mercoledì 2 marzo 2016

Quando Cerignola era una repubblica... autonoma

Viale Roosevelt a Cerignola, nel 1948
 Il 14 febbraio del 1948, mentre nel Paese si acuiva la tensione politica e sociale, Ugo Zatterin venne mandato a Cerignola come inviato de La Stampa di Torino, per scrivere un articolo sulla particolare situazione politica che si respirava nella cittadina di Peppino Di Vittorio.
La Capitanata e il Basso Tavoliere era balzati da qualche giorno alla ribalta nazionale per il gravissimo fatto di sangue verificatosi il 9 febbraio a San Ferdinando di Puglia, quando durante violenti scontri di piazza erano rimasti uccisi, per mano di squadristi fascisti, quattro lavoratori ed un bambino, che aveva cercato scampo invano nella sede dell'Anpi.
Il reportage firmato dal giornalista che sarebbe diventato qualche anno dopo uno dei volti televisivi più noti (grazie anche alla memorabili imitazioni che gli faceva Alighiero Noschese) è ricco di colore, a tratti perfino divertente.
Il punto di vista dell’autore è chiaramente quello di un giornale moderato quale era La Stampa, quotidiano di proprietà della Fiat (ma va detto che era stato aspramente antimussoliniano, fin dall’omicidio Matteotti).
Il pezzo di Zatterin esce in un periodo particolarissimo della vita del giornale: Valletta, presidente della Fiat chiama alla direzione Giulio De Benedetti, affidandogli un obiettivo ambizioso: conquistare al giornale nuovi lettori , e in modo particolare gli operai di Torino, divisi tra l’Unità e La Gazzetta del Popolo.
Il racconto giornalistico di Ugo Zatterin prevale sulle considerazioni ideologiche e politiche, ed è un esempio efficace di una della caratteristiche più interessanti del suo giornalismo: la capacità di dire le cose, senza chiamarle per nome, che diventò addirittura proverbiale quando,  dando in televisione la notizia dell’approvazione della legge Merlin, e della conseguente chiusura delle case di tolleranza, riuscì a farlo non nominando mai né le prostitute, né le case in cui esercitavano la professione più antica del mondo.
Primo commentatore televisivo dei telegiornali Rai, diresse dal 1980 al 1986, il Tg2 succedendo ad Andrea Barbato.

Ugo Zatterin
Per quanto riguarda Cerignola, Zatterin si rivelò addirittura profetico. La situazione di particolare tensione descritta nell’articolo (intitolato lapidariamente “Repubblica a Cerignola”) esplose fragorosamente di lì a poco, con moti popolari ed arresti che portarono la cittadina del Basso Tavoliere alla ribalta nazionale.
Ma questo ve lo racconto un’altra volta. Di seguito l’articolo di Ugo Zatterin, che potete scaricare nella versione originale in pdf, cliccando qui.
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La sezione comunista di Cerignola è chiamata comunemente il «Cremlino». In passato il grande edificio piatto aveva ospitato il «Circolo dei signori», ma i braccianti se ne sono impossessati da qualche anno, dichiarando: «Adesso non comandano più i signori, i signori siamo noi».
Davanti all'ingresso del Cremlino, ai lati della strada e nel mezzo, gruppi di uomini con cappello a cencio, con lunghi tabarri fino alle ginocchia ed una pelliccetta di coniglio intorno al collo, sostano in permanenza ed in permanenza gesticolano, discutono delle loro ragioni e dei torti degli avversari, si convincono sempre più che la propria causa è sacrosanta, attendendo disposizioni per la prossima agitazione od il prossimo sciopero generale. Questi uomini intabarrati che si trovano sempre là la mattina quando sorge il sole ed il caldo chiama al lavoro, a mezzogiorno quando le donne scodellano la minestra di acqua e ceci, la sera quando giungono da Roma l'Unità e l’Avanti per illuminare i braccianti di Cerignola sulla via della emancipazione, forse hanno stabilito dei turni per questa mobilitazione permanente, cosicché nessun avvenimento possa cogliere di sorpresa i supremi condottieri del comunismo locale.
Quattro o cinque ragazzi con le sacchette del tabacco girano di capannello in capannello e ne distribuiscono manciate per poche lire; i rari automobilisti si fanno largo a gran colpi di clacson ed avanzano sotto il fuoco di fila di improperi che gratificano il loro passaggio. «Adesso la strada è dei lavoratori — dicono i signori col tabarro — e ci possono stare soltanto i lavoratori». In quel tratto di strada si concentra tutta la vita politica della «Repubblica» di Cerignola. A destra del «Cremlino» è il municipio, dove il compagno sindaco sovraintende agli interessi dei lavoratori, ed altri capannelli sostano senza apparente giustificazione per i corridoi e le scale, gridando fino all'ossessione, come se si trattasse di una cura omeopatica, che il municipio è dei lavoratori ed essi possono quindi sostarvi a loro piacimento. A sinistra è il palazzo del barone Manfredi, un proprietario terriero fuggito da lungo tempo per essere subito rimpiazzato nelle sontuose sale da funzionari della sezione socialista. Sotto un focolare marmoreo è rimasto scolpito l'antico motto: «Agitata relucent», ed i nuovi inquilini l'hanno accettato senza fatica per la simpatia che da lustri li lega al focolare ed alle agitazioni. Un gran detto di Pietro Nenni ricopre la balconata dei comizi: «Ammoniamo amici e nemici che il popolo vincerà sicuramente».
Fra le sezioni dei due partiti «fratelli» vi sono i resti del palazzo Cirillo, Il 15 novembre scorso il proprietario dovette abbandonarlo precipitosamente, mentre i lavoratori di Cerignola lo «purificavano» col fuoco. Fu la seconda grande prova dei comunisti locali, dopo quella del 5 aprile 1945. Tutto ciò che apparteneva ai Cirillo venne distrutto, fin la preziosa biblioteca, una Bibbia de1 '400 fu usata dai ragazzi per accendere nuovi falò, ed anche il denaro contante venne bruciato come «maledetto» : le monete d'oro della collezione, non essendo infiammabili, vennero invece requisite. Ora, la «nemesi» governativa ha alloggiato nei cameroni anneriti del palazzo Cirillo un reparto celere di recente costituzione. I 400 giovanotti in grigio-verde, consegnati anche essi in permanenza, si affacciano ai terrazzini e costituiscono, coi loro sfollagente ed i loro mitra, un'altra pennellata al panorama politico di Cerignola.
Di fronte, nel centro, ad un tiro di «Beretta», la sezione democristiana proietta sul municipio le sue insegne ed i suoi infissi nuovi di zecca, ricostruiti tutti dopo l'ultima devastazione. La democrazia cristiana è in effetti l'ultimo partito temporaneamente tollerato a Cerignola, oltre a quelli del «popolo». Ma ogni tanto il consenso viene ritirato ed entrano in funzione allora le bottigliette incendiarie, tipo «Molotov», od i randelli nocchiuti. Nello stesso casamento dei democristiani, anche i qualunquisti tentarono più, volte di aprire una sede per i quasi duemila aderenti, ma fu ogni volta fatica e paura sprecata. Il poco spazio occupato dall'attrezzatura politica di Cerignola è proporzionale alla scarsa vastità che la politica stessa presenta nella cittadina e nei dintorni. La distinzione che esisteva un tempo tra i signori e gli altri si è trasformata in quella tra i comunisti e gli altri.
Al «Cremlino» risiede il potere effettivo e le leggi dello Stato italiano hanno un valore solo se nello stanzone oscuro il segretario, compagno Cellino, le abbia consacrate con la sua approvazione e passate al compagno sindaco per l'esecuzione. Giorni fa, per dire, il municipio impose una soprattassa di 50 lire il chilo su molti generi alimentari: «Pro disoccupati», diceva la motivazione, ed è difficile capire se sia vera o tendenziosa la insinuazione secondo cui quell'entrata straordinaria servirebbe invece a sovvenzionare la campagna elettorale del Fronte popolare. Alcuni cittadini si rivolsero al Prefetto perché intervenisse contro quell'abuso, ma il Prefetto rispose che avrebbe scritto al sindaco, pregandolo di rinunciare alla soprattassa; il questore osservò subito: «Io scrivo, ma intanto a Cerignola fanno quello che vogliono».
Se poi l'autorità interviene con quel poco di energia di cui dispone, i lavoratori insorgono, minacciando il terrore, telegrafano all'onorevole Di Vittorio: «La repubblica di Di Vittorio », dicono scherzando i funzionari di polizia. Effettivamente, Cerignola è una piccola repubblica con un presidente distaccato a Roma e tutt'intorno a Foggia sono tante piccole repubbliche, dove l'autorità dello Stato può punire degli assassini, ma non sopprimere la paura, che mantiene alcuni cittadini continuamente soggetti ad altri cittadini.
Ugo Zatterin

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