mercoledì 3 maggio 2017

Cento volte giro | Quando da Foggia passarono Alfonsina Strada e Tutolicchio (di Maurizio De Tullio)

Alfonsina Strada
Torna in provincia di Foggia la “carovana rosa” del Giro d’Italia, la più importante gara ciclistica del mondo insieme al Tour de France. Ritorna da dove aveva lasciato la Capitanata, Peschici sul Gargano, nel 2008.
La bella cittadina del promontorio sarà, come nove anni fa, sede di arrivo della tappa, il prossimo 13 maggio (Molfetta-Peschici di 189 km) mentre nel 2010 – ultimo anno in cui il Giro effettivamente toccò una nostra città – la kermesse vide Lucera sede di partenza della tappa con destinazione finale L’Aquila. Anche nel 2013 il Giro aveva fatto capolino “dalle nostre parti”, cioè a Margherita di Savoia, che però, da diversi anni, faceva parte della sesta provincia pugliese, la BAT.
Ovviamente quando la manifestazione non prevede di arrivare e/o partire da Foggia, o dalle altre importanti città della sua provincia, non significa che non la attraversi, anzi, ciò è accaduto in tante altre edizioni. Passaggi che coincidono anche con traguardi volanti, con ricchi e a volte curiosi premi messi in palio da imprenditori ed Enti locali.
Il vincitore della prima tappa
foggiana, Federico Gay
L’edizione di quest’anno riveste, tra l’altro, un’importanza non di poco conto. Si tratta della edizione numero 100: non nel senso della ricorrenza… anagrafica (il Giro è nato nel 1909), ma del numero di edizioni svolte.
Gli anni che, per forza di cose, non registrarono la partenza del Giro d’Italia furono quelli legati alle due grandi tragedie del secolo scorso: la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.
Quando il Giro nacque, erano pochissime le corse a tappe nel mondo. Pian piano, grazie anche alle superbe e stoiche prestazioni di campioni del calibro di Costante Girardengo, Learco Guerra e Alfredo Binda, e di molti anche stranieri, la corsa nazionale raccolse consensi straordinari. L’avere alle spalle una organizzazione collaudata sin dagli inizi come il quotidiano “La Gazzetta dello Sport”, ha permesso alla manifestazione di diventare, in un tutt’uno con la ‘rosea’ milanese, un evento mediatico di grande partecipazione e con un forte impatto emotivo.

Negli anni, poi, ci hanno pensato altri grandi e straordinari campioni, come Bartali, Coppi, Magni, Gimondi, Merckx, Hinault, Moser, Saronni, Pantani e Nibali, a fidelizzare gli sportivi e gli appassionati attorno ad una kermesse che negli ultimi tempi ha fatto parlare di sé anche in negativo per le gesta di atleti che hanno fatto ricorso al doping nel tentativo di passare alla storia come improbabili eroi del pedale.
Giuseppe Enrici
Aprendo il diario, di quello che per la Capitanata non è proprio un centenario, scopriamo che la prima edizione del Giro nella quale Foggia è sede di arrivo di tappa risale a 93 anni fa, dodicesima edizione della manifestazione ciclistica.
Il 20 maggio 1924 è dunque una data storica, per più motivi. Si corre la sesta tappa, la Taranto-Foggia, di 230 km. La vince Federico Gay, un grande campione degli anni Venti. Il 22 maggio da Foggia si arriva a L’Aquila e dopo ben 304 km taglia il traguardo per primo Giuseppe Enrici, che quell’anno vincerà anche il Giro.
In questa edizione corre, eccezionalmente, anche una donna, una modenese di 33 anni: Alfonsina Strada. Personaggio eclettico, dotata di un gran temperamento, la Strada – che in realtà si chiamava Morini, perché Strada era il cognome del marito, poi morto prematuramente – nella tappa Foggia-Sulmona giunge addirittura 4 ore dopo il vincitore Enrici, finendo fuori tempo massimo. Esclusa dalla corsa, continua però fuori classifica e nella Fiume-Verona arriva a soli 7’ dal vincitore. A Milano, tappa finale del Giro, anche lei sarà però presente tra i 30 corridori rimasti coraggiosamente in gara in quella storica edizione del Giro d’Italia. Morirà nel 1957, per un infarto, mentre era in sella alla sua amata moto, altro grande amore sportivo della ciclista emiliana.
Ma il motivo che ci riguarda da vicino è un altro. Nella edizione del 1924 partecipa al Giro anche un foggiano, originario di Lucera: Domenico Tutolo. Questi otterrà il suo miglior piazzamento proprio in questa edizione, giungendo 21° dopo 313 chilometri nella tappa finale, da Verona a Milano. E 21°, curiosamente, si piazzerà due anni dopo nella “classicissima” Milano-Sanremo. Tutolo prenderà parte anche alle edizioni del 1926 e del 1929 del Giro ma con risultati meno lusinghieri.
Il 20 maggio, quando la corsa arrivò sul viale della Stazione di Foggia, e il 22, quando transitò da Lucera nella tappa che si concludeva a Sulmona, l’euforia per il passaggio di Tutolo sulle strade di casa fu tanta che sorse un apposito Comitato. “Tutolicchio” – come lo chiamava affettuosamente il grande Girardengo – era sostenuto finanche dai tanti lucerini emigrati in America, che per agevolare la sua partecipazione al Giro raccolsero e gli inviarono 600 lire, una bella somma per l’epoca. Tutolo muore a San Severo a novembre del 1978.
Maurizio De Tullio
(1. continua)


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