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Visualizzazione dei post con l'etichetta foggia da salvare

L'Incoronata come non l'avete mai vista, grazie allo sguardo e al cuore di Fabrizio De Lillo

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Fabrizio De Lillo ha un’impareggiabile capacità di catturare le bellezza delle cose che sorvola col suo drone. Ma per afferrare la bellezza bisogna amarla: saperla cercare e riconoscere nelle cose che ci circondano. Bisogna saper vedere, e non solo guardare. Fabrizio ama la sua città, Foggia. L’ha scoperta “a volo d’uccello” volteggiando con il suo drone. Così, ha deciso di comunicare ai suoi coetanei e ai suoi concittadini certe bellezze inattese. Il suo sito e il suo canale youtube sono sorprendenti. Lanciano un messaggio di speranza forte e alto: l’invito rivolto in primis ai giovani come lui, ma in definitiva a tutti i concittadini, a vivere meglio Foggia, scoprendone la bellezza. Per festeggiare il brevetto da pilota di drone recentemente conseguito (I.APRA.008766), Fabrizio si lancia in volo sulla gemma più pregiata di Foggia: l’Incoronata, con il suo Santuario, dove si venera una delle più antiche Madonne Nere del Sud; con il suo Borgo, splendido capolavoro di architettura...

La Foggia bella e velata, "disvelata" da Gianfranco Piemontese

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C'è una Foggia bella e velata, come la Napoli di Ferzan Ozpetek . Le due città si sono idealmente incontrate all'insegna del cinema, qualche sera fa, nell'arena di Parco San Felice che ha ospitato uno degli eventi speciali in programma a D'Estate D'Autore , la rassegna cinematografica promossa, in ricordo di don Paolo Cicolella , decano degli esercenti cinematografici pugliesi recentemente scomparso, da Parcocittà, Laltrocinema, Circuito Cinema Cicolella, Daunia Felix, Cinemafelix e Lettere Meridiane , con il patrocinio di Apulia Film Commission e dell'assessorato alla cultura della Città di Foggia. Il gemellaggio artistico ed estetico è stato propiziato da Gianfranco Piemontese , docente di storia dell'arte, che partendo dal film del regista italo-turco e dalle sue location , ha appassionato il pubblico presente, prima accompagnandolo in una visita virtuale alle tante e insolite bellezze della città partenopea sottolineate da Ozpetek, quindi mostrando l...

Parola di architetto, fermate quello scempio (di Giacinto Binetti)

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La foto del plastico della Chiesa di Sant'Antonio, pubblicata dalla Gazzetta del Mezzogiorno nel giorno della posa della prima pietra L'architetto Giacinto Binetti , foggiano e profondo conoscitore della valenza architettonica e culturale della Chiesa di Sant'Antonio a Foggia, ha pubblicato un interessante e articolato commento, alla Lettera Meridiana in cui davamo notizia (e aderivamo) alla petizione  promossa da Renato Imbriani e sostenuta da un sempre più folto gruppo di fedeli chiede di lasciare al suo posto il "Crocifisso risorto" di fra Guglielmo Schiavina, che l'attuale parroco vorrebbe far sloggiare dalla parete su cui è rimasto per mezzo secolo, per trasferirlo in un'angusta cappella, nella parte bassa del tempio. Nel suo qualificato e interessante intervento -  che invito amici, lettori di Lettere Meridiane e sottoscrittori della petizione - a leggere con particolare attenzione, Binetti documenta la parentela della chiesa foggiana con l...

Salviamo il "Crocifisso risorto" di fra Guglielmo Schiavina

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Tra i beni architettonici più internazionali, importanti, intensi e significativi di Foggia c’è una Chiesa, non conosciuta e apprezzata come e quanto si dovrebbe, perché sorge nell’estrema periferia, al rione San Lorenzo. È la Chiesa di Sant’Antonio. Progettata dall’architetto polacco Davide Pacanowski , allievo di Le Corbusier ed egli stesso grande firma dell’architettura europea del secolo scorso, la Chiesa è menzionata perfino dall’enciclopedia Treccani on line . Nella voce dedicata all’illustre architetto, Giovanni Duranti annovera la chiesa di San'Antonio tra le opere più significative di Pakanowski, sottolineando come essa sveli importanti echi della lezione lecorbuseriana. "Nel 1966 - vi si legge -  progettò per la città di Foggia la chiesa di S. Antonio da Padova (aperta al culto nel 1979), coniugando la complessità geometrica con l’attenzione per il genius loci : il recupero della spazialità barocca con l’adozione del carparo. Nella grande calotta di copertura, m...

La storia foggiana cancellata dai nomi delle strade

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L’ articolo sull’incredibile (e ripetuto) errore che priva la città di Foggia di una strada intitolata ad uno dei suoi più illustri figli, l’economica settecentesco Ferdinando Galiani , ha suscitato particolare interesse tra i lettori e gli amici di Lettere Meridiane , come sempre particolarmente attenti alle cose che riguardano la storia e l’identità di Foggia. Proseguendo nella pubblicazione di una serie di articoli che ho scritto nell’ormai lontano 1981 per la Gazzetta del Mezzogiorno , mi piace riproporre un pezzo che riguarda proprio la questione della malferma toponomastica foggiana. Uscì venerdì 4 Dicembre 1981, nell’ambito di una rubrica intitolata Foggia da salvare . I nomi delle strade sono un pezzo importante dell’identità di una città. Cambiarli senza serbare memoria della intitolazione precedente, significa perdere importanti tracce del passato. In coda all’articolo, i collegamenti agli articolo usciti precedente o il link al ritaglio originale della Gazzetta. Buona...

I misteri e il fascino della Foggia sepolta

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Gli ipogei che punteggiano il centro storico di Foggia sono una scoperta relativamente recente. Trent’anni fa, se ne sospettava l’esistenza. O, più precisamente, se ne favoleggiava. C’è voluto poi il tenace impegno di appassionati come Luigi Colapietro , Franca Palese , Michele Pesant e, Angelo Colangelo (chiedo venia per eventuali omissioni) e le ricerche archeologiche di Giuliano Volpe per certificarne l’esistenza e per avviare le iniziative di recupero e di valorizzazione di un patrimonio, ancora non conosciuto quanto sarebbe il caso, dagli stessi foggiani, come ho scritto qualche giorno fa . Gli ipogei erano anche un chiodo fisso di un grande giornalista come Gaetano Matrella che, quando ero un giovane cronista della redazione foggiana della Gazzetta del Mezzogiorno , mi fece da cicerone nella scoperta degli angoli e delle storie insolite e dimenticate del centro storico di Foggia. Quel viaggio dette vita ad una rubrica, “Foggia da salvare” che si occupò naturalmente anche ...

Fuggi da Foggia? No, se bevi l'acqua di Pozzo Rotondo

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Fuggi da Foggia , raccomanda l'antico proverbio che suona ai foggiani come un marchio d'infamia. Ma se da Foggia non vuoi fuggire, e ci vuoi restare, l'antidoto c'è: "Bevi l'acqua di Pozzo Rotondo", come suggeriva un altro adagio, purtroppo non noto quanto il primo. Secondo tradizione chi si dissetava con l'acqua di quel pozzo, restava poi stregato dalla città. Di questo e di altro vi parlo oggi, riproponendovi un mio vecchio articolo. Ancorché particolarmente “datato”, perché la situazione che allora raccontavo è sensibilmente mutata, a volte in meglio, altre in peggio,  l’articolo che scrissi per la Gazzetta del Mezzogiorno sulla critica situazione in cui versavano le fontane cittadine, resta a suo modo attuale. Venne pubblicato dal quotidiano regionale nell’ambito della rubrica Foggia da salvare , sabato 19 Dicembre 1981. E già allora era ben vivo nella opinione pubblica cittadina il tema della bellezza, o più precisamente e impietosamente, ...

La bella Foggia che non c'è più: la Caserma di Cavalleria

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Proseguo la pubblicazione del ciclo di vecchi articoli usciti sulla Gazzetta del Mezzogiorno , nell'ambito della rubrica Foggia da salvare . Diversamente dall'oggetto del primo articolo di qualche giorno fa, il portale di San Martino della Cattedrale , questa volta il bene di cui parlo non si è salvato. Nemmeno un po'. Quando scrissi nel 1981, della Caserma di Cavalleria che qualche studioso ha attribuito a Federico II, sopravvivevano alcuni archi, residue testimonianze dell'antico splendore. Oggi non restano neanche quelli: sono stati divorati dalle consuete attività di sostituzione edilizia. Più o meno stessa fine aveva fatto un altro gioiello di cui parlo nell'articolo: il Palazzo della Pianara , che secondo qualcuno era collegato alla Caserma di Cavalleria da una galleria, nel sottosuolo. Alcuni storici negano la possibilità di camminamenti sotterranei (mancherebbe l'aria), però durante i lavori di sistemazione dell'omonimo piazzale Matteo Pazienz...

La bella Foggia nascosta: il portale di San Martino

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Sapendo di far cosa gradita agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane , ed in generale a tutti gli internauti appassionati di Foggia, della sua storia e delle sue bellezze, comincio a pubblicare, da oggi, una serie di articoli che scrissi nel 1981 per La Gazzetta del Mezzogiorno nella rubrica  Foggia da salvare , che svelava e raccontava i piccoli e grandi tesori, più o meno nascosti, della città, che avevano bisogno di essere valorizzati e di una maggiore attenzione. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata davvero tanta: molte cose sono cambiate, altre no. Alcuni dei beni che segnalavo ai lettori della Gazzetta sono stati in qualche modo tutelati e portati a nuovo splendore, altri non esistono più, perché l’appello a salvarli è caduto nel vuoto, altri ancora restano poco conosciuti o non fruibili, come quello di cui vi parlo oggi. Va detto che da allora ad oggi è (per fortuna) anche sensibilmente cresciuta la sensibilità della cittadinanza e dell’opinione pubblica ...