martedì 20 febbraio 2018

Se l'innovazione e la qualità della vita camminano su due ruote (di Carlo Inserra)

Che esista un movimento ciclistico urbano a Foggia è assolutamente fuori dubbio. Tuttavia a vedere gli interventi pubblici (ovvero le piste ciclabili), e i dati sull’uso della bicicletta a Foggia (di cui parleremo più avanti) non appare ancora totalmente strutturato né riceve l’attenzione che meriterebbe.
La bici è il futuro, e in altre città italiane ed europee anche il presente. Finalmente, anche Foggia si muove in questa direzione, con tutte le problematicità dovute ora alla scarsa qualità del tessuto stradale, ora alla mancanza di sicurezza nel parcheggiare a causa dei furti.
È di questi mesi intanto la bella notizia che il Comune creerà due nuove piste ciclabili, una che congiungerà il rione Candelaro al quartiere Cep, e un’altra che vedrà l’unione stradale della stazione con l’aeroporto civile Gino Lisa.
Negli intenti c’è anche la realizzazione di una velo-stazione che prevederà  un’officina per i piccoli interventi di manutenzione, e che servirà a parcheggiare la macchina e prendere la bici o viceversa.
Abbiamo sentito sulla questione, un ciclista urbano storico di Foggia come Antonio Dembech, che può aiutarci a capire cosa è stato fatto e cosa sta cambiando nel movimento ciclistico urbano foggiano.
Cosa puoi dirci in merito a quello che è stato e quello che sarà il movimento ciclistico urbano di Foggia?
Noi siamo nati come Cicloamici Foggia FIAB (cioè associazione federata alla Federazione Italiana Amici della Bici) dieci anni or sono. Abbiamo fatto tantissime iniziative per sensibilizzare i foggiani ad usare di più la bicicletta, ed abbiamo cercato di interloquire più volte con le amministrazioni locali per cercare di pianificare interventi comuni.
Oggi non siamo l’unica realtà che promuove l’uso della bicicletta perché in questi ultimi anni sono nate altre realtà come ad esempio l’associazione Funny Bike. A loro il merito delle passeggiate cittadine, a molte delle quali hanno partecipato centinaia e centinaia di persone.
Qualcosa si sta muovendo anche dal punto di vista imprenditoriale, poiché recentemente è nato il velocorriere Velò; un corriere che con bici cargo appositamente costruite, può portare da una parte all’altra della città oggetti piccoli e grandi, fino a 80 Kg di peso.

Diciamo che la cittadinanza ce la sta mettendo tutta, e fin qui è tutto positivo, ma c’è un però in questi ultimi mesi. La percezione che avevo è che di anno in anno le persone propense ad utilizzare la bicicletta stessero aumentando, nonostante lo scarso, anzi inesistente, impegno delle amministrazioni che hanno governato Foggia, di favorire l’uso della bicicletta. Pensavo che nonostante questo il numero dei ciclisti sarebbe comunque cresciuto, al punto da costringere l’amministrazione a doverlo gestire.
Sono dinamiche che si sono viste anche in altre città. Diciamo che il trend quasi ovunque premia l’uso della bicicletta rispetto all’uso di altri mezzi a motore.
Tuttavia da un anno a questa parte, io e altri amici dell’associazione stiamo notando un inesorabile decremento. E questa cosa deve farci riflettere, perché evidentemente a Foggia le dinamiche che ci sono in tutto il resto d’Italia non sono le stesse.
Quali sono secondo te le criticità  che penalizzano l’uso della bici in città?
È andato in onda qualche settimana fa uno speciale di Raitre dal titolo “La bicicletta ci salverà” di Riccardo Iacona. Alcune delle interviste trasmesse nel servizio mi hanno fatto molto riflettere.
In particolare mi ha fatto riflettere l’intervista ad un amministratore di Copenaghen che diceva sostanzialmente che non è possibile pensare al “prima l’uovo o la gallina”. Riportato sul tema della mobilità ciclistica vuol dire: sono i tanti ciclisti a spingere le amministrazioni a fare le piste ciclabili oppure le piste ciclabili portano i cittadini a usare la bicicletta?
Io ero portato a pensare che le cose potessero camminare parallelamente. Cioè i cittadini in bici aumentano e l’amministrazione organizza le strade per favorire il loro utilizzo.  Invece questo amministratore ha detto “non esiste l’uovo o la gallina, c’è solo infrastruttura”. Cioè i cittadini usano la bicicletta  nella misura in cui l’amministrazione fa delle infrastrutture progettate e realizzate per bene, aggiungo non solo fatte per spendere soldi pubblici.
E qui noi paghiamo un gap enorme, perché le ultime, ed uniche, piste ciclabili realizzate a Foggia risalgono a un finanziamento POP Puglia di cui ha beneficiato l’amministrazione Agostinacchio. Da allora sono passate tre amministrazioni e 10/15 anni in cui si tutto si è fermato e quel poco che era stato realizzato si è deteriorato.
E questa dozzina di anni di immobilismo adesso li stiamo pagando perché chi va in bici non si sente più tutelato, anzi percepisce che i pochi interventi che si sono realizzati, tipo la tangente settentrionale di via Manfredi, la rotatoria di piazza Cavour, i continui cambi avuti su corso Cairoli, sono stati pensati esclusivamente per chi si muove, inquinando, con la propria auto.
Anche alcuni interventi realizzati dal Comune, che possono apparire in controtendenza rispetto a questo presunto primato dell’auto rispetto alla bicicletta, come l’ampliamento dell’area pedonale di Via Lanza e Piazza Giordano, per noi ciclisti si traduce nell’impossibilità del suo attraversamento, costringendoci a percorrere, allungando, lo stesso itinerario che devono fare gli automobilisti per raggiungere la stazione ferroviaria ed il terminal. Quindi nessun vantaggio per chi decide di non usare l’auto preferendo la bicicletta.

Nel nuovo Piano Urbano della mobilità del Comune di Foggia sono previste due nuove piste ciclabili...
Questo nuovo progetto è sicuramente positivo. Ciò che un po’ mi lascia perplesso è che sia legato esclusivamente a finanziamenti una tantum. Perché sulla scorta di quanto già accaduto nel lontano passato, c’è il rischio di dover poi attendere altri 15 anni per vedere ampliate le piste, in assenza di manutenzione di quelle appena realizzate. Un’amministrazione deve avere un piano pluriennale che deve impegnarsi a realizzare un po’ ogni anno , con denaro proveniente dal proprio bilancio. Se poi arrivano anche soldi dal ministero o dall’Europa, si potranno ridurre i tempi della realizzazione e raggiungere obiettivi più ambiziosi.
Ad oggi quello a cui abbiamo assistito è che finiti i finanziamenti  finiscono gli interventi, e con questi l’attenzione delle amministrazioni alla mobilità ciclistica.

Questi finanziamenti servono a creare piste ciclabili ma esistono poi finanziamenti per la manutenzione?
No. Non esistono finanziamenti per la manutenzione. Il finanziamento, regionale, ministeriale o europeo aiuta a creare una infrastruttura, ma poi, se l’amministrazione ci crede, deve manutenerla con fondi del proprio bilancio.
Per quanto riguarda il merito del progetto, non ho ancora visionato tutte le carte, ma da quel poco che ho letto, alcuni interventi li trovo apprezzabili, come l’attraversamento della città con una pista che collegherebbe la stazione ferroviaria all’aeroporto, servendo quindi anche i centri commerciali di Viale degli Aviatori. Però questo intervento potrebbe rivelarsi negativo e persino controproducente se realizzato sui marciapiedi, e non attraverso una corsia riservata a bordostrada.
Chi è costretto a pedalare sul marciapiede, oltre al continuo saliscendi che non favorisce la rapidità degli spostamenti, deve dare di norma la precedenza a tutti gli automobilisti che provengono dalle traverse laterali, di corso Roma nel caso specifico, contrariamente a quanto avviene attualmente percorrendo il corso insieme alle auto.
Servono soluzioni coraggiose per ottenere risultati ambiziosi e lungimiranti. Nel caso di corso Roma bisogna avere il coraggio di realizzare la pista ciclabile al posto della linea in cui si parcheggiano le auto, a ridosso del marciapiede.
Un intervento di questo tipo, all’inizio, potrà essere visto come un problema da parte degli automobilisti, ma alla lunga risulterà premiante per tutti, automobilisti compresi.
Se invece l’amministrazione volesse ostinarsi a realizzare la pista ciclabile sul marciapiedi, vorrà dire che avrà badato solo a spendere i soldi, riversando i disagio su noi ciclisti. Perché la cosa che deve essere chiara a tutti e che nel momento in cui esiste una pista ciclabile, noi siamo obbligati a usarla, anche se questa dovesse essere sconveniente e pericolosa.
Cioè se mi accade un incidente mentre percorro una strada affiancata da una pista ciclabile, rischio di ritrovarmi nel torto per non aver percorso la ciclabile, pur se pericolosa.
Esistono dei dati sull’utilizzo della bicicletta nella città di Foggia?
Noi Cicloamici ogni anno, in occasione della settimana della mobilità sostenibile che si tiene a Settembre, organizziamo dei censimenti. Questi censimenti non hanno valore scientifico perché andrebbero realizzati in più giorni dell’anno, ma con le dovute cautele, appare chiaro un trend negativo che quest’anno si è concretizzato con un dimezzamento dei passaggi dei ciclisti, rispetto a quelli contati negli anni precedenti.
Io invece sono portato ad essere ottimista. Stamattina osservavo una madre che portava la figlia all’asilo in bici. Io anche ho sempre portato i miei figli a scuola in bici. I cittadini, dove non arrivano le istituzioni, si organizzano da soli. C’è una signora che ha acquistato un carro bike per portare i figli a scuola. Si tratta di una bici molto costosa. Queste iniziative dimostrano che c’è gente che ci crede, ma poi i numeri rimangono quelli, ed addirittura peggiorano.
Eppure Foggia essendo una città di pianura ben si presterebbe alla mobilità ciclistica... 
Certamente. Ma un altro aspetto che voglio sottolineare è che nessun amministratore ha voluto dare l'esempio.
Voglio ricordare ai miei concittadini che in occasione dell’ultima campagna elettorale per le elezioni comunali, Landella organizzò una passeggiata in bici con i suoi sodali. Poi più niente. Non ho mai più visto lui in sella ad una bicicletta e lo stesso dicasi per i suoi assessori o per i consiglieri, di maggioranza o di opposizione.

Le uniche due mosche bianche, risalenti ad diversi anni fa, sono l’attuale Provveditore agli Studi, la prof. Episcopo, all’epoca assessore della giunta Mongelli, che dalla scuola Notarangelo, che dirigeva, raggiungeva in bici il municipio per partecipare alla sedute di giunta e consiglio, e l’assessore Arcuri, che spesso si univa alle nostre passeggiate cittadine. Tolti questi due esempi virtuosi, sono anni che non vedo un amministratore, comunale, provinciale o regionale, muoversi in bici o usare un mezzo pubblico, fosse anche per qualche saltuario spostamento. Con quale credibilità possono ora chiedere a noi cittadini di usare di più bici ed autobus ? Come a dire: io vi faccio le piste ciclabili ma poi ad usarle dovete essere voi.
Molto si sta facendo in Italia per il cicloturismo, e in Provincia di Foggia?

L’Ufficio di Piano della Provincia di Foggia si sta muovendo bene. Anche perché in qualche modo sta avvalendosi proprio della FIAB nazionale per progettare il piano provinciale della mobilità sostenibile, in cui sono pianificate tutte le ciclovie, alcune europee, che attraverseranno la provincia di Foggia da nord a sud e da est ad ovest.
Altri settori dell’Amministrazione Provinciale sembrano però remare contro, come quello che si occupa della manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade provinciali. Alcune strade hanno recentemente subito importanti lavori di manutenzione straordinaria ma contrariamente a quanto previsto, sia dalla normativa nazionale che regionale, si sono voluti volontariamente omettere, nei lavori effettuati, quelli che avrebbero consentito un transito più sicuro ai ciclisti, con costi modesti.
Ad esempio la strada provinciale 141, che collega Manfredonia a Zapponeta, era ovviamente inclusa nella Ciclovia Adriatica che collegherà Trieste a Santa Maria di Leuca. Tutte le regioni attraversate da questa Ciclovia si stanno adoperando e sono a buon punto nella realizzazione, alcune riutilizzando tracciati ferroviari dismessi. Tutte tranne la Provincia di Foggia che, nello specifico della s.p. 141, ha realizzato lavori che addirittura rendono ancor più pericolosa la strada per i ciclisti. Tanto da dover spostare l’itinerario della ciclovia in una strada più interna, lontana dal mare e dalle strutture ricettive. Così chi si troverà ad percorrere il nostro tratto di ciclovia adriatica, cercherà di raggiungere nel più breve tempo possibile Margherita di Savoia, senza fermarsi a godere delle nostre bellezze e dei nostri servizi turistici.
Ho visto con molta gioia durante una delle manifestazioni della Fiab l’utilizzo di tandem utilizzati anche da non vedenti...
Proprio qualche settimana fa (il 21 gennaio), abbiamo organizzato una passeggiata a cui hanno preso parte persone in situazione di svantaggio motorio, sensoriale o psichico. Per farla abbiamo utilizzato due speciali tandem acquistati grazie ad un piccolo finanziamento regionale. L’idea è partita dalla necessità di coinvolgere nelle nostre passeggiate due nostri soci non vedenti e alcuni ragazzi down.
Questo tandem speciale si chiama “Hug bike” ovvero “Tandem dell’abbraccio” in quanto prevede che il passeggero possa essere ospitato nel sedile anteriore, tra le braccia del guidatore che, seduto posteriormente impugna le leve lunghe della bicicletta. Una sorta di abbraccio che consente ai due passeggeri di muoversi nella massima sicurezza.
Colgo l’occasione per pubblicizzare l’uso di questi tandem dell’abbraccio che mettiamo a disposizione gratuitamente a quanti volessero prenderli in prestito per qualche ora o per qualche giorno. Basta contattarci.
Carlo Inserra

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