mercoledì 29 marzo 2017

Cinemadessai | Un grande Eastwood, giornalista in Fino a prova contraria

OGGI
Sospeso tra dramma giudiziario e noir, Fino a prova contraria (True crime, 1999) è tra i film di Clint Eastwood che prediligo, sicuramente tra quelli che esprimono al meglio la sua essenza di uomo di cinema a tutto tondo.
La storia che vi si narra, tratta dal romanzo Prima di mezzanotte di Andrew Klavan, è tra le più classiche del cinema del genere: Clint Eastwood, ancora in forma smagliante nonostante avesse all’epoca delle riprese ormai quasi settant’anni, indossa i panni di un giornalista con problemi di alcol e di famiglia, Steve Everett, che viene incaricato di scrivere un pezzo sulle ultime ore di un negro condannato a morte (Isaiah Washington).
Il cronista si accorge subito che qualcosa non quadra nella vicenda giudiziaria che ha portato l’uomo alla  condanna a morte, e ingaggiando una battaglia contro il tempo che scorre inesorabilmente verso l’ora fatidica della esecuzione, ricostruisce, pezzo dopo pezzo, la verità.
Riuscirà a salvare il condannato? Alla fine verrà lasciato dalla moglie, licenziato dal giornale, ma sarà candidato al Pulitzer.
La pellicola si guarda tutta d’un fiato. L’interpretazione di Clint Eastwood è come sempre perfetta, la regia sicura, il montaggio straordinario. Memorabile la sequenza parallela che mostra le scene incrociate del disperato tentativo del cronista di raggiungere il governatore per chiedere la grazia e il rito dell’esecuzione.
Da vedere assolutamente, stasera, su Iris, alle 21.00.
DOMANI
Il colore viola è uno dei  film più discussi, ma anche dei meno noti, di Steven Spielberg. Accusato di fare film facili e destinati agli adolescenti, il regista americano volle tentare la strada del film impegnato, a sfondo antirazzista e mélo. A me il film è piaciuto, anche se in qualche passaggio punta sul sentimentalismo a buon mercato. La storia è comunque intensa, ben raccontata, lo scavo psicologico nei personaggi preciso.

È la dimostrazione, o se volete la conferma, che con la macchina da presa Spielberg può fare qual che vuole.
La storia è ambientata negli anni Venti del secolo scorso, in una Georgia ancora profondamente razzista e schiavista. Celie (ottimamente interpretata da Whoopi Goldberg) è una donna di colore che, ancora adolescente, viene violentata dall’uomo cui è stata data come compagna, dopo aver partorito due bambini a seguito delle violenze sessuali inflitte dal padre. Troverà conforto in sua sorella Nettie, ma il forte rapporto tra le due donne si interromperà presto: a causa delle torbide relazioni familiari (anche Nettie è oggetto delle malsane attenzioni paterne) e della decisa reazione alle insidie del cognato, la sorella maggior viene cacciata via di casa.
Comincia così il calvario per la povera Celie, un calvario che l’accomuna alle altre donne della famiglia, come lei vittime della violenza e dei pregiudizi maschili. Ma riusciranno a riabbracciarsi le due sorelle?
Potrete saperlo vedendo la pellicola, che Iris mette in onda domani sera, alle 21.00.
Pur essendo tiepidamente accolto dalla critica, il film collezionò ben undici nomination all’Oscar, senza tuttavia riuscire a vincere neanche una statuetta. Le cose andarono però trionfalmente al botteghino: costato circa 15 milioni di dollari, Il colore viola incassò oltre 98 milioni di dollari nei soli Stati Uniti.

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