giovedì 29 novembre 2012

Conservatorio Giordano, luogo d'eccellenza: il recupero della musica concentrazionaria


Ci sono luoghi d’eccellenza di cui la città non è consapevole fino in fondo. Ma è da questi posti in cui si coltiva la creatività che produce la speranza e il desiderio del futuro – di essere protagonisti del proprio futuro – che bisognerebbe ripartire.
Uno di questi luoghi dell’eccellenza è sicuramente il Conservatorio Musicale Umberto Giordano, che da qualche anno sta vivendo una nuova vita, grazie alla presidenza di Enrico Sannoner, una volta tanto l’uomo giusto al posto giusto, visto che è stato per decenni direttore del teatro comunale Giordano, che soprattutto negli anni Settanta portò a fasti mai raggiunti prima. Tanto per dire, alcune produzioni del teatro vennero ospitate all’Arena di Verona.
Sannoner sta applicando al conservatorio la stessa ricetta che aveva determinato il successo del teatro, ed è una ricetta che mi sento di suggerire a tutti i foggiani che abbiano a cuore la cultura, e siano convinti che è un motore indispensabile di crescita civile ed economica: metterci la faccia ed il cuore. In questa impresa, Sannoner è positivamente coadiuvato dal nuovo direttore, il maestro Francesco Di Lernia.

Il conservatorio musicale Giordano è uno dei più significativi luoghi dell’eccellenza di cui dicevo prima, un centro che non soltanto forma i giovani musicisti ma produce anche ricerca ad altissimo livello, come dimostra una recente iniziativa che tra l’altro testimonia l’altissima qualità del corpo docente.
Tra i tanti bravi professori del conservatorio figura un geniaccio, il pianista Francesco Lotoro, che è una indiscussa autorità, tra i maggiori esperti internazionali di musica concentrazionaria, ovvero la musica che è stata composta nei campi di concentramento durante uno dei periodi più oscuri della storia dell’umanità.
Lotoro è tra l’altro autore dell’Enciclopedia discografica KZ Musik in 24 CD–volumi, che compendia ben 407 opere scritte nei Lager registrate tra il Teatro e il Conservatorio dauno tra il 2001 e il 2011.
La notizia è che al Conservatorio si è recentemente concluso il Master di “Musica concentrazionaria”, primo master in assoluto dedicato allo studio, esecuzione e approfondimento storico–filologico della musica scritta nei Campi di concentramento civili e militari aperti in Europa, Africa settentrionale e coloniale, Asia e Oceania dal 1933 al 1945.
Sono stati 30 gli effettivi del Master tra allievi del Conservatorio, musicisti in carriera e studenti universitari provenienti dall’intera Puglia, da Roma e da Torino che hanno partecipato al Master, a partire dal 16 maggio scorso, per un totale di 30 ore di tirocinio.si è altresì avvalso delle lezioni tenute dal Prof. Franco Piperno (Università La Sapienza di Roma) e Paolo Candido (docente di armonia presso il Conservatorio di Foggia).
Foggia è così la capitale italiana e forse europea della ricerca sulla musica concentrazionaria, del suo recupero e della sua produzione. La Puglia in generale è particolarmente attenta a questo segmento della produzione musicale che forse più di ogni altro ci dice come l’arte possa regalare sempre barlumi di speranza e di luce, anche nei momenti più tragici e bui.
A Barletta è presente infatti l’Archivio Unificato della Letteratura musicale concentrazionaria dell’Istituto Musica Judaica di Barletta, attualmente il più completo Archivio della musica composta presso tutti i Campi di prigionia, transito, concentramento, sterminio, Penitenziari militari e Stalags (Terzo Reich, Giappone, della Repubblica di Salò, regime di Vichy, Alleati, Unione Sovietica) in Europa, Asia e Nord Africa dal 1933 al 1945 scritta da musicisti Ebrei, cristiani di diverse confessioni, Sinti e Roma, geovisti, prigionieri civili senza specifica preparazione musicale, ragazzi deportati dalla Transnistria nei Campi di concentramento sovietici, soldati e ufficiali deportati presso Stalags, ecc. e altri gruppi sociali e religiosi discriminati durante la Seconda Guerra Mondiale.
Presso la Mediateca Regionale è stato invece costituito da Paolo Candido e Francesco Lotoro, quale filiazione della struttura barlettana, l’Archivio Musicale dei Ghetti e Campi (1933-1945), che consente a musicisti, studiosi e ricercatori del territorio di usufruire di tale materiale per studio, ricerca, preparazione di tesi di laurea specializzate, esecuzione concertistica.
Quanti volessero approfondire l’argomento o più semplicemente ascoltare qualcuno dei brani, bellissimi e struggenti, custoditi alla Mediateca, possono trovare tutte le informazioni del caso nel sito della mediateca.

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