lunedì 3 dicembre 2012

Bersani stravince. Ma Renzi c'è, anche in Capitanata.


Che dovesse essere Bersani il vincitore del ballottaggio sembrava abbastanza scontato, soprattutto dopo l’accordo concluso tra il segretario del Pd e Nichi Vendola. Il risultato della chiamata alle urne del popola del centrosinistra in provincia di Foggia è in questo senso del tutto coerente con la griglia di partenza, anche se per soppesare al meglio un voto di ballottaggio è necessario guardare non soltanto alla percentuali, ma anche alle cifre assolute.
Ciò premesso, il successo di Bersani in provincia di Foggia è ampio, ed incontestabile (qui i risultati, comune per comune). Il segretario chiude al 74,7%, con 19.079 voti; lo sfidante, Matteo Renzi al 25,3%, con 6.476. Domenica scorsa i voti erano stati 16.362 per Bersani (53,1%) e 6.036 per Renzi (19,6%). Il calo dei votanti è stato parecchio significativo: al primo turno a recarsi ai seggi erano stati in 31.005, domenica scorsa 25.692. In soldoni, vuol dire che la maggior parte di quanti hanno sostenuto Vendola (che aveva conquistato 7.746 voti, pari al 25,1%) ha preferito non andare a votare, il resto ha sostenuto in larghissima prevalenza Bersani. Va detto che la candidatura del segretario del Pd era appoggiata anche dai socialisti, che soprattutto a Foggia si sono massicciamente impegnati.

Nella città capoluogo, i risultati definitivi del ballottaggio vedono  vincitore Bersani con  3103 voti (72,5%). Renzi: ne ha conquistati 1178 (27,5%). Ma il risultato più importante che riguarda il capoluogo è quello relativo ai votanti: 4295, ovvero più di Manfredonia (4.139) che da molti anni deteneva il primato di cittadina con il maggior numero di elettori alle primarie. Alla performance della città capoluogo potrebbe aver contribuito proprio l’impegno del Psi.
Il pesante distacco inflitto da Bersani a Vendola induce una volta di più a chiedersi perché i rappresentanti del segretario e del Pd abbiano bocciato la richiesta di poter votare presentata da 800 elettori di centrosinistra, attraverso una interpretazione alquanto capziosa del regolamento, come abbiamo pubblicato ieri.
Commentando il risultato del primo turno, ci siamo posti la domanda se le primarie influenzeranno o meno gli equilibri interni del Partito Democratico. Non c’è dubbio che le sole facce veramente nuove che si sono viste in campagna elettorale siano quelle dei sostenitori di Renzi che ha trovato pochissime sponde negli apparati di partito. Visti sotto questo aspetto, i 6.036 voti ottenuti al primo turno e i 6.476 sono più che un buon inizio, per cercare di conquistarsi una presenza e un ruolo in seno al partito di maggioranza relativa del centrosinistra. Molto, se non tutto, dipenderà da quanto deciderà di fare adesso il sindaco di Firenze. Se sceglierà di continuare la battaglia per la rottamazione, portandola in seno al partito, o se deciderà, persa questa sfida, di starsene alla finestra.
La platea geografica dei sostenitori di Renzi è interessante in quanto marcano presenze molto significative proprio in quelle che venivano una volta definite roccaforti rosse. Il centro dove Renzi ha ottenuto più voti è Manfredonia (1.401, 34,2%) che è la riconosciuta capitale del centrosinistra di Capitanata; dal punto di vista percentuale, invece, i risultati più significativi vengono da Peschici (58,5%), il solo comune in cui abbia vinto Zapponeta (48,1%), e buoni risultati giungono da centri come Apricena, San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo. Abbastanza per dare cuore e gambe ad un progetto che guardi al territorio provinciale.

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