venerdì 31 agosto 2018

L'economista Viesti: "no alla secessione dei ricchi"

Si scrive "regionalismo differenziato", si legge secessione. La trattativa tra lo Stato e le Regioni (Veneto, Lombardia, Emilia Romagna) che hanno sottoscritto la preintesa per il riconoscimento di nuove funzioni e nuovi margini di autonomia, in attuazione dell'art.118 della Costituzione, sta imboccando una strada pericolosa. Che potrebbe portare alla fine della unità e della coesione nazionale e di conseguenza aggravare in modo irreversibile la crisi del Mezzogiorno, e il divario che lo separa dal ricco centro-nord.
In una petizione avviata su Change.Org, che ha raccolto in due giorni l'adesione di oltre tremila persone, tra docenti, intellettuali, studiosi meridionali e popolo della rete, l'economista Gianfranco Viesti ha punta senza mezzi termini il dito contro la Regione Veneto, che negli scorsi giorni ha formalizzato al Governo la sua proposta attuativa della preintesa, per ottenere dallo Stato maggiori poteri e risorse.
Nella petizione, che è stata sottoscritta anche da Lettere Meridiane (invito amici e lettori a fare altrettanto, per le ragioni che trovate diffusamente spiegate di seguito, potete farlo su questa pagina web) Viesti definisca la proposta veneta "eversiva e secessionista".

Il problema sta nel metodo con cui il Veneto propone di calcolare i "fabbisogni standard" in base ai quali lo Stato dovrebbe trasferire alle Regioni risorse finanziarie aggiuntiva per le nuove competenze: "inaccettabile", secondo Viesti, in quanto tiene conto "non solo dei bisogni specifici della popolazione e dei territori (quanti bambini da istruire, quanti disabili da assistere, quante frane da mettere in sicurezza) ma anche del gettito fiscale e cioè della ricchezza dei cittadini. In pratica i diritti (quanta e quale istruzione, quanta e quale protezione civile, quanta e quale tutela della salute) saranno come beni di cui le Regioni potranno disporre a seconda del reddito dei loro residenti. Quindi, per averne tanti e di qualità, non basta essere cittadini italiani, ma cittadini italiani che abitano in una regione ricca." 
"Tutto ciò - tuona l'economista - è in aperta violazione con i principi di uguaglianza scolpiti nella Costituzione. Non solo: per raggiungere questi risultati discriminatori, si sfrutta un vuoto normativo denunciato più volte dalla Corte costituzionale: dal 2001, infatti, nessun Governo ha trovato il tempo di definire i LEP, i livelli essenziali delle prestazioni sociali e civili da garantire in misura omogenea a tutti i cittadini italiani, ovunque residenti. E se non si sa “quanto costano” i LEP, come si può stabilire l'entità delle risorse da assegnare alle Regioni per garantirne il godimento ai cittadini? Ove si procedesse all'incontrario, ovvero: prima trasferire risorse alla Regioni, poi stimare il costo dei LEP, qualcuno potrebbe accaparrarsi più del necessario senza che sia evidente a chi lo stia togliendo. È inaccettabile che in diciassette anni non si sia fissato il valore dei LEP, a vantaggio di tutti i cittadini italiani, mentre in pochi mesi si sia arrivati alle battute consultive del processo di autonomia differenziata, a vantaggio di pochi."
Ma non è tutto. Come si legge ancora nel testo della petizione, "la Regione Veneto ha chiesto di avere potere esclusivo su materie che vanno dall'offerta formativa scolastica (potendo anche scegliere gli insegnanti su base regionale), ai contributi alle scuole private, i fondi per l'edilizia scolastica, il diritto allo studio e la formazione universitari, la cassa integrazione guadagni, la programmazione dei flussi migratori, la previdenza complementare, i contratti con il personale sanitario, i fondi per il sostegno alle imprese, le Soprintendenze, le valutazioni sugli impianti con impatto sul territorio, le concessioni per l'idroelettrico e lo stoccaggio del gas, le autorizzazioni per elettrodotti, gasdotti e oleodotti, la protezione civile, i Vigili del Fuoco, strade, autostrade, porti e aeroporti (inclusa una zona franca), la partecipazione alle decisioni relative agli atti normativi comunitari, la promozione all'estero, l'Istat, il Corecom al posto dell'Agcom, le professioni non ordinistiche." 
Secondo Viesti, se passasse questo modello istituzionale, "verrebbero espropriati della competenza statale tutti i grandi servizi pubblici nazionali e verrebbe meno qualsiasi possibile programmazione infrastrutturale in tutto il Paese."
Un altro forte motivo di preoccupazione che accomuna Viesti ai meridionalisti che hanno sottoscritto la petizione è l'iter - furbo e poco rispettoso delle prerogative del Parlamento e della necessità che su una questione di tale portata la cittadinanza venga tempestivamente e costantemene informata - con cui la Regione Veneto vorrebbe condurre in porto la trattativa. Nella proposta si chiede, infatti, che il Parlamento dia una delega totale e al buio al Governo e che tutte le decisioni siano prese da una Commissione tecnica Italia-Veneto. 
"Secondo la Costituzione non può essere così - scrive anche Gianfranco Viesti -: il Parlamento non può essere espropriato del diritto-dovere di legiferare su questioni decisive per il futuro dell'Italia. Siamo di fronte a uno stravolgimento delle basi giuridiche su cui è sorta la Repubblica italiana. Una materia di tale portata non può e non deve essere risolta nei colloqui fra una rappresentante del Governo e uno della Regione interessata (oltretutto, dello stesso partito e della medesima regione). Tutti i cittadini italiani hanno il diritto di essere coinvolti nella decisione, che riguarda tutti, sia attraverso i propri rappresentanti parlamentari, sia attraverso un grande dibattito pubblico, in cui porre in luce e discutere obiettivi, contenuti e conseguenze di tali proposte. Solo così i cittadini possono valutare e decidere."
Giustissimo e sacrosanto. Bisogna stare in guardia. Sottoscrivere la petizione è un ottimo modo per far capire alla politica, che i meridionali e tutti gli italiani che credono nella coesione e nell'unità nazionale, non si lasceranno turlupinare.
Due le richieste che vengono formulate nella petizione. La prima è che "ai parlamentari sia garantito il diritto-dovere di intervenire in tutti i passaggi della procedura su una questione fondamentale, con una approfondita discussione e analisi nelle Camere e che, contemporaneamente, sia garantito il diritto dei cittadini a essere informati dettagliatamente e costantemente, attraverso la tv pubblica, il coinvolgimento di esperti indipendenti e il confronto fra tesi diverse."
La seconda richiesta è ancora più stringente ed è rivolta ai parlamentari di tutti gli schieramenti, affinché
"nessun trasferimento di poteri e risorse a una Regione sia attivato finché non siano definiti i “livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale" (art. 117, lettera m della Costituzione) e il trasferimento di risorse sulle materie assegnate alle Regioni sia ancorato esclusivamente a oggettivi fabbisogni dei territori, escludendo ogni riferimento a indicatori di ricchezza."
La petizione ha raccolto in due giorni oltre tremila firme, per lo più di docenti e intellettuali meridionali, tra cui il rettore emerito dell'università di Foggia, Giuliano Volpe, lo storico foggiano Saverio Russo, i giornalisti Pino Aprile e Lino Patruno, i meridionalisti che spesso contribuiscono a Lettere Meridiane Michele Eugenio Di Carlo, Raffaele Vescera e Domenico Iannantuoni.
Ma devono essere anche e soprattutto i meridionali a dire la loro, mobilitandosi per impedire che questa idea iniqua e pericolosa proceda verso la realizzazione.
Per questo, firmiamo tutti la petizione di Gianfranco Viesti. Potete farlo cliccando qui.

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