giovedì 25 luglio 2013

La cultura dauna è più povera: la scomparsa di Giuseppe De Matteis

Quando muore un poeta o un intellettuale che ama la poesia (il confine tra i due stati è labilissimo) siamo tutti un po’ più poveri: è come se un sogno, un’utopia si fossero spenti, e restassimo tutti ancora più assediati da quella realtà nuda e cruda e grigia, che soltanto la poesia sa trasfigurare e sublimare.
Sento così la morte di Peppino De Matteis, straordinaria figura di intellettuale e uomo di lettere che se n’è andato assai prima del dovuto, lasciandoci un vuoto che sarà difficile colmare. Il caso ha voluto che Maurizio De Tullio mi abbia informato della ferale notizia mentre mi trovavo a Pisa, davanti al Polo Fibonacci. E per un attimo ho immaginato l’anima sorridente di Peppino che si aggirava tra gli austeri corridoi di questo tempio della informatica e della matematica. Mi sembrava a suo agio, come tutti quanti hanno bazzicato seriamente la scienza della lettere e sanno bene che tra parole e numeri non c'è poi tanta distanza: un periodo ben composto, parole ben allineate hanno la stessa armonia profonda ed inesprimibile di un’equazione algebrica.
In tutta la sua vita di docente (spesa tra l'università di Pescara-Chieti e quella di Foggia) e di saggista, Peppino ha creduto profondamente in questa idea della letteratura come scienza. Ma attenzione: scienza come armonia, mai come conoscenza fine a se stessa. 

I suoi articoli, le sue “critiche” non sono mai stati un arido esercizio di erudizione, come sovente succede in certi ambienti accademici. Amava piuttosto raccontare la poesia e i poeti, la letteratura e gli scrittori. Quando parlava di un autore che amava, lo faceva con tanto entusiasmo e tanta passione culturale che ti lasciava immediatamente impressa la consapevolezza della necessità della poesia e della letteratura come antidoto al grigiore del presente, come strumento di elevazione verso il possibile sempre nascosto, sempre da scoprire dietro lo stato delle cose.
Nella sua sterminata produzione critica e saggistica ha praticamente raccontato la migliore letteratura italiana moderna, con un occhio particolare per gli autori nati in provincia di Foggia e degni di considerazione sulla ribalta nazionale: e non sono quelli noti come Pietro Giannone e Nino Casiglio. Gli sarò grato per tutta la vita per avermi fatto conoscere ed apprezzare Giacomo Strizzi, poeta dialettale di Alberona (stessa cittadina natale di Peppino) di cui Pasolini disse: “il suo è un temperamento lirico di alto valore: la sua produzione e forbitissima ed è piena di genialità ed inventiva.”
E poi, Giuseppe De Matteis era un intellettuale che amava mettersi in gioco, che  pensava che la cultura sia un motore indispensabile per il riscatto e lo sviluppo del Mezzogiorno. Ha organizzato memorabili convegni di studi, come quelli dedicati a Giacomo Leopardi e a Pietro Giannone, dimostrando come si possa produrre cultura di altissimo livello anche nelle periferie culturali, e implicitamente additando che la strada per non essere più periferia culturale passa proprio per la capacità di intessere reti, gettare ponti. Molti suoi studi e molte pubblicazioni sono state dedicate proprio alla valorizzazione della poesia pugliese e dauna.

Fu l’inventore di un bel premio di poesia che si svolgeva al Alberona, proprio in ricordo di Giacomo Strizzi. Non sempre il suo impegno civile e la sua tensione culturale furono assecondati dalle istituzioni locali: una sagra – si sa – dà più visibilità di un reading poetico. Però Giuseppe De Matteis ce l’ha messa sempre tutta: ed è questa la grande eredità ed il prezioso messaggio che ci lascia.  

4 commenti :

Ninì Russo ha detto...

... la trama di una sottile violeza subita: dalla ruggine, dai vuoti e infine dal sole che si sfalda inutile sulla nostra realtà meridionale.
"Ho dentro la ruggine dei tigli, il vuoto del muro a secco ai margini delle strade, la tristezza del sole che lento si sfalda sui muri di calce."

Nico Baratta ha detto...

Purtroppo, caro Geppe, il ricordo di Giuseppe è relegato a chi lo ha conosciuto, a chi ha letto ciò che ha lasciato, a chi ha avuto voglia di cultura nello scoprire un nostro concittadino. Oggi è difficile che i giovani sappiano chi fosse Giuseppe De Matteis. E questo è il grande gap che noi con loro dobbiamo colmare aiutati da chi dovrebbe promuovere cultura a Foggia, che non c'è, e se c'è lo si fa solo in un unica direzione con gli stessi nomi e le stesse location, sottoprodotti di una classe politica e dirigente accecata dal bagliore della notorietà frivola e soggiogata dalle perduranti chiacchiere di chi li manovra. Noi a Foggia abbiamo tanto da mostrare, insegnare e promuovere: peccato che i maestri siano pochi e quelli che lo fanno sono in continua lotta per una cultura libera e una cultura preconfezionata, a volte stuprata.

Annamaria Agricola ha detto...

L'Amministrazione Comunale di Ischitella conferì una targa al merito a Giuseppe De Matteis che fu relatore di un convegno su Pietro Giannone.

rino caputo ha detto...

Esprimo tutto il mio rimpianto per la perdita del Collega e dell'Amico, che volle coinvolgermi nel reiterato e proficuo impegno di ricordare Pietro Giannone col bel Convegno e coi rigorosi quanto nitidi Atti che hanno potuto aver luce grazie alla tenacia e alla finezza di Giuseppe De Matteis.
Rino Caputo nato a Ischitella e professore di Letteratura Italiana all'Università di Roma "Tor Vergata"

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