lunedì 31 dicembre 2012

Primarie Pd / Elena Gentile fa saltare il banco


Chissà se è una leggenda metropolitana o risponde al vero che per sostenere la senatrice uscente Colomba Mongiello, impegnata alle primarie del Pd di domenica scorsa, si è mosso nientemeno che Massimo D'Alema. Fonti del social network ma anche voci che circolavano con insistenza nei pressi del seggio di corso Matteotti riferiscono che mentre si svolgevano le operazioni di voto, l'ex presidente del Consiglio passeggiava in compagnia della senatrice e di Sabino Colangelo in corso Roma.
Sta di fatto che non ha tenuto così come si prevedeva quell'asse forte tra Foggia e Manfredonia, che nelle intenzioni dei vertici del Pd e forse dello stesso D'Alema doveva piazzare nelle posizioni più appetibili della lista alle prossime elezioni politiche la senatrice foggiana ed i deputato uscente Michele Bordo di Manfredonia. La vera sorpresa è stata l'assessore regionale Elena Gentile che ha largamente sopravanzato Colomba Mongiello, piazzandosi subito dietro lo stesso Bordo che era il solo maschio della lista e che quindi godeva del "voto di genere": gli elettori potevano infatti esprimere una o due preferenze, ma in questo caso dovevano votare per candidati di entrambi i sessi, e cioè votare comunque Bordo.

Mariano Loiacono va in pensione. Ad maiora.


Mariano Loiacono ha scritto la presentazione ai miei due libri. Io ho scritto la presentazione a diversi suoi libri e basta questo incrociarsi ed intrecciarsi di reciproche parole a dar conto di un'amicizia ormai pluridecennale, scandita da un comune viaggio alla ricerca della Verità.
Ho conosciuto Mariano all'inizio degli anni Ottanta del secolo scorso. Io ero un giovane collaboratore della redazione foggiana de La Gazzetta del Mezzogiorno, lui un giovane psichiatra che si occupava di droga al Centro di Medicina Sociale degli Ospedali Riuniti. Curare la tossicodipendenza, allora, significava stare in trincea. Ma mi colpì immediatamente la tesi del giovane baffuto psichiatra, che di lì a poco avrebbe dato alle stampe il suo primo libro, Droga, drogati, drogologi, gettando un sasso nell'acqua stagnante della medicina e della psichiatria ufficiale.
Loiacono non considerava la tossicodipendenza come il male in sé, ma piuttosto come il sintomo, la spia di un disagio assai più profondo, ramificato e diffuso. La sua tesi era che l'eroina mieteva le sue vittime tra i giovani più deboli, indifesi e sensibili, e tanto bastava a sovvertire il luogo comune che stigmatizzava i tossici, ritenendoli il male da estirpare, argomento di cronaca nera e non di inchiesta.
I lettori benpensanti del quotidiano regionale mugugnarono un bel po' nel leggere la serie di articoli che dedicai al Centro e alle terapie che vi venivano praticate, e ci fu perfino qualche protesta. Ma il buon capo della redazione, Anacleto Lupo, comprese il potenziale innovativo di quell'approccio e consentì la pubblicazione.

Lettere Meridiane raggiunge le 10.000 visualizzazioni


È bello festeggiare le prime diecimila visualizzazioni di Lettere Meridiane proprio il 31 dicembre, alla fine dell'anno in cui il blog è andato a regime. È bello metterne a parte i lettori, che hanno consentito di raggiungere questo traguardo. E l'occasione è propizia per qualche riflessione.
Mi dedico più sistematicamente a scrivere queste lettere rivolte ai cittadini di buona volontà dall'estate scorsa. Soprattutto nelle ultime settimane l'indice di lettura è cresciuto significativamente.
Diecimila e cinque pagine lette non sono moltissime, in un'epoca in cui la comunicazione è sempre più di massa (e massificata). Ma sono abbastanza per una iniziativa che non intende scimmiottare i mass media, ma piuttosto si sforza di rimettere in circolazione le idee, di far riflettere, di non dare niente per scontato, e di trattare i lettori non come destinatari di messaggi, ma piuttosto interlocutori.
La crescita dei lettori che il blog ha marcato negli ultimi due mesi è la risposta ad uno sforzo che mi piace condividere con quanti leggono Lettere Meridiane: la pubblicazione di recensioni che danno conto e raccontano le opere dei numerosi talenti creativi che la nostra terra possiede. Troppo spesso i giornali e le televisioni si limitano a "dare l'annuncio" senza poi "coprire" l'evento. Nella migliore delle ipotesi ci scappa un'intervista frettolosa al protagonista dell'evento. La critica - soprattutto quando non è fine se stessa e non è distruttiva - serve invece proprio a far circolare le idee, stimola la crescita della qualità.
Per fortuna il web sta cambiando le cose, grazie anche al rapporto naturale con il social network. I siti web (due tra tutti, Foggia Città Aperta e Daunia News) stanno riscrivendo le regole dell'informazione locale, sempre più stimolando la partecipazione e la riflessione dei cittadini. Così, e solo così, si forma l'opinione pubblica.

domenica 30 dicembre 2012

Quando il cinema è una festa popolare: la prima de La Stagione dell'Amore a Biccari


Una immagine della "prima" de La stagione dell'amore
a Biccari
Guardare un film è una esperienza che molti definiscono solipsistica. Andare al cinema è una delle cose che si possono fare tranquillamente da soli, senza problemi, sia come antidoto alla solitudine, sia come risposta al bisogno di isolarsi, di restare per un po'  soli con se stessi.
Ma ci sono volte in cui accade l'esatto contrario: guardare un film assieme ad altra gente diventa un rito collettivo, una festa popolare.
Mi è successo qualche giorno fa a Biccari, dove veniva presentato per la prima volta il film di Antonio Silvestre, La stagione dell'amore, di cui ho già parlato su Lettere Meridiane.
Mi aveva invitato il produttore, Mario Tani, che avevo conosciuto assieme al regista in occasione della presentazione del film al Festival del Cinema di Foggia. A dire la verità, non sapevo che quella proiezione sarebbe stata la prima, a Biccari, dove il film era stato girato lo scorso inverno, ed anche per questo è stata una esperienza intensa, inattesa, entusiasmante.
Avevo accettato l'invito come atto di doverosa cortesia. A Foggia mi aveva colpito molto la grande professionalità di Silvestre e di Tani, ma anche la loro modestia, la loro capacità di confrontarsi con autori giovani ed inesperti, senza quella puzza sotto il naso che spesso manifestano gli uomini di cinema.

sabato 29 dicembre 2012

Perché il Pd foggiano ha sterilizzato le primarie


Un anonimo lettore ci sollecita una lettura più approfondita delle ragioni che vedono a Foggia le primarie del Pd praticamente sterilizzate. Si contendono i tre seggi disponibili (tanti dovrebbero essere, secondo i pronostici, uno al Senato, due alla Camera) soltanto quattro candidati, tre donne (in ordine alfabetico l'assessora regionale Elena Gentile, la renziana Elisa Matera e la senatrice uscente Colomba Mongiello) e soltanto un maschio, il deputato uscente Michele Bordo, la cui designazione è certa, per effetto del "voto di genere" voluto dal Pd per favorire una più ampia presenza femminile, ma che invece qui da noi funzionerà al contrario, praticamente blindando la sola candidatura maschile.
La contemporanea ricandidatura dei due parlamentari uscenti ha probabilmente scoraggiato quanti avevano fatto un pensierino alle primarie, tanto più che pare essersi saldato un asse forte tra Foggia e Manfredonia, le città d'origine di Mongiello e Bordo. Gli uscenti temono la candidatura arrembante dell'assessora Gentile, che viene da un altra roccaforte della sinistra dauna, come Cerignola. 

I magnifici duecentoundici di Carlo Della Pace


Vi ho già raccontato su Lettere Meridiane del film di Carlo Della Pace, Noi siamo perfetti e mò…me  fa vedè Fogge?, che qualche giorno fa ha riempito con quattro proiezioni consecutive la Sala Farina (chi volesse rileggersi la recensione, la trova qui).
Ma è il caso di tornarvi perché il film possiede una sua profonda attualità, in questi giorni che l'immagine di Foggia consegnata alla rete è quella di una città sporca, sommersa dall'immondizia, avvelenata dai rifiuti e dalle polemiche.
Sono assolutamente d'accordo con Alberto Mangano che su Facebook invita alla prudenza, per evitare che si propaghi sulla rete un'immagine eccessivamente negativa della città. Prima o poi ci liberemo dall'immondizia: ma quelle fotografie resteranno per sempre in rete, consegnando ai posteri un' immagine non proprio esaltante della città. 
Non a caso, Mangano oltre che un apprezzato storico ed un acuto osservatore delle cose cittadine, è anche uno degli attori del film: vi compare nell'insolita veste di un disc jockey rossonero.
Il film di Carlo Della Pace lancia un messaggio che è l'esatto contrario dell'immagine prevalente della città in questi giorni di rifiuti e polemiche, e che va a maggior ragione sottolineato, come messaggio di speranza e di impegno civile. 

venerdì 28 dicembre 2012

Le primarie blindate del Pd di Capitanata


"La presenza femminile è altissima e si riscontra anche una straordinaria presenza di candidati autorevoli che renderanno queste primarie vere e competitive. Giorgio Gaber diceva che "la libertà è partecipazione", io spero che il 30 dicembre sia una grande festa per la democrazia e per tutto il centrosinistra". Lo dice Domenico De Santis, organizzatore del Partito Democratico in Puglia, e gli si può anche dare ragione per quanto riguarda quasi tutta la Puglia. La partecipazione è nutrita dappertutto, ma non a Foggia, la sola provincia pugliese in cui le primarie saranno blindate. I candidati sono infatti solo quattro e tra di loro soltanto un maschietto, l'uscente Michele Bordo. Il parlamentare di Manfredonia è  questo punto certo della sua candidatura, per il meccanismo dell'alternanza, inventato per favorire la presenza femminile, ma che in provincia di Foggia funziona all'incontrario. Se Bordo non dovesse vincere, sarà infatti comunque secondo. Non c’è gara, insomma.
La provincia di Foggia è la più povera di candidati in Puglia e forse in Italia, alla faccia della partecipazione invocata da De Santis: a Bari corrono 16 candidati; a Lecce 12, 8 a Brindisi e a Taranto e perfino la Bat, con 6 candidati, fa meglio della provincia di Foggia, quanto mai allineata e coperta. 

giovedì 27 dicembre 2012

La scomparsa di Franco Perdonò


E’ improvvisamente scomparso all’età di 73 anni il collega Franco Perdonò, decano dei giornalisti dauni. Ho avuto il piacere di collaborare con lui in due redazioni: quella foggiana della Gazzetta del Mezzogiorno, e molti anni dopo in quella del Quotidiano di Foggia. In entrambe le occasioni ho imparato ad apprezzare la sua professionalità. Franco è stato un cronista di razza, in grado di raccontare la realtà ed i suoi avvenimenti con sagacia ma anche con spirito critico.

mercoledì 26 dicembre 2012

Disponibile per il download gratuito l'ebook di don Tonino Intiso "Osare più solidarietà"


Mentre esce il nuovo libro  di don Tonino Intiso, La nostra vita: la Storia di Dio! (domani la recensione su Lettere Meridiane), sono disponibili per il download gratuito, grazie ad una iniziativa dell'Associazione Culturale Il Pensatoio di San Filippo Neri, i materiali ed i documenti integrali che sono al centro del secondo libro del sacerdote foggiano.
La nostra vita: la Storia di Dio non è solo un'autobiografia, ma  il racconto del lungo viaggio che don Tonino Intiso ha compiuto, nel corso delle sue 75 primavere, in seno ed assieme alle sue diverse famiglie: quella originaria, quella del seminario, e via via l'Azione Cattolica, la Caritas, le comunità parrocchiali del SS.Salvatore e di San Filippo Neri, i comitati che hanno scritto pagine memorabili della storia cittadina, come la Giornata Mondiale della Lebbra, il Giubileo del 2000, la gara di solidarietà per dotare della radioterapia gli OO.RR. di Foggia. 
Il libro è corredato da una ricca documentazione che trova il suo completamento ed il suo approfondimento proprio nei materiali dell'e-book pubblicato dal Pensatoio di San Filippo Neri.
Osare più solidarietà - questo il titolo del libro digitale - è un brogliaccio di documenti, appunti, testimonianze, pagine di diario e ritagli di stampa che don Tonino Intiso ha messo insieme in diversi decenni della sua vita. Il "corpus" più consistente della cospicua documentazione riguarda l'attività svolta dal sacerdote foggiano quando era Direttore della Caritas Diocesana e si colloca temporalmente all'inizio degli anni Novanta, quando in città e in provincia esplodevano nuove povertà e nuove emergenze sociali.

lunedì 24 dicembre 2012

Nonostante tutto è Natale / La sfida di don Tonino: "Osare più solidarietà"


Non bisogna essere degli acuti osservatori per rendersi conto che il Natale 2012 è uno dei più critici ed amari che la città di Foggia ha vissuto negli ultimi decenni. L'impietoso spettacolo che la città offre di se stessa - i rifiuti che traboccano dai cassonetti e ormai invadono i marciapiedi, la scarse luminarie, la profluvie di critiche, le male parole e le imprecazioni dei cittadini che inondano il social network - dà la misura di una situazione che neppure i più pessimisti potevano immaginare.
Ragionare sul perché si sia scesi così in basso sarebbe un esercizio di puro autolesionismo, perché le colpe, le responsabilità, stanno dappertutto e sono di tutti: della classe dirigente, che non si è accorta della crisi che incombeva sulla città, e che ha sempre pensato di poter rinviare la soluzione dei problemi, ma anche dei cittadini, dello scarso senso civico,  basti pensare agli episodi di vandalismo che da eccezione sono ormai diventati pratica quotidiana. 
Se i cassonetti strapieni e l'immondizia delle strade chiamano in causa l'inadeguatezza della politica, i muri imbrattati, le panchine divelte dei parchi, l'arredo urbano fatto a pezzi denunciano le responsabilità di quanti neanche meritano il nome di cittadini perché come ricorda l'etimologia della parola, gli abitanti della civis dovrebbero sentire la città come cosa loro, e non contribuire ad abbruttirla.
Però, nonostante tutto è Natale. E il bello del Natale è che Cristo nasce ancora. Come  ogni anno, come ogni giorno, Dio si fa uomo e scende sulla terra per pagare le colpe di noi tutti, immolandosi sulla Croce.

"Noi siamo perfetti": la Foggia sorridente e sorniona di Carlo Della Pace


Un ritmo sostenuto, circa duecento attori; ci sono volute quattro proiezioni, per fare entrare tutti quelli che desideravano assistere alla prima, che si è svolta alla Sala Farina. Sembrerebbero i numeri di Ben Hur, invece sono quelli di "Noi siamo perfetti, e mo' facc' vede Foggia", mediometraggio di Carlo Della Pace.
Per raccontare e mettere in scena i modi di dire foggiani, sfilano sul grande schermo attori professionisti, professionisti che per una volta si cimentano con la recitazione, e tantissimi foggiani che vogliono così testimoniare il loro attaccamento verso le radici e verso il dialetto. Il risultato è sorprendente, grazie all'impegno e all'entusiasmo che hanno profuso Carlo Della Pace e i suoi amici, tra cui va segnalato, Natalino Donatacci, l'instancabile cicerone che fa visitare la città (una Foggia insolita e bella, ripresa piena di luce e con le strade senza traffico) ai diversi foggiani emigrati al Nord, che gli telefonano per porgli la domanda tormentone: "E mo mè fa vedè Fogge?"
Va detto che già nei mesi che hanno preceduto la "prima" alla Sala Farina,  patrocinata dalla Provincia e dal Festival del Cinema Indipendente di Foggia, il film è stato un fenomeno mediatico: le precedenti edizioni sono state pubblicate dall'autore su You Tube, ed hanno totalizzato qualcosa come 55.000 contatti, creando le premesse per quella partecipazione diffusa che fa di "Noi siamo perfetti" un'opera diversa dal convenzionale, indipendente nel senso migliore e più genuino del termine.

mercoledì 19 dicembre 2012

Foggia e i libri. Pochi editori, pochi lettori. Nonostante l'Università


La cultura come rete e come sistema. Ovvero la sola, possibile dimensione che può trasformare la cultura stessa in impresa, in motore dell'economia. Ma, mentre il resto della Puglia galoppa verso questo orizzonte, la Capitanata annaspa.
Se n'era parlato già l'estate scorsa, a proposito del calendario estivo degli eventi pubblicato da Pugliapromozione, e che sostanzialmente fotografava le manifestazioni comprese nel portale Puglia Events
Il problema si è riproposto in occasione del lancio di Discovering Puglia, la bella iniziativa dell'assessorato regionale al Mediterraneo per favorire la destagionalizzazione del turismo. Anche in questo caso, la presenza della Capitanata tra le attività e gli eventi compresi nel "pacchetto" regionale è piuttosto leggera, con alcune clamorose assenze come Vieste, San Marco in Lamis, Lucera e la stessa Foggia.
Ogni volta che si deve rispondere ad un bando o a un avviso pubblico, ogni volta che si tratta di progettare la cultura, e si devono sistematizzare le idee, pianificare gli obiettivi, elaborare programmi di qualità, la nostra terra balbetta.

lunedì 17 dicembre 2012

Discovering Puglia: la Capitanata c'è, ma non quanto avrebbe potuto...


È qualcosa di più di quanto non dica lo stesso nome, Discovering Puglia, il progetto dell'Assessorato Regionale al Mediterraneo, per favorire la destagionalizzazione del turismo. È, forse, la celebrazione definitiva del matrimonio tra turismo e cultura, che si può coniugare al meglio proprio durante la stagione invernale.
La Puglia è attrattiva sempre: sia d'estate, quando ha da offrire ai turismo il sulle e il mare, sia d'inverno quando il bagno non si può fare, ma si possono visitare i tantissimi beni culturali o si può partecipare a tanti eventi. Occorreva però "fare sistema", organizzando anche in questo senso l'offerta turistica e mettendola in rete.
Discovering Puglia pare esservi riuscito al meglio. I numeri sono imponenti ben 620  attività che, a partire dalle prossime festività natalizie, accompagneranno fino a tutto il 2013 i turisti che sceglieranno la Puglia e naturalmente i pugliesi stessi. Ma la provincia di Foggia non è presente come e quanto avrebbe potuto: il problema non è della Regione ma del territorio, che non ha risposto come sarebbe stato il caso.
Ma torniamo al progetto. “L’obiettivo - spiega Silvia Godelli, assessore al Mediterraneo, Sport e Turismo - è valorizzare in modo organico sia gli attrattori pugliesi che la presenza diffusa degli eventi di forte richiamo turistico . Con Discovering, la Puglia è in grado finalmente di mettere in rete un’offerta integrata per i week end e i giorni di festa a partire da dicembre e per tutto il 2013”. 

domenica 16 dicembre 2012

Foggia, città che non sa sperare né sa disperare


Ho letto oggi su Facebook due post intelligenti ed esemplari, che mi piace condividere con gli amici di Lettere Meridiane, in questa domenica in cui Foggia sembra avvitarsi su se stessa e la crisi sembra un vortice senza fine, nonostante barlumi di speranza. È la domenica in cui si dovrebbe stappare lo spumante per i cinquemila visitatori che hanno partecipato alla prima edizione del Sieb, il salone dell'informatica svoltosi al quartiere fieristico, ad iniziativa di una coraggiosa azienda informatica foggiana, la KnowK. Ma è anche la domenica dei licenziamenti all'Amica, della crisi sempre più marcata dell'ex ospedale psichiatrico Don Uva. Una Foggia che guarda al futuro (con il Sieb) ma che resta prigioniere del presente.
Scrive Savino Russo: "Uff, che città depressa e deprimente, indolente e litigiosa, persa dietro i mille "particulari" degli interessi di ceto, di categoria, di gruppo, di famiglia e volontariamente incapace di guardare al bene di tutti. Città vittimista ed autolesionistica, città incapace di darsi speranza. Uff, che brutta domenica."
L'altro post che ha catturato la mia attenzione è di Sandro Simone: non è di oggi, ma di qualche giorno fa, ma ha il pregio di sottolineare - come quello di Savino - un vizio antico dei foggiani, così antico che temo faccia parte del nostra dna. "Certi giorni - scrive Sandro - penso che a Foggia c'è gente che si mette al pc e dice: "mo, fammi trovare qualcuno che ha cercato di fare qualcosa di buono e che posso criticare". Boh, contenti voi."

Disponibile per il download gratuito il libro "a quattro mani" con Jimenez Deredia


L'installazione e l'inaugurazione della Genesi - la stupenda statua che adorna la nuova sede della Provincia - furono precedute dalla pubblicazione di un catalogo e dalla proiezione di un documentario nel quale intervistavo il grande scultore costaricano che ne è l'autore, George Jimenez Deredia.
Il libro e il film furono una idea dell'allora presidente della Provincia, Antonio Pellegrino, che letteralmente mi spedì a Mollicciara, un piccolo paese ligure a confine con la Toscana, dove vive l'artista, quando non è impegnato a viaggiare per il mondo a seguire uno dei tanti progetti che lo vedono impegnate: le sue opere sono praticamente esposte in tutto il globo e il suo ultimo progetto, La Ruta de La Paz, che lo vede collaborare con l'Università di Pisa, prevede la realizzazione di nove spazi in altrettanti Paesi americani, dal Canada, passando per Stati Uniti, Messico, Yucatán, Costa Rica, Colombia, Perù, Cile, fino all'Argentina. 
Quella intervista rappresentò l'inizio di una amicizia che ci portò a incontrarci diverse altre volte. Rimasi profondamente colpito dal carattere metafisico e filosofico dell'opera di Deredia: scolpire le pietra è il suo modo di esprimere il suo pensiero. Nella home page del suo sito si legge un aforisma particolarmente significativo: “Per essere un vero scultore - dice l'artista - bisogna pensare come un filosofo, progettare come un architetto e lavorare come un muratore.”

mercoledì 12 dicembre 2012

L'autore della Genesi, Deredia, reinterpreta le Stele Daunie


Ha fatto molto discutere ed ha appassionato l'opinione pubblica cittadina lo scempio, per fortuna risanato a tempo di record, della Genesi di Jorge Jimenez Deredia, la stupenda statua con cui la Provincia ha voluto adornare l'ingresso della sua nuova sede, in via Telesforo.
Fu l'allora presidente della Provincia, Antonio Pellegrino, a motivare le ragioni che l'avevano spinto ad acquistare l'opera, sottolineandone il particolare valore simbolico: "Voglio augurarmi che quest'opera abbia per Foggia e per la sua provincia il significato di un nuovo rinascimento. Voler rinascere come città, voler rinascere come provincia, come istituzione voler augurare un progresso alla nostra terra. Questa statua racchiude in sé tutti questi significati: gli occhi socchiusi della donna sono occhi che vedono lontano e la dicono tutta sul profondo significato da dare alla nostra terra, ai nostri sogni, alle nostre speranze."
Pellegrino pronunciò queste parole al termine del suo doppio mandato presidenziale, che lo avevano visto al timone di Palazzo Dogana: nove anni, dal 1994 al 2005, che avevano visto la Provincia particolarmente impegnata sul versante della cultura e dell'arte, per cui l'ottimismo manifestato dal compianto chirurgo prestato alla politica sembrava più che fondato.

martedì 11 dicembre 2012

Foggianità e foggianesimo, il Taccuino di De Seneen, le provocazioni di Savino Russo


Non mi era mai successo che un libro m'intrigasse così tanto, ancora prima della sua presentazione. È riuscito nell'impresa Savino Russo, mandandomi le bozze della sua prefazione al Taccuino della Memoria di Raffaele De Seneen. 
L'autore affida al racconto, più che alla saggistica, la narrazione dell'identità più profonda della sua/nostra città. Per Borges, la letteratura è la sola forma possibile di verità (di racconto della verità) perché consente di vedere "oltre" le cose. Raffaele coglie felicemente questo aspetto  della letteratura.
La malinconia - scrive Savino Russo - non cede mai il passo alla nostalgia e il “come eravamo” diventa così implicita (ma neanche tanto) riflessione sul “come siamo” e anche sul “come saremo”.
Ci sono quindi tutti gli ingredienti per una riflessione seria sull'identità della città. La prefazione di Savino Russo e i racconti di Raffaele De Seneen smitizzano alcuni abusati stereotipi sui quali varrebbe la pena di riflettere, perché troppo spesso la questione identitaria del capoluogo dauno è stata ridotta a puro folclore. 
Russo si concede alcune divertite riflessioni sulla foggianità: Premesso che lo “specifico” della nostra gente non può in nessuna maniera essere accostato alla napoletanità, alla milanesità, alla stessa sciasciana sicilitudine, se un aspetto distintivo, caratterizzante e sicuramente storico risulta naturale mettere in luce della nostra città, è quello di essere stata per secoli e fino ad oggi una città senza mura e dunque una città aperta: aperta ai traffici (la città dei mercanti!) e ai forestieri, disposta e disponibile alle “mescolanze”.

domenica 9 dicembre 2012

Biccari e Orsara scommettono sulla cultura popolare


La provincia di Foggia c'è anche quest'anno, nella Giornata  Nazionale della Rete Italiana di Cultura Popolare, con una new entry che testimonia lo sforzo che questa comunità sta facendo nella direzione del rilancio e della valorizzazione della ricchissima cultura popolare. Stiamo parlando di Biccari, che assieme a Orsara, è una delle due location che ospiterà quest'anno gli eventi della giornata, in programma per il 13 dicembre prossimo.
Le iniziative saranno tre. Tutte ospitate nei Monti Dauni, e non è per niente un caso che a manifestare la maggiore sensibilità verso la Rete Italiana della Cultura Popolare siano i comuni dell'Appennino Dauno, dove più profonde sono le radici ed il senso identitario.
Particolarmente significativo è il caso di Biccari, la cui amministrazione comunale, pur avendo aderito da poco alla Rete, è riuscita a farsi certificare una delle più antiche tradizioni della cultura popolare locale, gli 'nzammarùchele, i canti sull'altalena che da tempo immemorabile vengono eseguiti in occasione del Carnevale. 

Ecco i patrimoni pugliesi della cultura popolare


Non sono moltissimi, i patrimoni culturali pugliesi compresi nella Rete Italiana della Cultura Popolare, e sicuramente occorrerebbe una maggiore sensibilizzazione affinché anche altre tradizioni vengano inseriti nella mappa. Vediamo comunque in queste schede, estratte dal sito della Rete Italiana della Cultura Popolare, quali sono i patrimoni  della cultura popolare pugliese che hanno ottenuto la certificazione. Cinque in tutto, tre in provincia di Foggia, due in provincia di Lecce. Eccoli.
Biccari - Provincia di Foggia
Gli 'nzammarùchele 
Periodo di svolgimento: Carnevale
"I canti sull'altalena di Biccari, detti 'nzammaruchele,sono canti di corteggiamento eseguiti durante il carnevale.
L'altalena era formata da un pezzo di legno (à léun) che fungeva da sedile, collocato su una corda spessa (zoca) che veniva legata all'interno della casa, ad uno degli anelli presenti sul soffitto, o all'architrave sull'uscio della porta d'ingresso. In quest'ultimo caso l'altalena nel dondolare fuoriusciva e rientrava dall'abitazione.

sabato 8 dicembre 2012

L'exploit dei Monti Dauni al Festival del Cinema Indipendente di Foggia


Se i Monti Dauni hanno sbancato al XII Festival del Cinema Indipendente di Foggia, praticamente monopolizzando la sezione riservata al Cinema di Capitanata, una ragione c'è, e non ci vuole la zingara per indovinarla. I piccoli paesi dell'Appennino Dauno, con le loro bandiere arancioni ed i loro borghi più belli d'Italia, offrono location ideale per raccontare storie. Tanto più quando si tratta di storie sospese tra il surreale (La stagione dell'amore di Antonio Silvestre) e la favola (È nato scemo di Guido De Paolo) come quelle che abbiamo visto al Festival. O quando si tratta di evocare la memoria come ne L'ultima fermata di Giambattista Assanti, le cui riprese sono in corso tra Rocchetta Sant'Antonio, l'Irpinia e Foggia, ed il cui progetto è stato presentato nella Sala Farina dall'autore e dal produttore, Tonino Zangardi.
Nel cinema, la individuazione di una location non è casuale, ma il frutto di scelte ponderate: la qualità del paesaggio, la coerenza dell'ambientazione con la storia che si intende rappresentare, l'esistenza di facilitazioni, che possono andare dal contributo finanziario delle istituzioni locali, all'ospitalità, all'assistenza delle riprese.

venerdì 7 dicembre 2012

Il cinema che fa riflettere dei ragazzi dell'istituto Einaudi


Temi forti nella sezione Cinema di Capitanata del XII Festival del Cinema Indipendente di Foggia. È stata un po' la costante che ha accompagnato gli spettatori che hanno seguito nei diversi pomeriggi del Festival le opere realizzate dagli autori locali. Il tema più arduo di tutti è stato tuttavia quello affrontato dalla IV B dell'istituto professionale Einaudi di Foggia, che studia cinema nell'ambito dell'indirizzo Promozione Commerciale e Pubblicitaria, coordinati e diretti da una vecchia conoscenza del mondo cinematografico foggiano, Tonino Zanni, presidente dell'associazione Cinemazione.
I ragazzi dell'Einaudi hanno voluto affrontare il problema dell'aborto, dal punto di vista della donna, raccontando la solitudine che questa deve spesso sopportare, prima di prendere la decisione.
Come ha chiarito Zanni presentando il lavoro, di cui ha curato anche la regia, sono stati proprio gli studenti a scegliere, in totale autonomia, di trattare un tema così impegnativo per non dire spigoloso. Il pregio maggiore del loro cortometraggio, che si intitola non a caso La scelta (2012, durata 13' 20''), sta proprio nella spontaneità con cui la questione viene affrontata. Interessante anche la scelta di non inserire dialoghi: si tratta di un film a suo modo muto, in cui il commento è affidato alla suggestiva canzone di Fabio Stango.

La Genesi di Deredia torna (quasi) al suo antico splendore


La Genesi di Jorge Jimenez Deredia, voluta ed acquistata dalla Provincia guidata da Antonio Pellegrino per adornare la nuova sede dell'amministrazione è tornata a tutto (o quasi) il suo splendore originario.
La Provincia ha infatti provveduto alla pulizia della vernice rossa con cui l'ignota mano di un ragazzo, Andrè; aveva imbrattato la preziosa statua, per dichiarare il suo amore per Giusy. All'Amministrazione va dato atto di avere tempestivamente affrontato il problema, ripulendo il gruppo bronzeo che raffigura la nascita attraverso la simbologia della sfera e della Grande Madre. Pellegrino l'aveva additata come simbolo di un possibile nuovo Rinascimento per il capoluogo dauno, ed anche per questo valore simbolico, il gesto di teppismo ha provocato proteste e disagio nella opinione pubblica.
Come documentano le foto, l'opera di bonifica è stata approfondita e quasi del tutto efficace. La vernice è stata completamente rimossa dal basamento di marmo, mentre resta qualche traccia nella parte di dietro delle statua, dove l'autore dello scempio aveva sprizzato la vernice spray proprio sul bronzo.
Visti i tempi biblici dell'intervento pubblico, la rapidità con cui ha agito l'ente adesso guidato da Antonio Pepe è encomiabile, e lancia un messaggio civile e culturale forte: Non si può lasciare il bene pubblico nelle mani di chi lo devasta. 

Il cartello di un buontempone: l'ironia contro lo scempio della Genesi di Deredia


Non si può certamente dire che manchi l’ironia, ai foggiani. Ed è l’ironia l’antidoto, l’estrema ratio, la ciambella di salvataggio alla quale ricorrere in questa città che annaspa, che s’abbrutisce. Deve averla pensata così, l’ignoto cittadino che ha reagito con significativa ironia, allo scempio compiuto ai danni de La Genesi di Jorge Jimenez Deredia, la statua posta davanti alla nuova sede della Provincia, in via Telesforo, che simboleggiava per espresso volere dell’ex presidente della Provincia Antonio Pellegrino l’idea e la speranza di un rinascimento per il capoluogo dauno.
Stamattina, davanti alla statua, orrendamente verniciata in rosso da Andrè, più ignorante che vandalo, per dichiarare il suo amore a Giusy, è comparso un cartello vergato da una mano anonima, il cui autore si rivolge direttamente alla ragazza di André: “Giusy ripensaci… una vita intera con questo imbecille.”
Chissà se Giusy ci ripenserà: ma nella speranza che il suo livello culturale sia un po’ più elevato di quello del suo amico, sarebbe il caso che se non altro infliggesse una sonora lavata di capo ad Andé e lo iscrivesse ad un corso obbligatorio di storia dell’arte.

Giovani autori crescono: l'exploit di Guido Di Paolo


Fabrizio Enrico (Antonio)
Un film bello, pieno d'incanto e di speranza, da salutare come un evento per il cinema foggiano, È nato scemo di Guido Di Paolo. Intenso, nonostante duri soltanto 15 minuti, e del resto la riuscita di un cortometraggio dipende proprio dalla capacità dell'autore di concentrare la narrazione di una storia di spessore in poco tempo.
La storia di È nato scemo è così ricca e suggestiva, che avrebbe potuto sostenere un lungometraggio: Antonio (Fabrizio Enrico) è un ragazzo diversamente abile (mai appellativo sembra tanto azzeccato…) che nella sua vita ha una sola, grande passione, la poesia. Vive assieme alla sorella (una splendida e sempre più brava Maddalena Zoppoli) e a due fratelli in un piccolo paese dell'Appennino Meridionale. Il padre ha abbandonato la sua famiglia, lasciandole in eredità solo una montagna di debiti. Gli usurai minacciano di passare alle vie di fatto se i soldi non verranno restituiti: il fratello maggiore (Stefano Tornese) vorrebbe darsi al crimine, ma non ne è capace. Non si può essere rapinatori, quando si vive in un paese così piccolo e bello (Volturino, provincia di Foggia).  L'altro fratello (Armando Granato) è alle prese con i problemi di cuore tipici della sua età; la sorella tira avanti la famigliola, senza mai perdere il sorriso e la speranza. Alla fine, saranno proprio la saggezza e la vena poetica di Antonio, “nato scemo”, a sistemare le cose per il meglio.

giovedì 6 dicembre 2012

Nino Diliddo, una vita per la terra nel racconto di Maria Grazia D'Andrea


Una vita trascorsa tutta nei campi, quella di Nino Diliddo, da Cerignola. Da quando, all’età di 14 anni, a causa di necessità di famiglia venne chiamato a condurre il fondo agricolo di suo padre, lasciando l’attività di commerciante di scarpe, non c’è stato giorno che non si sia recato in campagna per seguire la crescita delle coltivazioni.
Sulla vita di Diliddo è incentrato il documentario Una vita per la terra di Maria Grazia D’Andrea presentato fuori concorso al XII Festival del Cinema di Foggia, nella sezione riservata al Cinema di Capitanata. Il cortometraggio è una intervista a Nino ed a suoi figli, realizzata nei loro campi, nell’agro di Cerignola. Il taglio asciutto dato dalla D’Andrea al suo lavoro e l’efficacia con cui il protagonista spiega gli odierni problemi dell’agricoltura danno al film un particolare valore documentario. Apprendiamo dalla visione quanto sia precaria l’attività di un contadino, e come basti una gelata o viceversa una giornata di calore eccessivo a mandare in malora un campo di carciofi o di cime di rape. 

Quello che verrà: storie di quotidiana disperazione in una Foggia desolata


Giuseppe ha voglia di dire, Giuseppe ha urgenza di dire. E così, il XII Festival del Cinema Indipendente ospita quello che è forse il primo istant movie della sua storia: Quello che verrà di Giuseppe Guiduccio. alla sua opera prima, anzi primissima, come ha candidamente ammesso alla proiezione, ospitata nella sezione Cinema di Capitanata del festival: "Ho letto il bando e ho deciso di partecipare, girando il mio primo mediometraggio in quattro giorni. "
I mezzi tecnici sono quanto di più rudimentale si possa supporre (un cellulare), ma il risultato è intrigante, perché proprio nella povertà dei mezzi e nella necessità di doverli aggirare sta l'efficacia dell'esperimento condotto dall'autore. Interessanti il frequente ricorso a primi e primissimi piani, e l'alternanza tra sfocature e messe a fuoco che sembra sottolineare il precario rapporto tra il dramma umano dei personaggi e l'ambiente che li circonda.
Guiduccio mette sullo schermo una Foggia desolata e desolante, teatro perfetto delle tre storie di disperazione raccontate nel film e che sono quelle di Anna, una giovane donna affetta da cancro,  costretta ad affrontare il dramma della terapia, di Iris, condannata alla disabilità da un incidente automobilistico e di Antonio e Maria, una coppia di nuovi poveri che non riescono ad adattarsi alla loro situazione di miseria. Tre calvari che si intrecciano e si rincorrono in una spirale che conduce tutti i protagonisti a toccare il fondo della loro esistenza.

mercoledì 5 dicembre 2012

Risorgono i cortometraggi: La stagione dell'amore, caso esemplare


In un momento di crisi acutissima del cinema italiano, risorgono i cortometraggi, mai come adesso fucina di talenti e laboratorio di idee. Produrre film canonici in piena crisi economica generale è diventato proibitivo, ecco allora aprirsi strade nuove a piccoli film, ma con tante idee e sceneggiature di prim'ordine come accade ne La stagione dell'amore di Antonio Silvestre, fuori concorso nella sezione Cinema di Capitanata al XII Festival del Cinema Indipendente, dopo essere stato visto ed apprezzato al Festival del Cinema di Roma e ad Asti.
Il film rappresenta un caso esemplare di quel che potrebbe essere una strada possibile per il cinema italiano: basso budget, ma senza rinunciare alla qualità, consapevole supporto - logistico e finanziario - dal territorio, che ne viene ripagato in termini di ricaduta d'immagine e di crescita dell'attrattività.

I 75 anni di don Tonino Intiso


Compie oggi 75 anni don Tonino Intiso. Centoquarantuno lustri tutti spesi dalla parte dei più deboli, degli ultimi. Conoscendolo da ormai quarant'anni e passa, ho sempre sospettato che la Provvidenza abbia abbondantemente aleggiato su questa vita piena di luce, che don Tonino ha impiegato nel tenace tentativo di illuminare le tenebre.
Quando eravamo molto più giovani, lui era assistente diocesano della Gioventù di Azione Cattolica - fu uno dei suoi primi incarichi pastorali - ed io responsabile di quel gruppo che cercava di dare senso e concretezza allo spirito del  concilio Vaticano II… Mi successero nel ruolo Savino Russo e Lorenzo Valecce. Siamo rimasti amici l'uno all'altro e con tanti altri compagni di strada.
Da parte mia cercavo di coniugare la fede cristiana con il mio credo politico, comunista. Tanta per darvi una idea dei tempi, la "duplice veste" non mandava in visibilio il vescovo dell'epoca, l'indimenticabile mons. Giuseppe Lenotti, ma veniva tollerata. Solo molti anni dopo avrei imparato che basta il Vangelo, la radicale scelta di campo di Gesù Cristo a guidare un impegno politico, e che i libretti rossi appartengono all'effimero della storia; pagine che si cancellano, così come sono crollati i muri più resistenti.

martedì 4 dicembre 2012

Scivoli per la mente per esorcizzare lo stigma


Cinema che serve a documentare, ma anche a riflettere e a confrontarsi quello che si è visto alla Sala Farina, nell’apertura della sezione del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, Cinema di Capitanata, riservata agli autori locali. E’ stato proiettato il documentario Scivoli per la mente (2011, 60’, Produzione Stigmamente Arte Media e Psichiatria) di Luigi Starace, vecchia conoscenza del festival di Foggia per essere stato per alcuni l’animatore de La mente al cinema, che raccoglieva e presentava al pubblico opere anche di fiction sul tema del disagio mentale e dello stigma.
Scivoli della mente racconta – senza mai appiattirsi sull’aspetto puramente cronachistico e con l’apporto di numerose testimonianze di studenti, docenti e psicologi – la positiva esperienza maturata nell’ambito della sanità pugliese con il progetto Stigma Mente, che vedeva lo stesso Starace tra i promotori, assieme al prof. Antonello Bellomo, docente di psichiatria all’università di Foggia. Finanziata dall’Ares Puglia, l’iniziativa proponeva discussioni ed approfondimenti sul tema dello stigma, ovvero il pregiudizio nei confronti dei disagiati psichici e più in generale dei diversi, in 70 scuole pugliesi distribuite su trenta comuni, a partire dalla visione di alcuni film e dalla lettura di alcuni testi sul tema del disagio.

Imbrattata la Genesi di Deredia, simbolo del Rinascimento foggiano



"Voglio augurarmi che quest'opera abbia per Foggia e per la sua provincia il significato di un nuovo rinascimento. Voler rinascere come città, voler rinascere come provincia, come istituzione voler augurare un progresso alla nostra terra. Questa statua racchiude in sé tutti questi significati: gli occhi socchiusi della donna sono occhi che vedono lontano e la dicono tutta sul profondo significato da dare alla nostra terra, ai nostri sogni, alle nostre speranze."
Così Antonio Pellegrino, a conclusione del suo doppio mandato alla guida della Provincia raccontava le ragioni che lo spinsero ad acquistare la Genesi, la splendida opera di Jorge Jemenez Deredia, per adornare l'ingresso della nuova sede della Provincia, in via Telesforo, nel documentario Genesi ponte di Luce, che ho avuto il piacere di curare per l'occasione (disponibile nel sito dell'artista). 
Fu un'operazione culturale di grandissimo significato: per il valore dell'autore (è il solo scultore non europeo una cui opera sia esposta a Piazza San Pietro), per il valore intrinseco ed il significato culturale dell'opera. La città tornava in qualche modo al "bello", all'arte.
Per espresso volere del presidente Pellegrino  e dello scultore si convenne che l'opera dovesse essere installata all'esterno del Palazzo in modo da esaltarne il suo valore pubblico: il bello dev'essere condiviso per diventare una comune risorsa di sviluppo, in questo territorio che di bellezza ne possiede tanta.

lunedì 3 dicembre 2012

Bersani stravince. Ma Renzi c'è, anche in Capitanata.


Che dovesse essere Bersani il vincitore del ballottaggio sembrava abbastanza scontato, soprattutto dopo l’accordo concluso tra il segretario del Pd e Nichi Vendola. Il risultato della chiamata alle urne del popola del centrosinistra in provincia di Foggia è in questo senso del tutto coerente con la griglia di partenza, anche se per soppesare al meglio un voto di ballottaggio è necessario guardare non soltanto alla percentuali, ma anche alle cifre assolute.
Ciò premesso, il successo di Bersani in provincia di Foggia è ampio, ed incontestabile (qui i risultati, comune per comune). Il segretario chiude al 74,7%, con 19.079 voti; lo sfidante, Matteo Renzi al 25,3%, con 6.476. Domenica scorsa i voti erano stati 16.362 per Bersani (53,1%) e 6.036 per Renzi (19,6%). Il calo dei votanti è stato parecchio significativo: al primo turno a recarsi ai seggi erano stati in 31.005, domenica scorsa 25.692. In soldoni, vuol dire che la maggior parte di quanti hanno sostenuto Vendola (che aveva conquistato 7.746 voti, pari al 25,1%) ha preferito non andare a votare, il resto ha sostenuto in larghissima prevalenza Bersani. Va detto che la candidatura del segretario del Pd era appoggiata anche dai socialisti, che soprattutto a Foggia si sono massicciamente impegnati.

domenica 2 dicembre 2012

Il ballottaggio monco, le regole miopi, gli autogol del centrosinistra


Comunque vadano le cose al ballottaggio, avrà molto da rimpiangere e su cui riflettere, il centrosinistra in Italia e in Capitanata. Non mi interessa se la decisione assunta dal comitato provinciale per le primarie sia conforme o meno alle regole. Non mi interessa nemmeno sapere a quale dei due contendenti sarebbero finiti i voti. Il punto su cui rammaricarsi e riflettere è uno ed uno solo: è stato impedito di partecipare al ballottaggio a 793 elettori di centrosinistra (tanti dovrebbero esserne, visto che solo 9 delle 802 istanze ricevute sono state approvate dal comitato dei garanti), che avevano sottoscritto l'appello di Italia Bene Comune e che in qualche modo avevano espresso la loro volontà di prender parte alla nuova stagione della politica che nelle intenzioni dei promotori le primarie dovrebbero aprire (speriamolo ma viste le premesse...).

Che emozione, la nuova versione di C'era una volta in America


È stata una serata  inaugurale di altissimo spessore, quella che ci ha regalato il XII Festival del Cinema Indipendente di Foggia, con la proiezione della versione integrale e restaurata di C'era una volta in America, e la risposta del pubblico foggiano è stata positiva: l'indimenticabile sorriso in macchina di Robert De Niro che chiude il film, è stata salutata da un caloroso applauso.
Ritenevo il capolavoro di Sergio Leone un film bellissimo, inimitabile, struggente già da prima che vedessi la versione director's cut voluta dai figli. Adesso che l'ho vista, il film mi piace ancora di più, ed è un vero peccato che sia stato necessario aspettare per tanto tempo. 
Si è detto sempre che C'era una volta in America è un film sul tempo: ma il tempo ha giocato un brutto scherzo al film, rovinando la pellicola utilizzata per le nuove sequenze inserite nella versione integrale . Se si fosse aspettato ancora un po', sarebbe stato impossibile il restauro, effettuato su positivi miracolosamente ritrovati.
Avrebbe dovuto pensarci lo Stato, e prima, come si fa con i monumenti nazionali. La versione definitiva regala 24 minuti in più che Sergio Leone era stato costretto a tagliare per non appesantire troppo la versione originale, che durava già 3 ore e 40'.  

sabato 1 dicembre 2012

Com'è nato e perché è nato il Festival del Cinema Indipendente di Foggia


Luciano Emmer, primo presidente di Giuria
Dodici anni, forse qualcuno in più (diremo poi meglio di questa incertezza anagrafica). Abbastanza, o troppo pochi, per raccontare gli albori del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, come si trattasse di un pezzo della storia culturale della Capitanata? 
Come sempre, la risposta dipende dai punti di vista. Dodici anni sono decisamente pochi, se si considera che per radicarsi un festival di cinema ha bisogno di decenni. Ma sono verosimilmente sufficienti, se si tien conto della fisiologica caducità delle manifestazioni culturali in questo lembo di Puglia, e non solo: nonostante oggi inauguri la sua dodicesima edizione, il Festival è tra le più longeve manifestazioni del genere, in una Puglia in cui i festival del cinema nascono e muoiono come falene.
E poi le storie servono a consolidare identità, a custodire la memoria del passato, ancorché prossimo. E raccontiamola dunque la storia degli albori del Festival del cinema di Foggia. A partire dall'incertezza anagrafica di cui si diceva prima.
Dodici anni, dunque o tredici, o addirittura quattordici? A ricordarmi che il festival ha avuto un numero zero (me n'ero dimenticato, ma anche la memoria di un fondatore certe volte può vacillare) è stato uno dei meravigliosi volontari che hanno deciso di condividere con noi l'avventura. 

venerdì 30 novembre 2012

C'era una volta in America al Festival del Cinema di Foggia


Può sembrare bizzarro inaugurare una rassegna dedicata al cinema indipendente e di qualità, ovvero di film piccoli, con un colosso come C'era una volta in America, così come farà l'1 dicembre il Festival del Cinema Indipendente di Foggia. Ma a ben vedere non è così, perché la storia della produzione e della distribuzione del capolavoro di Sergio Leone è simile a quella di tantissime pellicole "piccole" per le quali uscire nelle sale è una scommessa, ed è costante il rischio di rimanere invisibili.
Non è un caso che la versione più o meno director's cut del film esca a distanza di più di vent'anni dalla morte dell'autore, e per merito dei figli, che l'anno scorso hanno acquistato i diritti dell'opera. Avrebbe dovuto pensarci lo Stato, ma questo è un altro discorso.
L'incompiutezza, durata vent'anni, di questo film fondamentale nella storia della Settima Arte è una delle tante contraddizioni di quella dimensione industriale del cinema, della quale Leone - egli stesso produttore - è stato un comunque un esponente. Però con il pregio e con la specificità, rispetto agli americani di non rinunciare mai ad essere anche un artigiano del cinema nel senso medievale del termine, che non faceva distinzione tra artigiano ed artista perché l'arte era recta ratio factibilium, arte di fare bene le cose. E Sergio Leone le cose del cinema le ha fatte bene, come nessuno altro.

giovedì 29 novembre 2012

Vittorio Cosimo Nocera, eroe del calcio in bianco e nero

Vittorio Cosimo Nocera è stato per la mia generazione il campione, il bomber che potevi vedere e toccare con mano. Il calciatore che scaldava come nessun altro lo stadio che era allora fatto di tubi innocenti e quando saltellavamo in ventimila ti sentivi come il soldato di un esercito in corsa, ed assediavi pure tu la squadra avversaria, quando i Satanelli andavano all'attacco.
Se giocava lui, il Foggia non aveva avversari, poteva battere chiunque.
Nocera è stato l’orgoglio di una città, che in quei magici anni Sessanta si lasciava finalmente alle spalle il ricordo delle macerie, degli orrori della guerra, e cominciava un suo sommesso ma orgoglioso cammino, verso due dimensioni che ne avrebbero segnato il destino: l’industrializzazione e la serie A.
Non è vero che il pallone è l'oppio dei popoli. Non a Foggia, almeno, e non in quegli anni radiosi. Me l'ha insegnato un giornalista raffinato ed attento come Gaetano Matrella: il calcio è l'orgoglio di un a città stremata dalla storia.
Assieme all’indimenticabile don Mimì Rosa Rosa (cui questa città dalla memoria corta non ha ancora dedicato una strada) e ad Oronzo Pugliese, il mago fatto in casa di Turi, il centrattacco (allora si chiamavano così) dei satanelli fu protagonista della storica scalata che portò il Foggia Incedit dalla C alla A. Nel campionato cadetto 1962-1963 che portò alla promozione, fu capocannoniere con 24 gol.
Era l’idolo della curva. Lo speaker dello stadio, che lo sapeva e la sapeva lunga, quando annunciava le formazioni prima di pronunciarne il nome faceva una breve pausa… Moschioni, Valadè, Micelli, Bettoni, Rinaldi, Micheli, Favalli, Lazzotti … Nocera… (anzi, ad esser precisi: Nouceeeraaaaa) e qui l'immancabile boato dello stadio, che sommergeva gli ultimi due che erano Maioli e Patino.

Conservatorio Giordano, luogo d'eccellenza: il recupero della musica concentrazionaria


Ci sono luoghi d’eccellenza di cui la città non è consapevole fino in fondo. Ma è da questi posti in cui si coltiva la creatività che produce la speranza e il desiderio del futuro – di essere protagonisti del proprio futuro – che bisognerebbe ripartire.
Uno di questi luoghi dell’eccellenza è sicuramente il Conservatorio Musicale Umberto Giordano, che da qualche anno sta vivendo una nuova vita, grazie alla presidenza di Enrico Sannoner, una volta tanto l’uomo giusto al posto giusto, visto che è stato per decenni direttore del teatro comunale Giordano, che soprattutto negli anni Settanta portò a fasti mai raggiunti prima. Tanto per dire, alcune produzioni del teatro vennero ospitate all’Arena di Verona.
Sannoner sta applicando al conservatorio la stessa ricetta che aveva determinato il successo del teatro, ed è una ricetta che mi sento di suggerire a tutti i foggiani che abbiano a cuore la cultura, e siano convinti che è un motore indispensabile di crescita civile ed economica: metterci la faccia ed il cuore. In questa impresa, Sannoner è positivamente coadiuvato dal nuovo direttore, il maestro Francesco Di Lernia.

mercoledì 28 novembre 2012

Esiste una classe dirigente foggiana?

Le elezioni politiche del 2008 si risolsero in un disastro per la classe politica foggiana: scarsamente presente nei listini del "porcellum", e penalizzata in quanto a posizioni. Quel risultato non fu però casuale, ma la conclusione di un processo che aveva visto sempre più alleggerirsi il ruolo della città capoluogo rispetto ad altre roccaforti politiche, come Manfredonia.
Che accadrà alle prossime elezioni? Molto dipenderà dal sistema elettorale e soprattutto dalla possibilità che sia restituita ai cittadini la possibilità di scegliersi i loro parlamentari, attraverso il voto di preferenza. Nell'attesa che il Parlamento risolva il rebus, ecco, in questo post, cosa scrissi all'indomani delle elezioni   che si svolsero nella primavera del 2008, nel tentativo di rispondere alla domanda: perché non esiste più una classe dirigente foggiana?

martedì 27 novembre 2012

Quando la letteratura intesse reti e relazioni: l'ultimo libro di Francesco Giuliani


Rinverdendo una vocazione e una tradizione, che sarebbe sinceramente il caso di riscoprire e rilanciare, e che fa di San Severo uno dei centri pugliesi e meridionali più importanti dal punto di vista della produzione letteraria (Nino Casiglio, Enzo Verrengia, Benito Mundi, tanto per fare qualche nome), Francesco Giuliani dà alle stampa un prezioso volume che riscopre alcuni autori della Puglia Settentrionale, e in particolare del Gargano, anch’esso fucina di  tanti autori importanti.
Il volume, intitolato Nel Nord della Puglia è pubblicato dalle Edizioni Il Rosone – tenacissima e coraggiosa casa editrice fondata dall’indimenticabile Franco Marasca, ed oggi diretta dalla moglie Falina e dalla figlia Marida – nella collana “Testimonianze” pensata e diretta da un altrettanto indimenticabile intellettuale e uomo di lettere come Benito Mundi, instancabile animatore della biblioteca della cittadina dell’Alto Tavoliere ed egli stesso scrittore e saggista.
Tante fortunate, ma non casuali, coincidenze fanno del libro di Giuliani (sanseverese pure lui, e docente di Italianistica all’Università di Foggia) un’opera fondamentale nella cultura pugliese, perché l’autore riesce a dar conto con successo, attraverso una laboriosa e suggestiva raccolta di studi, documenti e impressioni di viaggio, dei rapporti che grazie alla letteratura la cultura dauna è riuscita a stabilire con il resto del Paese.
I libri, la scrittura, la produzione letterario intessevano ed intessono reti assai più delle moderne tecnologie. Peccato solo che si legga sempre meno, sicché fondare e dirigere collane come ha fatto Mundi, scrivere libri come fa Giuliani e pubblicarli come fa Marasca è veramente un atto di coraggio.

lunedì 26 novembre 2012

Il voto in controtendenza della Capitanata punisce Vendola


Chi ha vinto e chi ha perso le primarie in provincia di Foggia? La risposta non è facilissima, anche perché si è trattato soltanto del primo round di una competizione che finirà domenica prossima, con il ballottaggio. Ma, raffrontando i dati di domenica scorsa in provincia di Foggia con quelli del resto della Puglia e con i risultati delle ultime edizioni delle Primarie, si può ricavare un'idea abbastanza precisa su quanto sta dietro i numeri usciti dalle urne.
Mettiamola così: vince Bersani, ma un po' meno di quanto si sarebbe detto, perde Vendola, Renzi ottiene un risultato di tutto rispetto, che rappresenta forse il vero fatto nuovo della competizione.
Ma vediamo prima di tutto i numeri. In Capitanata il candidato più suffragato è Pierluigi Bersani, con 16.362 voti, pari al 53,1%. Insegue Vendola con 7.746 voti, pari al 25,1. Terzo Matteo Renzi: 6.036 voti, che fanno il 19,6%. Gli altri candidati, Tabacci e Puppato, si attestano sul 2,2%. 
Diversamente da quanto è accaduto nelle precedenti primarie, il dato della provincia di Foggia è fortemente disallineato rispetto a quello regionale, che vede Bersani anche in questo caso al primo posto, ma con il 39,3%, ovvero circa 14 punti in meno rispetto a quanto non ne abbia conquistati in provincia di Foggia. 

Ultimi? No. Soltanto sommersi (e furbi)


Come, e quanto, il sommerso incide nelle statistiche ufficiali dell’economia e della qualità della vita? L’interrogativo è di quello che fa tremare le vene ai polsi, perché si tratta di misurare un fenomeno che per sua natura è difficile da conoscere e da stimare. In realtà, le cifre che vengono fuori da un’analisi promossa da Pugliapromozione per valutare il peso del “Turismo che non appare” (ovvero quello sommerso) sono impressionanti tanto da dare concretezza ad una metafora che viene spesso utilizzata, e che dipinge il sommerso come un iceberg. La parte invisibile, che sta sotto il pelo dell’acqua è assai più grande di quella che emerge .

I risultati delle Primarie del centrosinistra, comune per comune

Più di 31.000 votanti, in provincia di Foggia, per le primarie del centrosinistra che si sono svolte ieri.  Ha vinto Bersani, con 16.362 voti (53,1%). Segue Vendola con 7.746 voti (25,1%). Ma la vera sorpresa è Renzi, con 6.036 voti (19,6%). A Tabacci e Puppato solo il 2,2%.
Da questo link è possibile scaricare i risultati, seggio per seggio.

domenica 25 novembre 2012

Estate 2012: il Salento sorpassa il Gargano


La provincia di Foggia rischia di perdere il primato turistico pugliese che fino allo scorso anno la vedeva in vantaggio rispetto alle altre province pugliesi. Il Gargano perde colpi a vantaggio del Salento, che lo sorpassa, anche se si tratta di un sorpasso con il passo del gambero. Entrambe le zone denunciano infatti difficoltà e perdono turisti: ma Foggia più di Lecce.
Queste le sensazioni che si ricavano dalla lettura dei dati pubblicati qualche giorno fa dall'Osservatorio Regionale sul Turismo di Unioncamere. Rispetto alle previsioni degli operatori - che paventavano una sensibile contrazione degli arrivi e delle presenze - la cose sono andate meno peggio del previsto. Ma i numeri fanno squillare un sonoro campanello d'allarme, perché significa che uno dei settori trainanti dell'economia provinciale accusa battute a vuoto.

sabato 24 novembre 2012

Primarie 2012 / Questione meridionale assente (o quasi)


Che cosa pensano i cinque candidati alle primarie del centrosinistra della questione meridionale? È presente nei loro programmi, e in che misura? Per scoprirlo, abbiamo sottoposto i documenti che contengono le loro idee ad una semplice analisi lessicale, cercando all'interno dei testi le occorrenze di alcune parole chiave, e precisamente "questione meridionale", "Mezzogiorno", "Sud", "meridionale" e "meridionali".
Il risultato non è dei più esaltanti, e conferma la tesi che Lettere Meridiane sostiene da tempo: la questione meridionale è stata complessivamente rimossa dall'agenda politica nazionale, anche se il divario tra Nord e Sud resta in tutta la sua evidenza ed in tutta la sua drammaticità.

Liste d'attesa in Puglia / Sorpresa, a Foggia l'Asl più veloce

Più di due mesi (66,6 giorni) per una visita cardiologica; due e mezzo per una visita endocrinologica. E le cose vanno ancora peggio nel caso in cui si abbia bisogno di esami diagnostici particolarmente specialistici: per una mammografia occorre aspettare sei mesi. Per una ecografia alla mammella sette mesi (per la precisione 212 giorni).
Sono questi i tempi di attesa misurati nella Regione Puglia, e si tratta di cifre tutt'altro che rassicuranti. Va detto che si tratta di dati piuttosto "freschi" essendo stati registrati nel periodo compreso dal 16 al 20 aprile ma che hanno però un valore soltanto statistico, nel senso che non sono certi, diversamente da quanto accadde in altre Regioni d'Italia, che monitorano in maniera costante  i tempi d'attesa e in qualche caso offrono al cittadino anche la possibilità di poter effettuare on line la prenotazione della prestazione.

venerdì 23 novembre 2012

Primarie 2012 /Scontro tra titani con l'incognita Renzi


Cosa cambierà nel centrosinistra pugliese e foggiano, dopo le primarie di domenica prossima? Molto, se non tutto, dipenderà dal risultato che riusciranno ad ottenere i supporter di Matteo Renzi. E non soltanto perché il sindaco di Firenze è il personaggio più nuovo che sia sceso in campo: a sostegno della tesi che sarà proprio lui l'ago della bilancia della competizione c'è anche una serie di considerazioni oggettive.
La prima - e più evidente - è che ai nastri di partenza figurano esponenti che giungono da partiti perfino coalizioni diverse. Vendola rappresenta Sel, Tabacci si era candidato con l'Alleanza per l'Italia di Rutelli (centro), ma strada facendo la coalizione è stata ribattezzata Italia Concreta. 
Il solo derby riguarda insomma il Pd, che schiera tre candidati: il segretario Bersani, il già ricordato Renzi, la combattiva consigliera regionale veneta, Laura Puppato, la cui candidatura non ha comunque prodotto riverberi locali, almeno in Puglia. Ed è dunque la volata a due, quella che potrà produrre ripercussioni più o meno profonde sul quadro politico di centrosinistra regionale e provinciale, perché riguarda gli equilibri interni del partito di maggioranza della coalizione.

Primarie / Nel 2010 fu il trionfo di Nichi Vendola


Le primarie del 2010 che dovevano designare il candidato alla guida del governo regionale fecero registrare una scotola per il candidato ufficiale di Bersani, Francesco Boccia, che venne battuto dal governatore uscente Nichi Vendola, che di lì a pochi mesi avrebbe vinto anche le elezioni regionali.
In provincia di Foggia, la vittoria fu però più contenuta che nelle altre provincia pugliesi.
In Capitanata votarono 30.496 elettori e simpatizzanti di centrosinistra. Il “popolo dei gazebo” tributò il 56% per cento dei voti al governatore uscente ed il 44 all’economista barese, che era stato già sconfitto da Vendola alle primarie di cinque anni prima.
Particolarmente netta la vittoria di Vendola nel capoluogo, dove votarono in 4.567: 3.069 i  voti a Vendola (pari al 67%) e 1498 a Boccia (33%). A Foggia si votava in tre seggi, Vendola vinse dappertutto, imponendosi con il 60% nella circoscrizione di Foggia Nord, con il 75% in quella di Foggia Centro e con il 66% in quella di Foggia Sud.
Schiacciante la vittoria di Vendola a Lucera, dove si recarono alle urne 1.094 cittadini, attribuendo al governatore l’83% dei consensi.

Primarie / Nel 2009 consacrarono la leadership di Manfredonia


Le primarie del 2009 furono particolarmente importanti per il Pd in provincia di Foggia in quanto sancirono in modo definitivo l'egemonia di Manfredonia rispetto al resto del territorio provincia. Non tanto per il risultato, che era scontato alla vigilia, quanto per l’affluenza alle urne decisamente bassa nel capoluogo, tanto che (ma era già successo due anni prima) in termini di partecipazione al voto Foggia venne sorpassata da Manfredonia, che si confermò roccaforte del Pd, per eccellenza.
I votanti furono poco meno di trentamila:  29.400 sono state le schede scrutinate per l’elezione del segretario nazionale e 29.337 quelle per la scelta del segretario regionale.
Dal punto di vista percentuale, i risultati delle primarie in provincia di Foggia furono comunque più o meno in linea con il risultato nazionale e regionale.
Anche in Capitanata vinse Pierluigi Bersani, che totalizzò 17.899 voti, pari al 62.08% (52% il dato nazionale provvisorio, 62% quello regionale.
Il segretario nazionale uscente Dario Franceschini raccolse invece 9.637 voti (33.42%, percentuale praticamente identica a quella nazionale e notevolmente superiore a quella regionale); 1.298 (4.50%) i voti andati a Ignazio Marino, che in provincia di Foggia andò decisamente peggio rispetto alla Puglia (10%) ed alla media nazionale (13,9%). 
Per quanto riguarda la segreteria regionale la spuntò il “bersaniano” Sergio Blasi che ottenne 16.161 voti, pari al 56.96%.
Alle sue spalle Michele Emiliano che correva come indipendente. L'allora segretario regionale uscente ottenne 6.344 voti (22.36%), mentre Guglielmo Minervini (candidato della mozione Franceschini) ne ha conquistati 5.869 (20.68%).
Come già detto, Manfredonia fu il centro che fece registrare la più elevata percentuale di votanti (4.282 voti). Seguirono  Foggia (3.594 voti), San Giovanni Rotondo (3.192), Cerignola (2.147), San Severo (1.524) e Apricena (1.243). Significativa la performance di San Giovanni Rotondo, che si piazzò davanti a due ormai ex cittadelle “rosse” come Cerignola e San Severo.

giovedì 22 novembre 2012

Il nuovo sogno di don Tonino Intiso


Don Tonino Intiso è un pezzo importante della storia e del cuore della città di Foggia. Una vita dalla parte degli ultimi, a tessere reti di solidarietà che hanno dato vita a momenti di grande impegno e partecipazione. In alcuni casi hanno gettato ponti tra Foggia e il mondo, come accadde in occasione della Giornata Mondiale della Lebbra che si svolse nel capoluogo dauno, e produsse la costruzione dell'ospedale di Nalgonda in India. In altri, hanno regalato una speranza di futuro a persone che l'avevano perduta, come nel caso della raccolta dei fondi per dotare gli Ospedali Riuniti della radioterapia.
E poi gli anni trascorsi come parroco del SS.Salvatore, con l'esperienza pedagogica d'avanguardia realizzata con La Casetta e la Scuola Shalom, quelli da Direttore della Caritas, ad affrontare i problemi degli immigrati albanesi prima e dei nomadi poi, per finire agli anni passati come assistente all'ospedale Psichiatrico Don Uva a quelli attuali, che lo vedono da sette anni parroco di una comunità di estrema periferia, San Filippo Neri, e la Chiesa ospitata in un garage.

mercoledì 21 novembre 2012

Ecco perché la BatCapitanata potrebbe essere una carta vincente


Sarà anche formato e con scarso reciproco amore, ma il matrimonio tra la Capitanata e la Bat sconvolge la geografia pugliese. Il fatto è che la riforma delle province, come abbiamo già avuto modo di dire, segna la nascita di una Puglia quadripolare, la cui novità più interessante è rappresentata proprio dalla nuova aggregazione di territori che formeranno la Puglia settentrionale, dalla Batcapitanata. Ci piace chiamarla così, non solo mettendo in ordine rigorosamente alfabetico le due province, ma perché il prefisso “bat” riecheggia Batman: dà una idea di forza, vagheggia una provincia da supereroi. E potrebbe essere proprio così.
Purtroppo la classe dirigente si attarda nelle solite polemiche: guarda al passato più che al futuro. Molto difficilmente il governo tornerà indietro, e sarebbe quindi il caso di riflettere  - serenamente e pacatamente – sulle implicazioni comportare dai nuovi equilibri che vanno profilandosi, in seno ad una competizione tra i diversi territori regionali che sta diventando sempre più esasperata.
Una prima osservazione: da tempo i “territori” pugliesi non coincidono più con i confini provinciali, e non può essere diversamente, in un contesto che va sempre più globalizzandosi. Però il decreto del governo rimescola sensibilmente le carte, modifica gli scenari.

martedì 20 novembre 2012

Sanità e liste di attesa: quando il cane si morde la coda


Che sia la sanità il nervo scoperto della giunta regionale pugliese è fuor di dubbio. Com’è altrettanto fuor di dubbio che la scommessa politica più importante che attende il governo guidato da Vendola da qui fino alla fine della legislatura sta proprio nella riuscita della missione impossibile sottesa al cosiddetto piano di rientro: far quadrare i conti e nello stesso tempo difendere, se non migliorare gli standard dei servizi sanitari regionali.
Un bel problema, anche perché il rischio di corto circuito è quanto mai elevato, come insegna il classico dilemma dell’uovo e della gallina. Accontentarsi dell’uovo oggi,potrebbe far perdere del tutto la gallina domani. L’espressione più evidente del rischio di corti circuito è data dalle liste di attesa, che rappresentano anche un nemmeno tanto simbolico contrappasso per l’intera e complessa vicenda della sanità pugliese. All’atto dell’insediamento del suo primo governo, il governatore Vendola annunciò che il suo primo banco di prova era rappresentato dalla riduzione dei tempi d’attesa per ottenere le prestazioni specialistiche presso i nosocomi pugliesi o le strutture territoriali delle Asl.
Ad un certo punto del primo quinquennio di governo regionale di centrosinistra, le liste d’attesa cominciarono effettivamente a ridursi: non tanto per effetto di una migliore organizzazione della sanità pubblica, quanto per un più efficiente concorso della sanità privata.

lunedì 19 novembre 2012

Il nuovo meridionalismo del ministro Barca


Non succede tutti i giorni che un Ministro della Repubblica scriva ad un blog di provincia come Lettere Meridiane. Se questo accade non è per caso, tanto più quando il ministro in questione è Fabrizio Barca, che non è un habitué dei salotti radiotelevisivi e generalmente rifugge le luci della ribalta.
L'argomento di cui si discute - e nemmeno questa è una coincidenza - è la trasparenza. Non solo e non tanto la trasparenza come valore su cui dovrebbe fondarsi tutta la sfera pubblica. Ma quella trasparenza più nuda e cruda, affidata ai puri numeri.
È questa filosofia dello svelamento che sta alla base del sito Opencoesione, voluto dal ministro per monitorare in tempo reale (e far monitorare ai cittadini) l'andamento e l'efficacia della spesa che riguarda i progetti finanziati con fondi comunitari.
Barca affida a Twitter la risposta al post di Lettere Meridiane in cui commentavamo positivamente l'iniziativa del Ministero per la Coesione Territoriale: "Anche grazie alla pressione permessa da opencoesione.gov.it , Puglia e Campania ora fanno un primo balzo."

domenica 18 novembre 2012

Ultimi. Ma non sarà anche perché il pensiero è in crisi?


Riprendo il graditissimo messaggio pubblico che il rettore dell'università di Foggia, Giuliano Volpe, ha depositato sulla mia pagina di Facebook, assieme al commento di Nicolangelo De Bellis, imprenditore del settore della comunicazione.
Lungi da me ogni tentazione di autoreferenzialità o peggio ancora di autocelebrazione: non c'è nulla di peggio, per chi cerca di comunicare, del parlarsi addosso.
Ma i simpatici messaggi di Volpe e De Bellis meritano qualche ulteriore riflessione sul senso di Lettere Meridiane e più in generale sul senso della comunicazione. O più precisamente sulla necessità di una diversa comunicazione in un territorio che sta attraversando una crisi così nera come il nostro.
Il Rettore scrive a proposito del post (pubblicato sotto forma di articolo anche sul Quotidiano di Foggia) in cui difendevo la sua posizione in merito alla classifica pubblicata dal Sole 24 Ore, che aveva bocciato l'ateneo foggiano per il rapporto tra la spesa del personale e quella totale, ritenendola troppo elevata.

Biccari ombelico della Capitanata


Uno degli obiettivi di Lettere Meridiane (anzi il suo obiettivo principale) è quello di favorire la circolazione delle idee, in una terra come la nostra in cui il pensiero è divenuto merce rara. Non dappertutto, però. Ad essere più distratte, forse perché alle prese con mille, cogenti problemi quotidiani, sembrano essere le città.
Ancora una volta, dai piccoli comuni dell'Appennino Dauno ci giunge invece una bella lezione di impegno civile. Si parla di sviluppo a Biccari.
Il sindaco, Gianfilippo Mignogna, replica al suo concittadino Salvatore Casasanta, che era intervenuto con un intelligente commento sul post di Lettere Meridiane dedicato alla "epoca dei pionieri" dell'Appennino Dauno, che mette oggi in mostra delle eccellenze (basti ricordare le tante Bandiere arancioni o i tanti Borghi più belli), proprio grazie a quanti hanno intuito l'importanza di un modello di sviluppo orientato alla valorizzazione culturale e turistica.
Anche Casasanta fu uno dei pionieri: il suo comune (Biccari) fu tra i primi a promuovere iniziative di un certo tipo, sagre intelligenti che non si limitavano soltanto agli aspetti gastronomici ma coinvolgevano anche quelli culturali. Però il circolo virtuoso azionato da Casasanta non ha dato, come altrove, i frutti sperati. Perché?

La memoria degli eroi: in omaggio l'e-book di de Leo e Brunetti



Scrittore e giornalista, membro della Società di Storia Patria per la Puglia ed Ispettore Onorario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Carmine de Leo è uno storico dotato di un grande senso civico, e consapevole di quanto la memoria sia un prezioso strumento di costruzione del futuro, perché consolida l'identità di una comunità.
Non si limita dunque ad investigare il passato remoto, ma s'impegna anche a studiare quello più vici o a noi, dove lo studio dei documenti e delle fonti può essere arricchito dalle testimonianze dirette dei protagonisti.
De Leo rende alla comunità cittadina e provinciale un bellissimo omaggio, regalando l'edizione digitale del libro La memoria degli eroi, scritto assieme a Lorenzo Brunetti. Una bella iniziativa, un esempio che andrebbe seguito anche da altri scrittori della nostra terra.
Il volume è scaricabile dal bel blog di Vincenzo Saponaro, Foggia in guerra: un autentico scrigno di memoria per Foggia, perché gli eventi bellici hanno purtroppo segnato un momento drammatico e nevralgico della sua storia. 
La memoria degli eroi è pubblicato dalla federazione di Foggia dell'Istituto del Nastro Azzurro, ed è dedicato a tutti i caduti in guerra, nelle missioni di pace e nella lotta alla criminalità. Il raccoglie gli atti del convegno svoltosi a Palazzo Dogana in occasione del 150° anniversario dell'Unità e racconta - spesso anche attraverso testimonianze dirette, gesta ed imprese dei militari nati a Foggia e in provincia che sono stati decorati per il loro eroismo.
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