giovedì 15 settembre 2016

La vera storia dell'aeroporto Lisa, e del suo sviluppo mancato (di Maurizio De Tullio)

di Maurizio De Tullio
Come, quando e perché l’aeroporto “Gino Lisa” di Foggia ha perso l’occasione storica per un suo migliore e generale sviluppo? La scheda presente su Wikipedia ne fa cenno, e il riferimento è al 1975, ma non approfondisce come andarono realmente le cose.
La vulgata generale attuale, invece, è tutta concentrata sulle responsabilità addebitate in tempi molto più recenti “ai baresi”, da Vendola in poi. Ma andiamo a ritroso nel tempo, perché è lì che si annida, a mio avviso, la colpa di non aver saputo e voluto osare, quando potere politico e finanziamenti non mancavano di certo.
L’attivazione del “Gino Lisa” per voli civili si deve all’intraprendenza di un liberale d’altri tempi, l’avvocato Carlo Cavalli. Col suo impulso la Camera di Commercio, di cui fu presidente, alla fine degli anni ’60 si prese l’onere, economico e tecnico, di avvicinare Foggia al resto d’Italia.

Nel 1971, alla vigilia del collaudo della struttura (che, fra annessi e connessi, venne a costare circa un miliardo e 200 milioni dell’epoca), il nuovo Presidente della Camera di Commercio, Gianni Sacco, preannunciò alcune soluzioni che avrebbero in breve potenziato l’aeroporto foggiano: il passaggio della concessione dall’ITAVIA all’ATI (che avvenne poco dopo), quindi l’avvio dei collegamenti con Tremiti, che solo dopo qualche anno presero corpo con i voli in elicottero (inizialmente si era pensato a collegamenti attraverso l’uso di aerei anfibi) e infine – incredibile! – la costruzione di una seconda pista per l’atterraggio e il decollo dei jet.
L’”Operazione Gino Lisa”, con alti e bassi, durò fino al 1975 quando i voli furono sospesi in seguito all’interruzione del servizio anche da parte dell’ATI. Nel frattempo le spese di gestione erano lievitate divenendo il tutto oneroso per una gestione a esclusivo indirizzo camerale.
Ma il grido d’allarme non era stato lanciato quell’anno. Se ne era fatto carico il nuovo Presidente della Camera di Commercio, Gianni Sacco, che già due anni prima aveva sollecitato una risposta collettiva alle Istituzioni. Che non arrivò, almeno non subito e non nella direzione auspicata.
Se ne fece carico, invece, la neonata “giunta rossa”, quella social-comunista presieduta da Franz Kuntze, anche se non subito (poiché essa si insediò nel 1976) ma quasi allo scadere, col sontuoso e realistico – e in gran parte approvato e realizzato –  “Progetto Capitanata anni Ottanta”, varato nel 1981 e che resta, a mio parere, un esemplare manuale del moderno amministratore pubblico. Ma di ciò ne riferirò più avanti.
Piuttosto, se qualche giovane avesse voglia di entrare in politica, di spendersi con passione e impegno autentico per il miglioramento delle condizioni di vita del proprio territorio, dovrebbe leggersi quel Programma, tuttora in rete cliccando questo indirizzo, e imparare cosa significhi fare politica: http://www.bibliotecaprovinciale.foggia.it/capitanata/1980_1982/1980-1982pdf_parte1/1980-1982_pI_40-74_Kuntze.pdf
Quando la Camera di Commercio si rese conto delle enormi difficoltà di gestione della struttura, privata dei voli anche per l’impedimento del suo sviluppo in termini di limitatezza della pista, provò a istituire l’Azienda Speciale che avrebbe dovuto gestire la struttura aeroportuale foggiana. Chi vi aderì? Ancora la Camera di commercio, l’E.P.T. (Ente Provinciale per il Turismo) e l’Assindustria, ma non Comune e Provincia di Foggia, Regione Puglia e l’Area di Sviluppo Industriale.
Ma la cosa che più sorprende è una certa tempistica… in negativo. Negli stessi giorni in cui ciò accadeva – e parliamo di giugno del 1977 – a Bari il presidente di quella Amministrazione Provinciale lanciava l’appello e l’invito per la costituzione di un consorzio pubblico per salvare l’aeroporto di Bari.
A descrivere queste circostanze è un articolo di Franco Russo, un giornalista foggiano che finì per dirigere la “Gazzetta del Mezzogiorno” di Bari per alcuni anni, per poi finire in una vicenda giudiziaria che lo vide coinvolto. Ma quando lavorava nella redazione foggiana non mancava di sollecitare politici e amministratori, ricordando loro compiti, doveri e responsabilità verso una gestione oculata e intelligente del territorio, come nel caso del “Gino Lisa”.
Riprendo, in proposito, le parole del caporedattore foggiano: “Un aeroporto che avrebbe dovuto costituire (poteva e può costituire) il vanto di una provincia, di quella classe dirigente che l’amministra e governa, è diventato la vergogna di quella stessa classe politica a tutti i livelli, senza distinzioni di colori o ideologie. Serve ancora spiegare quale incidenza può avere – ed ha – un aeroporto nell’economia di una zona? Serve ancora spiegare quali immediati vantaggi tutti i comparti produttivi possono ricevere dalla presenza di un aeroporto?”.
Franco Russo va giù duro anche più avanti, quando denuncia le colpe di una classe politica e imprenditoriale locale incapace o negligente nell’affrontare le sfide giuste, incapace perché agisce senza programmazione e con insensibilità. E lo spiega così: “Questa terra aveva grandi prospettive con la sua prima industria, cioè l’agricoltura; si è tentata una diversificazione con un salto da record olimpionico ineguagliabile nel tempo passando ad una industrializzazione tecnologicamente avanzata”. … “Una volta, una volta sola, un ente promozionale qual è la Camera di commercio, per intuizione del suo presidente, il liberale avv. Carlo Cavalli riesce a realizzare una struttura come quella esistente al “G. Lisa” e fallisce anche questa, non si può parlare di… sfortuna”.
Negli anni precedenti il 1977 si discuteva di come potenziare l’aeroporto foggiano: allungamento della pista o, come accennato in precedenza, realizzazione di una nuova, nella stessa area. Questo progetto, già realizzato, pur inviato a Roma, al competente Ministero, restò per altrettanti anni lettera morta, chiuso in qualche cassetto. Non così – scrive Franco Russo – per un altro progetto, relativo alla realizzazione, ex novo, addirittura di un aeroporto internazionale nella zona di Amendola. Questa operazione si giustificava in due modi: da un lato, ovviamente, il rilancio, in chiave di potenziamento e sviluppo, dello scalo foggiano e dall’altro fungere da supporto alla prevista realizzazione dello stabilimento Aeritalia, anche se a quel tempo sembrava un progetto destinato a non vedere mai la luce, nonostante i primi miliardi già impegnati.
Di Vincenzo Russo, per decenni autentico ‘ras’ della politica (democristiana) di Capitanata, più volte deputato, Sottosegretario e una volta anche Ministro, si può dire tutto il male che si vuole ma non che l’Aeritalia (oggi Alenia) non sia stata una scelta strategica vincente, anche alla luce della realtà odierna. E l’idea di un grande scalo, nella piana tra Foggia e Manfredonia, avrebbe probabilmente chiuso ogni polemica e rilanciato definitivamente il “Gino Lisa” in un contesto più maturo, con una pista dalle dimensioni giuste, fuori dal perimetro urbano di Foggia, aperta ad un agevole traffico veicolare per le mète turistiche.
Ma tutto ciò non avvenne e gli aerei smisero di volare, da e per Foggia, nel 1975. A onor del vero, occorre raccontare una pagina di storia, politica e non, apertasi qualche anno dopo. L’ho accennato in apertura.
Detto del silenzio colpevole di quegli anni, quelli compresi tra il 1975 e il 1981, e dell’inerzia che spesso contraddistingue l’agire di amministratori e politici locali, ieri come oggi, eccoci all’affacciarsi di una figura di politico e di una Giunta Provinciale capaci di lasciare il segno positivo in questa problematica terra di Capitanata: la “giunta rossa” del quinquennio 1976-81, guidata dal comunista avv. Francesco (detto Franz) Kuntze. L’unico che lo possa in parte ricordare credo sia stato Antonio Pellegrino, primo presidente di Provincia eletto direttamente dai cittadini, nel 1994.
Dopo ulteriori anni di dibattiti e polemiche sull’inattività dei voli e sui costi di gestione dello scalo foggiano, alla fine del 1980, nella Relazione al Bilancio di Previsione dell’Ente per il 1981, il Presidente Kuntze esplicitava la posizione della Provincia: “Com’è noto l’Amministrazione Provinciale di Foggia ha assunto come propria la battaglia per il ripristino dell’Aeroporto Gino Lisa. A tal fine questa Amministrazione ha provveduto alla redazione dello statuto di una costituenda struttura consortile – cui hanno già dichiarato la loro adesione di massima altri enti territoriali – che dovrà rilanciare, qualificandolo, lo scalo foggiano. Questa Amministrazione Provinciale ha già provveduto a stanziare le somme rispettivamente di Lire 20 milioni come quota associativa al costituendo consorzio e di Lire 3 miliardi per la realizzazione della pista.
Questo è quanto è accaduto prima, il resto è storia nota e più recente, fatta di accuse e controaccuse, di acrimonia e ritardi, di ‘sviste’ e complotti con una sola regìa: Bari, secondo i populisti foggiani, con in testa il popolo della “Moldaunia”.
Un periodo storico, quello che ho cercato di ricostruire fino al 1981per sommi capi, indubbiamente diverso da quello attuale, sia dal punto di vista politico che economico, imprenditoriale e giornalistico.

Un periodo che potrebbe, proprio a partire dal 1981, spiegare meglio l’amico e collega Inserra, che proprio tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 ebbe il privilegio di lavorare prima nella grande squadra della “Gazzetta del Mezzogiorno” di Foggia e poi all’Ufficio Stampa della Provincia, Ente al quale proprio in questi giorni sta per dare l’addio, dopo circa 35 anni di onorata carriera. (m.d.t.)

1 commento :

Anonimo ha detto...

Nella Pagina FB di ‘Lettere Meridiane’ il Signor Pezza mi dedica questi passaggi: “Più che storia vera del Gino Lisa, mi pare nostalgica propaganda per il vecchio Pci! I fatti dicono che negli anni in cui si lodano alcuni personaggi, lo scalo ha vissuto il periodo più buio. Poi il Consorzio pro Gino Lisa, non ha centrato alcun obbiettivo utile, è servito solo a sperperare danaro pubblico in stipendi a Presidente e consiglio di amministrazione del consorzio. Qualche risultato lo ottenne il Presidente Stallone, che si omette di menzionare.”
Intanto il Presidente Stallone cosa c’entra? Io mi sono riferito al periodo iniziale della storia del “Gino Lisa”. Se è per questo non ho menzionato nemmeno Agostinacchio. E poi dove starebbe la “nostalgica propaganda per il vecchio Pci”?
Ho ricostruito quel (poco noto) pezzo di storia foggiana e se in quel frangente operò anche una giunta di sinistra era corretto precisarlo.
Il Consorzio per l’Aeroporto venne dopo l’esperienza di quella Giunta e il motivo per cui, dal 1975 e per molti altri anni, non si volò più l’ho descritto proprio nel mio articolo, ma lei forse si è distratto.
Ho esaltato le capacità dell’avv. Kuntze e di altri suoi assessori (come Matteo Fusilli, Pasquale Ricciardelli e Maria Schinaia) perché il “Progetto Capitanata” fu elaborato, su input di quella giunta, da quattro bravissimi docenti universitari, tra i quali ricordo i Professori Federico Pirro e Luigi Di Comite.
Francesco Kuntze contribuì alla creazione del Consorzio universitario (che diede le basi alla successiva costituzione dell'Ateneo foggiano), fu promotore di molti progetti che ebbero il merito di rilanciare la Capitanata sul piano socio-economico ed occupazionale, valorizzò le realtà associazionistiche (come la Comunità Emmaus), le iniziative culturali (la Rete delle biblioteche), l’artigianato.
Forse non ne avrà voglia, preferendo (da quel che leggo sua pagina Fb) altre letture e altri personaggi più… qualificati, ma vada al link che ho inserito e forse capirà di più di quel periodo e di quelle pericolose personalità che, anche allora, avevano l’abitudine… di mangiare i bambini.
Io, al posto loro, non avrei mangiato i bambini ma, oggi, qualche imbecille sì.
Sulle capacità di qualche Presidente di Provincia da lei citato, forse più bravo a parlare di calcio, la inviterei a vedere meglio come venne investito il denaro al tempo del suo mandato. Io c’ero.
Cordialmente (Maurizio De Tullio)

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