giovedì 31 agosto 2017

La questione meridionale? Sta dentro di noi (di Teresa Silvestris)

Già autrice di commenti che hanno innescato discussioni e riflessioni feconde, Teresa Silvestris torna sulla questione meridionale, con una nota ragionata e ricca di ulteriori stimoli. Teresa mette il dito nella piaga, o, più precisamente, nell'altra faccia della questione meridionale, quella che chiama in causa direttamente la classe dirigente meridionale e le sue responsabilità, la sua (problematica) capacità di governare positivamente i processi di sviluppo del territorio, senza della quale - visto anche il persistente contesto di divario che penalizza il Sud - si è fatalmente condannati al sottosviluppo.
Un contributo apprezzabile, anche per il tono accorato, che tradisce una reale volontà di discussione e di partecipazione. Ringrazio sentitamente l'autrice. (g.i.)
* * *
Gentilissimo Direttore,
in questi giorni ho seguito con molto interesse il dibattito sorto su Lettere Meridiane in seguito alle riflessioni di Michele Eugenio Di Carlo riguardo ai finanziamenti destinati all’Italia meridionale. Tale dibattito, nel quale ho avuto l’onore di essere coinvolta, è andato in una direzione che mi ha permesso di meditare su ulteriori aspetti della famigerata questione meridionale.
La questione meridionale esiste, certo che esiste. Ne siamo fin troppo consapevoli, contrariamente a quanto immaginato da Di Carlo, e nessuno è qui per tacitare nessuno. Anzi, personalmente credo se ne debba parlare partendo però dalla considerazione che il problema è “interiore” e che se non si deciderà di agire dall’interno nessun finanziamento esterno, neanche miliardario, potrà mai risolverlo.

Ho letto i contributi di Giovanni Passiante, dello stesso Di Carlo e di Vincenzo Concilio. In un mondo sempre più globalizzato, relazionato, connesso, il Sud Italia discute ancora di confini, linee di demarcazione ma soprattutto di divisione. Trovo sintomatico il solo fatto che nel terzo millennio, all’interno di un panorama del genere, ancora si discuta su come ripartire e non su come unire.
Mi chiedo quando questa nostra terra rinuncerà alla visione spezzettata dei propri territori e delle proprie risorse e gli intellettuali ci faranno dono di disquisizioni al passo coi nostri tempi che sono tempi in cui non si può sperare di vivere o anche solo di sopravvivere con l’espediente della recriminazione.
Mi è capitato, sempre in questi giorni, di sfogliare l’Elenco Anagrafe delle Opere Incompiute della Regione Puglia, pubblicato il 30 giugno u.s. e relativo all’anno 2016. Ottantotto cantieri in totale, ventuno solo nella provincia di Foggia. C’è di tutto: infrastrutture, scuole, case, strutture per anziani e giovani, interventi di ristrutturazione, riqualificazione e bonifica. Una lunga lista di cifre e percentuali a dir poco imbarazzanti, colonne e colonne di NO alle voci “fruibilità opera” e seguenti. Oltre ai dati statistici, io ci ho letto quell’apparente dinamismo di presidenti, sindaci, assessori, consiglieri che ci raccontano di finanziamenti in pericolo, di treni che altrimenti potrebbero passare senza di noi, e un attimo dopo si ritrovano coi conti fatti male. È la logica del fare tanto per fare, per dimostrare “qualcosa”. E noi ci crediamo perché magari grazie a loro un nostro figlio inetto e arrogante ha ottenuto il migliore dei posti.
Mi perdoni, direttore Inserra, e mi perdonino i suoi lettori se mi esprimo in questi termini infelici, ma a volte il segreto della rinascita passa attraverso una spietata autocritica. Siamo gente scoordinata, inconcludente, senza progetti reali (e realistici), incapace di individuare le vere priorità e di cogliere le opportunità. Voi puntereste su questo genere di persone?
Teresa Silvestris

2 commenti :

Vincenzo Concilio ha detto...

IL MONDO E' SEMPRE PIU'GLOBALIZZATO?
FRANCAMENTE ME NE INFISCHIO!

Lo disse (francamente me ne infischio), Clark Gable, come Rhett Butler, durante le sue ultime parole con Rossella O'Hara. Rhett ha finalmente superato la sua relazione con Rossella e non gli importa più di cosa le accadrà.

Il "mondo globalizzato" non è un assionìma, cioè un principio evidente per sé che, non ha bisogno di esser dimostrato.

E il "terzo millennio" è appena cominciato e non sappiamo come andrà a finnire.

Eppure, c'è che si stupisce perché "ancora si discuta su come ripartire e non su come unire".

Intanto tra il "ripartire" e l"l'unire", non esiste una relazione univoca per cui, definito A il come ripartire e, detto B il come unire, è da dimostrare che si possa associare a ogni elemento di A uno ed un solo elemento di B, ma non viceversa.

Voglio dire che certe associazioni assunte culturalmente da un individuo, non necessariamente devono essere accettate da un altro individuo senza alcun filtro.

Dunque, lo stupore è strettamente personale ed è parte del bagaglio culturale di chi lo manifesta.

Così come il "recriminare" che è il lamentarsi di ingiustizie subìte, non è un assunto necessariamente negativo perché è la manifestazione di una o più ingiustizie subite ed è pure una presa di coscienza in atto e quì non c'entra niente con lo "stare al passo con i tempi" se i tempi sonouna moda imposta da chi quella ingiustizia ha provocato.

E' NATO PRIMA L'UOVO O LA GALLINA?
E' questa la illogicità del paradosso.
E' nato prima il colonizzato o il colonizzatore?

E' il colonizzatore che dice al colonizzato "Basta con il "fogginesimo" mentre la lagnanza del colonizzato è nella insopportabilità del "baricentrimìsmo" che al contrario dell'uovo e della gallina, viene prima perché senza ingiustizia non può esservi lagnanza. Dunque, non c'è paradosso.

Così, a proposito delle opere incompiute nella Regione Puglia. dove ventuno starebbero in Capitanata, non ci è data di sapere ciò costituirebbe un atto di disonore per la nostra terra o se tutte o quasi abbiano subito (solo per esempio) il destino dell'aeroporto Gino Lisa, laddove il colonialismo regionale detto "baricentrismo", ne impedisce l'espansione e la sopravvivenza.

Ricordo solo di passaggio che nel Novembre del 2013, furono appaltati i lacìvori per l'allungamento della pista e che in quel momento con "perfetto" tempismol il Nucleo di Valutazione e Verifica degli Investimmenti Pubblici, società interamente regionale e barese, tirò fuori dal cappello l'ipotesi degli aiuti di Stato (normativa allora non ancora in vigore) confrontando un investimento di 14 milioni con quello di Foggia, con i 300 milioni di Lipsia dove un importante carrier si sarebbe trasferito lasciano Bruxelles che quella normativa invocò.

Fu così che Aeroporti di Puglia, società della Regione Puglia, colse la "palla al balzo" per bloccare quei lavori fino ai primi mesi di quest'anno (2017) quando la UE modificò quella normativa che adesso diventa operativa solo sugli aeroporti che superano i 3 milioni di passeggeri all'anno come Bari (chi di spada ferisce di spada perisce).

Mentre oggi siamo ancora bloccati perché il neo assessore regionale ai trasporti e alla mobilità, tal Nunzianete da Bari, prende tempo come se non ne fosse mai trascorso abbastanza.

ALTRO CHE AUTOCRITICA...
Ne abbiamo abbastanza!

Altro che "Siamo gente scoordinata, inconcludente, senza progetti reali (e realistici), incapace di individuare le vere priorità e di cogliere le opportunità. Voi puntereste su questo genere di persone?"

(continua)...

Vincenzo Concilio ha detto...

NOI SIAMO ALTRO...
Siamo combattenti nati, siamo forti e orgogliosi e a chi cono noi gioca come al gatto con il topo, non concediamo neppure un secondo in più, un grammo in più, un millilitro del nostro sangue in più!

ECCO EMERGERE L'IMPORTANZA DEI CONFINI AMMINISTRATIVI!
Punto di forza di ogni aspirazione al cambiamento.
Noi della globalizzazione ce ne infischiamo!
I confini sono il luogo identitario e non limitante, un punto di ripartenza certa!

Noi i progetti li abbiamo eccome, reali e realistici e tendiamo alla loro positiva conclusione nonostante i tanti ostacoli che si frappongono tra noi e loro con i mezzo chi rema contro con la solita logica ottocentesca colonialista e tutti i detrattori che li sostengono in questa sottrazione di speranza e pendìsieri positivi.

Cogito ergo sum.

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