sabato 24 marzo 2018

Assediati dai parchi eolici. La protesta di San Paolo Civitate

Avete presente i bei boschi che una volta ricoprivano quasi tutto il Tavoliere? Sono destinati ad essere sostituiti da altre selve: quelle artificiali delle pale eoliche che ormai punteggiano tutta la Capitanata, dalla pianura fino alle creste dei Monti Dauni. Sta per arrivarne un'altra, enorme.  A San Paolo Civitate, paese che da qualche anno ha scoperto una positiva ed originale vocazione turistico-archeologica, dando vita ad uno dei Musei pugliesi e dauni più bello e innovativi, che raccoglie ed espone buona parte del grande patrimonio rinvenuto durante le numerose campagne di scavo o recuperato dai solerti Carabinieri.
E tanti altri reperti potrebbero essere riportati alla luce nell'area archeologica di Tiati-Teanum, che sorge nei pressi di uno dei luoghi naturalisticamente più interessanti dell'Alto Tavoliere, l'area del fiume Fortore,  caratterizzata da numerosi luoghi di elevato valore faunistico ed ambientale, che potrebbe diventare un'area protetta, con l'istituzione del Parco regionale del Medio Fortore.
Che accade invece? Che proprio quest'area, emblema di un possibile sviluppo sostenibile legato alle risorse culturali, paesaggistiche e naturalistiche, molto probabilmente, sarà stravolta dall'ennesimo parco eolico.
Nei primi giorni dello scorso mese di febbraio, il Ministero dell'Ambiente ha avviato la procedura di valutazione di impatto ambientale per  il progetto di parco eolico presentato da una società milanese, la Renvico Italy S.r.l., che prevede la a realizzazione di parco eolico nel comune di San Paolo di Civitate costituito da 10 aerogeneratori per una potenza complessiva di 42 MW e delle opere di connessione alla rete elettrica. Non bisogna essere degli addetti ai lavori per rendersi conto che l'impatto ambientale, soprattutto dal punto di vista paesaggistico e visivo, è particolarmente critico. Come si apprende sfogliando il progetto nel sito del ministero (potete trovarlo a questo collegamento ), ciascun aerogeneratore avrà una potenza nominale pari a 4,2MW (per una potenza d'impianto complessiva pari a P=42 MW), il rotore ha un diametro pari a 150 m, mentre le torre tubolari avranno un'altezza massima pari a 166 m. Ciascun aerogeneratore sarà inoltre dotato di una turbina tripala, in configurazione “up‐wind”.  Il modello prescelto dai progettisti è il
Associazioni, istituzioni, singoli cittadini interessati a prendere parte alla procedura di valutazione di impatto ambientale hanno tempo per farlo fino al 2 aprile prossimo.
La dislocazione delle pale, come appare dal progetto
pubblicato nel sito del Ministero
Tra i primi a scendere in campo, un cospicuo gruppo di liberi cittadini che ha dato vita al Comitato cittadino per lo sviluppo sostenibile di San Paolo Civitate, diffondendo il preoccupato comunicato stampa, che di seguito pubblichiamo. Come andrà a finire?
Si tratta - si legge nel comunicato - di un vero e proprio impianto industriale che mette a dura prova il territorio e il paesaggio. Oltre alla mostruosa enormità delle pale, vanno debitamente considerati i plinti di circa 50 metri cubi di cemento armato ognuno, e ne sono tanti, su cui verranno installate le pale, le strade e le piazzole che saranno al servizio dell’impianto. 
La zona individuata è quella della località Defensola, Marana della Difensola e Scazzetta, cioè i terreni adiacenti alla zona archeologica di Tiati/Teanum Apulum nonché ai luoghi di pregio faunistico e ambientale legati al fiume Fortore e all’istituendo Parco regionale del Medio Fortore. Come sempre accade in questi casi, le ditte con malvagia arroganza, cercano di impossessarsi delle zone di pregio per realizzare questi impianti. Un copione che da decenni si ripete nella Capitanata. Da anni il nostro territorio è sotto attacco. A fronte di una produzione energetica pari a 3.924 GWH/anno di energia eolica e di lauti guadagni delle ditte, ci ritroviamo con migliaia di pale che hanno devastato i nostri luoghi e compromesso irrimediabilmente il paesaggio.
Quando e quanto ancora dobbiamo subire e assistere impotenti a questa devastazione?
Oggi, con il nuovo quadro legislativo, le ditte che intendono progettare e realizzare impianti superiori ai 30 Mw devono presentare i progetti direttamente al Ministero dell’Ambiente, che li sottopone a Valutazione di Impatto Ambientale. Una volta autorizzati, vengono considerati impianti di interesse strategico nazionale e vanno realizzati a colpi di espropri di terreni, corrispondendo ai proprietari il misero valore VAM. Gli Enti territoriali a loro volta devono rilasciare le autorizzazioni senza possibilità di opposizione. Una vera e propria dittatura concepita tra Governo e multinazionali del vento!!! A loro i guadagni a noi la devastazione!!! Una volta c’era l’abbaglio delle royalties, che allettavano i Comuni con il miraggio di rimpinguare le casse comunali, adesso neanche questo!!! Inoltre, è notizia di questi giorni che quasi tutti i comuni della Capitanata non ricevono alcun euro da anni per gli impianti eolici attivi in provincia.
Quindi a chi questi benefici?
San Paolo di Civitate non ci sta a subire l’ennesima colonizzazione. Già in passato ci hanno provato più volte e sono stati sempre respinti. Confidiamo di poter fare lo stesso questa volta. Non è democratico pensare che una multinazionale, con sede a Milano e che non conosce il nostro territorio, la nostra storia e la bellezza del nostro paesaggio, venga qui decida di sventrare e stuprare il nostro paesaggio, la nostra cultura per perseguire i propri profitti. La ditta afferma che per questo impianto saranno interessati 7KMq (700 ettari), circa il 30% di quella zona fatta di terreni di pregio agricolo. Come si può ben capire, tutto ciò comprometterebbe definitivamente l’economia agricola e lo sviluppo culturale e turistico- ambientale del nostro territorio!! Questa è una vera e propria colonizzazione e non accettiamo il solito ritornello della creazione di posti di lavoro, perché, con tutte le pale eoliche che girano da decenni, la disoccupazione in Capitanata è sempre ferma 35%. I nostri giovani laureati sono costretti ad emigrare e i paesi del Subappennino Dauno si spopolano. Abbiamo interessato la Regione, la Provincia e l’Ente comunale che, indignati per le procedure impositive, si sono impegnati ad assumere un atteggiamento di diniego al progetto. A tal proposito gli enti citati hanno mostrato la loro disponibilità a rigettare il progetto e lottare con i cittadini. Per coordinare questo movimento popolare i cittadini più sensibili ed informati si sono costituiti in un comitato, Comitato cittadino per lo Sviluppo Sostenibile, che vigilerà e si opporrà con tutti i mezzi a questo progetto


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