venerdì 23 dicembre 2016

Quando la bellezza sommerge la bruttezza. Anche a Foggia.

Una città va attraversata e compresa camminandola. Guardandola ad altezza d'occhi, passo dopo passo, ti sorprende, regalandoti bellezze che non t'aspetti e che ridisegnano la bruttezza. 
Uno squarcio di arte, uno sprazzo di colore prorompe ad un angolo tra via Arpi e piazza Baldassare, improvviso. Spunta inatteso da una di quelle orrende centraline per la fibra ottica (a proposito, chi l’ha detto che il digitale non inquina?) che hanno abbruttito il centro e che altrove, nella vicina piazza XX settembre, hanno finanche deturpato la facciata di un antico palazzo, occupando parzialmente un artistico mascherone.
Mai scelta poteva essere più felice, e provocatoria per collocarvi un’opera d’arte. Il gesto artistico è firmato da Blub, anonimo artista fiorentino non nuovo a tali incursioni nel centri storici delle città.
Ha cominciato in Spagna, a Cadaqués per poi giungere a Roma e a Firenze, città dove figura il maggior numero di sue opere. Non si sa nulla di lui, neanche il sesso, ma solo un indirizzo instagram significativamente intitolato L'arte sa nuotare,  in cui è possibile ammirare molte delle sue opere. 
La visione estetica di Blub si iscrive dichiaratamente all'ambito della street art: arte nelle vie cittadine al di fuori dei musei, a portata di tutti, per il godimento di tutti. 
Lo stile riecheggia un pop consapevole ma in fondo ironico: icone rinascimentali com’è quella della ragazzi ritratta nell’opera di via Arpi, che indossano occhiali da sub e vegnono ritratte sott’acqua. 
Arte che vuole venire allo scoperto, alla luce? 
Guardando questa centralina telefonica rivestita adesso d’arte, verrebbe da dire che è così. Blub ha colto nel segno. Ha rivestito la bruttezza di bellezza.
Peccato che del passaggio foggiano di Blub non se ne siano accorti in molti. Ci ha fatto caso un osservatore attento come Paolo Delli Carri, che ha scritto su foggia.zon: “I manifesti, dipinti ed attaccati rigorosamente con colla di farina, ritraggono i soggetti sempre immersi nell’acqua e dotati di una maschera. Le superfici predilette sono gli sportelli dei contatori dell’acqua o del gas, che solitamente hanno colori spenti. Per Blub anche se siamo in difficoltà, se “Siamo con l’acqua alla gola…l’arte nelle sue più ampie manifestazioni, anche meno artistiche, l’operato umano, sa nuotare, se la cava come ha sempre fatto, dalle caverne fino ad ora”.
La ragazza con l’orecchino di perla non è la sola opera d’arte lasciata da Blub nel suo passaggio foggiano. A recensirle una per una, è stata Alessia Musella, brava autrice del bel blog Nata per viaggiare, che ha ricostruito e georeferenziato tutte le opere dipinte ed affisse da Blub nel centro cittadino. Trovate qui la mappa
Fate presto ad andarle a vedere perché alcune sono state purtroppo già strappate. La street art, si sa, è effimera. Come la bellezza. 

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