martedì 9 febbraio 2016

Foggia e la nascita della Repubblica

Il 2 giugno del 1946, quando il Paese tornò alle urne dopo l’oscura parentesi della dittatura, per scegliere tra  Monarchia e Repubblica, e per eleggere  l’Assemblea Costituente, la provincia di Foggia stabilì un record, rendendosi protagonista di un exploit che non si sarebbe mai più ripetuto. 
Si votava allora su base circoscrizionale: gli elettori  foggiani votavano assieme a quelli baresi, mentre le province di Lecce, Brindisi e Taranto erano raggruppate nell’altra circoscrizione pugliese.
A guidare le liste dei partiti maggiori, nella circoscrizione Bari-Foggia, c’erano tre dauni, a testimonianza di uno spessore e di un peso della classe dirigente e politica di allora, che facevano della Capitanata un faro e un punto di riferimento per tutto il Mezzogiorno. 
I magnifici tre erano: per il Pci, il segretario generale della Cgil, Giuseppe Di Vittorio, di Cerignola, per la Dc Raffaele Pio Petrilli, lucerino (sarebbe divenuto sottosegretario nel governo De Gasperi) e per il Psi Domenico Fioritto, di Sannicandro Garganico, che era stato segretario nazionale di quel partito, dal 1921 al 1923.
Come se non bastasse, a conferma della grande importante della federazione comunista della provincia di Foggia nello scacchiere della sinistra meridionale, a guidare la lista del Pci  nella circoscrizione salentina c’era un altro foggiano, Ruggero Grieco, che era stato segretario nazionale del Pci dal 1934 al 1938. 
Inutile dire che un tale schieramento ai nastri di partenza della competizione elettorale per l’assemblea costituente si fece sentire al momento del voto e influenzò l'esito delle urne, premiando come non sarebbe mai più accaduto la rappresentatività della terra dauna.
La provincia di Foggia  mandò a Roma ben dieci deputati costituenti su 45 complessivi espressi dalla Puglia: Giuseppe Di Vittorio, Ruggero Grieco, Luigi Allegato e Giuseppe Imperiale, per il Pci, Raffaele Pio Petrilli, Gerardo De Caro e Raffaele Recca per la Dc, Domenico Fioritto e  Carlo Ruggiero per il Psi, Leonardo Miccolis per l’Uomo Qualunque.
Della rilevante (e purtroppo dimenticata) importanza politica della Capitanata all’alba della ritrovata democrazia si è parlato diffusamente  nel corso della bella serata  promossa dalla Fidapa di Foggia sui Settant’Anni della Repubblica Italiana, con la partecipazione del prof. Stefano Picciaredda, docente di storia contemporanea dell’Università di Foggia, Maria Antonietta Narciso, presidente della sezione foggiana della Fidapa, Gloria Fazia, direttrice del Museo Civico di Foggia.
A chi scrive è stato affidato il compito di illustrare il tema dal punto di vista degli accadimenti locali (“Foggia e la nascita della Repubblica”).  
Spero di fare cosa gradita agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane presentando le slide che avrebbero dovuto accompagnare il mio intervento nella sala Mazza del Museo Civico. Un bisticcio tra la mia chiavetta dati e il computer in dotazione al Museo non lo ha consentito, per cui credo che la visione delle slide possa essere utile  anche a quanti hanno partecipato al bell’incontro di quella sera.
I dati e le immagini sono tratti dall'ottimo libro di Michele Galante, Dalla Repubblica all’assassinio Moro, Storia elettorale della Capitanata, che è un’opera veramente preziosa per capire fino in fondo il ruolo importante che la classe politica e dirigente della Capitanata ha recitato nella prima Repubblica.
Qui sotto vedete il filmato. Se volete invece scaricare la presentazione in Power  Point cliccatequi.

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