lunedì 25 giugno 2018

Sarà a "geografia variabile" la ZES adriatica (spazio anche per Foggia e Manfredonia)

Una ZES “a geografia variabile”. Per fare presto e, soprattutto, per garantire agli imprenditori che vogliano investire nei territori pugliesi interessati rapidità nelle procedure. Così, Ugo Patroni Griffi, presidente della Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale e coordinatore del gruppo di lavoro della Zes pugliese, intervenendo al convegno della Cgil pugliese  “Laboratorio Sud - Idee per il Paese” ha tracciato il profilo della ZES che metterà assieme porti, retroporti e interporti delle province di Bari, Brindisi, Lecce, Foggia e Barletta (per Taranto e l’area ionica è prevista una seconda ZES).
Il gruppo di lavoro costituito dal consiglio regionale e composto da esponenti del mondo dell’economia, delle ricerca e dell’università ha concluso il suo lavoro optando, come già detto, per una ZES leggere, ma che sia in grado di conseguire al meglio l’obiettivo per cui le ZES (Zone Economiche Speciali) sono nate: attrarre nuovi investimenti.
Il finanziamento è sostanzioso (540 milioni per la sola ZES Appulo-adriatica) e potrebbe aprire nuove prospettive per l’intero Mezzogiorno.
“Il Sud è ultimo in tutto ma non nella portualità, che totalizza il 50% del Paese”, ha spiegato Patroni Griffi. “Altrove, come in Polonia, hanno funzionato. Dobbiamo concepirla come una sorta di laboratorio, in cui ciascun territorio riesce ad offrire il meglio di se stesso. Ma bisogna rimuovere gli ostacoli che fino ad oggi frenano gli investimenti nel Mezzogiorno, legati prima di tutto al peso della burocrazia e della corruzione.”
Patroni Griffi ha individuato nella semplificazione quella che potrebbe diventare la carta vincente della ZES pugliese, individuando anche il metodo da praticare: massimo ribasso per la gare d’appalto, per estirpare la mala pianta della corruzione, e “devoluzione dei poteri” da parte dei Comuni che aderiscono alla ZES per assicurare efficienza e rapidità dei procedimenti, che sarebbero svolti dagli uffici della Regione e dell’Autorità portuale.
Da parte loro, i Comuni devono industriarsi per rendere più attrattivo l’insediamento, offrendo, ad esempio, agevolazioni su tasse, tariffe e imposte.
Bisogna fare presto, perché le risorse - già disponibili - sono erogate “a sportello”: chi arriva prima prende i finanziamenti.
Ma a che punto stanno le cose per la ZES Appulo-adriatica? Bene.
“Il progetto è pronto - ha riferito Patroni Griffi - , abbiamo fatto un buon lavoro. La nostra idea è di partire in fretta, da quel poco che c’è: i porti, i retroporti naturali, il demanio marittimo, il demanio aeroportuale, non utilizzando subito tutta la superficie possibile, ma mettendo in cassaforte altri ettari da utilizzare in caso di necessità, sulla base delle esigenze degli imprenditori disposti ad insediarsi in Puglia.”
Dall'elencazione sommaria effettuata nell'intervento del presidente dell'autorità portuale, par di capire che tra le zone calde della costituenda ZES potrebbe figurare il polo logistico di Incoronata, assieme ai porti ed agli aeroporti di Bari e di Brindisi.
Patroni Griffi ha concluso il suo intervento evocando un’altra interessante possibilità, al cospetto della Ministra per il Sud, Barbara Lezzi, che ha partecipato ai lavori (potete trovare qui il resoconto del suo intervento): “le ZES potrebbero facilmente evolvere in “zona franca” (con un regime fiscale e doganale particolarmente vantaggioso per i commerci, n.d.r.). Non è necessaria l’autorizzazione europea, basterebbe una leggina.” E per il Mezzogiorno sarebbe una grande occasione.
L’intervento di Patroni Griffi non ha mancato di suscitare vivaci reazioni. Tutti d’accordo sulla necessità della semplificazione “purché non significhi un’ulteriore riduzione dei diritti e non scarichi i suoi costi sui lavoratori” è stato detto da parte sindacale, con evidente riferimento alla procedura del massimo ribasso evocata per le gare d’appalto.

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