venerdì 16 ottobre 2015

Il Salento vince le sue battaglie. Foggia le perde tutte. Ecco perché.

Il Salento ha vinto la sua battaglia, e non possiamo - anche noi foggiani - che esserne soddisfatti. Il Frecciarossa che da settembre collega Bari e Foggia con Milano, giungerà anche a Lecce, così come aveva chiesto la popolazione salentina, che era letteralmente insorta alla notizia che il loro capoluogo era stato escluso dal collegamento ad alta velocità con Milano.
Magna pars del successo leccese è stato il governatore regionale pugliese, Michele Emiliano, che si è schierato senza esitazioni e fin dall’inizio dalla parte del Salento e poi ne ha convintamente e calorosamente sostenuto le ragioni, nel vertice con il ministro delle infrastrutture, Graziano Delrio, e con l’a.d. delle Ferrovie dello Stato, Michele Elia
Particolare di non poco conto: durante la riunione, l’azienda ferroviaria ha ribadito che si tratta di un collegamento in perdita, insostenibile per il bilancio aziendale, ottenendo dal ministero l’impegno ad “inserire questa sperimentazione all’interno del rinnovo del contratto di servizio ferroviario di lunga percorrenza.” Tradotto dal burocratese, significa che con ogni probabilità a ripianare la perdita sarà il Ministero. Detto per inciso, lo stesso non è accaduto per l’aeroporto Gino Lisa, la cui attività - quando lo scalo si è potuto giovare di contributi regionali per i voli, - è stata pure fiorente.
Commenta il Quotidiano di Lecce: “Si tratta di una vittoria decisamente partecipata per il Salento e non solo, fatta di una mobilitazione sana e trasversale, che ha visto fianco a fianco istituzioni, cittadini, il mondo della politica e la società civile.” Il giornale salentino nel titolo dell’articolo sottolinea maliziosamente che Lecce è divenuta capolinea dell’alta velocità,. E così è, perché il treno adesso partirà e concluderà la sua corsa a Lecce, con vantaggi anche economici, perché è verosimile che dovranno essere effettuati a Lecce le attività di pulizia e di manutenzione dell’ETR 500 preposto al collegamento.
Michele Elia, barese, si è distinto nel corso della sua lunga carriera in seno alle Ferrovie dello Stato per aver concentrato a Bari i centri direzionali e le attività gestionali nevralgiche del trasporto ferroviario. A farne le spese è stata soprattutto Foggia, che era una volta il nodo ferroviario per eccellenza della Puglia e la cui stazione è destinata ad essere addirittura telecomandata da Bari. Ma questa volta Elia ha dovuto fare dietro front, inghiottendo un boccone amaro. 

Che accadrà, adesso, quando si tratterà di affrontare l’altro nodo, quello che riguarda i collegamenti veloci con Roma? Questa vicenda riguarda com’è noto direttamente Foggia, per via dal famigerato baffo (già in esercizio per quanto riguarda il traffico merci) che consente di bypassare la stazione ferroviaria di Foggia come lo stessa Elia ha già annunciato di voler fare, almeno per un convoglio al giorno che dunque non effettuerà alcuna sosta a Foggia. 
L’entrata in esercizio della bretella di collegamento (che praticamente lambisce la città) ha rilanciato la prospettiva, la possibilità e starei per dire la necessità di una nuova stazione per Foggia, che potrebbe trovare facilmente finanziamento in seno al progetto di alta capacità ferroviaria Napoli-Bari.

Ma il convegno promosso dal comitato che si era costituito per scongiurare la beffa del baffo, ha registrato l’assenza pressoché totale delle istituzioni e della politica, e una sparuta partecipazione popolare. Ed è stato praticamente ignorato dall'informazione locale. Nessuno parla più della nuova stazione. Sull'aeroporto si continua, come sempre, a litigare.
L'indispensabile confronto con le Ferrovie dello Stato, che a Lecce sono riusciti ad ottenere in poche settimane, viene atteso da Foggia da anni, ma nessuno lo chiede con la necessaria convinzione e la necessaria energia. 
Di fronte alla bella notizia che giunge da Lecce, viene giocoforza riflettere sulle ragioni che hanno portato i salentini a vincere la loro battaglia e su quelle che portano invece un’altra zona della Puglia, a registrare cocenti sconfitte.
Non sia tratta della solita professione di foggianesimo, fenomeno sul quale è giunta l'ora di dire una parola chiara. È vero che c'è da parte foggiana una certa tendenza a lamentarsi sempre, ma è altrettanto vero che evocare sempre e comunque il foggianesimo, sta diventando un modo sbrigativo e grossolano per esorcizzare il problema reale, ovvero la crescente e forse irreversibile periferizzazione di Foggia e della sua provincia.
Ma si può accusare, per questo, baresi e salentini? Nemmeno per sogno. È solo e soltanto colpa nostra.  La “mobilitazione sana e trasversale, che ha visto fianco a fianco istituzioni, cittadini, il mondo della politica e la società civile” decantata dal Quotidiano di Lecce e che ha consentito  al capoluogo salentino di difendere con successo le sue ragioni, a Foggia non si vede dai tempi della manifestazioni popolari per l'Università. 
I temi del trasporto, decisivi per lo sviluppo del territorio, sono più spesso occasione di sterili discussioni e improduttive polemiche. 
L'immagine che illustra il post mostra il manifesto fatto affiggere circa un anno fa dal comitato "Un basso per Foggia" che elenca, assieme a quelle ferroviarie, le tante beffe che il territorio ha dovuto patire e sta tuttora patendo.
L'elenco è lungo. Angosciante. Dovremmo tutti condividere la conclusione: "La società civile, la classe dirigente, politica, sindacale, imprenditoriale e l'informazione del territorio della Capitanata devono risollevarsi a schiena dritta e pretendere il diritto all'esistenza e al lavoro delle future generazioni, evitando l'emigrazione di giovani cervelli, necessari al nostro sviluppo economico." 
Hanno ragione. Senza una inversione di tendenza, senza una coraggiosa assunzione di responsabilità che veda assieme istituzioni, cittadini, politica e società civile (e informazione, aggiungerei), la sorte di Foggia e della Capitanata è ormai segnata.

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