiliano si chiama fuori. Ma dimentica che...

La Regione non c’entra. Se Foggia e la Capitanata si sentono penalizzate dall’offerta dei servizi ferroviari devono rivolgersi a Trenitalia. Lo dice il governatore regionale pugliese, Michele Emiliano, replicando ad un messaggio inviatogli dal giornalista Domenico Di Conza, che ha postato, autorizzandomi a pubblicarla, la risposta del governatore quale commento alla lettera meridiana di stamattina sul nuovo orario ferroviario estivo che sancisce ormai ufficialmente, il bypass della stazione ferroviaria di Foggia nei collegamenti tra Bari e Roma.
Il giornalista aveva scritto ad Emiliano: “Sul collegamento ferroviario Gallipoli-Roma con il FrecciaLink, le fermate a Monopoli ed Ostuni del Frecciarossa da a per Roma, Michele Emiliano rischia di perdere rispetto e credibilità da parte della comunità foggiana. Nel frattempo da Foggia a Roma ormai andiamo in auto. Caro Michele Emiliano le promesse si mantengono, e chiedere scusa è possibile, quando ci sono ancora i tempi per rimediare ad un grave errore.”
Questa la risposta del governatore regionale pugliese che, per la verità, è stata tempestiva: “Non so veramente di cosa parla. Nessuna di queste decisioni che lei elenca dipende dalla Regione. Ogni vettore fa le sue valutazione e propone la sua offerta. Ormai non esiste più il trasporto pubblico, come lo si concepiva una volta. I politici non prendono queste decisioni. Possono solo suggerire a chi poi deve decidere secondo il proprio interesse.”

Cinemadessai | Gigi Proietti interpreta il Santo del sorriso

OGGI
Nella giornata in cui la Chiesa ricorda San Filippo Neri, Tv2000 manda in onda Preferisco il paradiso, film di Giacomo Campiotti tratto dall’omonima serie televisiva, che vede nei panni del Santo un eccellente e convincente Gigi Proietti. Per la verità, a rendere meglio l’esplosiva spiritualità del fondatore degli Oratori è un altro film, State Buoni se potete, girato nel 1983 da Luigi Magni, nella interpretazione di Johnny Dorelli. Il film di Campiotti è compresso dal format delle fiction Rai, ma soprattutto grazie a un mattatore come Gigi Proietti quello straordinario personaggio che è stato Filippo Neri viene reso con la dovuta efficacia.
Il film racconta dell’arrivo a Roma di Filippo che giunge nella Capitale con l’intenzione di imbarcarsi per le Indie con i missionari di Ignazio di Loyola, ma tutti i posti sono già stati occupati. Desolato, mentre cammina per le vie di Roma, interviene ad allontanare una banda di trovatelli che malmena un uomo. L’uomo, per riconoscenza, lo porta a casa e gli offre il posto di precettore per suo figlio Michele. Filippo accetterà, diventando il precettore anche della sorellina di Michele, Ippolita. Girando per le vie di Roma, s’imbatte nuovamente nella banda di trovatelli, capeggiati da Mezzapagnotta. Deciderà quindi di dedicare la sua esistenza, mettendo in atto la vocazione che Dio gli aveva donato, a quei piccoli e indifesi trovatelli.  Organizzerà, nei pressi di un nosocomio per poveri, un oratorio dedicato alla preghiera e alla catechesi.
Notevole il cast, che vede  Francesco Salvi nelle vesti di Persiano Rosa e Roberto Citran in quelle del Cardinal Capurso. Stasera, alle 21.05 su Tv2000.
DOMANI
Su RaiStoria, per la prima volta in tv, domani sera alle 22.35, il documentario pugliese di Mariangela Barbanente e Cecilia Mangini, In viaggio con Cecilia. Siamo nell’estate del 2012, e le due autrici hanno in programma di raccontare con un film on the road com’è cambiata la Puglia, loro terra d’origine e tema centrale dei documentari realizzati da Cecilia Mangini negli anni ’60. Il film intreccia epoche e luoghi, gli archivi dialogano col presente indagando un luogo nella sua continuità.

Foggia beffata da Trenitalia. Vincono Bari e Benevento.

Nel nuovo orario estivo di Trenitalia un nuovo collegamento diretto con Roma sulla linea Bari-Foggia-Caserta c'è. Ma non riguarda Foggia, così come era stato annunciato. La Freccia Rossa posizionata in orario strategico per poter raggiungere comodamente la Capitanata in mattinata partirà da Benevento.
E al danno si aggiunge la beffa, perché se Foggia (e con Foggia tutta la sua classe dirigente) esce sconfitta Bari trionfa: il capoluogo regionale avrà perfino di più di quanto era stato richiesto dal sindaco Dicaro. Non una ma due corse veloci che bypasseranno Foggia, utilizzando la famigerata bretella che avrebbero dovuto essere utilizzata soltanto per il traffico merci.

Pascoli, scongiurati i doppi turni, ma i problemi restano

La foto del gruppo fb "Sentinella"
Tra tanti aspetti amari (ed ancora sospesi) la storia della Pascoli segna un punto a favore della partecipazione, divenuta merce sempre più rara a Foggia. È nato perfino un gruppo Facebook, il cui nome è tutto un programma: Sentinella. Come a dire: non illudetevi, continueremo l’azione di monitoraggio e di pressing.
Ieri pare che sulla vicenda sia stato messo un primo punto fermo.
Durante un summit svoltosi presso l’assessorato ai lavori pubblici, alla presenza dell’assessore Bove, dei dirigenti interessati (l’arch. Morra per l’area tecnica e la dott.ssa Fazia la Pubblica Istruzione) e dei rappresentanti dell’impresa incaricata dei lavori, si è fatto il punto sui tempi necessari per l’adeguamento della scala antincendio esterna che, com’è stato scritto negli scorsi giorni, consentirà la riapertura dell’edificio scolastico e scongiurerà i doppi turni nel prossimo anno scolastico.
Nel verbale stilato al termine della riunione si legge, però, che i novanta giorni decorreranno dal giorno di conferimento formale dell’incarico dell’impresa e che sono comunque subordinati all’acquisizione di pareri terzi.

giovedì 25 maggio 2017

Cinemadessai | La felicità è vera solo se è condivisa

OGGI
Ritengo Into the wild uno dei più bei film di sempre. Gran parte del merito va a Sean Penn che da una storia (vera e biografica) riesce a trarre un autentico poema, lasciando parlare prima di tutto le immagini, gli spazi infiniti del continente americano. La storia è forte, il finale epico pur nella sua (apparente) banalità. La morale sempre di straordinaria attualità: "Happiness is not real if it is not shared”, ovvero la felicità è autentica solo quando è condivisa.
La colonna sonora di  Michael Brook con le canzoni di Eddie Vedder è strepitosa, un capolavoro assoluto, così come la fotografia del francese Éric Gautier. Il brano Guaranteed ha vinto il Golden Globe per la miglior canzone originale.
Basato sul libro di Jon Krakauer Nelle terre estreme, il film racconta la storia vera di Christopher McCandless, giovane proveniente dalla Virginia Occidentale che subito dopo essersi laureato con il massimo dei voti, abbandonò la famiglia e intraprese un lungo viaggio di due anni attraverso gli Stati Uniti, fino a raggiungere le terre sconfinate dell'Alaska dove cercò di vivere con quanto la natura gli offriva, fino al drammatico epilogo.
Un ruolo importante nella narrazione viene svolto dai diversi personaggi che Chris incontra durante il suo lungo viaggio verso l'Alaska: Jan e Rainey, una coppia hippie; Wayne Westerberg, un giovane trebbiatore del Dakota del Sud; Tracy, una giovane cantautrice hippie, e Ron, un anziano veterano scontroso, chiuso nei suoi ricordi con cui stringerà un rapporto profondo.
Into the Wild - ha scritto FilmTv - è un meraviglioso poema per immagini, riconcilia col piacere di un cinema tutto da guardare, ascoltare, introiettare. Guarda a temi e stilemi del libero cinema americano degli anni 70 – la comune hippy californiana, il percorso episodico alla Kerouac – cercando la verità nella via. Incurante del cronometro e del box office (la pellicola dura 148’, ma è tempo ben speso, ve lo giuro)  Penn ha trovato nel protagonista Emile Hirsch, reincarnazione di River Phoenix, la figura cristologica che realizza perfettamente il suo neoumanesimo.”


Un must. Da vedere assolutamente. Stasera, su TV8, alle 23.15.

Con Tolkien per riscoprire cultura, tradizione e radici europee (di Nico Baratta)

Non sono state solo due ore di presentazione di un  libro. L’incontro svoltosi qualche giorno fa presso Fumettosmania di Foggia, è stato un confronto tra generazioni. Ad ascoltare Oronzo Cilli, autore del libro “Tolkien e l’Italia – Il mio viaggio in Italia" (ediz. Il Cerchio), c’erano genitori e figli, chi per letture fatte durante le loro esperienze giovanili – e parliamo degli anni ’60, ’70, ’80, chi oggi ha conosciuto J. R. R. Tolkien attraverso i film de “Il Signore degli anelli” e “Lo Hobbit”. Certo, due visioni diverse di conoscenza, accomunate, però, dalla lettura dei testi da cui emerge il Tolkien scrittore e filologo.
Per chi non lo sapesse, Tolkien è stato uno scrittore, filologo, glottoteta e linguista britannico. A lui, Merton Professor di lingua e letteratura inglese dal 1945 al 1959 presso l'Università di Oxford, la cultura deve l’importanza dello studio della lingua anglosassone.
Nato e morto a Bloemfontein, rispettivamente il 3 gennaio 1892 e 2 settembre 1973, Tolkien fu uno scrittore molto discusso, sia negli ambiti culturali, sia in quelli dove il pensiero politico sviluppava teorie filosofiche. Nel 1961, J. R. R. Tolkien fu segnalato alla giuria del Premio Nobel per la letteratura, ma venne scartato perché la sua scrittura fu definita "prosa di seconda categoria". Ma nel 1972 ricevette la laurea honoris causa all'Università di Oxford e fu insignito dalla Regina Elisabetta dell'onorificenza di Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico.

mercoledì 24 maggio 2017

Il terribile "profumo" del duplice omicidio di San Severo

Questa volta Madetu piange di rabbia più che sorridere. Il duplice omicidio di San Severo odora di mafia, e conta assai poco che il figlio dei due coniugi rimasti vittima dell'agguato sia stato a sua volta un omicida.
È il segno che.... si è passato in segno. Restiamo attoniti. Proprio come il nostro disegnatore satirico.

Cinemadessai | Frantic di Polanski, tra spaesamento e action movie

STASERA
Frantic è uno dei film più discussi di Roman Polanski, e sarà per questo che è anche uno dei miei preferiti. Interpretato da un Harrison Ford in splendida forma e da Betty Buckley, Emmanuelle Seigner e John Mahoney, è difficile etichettarlo: sta a metà tra il giallo in puto stile hitchcockiano e l’action-movie all’americana, ma alla fine, non è né l'uno né l'altro. In realtà è un film sullo spaesamento in cui si incorre quando, trovandosi in un paese straniero (la Francia, nella fattispecie), e non parlando neppure una parola della lingua locale, ci si trova alla prese con un serio problema da risolvere.
In questo caso, il problema è la misteriosa scomparsa della moglie del protagonista, un chirurgo americano che si reca a Parigi per prendere parte ad un congresso scientifico. Lo accompagna la moglie. La coppia soggiorna presso Ville Lumière dove erano già stati per la luna di miele. Improvvisamente la donna scompare, e il medico apprende da un clochard che è stata rapita da uno sconosciuto, probabilmente mediorientale. Per l'uomo inizia una drammatica ricerca nei bassifondi di Parigi.
Secondo FilmTV, “l’intreccio è come al solito un pretesto. Polanski si concentra sulla figura di un uomo che non parla una parola di francese e si ritrova praticamente isolato in un contesto ostile. Il disorientamento diventa il tema del film e il senso della suspence.”
Un bel film, da vedere. Domani sera, alle 21.00, su Iris.
DOMANI
Ritengo Into the wild uno dei più bei film di sempre. Gran parte del merito va a Sean Penn che da una storia (vera e biografica) riesce a trarre un autentico poema, lasciando parlare prima di tutto le immagini, gli spazi infiniti del continente americano. La storia è forte, il finale epico pur nella sua (apparente) banalità. La morale sempre di straordinaria attualità: "Happiness is not real if it is not shared”, ovvero la felicità è autentica solo quando è condivisa.

Ecco la carta più bella e più rara della Capitanata

La carta della Capitanata di Antonio Bulifon è tra le più belle, antiche e rare rappresentazioni cartografiche della provincia di Foggia.
Lettere Meridiane la regala ad amici e lettori in alta risoluzione (per scaricarla, leggere il post fino alla fine).
Guardatela con attenzione, esaminatela in ogni suo dettaglio per scoprire quanta poesia può esserci in queste antiche carte, memoria sedimentata che rappresenta i nostri posti, la nostra terra, com’erano una volta.
Grazie agli accurati dettagli (le aree boscose sono evidenziale dagli alberelli) vediamo un Tavoliere molto diverso da quello che si presenta oggi al nostro sguardo: ricco di boschi, che si estendevano dall’Incoronata sin quasi a Foggia, e sorgevano anche in prossimità del capoluogo stesso, tra questo ed Arpi ed in altri luoghi oggi piuttosto brulli del Tavoliere, come l’area compresa tra Ripalta, Lesina e Porcina (Apricena).
La vocazione pastorale del territorio di allora è chiaramente evidenziata dall’autore della carta (sulla cui identità, come vedremo più avanti, c’è un piccolo giallo) che nella parte inferiore disegna un arcadico paesaggio con tanto di pastori e greggi.

Trent'anni fa il Papa a Foggia e in Capitanata

Il Santo Padre allo Zaccheria, mentre ascolta una tarantella,
battendo il tempo con l'opuscolo che ha in mano
Trent'anni fa, tra il 23 e il 25 maggio del 1987, Foggia e la Capitanata vissero tra storiche giornate: papa Giovanni Paolo II venne in Capitanata in occasione del centesimo anniversario della nascita, a Pietrelcina, di Padre Pio. Fu un tour molto intenso che portò Karol Wojtyla prima a San Giovanni Rotondo, dov'era già stato, da parroco e da vescovo, quindi a Monte Sant'Angelo, Manfredonia, Foggia, Incoronata, San Severo, Lucera, Troia, Bovino, Ascoli Satriano e Cerignola.
Trent'anni dopo, la ricorrenza sembra essere passata abbastanza inosservata, ma allora si trattò di un momento senza precedenti che fu accompagnato da una straordinaria e mai più ripetuta partecipazione popolare.
Lettere Meridiane lo ricorda pubblicando un estratto dal libro Il decennio debole, di Geppe Inserra, in cui l'autore ha raccontato gli anni Ottanta, che sono stati per la Capitanata il decennio della disillusione e dell'inizio della crisi. Inserra giudica la visita papale l'evento più importante di quegli anni. Ecco il testo.
* * *
Il Pontefice durante l'omelia, a San Giovanni Rotondo
Le cronache del mese di maggio del 1987 sono tutte dedicate alla visita del Papa alla Provincia di Foggia: è l'evento più importante del decennio. Giovanni Paolo II arriva nel pomeriggio del 23 maggio. L’ultima visita di un Pontefice alla provincia di Foggia risale a 715 anni prima (l'ultimo fu Gregorio X). È il sessantacinquesimo viaggio di Papa Wojtyla, dall'inizio del suo pontificato, ed è la prima volta che il Santo Padre visita una intera provincia ecclesiastica.
Il programma della "tre giorni" è intenso. La prima tappa è San Giovanni Rotondo, dove il Pontefice viene accolto da un’immensa folla: "Siate sempre degni della testimonianza che qui ha dato Padre Pio", dice il Pontefice, scatenando un’autentica ovazione. Subito dopo la Messa, il Papa si reca a pregare sulla tomba del frate delle stimmate. Domenica 24 maggio, un'altra intensa giornata: dopo aver sostato al Santuario di Monte S. Angelo, il Papa scende a Manfredonia. Quindi giunge nel capoluogo, dove celebra la messa davanti a decine di migliaia di persone, all’aeroporto "G. Lisa". Nel pomeriggio incontri con il clero, poi l'abbraccio ai bambini e alle loro famiglie a Incoronata, quindi il momento forse più significativo della "tre giorni". Allo stadio comunale Zaccheria, Giovanni Paolo II incontra i giovani, cui rivolge parole di incoraggiamento e di speranza: "La giovinezza rimane un tesoro prezioso".
Lunedì 25 un altro tour de force: da Foggia il Papa raggiunge S. Severo, dove celebra la Messa, poi Lucera, dove si raccoglie in preghiera sulla tomba di S. Francesco Fasani che egli stesso, qualche mese prima, aveva proclamato Santo, poi Troia.
Nella cittadina del rosone, la visita conosce un altro momento di toccante umanità: il Papa si reca a visitare la tomba di Mons. Giovanni Pirotto, vescovo troiano, suo amico ai tempi del Concilio Vaticano II. Ma non è ancora finita la "kermesse" di Wojtyla: dopo Troia, il Papa visita il santuario della Madonna di Valleverde, Bovino, Ascoli Satriano, a Cerignola, ultima tappa del suo viaggio: “La disoccupazione è un male morale, state uniti per combatterla.”

martedì 23 maggio 2017

L'omaggio di Madetu al neo-sposo sottosegretario Scalfarotto

Madetu ritorna agli amici e lettori di Lettere Meridiane, dopo le fatiche dell'allestimento della mostra-bis di "Riso alla foggiana", visitabile nell'Area Mostre della Biblioteca Provinciale, fino al 30 maggio prossimo.
Due le vignette odierne, Quella d'apertura è un omaggio al fresco sposino Ivan Scalfarotto, sottosegretario foggiano allo Sviluppo Economico, che De Tullio conosce bene, essendo stato iscritto alla FGCI di Capitanata tra il 1984 e 1987, quando a dirigere l'organizzazione giovanile del Pci era proprio il nostro disegnatore satirico) ma riguarda più in generale il tema della (difficile) riunione della sinistra.
L'altra è fondata sul classico gioco di parole, che tanto piace a Madetu: il coltello del Sikh (inteso come cultura pakistana) e quello "ciutt" del delinquente foggiano. Il primo fermato, i nostri che se la spassano portandoselo al seguito senza timore!


Cinemadessai | Still life, la tenerezza della vita e della morte

Programmato per il 2 maggio scorso, non andò più in onda a causa della improvvisa scomparsa di Jonathan Demme, che indussi Rai5 a trasmettere in ricordo del grande regista americano il bel documentario su  Enzo Avitabile.
Stasera sarà dunque la volta buona per vedere Still Life di Uberto Pasolini, regista che rappresenta un caso unico nel cinema italiano.
Nipote di Luchino Visconti, è più noto all'estero che non nel bel Paese. Ha iniziato a lavorare nel mondo del cinema come runner (una sorta di factotum che si occupa di risolvere i problemi pratici sul set e che perciò va sempre... di corsa) per diventare  un produttore indipendente in Inghilterra. L'exploit internazionale è giunto con il celebre Full Monty - Squattrinati organizzati, prodotto da Pasolini, e riconosciuto come Miglior film del 1997 dall'European Film Awards. La pellicola fu campione d'incasso in tutto il mondo e rappresenta ancora oggi un indiscutibile esempio di come anche il cinema indipendente, se originale e ben fatto, può dire la sua al botteghino.
Nel 2008, esordì dietro la macchina da presa con Machan - La vera storia di una falsa squadra, aggiudicandosi il Premio Label Europa Cinemas alle Giornate degli Autori della Mostra d'arte cinematografica di Venezia.
Nel 2013, il suo secondo lungometraggio, che Rai5 manda in onda stasera alle 21.15, Still Life, che è stato presentato al Festival di Venezia 2013, dove si è aggiudicato il Premio per la migliore regia nella sezione Orizzonti.
La pellicola racconta, con un approccio tenue, se non proprio minimalista, una storia densa di poesia e di originalità.  John May (stupendamente interpretato da Eddie Marsan) è uno scrupoloso funzionario comunale che si occupa di rintracciare  il parente più prossimo delle persone decedute in totale solitudine. Quando deve affrontare il caso di Billy Stoke, un alcolizzato morto in solitudine a pochi passi da casa sua, la sua vita cambia di colpo, proprio mentre il suo ufficio viene soppresso, nell'ambito dei tagli alla spesa pubblica. Il finale è surreale, ma pieno di poesia e di tenerezza.
Un film insolito, importante, che consiglio e suggerisco vivamente.
DOMANI
Frantic è uno dei film più discussi di Roman Polanski, e sarà per questo che è anche uno dei miei preferiti. Interpretato da un Harrison Ford in splendida forma e da Betty Buckley, Emmanuelle Seigner e John Mahoney, è difficile etichettarlo: sta a metà tra il giallo in puto stile hitchcockiano e l’action-movie all’americana, ma alla fine, non è né l'uno né l'altro. In realtà è un film sullo spaesamento in cui si incorre quando, trovandosi in un paese straniero (la Francia, nella fattispecie), e non parlando neppure una parola della lingua locale, ci si trova alla prese con un serio problema da risolvere.

Licinio: il mio rapporto con Troia (quando la storia locale diventa memoria collettiva)

Raffaele Licinio e gli amici di Aria di Troia mi hanno fatto una bella sorpresa: i primi riprendendo il post di Lettere Meridiane, Chapeau, caro professor Licinio, ed arricchendolo con un video "d'epoca" del quale ignoravo l'esistenza e in cui mi sono rivisto com'ero vent'anni fa, il prof. gratificandomi di stimolanti ricordi e riflessioni sulla esperienza troiana della Scuola Laboratorio di Medievistica, che ci vide compagni di  strada.
Bella storia, bei ricordi.
Ringrazio molto Raffaele Licinio e la redazione del periodico. Qui sotto le riflessioni del professore, al termine il video. Guardatelo, è un salutare tuffo nel passato (g.i.)
* * *
A questo articolo di Geppe Inserra uscito nel periodico "Aria di Troia e del Preappennino", articolo che richiama alla memoria l'esperienza della Scuola Laboratorio di Medievistica che a Troia Geppe, all'epoca assessore, e l'allora sindaco Mimmo La Bella vollero realizzare, tengo davvero molto.
Per il significato che quell'esperienza ha avuto nella mia formazione politica, sociale e di studioso. E perché contiene un video datato 26 luglio 1997, sinora poco noto, che comprende anche la manifestazione in costumi (realizzati da sarte e casalinghe di Troia, giovani e meno giovani, sulla scorta del celebre Exultet dell'XI secolo conservato nell'archivio della stupenda Cattedrale troiana), e la cena medievale (anche in questo caso, piatti preparati da famiglie troiane sulla base delle ricette contenute nel volume "Il medioevo a tavola", edito da Laterza in quegli anni).
Manifestazione e cena, ma non solo. C'è in quel video l'esperienza, il significato del lavoro di quattro anni della Scuola Laboratorio, ben sintetizzati negli interventi che potrete vedere.
Ho anch'io alle spalle, dunque, cortei e pranzi "medievali" (e almeno per la cena fummo i primi assoluti in Puglia). Ma ciò che conta ricordare ora è che riuscimmo davvero a coinvolgere profondamente - grazie ad una amministrazione lungimirante e attenta al ruolo della cultura - l'intera popolazione sui temi di una storia locale diventata memoria, patrimonio e vita di un'intera cittadina.
Raffaele Licinio

Pascoli: Sindaco, se ci sei, batti un colpo (di Raffaele De Seneen)

La scuola Pascoli, vista dal satellite di Google
Continuano i disagi per i piccoli alunni della scuola elementare Pascoli, costretti al doppio turno presso la vicina scuola Santa Chiara, data l'inagibilità del loro istituto. L'incontro promesso dall'assessore comunale ai lavori pubblici con le diverse componenti interessate e previsto per oggi è stato rinviato (pare a giovedì).
Il Comune aveva individuato una soluzione per ovviare almeno in parte alle prescrizioni formulate da Asl e Vigili del Fuoco che hanno comportato la chiusura dello stabile: l'installazione di una scala antincendio. Ma, se le cose stanno così, e se una soluzione è stata individuata, non si comprende il tira o molla di incontri che vengono convocati e poi sistematicamente rinviati, esasperando ancora di più gli animi dei genitori. Sulla vicenda torna Raffaele De Seneen. Di seguito la sua nota.
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Questa storia (Pascoli-Santa Chiara, doppi turni) sta andando avanti da circa tre mesi, aggravata dalla perdita dei fondi (450mila euro) da parte del Comune per ristrutturare la Pascoli, opera che avrebbe sicuramente ridotto i disagi.
L'Amministrazione comunale dovrebbe vergognarsi o dichiarare sette giorni di lutto cittadino, ma non si fanno né caldi e né freddi. Così vanno a scadere i giorni promessi, prima 4, poi 7, infine 15 per sistemare le cose... e le cose si rimandano ancora, come gli appuntamenti fissati ed immancabilmente saltati.... lunedì, poi mercoledì e poi ancora giovedì. Ma quale, di quale settimana e di quale anno!?
Si riempiono la bocca dicendo che vogliono incontrare le parti, tutte le parti, ma quante e quali sono? Ma non è un tavolo di concertazione dove le parti si incontrano partendo da punti diversi e trovandone uno comune a mezza strada! Qui, chi ha il potere decisionale e quindi la facoltà di agire è uno solo: il Comune, e per esso il Sindaco che lo rappresenta come massima espressione. Continua invece il gioco di fissare in giornata una marcia, una dimostrazione e poi in serata di revocarla.
Domani, finalmente, potremo fare sciopero e dimostrare, le mamme, i nonni: rappresentanti di classe hanno chiesto le opportune autorizzazioni.
I bambini muniti di fischietto faranno il controcanto ai "fiaschi" del Comune, e le trombe da stadio ai tanti "tromboni".
Il casello autostradale Incoronata deve essere aperto, ci vuole anche la nuova linea ferroviaria Foggia-Roma, e finalmente anche il Gino Lisa spiccherà il volo. Restano i problemi spiccioli di centinaia di famiglie e bambini.
Raffaele De Seneen

lunedì 22 maggio 2017

Giuseppe Messina e i suoi "Papaveri rossi" in corsa al Festival del Libro possibile

Giuseppe Messina è in corsa al Festival del Libro possibile. Ma in ballo c’è molto di più della eventuale vittoria del raffinato e profondo scrittore foggiano alla prestigiosa manifestazione culturale che si svolge a Polignano a Mare. Perché, se Messina dovesse affermarsi, vincerebbe non soltanto lui, ma tutta Foggia. Quella Foggia intensa, struggente e dimenticata che è la protagonista grande e inaspettata del libro con cui Messina è candidato alla vittoria nella sezione “autori possibili”.
“Papaveri rossi - Il soffio caldo del favonio” mette assieme pezzi di memoria, ricordi e storie del passato, ma più che un’autobiografia o un libro su Foggia è il libro di Foggia. La grande capacità affabulatoria di Messina racconta e fa emergere il cuore profondo della città, come mai nessun scrittore è riuscito a fare. Personaggi del passato, eventi drammatici come la guerra, le vicende della ricostruzione sono raccontate sul filo del ricordo, nell’accezione più autentica della parola “ricordare”, che deriva dal latino re (indietro) - cor (cuore): ricordare è richiamare al cuore.
Ecco perché se a Polignano dovesse vincere Giuseppe Messina, tutta la città vincerebbe con lui: quella Foggia che non c’è più, ma che può essere richiamata (e tornare a vivere) con il cuore. E tutta la città può e deve fare il tifo per Giuseppe Messina e “Papaveri rossi”, assecondandoli nella loro impresa.
Vi parlerò ancora di questo libro straordinario che prende l’anima e conquista la mente. Per il momento, amici e lettori carissimi di Lettere Meridiane, votiamo e facciamo votare il libro.
La strada che porta alla vittoria è impervia, perché la concorrenza è tanta e qualificata. Ma se ci impegniamo tutti, possiamo farcela. Per dare la propria preferenza andare a questo link su facebook, e quindi cliccare sul pulsante "votare". Non è necessaria alcuna iscrizione. Oppure fare clic sul post qui sotto.

Cinemadessai | L'amore buio di Antonio Capuano

Antonio Capuano è tra i registi italiani più bravi nel raccontare storie di periferia, che hanno per protagonista l’infanzia e per ambientazione l’area metropolitana di Napoli. Ne L’amore buio la tematica di fondo è la stessa, ma forse per la prima volta nella sua lunga carriera, Capuano si immerge non soltanto nei modi d’essere del proletariato urbano, ma anche in quelli della borghesia, mettendo a confronto due mondi, e perfino due concezioni della vita.
Ne esce una storia intensa, e niente affatto banale: siamo a Napoli, dove, alla fine di una domenica di sole, mare, tuffi e pizza, quattro ragazzini, stuprano Irene, anche lei adolescente. Uno di loro, Ciro, la mattina dopo va a denunciare sé e gli altri. Sono condannati a due anni di reclusione. I due mondi, così opposti e diversi, si attrarranno e addirittura, forse, si incontreranno e fonderanno. Con Irene de Angelis, Gabriele Agrio, Valeria Golino, Corso Salani, Luisa Ranieri e Fabrizio Gifuni.
Ha scritto FilmTv della pellicola di Capuano: “Il nuovo, splendido volo di Capuano si discosta nervosamente e scorbuticamente dalla normalità delle immagini e dei suoni ricorrenti. Le inquadrature sono gocce che perforano lo schermo, rumori che bucano i muri e oltrepassano le finestre bloccate dal ferro dei dolori e delle pene, sono parole scritte col pennarello su improvvisati brogliacci d’amore.”
Da non perdere, nonostante l’ora problematica. Stanotte, su Rai2, all’1.10.

Pascoli-Santa Chiara, il coraggio della mamme (di Raffaele De Seneen)

Dopo il Tavolo Tecnico dello scorso 11 maggio, l’Assessore comunale Bove diede pubblica notizia che nell’arco di alcuni giorni i problemi della Scuola Pascoli si sarebbero risolti, e con essi la questione dei doppi turni alla S.ta Chiara, sventando peraltro una prima ipotesi messa in campo per il prossimo anno scolastica: un servizio di trasporto "navetta", assicurato dall'ATAF di alcune classi presso l’Altamura in Via Petrucci.
Nella stessa giornata dell’11 maggio, la preannunciata manifestazione da parte dei genitori veniva revocata al fine di permettere un clima sereno e proficuo al Tavolo Tecnico.
Fra un po’ di eccitata confusione, mancanza di impegni scritti e di ogni sorta di comunicazione che tenesse aggiornati sull’eventuale stato dell’opera e avanzamento dei lavori sono trascorsi i quattro giorni stabiliti dall’Assessore, (come mi riferisce una mamma: “Se vuole, le faccio sentire la registrazione!”), ne sono trascorsi sette come aveva capito qualcun altro, ed anche i quindici (ultima ipotesi) sono ormai agli sgoccioli.
Nella giornata festiva di ieri, con le difficoltà di comunicare e mettere in relazione centinaia di famiglie, si è riusciti ad organizzare la manifestazione spontanea di questa mattina.
Un nutrito gruppo di mamme, del Santa Chiara e della Pascoli, figli con zaino a spalla, qualche papà che non lavorava, nonni e nonne, hanno manifestato prima nella piazzetta antistante la scuola Santa Chiara, poi sono saliti portando i figli in aula, mentre loro, genitori e nonni, stazionavano nei corridoi nell’attesa vana di qualche chiarimento o informazione.
Tutti poi si sono spostati nella piazzetta del Municipio, e continuando a manifestare anche nel cortile ed al primo piano dove le porte chiuse erano e chiuse sono rimaste.
Un risultato però si è ottenuto, di portata non indifferente,: nello scorrere della manifestazione mattutina anche le diverse visioni sul che fare e come fare si sono uniformate trovando univoca soluzione e condivisione.
Un piccolo esercito di mamme coraggiose è riuscito a mettere da parte l’appartenenza a due diverse scuole, gli interessi propri che dipendono dalle condizioni di famiglia e di lavoro. Anche un popolo socialmente variegato che da uno striscione sostenuto dai bambini chiedeva: “VOGLIAMO RISPOSTE”.
Da anni non si vedeva a Foggia una manifestazione del genere per un interesse collettivo.
BRAVE LE MAMME!
Domani, si ricomincia, con la speranza di avere risposte certe ed atti consequenziali.
                                                                       Raffaele de Seneen

Altro che Coverciano, è Foggia l'università del calcio

Altro che Coverciano. È Foggia l’università del pallone, la piazza che sforna con impressionante continuità i migliori allenatori d’Italia. La bella intuizione di Giovanni Cataleta, che a questo singolare record calcistico del capoluogo dauno ha dedicato un intero capitolo del suo ultimo libro Il distintivo dalla parte del cuore, trova conferma anche nella storia più recente, in questa ultima stagione, che ha visto protagonisti allenatori ed ex allenatori rossoneri.
Tenuto conto che il libro è stato pubblicato l’anno scorso, temo che il buon Cataleta e il suo attento editore Biagio Porricelli (Mitico Channel) saranno costretti ad una nuova edizione del volume, che intanto si sta imponendo all’attenzione del mondo calcistico nazionale.
Il distintivo dalla parte del cuore è stato recensito dal Guerin Sportivo, prestigioso mensile calcistico nazionale, che a proposito del libro di Cataleta, nel numero attualmente in edicola scrive: “È da un po' che la storia del Foggia non veniva rinverdita da qualche apparizione nel grande calcio. L'attuale cavalcata verso la serie B dopo un lungo periodo di magra, ci presta il fianco per andare a curiosare nelle glorie passate Non solo Zemanlandia. di cui si conosce tanto: Giovanni Cataleta - al terzo libro dedicato alla squadra rossonera - racconta pure gli anni Sessanta di Domenico Rosa Rosa e di Oronzo Pugliese, le comparse nella massima serie del decennio seguente e una lunga serie di curiosi episodi legati a dirigenti, giornalisti e tifosi. Il distintivo che compare nel titolo e nella copertina è uno stemma ideato dal padre dell'autore una settantina di anni fa, a dimostrazione che il Foggia è per Cataleta affare di cuore e di famiglia.”
Ma torniamo alla questione degli allenatori e della “Università del Calcio”. Nel suo libro, Giovanni ne indica i “docenti” in Oronzo Pugliese, Tommaso Maestrelli, Ettore Puricelli, Lauro Toneatto, Cesare Maldini, Tarcisio Burgnich, Enrico Catuzzi, Delio Rossi, Pasquale Marino, Roberto De Zerbi e naturalmente Sdeneck Zeman.

domenica 21 maggio 2017

Cinemadessai | La guerra di mafia, da un punto di vista diverso

OGGI
“Vi perdono ma inginocchiatevi”, è la frase urlata da Rosaria Costa all’indirizzo degli assassini di suo marito, Vito Schifani, ucciso nella strage di Capaci assieme al giudice Falcone, a sua moglie e agli agenti della scorta. È anche la frase che dà il titolo al film che  La7, che lo ha prodotto, manda in onda stasera, alle 21.30.
Al centro della pellicola, le storie dimenticate degli agenti della scorta di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nei volti e i gesti delle loro madri, delle loro mogli, dei loro figli a ventuno anni dalla strage di Capaci. Il primo film per la tv mai prodotto da La7, in quest’occasione con Boniventofilm S.r.l. e la Regione Siciliana, racconta le vicende legate a una tragedia che non ha colpito solo le vittime ma anche i loro familiari. È intorno a loro che si snoda il racconto del regista, Claudio Bonivento, tratto dal libro di Rosaria Schifani e Felice Cavallaro.
Tra i membri del cast Tony Sperandeo, che veste i panni di Cupane (il capo delle scorta di Falcone), un cammeo di Massimo Ghini in quelli del capo della Polizia Vincenzo Parisi, Lollo Franco è Paolo Borsellino. Accanto a loro Rosaria Schifani, interpretata da Silvia D’Amico (all’esordio come protagonista), e Raffaella Rea nel ruolo di Tina Montinaro; a impersonare i tre agenti della scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo rispettivamente Antonio Vito Di Bella, Francesco Venditti e Lorenzo Roma. E ancora Vincenzo Crivello e Luigi Burruano.
Un bel film, in cui prevale a volte l’aspetto documentaristico. Ma va visto. Per ricordare. Per non dimenticare mai.
DOMANI
Antonio Capuano è tra i registi italiani più bravi nel raccontare storie di periferia, che hanno per protagonista l’infanzia e per ambientazione l’area metropolitana di Napoli. Ne L’amore buio la tematica di fondo è la stessa, ma forse per la prima volta nella sua lunga carriera, Capuano si immerge non soltanto nei modi d’essere del proletariato urbano, ma anche in quelli della borghesia, mettendo a confronto due mondi, e perfino due concezioni della vita.

sabato 20 maggio 2017

Il rifiuto della bellezza, nel reportage amaro di Giovanni Rinaldi

Una delle foto della mostra di Giovanni Rinaldi
Il Tavoliere, con le sue luci e i suoi colori che cambiano a seconda delle stagioni, è uno dei paesaggi più belli della Puglia: un paesaggio scandito dall’erba e dalla terra. Ma, come avverte Giovanni Rinaldi, fotografo, ricercatore, storico, "l’erba, spesso, sembra accogliere e nascondere, la terra sembra seppellire. Come quando osserviamo il paesaggio da lontano, può sembrare tutto in ordine e consueto, ma è avvicinandosi, osservando più da vicino, che scopriamo quello che la nostra terra sta diventando."
Nel suo reportage fotografico #WeAreInPuglia? Il rifiuto della bellezza, Rinaldi opera un’azione di disvelamento, guardando da vicino e facendoci guardare da vicino, documentando come questa bellezza venga quotidianamente oltraggiata dalla mano dell’uomo che vi deposita rifiuti e immondizie di tutti i generi.
La sua macchina fotografica, da sempre attenta a cogliere le radici e la memoria della gente dauna e pugliese, documenta questa volta la memoria infranta e interrotta, che produce bruttezza, offende il territorio.
Il reportage è stato al centro di una bella mostra, ospitata nello scorso mese di aprile nella Galleria della Fondazione Banca del Monte (ma sarà possibile vederlo altrove, perché ha carattere itinerante).
Le immagini della mostra sono diventate una videostoria (potete vederla più avanti) che documenta in modo puntuale ed amaro lo scempio che si va compiendo a Foggia, nel Tavoliere ma anche nel lucerino, nei Monti Dauni e perfino nel Gargano.
"Un viaggio attraverso un paesaggio meno pubblicizzato e più nascosto della nostra terra - dice Rinaldi nelle note che accompagnano la sua opera -. Il paesaggio oscuro dei rifiuti, degli scarti, dell’inquinamento, del degrado. Il verde a malapena nasconde quello che nella terra è ormai sedimentato, come una stratificazione “archeologica” in cui possiamo rispecchiarci e conoscerci meglio. C’è tutto quello che sprechiamo, accumuliamo, rifiutiamo."
E, in effetti, in queste fotografie c’è di tutto: elettrodomestici guasti abbandonati dove capita, plastica, copertoni, tappi di bottiglia che compongono i mosaici random della modernità, immondizia che pericolosamente si accumula sugli argini dei torrenti, i rifiuti industriali di fabbriche dismesse con l’ex Alghisa di Lucera. Non può mancare il luogo più simbolico dello scempio perpetrato ai danni di un territorio tra i più belli d’Europa: la discarica di Giardinetto, una delle più grandi discariche di rifiuti tossici d’Europa, con le sue "250.000 tonnellate di scarti industriali contenenti metalli pesanti e pericolosi, in parte ammassati nei big bag ormai marcescenti nei depositi - le cui coperture in amianto, degradandosi, si disperdono nell’aria - e in massima parte tombati nel sottosuolo dei piazzali tutto intorno per una superficie complessiva di 70 ettari."
Di qui l'importanza del disvelamento propiziato dal reportage: "Le ‘cose’ in sé non hanno colpa - dice ancora l'autore- , spesso giriamo lo sguardo altrove, senza mettere a fuoco quello che è evidente. Passiamo accanto, con l’abitudine spuntiamo le spine che sentiamo dentro. Questo è il paesaggio nel quale siamo immersi. Queste fotografie provano a sublimare quello che vedo e che continua a sorprendermi, tanto da ritenere che debba essere comunque raccontato."
È una Puglia molto diversa da quella scintillante e colorata che ci viene tramandata dalle campagne promo-pubblicitarie. Una Puglia che racconta la rottura di un patto antico tra l’uomo e l’ambiente, una cesura d’identità, una perdita di memoria quella memoria che era prima disegnata nei mosaici finemente cesellati dalla mano di artisti ed artigiani, la cui scomparsa è simbolicamente rappresentata dal nuovi mosaici, quelli disegnati dai tappi di bottiglia abbandonati.
Qui sotto la video-storia. Guardatela, amatela, condividetela.

Cinemadessai | Quando gli incubi del passato disegnano il futuro

OGGI
“Un vecchio che mangia da solo. È stata questa immagine a catturarmi e, alla fine, a farmi prendere in considerazione il romanzo. Non il crimine. O la suspense. O il genere. Il Vecchio che mangia da solo. Come fa una persona a ritrovarsi sola nella vita? Quel Vecchio si chiede come è finito a mangiare solo in un bar senza nessuno accanto? Lo si può ignorare, dimenticare o nascondere per un po’, ma il passato finisce per ripresentarsi. Forse durante il secondo atto della sua vita il Vecchio è riuscito ad ignorare cosa aveva fatto nel primo atto, ma se vuole riuscire ad arrivare bene al terzo atto, dovrà affrontare tutto ciò che
ha lasciato in sospeso.”
Così,  Juan José Campanella racconta le motivazioni che lo hanno spinto a girare Il segreto dei tuoi occhi,  miglior film straniero agli Oscar 2010, ambientato nell’Argentina della fine del decennio Novanta, un’Argentina in cui l’atmosfera cominciava ad incupirsi, ad intorbidirsi, finendo coll’avvolgerne anche i protagonisti.
Al centro della vicenda, c’è un caso di omicidio che per venticinque anni un caso di omicidio è rimasto impresso indelebilmente nella mente di Benjamín Espósito. Andato in pensione, decide di ripensare a quella storia per ripercorrere un passato pieno d’amore, di morte e d’amicizia.
Ma quei ricordi, una volta liberati e scandagliati ossessivamente, cambieranno la sua visione del passato. E riscriveranno il suo futuro.
Un bel film, ben interpretato da Ricardo Darín, Soledad Villamil, Pablo Rago, Javier Godino e Guillermo Francella. Da non perdere. In onda domani sera alle 21.20 su La7D.
DOMANI
“Vi perdono ma inginocchiatevi”, è la frase urlata da Rosaria Costa all’indirizzo degli assassini di suo marito, Vito Schifani, ucciso nella strage di Capaci assieme al giudice Falcone, a sua moglie e agli agenti della scorta. È anche la frase che dà il titolo al film che  La7, che lo ha prodotto, manda in onda domani sera, alle 21.30.
Al centro della pellicola, le storie dimenticate degli agenti della scorta di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nei volti e i gesti delle loro madri, delle loro mogli, dei loro figli a ventuno anni dalla strage di Capaci. Il primo film per la tv mai prodotto da La7, in quest’occasione con Boniventofilm S.r.l. e la Regione Siciliana, racconta le vicende legate a una tragedia che non ha colpito solo le vittime ma anche i loro familiari. È intorno a loro che si snoda il racconto del regista, Claudio Bonivento, tratto dal libro di Rosaria Schifani e Felice Cavallaro.
Tra i membri del cast Tony Sperandeo, che veste i panni di Cupane (il capo delle scorta di Falcone), un cammeo di Massimo Ghini in quelli del capo della Polizia Vincenzo Parisi, Lollo Franco è Paolo Borsellino. Accanto a loro Rosaria Schifani, interpretata da Silvia D’Amico (all’esordio come protagonista), e Raffaella Rea nel ruolo di Tina Montinaro; a impersonare i tre agenti della scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo rispettivamente Antonio Vito Di Bella, Francesco Venditti e Lorenzo Roma. E ancora Vincenzo Crivello e Luigi Burruano.
Un bel film, in cui prevale a volte l’aspetto documentaristico. Ma va visto. Per ricordare. Per non dimenticare mai.

Aeroporto Lisa e nuovo treno per Roma: la riscossa di Foggia?

Non succedeva da anni che la cronaca di Foggia e provincia annotasse nel volgere di pochi giorni due buone notizie, e per giunta in un settore nevralgico, qual è quello dei trasporti e della mobilità.
Dal Parlamento europeo è finalmente giunto il via libera al progetto di allungamento della pista del Gino Lisa, che dovrebbe riportare lo scalo foggiano nel giro dei grandi aeroporti nazionali. Sono state infatti modificate le norme che disciplinano gli aiuti di stato e la libera concorrenza. La commissione europea ha deciso (così come suggeriva il buon senso) che i piccoli aeroporti sono esclusi dalle norme che riguardano gli aiuti di Stato, per cui non sarà più necessario il cofinanziamento privato. I soldi disponibili e da lungo tempo bloccati possono (e debbono) essere spesi dalla Regione Puglia e da Aeroporti di Puglia, che non hanno più alcun alibi.

Pummaria, ovvero il lavoro sfruttato, ieri e oggi

Diventa narrazione teatrale, il difficile percorso dell’emancipazione e del riscatto dei lavoratori in Capitanata, una terra in cui i conflitti sociali e la lotta di classe sono stati più aspri che altrove. È un viaggio nel tempo, utile anche a guardare e comprendere il presente, quello che il laboratorio dell’Auser di Foggia, “Il teatro della memoria” proporrà questo pomeriggio nello spettacolo Pummarìa, scritto da Raffaele De Seneen, diretto da Tonio Sereno e interpretato da  Rosaria Capozzi, Silvano Delli Carri, Oreste delle Donne, Antonio De Cosmo, Celeste Daniele e Raffaele De Seneen.
Nel corso della serata, che avrà inizio alle 18.30 e si svolgerà presso il centro polivalente di via Rovelli, Parcocittà, saranno presentate letture, poesie, filmati e canzoni che racconteranno l’intensa e spesso sofferta storia del lavoro e dei lavoratori in provincia di Foggia. I testi delle poesie sono di Elisa Giordana, Peppino Papa, indimenticabile sindaco-poeta di Lucera, e dello stesso De Seneen.
Il racconto parte dalla nascita delle Leghe di Miglioramento (una sorta di organizzazioni di Mutuo Soccorso) con cui i lavoratori cominciarono a prestarsi vicendevolmente assistenza, in caso di infortunio o peggio ancora di morte. Con la nascita delle Leghe di resistenza cominciarono a definirsi invece gli obiettivi del nascente movimento: non soltanto assistersi solidalmente, ma chiedere e  lottare per migliori condizioni di lavoro.
Un passaggio essenziale fu rappresentato dall’inaugurazione della stazione e dell’impianto ferroviario (10 novembre 1863) che trasformò il capoluogo dauno in un cantiere. Nel 1886 la prima manifestazione di protesta, che partì proprio dai ferrovieri.
La narrazione di De Seneen racconta quindi gli albori dei movimenti dei contadini e dei braccianti che portarono alla nascita della prima Lega dei Contadini, capeggiata da Silvestro Fiore, quindi la nascita della Camera del Lavoro, nel 1902, e lo sciopero dei ferrovieri, il 18 aprile del 1905, culminato in disordini repressi da brutali cariche delle forze dell’ordine, che provocarono 5 morti, 17 feriti e 4 arrestati.
Si giunge così all’era fascista, e alla costruzione del Palazzo dei Contadini che ospita oggi la Camera del Lavoro e che è in fase di restauro.
Si arriva ai tempi nostri in cui - come lascia intendere Raffaele De Seneen nella bella poesia-canzone Pummaria che conclude lo spettacolo - resta ancora tanto da fare: tanto tempo è trascorso, tante conquiste sono state raggiunte dai lavoratori, ma i problemi restano.
Una volta si raccoglieva il grano, oggi si raccolgono i pomodori. Restano i soprastanti e i caporali e resta la necessità di battersi per affermare i diritti dei lavoratori.
Sovrastànde e capurale, l’une e l’ate tànde vàle qua la sòrte è sèmbe uguale. / È cagnàte lu chelòre, pummadòre nenn’è gràne, li bracciande so’ africane.
Uno spettacolo da non perdere. Stasera, alle 18.30, a Parcocittà.

venerdì 19 maggio 2017

Cinemadessai | I cantanti neomelodici? Sono ottime persone

OGGI
Manetti Bros. (i fratelli Marco e Antonio Manetti) sono tra i più talentuosi registi italiani. Con un ricco passato da indipendenti alle spalle, si sono imposti all’attenzione del grande pubblico per la regia televisiva della seria dell’ispettore Coliandro. Stasera in prima serata su Rai 2 (ore 21.20) il loro film che amo di più, Song e’Napule, con  Alessandro Roja, Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Paolo Sassanelli e Carlo Buccirosso. Un'insolita, divertente commedia poliziottesca in salsa partenopea, con i buoni che sembrano cattivi e che alla fine vincono.
La storia. Paco, diplomato al conservatorio, è un pianista di razza ma disoccupato. A Napoli si sente un pesce fuor d’acqua. Non riuscendo a trovare un lavoro che sia nelle sue corde, viene raccomandato al Questore Vitali. Presto, si ritrova agente della Polizia di Stato e, per la sua totale inettitudine, viene relegato a compiere servizio presso il deposito giudiziario.
Un giorno si imbatte suo malgrado nel commissario Cammarota: uomo d’azione dai modi spicci, senza mezzi termini coinvolge Paco in una delicata operazione di polizia volta a rintracciare l’inafferrabile e sanguinario O’ Fantasma, un boss camorrista che nessuno ha mai visto in faccia. La missione: far leva sulle proprie competenze musicali per infiltrarsi in una nota band locale, il cui leader è Lollo Love, amatissimo cantante neomelodico. Lollo e la sua band suoneranno al matrimonio tra il figlio di O’ Fantasma e la figlia del camorrista “Mazza di Ferro”: l’occasione perfetta, e unica, per mandare il latitante dietro le sbarre. Paco, vestendo gli improbabili panni del tastierista Pino Dinamite, viene ingaggiato nel gruppo di Lollo Love
“Con Song ’e Napule - hanno detto del film Manetti Bros. - siamo tornati al genere che ci ha regalato più soddisfazioni, la commedia poliziesca. Volevamo raccontare Napoli e il fenomeno, unico al mondo, dei cantanti neomelodici (di successo nella loro città e sconosciuti dopo pochi chilometri). Facendo il film poi ci siamo innamorati della città e abbiamo avuto la presunzione di tornare a raccontarla come oggi non si fa più, con il centro città, la sua bellezza e la sua unicità, come hanno fatto in passato Nanni Loy ed Ettore Scola. “
Obiettivo che i due fratelli hanno raggiunto alla perfezione. Dal film esce una Napoli autentica, vivace, solare, come non si vedeva da tempo. Song’ e Napule è stato il film più applaudito al Festival internazionale del film di Roma del 2014, le canzoni e la colonna sonora hanno conquistato numerosi premi. Nastro d’argento per la migliore commedia edizione 2014. Da vedere assolutamente. Intanto, qui sotto beccatevi come anticipo la bella canzone Song'e Napule, che spiega la filosofia del film.

DOMANI
“Un vecchio che mangia da solo. È stata questa immagine a catturarmi e, alla fine, a farmi prendere in considerazione il romanzo. Non il crimine. O la suspense. O il genere. Il Vecchio che mangia da solo. Come fa una persona a ritrovarsi sola nella vita? Quel Vecchio si chiede come è finito a mangiare solo in un bar senza nessuno accanto? Lo si può ignorare, dimenticare o nascondere per un po’, ma il passato finisce per ripresentarsi. Forse durante il secondo atto della sua vita il Vecchio è riuscito ad ignorare cosa aveva fatto nel primo atto, ma se vuole riuscire ad arrivare bene al terzo atto, dovrà affrontare tutto ciò che
ha lasciato in sospeso.”
Così,  Juan José Campanella racconta le motivazioni che lo hanno spinto a girare Il segreto dei tuoi occhi,  miglior film straniero agli Oscar 2010, ambientato nell’Argentina della fine del decennio Novanta, un’Argentina in cui l’atmosfera cominciava ad incupirsi, ad intorbidirsi, finendo coll’avvolgerne anche i protagonisti.
Al centro della vicenda, c’è un caso di omicidio che per venticinque anni un caso di omicidio è rimasto impresso indelebilmente nella mente di Benjamín Espósito. Andato in pensione, decide di ripensare a quella storia per ripercorrere un passato pieno d’amore, di morte e d’amicizia.
Ma quei ricordi, una volta liberati e scandagliati ossessivamente, cambieranno la sua visione del passato. E riscriveranno il suo futuro.
Un bel film, ben interpretato da Ricardo Darín, Soledad Villamil, Pablo Rago, Javier Godino e Guillermo Francella. Da non perdere. In onda domani sera alle 21.20 su La7D.

Tutti i misteri di Foggia segreta (di Nico Baratta)

Carmine de Leo, durante la conferenza
Trascorrere due ore in compagnia di Carmine de Leo, giornalista, scrittore e storico foggiano, è una delle esperienze più belle che si possano consigliare a grandi e piccini. Da sempre innamorato della sua città, appunto Foggia, e da sempre studioso certosino della storia di Capitanata, mercoledì 17 maggio 2017, presso la Sala dei Fondi della Biblioteca provinciale “Magna Capitana” di Foggia, de Leo ha tenuto una conferenza sulla “Foggia segreta”. Conversazione tra amici, concittadini, appassionati e storici di Foggia che in religioso silenzio hanno gremito la sala, ascoltando de Leo.
Ormai qui a Foggia e provincia, ma anche in molte città italiane e non solo, Carmine de Leo è noto per le sue numerose pubblicazioni di storia locale, e per articoli settimanali, sempre basati sul tema storico e con tanto di fonti dettagliate e riportate nel dettaglio, su un quotidiano cartaceo nazionale.
Tra i libri pubblicati è doveroso ricordare quello sulla Reggia di Federico II a Foggia, sulla storia delle antiche Magistrature Daune e sui palazzi e le famiglie antiche di Foggia. Come pure sulle tradizioni e la storia del Gargano, ricche di cultura e di folklore.

Salvatore Ciccone, autore foggiano, al Salone del Libro di Torino

Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco
Verrà presentata oggi, al Salone del Libro di Torino, la nuova edizione del libro “Sacco Vanzetti” di Salvatore Ciccone, curata da Vito Antonio Leuzzi, storico e direttore dell’Ipsaic (Istituto Pugliese per la Storia dell'Antifascismo e dell'Italia Contemporanea).
Giornalista poliedrico e saggista rigoroso, collaboratore del Corriere della Sera, per molti anni direttore dell’ufficio stampa del Consorzio per la Bonifica della Capitanata e del periodico Bonifica, Ciccone è stato tra i più attenti studiosi delle figure dei due anarchici italiani, ingiustamente condannati alla pena capitale in America, dov’erano emigrati per trovare lavoro.
Il suo libro si segnala per essere riuscito a ricostruire aspetti inediti della vicenda che novant’anni fa appassionò l’opinione pubblica mondiale, suggellando, con l’esecuzione dei due italiani, uno dei più clamorosi errori della storia, dettati dal pregiudizio, dall’intolleranza e dal razzismo.
La presentazione dell’opera di Salvatore Ciccone, pubblicata da Edizioni del Sud, ha luogo per iniziativa del Consiglio Regionale della Puglia, nell’ambito della presentazione del progetto biennale “Processi migratori e immigratori nella storia dell’ultimo secolo tra accoglienza, pregiudizio, intolleranza e razzismo” in occasione del Novantesimo anniversario della morte di Nicola Sacco, pugliese di Torremaggiore, e Bartolomeo Vanzetti.
L’appuntamento è in programma dalle 14 alle 15 di venerdì 19 maggio, nello stand della Regione Puglia.
Nell’occasione, sarà presentato anche “Sul fiorito melograno. Catalogo delle opere di Pasquale La Rotella” di Maria Grazia Melucci, Edizioni Dal Sud. Per l’occasione interverranno: Daniela Daloiso, dirigente della Sezione Biblioteca e Comunicazione Istituzionale del Consiglio regionale della Puglia, Vito Antonio Leuzzi, direttore Ipsaic, Prospero Cerabona, Presidente della Fondazione Giorgio Amendola, Lorenzo Tibaldo, storico, membro del Comitato Scientifico della Fondazione Giorgio Amendola, Maria Grazia Melucci, autrice, Alberto Fassone, musicologo del Conservatorio di Bolzano conclude Andrea Ponticelli, editore.

giovedì 18 maggio 2017

A Parcocittà tutti i film di Fabrizio De Lillo e del suo "sguardo che vola"

Un viaggio nel tempo, e nella storia di Foggia e della Capitanata, ma visto da una prospettiva insolita ed avvincente: dall’alto, dall’occhio di un drone. Lo sguardo che vola di Fabrizio “Jamie” De Lillo sarà protagonista domani di una serata che promette spettacolo e soprattutto tante immagini di una Foggia e di una Capitanata molto diverse da quelle che siamo abituati a vedere. Perché De Lillo con il suo drone e la sua telecamera cattura bellezze inaspettate, e ci fa sentire più orgogliosi di essere foggiani e dauni.
Promossa dal Laboratorio multimediale “L’immagine militante” dell’Auser di Foggia, dalla stessa Auser e da Parcocittà, l’iniziativa si svolgerà nel centro polivalente di Parco San Felice, con inizio alle ore 19.00.
In apertura, un video inedito del giovane autore, che sta conquistando il web con le sue immagini insolite, che offrono squarci e punti di vista inaspettati e di rara bellezza del capoluogo e delle città d’arte della Capitanata.
Il filmato che sarà presentato in anteprima al pubblico riguarda S. Lorenzo in Carmignano e la Foggia federiciana.
A seguire i video che mostrano inedite e struggenti immagini dall'alto di Foggia (Centro Storico, Epitaffio, Chiesa delle Croci, Masseria Pantano ed altro), del Tavoliere e dei Monti Dauni, e di Manfredonia, Lucera, Troia, Bovino e Castelluccio dei Sauri. Presenterà l’autore e converserà con lui Geppe Inserra.
Non mancate, perché ci sarà veramente di che restare stupiti.

Cinemadessai | Una storia di musica e di speranza nell'orrore

OGGI
Un film di rara poesia, che vive di sguardi e silenzi e sommesse armonie, senza rinunciare alla denuncia, netta ed irreversibile, dell’orrore e delle infamie di cui si rese colpevole il nazismo.
Personalmente ritengo Il pianista di Roman Polanski una delle migliori pellicole mai realizzate sull’Olocausto. La narrazione è divisa in due parti e due pesi.
Nella prima si vede la tempesta in arrivo. La più grande tragedia dell’umanità viene rappresentata da piccoli episodi densi di significato. Poi, quando tutto sembra perduto, nella seconda parte la vicenda evolve. L’orrore resta, ma non ha la meglio sulla speranza, incarnata dalla musica.
Tratto dal romanzo autobiografico omonimo di Władysław Szpilman, il film racconta le vicissitudini patite dall’autore, famoso pianista ebreo, durante la guerra. Il racconto dell’autore procede dallo scoppio della seconda guerra mondiale con l'invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche, all'occupazione di Varsavia, la creazione del ghetto, la vita e la sopravvivenza nel ghetto, dove Szpilman (interpretato da Adrien Brody) si unisce agli abitanti e affronta la fame e la miseria. Quando ormai l’Armata Rossa è alle porte della città e del ghetto resta solo un cumulo di macerie, il pianista conosce un ufficiale tedesco (interpretato da Thomas Kretschmann) appassionato di musica, che lo aiuterà senza mai dirgli il suo nome… Solo dopo molte ricerche scoprirà che si tratta di Wilm Hosenfeld, arrestato e morto per le torture patite in un campo di concentramento sovietico. In considerazione del suo lavoro umanitario, le autorità ebraiche, proprio su proposta del figlio di Szpilman, lo insignirono del riconoscimento di Giusto tra le nazioni. Il film ha vinto la Palma d'oro al Festival di Cannes nel 2002.
Stasera, su Iris, alle 21.00.
DOMANI
Manetti Bros. (i fratelli Marco e Antonio Manetti) sono tra i più talentuosi registi italiani. Con un ricco passato da indipendenti alle spalle, si sono imposti all’attenzione del grande pubblico per la regia televisiva della seria dell’ispettore Coliandro. Domani sera in prima serata su Rai 2 (ore 21.20) il loro film che amo di più, Song e’Napule, con  Alessandro Roja, Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Paolo Sassanelli e Carlo Buccirosso. Un'insolita, divertente commedia poliziottesca in salsa partenopea, con i buoni che sembrano cattivi e che alla fine vincono.

Riso alla foggiana? Così buono che c'è il bis

Madetù ci prende gusto, e serve il bis ai suoi sempre più numerosi fan. Dopo il successo registrato in occasione del suo debutto a Parco San Felice a Foggia, la mostra di vignette satiriche di Maurizio De Tullio (in arte, appunto, Madetù) riapre i battenti, trasferendosi presso l’Area Mostre della Biblioteca Provinciale di Foggia “La Magna Capitana”, in viale Michelangelo.
Al titolo “Riso alla foggiana”, coniato per la prima esposizione, è stata opportunamente aggiunta la parola “Bis!” perché oltre a replicare la precedente mostra è previsto anche l’assaggio di una tipica ricetta foggiana a base di riso, che l’apprezzato Chef Mario Ognissanti, membro dell’Associazione Cuochi di Capitanata e del Gargano, preparerà e offrirà subito dopo l’inaugurazione della mostra.
“Riso alla foggiana. Bis!” presenta una selezione di oltre 100 vignette satiriche realizzate in quasi 35 anni da Maurizio De Tullio, alcune delle quali da diversi mesi ospitate anche su Lettere Meridiane, e particolarmente apprezzate dai nostri amici e lettori
Visitabile tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle ore 9,00 alle 19,15, la mostra sarà inaugurata domani, venerdì 19 maggio 2017 alle ore 17,00, con l’introduzione della dott.ssa Gabriella Berardi, funzionario culturale della Biblioteca Provinciale “La Magna Capitana”, che ha promosso l’evento. Seguirà la presentazione del disegnatore a cura del giornalista Geppe Inserra e della prof.ssa Giovanna Irmici.
Le oltre 100 vignette, realizzate da Madetù tra il 1983 e il 2017, sono un commento personale e caustico di avvenimenti e personaggi – locali, nazionali e internazionali – succedutisi in questo lungo periodo.

Grazie a "Senza Pagare", Foggia in cima alle visualizzazione di YouTube

Ci hanno provato in tanti a promuovere politiche efficaci di marketing territoriale per la città di Foggia, sovente investendo fior di quattrini, a volte con ritorni positivi, altre volte con scarse ricadute. Il botto l’hanno fatto però loro, Pio e Amedeo, protagonisti del videoclip di J-AX e Fedez che sta spopolando sul web. Come e perché i popolarissimi rapper abbiano scelto proprio il duo foggiano per affiancarli (con la conseguenza inevitabile di dover girare anche nel capoluogo dauno) sta scritto nel nome stesso della canzone: Senza Pagare.
Chi dunque, meglio dei due scrocconi per antonomasia, protagonisti di Emigratis?
Il fatto è che il videoclip, che è in realtà un vero e proprio cortometraggio, con tanto di storia e di dialoghi, per la maggior parte in stretto dialetto foggiano, ha fatto un autentico botto su YouTube, ottenendo in meno di tre giorni la bellezza di circa 3.200.000 visualizzazioni, conquistando saldamente la vetta di YouTube Trend, che è lo speciale algoritmo con cui la piattaforma individua i video di tendenza e compila la classifica di quelli più visti.
Per Foggia e per la Puglia si tratta di una cartolina straordinaria, che potrà produrre effetti positivi in termini di maggiore attrattività e crescita di immagine. Le sequenze foggiane dell’official video di Senza Pagare sono state girate al mercato di via Rosati, a piazza Mercato (dove J-AX canta assieme alla band foggiana Tavola 28 e agli stessi Pio e Amedeo, al quartiere Cep. Gli interni foggiani sono invece ambientati  in una casa popolare, in un bar e in un’azienda zootecnica.
Senza Pagare ha conquistato la copertina anche di Vevo, popolarissimo sito specializzato in videoclip musicali. Accedendo in questi giorni alla home page di Vevo, il primo video che viene proposto è proprio Senza Pagare. Vevo dà anche la possibilità di creare gif animate a partire dalla canzone, oppure di inserirla in speciali playlist, in modo da poterla ascoltare durante party o feste. Se volete giocarci cliccate qui. La foto che illustra il post è estratta proprio dalla home page di Vevo. "Si parte da Foggia e si arriva a Los Angeles - scrive Vevo - per un party a casa di Paris Hilton nel nuovo video di J-Ax e Fedez assieme a T-Pain!"
Parla pugliese anche il (bravo) regista del videoclip: si tratta di Mauro Russo, brindisino di San Pietro Vernotico, che è tra i più apprezzati registi italiani di video musicali.

mercoledì 17 maggio 2017

Cinemadessai | La magia del cinema secondo Martin Scorsese

OGGI
Un inno al cinema. Come illusione e come sogno. La storia parallela di un ragazzo, Hugo Cabret, che si è messo in testa di portare a compimento  la folle invenzione di suo padre, un automa, e di George Melies, illusionista e inventore del cinema come arte, come illusione, come finzione.
Una storia densa, scelta da Martin Scorsese per professare il suo amore verso la settima arte, sostenuta da una fotografia memorabile.
In onda stasera su Rai 4, alle 21.05, Hugo Cabret fece incetta di Oscar nella edizione 2012 del Premio: Miglior fotografia, Migliore scenografia, Migliori effetti speciali, Miglior sonoro, Miglior montaggio.
Vale veramente la pena di vederlo.
"Come in Le voyage dans la Lune - si legge su FilmTV - il razzo s’abbatte sulla Luna-uomo, conficcandosi in un occhio, così la creatura di Martin Scorsese, Hugo Cabret, scaglia nei nostri occhi lampi di meraviglia, di magia, d’illusione. Lampi atavici che giungono, attraverso una complessa rete d’ingranaggi perfettamente funzionanti, laddove pulsano desideri e ricordi, travagli e speranze, bisogni e voglie d’avventura: il cuore. Ovvero la quintessenza dell’Arte cinematografica."
DOMANI
Un film di rara poesia, che vive di sguardi e silenzi e sommesse armonie, senza rinunciare alla denuncia, netta ed irreversibile, dell’orrore e delle infamie di cui si rese colpevole il nazismo.
Personalmente ritengo Il pianista di Roman Polanski una delle migliori pellicole mai realizzate sull’Olocausto. La narrazione è divisa in due parti e due pesi.
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