mercoledì 22 febbraio 2017

Cinemadessai | Tutta la magia del teatro elisabettiano in "Shakespeare in love"

OGGI
Sette premi Oscar (Miglior film; Miglior attrice protagonista alla splendida Gwyneth Paltrow; Miglior attrice non protagonista a  Judi Dench; Miglior sceneggiatura originale; Miglior scenografia; Migliori costumi; Miglior colonna sonora - musical o commedia) e tante polemiche. C’è chi ritiene Shakespeare in Love un film sopravvalutato, io non sono d’accordo.
La pellicola girata da Jonh Madden è deliziosa, grazie a una storia bella e intrigante, sorretta da un ritmo incalzante, ma alla fine paradossalmente molto rispettosa e coerente con il contesto e il personaggio che intende raccontare: nientemeno che il Bardo, l’Inghilterra elisabettiana, e la speciale funzione che il teatro svolgeva in essa.
La storia racconta di un William Shakespeare giovane, astro nascente del teatro londinese. Alle prese con sempre più pressanti problemi di ispirazione, scongiurare la crisi creativa trovando la sua musa ispiratrice in Viola, decisa a diventare attrice, nonostante che la legge vieti espressamente alle donne di salire sul palcoscenico.
E da qui parte una vicenda scoppiettante, trascinante, che viene risolta alla fine dalla regina in persona.
Shakespeare in love racconta che meglio non si potrebbe lo spessore popolare del teatro all’epoca del Bardo, trasfondendo nella settima arte la stessa magia e la stessa intensità della macchina teatrale del sommo poeta inglese.
Ha scritto dell’opera di Madden FilmTv: “Colorato, arguto, intelligente. Il film è un operazione costruita a tavolino con infinita, ammiccante furberia. Il che non significa che sia un mal fatto o sgradevole. Anzi.”


Contese con successo l’Oscar per il miglior film a La vita è bella di Roberto Benigni, che dovette accontentarsi della statuetta per il miglior film straniero. Stasera, alle 21.10 su La5.
DOMANI
Domani, su Iris, alle 14.40 un’autentica chicca. Non è proprio l’opera prima di Gabriele Salvatores, Kamikazen - Ultima notte a Milano, ma quasi. Il regista milanese aveva girato quattro anni prima Sogno di una notte d’estate, tratto dall’omonima commedia di Shakespeare.
Al centro del secondo film c’è ancora una volta il teatro, ma Kamikaze segna l’approdo definitivo al cinema.

Sceneggiata dallo stesso Salvatores con Enzo Monteleone, con dialoghi scritti da Michele Mozzati e Luigi Vignali, più famosi come Gino e Michele, la  pellicola anticipa temi ed atmosfere che ritroveremo nella trilogia della fuga, che porterà Salvatores all’Oscar con Mediterraneo.
Commedia dolce-amara, racconta di sei comici milanese (Claudio Bisio, Antonio Catania, Silvio Orlando, Paolo Rossi, Renato Sarti, Bebo Storti) che vengono scritturati per uno spettacolo da un impresario ridotto sul lastrico dai debiti, con la promessa che nel pubblico ci sarà un responsabile di Drive In, la celebre e popolare trasmissione di cabaret di Mediaset.
Per esibirsi, i sei dovranno pagare. Ma allo spettacolo assiste veramente un incaricato di Drive In e per qualcuno di loro sarà davvero l'occasione per cambiare vita.
Salvatores tratteggia con abilità  le storie e la personalità dei comici coinvolti. Il film è gradevole. Strepitosa l’interpretazione di Paolo Rossi.
Tanti cameo o comparsate: Aldo Baglio e Giovanni Storti (che all’epoca erano solo un duo, e poi daranno vita al trio Aldo, Giovanni e Giacomo), Diego Abatantuono, David Riondino, Nanni Svampa.
"In questa commedia che prende di mira il sottobosco dello spettacolo - ha scritto FilmTv -, Salvatores recluta tutti gli amici del cabaret milanese. I loro ritratti dei comici dilettanti sono impietosi, e il risultato complessivo è piacevole e amaro."


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