venerdì 25 maggio 2018

Landella fa arrabbiare le donne

Quarant’anni di legge sull’interruzione volontaria della gravidanza. Quarant’anni di polemiche, discussioni, lacerazioni, e perfino un referendum. Ma ogni volta, punto e a capo: l'argomento divide e contrappone.
Una incauta presa di posizione del sindaco di Foggia, Franco Landella, ha suscitato un vespaio di polemiche. Il primo cittadino si era fatto fotografare davanti al Municipio, con tanto di fascia tricolore, vicino al tabellone che pubblicizza la campagna antiabortista dell’associazione ProVita. A spargere ulteriore benzina sul fuoco, il secco post con cui Landella aveva pubblicato l’immagine sul suo profilo social: “dalla parte della vita”.
Il sindaco ha poi cancellato sia il post che la fotografia, ma ormai la miccia era stata accesa, e la polemica era puntualmente esplosa.
Tante le associazioni femminili e femministe che hanno levato gli scudi nei confronti del sindaco.
A protestare anche le donne pensionate della Cgil, con una nota di Tina Pizzolo, responsabile del Coordinamento Donne Spi-Cgil: “Ci sentiamo profondamente offese dal grave gesto del sindaco. Sull’aborto, ognuno è libero di pensarla come crede e secondo la propria coscienza, ma in quanto primo cittadino, e autorità sanitaria locale, Landella non può ignorare che l’interruzione volontaria della gravidanza è un diritto riconosciuto alle donne dalla Legge 194, ed una conquista che ha posto fine a decenni di aborti clandestini.”
“Anziché prestare la sua immagine, la sua funzione e perfino la sua fascia tricolore a sostenere campagne di parte - prosegue l’esponente sindacale -, Landella farebbe bene ad adoperarsi affinché le donne foggiane possano usufruire di un diritto che viene loro negato dalla cattiva organizzazione ospedaliera e dalla mancanza di medici non obiettori presso le strutture sanitarie pubbliche del capoluogo.”
“Landella - conclude Pizzolo - ricordi di essere il Sindaco di tutte le cittadine e i cittadini foggiani, e non soltanto di quelli che sostengono posizioni antiabortiste, ignorando diritti riconosciuti dalle leggi dello Stato.”

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