martedì 27 novembre 2012

Quando la letteratura intesse reti e relazioni: l'ultimo libro di Francesco Giuliani


Rinverdendo una vocazione e una tradizione, che sarebbe sinceramente il caso di riscoprire e rilanciare, e che fa di San Severo uno dei centri pugliesi e meridionali più importanti dal punto di vista della produzione letteraria (Nino Casiglio, Enzo Verrengia, Benito Mundi, tanto per fare qualche nome), Francesco Giuliani dà alle stampa un prezioso volume che riscopre alcuni autori della Puglia Settentrionale, e in particolare del Gargano, anch’esso fucina di  tanti autori importanti.
Il volume, intitolato Nel Nord della Puglia è pubblicato dalle Edizioni Il Rosone – tenacissima e coraggiosa casa editrice fondata dall’indimenticabile Franco Marasca, ed oggi diretta dalla moglie Falina e dalla figlia Marida – nella collana “Testimonianze” pensata e diretta da un altrettanto indimenticabile intellettuale e uomo di lettere come Benito Mundi, instancabile animatore della biblioteca della cittadina dell’Alto Tavoliere ed egli stesso scrittore e saggista.
Tante fortunate, ma non casuali, coincidenze fanno del libro di Giuliani (sanseverese pure lui, e docente di Italianistica all’Università di Foggia) un’opera fondamentale nella cultura pugliese, perché l’autore riesce a dar conto con successo, attraverso una laboriosa e suggestiva raccolta di studi, documenti e impressioni di viaggio, dei rapporti che grazie alla letteratura la cultura dauna è riuscita a stabilire con il resto del Paese.
I libri, la scrittura, la produzione letterario intessevano ed intessono reti assai più delle moderne tecnologie. Peccato solo che si legga sempre meno, sicché fondare e dirigere collane come ha fatto Mundi, scrivere libri come fa Giuliani e pubblicarli come fa Marasca è veramente un atto di coraggio.

La Daunia letteraria viene così ricollocata da Giuliani al centro di un articolato e inedito spazio, che si apre a ventaglio.
Si passa, così, da Napoli, dove opera Francesco Dell’Erba, giornalista e scrittore di origini viestane, a Roma, dove producono i loro testi Michele Vocino ed Alfredo Petrucci, senza dimenticare i grandi scrittori italiani che nel Novecento si sono recati sul Gargano, seguendo la Via sacra Langobardorum.
La terza sezione, infine, intitolata Scaffale Pugliese, contiene sei saggi su autori altrettanto significativi, visti in una prospettiva più inconsueta. Si parte dal campano Bonaventura Gargiulo, scrittore infaticabile e vescovo di San Severo tra fine Ottocento e inizio Novecento, e si prosegue con i garganici Pasquale Soccio, che racconta con la sua maestria un insolito Subappennino Dauno, Michele Coco e Sergio D’Amaro. Gli ultimi due nomi, poi, sono Mariateresa Di Lascia, oggetto di analisi per i suoi racconti, ed Enrico Fraccacreta, autore di incantevoli versi dedicati all’amico di gioventù, il celebre fumettista Andrea Pazienza.
Il viaggio letterario si configura, così, come una perenne scoperta, che illumina il quadro di un’operosità troppo spesso trascurata o sottovalutata, che attraversa l’intero Novecento, fino ai giorni nostri, una rete che dal Nord della Puglia si allarga a dismisura, in modo vario e imprevedibile, senza soluzione di continuità.
Ha scritto Enrico Fraccracreta su Il Rosone : «Nel nord della Puglia», e nelle sue trecento e più pagine, Giuliani, con il suo ormai inconfondibile stile riattraversa un percorso a volte nuovo da oriente ad occidente, il raggio lungo della nostra regione, iniziando con un’altra riscoperta: il giornalista di Vieste Francesco Dell’Erba. L’interesse è notevole, tramite la voce di Dell’Erba o di Del Viscio oppure di Villani, come fu per Beltramelli e Vocino, Giuliani ci fa letteralmente  vedere il Gargano com’era agli inizi del secolo scorso oprima ancora. Si procede con opere di altri garganici esportati, per meriti, i già citati Petrucci e Vocino. Ma veramente la navigazione di Giuliani, attraverso fatti letterari, nella continuità geografica del discorso, approda a pagine di rara intuizione saggistica; il riferimento è al primo capitolo della parte seconda: «Scrittori del Novecento sulla Via Sacra Langobardorum». Qui la trama s’infittisce, è incredibile la conoscenza dell’autore su fatti e testimonianze, fedelmente riportati, riguardanti l’oggetto di studio: «L’alba del Novecento» in una «Costante del sacro», sino agli anni Cinquanta e Sessanta con altre importanti figure intellettuali.

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