venerdì 13 ottobre 2017

Il tempo ingiusto, tra alta velocità e liste d'attesa

Gianni Forte è uno che ne ha viste proprie tante, nella sua vita di sindacalista. Ha fatto questo lavoro fin da ragazzo restando, come titola la sua bella autobiografia, “Sempre dalla stessa parte”. Quella dei lavoratori. Dei più deboli. Degli oppressi. E da qualche mese degli anziani, essendo andato a dirigere lo Spi  pugliese, il sindacato di categoria dei pensionati della Cgil.
Sarà per questo che è poco aduso alla retorica. Parla breve, ma parla chiaro. Un comunicatore moderno che twitta facendo leva sulla saggezza antica imparata nelle piazze, ai cancelli delle fabbriche, nei campi dove i braccianti si spezzano la schiena.
Mi hanno colpito profondamente e fatto pensare i suoi commenti alle recenti mosse del governo regionale in materia di aeroporti e di trasporto aereo. “Cosa conta di più, avere l'aeroporto sotto casa e risparmiare 1/2 ora per un viaggio o abbattere di 1 mese le liste di attesa della sanità? La Regione Puglia ha scelto la prima.” E poi: “La Regione impegna 7 milioni di euro da dare alle compagnie aeree che faranno arrivare voli a Grottaglie e Foggia. Con quelli che si danno a Ryanair (che sfrutta i lavoratori) sono 19 milioni . Ma non sarebbe meglio utilizzare quelle risorse per rafforzare i servizi socio-sanitari sul territorio?”
Le considerazioni di Gianni Forte fanno riflettere sul diverso valore del tempo, o se preferite su come il tempo - il modo di usarlo, di accorciarlo, di dilatarlo, di sprecarlo - sia divenuto il parametro di nuove diseguaglianze.
La velocità, la rapidità sono diventate il nuovo status symbol. Non tutti se le possono permettere. E perciò tutti vi anelano. Si spendono fior di risorse (pubbliche) nell’alta velocità ferroviaria per fare in modo che il treno sia competitivo rispetto all’aereo. E nello stesso tempo si investono altre risorse (pubbliche) per sostenere il trasporto aereo. E nella sanità, nella salute si disinveste.
Da un lato il tempo che si accorcia, in una parossistica corsa all’accelerazione. Dall’altro il tempo che si allunga, che si dilata. Come quello dell’attesa di chi deve sottoporsi ad un accertamento diagnostico, dal quale può dipendere la sua salute, oppure ad una visita specialistica, o, peggio, ad un’operazione chirurgica. Attese lunghe, estenuanti, che sottraggono tempo alla vita, come quello dei lavoratori pendolari che vanno da Foggia e Bari e viceversa, i cui (tanti) treni perdono ad ogni viaggio cinque minuti all’andata e cinque al ritorno a causa della bretella costruita ad Incoronata per far guadagnare cinque minuti ai viaggiatori del solo treno no stop Bari-Roma che attualmente vi transita.
Il tempo è ingiusto. Corre rapido per i giovani e per i ricchi. Scorre lento per gli anziani, i poveri, i deboli.
Fa bene Forte a ricordarlo, dall’alto della sua saggezza antica. Chapeau, Gianni.

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