martedì 21 febbraio 2017

Cinemadessai | Il film "a colori" di Giacomo Campiotti, una volta genio del cinema indipendente

OGGI
C’è stato un tempo in cui Giacomo Campiotti non era (ancora) il regista di fortunatissime serie televisive come Braccialetti rossi, Preferisco il paradiso, Giuseppe Moscati, ma un geniale e promettente autore indipendente (Come due coccodrilli) che aveva frequentato Ipotesi cinema di Ermanno Olmi, e si segnalava per la sua capacità di raccontare con delicatezza e garbo, storie dell’oggi, in particolare dell’universo giovanile.
Gli sono particolarmente affezionato perché fu la sera che con Mauro Palma al Falso Movimento di Foggia presentammo il suo bellissimo e poco conosciuto Il tempo dell’amore, che nacque l’idea del Festival del cinema indipendente di Foggia.
Campiotti non potè partecipare alla serata perché bloccato a casa sua dal “colpo della strega”: lo intervistai telefonicamente, ma mi colpirono il suo spessore culturale e i problemi di distribuzione che aveva incontrato Il tempo dell’amore, simili a quella di tanti buoni film che escono in sala tardi e male rispetto a quando sono stati prodotti. Allora, con Mauro, ci dicemmo che bisognava trovare a quei film a rischio di invisibilità (il festival doveva infatti chiamarsi “del cinema invisibile”, poi si optò per “indipendente”, per non urtare la suscettibilità degli autori. (Comunque chi vuole saperne di più trova tutta la storia in questa lettera meridiana).
Stasera (ore 21.20, su Rai Movie) c’è la possibilità di vedere il suo ultimo lungometraggio, Bianca come il latte, rossa come il sangue, uscito nel 2013, prima che la sua attività fosse completamente assorbita dalle diverse stagioni di Braccialetti Rossi.
Il film è particolarmente tipico della cinematografia di Campiotti, del suo modo di raccontare la vita, i sentimenti e l’universo giovanile.
Un bel film, che racconta la storia del sedicenne Leo. Per lui la vita ha solo due colori: il Bianco e il Rosso. Non si pettina mai, gioca a calcetto, ascolta musica a tutto volume, così non pensa... Detesta fare i compiti ma se ne frega perché sa che li copierà.

La scuola è bella ma solo al pomeriggio, quando i prof non ci sono. Il Bianco è il vuoto assoluto, il silenzio, la noia e fa paura. Da evitare.
Il Rosso è il sangue che pulsa nelle vene prima di una partita, è il colore dei capelli di Beatrice, la ragazza dei suoi sogni. Da rincorrere.
Farebbe qualunque cosa per lei perché è innamorato, innamorato pazzo di Beatrice. Anche se lei ancora non lo sa. Quando finalmente trova il coraggio di avvicinarsi alla ragazza, scopre che Beatrice sta attraversando un grande dolore.
Di fronte alla sua sofferenza, Leo si trova a crescere e fare delle scelte intorno al suo mondo che lo guarda e lo incoraggia: i genitori, i compagni, un professore davvero “speciale”.
Ha scritto nelle note di regia Giacomo Campiotti: "Mi sono molto divertito a girare questo film. Con grande libertà e leggerezza ho cercato di usare il linguaggio dei ragazzi, i loro ritmi bruschi e spezzati, e improvvisamente delicati e dolcissimi. Insieme ai miei validi collaboratori ho cercato di dare agilità e freschezza alla macchina da presa, al montaggio e alle musiche. Non è un film oggettivo. Tutto è visto dagli occhi di Leo. Gli spazi e i luoghi della città dove si svolge la storia non sono realistici ma sono colorati e trasfigurati dal filtro emotivo del momento che Leo vive. Ho lavorato soprattutto per preservare e cogliere la sua emozione. Ho cercato di raccontare come corre sotto la pelle e a volte anche sopra. Dalla vetta del mondo al baratro più profondo. Senza passare dal mezzo. A sedici anni il tiepido non esiste. Ho cercato di realizzare un film che faccia sorridere ma anche pensare e commuovere."
Non perdetelo. Ne vale la pena.
DOMANI
Sette premi Oscar (Miglior film; Miglior attrice protagonista alla splendida Gwyneth Paltrow; Miglior attrice non protagonista a  Judi Dench; Miglior sceneggiatura originale; Miglior scenografia; Migliori costumi; Miglior colonna sonora - musical o commedia) e tante polemiche. C’è chi ritiene Shakespeare in Love un film sopravvalutato, io non sono d’accordo.
La pellicola girata da Jonh Madden è deliziosa, grazie a una storia bella e intrigante, sorretta da un ritmo incalzante, ma alla fine paradossalmente molto rispettosa e coerente con il contesto e il personaggio che intende raccontare: nientemeno che il Bardo, l’Inghilterra elisabettiana, e la speciale funzione che il teatro svolgeva in essa.
La storia racconta di un William Shakespeare giovane, astro nascente del teatro londinese. Alle prese con sempre più pressanti problemi di ispirazione, scongiurare la crisi creativa trovando la sua musa ispiratrice in Viola, decisa a diventare attrice, nonostante che la legge vieti espressamente alle donne di salire sul palcoscenico.
E da qui parte una vicenda scoppiettante, trascinante, che viene risolta alla fine dalla regina in persona.
Shakespeare in love racconta che meglio non si potrebbe lo spessore popolare del teatro all’epoca del Bardo, trasfondendo nella settima arte la stessa magia e la stessa intensità della macchina teatrale del sommo poeta inglese.
Ha scritto dell’opera di Madden FilmTv: “Colorato, arguto, intelligente. Il film è un operazione costruita a tavolino con infinita, ammiccante furberia. Il che non significa che sia un mal fatto o sgradevole. Anzi.”
Contese con successo l’Oscar per il miglior film a La vita è bella di Roberto Benigni, che dovette accontentarsi della statuetta per il miglior film straniero. Domani sera, alle 21.10 su La5.

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