giovedì 9 agosto 2018

Dei, la Puglia vera e struggente raccontata da Cosimo Terlizzi

Ci sono molti modi di raccontare la Puglia. Nella sua opera prima "Dei", Cosimo Terlizzi lo fa partendo da prospettive estreme: dalla terra degli ulivi assediati dalla xylella, alle altezze degli attici dei grattacieli di Bari, che svelano sulla linea d'orizzonte Castel del Monte "grande come un foruncolo", fino alla vertigine del Pulo di Altamura che si affaccia sull'abisso, dove si sovrappongono e si confondono, echi, identità diverse, e forse perfino passato e presente.
Raramente ho visto una narrazione pugliese così lucida e rigorosa. Fotografo, performer e videoartista, Terlizzi prende le distanze dalla rappresentazione oleografica della Puglia che tante volte abbiamo visto sul grande schermo, negli ultimi anni, per raccontare la travagliata formazione di Martino, che partendo dalla piccola e povera masseria di famiglia, sogna di iscriversi all'università tanto da frequentarla prima ancora di averne l'età. La metropoli appare distante mille miglia da quella terra le cui zolle Martino ama stringere tra le mani, dall'odore degli animali allevati e macellati per far quadrare il magro bilancio familiare.
Nelle sue quotidiane scorribande baresi, il ragazzo si imbatte in un gruppo di giovani musicisti che prima lo prendono in giro per la sua abitudine di conservare santini nello zaino e per ascoltare musica popolare nelle cuffie, poi lo accolgono tra loro accompagnandolo nel suo cammino di crescita e di formazione.
Per coronare il sogno di conoscenza di Martino, la famiglia si trova di fronte ad una difficile scelta: la vendita dell'olivo secolare che rappresenta, come dice la nonna, il solo tocco di bellezza che posseggano. La riflessione sulla bellezza attraversa del resto tutta la pellicola: le lezioni di storia dell'arte, divertenti e girate in maniera eccellente, fanno un po' da coro a tutta la storia.
La sequenza finale, che ovviamente non vi racconto (potete vederla nei tempi e modi che vi dirò appresso) è di rara e struggente intensità.
C'è sempre un prezzo da pagare al futuro, alla maturità, sembra voglia dire Terlizzi. E il discorso vale non soltanto per Martino, ma per la Puglia tutta, al bivio tra Tap e Ilva, tra Federico II e la Taranta, tra conoscenza e superstizione.
L'opera prima di Cosimo Terlizzi è robusta e convincente. Un plauso sincero va tributato a Riccardo Scamarcio, Valeria Golino e Viola Prestieri per averci creduto e per averla prodotta con la Buena Onda.

Impressionante per spessore e qualità la prova di Luigi Catani (Martino) che avevano già visto ed apprezzato, bambino, ne La kryptonite nella borsa (2011) e Nina (2012).
Da segnalare anche l'esordio in un ruolo impegnativo (la mamma di Martino) dell'attrice foggiana-lucerina Carla De Girolamo: convincente e perfettamente a suo agio nel ruolo (complesso) di giovanissima mater familias, che regge i fili della storia e in un certo senso ne determina i destini.
Vincitrice di diversi premi al Festival del Cinema Indipendente di Foggia (è stata protagonista di diversicortometraggi girati dal foggiano Enzo Siesto) Carla si è dimostrata del tutto all'altezza, in un cast di grande qualità.
L'attrice (nella foto che illustra il post con Tommaso Campagna, direttore artistico di CinemaFelix) ha presenziato alla prima foggiana del film che si è tenuta nell'ambito di D'Estate D'Autore, la rassegna cinematografica promossa per ricordare il compianto don Paolo Cicolella, decano degli esercenti cinematografici pugliesi recentemente scomparso da Parcocittà, L'altrocinema, Circuito Cinema Cicolella, Fondazione Apulia Felix, Cinemafelix, Lettere Meridiane, con il patrocinio di Apulia Film Commission e dell'assessorato alla Cultura del Comune di Foggia. Pubblico numeroso, attento e partecipe che alla fine della proiezione ha tributato un caldo applauso alla pellicola.
Quanti l'avessero persa o vogliano rivederla, possono farlo il prossimo 11 settembre, nella proiezione organizzata dalla Sala Farina, all'interno della rassegna Cinema al Chiostro, nella suggestiva location del Chiostro della Cattedrale.
Geppe Inserra

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