domenica 22 aprile 2018

La storia foggiana cancellata dai nomi delle strade

L’articolo sull’incredibile (e ripetuto) errore che priva la città di Foggia di una strada intitolata ad uno dei suoi più illustri figli, l’economica settecentesco Ferdinando Galiani, ha suscitato particolare interesse tra i lettori e gli amici di Lettere Meridiane, come sempre particolarmente attenti alle cose che riguardano la storia e l’identità di Foggia.
Proseguendo nella pubblicazione di una serie di articoli che ho scritto nell’ormai lontano 1981 per la Gazzetta del Mezzogiorno, mi piace riproporre un pezzo che riguarda proprio la questione della malferma toponomastica foggiana.
Uscì venerdì 4 Dicembre 1981, nell’ambito di una rubrica intitolata Foggia da salvare.
I nomi delle strade sono un pezzo importante dell’identità di una città. Cambiarli senza serbare memoria della intitolazione precedente, significa perdere importanti tracce del passato.
In coda all’articolo, i collegamenti agli articolo usciti precedente o il link al ritaglio originale della Gazzetta. Buona lettura. (g.i.)
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C'è un po’ di storia nei nomi delle vie
Nella stessa targa si potrebbe indicare il nome vecchio accanto al nuovo
FOGGIA — C’è un frammento di storia anche agli angoli delle strade: i nomi dei vicoli, delle vie, delle piazze sono in se stessi una testimonianza del passato. Spesso, anzi, è proprio la toponomastica a offrire preziose indicazioni agli storici, nelle loro ricerche.
Conservare i nomi delle strade, evitare sostituzioni traumatiche, significa quindi preservare la memoria di fatti, personaggi, costumi di cui talvolta non restano segni se non, appunto, l’intitolazione di una strada. A Foggia, purtroppo, la toponomastica ha subito frequenti e deleteri cambiamenti.

La “Carta Mongelli”, redatta dall’omonimo architetto foggiano nel 1839, rappresenta la più antica e scientifica codificazione dei toponimi cittadini: dei 300 che vi sono elencati, ne sopravvivono oggi appena 180. In quasi un secolo e mezzo, gli amministratori municipali hanno “fatto giustizia” di almeno 120 toponimi, che sovente costituivano l’unico esile filo che restava stabilito con fatti, monumenti, costumi del passato.
Il progressivo degrado di questo patrimonio storico-linguistico è stato rigorosamente documentato in una ricerca condotta da Nando Romano, docente di italiano e storia, e dai suoi studenti del geometra “Masi”. I risultati sono stati pubblicati in un raro saggio (la tiratura è stata limitata a sole 50 copie), a coronamento dell’anno scolastico che vide l'équipe impegnata nella sua fatica.
L'elenco delle “tristizie” commesse è lungo. Nel corso degli anni sembra essersi venuta a consolidare la tendenza di nobilitare in qualche modo la città, “blasonando” arbitrariamente strade e piazze.
È il caso di quelle vie la cui denominazione si rifaceva alle arti e mestieri che vi venivano praticati: via Briglia, via Sapone, via Stracci, via Scopari, via Gioncaia. via de' Proietti, via Panni Vecchi sono tutte scomparse per dar luogo a intitolazioni anonime, che nulla hanno da spartire con l'ambiente e il territorio circostante
Il caso più emblematico è quello di via Scopari: nel periodo fascista scomparve per far posto a una ben più altisonante “via dell'Impero”. Adesso è via Dante Alighieri.
Non meno deprecabile è la scomparsa di quei toponimi che si riferivano a luoghi particolari. La perdita più grave è quella della “strada Egnazia”, che comprendeva le attuali via Napoli e via Vittime Civili. Il vecchio nome era un'utile indicazione sulla possibilità che per Foggia passasse la celebre via Egnazia, l'arteria di collegamento tra il Basso Adriatico e l Oriente.
La vecchia intitolazione sopravvive oggi, ma curiosamente storpiata, in vico Ignazio (anticamente si chiamava “Egnazio”), una piccola traversa di via Napoli.
Errori del genere venivano comunque commessi anche nel passato. La vecchia via Nunciata Sulmona (oggi Nunziata Sulmona) si riferiva in realtà alla SS. Annunziata di Sulmona, il cui culto era stato introdotto a Foggia dai pastori abruzzesi che conducevano a svernare le proprie greggi nel Tavoliere. L'errore è stato acriticamente continuato, mentre del tutto scomparsa è un’altra interessante intitolazione che rimarcava la presenza abruzzese a Foggia: via SS. Castello (oggi incorporata in via Calvello), presso cui sorgeva la cappella del Santissimo di Castel Sangro, venerato in provincia di Chieti.
Perdite, trasformazioni, cambiamenti spesso arbitrari e sempre comunque dettati se non dall'insipienza, almeno dalla scarsa sensibilità verso la storia dei funzionari e degli amministratori che si sono succeduti in un secolo e mezzo.
È stata, come avvertono nel saggio già citato il prof. Romano e i suoi allievi “una sistematica distruzione del patrimonio culturale della città, il che è gravissimo, perché spesso voluta”.
Ma come fare per porre riparo a tanto danno? Una maggior attenzione verso le tradizioni storico-culturali dovrebbe essere riposta anche nell'intitolazione delle nuove strade (per esempio, perché non esiste una “via dei terrazzani”?). Per correggere poi i devastanti effetti delle trasformazioni apportate alla Carta Mongelli, basterebbe un semplice accorgimento: indicare, nella stessa targa stradale, il nome vecchio insieme a quello odierno. Per esempio, via Vittime Civili, già via Egnazia.
L'operazione, in definitiva, non costerebbe nulla, ma restituirebbe alla città una parte del suo passato, sia pure sotto forma di nomi delle strade. È una proposta (sulla quale sono gradite osservazioni e interventi dei lettori) che la commissione comunale toponomastica potrebbe prendere in considerazione.
Geppe Inserra

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1 commento :

Anonimo ha detto...

a Foggia ci si è dimenticati anche della storia da Argos Hippium ai tesori federiciani. I primi abbandonati e depredati gli altri quasi distrutti. E dire che con quei tesori molte città avrebbero fatto turismo. Un parco archeologico ad Arpi? Masseria pantano? Un bel palazzo museale a palazzo Dogana? I resti del neolitico?....Ricordo solo che il tesoretto di Arpi è custodito a Manfredonia. (arpi quindi Foggia e non siponto) Foggia ha avuto un passato signorile divenuto pastorizio e agricolo... Hanno ragione i baresi quando ci chiamano zappatori visto come trattiamo la nostra storia... Che molti non sono coniscono. Ad esempio con l'autonomia scolastica perché il comune non realizza un libro "storia di Foggia" da insegnare alle medie e superiori?

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