venerdì 16 novembre 2018

Quando una città diventa mondo (di Marcello Colopi)


Le cose che fa in quel di Cerignola Marcello Colopi, sociologo, attore e regista, sono belle quanto quelle che scrive. Una volta tanto, tra il dire e il fare non c’è di mezzo il mare, ma la vita quotidiana, con i suoi impegni, i suoi sacrifici. Per questo, gli amici e i lettori di Lettere Quotidiane sono lieti che il buon Marcello abbia derogato alle scelta di non parlare delle cose che fa.
Leggete, mi darete ragione (g.i.)


* * *

Quando ho iniziato la mia piacevole collaborazione con “Lettere meridiane” mi sono dato una piccola linea di condotta, una sola; non scrivere delle cose che faccio, del mio lavoro e delle mie iniziative. Questa volta, cari amici mi scuso se violo la “regola” parlando di una iniziativa che, con altri, abbiamo sostenuto nel corso di questi mesi: vi parlo dell’Orchestra dei Braccianti che ha debuttato a Cerignola in anteprima nazionale il giorno 9 novembre. Ma soprattutto ho deciso di raccontarvi la mia emozione. Anzitutto vi spiego cos’è l’Orchestra dei braccianti. È un progetto dell’associazione Terra Onlus sostenuto, tra gli altri , dall’amministrazione comunale di Cerignola ( assessorato alla politiche sociali) dallo sportello immigrazione Stefano Fumarulo, dalla Flai CGIL e da altre organizzazioni.
L’Orchestra è composta da 18 musicisti provenienti da Italia, Francia, Gambia, Ghana, Nigeria, Libia, Tunisia, India e Stati Uniti. Ne fanno parte musicisti che lavorano o hanno lavorato come braccianti agricoli e contadini. Tra loro non mancano persone che hanno vissuto il dramma della migrazione e che oggi vivono nei ghetti o nelle campagne. Come Joshua, cantante e tastierista nigeriano, emigrato passando per la Libia nel 2017 e oggi impiegato nella raccolta dell’uva e dei meloni in Puglia. Adams, partito dal Gambia due anni fa e oggi residente nel più grande ghetto d’Italia, a Borgo Mezzanone. Accanto a loro suonano musicisti quali Marzouk Meriji, cantautore e polistrumentista tunisino che vive a Napoli, Luca Cioffi, esperto di percussioni indiane e sudamericane che lavora come agricoltore in Campania, Sergio Caputo e Sandro Joyeux.
Grazie al lavoro del direttore artistico Alessandro Nosenzo – che è anche voce e chitarra dell’Orchestra – è stato possibile creare questo mix di talenti emergenti e consolidati con la missione di tradurre in musica tematiche dal forte impatto sociale. Questa è l’Orchestra dei Braccianti. Già questa è una bella notizia, ma ve ne parlo per una altra ragione: come già detto, ho deciso di raccontarvi la mia emozione.
Inizio dalla mattina del 9 novembre. È il giorno del debutto nazionale. Abbiamo deciso di dedicare un matinée alle scuole, un piccolo esperimento per sondare l’umore dei ragazzi. Alle 10.00 il teatro Mercadante di Cerignola è pieno di studenti della città. Inizia il concerto e i ragazzi con il loro entusiasmo travolgono e stravolgono i musicisti dell’orchestra. Urlano di gioia applaudono, ballano e cantano. Alla fine è un tripudio di selfie, foto e autografi. Questi ragazzi hanno acceso nel cuore di molti di noi una speranza: questo mondo è migliore di ciò che appare. Va bene, ma questo accade con i giovani. Questa sera ci sono gli adulti, quelli che hanno perso il disincanto del mondo, che guardano al mondo con diffidenza e con distacco.
È sera, il teatro inizia a riempirsi di gente. Li osservo. Sono cittadini comuni, professionisti, artisti della città, istituzioni. Tra loro il Vice Sindaco Rino Pezzano, il Vescovo Mons. Luigi Renna i sindacalisti, in particolare il segretario provinciale della Flai CGIL Daniele Iacovelli accompagnato dal segretario nazionale della Flai CGIL,  Giovanni Mininni, e poi tanti ragazzi e ragazze provenienti dal Senegal, Ghana, Nigeria, Togo, Mali, Marocco, Libano, Tunisia Albania, Polonia, Pakistan, India , Bulgaria , Romania Iran, Bangladesh . Un piccolo mondo in un teatro.
Ore 21.00, inizia il concerto. Il pubblico, prima timidamente poi sempre più coinvolto, inizia a seguire questi suoni e queste voci. I dialetti di tutto il mondo si confondono in un'unica lingua, le sonorità arabe diventano africane, italiane, universali. Un mondo che inizia ad applaudire, battere le mani, fino a ballare. Tutti assieme.
Io sono in ultima fila. Volutamente nascosto a godermi questo spettacolo. Lo spettacolo di una città che diventa mondo. Un mondo che per una sera mette al primo posto la musica e i diritti . Osservo la mia città dall’ultima fila del teatro. Ne sono orgoglioso. Questa è la città dove, ai primi del novecento i diritti divennero “DIRITTI” di dignità Questo senso di fierezza, anche se per una sola sera, dà un'energia profonda al mio agire quotidiano. Spesso, nel mio lavoro, mi accompagna un senso di solitudine, di amarezza; spesso mi capita di sentirmi come Don Chisciotte della Mancia,  
costretto a lottare contro i mulini a vento. Questa sera no. Qui i Don Chisciotte non si contano. È bello non sentirsi soli, è bello scoprire che altri sono disposti con te a non cedere alle tentazioni di cadere nel tranello di “prima gli italiani”, scordandosi di essere tutti parte più ampia di un progetto chiamato umanità.
Il senso di tutto ciò è ben racchiuso in un testo di una canzone senegalese cantata da Sandro Joyeux uno dei musicisti dell’orchestra dei braccianti in omaggio alla comunità senegalese: "Un giorno arriverà un tempo in cui l’Africa sarà unita, da qui o altrove siamo figli dell’Africa, anche se il cielo è caduto, lottiamo per la pace”.
Sì, questa sera è una realtà che nasce da un’idea, in senso platonico. Platone affermava che l’idea possiede caratteri di universalità. In quanto universali esse si collocano in un grado più alto di perfezione rispetto ai molti oggetti sensibili, ed in questo senso rappresentano i modelli su cui ispirare il proprio agire . L’idea allora non è una semplice rappresentazione o un concetto che ci formiamo nella nostra mente: esso è un vero e proprio criterio in base al quale noi giudichiamo tutta la realtà e cerchiamo di modificarla socialmente. Noi abbiamo condiviso , seppur per una sera la nostra idea di società. Abbiamo condiviso l’idea che il mondo che vogliamo si incontra in allegria e nel rispetto degli altri che sono diversi da noi (per cultura, storia, etnia) ma identici per i diritti. Sono consapevole che spesso la realtà è più amara di questa rappresentata in un teatro pieno di gent , sono consapevole che ogni momento del nostro agire è fatto di fatica, ma abbiamo anche la consapevolezza che possiamo alzare l’asticella dei valori, cercare orizzonti lontani e soprattutto la consapevolezza di non essere soli.
P.S. Vi prometto che non scriverò più di cose che faccio (forse)
Marcello Colopi

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