lunedì 1 ottobre 2018

Il no di Foggia e della Capitanata alla "secessione dei ricchi"

A Foggia e nella Capitanata si sta sedimentando una nuova coscienza meridionale. Che attraverso schieramenti politici di segno diverso, accomuna sensibilità ed anime del meridionalismo contemporaneo tra di loro molto diverse se non distanti. Tutti uniti nel segno del sostegno all'appello lanciato dall'economista Gianfranco Viesti per "stoppare" i propositi secessionisti del Veneto e di altre regioni settentrionali, alimentati da una scorretta ed egoista interpretazione del "regionalismo differenziato" previsto dall'art.116 della Costituzione.
A tenere a battesimo questo ritrovato spirito meridionalistico è stato ieri mattina a Foggia, a Parcocittà, lo scrittore Pino Aprile, protagonista dell'incontro pubblico promosso dal Comitato provinciale che sostiene l'appello di Viesti, condotto dai giornalisti Piero Paciello, direttore dell’Attacco, e Geppe Inserra, coordinatore di Lettere Meridiane, le cui testate hanno aderito all'appello.
L'iniziativa di Viesti ed Aprile sta ricomponendo il composito universo meridionalista, e dimostra che di strada se ne può fare, e tanta, ma al momento incombe una battaglia contro il tempo.
Il rischio di una secessione di fatto è contenuto nella proposta presentata dal Veneto per l’attuazione del “regionalismo differenziato” previsto dall’art.116 della Costituzione e dalla preintesa sottoscritta con il governo Gentiloni (quattro giorni prima della fine di quest’ultimo…). Viene previsto il trasferimento alla Regione di nuove e sostanziali competenze (tra cui quelle in materia di infrastrutture e di pubblica istruzione). Ma non sono soltanto i nuovi compiti a preoccupare Viesti, Aprile e gli altri promotori e sottoscrittori dell’appello, che chiedono un’approfondita discussione in Parlamento sulla materia.

A destare timori c’è soprattutto il criterio con cui il Veneto propone di calcolare l’ammontare dei trasferimenti che lo Stato dovrebbe riconoscergli per l’esercizio delle nuove funzioni delegate. Non solo sulla base della spesa storica, ma anche attraverso il ricorso al cosiddetto “residuo fiscale” (ovvero il gettito fiscale prodotto dalle tasse pagate dai Veneti) che perciò verrebbe sottratto alla fiscalità generale, a tutto svantaggio della qualità dei servizi pubblici statali e delle regioni più deboli.
Un metodo che Aprile ha definito “abominevole”: “in tutto il mondo c’è chi versa di più e chi versa di meno alle casse dello Stato, in relazione alle proprie capacità, e il gettito fiscale viene utilizzato per soddisfare i bisogni generali della collettività, compresi quelli delle fasce più deboli. Se andasse in porto il progetto del Veneto questo elementare principio di democrazia e di equità verrebbe calpestato.”
A preoccupare c’è anche il metodo con cui si vorrebbe portare avanti l’iter: in sostanza, bypassando quasi del tutto il Parlamento. Da parte del Veneto si propone che deputati e senatori affidino una delega al Governo che poi adotterebbe la legge definitiva sulla base di quanto stabilito da un comitato paritetico Stato-Regione Veneto. Il governatore Luca Zaia, la ministra leghista per le autonomie regionali Erika Stefani e il vicepremier Matteo Salvini, tutti leghisti, sono d’accordo, e ci mancherebbe altro. Entro ottobre la proposta di legge potrebbe già approdare a Montecitorio e a Palazzo Madama.
Di tempo ce n’è dunque molto poco: “è una grande battaglia di democrazia che ci attende, è l’ultima spiaggia”, ha detto senza mezzi termini Pino Aprile. “Ma le dodicimila firme che abbiamo raccolto fino ad oggi per dire no alla secessione sono un’enormità, e con noi c’è la parte migliore del mondo accademico, dell’economia (l’appello è stato sottoscritto, tra gli altri, da Vito Tanzi, economista di statura internazionale che è stato tra l’altro direttore del FMI e dal giurista Marco Cammelli, direttore di Aedon, la rivista di arti e diritto on line edita da Il Mulino), del meridionalismo.
Pino Aprile e Saverio Russo
A far toccare con mano il nuovo clima che l’iniziativa di Gianfranco Viesti e Pino Aprile sembra stia facendo nascere negli ambienti culturali, accademici e scientifici del Mezzogiorno, il bell’intervento del prof. Saverio Russo, docente di storia all’Ateneo di Foggia (e sottoscrittore dell’appello, assieme al prof. Giuliano Volpe, rettore emerito dell’Università di Foggia), che in passato ha avuto polemiche anche vivaci con l’autore di Terroni: “Non dividiamo il fronte di chi si batte per il Mezzogiorno, possiamo avere idee diverse sul passato, ma dobbiamo sforzarci di avere la stessa idea di futuro.”
È possibile un’idea condivisa del futuro del Sud? Dall’affollata convention promossa dal comitato foggiano che sostiene l’appello di Viesti (può essere sottoscritto a questa pagina web: http://goo.gl/AwQTFT) giunge una risposta positiva, certificata dall’intenso dibattito che ha fatto seguito alle risposte di Pino Aprile, intervistato da Piero Paciello. Tanti ed eterogenei gli interventi ma tutti accomunati dal medesimo desiderio di un percorso comune. Una volta tanto, Foggia sta svolgendo una funzione importante di catalizzatore: molti dei presenti giungevano da altre province pugliesi e dalla Basilicata, ed hanno annunciato la volontà di costituire comitato analoghi nei loro territori.
Sono intervenuti, Paolo Spatafora, lo scrittore e docente Michele Eugenio Di Carlo, Giuseppe Potenza (responsabile Adiconsum), Vincenzo Rizzi (consigliere comunale a Foggia), la scrittrice Enza Armiento, Lillino Ladisa.
Hanno partecipato ai lavori l’on. Giorgio Lovecchio, lo scrittore Raffaele Vescera, Michele Lauriola (Rete Spac Capitanata).
Tra i sostenitori dell’appello figurano anche altri esponenti di spicco del mondo politico, culturale, sindacale e della società civile della Capitanata: l’europarlamentare Elena Gentile, la consigliera regionale Rosa Barone, il consigliere provinciale Pasquale Cataneo, Domenico Iannantuoni, scrittore; Enzo Lionetti Docente, Commercialista; Teresa Maria Rauzino, docente, scrittrice; Franco Antonucci, urbanista; Giovanni Palmulli, impiegato Ferrovie; Franco Persiano, Segretario Spi-Cgil; Germano D'amato chef; Franco Salcuni, dirigente Naz Legambiente; Giampaolo De Giorgio, progettista Bandi Europei; Massimiliano Varracchio, consulente finanziario; Paolo Prudente, Pres. Consiglio Comunale di Vieste; Ivan Matera, militare; Enzo Quaranta, scrittore; Federico Scarabino, artista (Rione Junno); Salvatore Mangiacotti, già sindaco di S. Giovanni Rotondo; Giuseppe Osvaldo Lucera, scrittore e storico; Pasquale Del Giudice, coordinatore Italia Nostra Vieste; Gennaro Tedesco, giornalista e scrittore; Nicolino Sciscio, consigliere comunale Vico del Gargano; Giuseppe D’Avolio, già dir. scolastico e vice-sindaco di Vico del Gargano; Simone Gaetano, giornalista; Giuseppe Quartucci, informatore scientifico; Gianfranco Nassisi, cardiologo; Renato Foti, impiegato Denso; Alfonso Chiaromonte, scrittore; Domenico Prencipe, imprenditore della pasta; Francesco Morra, chef; Michele Angelicchio, giornalista, Vico del Gargano; Enzo Pazienza, Presidente Centro Studi Paglicci.


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