mercoledì 23 agosto 2017

Terremoto che c’è , risparmio che trovi (di Nico Baratta)

Ci risiamo. Un’altra ferita lacera il Belpaese. Una pugnalata alle spalle a già chi vive, consapevolmente, tra tufi, pietre, malta scadente e servizi precari. Il terremoto che ha colpito la bella e florida isola di Ischia è l’ennesima piaga di un paese che arranca tra doveri e rispetto delle norme. Una magnitudo del 4.0 della scala Richter, di pochi attimi, è bastata a radere al suolo un preciso punto dell’isola. Casamicciola alta quasi non c’è più. E con essa chi ci vivrà, perché ritornare ad abitare laddove si sbriciola il muro non è la dimora che ti dovrebbe proteggere. A due persone l’ha uccise, due donne, Lina Balestrieri, 59 anni, mamma di sei figli, perita a causa della caduta di calcinacci presso la Chiesa di Santa Maria del Suffragio, e Marilena Romanini, 65 anni, che era in vacanza, tra l’altro ospite presso l'abitazione di un'amica in via Serrato a Casamicciola. Il bilancio è pesante per una scossa di lieve entità, 42 feriti, meno male non gravi. Il fiato sospeso si è tenuto per i tre fratellini rimasti intrappolati nella loro abitazione, laddove Pasquale prima, Matthias poi e Ciro dopo, cercano riparo ogni giorno. Ed invece erano li quasi per trovare la morte. 2600 sono gli sfollati su un’isola che d’inverno ha al massimo 30mila anime e d’estate è compressa. Grande, faticoso ma importante e professionale è stato il lavoro dei Vigili del Fuoco e di chi sotto il simbolo della Protezione Civile hanno collaborato per salvare vite e ridare un sorriso a chi lo stava perdendo. Un’intera area rasa al suolo e con essa le speranze di un futuro nella loro “antica” Casamicciola.

Ci risiamo. Il dopo sisma fa interrogare sulle leggi che dovrebbero tutelare il cittadino da crolli. Un interrogativo che ritorna, ridondante, e sempre colto a pennello da chi della parola ne fa un’arma a difesa piuttosto che costruttiva e fattivamente messa in opera. Ci si chiede perché a Casamicciola vi fossero ancora abitazioni costruite con materiali decadenti, al risparmio, pur di dare un tetto a promesse elettorali. E la litania ritorna, abbondante tra le cronache e le accuse. Condoni facili e malte scadenti e piani alzati laddove il peso ha la sua importanza sono spunto di accuse tra politici, non riflessioni per far meglio. Il territorio colpito, e tutti lo sappiamo, non è tra quelli più sicuri. Quella è una terra che ha sempre tremato e continuerà a farlo. Ischia stessa è un vulcano e con esso tutta la gran parte della costa campana è un vulcano. E lì si continua a costruire abusivamente, occupando metri quadri che la natura prima poi rivorrà indietro, senza alcun contezza della stabilità edile e staticità sismica. E ciò chi ci governa, a tutti i livelli, lo sa molto bene con orecchie da mercante. Ma se abbatti non ha più voti, se strizzi l’occhio li guadagni, se li chiudi li ottieni. È la solita tiritera, la colpa non è mia, è la tua che hai costruito, ed io secondo leggi “carpe diem” ti condono, tanto la legge lo prevede. Ora tutti chiedono spiegazioni, vogliono i colpevoli. Io sono un abusivo per necessità il coro che si ripete. E dall’altra parte si odono echi lontani  ripetendo io non sapevo nulla e se sapevo ho agito secondo legge.
Ci risiamo. C’è chi parla di prevenzione, chi di sicurezza, chi dice te l’avevo detto. Nessuno, però, si preoccupa per formare le popolazioni a simil disastri. Ogni tanto si ode una sirena, solo dove ci sono i soldi, bei vestiti e macchine lussuose, per un’apparente prova di evacuazione. Ma nessuno di chi governa obbliga a farle compiere sistematicamente per educare il cittadino. E se si fanno è solo per apporre una firma su un pezzo di carta (…come l’avrebbe usata Totò) per fugare ogni dubbio e declinare responsabilità.
Ci risiamo. La colpa è del territorio, fragile, a rischio idrogeologico, franoso, son le giustificazioni di chi non vuol spendersi, spesso impopolare, per non far costruire laddove prima o poi Madre Terra rivorrà il maltolto.
Ci risiamo. Promesse di nuove abitazioni, veloci, sicure, accoglienti e calde d’inverno e fresche d’estate, le prossime parole “fatue” di chi avrebbe dovuto non far costruire, non condonare e abbattere laddove oggi ci sono macerie. Ricostruire costa, e tanto, la nuvoletta che giace perenne sul capo del capo. Promesse come le altre, dove si vive ancora in tendopoli, roulotte, prefabbricati, alberghi ma per poco perché costano e devono giustamente dar da mangiare a chi li ha e chi ci lavora.
Ore 20:57:51 del 21 agosto 2017 l’isola di Ischia e costa Flegrea tremano. Pochissimi attimi in un black-out repentino e tutto crolla per una scossa lieve di magnitudo Md 4.0. L’assurdità è in noi, non nella Terra alibi perfetto per chi specula.
Ad Maiora!
Nico Baratta

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