domenica 13 maggio 2018

Passione, competenza, volontariato per il rilancio della Capitanata (di Alfonso Foschi)

Da tempo mi frulla un pensiero: che il male supremo di Foggia e della Capitanata risieda nella difficoltà dell'opinione pubblica, della comunità civile di trovare una sintesi sulle grandi questioni del futuro. È utile l'allungamento della pista del Gino Lisa? C'è chi dice sì, e chi pensa di no. La seconda stazione di Foggia si farà, non si farà? Alcuni la vogliono, altri l'aborrono. E lo stessi dicasi per altre opere nevralgiche, dalla strada Pedesubappenninica alla seconda diga sul Fortore (a proposito... e chi ne parla più?!) oppure su nodi politicamente rilevanti quali il rapporto tra la Capitanata e la Regione Puglia o le tentazioni scissionistiche messe in campo da movimento come quello che si batte per il passaggio al Molise della provincia di Foggia.
Pensarla in modo variegato non è in se stesso un male, anzi denota pluralismo d'opinioni, che è sale di ogni democrazia. Il problema è quando, come nel nostro caso, né si riesce a fare sintesi, né si ascoltano le ragioni di chi non la pensa come noi, sicché il confronto sfocia in contrapposizione, quando non in rissa. E così mentre in Capitanata si discute, altrove le opere si fanno e si portano a compimento.
Su questo tema - poco percepito - solleciterò ad intervenire alcuni, come si dice oggi, stakeholder privilegiati, amici e lettori che conoscono la Capitanata per esservi nati o esservi legati, ma non vi risiedono più, e posseggono di conseguenza un punto di vista meno coinvolto, più neutrale.
Ho cominciato con Alfonso Foschi, che i lettori di Lettere Meridiane conoscono bene per i suoi scritti intensi e interessanti che sovente ci regala. Originario di San Severo, Alfonso risiede da tempo a Genova, e pur esordendo con l'affermazione di "non poter essere utile" alla disamina del problema, offre invece preziosissime indicazioni. Ringraziandolo affettuosamente per il contributo e per la stima, sottopongo le sue riflessioni ai lettori del blog, invitandoli ad intervenire, a loro volta. (geppe inserra)
* * *
Caro Geppe,
intanto grazie per aver  pubblicato le mie memorie sulla mia amica “Fontana di via Basilicata.” Chissà in quale fonderia ha perso la sua forma e la sua anima. Speriamo in un  portafiori, piuttosto che in un kalasnikov.
Quanto al quesito che mi poni, non penso di poterti essere utile perché manco delle dovute competenze. Sono entrato in una scuola materna a sei anni come scolaro e ho lasciato la scuola come insegnante per la pensione a settanta . Solo in questo ambito e solo parlando delle mie esperienze, mi sentirei di dare un mio modesto contributo.
Tu avverti, giustamente, la necessità primaria di una visione unitaria dei problemi e relative soluzioni che riguardano la Daunia. L’ho capito, e apprezzato, nella premessa al tuo articolo “Questione meridionale. Oltre il partito. Oltre la famiglia “, quando scrivi :  “ … premetto di essere d’accordo con tutti gli interventi, le dissonanze le divergenze, sono a mio giudizio esclusivamente apparenti … perché c’è ….. la comune passione genuina  per il Mezzogiorno, il desiderio del riscatto.
Hai indicato, a mio giudizio, l’elemento essenziale per il raggiungimento di un’unità d’intenti per il riscatto della Daunia: un amore ( disinteressato ! ) per la propria Terra e per i propri Conterranei, a cominciare da quelli più umili.
Aggiungerei, come secondo elemento, un vero culto per la competenza : in politica c’è il momento del parlare e quello,  spesso più prezioso e costruttivo, dell’ascoltare.
Infine come terzo elemento, molto importante, è  il volontariato. Lo Stato c’è quando ci sono i cittadini, mentre la sua assenza ad alcuni fa comodo.
Le società più ordinate, civili e sicure sono quelle caratterizzate da un forte e diffuso volontariato, come nel Friuli dove, recentemente, gli Alpini dell’ANA si sono offerti a protezione delle dottoresse in servizio notturno in zone isolate, spesso vittime di balordi.
Naturalmente amore competenza volontariato non nascono per magia, per legge e, tanto meno, con la violenza, ma con un lungo lento processo d’educazione che porta a maturazione il meglio che c’è, penso, in ogni animo umano.
Purtroppo la mia quotidianità di anziano, vedovo e … qualche acciacco mi sottraggono il tempo per attività più stimolanti, come quella, per esempio,  di portare a termine uno scritto sull’influenza dei fattori storico-geografici nel modo di essere (cultura) dei popoli, in ciò stimolato dal tuo su citato articolo. Se mai lo terminerò, te lo spedirò.
Con Lettere Meridiane mi sento in famiglia.
                                         
                                                                                                   Un abbraccio
                                                                                                       Alfonso

3 commenti :

Anonimo ha detto...

Se pluralità di idea significa ogni volta dare spazio al solito discorso per il quale si tira fuori il Molise allora siamo messi male. Non serve, non produce idee serie, non porta s risultati questo atteggiamento e questa vera ossessione. E divide una regione che potrebbe essere ricchissima. Il sud del suo lato peggiore emerge anche in un blog che pensa che questo atteggiamento non leda l'opinione pubblica portandola solo ad avere visioni sbagliate delle cose.
Quanto odio intravedo, sì odio, astio, sterilità di idee, analisi frettolose e denigratorie che non fanno bene a nessuno.
Mancava l'ennesimo riferimento al solito stornello Capitanata/Molise...la prima un'area pugliese in tutto e per tutto, da ripensare totalmente sotto il profilo amministrativo (non è una provincia, ma almeno 3 province che forzatamente stanno in una sola con esigenze, problematiche, territorialità diverse ) e il Molise, una realtà altra in tutto.
Sembra un discorso banale ma è solo un modo per esprimere la grande delusione che si prova quando si legge la forte esigenza di mettere sempre e comunque la Puglia in cattiva luce. L'articolo parla d'altro ma stona la continuità esigenza di arrivare sempre agli stessi inutili discorsi, facendo sempre i medesimi riferimenti...che grande contributo di crescita per la società!!!
L illustre e rimpianto professor Licinio si metterebbe le mani nei capelli per tanta superficialità.

Anonimo ha detto...

MANCAVA L'ENNESIMO TRISTE RIFERIMENTO ALLA STORIA ORMAI DIVENUTA LA RAGIONE DI VITA DI QUESTO BLOG. DICO, MA LA FRUSTRAZIONE PUO' ARRIVAREA A TANTO. ADESSO TEMPO DUE GIORNI E RILEGGEREMO UN ALTRO ARTICOLO NEL QUALE MAGARI SI PARLERA' DI TUTT'ALTRO MA DAL PARLARE CI CICORIE E PATATE SI ARRIVERA' A FINE ALLA STORIA DEL MOLISE. CHE MAESTRI CHE SIETE IN QUESTO.
Buona giornata

dado cabali ha detto...

Gentile anonimo perché non si firma? A proposito di tre province anche il barese un realtà sarebbe da dividere in tre (murgia, area sud monopoli) ? Oppure è un discorso antifoggiano o meglio dove vuol andare a parare? Tirare acqua al suo mulino? Questo è il mio dubbio. Quali sono le tre realtà? Quella garganica secondo me ne ha due quella nord e quella sud totalmente diverse tra loro. Il tavoliere che comunque è frazionato ci sono territori garganici che hanno ampie porzioni del tavoliere il cui confine naturale è al fiume Candelaro. Il subappennino? A questo punto dovrebbero sdoppiare la quasi totalità delle province italiane. Per finire come le ho già scritto in altro post... Taranto sta per indire un referendum ed il Salento da sempre dai tempi dell'istituzione dell'università lotta con le unghie con Bari. Non è solo una questione foggiana. Lei su che piano vuol metterla da che parte sta? Ci faccia capire.

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