lunedì 12 settembre 2016

Insegnò a Foggia Rodolfo Bettazzi, genio della matematica

Rodolfo Bettazzi
 Mate, bella ed intelligente rivista dedicata alla “matematica da zero ad infinito” (in edicola il quinto numero, ed è una lettura interessante anche per gli umanisti, credetemi) dedica un bel servizio a Rodolfo Bettazzi, illustre matematico toscano, che operò tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.
Grazie alla rivista, ho appreso che questo notevole personaggio fu particolarmente legato a Foggia.
Nato a Firenze nel 1861, cominciò a frequentare la scuola tecnica nel capoluogo toscano, poi, visti i brillanti risultati scolastici, su impulso di suo nonno si iscrisse all’Università a Pisa, a soli 17 anni, prima alla Facoltà di Ingegneria, quindi a quella di Matematica. Con risultati sbalorditivi.
Nei suoi appunti autobiografici, egli stesso annota: “all’Università la mia diligenza fu tale che in quattro anni mancai ad una lezione sola, e fu in occasione di una visita che mi fece il nonno a Pisa, e che a tutti gli esami sia annuali che di laurea, ebbi sempre i pieni voti assoluti con lode”.
Dopo la laurea e il servizio di leva, Bettazzi si mise a cercare un lavoro. Vincitore di una borsa di studio presso la prestigiosa scuola Normale di Pisa, vi tenne, per un anno, il corso di Teoria dei Numeri e conseguì l’abilitazione all’insegnamento.
Il primo incarico da docente lo vide professore di Matematica al Liceo Ginnasio di Foggia, dove Bettazzi insegnò nell’anno scolastico 1884-85, a soli 23 anni.
Il 1884 fu un anno chiave nel percorso scientifico dello scienziato che dette alle stampe il saggio Sui Concetti di derivazione e di integrazione delle funzioni di più variabili reali, che lo mise in luce per la sua originalità nel mondo scientifico ed accademico nazionale.
(A beneficio dei matematici trascrivo quanto afferma Mate: “il suo lavoro del 1884 costituisce il primo momento in cui nella costruzione du un integrale multiplo, viene richiesta esplicitamente la misurabilità del dominio di integrazione”.)
Ma il 1884 è anche l’anno che vede Bettazzi insegnare a Foggia. Chissà che il giovanissimo scienziato non abbia scritto proprio a Foggia il saggio che l’avrebbe reso celebre.
Dalle scarne notizie biografiche si  apprende che tenne la cattedra presso il liceo di Foggia, che all’epoca non poteva che essere il Liceo Ginnasio intitolato a Vincenzo Lanza. Il primo liceo scientifico, il Marconi, sarebbe sorto infatti soltanto nel 1937.
La sede del Liceo era all'epoca Palazzo San Gaetano, già sede dei Padri Scolopi: l’attuale Conservatorio Musicale Giordano.
La parentesi foggiana di Bettazzi fu tuttavia breve. Già l’anno scolastico successivo, il professore fece ritorno in Toscana, a Lucca, per trasferirsi dal 1891 a Torino, dopo aver vinto il concorso per una cattedra al Liceo Cavour.
Nel 1890, la sua opera più importante, una monografia sulla Teoria delle Grandezze, venne premiata dall’Accademia dei Lincei.
Stranamente, Bettazzi restò sempre professore di Liceo senza mai insegnare all’Università. Gli si deve, tra l’altro, la rimodulazione dei programmi nei Ginnasi e nei Licei, che elaborò per incarico del Ministero della Pubblica Istruzione,
Viene ritenuto tra i più importanti, convinti e tenaci promotori della cultura matematica in Italia. Il maggior contributo offerto in questa direzione fu la costituzione dell’associazione di professori di matematica, Mathesis, attiva ancora oggi, e dunque tra le istituzioni scientifiche più antiche del Paese. Bettazzi fu anche il primo presidente dell’associazione Mathesis, che ha avuto nei decenni passati anche una valida sezione a Foggia, contribuendo, tra l’altro, alla progettazione del Museo interattivo e delle scienze Futura.

Fervente cattolico, fu legato da un profondo rapporto di amicizia a Papa Pio X, futuro santo. Scrisse diversi libri di testo e fu politicamente impegnato: militò nell’immediato primo dopoguerra nelle file del Partito Popolare.

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