sabato 6 ottobre 2018

A Laltrocinema il capolavoro di Pippo Mezzapesa: "Il bene mio", invito a riconnettersi alla memoria

Lo confesso. Ho già nostalgia delle serate all’arena di Parco San Felice, dei tanti bei film che abbiamo visto in D’Estate D’Autore. È perfettamente riuscito l’esperimento della rassegna cinematografica alla memoria di don Paolo Cicolella, anzi, a dirla tutta, è andato al di là delle aspettative degli stessi organizzatori (Parcocittà, Laltrocinema Cicolella, Circuito Cinema Cicolella, Fondazione Apulia Felix, Cinemafelix e Lettere Meridiane).
Il fatto è che iniziative del genere creano “un” pubblico. Non uno qualsiasi. Proprio quel pubblico, fatto di un certo numero di persone che si ritrovano, vengono in relazione tra di loro, diventano, in un certo senso, comunità. (Anche per questo il cinema al cinema, fruito collettivamente, è insostituibile e non verrà mai superato dal cinema in streaming). E così mi mancano sia i bei film di D’Estate D’Autore, sia la bella gente con cui scambiare un paio di battute prima e dopo la proiezione.
E allora, che si fa fino alla prossima estate? Gli organizzatori di D’Estate D’Autore ci stanno pensando, ed è possibile che nei prossimi giorni verrà promosso un incontro in quel di Parcocittà per fare il punto, assieme al pubblico-comunità, e decidere qualcosa da fare anche durante la stagione invernale.
Nell’attesa, Lettere Meridiane continuerà a farvi compagnia con i suoi “suggerimenti d’autore” segnalando ogni fine settimana una pellicola che vale la pena vedere.
Cominciamo inevitabilmente da Il bene mio, film di Pippo Mezzapesa, regista pugliese che amo molto, in quanto narratore della Puglia più autentica: il suo cortometraggio d’esordio o quasi Come a Cassano mi divertì moltissimo, la sua opera prima Il Paese delle spose infelici  mi ha conquistato, La giornata, dedicato alla bracciante Paola Clemente morta di lavoro, che ho avuto l’onore di presentare a Cerignola al cospetto del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, mi ha commosso fino alle lacrime.
Scritto da Antonella Gaeta, Massimo De Angelis e dallo stesso regista, interpretato da Sergio Rubini e Sonya Mellah con la partecipazione di Teresa Saponangelo Il bene mio (in programmazione a Laltrocinema Cicolella fino a mercoledì 10 ottobre prossimo, proiezioni alle ore 18, 20 e 22) racconta la storia di Elia, ultimo abitante di Provvidenza, paese distrutto da un terremoto, che rifiuta di adeguarsi al resto della comunità che, trasferendosi a “Nuova Provvidenza”, ha preferito dimenticare.

Per Elia, invece, il suo paese vive ancora e, grazie all’aiuto del suo vecchio amico Gesualdo, cerca di tenerne vivo il ricordo. Quando il Sindaco gli intima di abbandonare Provvidenza, Elia sembrerebbe quasi convincersi a lasciare tutto, se non cominciasse, d’un tratto, ad avvertire una strana presenza. In realtà, a nascondersi tra le macerie della scuola, dove durante il terremoto perse la vita sua moglie, è Noor, una giovane donna in fuga. Sarà questo incontro, insieme al desiderio di continuare a custodire la memoria di Provvidenza, a mettere Elia di fronte a una inesorabile scelta.
De Il bene mio ha scritto sulla sua bacheca facebook Fabio Prencipe, cinefilo e componente del cda di Apulia Film Commission:
“Questo film un po' ci appartiene. A noi meridionali, pugliesi. Non perché il cast artistico sia di fatto interamente della nostra regione, o perché sia stato girato in parte qui anche grazie ad Apulia Film Commission. Sicuramente il titolo richiama una celebre canzone del cantastorie che più di tutti ha saputo dare voce alle nostre radici popolari, quel Matteo Salvatore la cui vita Rubini ha portato in scena a teatro alcuni anni fa. C'è questo, ma molto di più. Ci appartiene in quanto ci ricollega intimamente a un nostro essere profondo. Ci ricorda come il valore della memoria sia un potente antidoto ad una perdita di senso del significato di parole come: condivisione, sentimento, storia, popolo. Parole che alle nostre latitudini si declinano in modo differente (non dico migliore, ma differente!). Lo fa senza tesi da imporre ma richiamando tutte le emozioni della vita in una città morta.
Un film perfetto? Probabilmente no; ma autentico, sentito, oggi politicamente (nel senso nobile del termine) indispensabile. Non una “cartolina” del sud, ma una “lettera” dal sud. E in sala con una visione condivisa è forse il modo migliore per riconnettersi al valore di quella memoria.”
Bel suggerimento quello di Fabio. Rivolto a chi come me e come voi, ha nostalgia di D’Estate D’Autore… Ritroviamoci a Laltrocinema.

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