sabato 3 dicembre 2016

Il "no" alla riforma dei "civici" di Capitanata

L’affollata manifestazione che nel salone del Tribunale di Palazzo Dogana ha chiuso la campagna referendaria di Capitanata Civica è stata tra le poche iniziative che hanno messo insieme le diverse anime dello schieramento del “no”.
La partecipazione del governatore regionale pugliese Michele Emiliano (cui abbiamo dedicato la lettera meridiana che potete leggere qui) ha fatto serrare i ranghi ad un movimento che al momento è solo informale, ma che potrà recitare un qualche ruolo se, dopo il referendum, si tratterà di disegnare prospettive politiche che vadano oltre i partiti tradizionali.
Ad affollare le poltrone durante l'evento, voluto dall'assessore regionale Leonardo Di Gioia e dal vicepresidente della Provincia, Rosario Cusmai, c’erano in tanti: rappresentanti di altri comitati che voteranno contro la riforma Renzi-Boschi, esponenti di associazioni civiche ed ambientali e tanti sindaci, amministratori e consiglieri comunali eletti in liste civiche.
Ecco di seguito una sintesi dei loro interventi.

Antonio Tutolo, sindaco di Lucera
Renzi ha dimenticato di essere stato sindaco, diversamente non gli sarebbe mai venuto in mente questa bizzarra idea del Senato dei sindaci. Ma dove lo troverà mai il tempo un Sindaco, soprattutto se di una città grande, per andare a Palazzo Madama a svolgervi l’attività parlamentare? La riforma sposta ancora di più verso Roma l’asse politico. Le istanze dei territori difficilmente riusciranno a farsi sentire, come abbiamo dolorosamente sperimentato, a Lucera, in occasione della chiusura del Tribunale.
Franco Metta, sindaco di Cerignola
La Costituzione fu il frutto di una convergenza ampia di forze diverse che riuscirono a trovare un punto di convergenza e di coesione. Oggi Renzi ha spaccato il Paese, senza neanche sforzarsi di trovare un accordo.
Ciro Mundi, coordinatore comitato “scelgo No”
La storia recente del nostro Paese recita un’amara vicenda di riforme che hanno ridotto se non violato diritti importanti. Strumenti fondamentali per la democrazia del Paese, come lo Statuto dei Lavoratori, sono sottoposti a un quotidiano calpestio. Non vogliamo che altri diritti siano messi in discussione, a cominciare da quello di voto. Una riforma così importante non può essere il frutto della sola iniziativa del governo.
Gianni Mongelli, ex sindaco di Foggia
Quando ho fatto il sindaco ho giurato sulla Costituzione, che non merita di essere mortificata attraverso scelte di parte, che la snaturano. Ho scelto il “no” per difenderla. Qui non è in gioco un pezzo di futuro, è in gioco tutto il futuro del nostro Paese. Siamo un accozzaglia di gente per bene, di cittadini appassionati che vogliono essere protagonisti del loro destino, difendendo la costituzione.
Rita Chinni, già consigliera comunale
Ho litigato con amici e parenti per questo referendum. È difficile far capire che le riforme non possono essere fatte da una parte del paese contro tutto il resto della popolazione. Sono molto preoccupata per questo clima di veleni che respiriamo tutti i giorni.
Rosario Cusmai, vicepresidente della Provincia di Foggia
Siamo un cartello di amministratori locali che hanno deciso di votare no, per difendere la Costituzione. Siamo del tutto solidali con la posizione assunta del presidente della giunta regionale, Michele Emiliano: una posizione difficile, ma piena di dignità.
Raffaele Vigilante, Coordinatore associazioni NoTriv
La riforma Renzi-Boschi danneggia pesantemente  i territori, limitando l’autonomia delle istituzioni locali che li rappresenta e l’autodeterminazione del popolo. Il governo vuole inibire ai territori la possibilità di opporsi alle scelte centrali, e noi che difendiamo il mare siamo molto preoccupati. In ballo ci sono le nostre vocazioni più vere, le nostre scelte di futuro, di comunità che vogliono vivere di turismo, cultura, pesca, qualità ambientale.
Mario Aiezza, avvocato, esponente di associazioni forensi
Il quesito referendario non rispecchia  assolutamente quanto c’è effettivamente scritto nel testo della riforma che cambierà molte più cose di quanto non vogliano dare a vedere.
La riforma lede profondamente e irreversibilmente il principio di sussidiarietà tra Stato e autonomie. Il bicameralismo fino a oggi ha funzionato, quello previsto dalla riforma è un salto nel buio ed è molto discutibile: il Senato delle autonomie, per esempio, non ha alcune potere di legiferare, proprio sulle norme che riguardano le autonomie.
Gianfilippo Mignogna. sindaco di Biccari
Ho molte ragioni per votare no, ma qui ne citerò soltanto una: la riforma sposta in capo al governo le competenze in materia di associazionismo e fusioni tra i comuni, togliendoli alle Regioni. Nel merito la Puglia aveva fatto una buona legge prevedendo che in ultima istanza dovessero pronunciarsi comunque i cittadini. Questo potere potrebbe venire tolto alle popolazioni. Ed è molto sospetto che in una riforma così grande si voglia entrare nel merito di una cosa così piccola.

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