mercoledì 6 settembre 2017

Con Vitulli scompare un protagonista della Capitanata migliore

Con la scomparsa di Antonio Vitulli, se ne va uno degli ultimi protagonisti di quella Capitanata migliore, che nella seconda metà del secolo scorso ha contribuito in maniera decisiva alla crescita di Foggia e della sua provincia, riscattandole dal disastro e dalle distruzioni della guerra.
Nel composito panorama di quella classe dirigente, Vitulli ha occupato un posto di rilievo, esprimendo una peculiarità che lo rende più unico che raro: ha lavorato con la medesima efficacia tanto sul versante dell’economia, quanto su quello della cultura, senza disdegnare la politica, che lo vide impegnato prima del Partito d'Azione quindi nel Partito Liberale.
È stato un autentico intellettuale organico, a tutto tondo, che sarebbe piaciuto ad Antonio Gramsci, nonostante la formazione politica molto distante da quella del grande filosofo e politico sardo.
Segretario generale della Fiera di Foggia nel periodo di massimo splendore di questa istituzione, fondatore ed esponente di primo piano del Gruppo dei Meridionalisti pugliesi, è stato presidente del Conservatorio Giordano, della Società Dauna di Cultura, della delegazione di Foggia della Società di storia patria.

La sua intensa produzione editoriale ha spaziato da testi chiave per la comprensione del meridionalismo, come La Puglia di Manlio Rossi-Doria, scritto a quattro mani con Vittore Fiore, alla creazione di quella grande e indimenticabile rivista che fu La rassegna di Studi Dauni, trimestrale della Società Dauna di Cultura e della Società di Storia Patria, pubblicata a Foggia per quesi un decennio, fra il  1974  e il 1981.
Ho avuto modo di lavorare con lui e di apprezzarne la passione civile e culturale, il rigore intellettuale sempre coniugati con un'innata umanità e un pizzico di immancabile ironia.
Non aveva una grande opinione dei giornalisti, e temeva, assieme al presidente Gustavo de Meo, che la costituzione di un ufficio stampa stabile potesse esporre la Fiera a onerose vertenze. Eppure mi volle alla Fiera, e fu un periodo intenso, indimenticabile, nel corso del quale sono cresciuti i rapporti di stima e di reciproco affetto.
Lavorare nell’ufficio stampa della Fiera assieme a Gaetano Pinto, Ione Romano, Claudio Gabaldi, Alfredo Di Michele è stata per me un’esperienza fondamentale. Ha significato qualcosa di più che seguire convegni, organizzare conferenze stampa, annotare scrupolosamente le autorità presenti alle cerimonie inaugurali (Vitulli era terrorizzato dall’idea che potesse sfuggirne qualcuna) e scrivere comunicati stampa.
Abbiamo scritto e raccontato pagine della economia reale e pulsante di una provincia che in quegli anni cresceva, e riduceva progressivamente il gap che la separava dal resto del Paese, tanto da meritarsi l’appellativo di provincia canguro. Abbiamo raccontato di una speranza che prendeva il volo, salvo poi ad infrangersi, di lì a poco. Di quel processo di crescita, la Fiera è stata un tassello importante, grazie a Vitulli.
Il segretario generale teneva moltissimo alle relazioni con la stampa e acché la Fiera godesse di una buona stampa, sia a livello regionale che nazionale. Raffinato uomo di cultura, sapeva trasformarsi in uno scafatissimo commerciante quando si trattava di tirare sul prezzo delle inserzioni pubblicitarie sui giornali. Ricordo i titanici confronti che sul tema lo opponevano ad un’altra persona a me cara, Carmine Leo, caporedattore della Gazzetta del Mezzogiorno e responsabile degli “speciali” del quotidiano regionale.
Originario di Bari, in quelle circostanze Vitulli dava sfoggio di tutta la sua abilità levantina. Il buon Leo non gli era da meno, e così erano capaci di andare avanti per ore a discutere e litigare su centomila lire in più o in meno.
Ho imparato tanto da Vitulli in Fiera, così come ho imparato tanto nelle non molte occasioni in cui abbiamo lavorato assieme in progetti culturali.
Ne ricordo una in particolare: l’organizzazione delle manifestazioni culturali collaterali al gemellaggio promosso dalle Province di Foggia e de L'Aquila, scaturito dalla Maxistaffetta della Transumanza ideata da Carlo Frutti, ex azzurro della nazionale di rugby, che questa iniziativa riscoprì e valorizzò un episodio poco noto della storia, spesso intrecciata, delle due province: il rinvenimento nei pressi di Cerignola, a borgo Tressanti, del quadro della Madonna di Rojo, protettrice dell'Aquila.
Il successo della staffetta, che al suo passaggio trascinava in piazza moltitudini da fare invidia al Giro d'Italia, entusiasmò i presidenti delle due province interessate, che vollero dare vita a un gemellaggio a sfondo sportivo e culturale.
Fu così l'occasione per ritrovarsi a lavorare insieme, con Vitulli che si occupava dell'aspetto culturale assieme a Pasquale di Cicco, allora direttore dell'Archivio di Stato, Franco Galasso, presidente del Coni e suo amico da sempre.
Confesso che si trattò di un'esperienza intrigante ed anche divertente, che mi dette modo di scoprire aspetti di Vitulli che non conoscevo, come la sua passione per le canzoni napoletane classiche, che ci scoprimmo a cantare in coro assieme a Galasso e a Di Cicco, una volta che ci trovammo ad andare a L'Aquila nell'auto di Vitulli.
Ha vissuto la sua vita intensamente, lasciando un bel ricordo e una grande eredità culturale e morale, come hanno ricordato durante le esequie, che si sono svolte ieri mattina nella chiesa del Rosario, il maestro Mario Rucci, direttore del Conservatorio Giordano quando il defunto l'ha presieduto, e il prof. Saverio Russo.
Ci mancherà. Riposi in pace.
Geppe Inserra

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