sabato 24 dicembre 2016

Buon Natale, con il canto per Aleppo di Raffaele De Seneen

Cos è Aleppo? Dov’è Aleppo? E chi lo sa…
Nonostante l’orgia quotidiana di immagini che giungono dalla Siria, questa resta una guerra lontana.
Così lontana che, nella fantasia di un grande poeta qual è Raffaele De Seneen, Aleppo può trasformarsi in Ale’ e Po’, fittizi personaggi che danno vita ad un dialogo tanto surreale, quanto drammaticamente vero.
Mai una guerra è stata così vicina, dolorosa, vissuta in tempo reale grazie ai telegiornali del mondo globale, sempre più villaggio. Mai una guerra è stata così lontana, così difficile da capire, perché è una guerra di cui non senti il dolore, e non capisci neanche se arrivano loro, oppure i nostri. Questa guerra è sòle nu film geràte a chelùre (è solo unfilm girato a colori), come riflette amaramente Raffaele.
Il poeta usa la metafora dello spettacolo cinematografico per rappresentare la nostra esistenza contemporanea: U’ begliètte, m’assètte: / se mòre e se nàsce / ma tùtte de prèsce, / se chiàgne se rìre / ma senza currìve (Il biglietto, mi seggo / si muore e si nasce / ma tutto di fretta, / si piange e si ride / ma senza prendersela).
Siamo una società ormai senza più currìve, termine del dialetto pugliese divenuto praticamente intraducibile: è quando uno se la prende, ma anche in senso positivo, di compassione, di condivisione. Siamo ormai troppo abituati al dolore, al male quotidiano, agli scempi che si consumano sotto il nostro sguardo impotente, per provare currìve e compassione?
Non è una fuga, e neanche una dichiarazione d’impotenza quella che conclude la lirica. C’è un alcunché di eduardiano nella scelta di andare via, uscire dalla sala cinematografica per ritrovare la gente, e lo spirito del Natale. La rinuncia al nostro ruolo di inermi spettatori, per provare a costruire la pace dal nostro piccolo? Adda passà a nuttata…
Non sono un poeta, e neanche un critico. Ma quando leggere dei versi ti regala un’emozione così profonda come quella che mi ha trasmesso Raffaele De Seneen non si può fare a meno di pensare di trovarsi al cospetto di grande poesia.
Lo ringrazio di cuore per aver condiviso la mia idea di fare gli auguri agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane con la sua struggente poesia, che presentiamo (la trovate più sotto) in una videostory, realizzata da L’immagine militante,  Laboratorio di Linguaggio Multimediale dell’Auser di Foggia e Lettere Meridiane.
Spero Raffaele mi perdonerà la personale interpretazione che il mio montaggio dà al suo finale: lo spirito natalizio ritrovato, perfino ad Aleppo, tra giochi e sguardi di bambini, che riescono perfino a sorridere.
Adda passà a nuttata…
Auguri a tutti.
Geppe Inserra

1 commento :

Anonimo ha detto...

una poesia che commuove e tocca profondamente, grazie.

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