Foggia, città che non sa sperare né sa disperare
Ho letto oggi su Facebook due post intelligenti ed esemplari, che mi piace condividere con gli amici di Lettere Meridiane , in questa domenica in cui Foggia sembra avvitarsi su se stessa e la crisi sembra un vortice senza fine, nonostante barlumi di speranza. È la domenica in cui si dovrebbe stappare lo spumante per i cinquemila visitatori che hanno partecipato alla prima edizione del Sieb, il salone dell'informatica svoltosi al quartiere fieristico, ad iniziativa di una coraggiosa azienda informatica foggiana, la KnowK. Ma è anche la domenica dei licenziamenti all'Amica, della crisi sempre più marcata dell'ex ospedale psichiatrico Don Uva. Una Foggia che guarda al futuro (con il Sieb) ma che resta prigioniere del presente. Scrive Savino Russo: "Uff, che città depressa e deprimente, indolente e litigiosa, persa dietro i mille "particulari" degli interessi di ceto, di categoria, di gruppo, di famiglia e volontariamente incapace di guardare al bene di tutti...