mercoledì 16 novembre 2016

Cinemadessai | Amelie, il cinema che fa sorridere e scalda il cuore

OGGI
Può il cinema avere una funzione terapeutica? Certo che sì. E del resto la funzione catartica della tragedia greca non è un’invenzione. Di meglio, il cinema può metterci certe commedie che ti fanno ritrovare il sorriso quando l’hai smarrito, e l’umore non è quello dei giorni migliori. Per me uno di questi film è Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet (2001).
Del resto, alleviare le pene altrui è la missione che un giorno scopre di dover compere l’irresistibile Amelie Poulain (interpretata da un’altrettanto irresistibile Audrey Tautou. La ragazza lavora in un bar di  Montmartre e trascorre la sua vita serenamente tra bizzarri passatempi (come infilare le dita nel legumi) e la vicinanza a suo padre anziano e vedovo, fino a quando non scopre dietro una piastrella di un mura di casa sua alcuni oggetti. Si mette in moto per  rintracciarne il proprietario, facendogli ritrovare pezzi della sua infanzia, ed innescando una serie di eventi che la convincono a doversi impegnare per "rimettere a posto le cose" che non vanno nelle vite di chi le sta vicino.
Ha scritto FilmTv de Il favoloso mondo di Amélie: "Un film accattivante, edificante, nazionalpopolare, avvolgente, ruffiano. Ma anche intelligente, divertente, leggero, ben scritto, coinvolgente. Il cinema di intrattenimento di massa come dovrebbe essere."
Le musiche di Yann Tiersen contribuiscono a rendere teneramente fiabesco il contesto in cui si dipana la vicenda così come la fotografia color pastello di Bruno Delbonnel. Il successo di pubblico e di critica è stato vasto ed unanime. Sei nomination agli Oscar 2002 ma neanche una statuetta vinta. Davvero da non perdere, stasera alle 23 su La7D. Qui sotto il trailer.


DOMANI
Per strano che possa sembrare, vista l’enorme popolarità del genere, inventato in America e squisitamente americano, i western non hanno conquistato molte statuette come miglior film. Gli Spietati di Clint Eastwood, che Iris manda in onda domani sera alle 21.00, fu la terza pellicola ad aggiudicarsi la statuetta dopo  I pionieri del West (1931) e Balla coi lupi (1990) di Kevin Costner. Oltre al riconoscimento quale miglior film, Gli spietati conquistò altri tre oscar, tra cui quello alla regia, ed ottenne nove nomination, compresa quella dello stesso Eastwood come miglior attore.
Western crepuscolare a cominciare dal titolo, che in lingua originale suona Unforgiven, che significa letteralmente non perdonati. E si tratta, in effetti, d’una storia a tinte fosche, in cui il perdono sembra essere bandito, e piuttosto si intrecciano diverse vendette e tanta violenza. Il codice etico tipico del genere, che contrappone buoni e cattivi, non funziona più.
Con Gli Spietati, Eastwood sembra voglia celebrare la fine del western, ma anche dello stesso west, mostrando una realtà dove la sola legge possibile è quella del più forte, e del giù duro. E non c’è spazio né per il perdono, né per l’umanità. Nei titoli di coda il regista dedica il film a Sergio e Don, che sono poi Sergio Leone, che lo lanciò come attore, e Don Siegel.
[Cinemadessai è una nuova rubrica di Lettere Meridiane: consigli quotidiani per godere al meglio della programmazione cinematografica in tv. Le Lettere Meridiane dedicate a Cinema per sempre non vengono distribuite sul consueto circuito di gruppi Facebook ma soltanto sul blog, sulla pagina Facebook di Lettere Meridiane, sulla Pagina del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, sul diario facebook dell’autore, Geppe Inserra, e sul gruppo Amici e Lettori di Lettere Meridiane. Per non perderne neanche una, diventate fans delle pagine e iscrivetevi ai gruppo, cliccando sui relativi collegamenti.]

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