sabato 8 settembre 2018

Foggia e la Capitanata dicono "no" alla secessione dei ricchi

Ai danni del Mezzogiorno si sta perpetrando una beffa che potrebbe far definitivamente naufragare qualsiasi speranza di riscatto. Foggia e la Capitanata dicono no, ed a tal fine si darà vita nei prossimi giorni ad un comitato di sostegno alla petizione contro “la secessione dei ricchi” promossa dall’economista Gianfranco Viesti (appuntamento venerdì 14, alle ore 18, a Parcocittà, via Rovelli, Foggia).
A suscitare allarme e preoccupazione è il percorso imboccato dal “regionalismo differenziato” che, secondo la tesi di Viesti, studioso particolarmente attento al problema del divario tra Sud e resto del Paese, potrebbe essere il preludio ad una “secessione dolce”. A tutto danno del Mezzogiorno.
La Regione Veneto ha presentato, in base all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, una proposta che lo stesso Viesti definisce “secessionista ed eversiva” in una petizione on line che sta raccogliendo migliaia di adesioni.
Il problema non sta nel riconoscere margini più ampi di autonomia e funzioni più estese al Veneto ed alle altre Regioni che hanno sottoscritto con il Governo le pre-intese previste dall’iter per il “regionalismo differenziato”.
Quel che è inaccettabile, e che minaccia l’unità nazionale e l’eguaglianza dei cittadini sancita dalla Costituzione, è il modo con cui si propone di calcolare i “fabbisogni standard” che poi determineranno le risorse finanziarie che lo Stato dovrà riconoscere alle Regioni.

Come evidenzia Viesti nella petizione, il parametro non è rappresentato infatti soltanto dai bisogni specifici della popolazione e dei territori (quanti bambini da istruire, quanti disabili da assistere, quante frane da mettere i sicurezza) ma anche del gettito fiscale e cioè della ricchezza dei cittadini.
“In pratica - scrive l’economista -  i diritti (quanta e quale istruzione, quanta e quale protezione civile, quanta e quale tutela della salute) saranno come beni di cui le Regioni potranno disporre a seconda del reddito dei loro residenti. Quindi, per averne tanti e di qualità, non basta essere cittadini italiani, ma cittadini italiani che abitano in una regione ricca. Tutto ciò è in aperta violazione con i principi di uguaglianza scolpiti nella Costituzione.”
Il tutto mentre non sono ancora stati definiti i livelli essenziali delle prestazioni sociali e civili (LEP) che lo Stato è tenuto a garantire ai cittadini: il rischio è che, trasferendo più risorse alle regioni già ricche, non restino fondi sufficienti neanche ad assicurare al resto della cittadinanza i servizi essenziali ed elementari.
“È inaccettabile - scrive ancora Viesti - che in diciassette anni non si sia fissato il valore dei LEP, a vantaggio di tutti i cittadini italiani, mentre in pochi mesi si sia arrivati alle battute consultive del processo di autonomia differenziata, a vantaggio di pochi.”
Un altro aspetto inquietante della brutta piega che sta prendendo il regionalismo differenziato è che il Parlamento potrebbe essere messo nelle condizioni di non discutere della materia. La proposta veneta prevede, infatti, che il Parlamento conceda una delega totale e al buio al Governo e che tutte le decisioni siano prese da una Commissione tecnica Italia-Veneto.
Secondo la Costituzione non può essere così: il Parlamento non può essere espropriato del diritto-dovere di legiferare su questioni decisive per il futuro dell'Italia. Siamo di fronte a uno stravolgimento delle basi giuridiche su cui è sorta la Repubblica italiana. Una materia di tale portata non può e non deve essere risolta nei colloqui fra una rappresentante del Governo e uno della Regione interessata (oltretutto, dello stesso partito e della medesima regione, la Lega).
Tutti i cittadini italiani hanno il diritto di essere coinvolti nella decisione, che riguarda tutti, sia attraverso i propri rappresentanti parlamentari, sia attraverso un grande dibattito pubblico, in cui porre in luce e discutere obiettivi, contenuti e conseguenze di tali proposte. Solo così i cittadini possono valutare e decidere.
Sottoscritta inizialmente da un folto gruppo di docenti, intellettuali ed esponenti della società civile, la petizione di Gianfranco Viesti sta diventando l’elemento aggregante di una ritrovata coscienza meridionale e meridionalista. Ad oggi le firme raggiunte sono circa 10.000, ma si può e si deve fare ancora di più.
A tale scopo, i meridionalisti della provincia di Foggia intendono dare vita ad un comitato di sostegno alla petizione e di sensibilizzazione sulla urgenza di un rilancio della “questione meridionale”.
Un primo incontro organizzativo si svolgerà, a tale fine, venerdì 14 settembre, alle ore 18.00, a Parcocittà (via Rovelli, Foggia).
L’iniziativa è aperta a tutti quanti credono ancora nella Costituzione, che sancisce l’eguaglianza di tutti i cittadini, e nella necessità che in tale ottica al Mezzogiorno venga riconosciuta la pari dignità con il resto del Paese che gli è stata fino ad oggi negata.
Intanto, chi non ha ancora sottoscritto la petizione può farlo a questa pagina web: https://www.change.org/p/gianfranco-viesti-no-alla-secessione-dei-ricchi.


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