domenica 9 dicembre 2018

Nuovo sito e nuovo look per Lettere Meridiane



Dopo undici anni di onorato servizio sulla piattaforma Blogger di Google, scanditi dalla pubblicazione di circa 3.700 articoli, con oltre 4 milioni di viste, Lettere Meridiane cambia veste grafica, tecnologia e organizzazione. Da blog diventa un sito vero e proprio. La scelta si è resa necessaria proprio per valorizzare il grande patrimonio di conoscenza e di comunicazione che in questi anni Lettere Meridiane ha costruito, con l'obiettivo di rendere l’immenso archivio più accessibile ai lettori, cosa impossibile o quasi sulla pagina facebook e sul blog. La migrazione dei contenuti è iniziata da qualche settimana. Non è ancora del tutto completa, perché gli ultimi passi li faremo in compagnia di amici e lettori, pubblicando giornalmente una guida che li aiuti nella utilizzazione dei tanti nuovi servizi offerti dal nuovo sito. Cambia l’indirizzo web, che diventa dominio di primo livello: https://letteremeridiane.org. Cambia anche la piattaforma, che non sarà più Blogger di Google, ma Wordpress (in hosting presso Aruba), che consente tassonomie più avanzate, con la possibilità di suddividere i contenuti in categorie, pagine e tag, e di conseguenza anche un aspetto grafico più accattivante e dettagliato. Un affettuoso benvenuto ai lettori che stanno leggendo questo post sul nuovo sito. Come sempre, fateci sapere le vostre opinioni in merito, commentando il post. Ai lettori che stanno leggendo questo post sulla vecchia piattaforma, la raccomandazione di collegarsi alla nuova (https://letteremeridiane.org) e di memorizzarne il nuovo indirizzo. Il vecchio blog sarà operativo ancora per qualche giorno, poi verrà reindirizzato automaticamente al nuovo sito. Importanti novità riguarderanno anche i contenuti: gli aggiornamenti saranno più frequenti e non tutti verranno distribuiti sui gruppi di facebook. Agli amici e ai lettori che non vogliono perdere neanche un post, la raccomandazione che abbiamo già rivolto in altre occasioni: seguite direttamente il sito, oppure sottoscrivete la nostra pagina facebook (l’indirizzo è https://www.facebook.com/LettereMeridiane/) o, ancora, iscrivetevi alla nostra comunità virtuale, il Gruppo degli Amici e Lettori di Lettere Meridiane. E seguite quotidianamente Lettere Meridiane, soprattutto nei prossimi giorni e nelle prossime settimane: in arrivo tante novità e tanti regali natalizi.

giovedì 6 dicembre 2018

Michele La Sala, l'arte come antidoto al male

Michele La Sala sta diventando sempre più bravo nell’impastare di colore le sue nature morte e i suoi paesaggi. Attraverso sfavillanti policromie, l'artista racconta la natura e il tempo, così come potrebbero essere e, in fondo, così com’erano. Nelle sue opere sembra di cogliere i tratti di una nostalgia profonda, una volta tanto non soffusa di nebbia e di rimpianto, ma cristallina e coloratissima.
Ho avuto la fortuna e il piacere di seguire Michele fin dai primi passi del suo percorso artistico, intrapreso da autodidatta, ma sostenuto da quel sincero stupore che solo gli artisti di razza sentono, e trasmettono, nei loro quadri.
Se nelle altre occasioni la crescita costante di La Sala mi aveva colpito ed entusiasmato, l’ultima volta mi ha addirittura commosso.
Nei paesaggi, il tratto e il colore sono diventati ancora più decisi nel consegnare al pubblico una immagine inattesa ma del tutto vera del Tavoliere, del Gargano, dei Monti Dauni, sublimando la loro struggente bellezza attraverso un’accurata ricerca di originali totalità cromatiche. Ma la più recente produzione di Michele La Sala certifica la raggiunta maturità dell’artista che si cimenta con temi morali. L’Arte non solo come contemplazione della bellezza, ma anche come denuncia del male.
Dipingere la tragedia umana dell’Olocausto è difficile. La Sala ne propone una interpretazione forte, convincente, che pare preludere a nuove sperimentazioni estetiche. Eppure, guardando la grande tela che ha impreziosito la riuscita mostra foggiana di La Sala, al Pronao della Villa Comunale, si resta colpiti dalla coerenza tra questo quadro, che a prima vista sembrerebbe uno sconfinamento, e tutto il resto.
Il filo spinato del lager nazista assume una dimensione impalpabile, quasi onirica. Ad ammonirci, a ricordarci che è stato tutto tragicamente vero, restano le geometrie del dolore che si colgono dietro quel filo spinato. Volti sorprendentemente autentici, mani che stringono e sfidano recinti, uomini di colori diversi quasi a suggerire che l’umanità dolente non ha colore della pelle. E poi l’ineffabile poesia comunicata da quel cuore che fa capolino nella bruma, l’invito a don’t Forget, non dimenticare.
Arte che parla, che inquieta, e che restituisce un senso diverso ai paesaggi e alle nature morte che compongono la mostra di Michele La Sala. Il mondo è un eterno precario equilibrio tra il Bene e il male. Ma alla fine la vita, la sua bellezza e i suoi colori vincono sempre.
Bravo, Michele, amico mio, che belle emozioni regala la tua mostra…
Se non l'avete vista, niente paura.
Domani sera, 7 dicembre, il percorso artistico di Michele La Sala segnerà un’altra tappa di rilievo. Dopo il successo ottenuto a Foggia, la mostra si trasferisce a Troia, nelle sale del Museo Civico della cittadina d’arte dei Monti Dauni. Appuntamento alle 18.00 per l'inaugurazione. Non mancate.
Geppe Inserra

mercoledì 5 dicembre 2018

Per i suoi ottantun'anni, un inedito di don Tonino Intiso sulla Cattedrale di Troia

Ottantuno anni fa, a Troia, nasceva don Tonino Intiso, sacerdote foggiano molto amato per le sue iniziative di solidarietà e di carità, che hanno scritto pagine importanti della vita religiosa e civile foggiana.
Pioniere dell’accoglienza e dell’integrazione (che lo hanno visto impegnato fin  dall’epoca dei primi arrivi di extracomunitari dall’Albania, quindi con l’Opera Nomadi), il suo nome è legato ad altri due indimenticabili momenti di solidarietà vissuti da Foggia e caratterizzati da una grande mobilitazione e partecipazione popolare: la Giornata Internazionale degli Ammalati di Lebbra, e alla mobilitazione per la raccolta fondi per la Radioterapia, che ha dotato gli Ospedali Riuniti di Foggia di un’apparecchiatura fondamentale per salvare tante vite umane.
Grazie ai fondi raccolti durante la Giornata degli Ammalati di Lebbra, Foggia riuscì a realizzare un ospedale nella cittadina indiana di Nalgonda.
Il sacerdote è stato attivo anche in campo pedagogico ed educativo, con l’esperienza innovativa de “La Casetta” e “Shalom”, scuole fondate al SS. Salvatore, assieme ad Ersilia Crisci, orientate alla valorizzazione della creatività dei bambini e alla responsabilizzazione dei genitori, chiamati a partecipare alla gestione della struttura.
Festeggiamo l'ottantunesimo compleanno di don Tonino pubblicando un suo raro articolo sulla Cattedrale di Troja, gioiello dell'architettura romanica-pugliese.
Lo scritto è prezioso per due ragioni: perché Tonino lo ha scritto quando non era ancora "don" e perché è una splendida quanto efficace sintesi dei valori artistici, storici e religiosi della Cattedrale troiana.
Venne pubblicato nel marzo del 1962 sul terzo numero del secondo anno del Mensile di vita studentesca Il Semaforo, edito dalla Gioventù Italiana di Azione Cattolica. Don Tonino frequentava allora la terza classe al Liceo Classico Bonghi di Lucera. Sarebbe entrato in seminario di lì a poco.
A nome di tutti gli amici e i lettori di Lettere Meridiane auguri a don Tonino.
Potete scaricare l'originale in pdf dell'articolo cliccando qui.
* * * 
da IL SEMAFORO / Marzo 1962
Un gioiello romanico-pugliese

La Cattedrale di Troia

di Antonio Intiso
In cima ad una collina dalla sagoma di nave, sorge una ridente cittadina. A vederla sembra che solchi l'immenso mare della sterminata pianura del Tavoliere: Troja
Non è grande per numero di abitanti, né deve la sua fama a prodotti industriali, ma alla sua Cattedrale, espressione di un glorioso passato religioso e civile.
Questo monumento vetusto per anni (1090), bello per l'arte, ricco di suoi tesori, sorge al centro della città, quasi vigile sentinella.
I turisti che giornalmente giungono a Troja per visitare la Cattedrale trascorrono la maggior parte del tempo ad ammirarne la stupenda facciata di stile romanico pugliese. Nella parte superiore fiorisce un meraviglioso rosone «in cui la scultura pugliese prodiga tutte le risorse della sua fantasia». (Wittgens-Gengaro).

martedì 4 dicembre 2018

La stele federiciana che anche Foggia potrebbe avere (di Pasquale Episcopo)

La Stele eretta a Göppingen, città gemellata con Foggia.
Da notare lo stemma civico di Foggia, con le tre fiammelle sull'acqua.
Imparare ad amare la propria città, la sua identità, le sue eccellenze, standone lontano. È quanto è successo a Pasquale Episcopo. Foggiano, ingegnere, ufficiale dell'Aeronautica in pensione, vive da qualche anno in Germania. Ha lasciato la sua città natale giovanissimo, quando si è trasferito a Pozzuoli per frequentare l'accademia militare. Poi i casi della vita lo hanno portato addirittura lontano dall'Italia. In Germania, dove si è ambientato molto bene e dove ha scoperto i profondi legami che uniscono Foggia a quella terra. Nel nome e nel segno di Federico II, l'imperatore svevo che elesse Foggia a sua dimora preferita e a città imperiale.
Giornalista e insegnante, da qualche anno, Episcopo sta studiando ed approfondendo la vita e le opere del grande Imperatore e il suo rapporto con Foggia e la Capitanata.
Su questo argomento, lo studioso terrà un workshop al Liceo Linguistico Poerio di Foggia domani 5 dicembre, alle ore 10.30. Episcopo parlerà, in tedesco, agli studenti che studiano questa lingua nelle classi quarte e quinte dello storico istituto foggiano. “Unus ex Apulia. Friedrich II und die Capitanata" è il tema del seminario, che si prefigge di stimolare l'interesse degli studenti, attraverso l'approfondimento di un fondamentale tema storico.
Pasquale Episcopo è un convinto sostenitore della necessità che Foggia ritrovi e rilanci quella parte federiciana della sua identità, che negli ultimi tempo pare essersi sopita. In un prezioso articolo che ha voluto scrivere per gli amici e i lettori di Lettere Meridiane affronta il tema della Stele in memoria di Federico II che Foggia potrebbe avere se...
Per scoprirlo, leggetevi l'articolo, impreziosito da belle e inedite immagini, scaricandolo qui. Buona lettura. (g.i.)


Al Foggia mancano due rigori col Venezia

Nel lunedì delle infuocate polemiche per il rigore non concesso alla Roma dall'arbitro Rocchi, per il fallo commesso su Zaniolo, è il Foggia a doversi lamentare per le sviste arbitrali che hanno influito sul risultato della partita casalinga con il Venezia. La squadra rossonera lamenta infatti la mancata concessione della massima punizione in due circostanze, e la fotocronaca che pubblichiamo qui sotto dà del tutto ragione alla tesi dei satanelli..
D’accordo, in serie B non v’è il Var, il Foggia non ha fatto una grande partita col Venezia, e il pareggio con cui l’incontro si è concluso è sostanzialmente giusto. Ma come sarebbero andate le cose senza gli errori arbitrali?
E il peggio è che mentre il povero Rocchi e il suo assistente al VAR Fabbri sono finiti nell’occhio del ciclone per quanto è successo domenica sera all’Olimpico di quello che ha combinato Volpi allo Zaccheria non parlerà nessuno.
Il primo episodio al 5’ della ripresa, quando Gerbo ha raccolto in area un assist di Mazzeo. Lo ha contrastato Bruscagnin che ha toccato nettamente il pallone con il braccio sinistro, di fatto sottraendolo al centrocampista foggiano. Le immagini evidenziano in maniera inequivocabile il tocco proibito. Difficile sostenere che si tratti di un gesto involontario, e, in ogni caso, Bruscagnin contrasta Gerbo con il braccio largo, procurandogli un danno oggettivo e interrompendo l’azione d’attacco. L’arbitro era in buona posizione, ed ha probabilmente ritenuto involontario il tocco di braccio. Mah…
Ancora più grave quanto è successo qualche minuto più tardi, all’11’ della ripresa quando Mazzeo, imbeccato da Iemmello si è trovato, spalle alla porta, a solo un metro dalla linea. L’attaccante foggiano si apprestava a girare in rete o a proseguire l’azione, quando è stato affrontato da Domizzi che lo ha letteralmente cinturato, trascinandolo a terra. Anche in questo caso, le immagini documentano in maniera inoppugnabile la gravità del fallo che è stato prolungato e ripetuto. L’arbitro doveva fischiare il penalty.
Il tocco proibito in area di Bruscagnin, che impedisce a Gerbo di proseguire l'azione.
L'arbitro Volpi è messo nella migliori condizioni per vedere il fallo, ma non fischia.


Domizzi abbraccia Mazzeo, e non certo per affetto.

Domizzi conclude la presa trascinando a terra Mazzeo, sarebbe rigore netto ma...

L'arbitro Volpi è probabilmente impallato dal difensore veneto e non vede il fallo.

martedì 20 novembre 2018

Il Mezzogiorno condannato alla disfatta (di Geppe Inserra)

“Nell’insieme, in Italia si vive un po’ meglio”, scrive su ItaliaOggi Silvana Saturno, commentando il Rapporto 2018 sulla qualità della vita, realizzato dall’università La Sapienza per conto del quotidiano economico finanziario. Ma non è vero, a meno che non si voglia considerare quale “insieme” del Paese soltanto il Nord.
La verità è che in Italia non c’è più alcun “insieme”: si vive sempre meglio al Nord e sempre peggio al Sud. L’ottimismo del giornale è fondato sul fatto che, rispetto alla classifica 2017 tre nuove province si sono aggregate a quelle in cui la qualità della vita è risultata buona o accettabile.
Ma si omette di dire che, per quanto riguarda il Mezzogiorno, la situazione è ancora peggiorata. Se nel 2017 erano due le province che manifestavano una qualità della vita accettabile (Potenza e Matera), nel 2018 è soltanto una (Matera). Nel biennio, nessuna provincia meridionale denota una qualità della vita buona, e tutte si collocano nella fasce in cui è classificata come scarsa o insufficiente.
Basterebbe ed avanzerebbe per concludere che il divario tra Nord e Sud ha raggiunto livelli insostenibili, ma si preferisce glissare secondo il classico e sempre più collaudato meccanismo della rimozione: la questione meridionale non esiste, e punto.
Osservando la mappa del benessere disegnata dalla indagine, si ha invece la conferma più evidente della intuizione di Pino Aprile, che ha intitolato il suo ultimo libro, “L’Italia è finita”. Ormai è un luogo comune perfino l’idea dell’Italia come un paese a due velocità. Di velocità ce ne sono almeno tre: quella del ricco Nord Est, poi l’Italia che arranca, a macchia di leopardo, tra Centro e Nord, e infine il Sud, condannato alla disfatta.

lunedì 19 novembre 2018

Cataleta racconta Oronzo Pugliese, il mago dei poveri che sconfisse la grande Inter

Il libro di Giovanni Cataleta su Oronzo Pugliese (Oronzo Pugliese – Quando nel calcio esistevano i maghi, Edizioni Mitico Channel, Foggia 2018, 286 pagine, € 15) è un’autentica chicca nel panorama dell’editoria sportiva. Perché prima della sua pubblicazione non esistevano biografie dettagliate e ragionate sul Mago di Turi, nonostante l’oggettiva statura sportiva, epica e mediatica del personaggio che, tanto per dire, ispirò il regista Sergio Martino e Lino Banfi nell’indimenticabile film L’allenatore nel pallone, in cui l’attore pugliese indossava i panni di Oronzo Canà.
La nuova edizione del volume, che esce otto anni dopo la prima, fortunata edizione e che si avvale della prestigiosa prefazione di Italo Cucci sarà presentata lunedì 19 novembre alla ore 17.30 presso la Sala Fedora del Teatro Giordano di Foggia. Condurrà la serata Barbara Francesca Ovieni (da BordoCampo Telenorba).
Giornalista scrupoloso e storico attento, Giovanni Cataleta ricostruisce la vita di Pugliese, raccontandola come mai è successo. La prima edizione del libro ha ispirato la voce dedicata all’allenatore che alla guida del Foggia sconfisse l’Inter di Helenio Herrera nel Dizionario Biografico degli Italiani curato dalla Treccani.
Edita da Mitico Channel, la nuova edizione del libro è arricchita da numerose foto inedite, fornite da sportivi e amanti del calcio in bianco e nero. Accanto alle prestigiose testimonianze, fra gli altri, di Capello, Banfi, Savoldi, Losi, De Sisti, Nocera, Gambino, Bettoni e Chiarugi, compaiono una serie di aggiornamenti, curiosità, aneddoti ed episodi divertenti. Rivelazioni e confidenze dei protagonisti degli ultimi decenni della scena calcistica che s’intrecciano con i sentimenti più segreti del mondo del calcio, per scoprire la faccia nascosta di una passione che commuove e smuove cuori e interessi economici. Un viaggio in uno sport che uomini come Oronzo Pugliese da Turi hanno lanciato ai massimi livelli, contando sulla propria lealtà e suggellando ingaggi favolosi con una stretta di mano.
Il libro di Cataleta racconta puntualmente la vita di Oronzo Pugliese svelando i suoi trucchi da “mago” e soprattutto i segreti della sua determinazione. Da quando scappò di casa per giocare in una squadra di provincia, ai primi contratti girando per mezza Italia. Il destino gli riserverà da allenatore la notorietà che non conobbe da calciatore. Dopo una lunga gavetta in squadre del Sud, tranne l’intermezzo di Siena, la fortuna lo baciò con l’esperienza di Foggia, dove arrivò a battere il Mago dei ricchi, Helenio Herrera. Dopo i successi in Puglia, Pugliese approdò nella Capitale alla guida dei giallorossi per tre anni, riportando entusiasmo e passione in quel periodo assenti. Si specializzò poi in salvezze impossibili in serie A: Bologna (due volte) e Fiorentina. L’unico esonero in carriera fu a Bari, con la squadra per la quale aveva sempre tifato.
Nato a Foggia nel 1952, Giovanni Cataleta è laureato in Giurisprudenza. Giornalista, scrittore e appassionato di sport, ha svolto la sua attività professionale nel settore bancario e collabora con quotidiani e periodici di economia e finanza.
Ha scritto “Che si dice du Fogge?” (Che si dice del Foggia?) (2005), che ripercorre la storia calcistica dei Satanelli, dagli esordi fino allo sbarco in serie A e al successivo sfavillante periodo di Zemanlandia. È autore anche de “Il distintivo dalla parte del cuore” (2016), una raccolta di storie, racconti e cronache sulla passione calcistica per i colori del Foggia. Scrive per il quotidiano “Avvenire” e per Mitico Channel, la giovane testata giornalistica online di cui è stato uno dei fondatori.

sabato 17 novembre 2018

Assolta la Raggi. Per i romani c'è ancora da penare.

Virginia raggiQuesta settimana la striscia del nostro disegnatore satirico in versione solo testo spazia dagli argomenti più squisitamente politici che tanto piacciono a Madetù, a temi d’attualità. Ce n’è insomma per tutti i gusti, ma i calembour sul rinvio a giudizio barese ai danni di Silvio Berlusconi e sul Black Friday sono veramente irresistibili. Continua a tenere banco nella striscia settimanale satirica anche la vicenda dell’assoluzione della sindaca di Roma, Virginia Raggi, con due distinte freddure. La copertina va proprio a una di queste. Buona domenica, e buona lettura.
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RAGGI ASSOLTA / 1
Per la sindaca di Roma Virginia Raggi è arrivata l'assoluzione. Per i romani, invece, ancora 31 mesi di pena da scontare. (copyright Ludigian)
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RAGGI ASSOLTA / 2
- Assolta la Sindaca di Roma, Raggi.
- Ora potranno vederla a non far nulla ma... 'a testa alta'. (copyright Tiziana)
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STAN LEE
- Morto il "papà" dei grandi personaggi dei fumetti con superpoteri, Stan Lee.
- Un po' come in Italia dove ci sono due che credono di avere dei superpoteri. E Stan Lì a sparare supercàzzole.

venerdì 16 novembre 2018

Quando una città diventa mondo (di Marcello Colopi)


Le cose che fa in quel di Cerignola Marcello Colopi, sociologo, attore e regista, sono belle quanto quelle che scrive. Una volta tanto, tra il dire e il fare non c’è di mezzo il mare, ma la vita quotidiana, con i suoi impegni, i suoi sacrifici. Per questo, gli amici e i lettori di Lettere Quotidiane sono lieti che il buon Marcello abbia derogato alle scelta di non parlare delle cose che fa.
Leggete, mi darete ragione (g.i.)


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Quando ho iniziato la mia piacevole collaborazione con “Lettere meridiane” mi sono dato una piccola linea di condotta, una sola; non scrivere delle cose che faccio, del mio lavoro e delle mie iniziative. Questa volta, cari amici mi scuso se violo la “regola” parlando di una iniziativa che, con altri, abbiamo sostenuto nel corso di questi mesi: vi parlo dell’Orchestra dei Braccianti che ha debuttato a Cerignola in anteprima nazionale il giorno 9 novembre. Ma soprattutto ho deciso di raccontarvi la mia emozione. Anzitutto vi spiego cos’è l’Orchestra dei braccianti. È un progetto dell’associazione Terra Onlus sostenuto, tra gli altri , dall’amministrazione comunale di Cerignola ( assessorato alla politiche sociali) dallo sportello immigrazione Stefano Fumarulo, dalla Flai CGIL e da altre organizzazioni.
L’Orchestra è composta da 18 musicisti provenienti da Italia, Francia, Gambia, Ghana, Nigeria, Libia, Tunisia, India e Stati Uniti. Ne fanno parte musicisti che lavorano o hanno lavorato come braccianti agricoli e contadini. Tra loro non mancano persone che hanno vissuto il dramma della migrazione e che oggi vivono nei ghetti o nelle campagne. Come Joshua, cantante e tastierista nigeriano, emigrato passando per la Libia nel 2017 e oggi impiegato nella raccolta dell’uva e dei meloni in Puglia. Adams, partito dal Gambia due anni fa e oggi residente nel più grande ghetto d’Italia, a Borgo Mezzanone. Accanto a loro suonano musicisti quali Marzouk Meriji, cantautore e polistrumentista tunisino che vive a Napoli, Luca Cioffi, esperto di percussioni indiane e sudamericane che lavora come agricoltore in Campania, Sergio Caputo e Sandro Joyeux.
Grazie al lavoro del direttore artistico Alessandro Nosenzo – che è anche voce e chitarra dell’Orchestra – è stato possibile creare questo mix di talenti emergenti e consolidati con la missione di tradurre in musica tematiche dal forte impatto sociale. Questa è l’Orchestra dei Braccianti. Già questa è una bella notizia, ma ve ne parlo per una altra ragione: come già detto, ho deciso di raccontarvi la mia emozione.
Inizio dalla mattina del 9 novembre. È il giorno del debutto nazionale. Abbiamo deciso di dedicare un matinée alle scuole, un piccolo esperimento per sondare l’umore dei ragazzi. Alle 10.00 il teatro Mercadante di Cerignola è pieno di studenti della città. Inizia il concerto e i ragazzi con il loro entusiasmo travolgono e stravolgono i musicisti dell’orchestra. Urlano di gioia applaudono, ballano e cantano. Alla fine è un tripudio di selfie, foto e autografi. Questi ragazzi hanno acceso nel cuore di molti di noi una speranza: questo mondo è migliore di ciò che appare. Va bene, ma questo accade con i giovani. Questa sera ci sono gli adulti, quelli che hanno perso il disincanto del mondo, che guardano al mondo con diffidenza e con distacco.
È sera, il teatro inizia a riempirsi di gente. Li osservo. Sono cittadini comuni, professionisti, artisti della città, istituzioni. Tra loro il Vice Sindaco Rino Pezzano, il Vescovo Mons. Luigi Renna i sindacalisti, in particolare il segretario provinciale della Flai CGIL Daniele Iacovelli accompagnato dal segretario nazionale della Flai CGIL,  Giovanni Mininni, e poi tanti ragazzi e ragazze provenienti dal Senegal, Ghana, Nigeria, Togo, Mali, Marocco, Libano, Tunisia Albania, Polonia, Pakistan, India , Bulgaria , Romania Iran, Bangladesh . Un piccolo mondo in un teatro.
Ore 21.00, inizia il concerto. Il pubblico, prima timidamente poi sempre più coinvolto, inizia a seguire questi suoni e queste voci. I dialetti di tutto il mondo si confondono in un'unica lingua, le sonorità arabe diventano africane, italiane, universali. Un mondo che inizia ad applaudire, battere le mani, fino a ballare. Tutti assieme.
Io sono in ultima fila. Volutamente nascosto a godermi questo spettacolo. Lo spettacolo di una città che diventa mondo. Un mondo che per una sera mette al primo posto la musica e i diritti . Osservo la mia città dall’ultima fila del teatro. Ne sono orgoglioso. Questa è la città dove, ai primi del novecento i diritti divennero “DIRITTI” di dignità Questo senso di fierezza, anche se per una sola sera, dà un'energia profonda al mio agire quotidiano. Spesso, nel mio lavoro, mi accompagna un senso di solitudine, di amarezza; spesso mi capita di sentirmi come Don Chisciotte della Mancia,  
costretto a lottare contro i mulini a vento. Questa sera no. Qui i Don Chisciotte non si contano. È bello non sentirsi soli, è bello scoprire che altri sono disposti con te a non cedere alle tentazioni di cadere nel tranello di “prima gli italiani”, scordandosi di essere tutti parte più ampia di un progetto chiamato umanità.
Il senso di tutto ciò è ben racchiuso in un testo di una canzone senegalese cantata da Sandro Joyeux uno dei musicisti dell’orchestra dei braccianti in omaggio alla comunità senegalese: "Un giorno arriverà un tempo in cui l’Africa sarà unita, da qui o altrove siamo figli dell’Africa, anche se il cielo è caduto, lottiamo per la pace”.
Sì, questa sera è una realtà che nasce da un’idea, in senso platonico. Platone affermava che l’idea possiede caratteri di universalità. In quanto universali esse si collocano in un grado più alto di perfezione rispetto ai molti oggetti sensibili, ed in questo senso rappresentano i modelli su cui ispirare il proprio agire . L’idea allora non è una semplice rappresentazione o un concetto che ci formiamo nella nostra mente: esso è un vero e proprio criterio in base al quale noi giudichiamo tutta la realtà e cerchiamo di modificarla socialmente. Noi abbiamo condiviso , seppur per una sera la nostra idea di società. Abbiamo condiviso l’idea che il mondo che vogliamo si incontra in allegria e nel rispetto degli altri che sono diversi da noi (per cultura, storia, etnia) ma identici per i diritti. Sono consapevole che spesso la realtà è più amara di questa rappresentata in un teatro pieno di gent , sono consapevole che ogni momento del nostro agire è fatto di fatica, ma abbiamo anche la consapevolezza che possiamo alzare l’asticella dei valori, cercare orizzonti lontani e soprattutto la consapevolezza di non essere soli.
P.S. Vi prometto che non scriverò più di cose che faccio (forse)
Marcello Colopi

mercoledì 14 novembre 2018

Torna alla luce un grande pezzo di storia foggiana

Il “Giornale Patrio Villani”, che pur tra lacune e sottovalutazioni, fa luce su un lungo periodo della vita civile e sociale della città di Foggia, si deve alla meritoria opera della omonima famiglia. Il recupero, la trascrizione, l'analisi e l’arricchimento con fonti e note, si devono invece al magistrale, prezioso lavoro svolto nei decenni scorsi dal dott. Pasquale di Cicco, oggi Direttore emerito dell’Archivio di Stato di Foggia e della sezione di Lucera.
I diari dei Villani hanno un importante valore cronachistico e storico perché descrivono, in forma diaristica, le vicende minime di quel che accadde nel capoluogo dauno, tra il 1801 e il 1865.
I primi cinque volumi coprono un arco temporale compreso tra 1801-1810; 1811-1830; 1831-1840; 1841-1853; 1854-1860. I rimanenti manoscritti originali sono rimasti nelle casseforti del Comune di Foggia e dell’Archivio di Stato, in attesa che qualche esperto vi ponesse mano. Nessuno, in tutti questi anni, si è però fatto seriamente avanti.
Cinque anni dopo la pubblicazione dell’ultimo volume dato alle stampe, l’infaticabile Pasquale di Cicco – nel frattempo assegnatario della meritata onorificenza di Cittadino Onorario di Foggia (2016), città che lo annovera tra i suoi migliori cittadini dal lontano 1958 – è tornato sui suoi passi.
Dopo aver inizialmente dichiarato di aver definitivamente sospeso studi, ricerche e pubblicazioni – che pure avrebbe voluto proseguire e dare alle stampe – l’ex direttore dell’Archivio di Stato di Foggia, nonostante i quasi 90 anni di età, ha fatto una coraggiosa scelta che non può che fargli onore: riprendere il lavoro e portare a compimento la trascrizione di un altro grosso tassello di storia foggiana, per ora soltanto su carta, ovviamente, in forma manoscritta: il “Giornale patrio” che comprende il segmento 1861-1865, forse il più atteso.
Si tratta, infatti, di un pezzo importante e problematico della Storia d’Italia e del nostro territorio: un periodo contrassegnato dalla Unità d’Italia, dalla lotta al Brigantaggio, dall’avvio o dal completamento delle opere strategiche, dall’ampliamento della città di Foggia.
Il meticoloso e arricchente lavoro del dottor di Cicco rischia però di rimanere sulla carta a causa delle difficoltà economiche che attanagliano le case editrici locali e gli stessi Enti del territorio nel promuovere e pubblicare iniziative editoriali.
L’illustre Concittadino è già a buon punto rispetto alla prima parte del lavoro e sarebbe bello se la conclusione del sesto volume del “Giornale Patrio Villani” trovasse, anche in extremis, un mecenate locale – pubblico o privato – disposto a finanziare la stampa del volume che, per la cronaca, avrebbe un costo in sé niente affatto rilevante; di certo, non si potrebbe pensare di addebitare anche questo costo all’autore del faticoso lavoro di trascrizione…
Una sola considerazione su quanto accaduto finora: con tanti studiosi, scrittori, appassionati di storia locale, nessuno tra i foggiani dotati di preparazione e buona volontà, nei decenni si era mai fatto avanti per fare il lavoro che, alla fine, il solo Pasquale di Cicco intese intraprendere portandolo a termine. Ed oggi, nonostante il peso degli anni, con la vista non più brillante come un tempo e l’impossibilità a utilizzare i moderni mezzi tecnologici, siamo di fronte all’ennesimo sforzo che il decano degli studiosi “foggiani” sta compiendo per donarlo a questa città.
L’ultimo passo, però, tocca farlo ai foggiani. Se davvero amano la loro città, la sua storia, il suo progresso sociale e culturale, devono impedire che questo grande sforzo del dottor di Cicco resti lettera morta.
Ci si attivi subito, attraverso questo Blog e il suo coraggioso fondatore e curatore, perché il sesto volume della Storia di Foggia – raccontato in presa diretta dai componenti della nobile famiglia Villani, tra il 1860 e il 1865 – veda presto la luce.
Al regalo che Pasquale di Cicco fa a Foggia deve corrispondere un sincero ma concreto “Grazie!”. Ma la concretezza deve avere, una volta tanto, anche la faccia di un assegno in euro e non solo le vacue parole di inutile ringraziamento.
Maurizio De Tullio
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Accolgo più che volentieri l'appello di Maurizio De Tullio, acché il prezioso lavoro svolto dal dottor Pasquale di Cicco possa vedere la luce nella forma che più gli compete, ovvero quella di un libro. Lettere Meridiane promuoverà nei prossimi giorni le più idonee iniziativa. Amici e lettori che intendano dare una mano per raggiungere questo traguardo, lo facciano sapere, commentando il post oppure scrivendo al blog (letteremeridiane@yahoo.com). 
Geppe Inserra

domenica 11 novembre 2018

Le voci di dentro (di Bruno Caravella)

Diciannove anni fa, alle prime ore del mattino di quell'infausto 11 novembre 1999, si verificò la più immane tragedia vissuta dalla città di Foggia dopo i bombardamenti dell'estate del 1943.
Il palazzo di sei piani situato al civico 120 di viale Giotto crollò improvvisamente, uccidendo 67 persone.
Sessantasette vite spezzate. Sessantasette storie interrotte.
Poeta, cantautore, musicoterapeuta e tante altre cose ancora, Bruno Caravella ha scritto per gli amici e i lettori di Lettere Meridiane il brano che segue, sospeso tra disperazione e speranza, tra morte e vita che verrà. Bellissimo, struggente.
Così Lettere Meridiane ricorda quelle 67 anime volate in Cielo.

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FOGGIA, 11 NOVEMBRE 1999 ORE 3.32 NOTTE

Mamma! Mamma!
Sono qui, tranquilla piccina!
Ma cos'è, dove siamo?
Calma, calma, vieni qui,
abbracciati a me!
Non senti il silenzio?
Non vedi, è tutto buio.

FOGGIA 11 NOVEMBRE 1999 ORE 3.45 NOTTE

È solo un sogno, amore!
Ah, meno male,
che spavento, mammina!

FOGGIA 11 NOVEMBRE 1999 ORE 4.10 NOTTE

Che sogno strano, però.
I sogni sono tutti strani,
meravigliosi, misteriosi.
È vero, mammina!

Tragedie meteo e tragedie politiche

Punge Madetù, più del solito, con la penna che spazia dai consueti temi politici a quelli d'attualità. Che si intrecciando genialmente nella battuta che conquista l'apertura e la copertina.
La satira corrosiva del nostro disegnatore in versione solo testo fa da contrappasso ad una politica che non trova di meglio che usare le troppe tragedie che stanno sconvolgendo quello che era una volta il Bel Paese, per polemiche di bassa lega, che non affrontano, né risolvono i problemi.
Buona lettura, e buona domenica.
* * *
LA RESA
Si è arreso a Reggio Emilia il ndranghetista che aveva preso diverse persone in ostaggio alle Poste.
- Voleva parlare con Salvini e dovrà scontare 19 anni di carcere...
- Mi sembra un po' esagerato. Per parlare con Salvini bastava condannarlo a 4 o 5 anni!
SICILIANI STRANA GENTE
- Strana gente questi siciliani. Sempre a lamentarsi per quel che non va...
- È una vita che si lamentano perché non hanno l'acqua in casa e adesso che gli arriva in tutte le stanze protestano pure!
LA FINE DI UN AMORE
- Finisce dopo due anni il rapporto sentimentale della Isoardi con Salvini...
- Mi spiace Matteo, ma la pacchia è finita!
LEPRI E LUMACHE
- In Australia un giovane aveva mangiato una lumaca viva ed è morto dopo 8 anni di sofferenze.
- Avesse mangiato una lepre sarebbe morto in mezz'ora!
SCHELETRI
Potrebbe riaprirsi il caso Orlandi.
- Trovati resti umani all'interno della Nunziatura a Roma...
- Sono solo scheletri nell'armadio del Vaticano, finiti chissà come nel giardino.
RIFIUTI
Foggia avrà due Centri per la raccolta del rifiuti.
Uno classico, l'altro per la raccolta dei rifiuti dei 5Stelle.
SCORTE
Il ministro dell'Interno ribadisce la necessità di una 'stretta' sulle scorte.
- Salvini ha detto: "Chi non rischia può prendere il taxi"...
- Così saranno i tassisti a chiedere la scorta!
I GRADI DI LEZZI
- La ministra grillina Barbara Lezzi ha detto che il Governo "farà un monitoraggio della informazione scientifica in TV a 370 gradi"...
- Si vede che la Lezzi è una che lavora 25 ore al giorno!
CORONA-GRAFIA
Asia Argento sempre più nell'occhio del ciclone.
- Prima per essere stata considerata pedofila, poi falsa paladina dei diritti delle donne abusate, quindi l'esclusione da "X Factor".
- Le sarà venuto un batticuore...?
- Perciò ha pensato di farsi una Corona-grafia.
ASSOLUZIONE
Sabato è arrivata per la sindaca di Roma,  Virginia Raggi, "l'assoluzione": il fatto non costituisce reato.
Per Di Maio, Grillo e Di Battista è arrivata invece "la soluzione": distruggere l'informazione.
Per loro il reato è raccontare il fatto.

sabato 10 novembre 2018

Cruz e Bardem grandissimi in "Tutti lo sanno" di Asghar Farhadi

È raro che un film, sospeso tra noir, thriller e dramma psicologico e familiare, tenga gli spettatori incollati alle poltrone fino all’ultimo, con la pulsione insopprimibile di sapere come andrà a finire. Succede con Tutti lo sanno, interpretato dalla premiata coppia Penélope Cruz - Javier Bardem. Scritto e diretto dal regista iraniano Asghar Farhadi, il film ha meritatamente aperto l’ultima edizione del Festival di Cannes. Il pubblico foggiano può vederlo a Laltrocinema Cicolella (via Duomo), proiezioni alle 18.00 e alle 20.30.
Come anticipato, la trama è avvincente, ma lo è ancora di più lo sviluppo della storia, raccontata con maestria da Farhadi e magistralmente interpretata dalla coppia di star statunitensi.
Penelope Cruz indossa i panni di Laura, che dall’Argentina torna nel suo paese d’origine, la Spagna, per prendere parte al matrimonio di sua sorella. La donna porta con sé i figli, cui è legatissima, e lascia in patria il marito Alejandro (Ricardo Darin), con cui il rapporto è ormai logorato. Qui Laura ritrova Paco (interpretato da Bardem, marito di Penelope Cruz nella vita di tutti i giorni), amico d’infanzia ed amante per una breve stagione, cui la donna aveva venduto le sue campagne, dove Paco ha impiantato fiorenti e ricchi vigneti. L’atmosfera è calda, intensa, le cerimonia festosa, quando accade l’imponderabile. La figlia di Laura viene rapita.
Le trattative con i rapitori s’intrecciano con il tipico registro narrativa del cinema di Asghar Farhadi (vincitore di due premi Oscar, con Una separazione e con Il cliente), che svela la complessità dei rapporti familiari e  alcuni aspetti oscuri del passato di Laura, con cui la donna dovrà fare i conti.
Chi nutriva dubbi sull’efficacia dell’incontro tra un autore complesso come l’iraniano e due divi come Penélope Cruz e Javier Bardem ha di che ricredersi. Il risultato è eccellente.
Penelope Cruz non ha mancato di manifestare la sua soddisfazione per il risultato raggiunto: “Mi piacevano molto i film di Asghar, soprattutto Una separazione, che secondo me è un capolavoro. Asghar mi ha chiamato e mi ha detto che aveva voglia di girare un film in Spagna e che pensava a me per un ruolo. La telefonata di quest'uomo è stata una delle sorprese più belle che abbia ricevuto in tutta la mia carriera. Lo ammiro moltissimo, è uno dei più grandi registi viventi. È un uomo buono, brillante, con una sensibilità fuori dal comune.”
La Cruz ritiene quello di Laura il personaggio più difficile che le sia toccato di interpretare nella sua grande carriera: “Laura è una donna che non ha avuto una vita facile. Ha dovuto prendere decisioni difficili, che coinvolgevano altre persone, e questo le pesa. Ognuno di noi si trascina dietro un bagaglio pieno di esperienze e di traumi. Alcuni di noi più di altri. Laura è una donna che vive con un segreto, e che all'improvviso si ritrova ad affrontare un vero e proprio dramma. Questo la costringe a rivelare il suo segreto e quindi a fare riemergere una serie di cose sepolte che dovevano pesarle enormemente. Per lei è un trauma. È stato  senz'altro il personaggio più difficile che io abbia mai dovuto interpretare.”
Un film da vedere. Non perdetelo. A Laltrocinema Cicolella (Foggia), ore 18.00 e ore 20.30.
Qui sotto il trailer.

venerdì 9 novembre 2018

Che le parole tornino ad essere di pietra (di Marcello Colopi)

Mai come in questo articolo, Marcello Colopi - sociologo, regista, attore teatrale - tiene fede alla mission per cui è nato il suo periodico appuntamento con gli amici e i lettori di Lettere Meridiane: liberare il pensiero, tornare a riflettere, anche se questo costa difficoltà.
Il brano che state per leggere è soltanto in apparenza una (comunque lucidissima) riflessione sul sempre più frequente uso magico delle parole, sull'attuale comunicazione politica e sull'incidenza che essa ha sulle scelte dell'elettorato. In realtà è una profonda e nobile riflessione sull'etica delle parole, che si indeboliscono quando perdono i loro significati. Accordarsi "sulla parola" era una volta gesto di reciproco rispetto e lealtà. Oggi non è più possibile, perché le parole sono svuotate di senso, e rendono più arduo l'esercizio delle lealtà, della coerenza, della fedeltà.
Agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane non soltanto l'invito a leggere con attenzione (mettetevi comodi, prendetevi un quarto d'ora di tempo, leggete dall'inizio alla fine...), ma a dire la loro.
(g.i.)
* * *

Da un po di tempo  mi si chiede: “sei preoccupato del clima politico?” Rispondo di sì. Ma più che preoccupato sono affascinato. Sì, proprio affascinato dall’uso magico delle parole. 
Mi spiego. C’è stato un periodo della nostra storia politica e culturale in cui  si  credeva che  le parole fossero pietre,  quindi pesanti, forti. Oggi prevale, invece, un uso magico della parola. Un condono diventa “pace fiscale” con buona “pace” di tutti coloro che fino al giorno prima erano contrari al condono, che non è più un condono ma un atto bonario e magnanimo che compie lo Stato: appunto un atto di pace. Un’alleanza di governo che,  per antonomasia, è  il massimo dell’alleanza politica, diviene un contratto. La sostanza è la stessa ma cambia, per magia, il significato intrinseco della parola. 
Sono affascinato da questa evoluzione continua della parola che oggettivamente mantiene il suo significato (che si chiami pace fiscale o condono il risultato è lo stesso: premia chi ha evaso i tributi ) ma soggettivamente il suo significato cambia, anzi si modifica, in positivo. 

martedì 6 novembre 2018

La storia dimenticata: Maria De Nittis

Maria De Nittis
La provincia di Foggia pagò un altissimo tributo di vite umane alla Grande Guerra. In uno studio del 1925 condotto sui dati ufficiali del Governo, il demografo Giorgio Mortara calcolò in 5.287 il numero delle vittime del conflitto provenienti dal Distretto Militare del capoluogo dauno. Una enormità, superiore, per quanto riguarda la Puglia, perfino a Bari (4.752 vittime) e a Taranto (4.989).
Il dato è frutto di una stima, probabilmente per difetto, perché successivi accertamenti hanno concluso che non tutti i caduti erano stati effettivamente conteggiati nei dati ufficiali governativi.
Le recenti celebrazioni del centenario della “Vittoria” hanno riconosciuto le dimensioni e la portata di questa immane tragedia, voluta proprio da un dauno, il presidente del Consiglio Antonio Salandra, originario di Troia.
È dunque il caso di ricordare e di esaltare anche quanti si sono adoperati per alleviare la sofferenza, il dolore, la miseria che fecero da pendant a tutte le guerre, a cominciare dal ruolo svolto dalle donne.
Le donne foggiane e pugliesi ebbero una funzione importante, come viene ricordato ne L’almanacco italiano del 1917. La pubblicazione (che potete scaricare integralmente qui) era un supplemento del giornale Il popolo romano, e veniva offerta in omaggio agli abbonati.
Secondo quanto vi si legge, il movimento femminista sarebbe nato proprio in questa drammatica stagione.
In un ampio capitolo intitolato Un anno di femminismo (il sommario: l’Italia ha dato alla guerra un forte e generoso contributo di energie femminili) si trovano riferimenti precisi all’impegno delle donne meridionali, tra le quali le pugliesi furono protagoniste: “l’opera di assistenza femminile per la guerra si affermò in modo veramente insperato nel mezzogiorno, ove si crede la donna schiava di falsi e ipocriti preconcetti antiquati. Bari, Lecce, Trani, Foggia, Catania, Siracusa, istituirono corsi d'infermiere e comitati di soccorso che tutti funzionarono con regolarità perfetta. La guerra distrusse quel torpore un po' scettico nel quale si era cullata fin qui la donna meridionale e ne rivelò le straordinarie attitudini di ordine e di energia.”
Il redattore conclude la sua analisi domandandosi se, dopo essersi comportate in modo così benemerito, le donne non intendessero rivendicare il proprio diritto di voto, che venne loro riconosciuto, ma soltanto decenni dopo.
A Foggia operò una giovane donna, Maria De Nittis, che si distinse per le sue azioni a favore di quanti la guerra aveva ferito, o reso orfano e ridotto in condizioni di estrema povertà. Fervente cattolica, fondò l’Albergo dei Piccoli, istituzione caritatevole, che accoglieva gli orfanelli di guerra.
I bambini erano al centro del suo impegno, Maria era solita organizzare festicciole a favore dei minori poveri, in occasione delle feste. Diresse inoltre l’Ufficio Notizie, che era un’istituzione civile preposta a dare informazioni ai congiunti dei soldati che si trovavano al fronte. Per questa sua attività, venne insignita di una medaglia d’argento di benemerenza, dalla presidente dell’Ufficio Centrale, che si trovava a Bologna.
Morì giovane, colta dall’epidemia di febbre spagnola che colpì con particolare virulenza la Capitanata. Come ricorda Francesco Barbato in un articolo comparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno, “in provincia di Foggia furono migliaia le persone contagiate dal morbo (che in tutta Italia fece 600.000 vittime) e che morirono.”

domenica 4 novembre 2018

Sensi, controsensi e perdita di sensi (di Maurizio De Tullio)

Maurizio De Tullio, in arte Madetù, fa uno splendido regalo agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane, offrendo loro, in anteprima, una divertente raccolta di calembour che fanno parte di un libro di vignette, freddure e giochi di parole che sarà presto presto in libreria.
L’autore garantisce che tutte le battute presenti in questo testo – come nelle precedenti e future rubriche ospitate da Lettere Meridiane - sono di sua ideazione. Trattandosi di giochi di parole, può accadere, però, che alcune possano essere state scritte in passato anche da altri autori. Va, dunque, inteso che non si sarà trattato di copiatura ma di fortuita coincidenza. In ogni caso fanno fede, per quanto riguarda l’autore Maurizio De Tullio, le date di archiviazione dei propri testi e delle proprie vignette.
Buona lettura, e leggete con calma e con attenzione. Sono calembour che mettono sorriso e buon sangue. Tutti da gustare.
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MISTERO DELLA FEDE
Anello scomparso in chiesa
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FAHRENHEIT
Sismologi inglesi che tirano tardi
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AGOPUNTURA
Incidente sul lavoro tipico dei sarti
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ORTOGRAFIA
Scrittura di chi ha il pollice verde
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LETTERA CIRCOLARE
O
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CAPRA CAPRA CAPRA
Gregge privato di Vittorio Sgarbi
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SALTIMBOCCA ALLA ROMANA
Consiglieri comunali di Roma che contestano la Raggi
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RAGGI X
Sindaco i cui difetti si vedono (anche) in trasparenza
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FRUTTO DELLA PASSIONE
Spermatozoi
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ALLENAMENTO
Dire bugie in palestra
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SESSUOLOGA
Psicologa del cazzo
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MINESTRA
Cibo alternativo alla finestra
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TRENTINO
Lo disse Dio: “Ho fatto Trento, facciamo Trentino!”
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SCISSIONE
Sport praticato soprattutto a sinistra
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NEO FASCISMO - 1
Punto nero sulla pelle degli italiani
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NEO-FASCISMO - 2
Pericoloso difetto che non si manifesta sulla pelle ma nel cervello
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CUNEO FISCALE
Squadra piemontese che non fa sconti a nessuno
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METEORISMO
Perturbazione di aria calda
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BI-LINGUISMO
Approccio sessuale con straniera
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POLIZIOTTO DI VICINATO
Quel bastardo del terzo piano
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SUPERIORITA’ NUMERICA
90-60-90  e  27
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PORCO CANE
Animale transgender
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SOTTOTENENTE
Gay in caserma
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ORTODOSSI
Religiosi testardi che coltivano la campagna
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LUOGHI DEL CUORE
Reparti di Cardiologia
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PARENTI SERPENTI
Famiglia di rettili
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INPIANTO A GAS
Motore nazista
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SCOPPIO RITARDATO - 1
Petardo balengo
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SCOPPIO RITARDATO - 2
Boom economico del Governo Conte previsto per il 2037
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SERVIZI SEGRETI
Agenti che pisciano di nascosto

Il libro-denuncia di Marco Esposito: Zero al Sud

Il federalismo fiscale è stato l’ennesima fregatura per il Sud: ha acuito il divario economico e sociale con il resto dell’Italia, ha aggravato la questione meridionale e, quel che è peggio, ha determinato la rinuncia dello Stato a garantire, come vuole la Costituzione, servizi e risorse in misura eguale per tutti i cittadini.
Questo è quanto emerge dal saggio “Zero al Sud” di Marco Esposito, caposervizio del quotidiano napoletano Il Mattino, tra i giornalisti più attenti e più rigorosi nell’esame della questione meridionale.
Il libro, che sarà presentato a Manfredonia e a Foggia il 10 e l’11 novembre, ha il pregio di dare voce non solo ad una narrazione approfondita ed autentica del Mezzogiorno, ma anche di spiegare, cifre alla mano, come e perché il federalismo fiscale ha aggiunto al danno la beffa, condannando il Sud ad un contesto di sottosviluppo dal quale sarà sempre più difficile tirarsi fuori.
A presentare il volume, assieme a Marco Esposito, saranno lo scrittore Raffaele Vescera e il giornalista Geppe Inserra, direttore del blog “Lettere Meridiane”. L’incontro di Manfredonia si svolgerà presso le ex Fabbriche San Francesco (via S. Francesco, 74-76) alle ore 18.00 del 10 novembre, quello di Foggia domenica 11, in via La Rosa, 15 (angolo c.so Cairoli) alle ore 11:00. La manifestazione sipontina si avvale del patrocinio del Comune di Manfredonia.
Si tratta di un importante appuntamento di riflessione e di confronto, perché il libro di Marco Esposito, che si avvale della introduzione dell’economista Gianfranco Viesti e reca quale illuminante sottotitolo “La storia incredibile (e vera) dell’attuazione perversa del federalismo fiscale”, è uno strumento indispensabile per capire lo stato dell’arte della questione meridionale alla vigilia del “regionalismo differenziato” che porterà maggiori risorse alle regioni che hanno intrapreso il percorso autonomista come il Veneto, la Lombardia e l’Emilia Romagna, e ancora minori risorse per il Mezzogiorno.

sabato 3 novembre 2018

Sessantuno anni fa moriva Giuseppe Di Vittorio

Sessantuno anni fa moriva Giuseppe Di Vittorio, il grande sindacalista di Cerignola che guidò la Cgil e la Federazione Sindacale Mondiale, e fu deputato nella circoscrizione Bari-Foggia, prima nelle file del Psi quindi, dopo la scissione di Livorno, in quelle del Pci, ricoprendo anche l'incarico di deputato costituente.
È il caso di ricordarlo con commozione e rimpianto, in questa Italia sempre più dimentica delle sue radici, del suo passato, della sua grande tradizione democratica.
Il cuore di Di Vittorio cessò di battere alle 18.20 del 3 novembre 1957 in un albergo di Lecco, dopo che, in mattinata, aveva inaugurato la sede della Camera del Lavoro e parlato ai quadri sindacali.
Venne stroncato da un infarto: ne aveva superato un altro soltanto 13 mesi prima. Dopo un periodo di riposo, si era rituffato nel lavoro e nella lotta per la difesa dei diritti dei lavoratori, con l'impegni e la tenacia che lo accompagneranno fino alla fine della sua vita.
La sua scomparsa destò viva sensazione negli ambienti politici e sindacali di tutto il mondo.
“Scompare con Giuseppe Di Vittorio una purissima figura di militante per la emancipazione del lavoro, un figlio del bisogno e della lotta che, semplice tra i semplici, combattente tra i combattenti, è stato primo tra i primi nella difesa degli umili e degli oppressi, irriducibile avversario del privilegio, alfiere della causa del socialismo e della libertà,” scrisse la direzione del Pci, sulla prima pagina de L’Unità, che il giorno dopo uscì listata a lutto.
Agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane in regalo quello storico numero del giornale del Pci, che comprende anche una dettagliata biografia del sindacalista di Cerignola. Potete scaricarlo cliccando qui.

Come il governo giallo-verde ha festeggiato Halloween

Più sintetica ma anche più pungente del solito la striscia settimanale di Madetù, il nostro disegnatore satirico in versione solo testo. Calembour a tutto spiano, che vanno dal delizioso gioco di parole sugli "aghi" di pino che hanno sommerso Foggia dopo il forte vento degli scorsi giorni, a quello sul modo con cui il vicepremier Salvini ha festeggiato Halloween, che conquista la copertina. Da non perdere le battute sulla bizzarra misura prevista nella Finanziaria, che prevede l'assegnazione di terre dello Stato alle famiglie che fanno il terzo figlio.
 Buon divertimento, e buona settimana.
* * *
MALTEMPO
- Dopo il maltempo dei giorni scorsi, Foggia è letteralmente invasa dagli aghi di Pino...
- E quanne l'arrestene a stu drugate?
FIGLI E CAVOLI
- Tra le misure contenute nella Legge di bilancio la Lega ha previsto la terra gratis per chi fa figli.
- Servirà per farli nascere sotto il cavolo?
LA TAVIATA
- Sulla TAV il ministro Toninelli è stato chiaro.
- Ha detto che chiederà alla Francia di bloccare l'opera...
- Quale opera? La "TAViata"?
SANTI IN PARADISO
- Il nuovo direttore del Tg2 è Sangiuliano.
- Poi dice che non entri in Rai se non hai Santi in paradiso!
HALLOWEEN
Anche la Lega festeggia Halloween.
Visto Salvini bussare a casa Di Maio e chiedere: "Dolcetto o moschetto?".
LA TERRA E L'ERBA
Misure del Governo gialloverde per sostenere i giovani.
- "Fate figli e avrete la terra".
- Ma a noi basta avere l'erba!
CONCENTRAZIONE E CONCENTRAMENTO
Prove tecniche di Fascismo.
- Voi nuovi fascisti siete quelli che non hanno bisogno nemmeno di 5 minuti per concentrarvi sulle false notizie o sulla complessità dei problemi...
- Voi invece amate concentrarvi? Tranquilli. Avrete presto un bel campo di concentramento.

giovedì 1 novembre 2018

Ex Ippodromo, basta coi veleni, ci vuole buonsenso (di Geppe Inserra)

Dopo anni di incomprensioni reciproche, se non proprio di muro contro muro, speriamo che sulla vicenda dei Campi Diomedei e del Deposito Cavalli Stalloni di Foggia sia giunto il momento del confronto costruttivo. Non induce all’ottimismo la rabbiosa reazione del sindaco di Foggia al dietro front della Soprintendenza ai Beni Culturali che, revocando l’autorizzazione concessa soltanto qualche mese fa, ha di fatto bloccato i lavori di realizzazione dei Campi Diomedei. Franco Landella è deciso ad adire le vie giudiziarie: non solo il Tar, ma perfino la Procura della Repubblica. Invece occorrerebbe prudenza, e forse sarebbe utile più che mai il sollecito insediamento di un “tavolo” che metta a confronto le diverse parti e i diversi interessi, e cerchi di contemperarli in una visione comune.
A beneficio dei non addetti ai lavori o di quanti non avessero seguito tutte le puntate della telenovela, cerchiamo di ricostruire la vicenda. Il Comune di Foggia e la Regione Puglia, che a tal fine ha donato il suolo, sono intenzionati a realizzare nell’area dell’ex ippodromo (che una volta era il galoppatoio del Deposito Cavalli Stalloni) un parco polivalente, denominato Campi Diomedei. Un progetto importante, dal costo importante (quasi cinque milioni di euro): l’intervento si estende su 23 ettari destinati ad ospitare quattro distinte aree: l’orto botanico, l’area archeologica, lo spazio equestre riservato all’Istituto Regionale di Incremento Ippico (che è la denominazione assunta dal Deposito Cavalli Stalloni dopo il trasferimento delle competenze alle Regione), l’anfiteatro per gli eventi e gli spazi didattici. Un’opera fondamentale per il futuro della città.

mercoledì 31 ottobre 2018

Foggia dall'alto, bella ed austera

Foggia dall’alto rivela una insospettabile bellezza, e perfino un’austera grandezza. Forte del suo immancabile drone e del brevetto recentemente conseguito, Fabrizio De Lillo e il suo sguardo alato salgono più in alto del solito, per regalare al suo sempre più nutrito ed affezionato pubblico, immagini insolite dei luoghi simbolici della città - piazza Cavour, via Lanza, piazza Giordano - e dei suoi monumenti più significativi: la Cattedrale, il Teatro, la Villa Comunale.
È una Foggia che non t’aspetti, che non diresti. Con tanti colori e tanta bellezza.
I campi lunghissimi e le panoramiche a trecentosessanta gradi abilmente confezionati da Fabrizio, ci invitano a riscoprire una dimensione della città che spesso ci sfugge: la sua grandezza, croce e delizia, in una realtà urbana che è affetta al tempo stesso dai mali tipici delle aree metropolitane e di quel provincialismo duro ad eradicarsi, nonostante la tradizionale funzione di cerniera e di frontiera della città, avamposto meridionale verso il Centro Nord.
Lo sguardo che vola di Fabrizio non è però sommario, o frettoloso: talvolta si posa e scopre deliziosi dettagli invisibili ad altezza d’uomo: come le pietre parlanti della Cattedrale o il fregio che adorna il comignolo del teatro comunale, regalando una ineffabile suggestione.
Il messaggio, la morale, l'invito: riconquistare la grandezza perduta. Come? La via è quella suggerita dalle immagine del bel video di De Lillo ma anche dal titolo, sospeso tra senso di sfida (che soltanto i giovani sanno esprimere così) e provocazione: “See high - Foggia dall’alto”. “See high”, vedere in alto, guardare in alto. Foggia e i foggiani hanno bisogno di guardare alto e in alto, per ritrovare se stessi, ed il loro futuro.
Ecco il filmato di Fabrizio De Lillo. Guardatelo, amatelo, condividetelo.

martedì 30 ottobre 2018

Foggia, maglia nera per le piste ciclabili

Maglia nera, o quasi per quanto riguarda le piste ciclabili, va un un po’ meglio Foggia negli altri indicatori che riguardano l’ecosistema urbano. La città si classifica al 72° posto della graduatoria della XXV edizione del rapporto Ecosistema urbano di Legambiente e Ambiente Italia, perdendo due posizioni rispetto allo scorso anno e totalizzando un punteggio di 47,96%.
Il punteggio è espresso in termini percentuali in quanto tiene conto del massimo possibile di ciascun indicatore. In sostanza, l’ipotetico punteggio di 100 spetterebbe a un capoluogo in grado di rispettare tutti i limiti di legge e di garantire una buona qualità ambientale per ognuno degli indicatori considerati.
Con riferimento alla Puglia, Foggia si piazza al terzo posto, dietro Lecce (63° posto con 50,05%) e Brindisi 868°, 48,39%) e davanti a Bari (80°, 44,84%) e Taranto (82°, 44,14%).
La performance migliore viene marcata dal capoluogo dauno per quanto riguarda i consumi idrici: con 120,2 litri di acqua consumata al giorno per abitante si piazza all’8° posto della classifica. La perfomance peggiore, come già anticipato, riguarda invece le piste ciclabili: siamo al 100° posto e un punteggio pari a zero.
Posizioni buone il capoluogo le spunta in generale sui parametri che riguardano la qualità dell’acqua. Oltre a quello dei consumi idrici, i dati sono positivi anche per quanto riguarda le perdite in rete (20,2° dell’acqua immessa, 14° posto) e la capacità di depurazione (28° posto, 98,3%).
Così così i dati che si riferiscono alla qualità dell’aria: 20° posto in classifica per quanto riguarda il biossido di azoto (23 ug/mc), 41° nell'indicatore che misura la presenza di polveri sottili (22 ug/mc) e 95° per quello relativo alla concentrazione di ozono (dato non rilevato).
Poche luci e molte ombre giungono dai dati che riguardano la mobilità urbana. Il peggiore è quello, già ricordato, che riguarda le piste ciclabili. Il migliore è invece quello che si riferisce al parco auto (14° posto, 57 auto per 100 abitanti ). A seguire gli altri indicatori: 45° posto per quanto riguarda l’offerta di trasporto pubblico (24 km-vettura per abitante), 69° per il numero di passeggeri che usufruiscono del trasporto pubblico (24 passeggeri/abitanti), un preoccupante 91° posto per gli incidenti mortali (1,79 morti per 10.000 abitanti).
Situazione mediocre anche per quanto riguarda il verde: il solo parametro che colloca Foggia in una posizione medio alta della graduatoria è quello degli alberi (39° posto, 16,2 alberi per 100 abitanti). 66° posto per tutti gli altri tre indicatori che riguardano: le isole pedonali (0,19 mq/ab), le  energie rinnovabili (1,99 kw/ab) e l’uso efficiente del suolo (5,50).
Decisamente in chiaroscuro gli indicatori che si riferiscono alla gestione dei rifiuti: se per rifiuti prodotti Foggia si piazza al 54° posto della classifica, con 513 kg/ab, per quanto riguarda la raccolta differenziata siamo in zona retrocessione, o quasi, con appena il 26,57%.

Daunia, antologia del mondo (di Giuseppe D'Addetta)

Giuseppe D’Addetta è stato tra gli intellettuali dauni e garganici più attenti alla valorizzazione del territorio provinciale e del promontorio, e tra i più abili a raccontarne le millenarie radici. Nato a Carpino nel 1899, ha scritto molti libri sulla Montagna del Sole, ed è stato tra i primi ad intuirne il potenziale, battendosi tenacemente per superare i localismi e i campanilismi.
D'Addetta non disdegnava tuttavia di estendere il suo sguardo e la sua prosa, intensa e forbita, a tutta la provincia di Foggia, come testimonia questo splendido articolo, che ho trovato su uno dei primi numeri de La Tribuna di Foggia, settimanale di ispirazione democristiana che si pubblicava negli anni Cinquanta.
È una delle più riuscite ed esaurienti narrazioni che ho mai letto della Daunia e dei suoi diversi territorio, il Tavoliere, il Subappennino e il Gargano, e mi piace condividere questa prosa così bella, con gli amici e i lettori di Lettere Meridiane. D'Addetta ci fa scoprire la Capitanata come unicum, "compendio di tutti i panorami della grande Penisola incantata", come recita il "sommario" dell'articolo intitolato, Daunia Nostra, e pubblicato nel numero del settimana uscito in edicola il 13 ottobre del 1951.
D’Addetta fu molto attivo come scrittore e come giornalista. Fondatore del periodico Rinascita Garganica, ebbe il merito di rilanciare la pubblicazione de Il Gargano Nuovo.
Dello scrittore giornalista di Carpino, Lettere Meridiane ha già pubblicato Ogni cent’anni, che racconta la leggenda di Pizzomunno (che nella novella viene chiamato con il nome più antico di Pizzimunno) e Vesta.
Una storia di rara delicatezza, resa ancora più struggente dalla notevole capacità letteraria di Giuseppe D’Addetta, che si spense a San Menaio, nel 1980. Buona lettura.
(g.i.)
* * *
DAUNIA NOSTRA
Compendio di tutti i panorami della grande Penisola incantata

La sterminata pianura del Tavoliere con le caratteristiche masserie e i paesi accovacciati intorno ai campanili aguzzi - L'ampia balconata del Subappennino con i suoi insigni monumenti - Il massiccio ciclopico del Gargano azzurro, verde, odoroso, misterioso e profondo
È una terra tormentata nei millenni questa nostra terra dauna e l'aspetto che ora presenta è certo il risultato di emersioni e colmate che di un ampio spazio di mare hanno fatto l’immensa pianura del Tavoliere di Puglia.

domenica 28 ottobre 2018

I pro e i contro della Lega

Anche nella seconda parte della striscia settimanale del nostro disegnatore satirico in versione solo testo, Madetù, la politica abbonda, e deborda.
Bene così: perché la satira si rivela sempre di più uno strumento utile a capire un agone politico dove si discuta e li litiga tanto, ma si combina poco in nome dei voti prossimi venturi.
Ad aggiudicarsi la copertina odierna il micidiale calembour sui leghisti pro-moscoviti ma anti-moscovici. Ma non è per niente male anche la battuta sulle ragioni del crollo della scala mobile della Metro di Roma. Leggete, sorridete, riflettete.
* * *
SACRIFICI
Salvini invita gli italiani ad acquistare titoli di Stato.
- In pratica è un invito agli italiani, in stile fascista, a sacrificare l'"Oro alla Patria"?
- Sacrificare "loro" alla Patria? Dai sondaggi purtroppo non sembra.
LA MANO E IL DITO (MEDIO)
Problemi conseguenti alla manovra economica del nostro Governo.
- Salvini ha detto che il popolo italiano ci darà una mano...
- Tranquillo Salvini. Ci basterà un dito medio.
SCALA MOBILE
- A un certo punto nella Metro di Roma la 'scala mobile' ha cominciato a correre...
- Tutta colpa dello spread e dei poteri forti.
SCIOPERO
Venerdì 26 ottobre sciopero generale dei trasporti.
Sospiro di sollievo della sindaca di Roma Raggi: "Per un giorno almeno gli autobus non bruceranno".
CHI DURA E CHI NO
Obsolescenza programmata nei cellulari.
- Molti si chiedono se sia vero che questi smartphone sono programmati per durare poco...
- Dipende. Se sono razzisti e populisti possono durare anche parecchio!
SALVINI A MOSCA
Il nostro Premier è misteriosamente voluto andare a Mosca.
- Molti hanno pensato che sia andato a "vendersi".
- E il presidente Putin, infatti, ha detto che la Russia vuole comprare 'titoli' italiani.
- Per cominciare...un Conte.
MAGHI E POTERI SPECIALI
Prime reazioni politiche dopo la tragica morte della sedicenne romana Desirée.
- Di Maio ha chiesto 'poteri speciali' per la sindaca Raggi.
- E lei ha subito chiamato qualche esperto consulente?
- Sì, Mago Silvan.
VOTI
La morte della ragazza romana accende le polemiche.
- Mi chiedo cosa comporta sapere se a drogarla, stuprarla e ucciderla sono stati degli stranieri?
- Cosa comporta non lo so. Cosa porta lo so: porta voti.
CONDANNE
La Corte Suprema di Strasburgo condanna l'Italia per la detenzione del capomafia Provenzano.
- Non doveva stare ancora al 41 bis...
- Lo dicevo io che se lo scioglievano nell'acido non se ne accorgevano!
CONDONI E ONESTA' (?!)
- I tempi della politica sono davvero cambiati...
- Già. I 5Stelle lo hanno interpretato alla grande: la mattina hanno approvato il condono fiscale e la sera a gridare in piazza "Onestà, onestà, onestà!".
FIGLI DI TROLLEY
Al palo in Parlamento i decreti su Genova e Ischia.
- Visti i deputati svignarsela coi valigioni con la scusa dello sciopero dei trasporti di venerdì...
- Che figli di trolley!
SOCIALISTI
Venerdì 26 ottobre i socialisti dauni si sono incontrati a Foggia in una vineria.
Prima pensavano a mangiare, ora a bere.
LEGHISTI PRO E CONTRO
- I leghisti sono a favore della Russia e contro l'Europa...
- Già: con i moscoviti e contro i Moscovici!
IL RITORNO DEL RE
Il 15% degli italiani, secondo un sondaggio del quotidiano "Libero", vorrebbe il ritorno della Monarchia.
- E il rampollo dei Savoia, Emanuele Filiberto, ci starebbe pensando...
- Dalla Repubblica al Re pubblico.
PRIMA TAJANI
Berlusconi e Forza Italia sempre più minoritari nel centrodestra.
- Con lo slogan "Prima gli italiani" Salvini ha fatto il vuoto...
- Tant'è che Berlusconi ha potuto rispondere solo con "Prima Tajani"!

Mio figlio, thriller "in tempo reale" di grande intensità

Un thriller di rara intensità, interpretato magnificamente da Guillame Canet e da Mélanie Laurent. Il consiglio delle settimana di Lettere Meridiane per i cinefili foggiani è Mio Figlio di Christian Carion, in programmazione nel week end alla Sala Farina (via Campanile, proiezioni alle 18.30 e alle 21.00). 84 minuti di pura tensione, frutto di una tecnica di regia assolutamente particolare ed innovativa.
La storia, di per sé, è semplice. Julien è sempre in viaggio per lavoro e la continua assenza da casa ha mandato in frantumi il suo matrimonio. Mentre si trova in Francia, riceve un'inquietante chiamata dalla sua ex moglie, Mathys: il loro bambino di sette anni è scomparso. Si mette allora sulle sue tracce, pronto a percorrere anche il più oscuro dei sentieri pur di salvare suo figlio.
A rendere del tutto originale il film, girato a tempo di record, in soli sei giorni, c’è la particolare tecnica di costruzione utilizzata da Carion: l’attore protagonista non conosceva la sceneggiatura, così come il personaggio che interpretava, da tempo lontano da casa, al suo ritorno apprende delle cose che non sapeva, e scopre gradualmente la verità. Ad aggiungere ancora più tensione c’è stata la scelta di affidare tutto al momento, attraverso riprese che venivano girate praticamente in tempo reale.
Il talento creativo  di Guillaume Canet ha fatto il resto, riuscendo a delineare alla perfezione il ritratto di un uomo fuori controllo, un padre spinto ai limiti estremi della violenza: è riuscito a dare vita a un thriller familiare come se ne sono visti pochi.
La scelta di affidarsi all’improvvisazione e alle riprese in tempo reale ha comportato non pochi problemi perché comunque il regista doveva dirigere l’attore protagonista. Si era pensato inizialmente a dotarlo di un auricolare ma, come ricorda Carion, “visto che avevamo dei microfoni wireless il tecnico del suono non ha potuto garantire che avrebbe funzionato. E Guillaume ha detto che non ce l’avrebbe fatta se qualcuno gli parlava nell’orecchio. Così ho deciso che sarei stato ovunque, tutto il tempo! Infatti quando Guillaume sta guidando, il direttore della fotografia è accanto a lui mentre il primo assistente operatore e il tecnico del suono sono dietro. Visto che non c’era spazio per me, io sono rimasto sul camion con un monitor che mi permetteva di seguire la scena.” In pratica, il regista ha parlato con Guillaume Canet solo durante le riprese: “quando eravamo pronti lo chiamavo. E lui mi ha detto: «è assolutamente assurdo per me perché so che siete tutti preparati ma non so a cosa e non so cosa sta per accadere in questo edificio!»
Il risultato è un gran film, da non perdere. Qualcuno ha parlato a proposito di “Mio Figlio” di un nuovo genere: è un film che non ha una storia da sostenere, e che in un certo senso gioca con i codici del thriller e con le regole del plot. Un  film dove la sorpresa e la tensione sono sempre dietro l’angolo.
Qui sotto il trailer.

sabato 27 ottobre 2018

La politica? Si fa coi piedi...

Con tutto quello che sta accadendo tra l'Italia e l'Unione Europea a proposito della manovra economica, anche questa settimana è la politica a farla da padrona nella striscia settimanale del nostro disegnatore satirico in versione solo testo, Madetù. Frizzante e scoppiettante come non mai, al punto tale che per scegliere la battuta di copertina questa settimana c'è l'imbarazzo della scelta (abbiamo rinviato a domani un paio sulla scala mobile crollata nellaMetro a Roma, state in campana).
Alla fine abbiamo optato per quella sull'eurodeputato leghista Angelo Coccia e sul quello che nelle sue intenzioni doveva essere un gesto di protesta, e che a noi è sembrato piuttosto un gesto da maleducato, che denota oltretutto scarso rispetto per le istituzioni.
Se, grazie a Madetù, non ci fosse da ridere, ci sarebbe veramente da piangere...
Buona lettura, e a domani con l'altra parte della "striscia".
* * *
STARNUTI
- Sul condono fiscale è dovuto intervenire Conte per fermare i due litiganti, Di Maio e Salvini.
- Per fare la voce grossa ha dovuto fare uno starnuto!
LA CACCIA FA MALE
- Dopo venti giorni un altro ragazzo di 20 anni ucciso per sbaglio a caccia...
- Più che 'battute di caccia' sono necrologi di caccia.
RONDE SPORTIVE
Ronda razzista a Brindisi picchia a sangue tre migranti. Hanno usato mazze da baseball.
- Ma perché lo fanno? E con mazze da baseball!
- Che volete? So' sportivi.
PIEDI
- L'eurodeputato della Lega, Ciocca, ha fatto un gesto eclatante.
- Dopo che Mosvovici ha letto il testo della Commissione Europea che bocciava la manovra italiana, ha preso una scarpa e ha calpestato il foglio...
- Nella Lega sono bravi a esprimersi anche coi piedi.
SACRIFICI
Salvini invita gli italiani ad acquistare titoli di Stato.
- In pratica è un invito agli italiani, in stile fascista, a sacrificare l'"Oro alla Patria"?
- Sacrificare "loro" alla Patria? Dai sondaggi purtroppo non sembra.
CAMBIAMENTI
È bene intendersi sulle parole.
"L'Europa boccia la manovra: dovete cambiarla!".
E infatti Di Maio e Salvini sono d'accordo nel cambiarla. L'Europa.
CROLLI
- Nella Metro di Roma crolla la 'scala mobile'...
- Sarà colpa dello Spread.
STIPENDI E CONDONI
- Il Premier Conte si è ridotto lo stipendio del 20%...
- Si chiama Condono Stipendiale.
METEORITI
Spettacolo nei cieli italiani.
- Avvistato un meteorite luminoso dopo il tramonto.
- Matteo Renzi?

venerdì 26 ottobre 2018

C'era una volta Foggia, con le strade belle e senza buche

C’era una volta che le strade di Foggia non erano piene di buche e non erano occupate dal traffico caotico come avviene oggi.
Guardare vecchie foto e vecchie cartoline è sempre istruttivo, perché ci fa capire da un lato come eravamo, e dall’altro come avremmo potuto essere.
La prima cosa che colpisce, della immagini di via della Repubblica e di via Bari che illustrano il post è l’ordine e la pulizia: poche auto, strade ampie, e marciapiedi larghi e confortevoli. Sul manto stradale non ci sono rappezzi, segno che le strade dovevano essere state asfaltate da poco e che il modesto volume di traffico che le attraversava non doveva porre grossi problemi di manutenzione. Colpisce poi l’imponenza degli edifici che occupano il “focus” delle due immagini: i palazzi Incis nella cartolina di via della Repubblica e il cosiddetto grattacielo Tonani (dal nome della concessionaria di automobili Fiat che ne occupava tutto il piano terra) in via Bari. Sono il segno evidente di una città che voleva crescere, però, già da allora, forzando quello che avrebbe potuto essere uno sviluppo urbanistico d’eccellenza.
I Palazzi Incis e probabilmente lo stesso grattacielo sorsero su aree demaniali, in quanto sia via Bari che via della Repubblica coincidevano con il tracciato degli antichi tratturi della Transumanza. La presenza di tante aree demaniali nel centro cittadino avrebbe potuto produrre una urbanistica d'eccellenza, ma le cose non andarono così.
I palazzi dell’Incis vennero realizzati durante il ventennio fascista nell’ambito del progetto della”grande Foggia”. Inizialmente, i tecnici del regime erano intenzionati a non edificare sul tratturo, ma ben presto arrivarono le deroghe. La prima fu il Palazzo dei Contadini, divenuto successivamente Camera del Lavoro ed oggi sede della Cgil, quindi i Palazzi dell’Incis e via via l’urbanizzazione di via Conte Appiano.
Resta tuttavia l’impressione di una città non soltanto dignitosa, ma anche orgogliosa. Il Palazzo Incis venne pesantemente danneggiato dai bombardamenti del 1943, e dovette attendere per lunghi anni il restauro. Il grattacielo venne invece realizzato negli anni Sessanta, subito dopo la ricostruzione post bellico. A suo modo è il simbolo di una città che si avviava a valorizzare la sua vocazione terziaria.
E poi, cosa è successo? Forse la chiave per capire perché Foggia non è rimasta la città che era negli anni Sessanta, sta proprio nel suo sviluppo edilizio, che non è coinciso con uno sviluppo urbanistico a misura d’uomo.
Le due cartoline sono state colorizzate utilizzando la tecnica di intelligenza artificiale “profonda” di Satoshi Iizuka, Edgar Simo-Serra e Hiroshi Ishikawa (Let there be Color!: Joint End-to-end Learning of Global and Local Image Priors for Automatic Image Colorization with Simultaneous Classification). Per scaricarle ad alta risoluzione utilizzare i collegamenti alla fine del post.
Ricordo che Lettere Meridiane ha un sito flickr dove vengono raggruppate le foto colorizzate, con i relativi originali in bianco e nero. Lo trovate a questa pagina facebook:

 https://www.flickr.com/photos/155615368@N03/?


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