mercoledì 22 febbraio 2017

Il degrado di San Lorenzo: e se scrivessimo al vescovo di Carmignano?

Foto di Bruno Caravella
San Lorenzo in Carmignano, la cui chiesetta è in questi giorni al centro delle polemiche per essere stata ridotta per l’ennesima volta a stalla, era una volta sede vescovile, a conferma del grande valore storico del sito.
Quel che non sapevo, e che ho appreso casualmente svolgendo delle ricerche, è che per alcuni versi San Lorenzo è ancora sede vescovile. Se avete la pazienza di leggere vi dico come e perché.
La chiesa al centro delle polemiche in questi giorni è chiusa al culto ormai da tempo immemorabile, ed era finita nelle mani di privati, prima che venissero finanziati i discussi lavori di restauro, bocciati e quindi bloccati dalla Soprintendenza, in quanto ritenuti non conformi alle norme (e così 750.000 euro sono finiti in fumo).

Il corposo finanziamento ha, se non altro, consentito l’esproprio del bene. La relativa indennità è stata regolarmente pagata gli aventi diritto, anche se pare che cambio di proprietà non sia stato ancora registrato al catasto, come ha denunciato recentemente il consigliere comunale di Alternativa Libera, Vincenzo Rizzi.
Insomma, la chiesetta di San Lorenzo è adesso di proprietà comunale, ma è ancora sede vescovile, con tanto di vescovo “titolare” che è mons. Joel Portella Amado, di nomina recentissima, essendo stato designato soltanto il 7 dicembre scorso, e ordinato il 28 gennaio di quest’anno, a Milano.
Mons. Amado è brasiliano, ed è Vescovo ausiliare della diocesi di São Sebastião di Rio de Janeiro.
La nomina gli affida la diocesi pugliese di  Carmeiano (Cameiano) quale Vescovo titolare. L’esatta localizzazione di Carmeiano è stata al centro di una lunga discussione tra gli studiosi, anche a causa delle scarse notizie storiche. Si pensava che corrispondesse alla salentina Carmiano, ma la tesi più accreditata - grazie anche alle recenti indagini archeologiche svolte da Giuliano Volpe, è che corrisponda proprio a San Lorenzo in Carmignano.
Ma come si spiega che un territorio che non ha neanche una chiesa aperta al culto possa avere un vescovo?
Lo si spiega alla luce di una prassi della chiesa cattolica in base alla quale vengono riconosciuti “vescovi titolari” di sedi episcopali ormai estinte, vescovi ausiliari di diocesi di rilevante grandezza o prelati che svolgono alti incarichi vaticani.
La sede titolare ha un valore del tutto simbolico, ma la procedura di designazione e di ordinazione del vescovo titolare è identica a quella che viene utilizzata per i vescovi diocesani.
La provincia di Foggia conta diverse sedi titolari. Non soltanto quella di Carmeiano-Carmignano, ma anche Biccari, Erdonia e - notizia che farà gioire gli amici troiani - l’antichissima diocesi di Eca, o più precisamente Aeca, secondo la dizione utilizzata dai documenti della Chiesa Romana.
Ne è vescovo titolare mons. Paweł Stobrawa, ausiliare della diocesi polacca di Opole.
A reggere simbolicamente le sorti dell’antica diocesi di Erdonia c’è invece un americano, mons. Robert John Brennan, Vescovo ausiliare di Rockville Centre nello stato di New York. L’arcivescovo titolare di Biccari è un nome illustre della gerarchia ecclesiastica, mons. Michele Di Ruberto, Segretario emerito della Cause dei Santi, oggi in pensione.
Per tornare a San Lorenzo in Carmignano, non sarà il caso di scrivere a mons. Joel Portella Amado, per chiedere il suo diretto interessamento, affinché nella sua diocesi la sola testimonianza dell'illustre passato religioso, non sia più utilizzata come ricovero di animali?


1 commento :

Anonimo ha detto...

Mi sembra un'idea originale e interessante. Tentar non nuoce, e anche se un ausiliare di Rio ha certo occupazioni più urgenti, credo dovremmo comunque provarci. Andrea de Meo A.

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