venerdì 23 dicembre 2016

Cinemadessai | Alberto Sordi e Marlon Brando, gli italoamericani

Un americano a Roma (domani sera, alle 22.45, su La7, è un altro dei capolavori indiscussi della commedia all’italiana e della irripetibile stagione che visse tra gli anni Cinquanta e Sessanta. La pellicola girata da Steno occupa un posto di rilievo nella storia del cinema italiano, anche perché è l’opera che consacrò il genio e l’istrionismo di Alberto Sordi.
Siamo nel 1954, e Albertone indossa i panni di Nando Moriconi, un giovanotto romano con la fissa del paese a Stelle e Strisce, che si autoproclama "americano del Kansas City”, e rinuncia alla pastasciutta a favore di certi intrugli che immagina di provenienza americana, come si vede nella celeberrima scena dei “maccaroni” che Sordi girò in un solo ciak.Moriconi esprime, seppur portandolo alle estreme conseguenze, un sentimento piuttosto diffuso nell’Italia dell’immediato dopoguerra, in un Paese che aveva conosciuto durante l’occupazione degli Alleati, l’opulenza americana. Il resto l’aveva fatto il cinematografo, che aveva riempito le sale dei film che venivano d’Oltreoceano, facendo dell'America un paese da tanti sognato.
Proprio ad un film americano si ispira lo scoppiettante finale: come aveva visto accadere  ne La 14ª ora di Henry Hathaway, il giovane minaccia un gesto estremo se non gli verrà consentito di andare in America. Il suo sogno pare finalmente avverarsi quando sul posto giunge l’ambasciatore americano a Roma, ma…
Steno riesce a mantenere una perfetta alchimia tra l’aspetto comincio della vicenda e quello satirico.
Il personaggio di Moriconi era già comparso l’anno precedente in un altro celebrato film di Stefano Vanzina (questo il nome al secolo di Steno, è il padre dei fratelli Vanzina, specializzati in cinepanettoni), Un giorno in pretura). Comparirà ancora una volta, nel 1975, nel film Di che segno sei? diretto da Sergio Corbucci.
Il soggetto e la sceneggiatura furono firmati da Sandro Continenza, Lucio Fulci, Ettore Scola, Alberto Sordi e lo stesso Steno.
DOMANI
Non è proprio un film da segnalare il giorno della vigilia di Natale, ma come si fa a non rivederlo? Domani sera in tv, il cenone natalizio può essere accompagnato dalla visione de Il padrino di Francis Ford Coppola (Paramount Channel, ore 20.30), in una giornata televisiva cinematograficamente irripetibile, che propone anche altre chicche come Profondo rosso di Dario Argento (Mediaset Italia 2, ore 21.10), la scoppiettante commedia Una poltrona per due di John Landis con Eddie MurphyDan Aykroyd (Italia 1, ore 21.30) e Alice nel Paese delle Meraviglie nella edizione originale disneyana (Rai 2 ore 22.40).

Il Padrino è la più evidente testimonianza di come la settima arte produca opere che occuperanno un posto nella storia dei classici di tutti i tempi, per la loro dimensione epica, e per la loro capacità di parlare oltre il tempo in cui sono nate.
Tratta da un romanzo di Mario Puzo, Il padrino racconta, dal di dentro, la storia di una famiglia mafiosa capeggiata da don Vito Corleone (Marlon Brando) che si contende il potere criminale e i mercato della droga con la famiglia Tartaglia.
Ma è molto di più del solito gangster movie: è un racconto che scorre tra l’epico e il tragico, assumendo ora i toni della tragedia greca (succederà nel Padrino parte III ) ora, come scrive FilmTv quelli della  tragedia elisabettiana. Il settimanale cinematografico aggiunge che il film è un “ una metafora dell'America, uno dei migliori ritratti della mafia (dal di dentro).”
Cast stratosferico (Marlon Brando, Robert Duvall, Al Pacino, James Caan, Sterling Hayden), musicata da Nino Rota, l’opera si aggiudicò tre premi Oscar: quello per il miglior film, quello per la migliore sceneggiatura e Marlon Brando come miglior attore protagonista. Il divo non ritirò il premio e mandò polemicamente una pellerossa al ritiro della statuetta.
Impossibile da non rivedere. Perfino il giorno della vigilia di Natale. Paramount Channel, ore 20.30.

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