sabato 3 ottobre 2015

Il grande contributo foggiano alla Resistenza nelle Marche

Ascoli Piceno celebra oggi il 72° anniversario della lotta partigiana che vide protagonista la cittadina marchigiana. Per una curiosa quanto tragica coincidenza della storia e del destino, nei fatti di sangue che coinvolsero il capoluogo piceno, persero la vita quattro foggiani.
Il Colle San Marco fu teatro del già noto sacrificio dei fratelli Vincenzo e Luigi Biondi, che partiti da Foggia, si unirono alle brigate partigiane e morirono in un conflitto a fuoco con i tedeschi, nei combattimenti che si svolsero dal 3 al 5 ottobre del 1943.
La loro storia era già ben conosciuta. Era invece assai meno nota quella di Antonio D’Urso e Giuseppe Faienza, foggiano il primo, di Torremaggiore il secondo, coinvolti nell’altro, drammatico episodio della resistenza ascolana, alle Casermette di San Filippo e Giacomo.
Si deve a quegli impareggiabili cercatori di tracce di memoria che sono Raffaele de Seneen e Romeo Brescia, se la loro storia è stata sottratta all’oblio, grazie anche ai buoni rapporti che i due studiosi foggiani hanno stabilito con le associazioni di Ascoli Piceno che si occupano di custodire e trasmettere la memoria del contributo offerto alla Liberazione dalla città marchigiana.
Detto per inciso,  sarebbe ora che qualcosa del genere si faccia, in modo più sistematico, anche a Foggia e a Torremaggiore, visto l’eroismo di Faienza documentato dal giornalista di Torremaggiore, Severino Carlucci, che ha approfonditamente studiato il personaggio..
Diversamente dai fratelli Biondi, Antonio D’Urso e Giuseppe Faienza (o Faenza, così come riportato sulle lapidi) non furono partigiani, ma soldati regolari. Il combattimento che li vide coinvolti si svolse il 12 settembre, dunque soltanto qualche giorno dopo l’armistizio dll’8 settembre.

Particolarmente toccante la storia di Faienza, riferita da De Seneen e da Brescia sulla base di quanto ricostruito da Carlucci. L’aviere “morì con il moschetto in pugno in quella stradina di campagna che fiancheggiava uno dei lati delle Casermette. Rispondeva al fuoco di alcuni tedeschi che dalla strada principale sparavano contro i nostri. Venne ferito ma continuò ancora a sparare, chiamato dai compagni riparati dietro un pollaio mentre cercava di avvicinarsi a loro venne freddato da una scarica di mitragliatrice sparatagli contro da un soldato tedesco.”
Per leggere le storie incrociate dei due avieri partiti da Foggia e caduti ad Ascoli, cliccate qui.


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