venerdì 30 settembre 2016

Briatore, il Gargano e lo stereotipo della cementificazione (di Francesca Ietto)

Francesca Ietto, attenta ed intelligente lettrice di Lettere Meridiane mi invia questa riflessione, davvero interessante e stimolante, sulla presa di posizione di Briatore a proposito del turismo in Puglia e sulla discussione che ne è seguita. La forza del ragionamento di Francesca sta nel supporto indiscutibile dei numeri. Che ci dicono che il Gargano è assai diverso da quello che certi luoghi comuni ci spingono a pensare. E che la sua risorsa ancora oggi migliore, sta nella sua bellezza naturalistica e paesaggistica. 
* * *
Flavio Briatore, oltre ad essere un efficace strumento di marketing per il suo marchio, è anche un provocatore, come ben dimostra la quantità di commenti che le sue recenti dichiarazioni sul turismo in Puglia hanno provocato, seguite da numerose interviste, anche con apparizioni in tv su canali nazionali: grande marketing del proprio brand! Ma ben venga chi provoca, se getta il sasso nello stagno del nostro pensare e ci induce a ragionare per capire meglio la nostra realtà.
Uno dei cerchi provocati dal sasso-Briatore è la riflessione di Maurizio Tardio, molto interessante nella parte in cui illustra come il Giappone affronta il rischio inondazione e condivisibilissima nel suo invocare un cambiamento nella governance territoriale, meno apprezzabile per quanto riguarda l’analisi del turismo sul Gargano, in cui, dopo qualche simpatico aneddoto introduttivo, fa proprio lo stereotipo del Gargano cementificato da imprenditori turistici improvvisati, lasciando intendere che il Salento sia stato scelto da Briatore per aprire un nuovo locale perché meno violato da mattoni e cemento.

Sul punto, anziché prendere per buoni i luoghi comuni, è bene ristabilire la verità e investire un po’ di tempo in una breve ricerca sul consumo di territorio in Puglia. I risultati della ricerca sono nella tabella tratta dallo studio I suoli di Puglia fra consumo e politiche per il risparmio di Alessandro Bonifazi, Pasquale Balena e Valentina Sannicandro, disponibile al link http://www.academia.edu/20346682/I_suoli_di_Puglia_fra_consumo_e_politiche_per_il_risparmio
Quanto sopra non per negare l’evidenza, ovvero che il Gargano abbia conosciuto in passato momenti di edificazione priva di pianificazione territoriale, ma per sfatare il mito di un territorio “guastato”, quando invece paradossalmente il promontorio è uno degli ambiti di paesaggio meno interessato dalle superfici artificiali e si colloca ben al di sotto della media pugliese, che invece il Salento supera, risultando la zona della Puglia col maggior consumo di territorio.
Allora forse non siamo brutti, sporchi e cattivi come veniamo disegnati. Forse allora ci meritiamo di avere finalmente le infrastrutture (aeroporto e strade) che facciano da supporto al turismo del Gargano.
Francesca Ietto

2 commenti :

Maurizio Marrese ha detto...

La riflessione è giusta, ma da tecnico devo dubitare del dato in quanto Salento e Gargano non sono paragonabili, ovvero bisognerebbe paragonarli sulle percentuali di superfici utili alla propensione al consumo di suolo. Mi spiego meglio, il Gargano ha molte superfici non "lottizzabili", perché è montagna, perché ha pendenze, perché ha natura e rispettivi vincoli; situazioni che il Salento non ha. Quindi bisognerebbe paragonarli in base alle superfici "utili" relative e non assolute. Forse il Gargano in tal caso potrebbe uscire sconfitto? Chissà... Comunque anni fa feci uno studio sul consumo di suolo del Gargano, il dato certo fu che la superficie protetta dal Parco Nazionale è stata fondamentale nel tutelare il suolo rispetto aree fuori dal Parco.

Francesca Ietto ha detto...

Il dubbio è l'inizio di ogni ragionamento e approfondimento. Anche la mia ricerca è iniziata dal dubbio che ciò che si dice del Gargano non sia rispondente al vero.
In realtà, per quanto lei non condivida il dato, questo è il sistema utilizzato dalla Regione Puglia per misurare il consumo di suolo, il parametro utilizzato per le carte tematiche regionali. Il tutto è tratto da uno studio fatto da tecnici del Politecnico di Bari e regolarmente riportato perché le fonti possano essere verificate.

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